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domenica 26 marzo 2017

Tulliani a Dubai? Residenza dorata Dove ha preso casa il cognatino / Guarda

Giancarlo Tulliani beccato a Dubai: il condominio 5 stelle in cui vive




Se fosse in Italia, Giancarlo Tulliani oggi sarebbe agli arresti. O in carcere, o ai domiciliari. Invece, è a Dubai. Libero (come altri latitanti al suo pari nell'emirato). Il cognato dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini ha preso residenza a Al Barsha, un quartiere residenziale della città, prendendo in affitto un appartamento fin dall'estate scorsa, segno che si aspettava la mala parata. Avrebbe pagato per questa cosa 15mila euro nei mesi scorsi, oltre a 2.500 euro di deposito cauzionale e oneri con l'agenzia immobiliare. Il quartiere è tutto nuovo, le palazzine di quattro piani con balconi e terrazzi. Insomma, un rifugio dorato e anche un po' defilato nel quale sentirsi al sicuro. Anche perchè tra Emirati Arabi e Italia non esiste alcun accordo di estradizione.

"Lo Stato non c'è, voglio un'arma" Lo sfogo clamoroso del magistrato

"Lo Stato non c'è, voglio un'arma". Lo sfogo del giudice terrorizzato


di Alessandro Gonzato



Che in Italia la questione della legittima difesa sia molto sentita non è una novità. Ma non avevamo mai sentito un magistrato affermare pubblicamente - e con una simile veemenza - di volersi armare per difendersi dai delinquenti, «perché lo Stato ha perso completamente il controllo del territorio». Il giudice Angelo Mascolo, componente dell'ufficio dei gip del tribunale di Treviso, ha inviato una lettera ad alcuni quotidiani veneti per denunciare il clima di insicurezza che ci attanaglia.

Ha preso spunto da un episodio capitatogli qualche sera fa quando, sorpassata un'auto, il conducente (che viaggiava con un passeggero) ha cominciato a inseguirlo a colpi di abbaglianti. Il giudice, qualche minuto dopo, ha incrociato una pattuglia dei carabinieri, ha segnalato gli inseguitori che, fermati, si sono giustificati dicendo che volevano solo esprimere le proprie rimostranze sul modo di guidare del magistrato. Il quale nella lettera si chiede: «Se fossi stato armato, come è mio diritto e come sarò d'ora in poi, cosa sarebbe successo se, senza l'intervento dei carabinieri, le due facce proibite a bordo della Bmw mi avessero fermato e aggredito, come chiaramente volevano fare? Se avessi sparato», continua Mascolo, «avrei subito l'iradiddio dei processi - eccesso di difesa, la vita umana è sacra e via discorrendo - da parte di miei colleghi che giudicano a freddo e difficilmente, ed è qui il grave errore, tenendo conto dei gravissimi stress di certi momenti». Il magistrato si è poi soffermato sulle conseguenze economiche di una sua eventuale reazione: «Sarei andato incontro quantomeno alla rovina per le spese dell' avvocato».

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In Italia, secondo il giudice del tribunale di Treviso, «scorrazzano a qualunque latitudine delinquenti di tutti i colori, nonostante gli sforzi eroici di poliziotti anziani, mal pagati e meno ancora motivati dallo scarso rigore della magistratura». Mascolo prosegue puntando il dito contro «le leggi» che spesso tutelano i criminali «e che talvolta ti fanno pensare: ma cosa lavoro a fare? Il lavoro di un giudice penale oggi è paragonabile a quello del soldato al quale, per tenerlo calmo, fanno scavare un buco per poi riempirlo».

Va detto che Mascolo non è nuovo a uscite di un certo tipo. Lo scorso luglio, dopo aver scarcerato un imprenditore e due finanzieri accusati di corruzione, in un'intervista aveva derubricato a «regalino» due orologi consegnati a chi doveva effettuare l'ispezione. «Non ho visto nessun elemento da cui si desuma la corruzione» aveva detto, motivando la sua decisione. «Può essere benissimo che questo qui, grato del fatto che non ci sono stati problemi, abbia fatto un regalo di sua volontà. Sono cose che sfuggono alla mente, ci sono reazioni psicologiche che non sono controllabili e che non sono comprensibili».

Ma torniamo alla lettera del giudice e alle reazioni che ha suscitato. «Sono contento che anche tra la magistratura comincino a sentirsi voci autonome» dice a Libero Matteo Salvini. «Per molti versi, in Italia, la magistratura è un problema. Io non ho il porto d' armi, però chi ce l'ha deve potersi difendere senza essere perseguitato. Se avessi detto io le stesse cose che ha detto il giudice sarei finito probabilmente sotto processo: sono contento che le abbia dette un magistrato e sarei felice di prendermi un caffè con lui».

Va però ricordato che poco più di un anno fa la Lega si era scagliata contro lo stesso giudice reo, secondo il Carroccio, di aver liberato tre immigrati presunti complici di un rapinatore. Questa volta no: il magistrato e i leghisti la pensano allo stesso modo. «Sono d' accordo col giudice Mascolo» afferma il governatore del Veneto Luca Zaia. «Aggiungo che è urgente rivedere e ampliare al massimo il concetto di legittima difesa. E i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza devono poter scendere in strada con il codice penale, non con il libro del galateo».

I pericoli sismici che arrivano dal mare: "Pieno di Gas", la bomba sotto il Tirreno

Gas nel Tirreno, i pericoli sismici che arrivano dal mare



Ci sarebbe un vulcano di fango dietro la violenta emissione di gas nello Scoglio d'Affrica delle Formiche di Montecristo nel Tirreno dello scorso 16 marzo. Il gas ha provocato l'innalzamento di una colonna d’acqua di alcuni metri e la Capitaneria di Porto di Portoferraio aveva vietato qualsiasi tipo di attività marittima in un raggio di 500 metri dal punto di interesse.

Intervenuto con una nota, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), non ha rivelato anomalie termiche specifiche, escludendo quindi la causa vulcanica. Le zone di Fiumicino, del Golfo di Napoli e delle Isole Eolie, sono particolarmente interessate da questi movimenti sotterranei, causati principalmente da grosse sacche di gas sparse nel sottosuolo marino. Le emissioni di anidride carbonica e di metano preoccupano gli abitanti delle località interessate, che in realtà sono abituati da anni a convivere con movimenti sottomarini particolari. Come riporta Il Corriere della Sera vi sono tre punti di particolare interesse. Per quanto riguarda il Golfo di Napoli, uno studio del 2016 ha individuato un rigonfiamento alto 15 metri su un’area di 25 chilometri quadrati tra 100 e 170 metri di profondità nel golfo di Napoli che emette gas, situato a 5 km dal porto di Napoli e a 2,5 km da Posillipo. A Fiumicino, invece, in un primo momento si era pensato a un’emissione proveniente da una sacca di biogas superficiale, ma i rilievi geochimici hanno invece accertato un’origine molto profonda dell’anidride carbonica.

Ciò che preoccupa di più, invece, è il Marsili, il vulcano sottomarino attivo più grande d’Europa: 70 chilometri di lunghezza e 30 di larghezza. Dal fondale del Tirreno Meridionale si alza per circa 3 mila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare: una camera magmatica di 8 km², per un vulcano attivo che potrebbe anche dare vita ad alcuni tsunami.

Europa, l'invasione è cominciata Il partito islamico entra in Parlamento

Denk, è in Olanda il primo partito islamico eletto in Europa



Denk è il primo partito islamico d'Europa a entrare in un parlamento di un Paese membro dell'Unione europea: l'Olanda. Col 2,1% dei consensi nelle elezioni di dieci giorni fa, Denk (che in olandese significa "Pensiero") ha piazzato all'assemblea dei deputati  tre eletti. Alla consultazione elettorale si era presentato come partito antirazzista".

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Si susseguono le voci che accusano Denk di essere una succursale del governo turco Erdogan, una base attraverso cui portare a termine la penetrazione culturale e religiosa che vorrebbe attuare la Turchia. Se statisticamente prima gli immigrati trovavano un punto di riferimento nei partiti di sinistra, potrebbero presto trovarsi rappresentati da un movimento proprio in ogni Paese europeo.

"Ecco chi vuole Grillo come premier" La voce: Di Maio furioso, non è lui 

M5s, il ribaltone di Grillo: "Vuole la Appendino premier, Di Maio arrabbiato"



Beppe Grillo ha scelto il candidato premier. E, sorpresa, non è Luigi Di Maio. Secondo il Giornale il vicepresidente della Camera ci sarebbe rimasto malissimo, perché dopo mesi (anzi, anni) di dichiarazioni, tour per l'Italia, ospitate in tv e anche a costo di rimetterci la faccia, non sarebbe più lui il preferito del leader del Movimento 5 Stelle per Palazzo Chigi. Per superare la quota del 40% che, stando a questa legge elettorale, è l'unica condizione per andare a governare, Grillo vorrebbe puntare tutto su Chiara Appendino: la sindaca di Torino, a differenza degli altri grillini, è già alla prova di governo dopo aver fatto opposizione e la sta superando brillantemente, promossa anche dal centrosinistra che le riconosce pragmatismo e realismo. E proprio per questo, se i grillini non raggiungeranno la soglia che farà scattare il decisivo premio di maggioranza, proporsi con una candidata premier meno divisiva potrebbe rivelarsi la mossa vincente per eventuali alleanze (a sinistra).

Non è un caso che dentro al M5s da tempo si stia discutendo di porre una deroga al limite di due mandati, un problema che avrebbe fermato la candidatura della Appendino (non quella di Di Maio, che in politica ha la sola esperienza da deputato, in questa legislatura). "Non si può saltare da una poltrona all'altra", ha protestato Di Maio, facendo leva sull'incarico che impegna la Appendino con i torinesi. Lei stessa dice di pensare solo al compito di sindaca: il modo migliore per rafforzare la sua candidatura.


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sabato 25 marzo 2017

Attenzione a tablet e smartphone bambini a rischio di ‘occhio secco’

Attenzione a tablet e smartphone bambini a rischio di ‘occhio secco’


di Laura Fusillo



Un bambino su cinque in Italia prende contatto con cellulari e tablet nel primo anno di vita. Fra 3 e 5 anni di età, l’80 per cento è in grado di usare il telefonino di mamma e papà. Questi i dati in sintesi di un grande studio realizzato dal Centro per la Salute del Bambino di Trieste in collaborazione con l’Associazione culturale Pediatri, presentati nel corso di una conferenza stampa a Milano da Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico, Giuseppe di Meglio del Centro Italiano Occhio Secco (Cios), Vincenzo Orfeo, direttore della Clinica oculistica Mediterranea di Napoli e Alessandra Balestrazzi, responsabile patologie corneali Oftalmico di Roma. Un’altra grande indagine realizzata fra gli adolescenti dal Net Children Go Mobile dell’Università Cattolica di Milano, ha dimostrato che oltre il 50 per cento tiene il cellulare acceso giorno e notte; e già a 9-10 anni il 26 per cento ha un proprio computer portatile, l’11 per cento uno smartphone e il 4 per cento un tablet personale. Sono dati preoccupanti dal punto di vista medico: e infatti l’American Academy of Pediatrics ha lanciato subito un allarme: l’uso prolungato  e indifferenziato di smartphone o tablet può causare l’insorgenza della sindrome dell’occhio secco nei bambini.

La sindrome dell’occhio secco (www.centroitalianoocchiosecco.it) è un disturbo oculare piuttosto frequente, che può comportare arrossamento, prurito, bruciore o sensazione di corpo estraneo nell’occhio di chi ne è affetto. La secchezza oculare è dovuta ad una insufficiente produzione di liquido lacrimale o ad una eccessiva evaporazione di esso, e può avere origini congenite, involutive (cioè legate all’invecchiamento) oppure acquisite. Oltre che negli adulti le nuove tecnologie digitali quando vengono utilizzate con frequenza e quotidianità stanno assumendo un ruolo sempre più importante tra i fattori scatenanti della sindrome dell’occhio secco. L’ultimo studio in merito è stato effettuato dal College of Medicine del Chung Ang University Hospital di Seul e pubblicato su BmcOphtalmology. Fra i bambini presi in esame, il 10 per cento quelli che vivono in città ed utilizzano assiduamente strumenti come lo smartphone hanno presentato i sintomi della sindrome dell’occhio secco. Gli stessi sintomi sono stati riscontrati solo nel 2,8 per cento dei bambini che vivono in zone più rurali. I bambini che non hanno manifestato alcun tipo di disturbo sono stati quelli che passavano molto più tempo impegnati in attività all’aria aperta anziché davanti al cellulare.


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L’utilizzo prolungato di smartphone, tablet, computer o TV può causare l’insorgenza della sindrome dell’occhio secco in quanto durante queste attività i nostri occhi, e quelli dei più piccoli, tendono a sbattere le palpebre molto meno frequentemente del normale, generando un’eccessiva evaporazione ed una ridotta produzione del liquido lacrimale. Secondo studi adeguati si è dimostrato che l’occhio normalmente sbatte le palpebre quindici volte al minuto, ma se sottoposto a una visione prolungata con le nuove tecnologie digitali l’occhio sbatte la metà delle volte necessarie. L’occhio, inoltre, tende a stancarsi a causa del continuo sforzo accomodativo a cui viene sottoposto, dovuto alla distanza troppo ravvicinata a cui vengono tenuti questi device. La soluzione per i più piccoli c’è ed è molto semplice: limitare l’uso di questi strumenti ad un massimo di mezz’ora al giorno e preferire ad essi attività ricreative alternative e più stimolanti, possibilmente all’aperto. Insegnate ai bambini di fare comunque pause regolari nell’uso di questi dispositivi. Vale la regola suggerita dalla Società di Oftalmologia americana del “20-20-20”: cioè ogni 20 minuti di uso di PC o Tablet fare una pausa di 20 secondi e focalizzare lo sguardo su un punto a 20 piedi (circa sei metri) di distanza.

Campagna nazionale prevenzione della ‘sindrome dell’occhio secco’

In collaborazione con la Clinica Oculistica dell’Università dell’Insubria di Varese e con il patrocinio del Comune di Milano, dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Sette Laghi della Regione Lombardia, della Società Oftalmologica Italiana (Soi), il Centro Italiano Occhio Secco (Cios) promuove la 'Campagna nazionale di Prevenzione e delle Cura della Sindrome dell’occhio Secco'. All’iniziativa hanno aderito Centri ospedalieri di eccellenza di Catania, Napoli, Roma, Milano e Varese. La campagna promuove visite gratuite realizzate da medici specialisti, mirate a individuare e curare questa patologia nei soggetti interessati. Le visite si rivolgono a tutti coloro che sospettano una secchezza oculare o che già ne soffrono e desiderano una visita di approfondimento. Ecco i dettagli della Campagna

Quando

Dal lunedì 3 aprile a venerdì 7.

Dove

Le visite si potranno effettuare presso le seguenti strutture:
Centro Italiano Occhio Secco - piazza della Repubblica 21 - 20124 - Milano Tel: 02 63611970 Email: info@centroitalianoocchiosecco.it

Ambulatorio per le patologie corneali dell'ospedale Oftalmico Roma Via Cipro 3 - 00136 - Roma - Tel: 06 68351Email dip.oculistica@aslroma1.it

La Clinica oculistica dell’Università dell’Insubria - Ospedale di Circolo, Fondazione Macchi - Viale Borri 57 - 21100 - Varese - Tel: 0332 260270 Email claudio.azzolini@uninsubria.it

Unità Operativa di Oculistica Clinica Mediterranea di Napoli
Via Orazio, 2 -  80122 - Napoli - Tel: 081 7611251 - 081 7259206   Emailstudio.orfeo@alice.it
ARNAS Garibaldi Nesima - UOC di Oculistica - Via Palermo 636 - 95122 - Catania -
Tel: 095 7595660 Email e.gallo@ao-garibaldi.ct.it

Come

Le visite gratuite si effettuano solo su appuntamento. Contatta il centro oculistico più vicino a casa tua dal sito: www.centroitalianoocchiosecco.it

Prima della visita:

Se si usano lenti a contatto, toglierle almeno 24 ore prima. Non truccarsi il giorno della visita Portare con sé eventuali esami di laboratorio recenti, l’elenco dei farmaci attualmente in uso e delle terapie già praticate sia oculari che generali. A seconda del caso specifico, saranno svolti tutti gli esami ritenuti necessari da parte del medico al fine di valutare la gravità della patologia e indicare la terapia più efficace.

RICERCA FARMACEUTICA Studio Re-Circuit: il centro Italia ha il maggior numero di pazienti

Studio Re-Circuit: il centro Italia  ha il maggior numero di pazienti


di Eugenia Sermonti



E’ l’ospedale regionale ‘Miulli’ di Acquaviva delle Fonti (BA) il Centro con il maggior numero di pazienti arruolati al mondo per lo studio Re-Circuit, che ha messo in luce nuovi importanti risultati, circa il profilo di sicurezza di dabigatran etexilato rispetto a warfarin, in pazienti con fibrillazione atriale (Fa), sottoposti ad ablazione transcatetere. I pazienti sottoposti ad ablazione transcatetere senza l’interruzione di dabigatran, infatti, hanno avuto meno emorragie maggiori e minori eventi avversi gravi rispetto a quelli trattati con warfarin non interrotto. “Abbiamo accettato con grande entusiasmo di partecipare allo Studio Re-Circuit - ha dichiarato Massimo Grimaldi, responsabile U.O.S.D. di aritmologia presso l’Ospedale ‘F. Miulli’ di Acquaviva delle Fonti (BA) - Era molto importante, infatti, valutare con un rigoroso studio randomizzato la validità di un approccio non interrotto con dabigatran in pazienti con fibrillazione atriale che dovevano essere sottoposti ad ablazione transcatetere. L’arruolamento dei pazienti - continua Grimaldi - è stato semplice in quanto quasi tutti i nostri pazienti erano in terapia con warfarin e hanno visto con grande interesse la possibilità di passare a un Noac”.

Nello studio Re-Circuit, i cui risultati sono stati presentati in una sessione late-breaking al 66° Congresso dell’American College of Cardiology (Acc) a Washington e contemporaneamente pubblicati su The New England Journal of Medicine, la terapia non interrotta con dabigatran ha ridotto significativamente il rischio di emorragia maggiore, rispetto alla terapia non interrotta con warfarin. Lo studio ha mostrato una riduzione del 5,3 per cento del rischio assoluto per l’endpoint primario, con emorragia maggiore verificatasi in 5 pazienti su 317 trattati con dabigatran, contro 22 pazienti su 318 trattati con warfarin (riduzione del rischio relativo del 77,2 per cento). Simile l’incidenza di complicanze di emorragia minore nei due bracci di trattamento (dabigatran 59 pazienti su 317, contro warfarin 54 pazienti su 318). Nei pazienti in terapia con warfarin si è verificato un evento tromboembolico, nessun evento tromboembolico nei pazienti trattati con dabigatran. Lo studio Re-Circuit ha coinvolto 635 pazienti con fibrillazione atriale parossistica o persistente sottoposti ad ablazione transcatetere. La popolazione arruolata nello studio rispecchia le tipologie di pazienti sottoposti a questo tipo d’intervento nella pratica clinica quotidiana e i risultati forniscono nuove e importanti informazioni  per la classe medica.

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“Questi dati sono stati per noi molto rassicuranti proprio in virtù del duplice ed opposto rischio che l’intervento di ablazione comporta. - aggiunge Grimaldi - In altri termini ci si sente come un giocoliere sul filo, potendo cadere da un lato nella complicanza emorragico, e dall'altro in quella tromboembolica". “I risultati del trial rappresentano  un’importante notizia per la comunità scientifica - ha dichiarato il chairman dello Steering Committee dello studio Re-Circuit Hugh Calkins, professore di cardiologia e direttore del laboratorio di elettrofisiologia e del servizio di aritmologia del Johns Hopkins Hospital di Baltimora - La procedura di ablazione è a rischio  di complicanze maggiori tra cui ictus ed emorragie, pertanto, la gestione dell’anticoagulazione al momento dell’ ablazione è di importanza cruciale. Nello studio Re-Circuit abbiamo riscontrato che la terapia anticoagulante non interrotta con dabigatran ha comportato meno emorragie maggiori rispetto a warfarin, in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione”.

Ogni anno nel mondo vengono eseguite più di 200 mila procedure di ablazione in pazienti con fibrillazione atriale, la più frequente fra le aritmie cardiache. L’ablazione è una procedura comune per trattare l’irregolarità del ritmo cardiaco nei pazienti con fibrillazione atriale. La procedura comporta l’inserimento di uno o più cateteri nelle camere cardiache attraverso la vena femorale. Possono anche essere utilizzate le vene succlavia o giugulare. L’atrio sinistro, principale sede delle aree aritmogene che generano la fibrillazione atriale, è raggiunto attraverso il forame ovale. Quest’ultimo, sporadicamente pervio, viene attraversato grazie all’esecuzione della puntura transettale. L’ablazione transcatetere, che può essere eseguita sia utilizzando la radiofrequenza, sia la crioterapia, comporta un rischio sia di tromboembolismo, sia di emorragia. L’anticoagulazione prima, durante e dopo la procedura, va gestita con attenzione per ridurre al minimo tali rischi. Re-Circuit fornisce dati specifici su questa situazione clinica per dabigatran (Noac), l’anticoagulante orale inibitore diretto della trombina.

“Ancora una volta dabigatran dimostra di essere più sicuro rispetto a warfarin - ha dichiarato Jörg Kreuzer, vice presidente medicina dell’area terapeutica cardiovascolare di Boehringer Ingelheim – Dabigatran è l’unico anticoagulante orale non-antagonista della vitamina K (Noac), per il quale esista un farmaco che ne inattivi immediatamente l’effetto anticoagulante, in modo specifico, qualora ciò si renda necessario, in caso di complicanze durante la procedura. Gli sperimentatori si sentono rassicurati dall’avere a disposizione un farmaco in grado di inattivare l’attività anticoagulante. Durante lo studio, grazie alla bassissima incidenza di eventi emorragici con dabigatran, non vi è stata necessità di ricorrere all’antidoto”. Re-Circuit continua il percorso di innovazione di Boehringer Ingelheim nel panorama dell’anticoagulazione. Boehringer Ingelheim ha lanciato dabigatran per la riduzione del rischio di ictus in pazienti con fibrillazione atriale e nel 2015 ha ottenuto l’approvazione per idarucizumab, il primo e unico farmaco che inattiva in maniera specifica l’effetto di un Noac, approvato per l’utilizzo in situazioni di emergenza, in cui sia necessario inattivare immediatamente l’effetto anticoagulante di dabigatran. Idarucizumab è ampiamente disponibile e fornito da oltre 7.500 ospedali nei vari Paesi del mondo, compresi Stati Uniti, Unione Europea e Giappone.