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domenica 16 agosto 2015

Bella vita al Quirinale: i prezzi stracciati solo per le case dei funzionari / Le cifre

Quirinale, affitti a poche centinaia di euro in centro a Roma: solo per i dipendenti del Presidente della Repubblica




Abitare in centro a Roma in un appartamento da circa 100 metri quadrati può costare almeno 2400 euro al mese, ma questo solo per chi non lavora per il Presidente della Repubblica. In particolare per il personale destinato agli uffici del Segretario generale del Quirinale i canoni di locazione appaiono particolarmente vantaggiosi. Scrive il Fatto quotidiano come in via della Dataria, salita che va a finire dritta in piazza del Quirinale, un mese di affitto in un appartamento da 100 mq costa appena 360 euro. Un affarone che in realtà era più conveniente quando il Capo dello Stato era Giorgio Napolitano: con lui l'uso degli appartamenti per questi funzionari era a titolo gratuito, utenze escluse. Gli appartamenti sono infatti "concessioni" e non locazioni, regolati da decreti della Presidenza della Repubblica. Il motivo è legato alla reperibilità richiesta ai dipendenti, che quindi devono abitare quanto più vicino al luogo di lavoro e, come riportato nell'articolo 3 dell'ultimo decreto di Sergio Mattarella firmato poco prima della pausa estiva, riservato a quelle mansioni la cui: "continuità di servizio è ritenuta strettamente necessaria per il buon andamento e l'efficienza dell'Amministrazione e per le quali le esigenze di reperibilità e di flessibilità, nonché di prolungamento della presenza in servizio olte l'orario di lavoro assumano carattere di ordinarietà". Il decreto entrerà in vigore dal prossimo settembre e riguarderà 58 appartamenti. Ci sono buone notizie anche per gli altri dipendenti che non fanno parte del segretariato, ma già abitano in case di proprietà del Quirinale. Per loro il decreto concede di poter vivere in quegli immobili fino al 2018 a canoni in media di 1250 euro per il 2016, sempre per apprtamenti di solito superiori ai 100 mq, che diventeranno 2500 nel 2017.

Renzi cade? Mattarella ha un piano Ecco chi farà il premier: ok dal Cav

Lo scenario per il dopo Renzi: governo di larghe intese guidato da Enrico Letta




È nella settimana di Ferragosto che si è infittito il dibattito politico su una possibile riapertura del Patto del Nazareno. Guai a chiamarlo così per chi sul fronte del centrodestra lavora alla ricucitura con la maggioranza di Matteo Renzi, ma nella sostanza la trattativa sta esaurendo la sua fase preliminare. Il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, ha messo in chiaro che non ci sono trattative sottobanco, di sicuro nessun compromesso che preveda uno scambio tra i voti di Forza Italia e una riforma della Giustizia che piaccia al Cav. Nel corso di una riunione di parlamentari azzurri, riporta La Stampa, lo stesso Toti avrebbe comunque detto: "Se Renzi facesse le cose seriamente in tema di intercettazioni, separazione delle carriere e limiti della carcerazione preventiva, allora magari...". Sempre Toti aveva in qualche modo smentito, marchiando il governo in carica come legato a doppio filo con la magistratura. La partita vera si gioca tutta sull'Italicum, con il centrodestra che chiede compatto da tempo che il premio di maggioranza sia assegnato alla coalizione vincente e non alla singola lista, come sperato da Renzi.

Lo scenario - La fiducia sulla buona riuscita di un nuovo Patto è bassa, quasi nulla, all'interno di Forza Italia. La linea prevalente è quella di Renato Brunetta, secondo il quale Renzi ha ormai le ore contate e dovrebbe arrendersi a una "onorevole sconfitta". Inutile quindi agganciarsi a chi è destinato a perdere, secondo l'ex ministro. C'è quindi chi pensa già a un dopo Renzi, a uno scenario che in qualche modo richiama dinamiche già viste pochi anni fa dopo il governo di Mario Monti. Senza Renzi, il Pd si spaccherebbe perdendo il sostegno in Parlamento dell'ala più a sinistra. A quel punto l'unico modo per formare una maggioranza di governo sarà solo quello delle larghe intese, una sorta di Coalizione della Nazione. E le indiscrezioni parlano di un solo nome che troverebbe il gradimento di Forza Italia, Dem e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: Enrico Letta, che tornerebbe a servire il piatto freddo della vendetta.

sabato 15 agosto 2015

DITE ADDIO AL TURISMO IN ITALIA Profezia dello studio scientifico Ue

Troppo caldo, addio Spagna e Italia: al mare si andrà nei Baltici




Secondo uno studio dell’Unione europea sugli effetti sul turismo in Europa prodotti dal cambiamento climatico, a partire dal 2100, l’aumento delle temperature nei Paesi europei dell’area mediterranea e non solo, in particolare Italia e Spagna, renderà poco piacevoli per i turisti le condizioni meteo di spiagge e campagne in estate. Al contrario luoghi considerati belli, ma troppo freddi, come il mare dei Paesi Baltici potrebbero vedere un fortissimo incremento del turismo balneare estivo.

Lo studio è stato condotto da Salvador Barrios e Juan Nicholas Ibanez ed è targato Ue. Dall’inizio del prossimo secolo il decremento delle entrate turistiche potrebbe viaggiare al ritmo dello 0,45% del Pil ogni anno (per l’Italia a valori attuali siamo oltre gli 8,7 miliardi di euro l’anno, per la Spagna intorno ai 5,6 miliardi di euro), mentre le entrate turistiche dei Paesi del Nord Europa potrebbero crescere dello 0,32% del Pil di ciascun Paese all’anno. Tutti in Lettonia ed Estonia? Chissà.

Quella dell’aumento delle temperature è una realtà con cui i Paesi del Sud Europa come il nostro sono chiamati a fare i conti. Anche in questo caso lo studio suggerisce un rimedio: cercare di spostare il turismo balneare verso quelle stagioni come la primavera e l’autunno che presenteranno temperature più favorevoli. Piogge permettendo.

Da Gomorra finisce al fresco: entra al ristorante e spara. Ecco chi è finito nei guai / Foto

Aversa, arrestato il cantante neomelodico Raffaello: ha ferito un cameriere in un ristorante dopo una lite




È entrato in un ristorante e ha sparato due colpi di pistola contro due clienti con cui aveva litigato. È stato arrestato ad Aversa, in provincia di Caserta, Raffaele Migliaccio, cantante neomelodico noto al pubblico come Raffaello e sarà processato per direttissima con l'accusa di tentato omicidio, porto e detenzione abusiva di arma da fuoco. Parte della notorietà di Raffaello è dovuta alla partecipazione della serie tv Gomorra, nella quale è stato inserito un suo brano nella sequenza iniziale. Dopo una discussione con due avventori di un ristorante, Raffaello ha estratto la pistola e ha sparato due colpi in aria, poi contro i due che intanto stavano scappando e infine contro il proprietario del locale. Uno dei colpi ha ferito un cameriere.

Partite Iva, regime dei minimi e Irap: le tre mosse del governo sul Fisco

Partite Iva, regime dei minimi, esenzione Irap: le mosse del governo




Semplificazioni per le piccole e medie imprese e nuovi regimi fiscali per le partite Iva. È l'obiettivo del governo, da portare avanti in tre mosse: tassazione del 5% per i primi tre anni di attività, regime di cassa per calcolare reddito e valore della produzione delle ditte individuali e delle società di persone ed esenzione dall'Irap per imprese e professionisti privi di autonoma organizzazione. 

Il regime dei minimi - Come ricorda il Sole 24 Ore, già la legge di Stabilità del 2014 ha introdotto una tassazione sostitutiva forfettaria del 15% e ora si punta ad aggiungere il vecchio regime dei minimi, con l'imposta ridotta di un terzo (il 5%) per i primi 3 anni. Sul tavolo, spiega il quotidiano di Confindustria, c'è l'ipotesi del beneficio del prelievo ultra-agevolato per i primi 5 anni, ma su questo punto occorrerà fare i conti con i soldi in cassa. In base a questi si deciderà se applicare livelli di ricavi e coefficienti diversificati anche alle piccole start-up oppure se la soglia di ricavi sarà uguale per tutti a 30mila euro.

Le altre due mosse - Per professionisti e imprese prive di autonoma organizzazione si pensa all'esclusione dall'Irap, mentre la terza mossa sarebbe l'introduzione della determinazione del reddito e del valore della produzione netta secondo il criterio di cassa per le imprese individuali e le società di persone in contabilità semplificata.  Anche in questo caso, dipenderà da quante risorse avrà a disposizione il governo nella prossima legge di Stabilità. 

Il ribaltone, piano di guerra del Cav Vuole un Vip della Tv e un "gelataio"

Silvio Berlusconi a caccia di volti nuovi per l'Altra Italia: al Comune di Torino pensa a mister Grom e a Massimo Giletti




Silvio Berlusconi vuole candidare come sindaco di Torino un famosissimo imprenditore oppure un personaggio notissimo della Rai. Il progetto L'Altra Italia è ancora vivo nella mente dell'ex premier, impegnato in pieno agosto nella selezione volto per volto dei candidati possibili alle prossime elezioni amministrative. Il Cav è a caccia di facce nuove per la politica, ma che siano ben note agli elettori, magari perché sono già personaggi della tv e dello spettacolo, oppure per la propria storia personale, come imprenditori di successo e, cosa che non guasta, anche di bella presenza.

Le scelte - Da anni Berlusconi corteggia a distanza Guido Martinetti, fondatore con l'amico Federico Grom della catena internazionale di gelaterie. I primi segnali ci sono stati già nel 2012, ricorda Repubblica, quando Martinetti "splendido quarantenne dalla faccia di un Jude Law nostrano" era stato visto da Berlusconi come candidato alle politiche. Sul personaggio che incarna il modello del "sogno italiano" era stata impegnata anche la sondaggista di fiducia del leader azzurro, ma lui aveva declinato con un garbato: "Non adesso". Nessuna chiusura quindi e quello spiraglio oggi è tornato a fare luce con l'idea berlusconiana di candidare Martinetti nel 2016 contro la sempre più probabile conferma dell'avversario, l'attuale sindaco Piero Fassino. Martinetti non ha confermato nè smentito, di fatto sembra chiedere una vera e propria proposta chiara, a quel punto potrebbe seriamente pensarci.

L'alternativa - C'è però un altro nome che frulla nella testa di Berlusconi, più volte tirato in ballo in passato. Un altro torinese molto noto e popolare è il conduttore dell'Arena, Massimo Giletti. Lui però sembra meno convinto della proposta: "Mi hanno chiamato - ha confermato il giornalista a Repubblica - ma non dirò chi". Per ora comunque ha declinato l'invito: "La politica è meglio che la facciano i politici".

venerdì 14 agosto 2015

A gennaio ci tagliano le pensioni Per quanto tempo si dovrà lavorare

Pensioni, dal 2016 saranno più basse: aumenta l'aspettativa di vita e diminuiscono le quote


di Antonio Castro



Se avete i requisiti per andare in pensione già nel 2015, ma state tentennando, forse un incoraggiamento ad andare a riposo entro il prossimo dicembre potrebbe arrivarvi dal taglio della pensione che a inizio luglio (il 6) è stato formalizzato sulla Gazzetta Ufficiale (n° 154). Un regalino per il popolo degli aspiranti pensionati (e non sono pochi, nel 2014 le pensioni attivate sono state 75mila) confezionato dal ministero delle Politiche sociali (guidato da Giuliano Poletti), nascosto a pagina 46 della Gazzetta tra un accordo con il Canada e un’intesa militare con il Kazakhstan.

In sostanza verranno rivisti i coefficienti di trasformazione del montante contributivo. Che detta così sembra una porcheria. Tradotto in italiano è il rendimento del tesoretto previdenziale (la somma dei contributi messi da parte). Ebbene il governo Renzi - ereditando una limatura rifilataci a suo tempo dal ministro del Lavoro Cesare Damiano - ha pensato bene di pubblicare il decreto che rivede, e abbassa, i coefficienti e, per effetto a cascata, anche le nostre pensioni.

I nuovi parametri saranno applicati a tutte le pensioni che scatteranno dal 1 gennaio 2016. Quindi il lavoratore che ha già il diritto alla pensione quest’anno, ha tutta la convenienza a scappare prima. Forse un esempio pratico - come quello offerto ieri da “Il Sole 24 Ore”, ma nascosto a pagina 35 del supplemento Norme e Tributi - aiuta a capire meglio. Poniamo il caso di un lavoratore che entro il prossimo novembre compirà i previsti (dalla riforma Fornero) 67 anni. E ipotizziamo che questo signore abbia accumulato circa 200mila euro. La sua pensione sarebbe di 11.652 euro se comincerà a percepirla quest’anno. Se invece dovesse fare domanda nel 2016, e quindi continuando a versare contributi, la stessa pensione sarebbe di 11.400 euro, 252 euro in meno. Una decurtazione di circa 19 euro al mese (per tredici mensilità). Un bella fregatura per il lavoratore, un risparmio netto per gli istituti di previdenza e per lo Stato, che degli enti pubblici “ricopre” i buchi miliardari. Insomma, più lavori meno guadagnerai.

A dirla tutta i coefficienti sono rimasti gli stessi dal 1996 (riforma Dini), fino al 2009. Poi Damiano (nel secondo Governo Prodi dal maggio 2006 all’aprile 2008), ha introdotto la definizione dei coefficienti per il triennio 2010/2012. Poi si è deciso di agganciare gli incrementi alle aspettative di vita. Prima la revisione era triennale (come quello che sta per arrivare 2016/2018), ma dal 2019 gli incrementi della speranza di vita passeranno dal triennali a biennali. Dettaglio non trascurabile visto che l’agganciamento alla speranza di vita rinvia anche di anno in anno il raggiungimento della pensione ai lavoratori.

Da un lato, quindi, si riduce il rendimento del tesoretto previdenziale accumulato, dall’altro si allontana la data in cui si riuscirà ad andare in pensione. Ovviamente per lo Stato questo rinvio - e la contemporanea riduzione della rivalutazione e quindi dell’assegno - si trasformano in un risparmio netto di miliardi. Considerando che le donne vivono mediamente più degli uomini (l’aspettativa di vita fissata dall’Istat quest’anno è di 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne, rispettivamente superiore di 2,1 anni e 1,3 anni alla media europea), si capisce bene perché ogni governo (questo, il precedente e quello prima ancora), metta progressivamente mano alle pensioni.

È una sorta di bancomat di risparmi. Il giochino della Fornero - al netto delle 6 salvaguardie per gli esodati - porterà risparmi per 80 miliardi. Solo giocando sui rinvii dell’età pensionabile e il taglio delle prestazioni. Più si alzano i parametri di accesso, più si riduce il tempo in cui il lavoratore incasserà potenzialmente l’assegno pensionistico, più lo Stato risparmia. Riducendo l’erosione del montante personale accumulato e quindi aumentando i potenziali risparmi futuri per lo Stato. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha già annunciato che a settembre - con la presentazione della Legge di Stabilità - si aprirà la “pratica pensioni”. Il ministro del Welfare Giuliano Poletti è già al lavoro e l’Inps di Tito Boeri ha già presentato, a inizio luglio, una sorta di canovaccio di riforma.

L’idea resta quella di accordare “scivoli” a chi è in zona pensione (con un anticipo massimo di 5 anni). Ma saranno scivoli a pagamento: ovvero con l’introduzione di una penalità crescente tanto più è lontana la data del pensionamento. Si parla di un taglio dell’assegno del 2, forse 3% in meno l’anno. Che però cumulato per un quinquenni di anticipo fa la bellezza di un meno 15% di pensione.

L’altra idea è di coinvolgere imprese e lavoratori in un percorso di “maturazione dei requisiti”. In sostanza - e lo stanno già facendo alcune grandi banche per svecchiare il personale - si accorda un prestito al dipendente per riscattare periodi (come la laurea), e quindi avere entro il 2017 i contributi. In sostanza gli si consente in via sperimentale (legge di Stabilità 2015) di raggiungere i 40 anni di versamenti. Se avrà 62 di età nel dicembre 2017, potrà andare in pensione senza aspettare i 67.
Ma è un po’ come pagarsi un pezzo di pensione. O come rinunciarvi. La sostanza cambia poco.