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martedì 17 maggio 2016

NICOLA PORRO SILURATO Feltri e il Virus da eliminare: "Trombato? Gira una voce"

Feltri e il Virus-Porro da eliminare: "Trombato?"


di Vittorio Feltri



Giovedì scorso, in prima serata, è andato come al solito in onda Virus, il contagio delle idee, Rai2, condotto da Nicola Porro, uno dei pochi giornalisti televisivi che non inciampi sul congiuntivo, e ha ottenuto un buon risultato in termini di audience. Ha battuto Ballarò, Di martedì e Piazza pulita. Un programma che va meglio di altri dello stesso genere non si dovrebbe toccare. Un’azienda degna di questo nome, soddisfatta del proprio prodotto, farebbe carte false per tenerlo in vita, investendoci dei soldi e potenziandolo. Cosa ha combinato invece il mastodonte di Viale Mazzini? Lo ha chiuso.

Basta, non si fa più. Il prossimo autunno in luogo di Virus vedremo una serie di telefilm polizieschi americani con tanti saluti al pluralismo dell’informazione, su cui la Rai dovrebbe basarsi per giustificare il canone spettante al servizio pubblico. La decisione è stata presa, suppongo, da Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale, senza una motivazione, che per altro non c’è, visto che la trasmissione, oltre a reggere brillantemente la concorrenza, costa poco, meno di ogni talk show.

L’esperienza insegna che l’ex monopolio è dominato dai politici attraverso uomini di loro fiducia, ossia pronti all’obbedienza, preferibilmente proni, disposti ad agire non tanto nell’interesse degli abbonati quanto in quello del Palazzo e delle sue botteghe. Ma in questo caso, non comprendo il motivo per il quale Porro non sia gradito al governo, dato che costui è ideologicamente compatibile con chiunque sia fondamentalmente liberale. È un professionista aperto alla discussione, non è legato ad alcun carro partitico e le sue performance non sono mai sbilanciate di qua o di là.

La formula della trasmissione è imperniata sulla libera discussione, non punta sulla polemica sgangherata bensì su un civile confronto. Gli ospiti sono selezionati con cura, rappresentano, come si diceva una volta, l’intero arco costituzionale, di modo che il manovratore non teme agguati e può stare sereno. Insomma, il contagio delle idee avviene a destra e a sinistra e non favorisce né sfavorisce gli amici degli amici. Dov’è allora il problema? Perché silurare un conduttore che fa discreti ascolti e cavalca l’attualità con l’intento di svelarne gli aspetti poco chiari, evitando speculazioni politiche odiose o chiassose (che è anche peggio) non idonee a spiegare alla gente bisognosa di approfondire le questioni più scottanti e non di assistere a match pugilistici?

Ci piacerebbe che Antonio Campo Dall’Orto ci illustrasse perché Ballarò ha diritto di cittadinanza a Rai3, così come Linea Notte, mentre Virus meriti di essere sfrattato da Rai2. La logica che ha ispirato il suo provvedimento drastico ci sfugge. Non la trovo, forse non c’è e se c’è non è di rilevanza imprenditoriale. Vi è qualcosa di inconfessabile nel siluramento di Nicola? Le interpretazioni sono queste. Qualcuno sostiene che il trombato sia troppo bravo per essere tollerato dal burattinaio, altri, viceversa, sostengono che il direttore generale abbia in animo di affidargli un altro programma. Dando per buona la seconda, viene da domandarsi: perché annullare un talk show che funziona per inaugurarne un altro il cui successo non è stato verificato? Un mistero tutt’altro che buffo. Non ci garbano le esecuzioni sommarie dei colleghi.

Hacker, l'attacco cambia la storia: così ti hanno prosciugato il conto

Hacker, l'attacco cambia la storia: così ti prosciugano il conto



Un intrigo internazionale. Uno stranissimo attacco hacker alle banche che allunga un'ombra nera sull'intero sistema mondiale. Tutto, come rivela La Stampa, ha inizio venerdì 5 febbraio, quando la Fed statunitense riceve una serie di ordini di pagamento da parte della banca centrale del Bangladesh: le transizione, "autenticate" assicura la Fed, vanno verso conti privati nelle Filippine e nello Sri Lanka. Il tutto mentre gli uffici del Paese asiatico erano chiusi.

Quando gli impiegati della banca centrale del Bangladesh sono tornati al lavoro, la sorpresa: qualcuno aveva tentato di trasferire quasi un miliardo di dollari dal conto aperto alla Federal Reserve di New York. Gran parte dei soldi erano stati bloccati dalla banca, anche per un errore di battitura dei ladri: ma 20 milioni di dollari sono stati trasferiti in Sri Lanka, dove sono stati fermati dalle autorità locali. Altri 81 milioni sono finiti nelle Filippine, per poi essere inghiottiti dal giro dei casinò. Ad oggi, buona parte di questi soldi sono dati per persi.

Un attacco hacker, appunto. I pirati informatici sono riusciti a mettere a segno il colpo inviando fino a 35 richieste di trasferimento alla Fed attraverso Swift, il sistema di servizi e messaggistica interbancaria fornito a 11mila istituti di credito in tutto il mondo. Inoltre, si è scoperto che nel 2015, la TPBank in Vietnam, a dicembre, aveva bloccato all'ultimo un trasferimento di 1,13 milioni di dollari dai suoi conti, sempre attraverso Swift. Per la banca vietnamita si trattava di richieste fraudolente, dirette in Slovenia.

Questi casi sono emersi pochi giorni dopo che la Swift ha diffuso un allarme in cui invitava le banche a revisionare i sistemi di sicurezza. "Swift non è e non può essere ritenuta responsabile per la vostra decisione di scegliere, implementare e mantenere firewall, o una appropriata segregazione della vostra rete interna”, ha scritto la società. Si tratta del primo avviso di questo tipo dal 1973 ad oggi. Secondo quanto si è appreso la frode è stata tentata attraverso dei Pdf redare infettati, utilizzabili anche per altre transazioni.

Ma non è tutto. Mentre accadeva tutto ciò, il colosso della difesa britannico BAE Systems pubblicava una ricerca secondo cui il malware usato in Bangladesh sarebbe lo stesso usato in Vietnam, che a sua volta avrebbe legami con un gruppo chiamato Lazarus e individuato da un'altra società specializzata in lotta alle frode online, Novetta. Proprio Lazarus, secondo i ricercatori, sarbbe responsabile dell'attacco avvenuto nel novembre 2014 a Sony Pictures.

Il punto, però, è che il caso in Bangladesh non è isolato: ci sono diverse altre banche colpite. Inoltre il malaware è stato ricondotto ad altri due attacchi: alcuni ricercatori indicano la Corea del Nord. E ancora, secondo un'analisi di FireEye, società di investigazioni digitali ingaggiata dalla banca del Bangladesh, a penetrare la rete dell'istituto di Dhaka sarebbero stati tre diversi gruppo: uno pakistano, uno nordcoreano e uno non identificato. Sulla vicenda indaga l'Fbi. Il dato, però, è chiaro: c'è qualcuno in grado di entrare nel sistema di comunicazione interbancaria per rubare soldi. I nostri soldi: come in Bangladesh, potrebbe accadere in Italia.

E di dato, in verità, ce n'è un altro: gli attacchi sarebbero arrivati da Corea del Nord e Pakistan. Da un regime terrorista e comunista e da uno dei Paesi sospettati di essere più vicini al terrorismo islamico. Paesi nei quali i nostri soldi non dovrebbero mai finire.

Marcianise: Di Fuccia e la rinascita della città: “I giovani sono una ricchezza, dobbiamo farli rimanere"

Marcianise: Di Fuccia e la rinascita della città: “I giovani sono una ricchezza, dobbiamo farli rimanere"


intervista a cura di Marina Iadicicco


MARCIANISE -  E’ un giovane avvocato in carriera e proprio dai giovani vuole partire Matilde Di Fuccia, candidata nella lista “Orgoglio Marcianise con Velardi sindaco”, per costruire la città del futuro. Ci ha concesso un’intervista a cuore aperto tra progetti e speranze in vista dell’appuntamento elettorale del 5 giugno.

Se dovesse essere eletta in consiglio comunale quali saranno le sue priorità?

“Innanzitutto miro a coordinare il programma per cui ci battiamo, affinché tutti questi progetti possano poi avere riscontro all’interno dell’amministrazione comunale. Mi propongo come cittadina col desiderio di migliorare la realtà di Marcianise dal punto di vista amministrativo e governativo. Molto spesso i giovani vanno via del nostro paese in cerca di lavoro, ci occupiamo di altre faccende e non facciamo nulla per farli restare nel paese di origine. La nostra Marcianise è così ricca e florida: può fare tanto per i giovani. Questa sarà una delle mie priorità”. 

E’ noto l’impegno del suo gruppo in favore del sociale ed in particolare per il soccorso ai cani randagi. Sulla questione canile cosa c’è da fare?

“Gli animali non possono essere lasciati all’abbandono. Nel sociale bisogna occuparsi di tutto e cercare di dare il giusto peso a tutte le problematiche che si hanno, comprese quelle dei cani. Mi informerò meglio sulla gestione e cura di progetti per realizzare delle case per l’ accoglienza del cane”.

E sulla tutela delle fasce deboli ed i servizi sociali?

“Dobbiamo trovare dei progetti giusti per donare alle persone non solo sostegno ma una speranza, un sorriso. Mi piacerebbe aiutarli a lavorare, per farli sentire realizzati e uguali ai cittadini della comunità”. 

Che apporto potrà dare alla città la scelta di convergere su un nome nuovo come Velardi?

“Non ho mai fatto politica, ma sentivo la necessità di cambiamento. Questo bisogno è già stato sentito nella precedente amministrazione ma che purtroppo non è arrivato. Ho collegato il mio nome a questa lista perché credo nella persona di Antonello Velardi, nella sua professionalità e personalità, per la sua voglia di fare. È un marcianisano come noi ed è una persona giusta, corretta. Il mio modo di pensare combacia col suo. Marcianise ora si trova su un binario morto: una personalità come quella di Velardi, può portarla alla rinascita”.

Ha intenzione di coinvolgere i giovani in qualche progetto? 

“Certo. I giovani sono una fascia sfiduciata della nostra Marcianise, posso definirla una fascia debole. Ho avuto l’opportunità di parlare con un ventenne che non aveva intenzione di andare a votare. A causa della sua condizione familiare, mi diceva di non avere un futuro, per cui io devo e voglio impegnarli in questi progetti, in qualcosa che li faccia sentire più partecipi, più vivi, per riottenere quella fiducia di riscattarsi e non scappare dalla propria terra di origine. Voglio che cambi il modo ragionare, non dobbiamo dare spazio agli egoismi, dobbiamo cercare di occuparci dell’ interesse comune, pensiero citato molte volte da Velardi. Una volta raggiunto questo obiettivo si raggiunge la fiducia delle persone e Marcianise veramente può rinascere”. 

Esclusiva il Notiziario Riparte la Rubrica "l'Avvocato Risponde" a cura di Mario Setola

Esclusiva il Notiziario Riprende la Rubrica "l'Avvocato Risponde" a cura di Mario Setola


Avv. Mario Setola

Ad un anno di distanza dall’ultima uscita riparte la rubrica settimanale "L'Avvocato Risponde" a cura dell'Avv. Mario Setola, civilista ed esperto in diritto di famiglia, sul blog d'Informazione il Notiziario sul web, diretto dall'Amministratore Gaetano Daniele. “Scopo dell’appuntamento settimanale - spiega l’avvocato Setola - è quella di cogliere i classici due piccioni con una fava: da un lato cercare di essere esaustivo e puntuale con chi mi sottopone un quesito e dall’altro dare la possibilità a tutti i lettori di essere aggiornati costantemente su tematiche sì attuali ma in costante evoluzione”.

DOMANDA:

Egregio avvocato, mi chiamo Ivan e scrivo da Caivano. Convivo con una ragazza in un appartamento di mia proprietà, abbiamo una figlia che ho riconosciuto legalmente. Oggi le cose non vanno molto bene tra noi, la famiglia di lei è molto lontana da casa nostra  (più di mille km). Se si mette male tra noi e decide di andarsene via, può portare via la nostra  bimba di 2 anni? e per vederla devo prendere un aereo? E se sono io ad andarmene sono obbligato a lasciarli  in quella casa o posso decidere un'altra soluzione, anche in affitto per loro? L'affidamento congiunto è automatico? Se l'affidamento fosse concesso esclusivamente alla madre, per poter esercitare i miei diritti di padre come posso fare? L'affidamento congiunto puo' essere un mezzo per poter tenere mia figlia almeno nella stessa citta'?

L'AVVOCATO RISPONDE: 

Gentile Ivan, vorrei innanzitutto precisare che la mamma non potrebbe portare con sé la bambina, laddove dovesse decidere di tornare a vivere nell'abitazione paterna, a seguito della cessazione della convivenza. Commetterebbe il reato di cui all'articolo 574 del codice penale, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione. L’articolo in questione intitolato “sottrazione di persone incapaci”, recita testualmente:” Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la patria potestà, al tutore, o al curatore, o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela del genitore esercente la patria potestà, del tutore o del curatore, con la reclusione da uno a tre anni.  Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio”. Tale reato è ipotizzabile anche nell'ipotesi in cui sia proprio un genitore a sottrarre all'altro genitore, il figlio. La sentenza della Cassazione - Sezione VI - 4 novembre 2009, n. 42370, dà una risposta al seguente quesito di carattere giurisprudenziale: la madre affidataria sottrae per mesi il figlio minore al padre, portandolo in luogo raggiungibile solo in aereo: è sottrazione di minore ex art. 574 del codice penale?  Ecco cosa risponde, a tal proposito, la Suprema Corte. “Risponde del delitto di sottrazione di persona incapace (art. 574 c.p.) il genitore che, senza consenso dell'altro, porta via con sé il figlio minore, allontanandolo dal domicilio stabilito, ovvero lo trattiene presso di sé, quando tale condotta determina un impedimento per l'esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell'altro genitore, come le attività di assistenza e di cura, la vicinanza affettiva, la funzione educativa, identificandosi nel regolare svolgimento della funzione genitoriale il principale bene giuridico tutelato dalla norma”. A tal proposito alcune altre sentenze della cassazione. “E' il regolare svolgimento della funzione genitoriale, il principale bene giuridico tutelato dall'articolo 574 del codice penale (Cass. Sez. 6, 4-3-2002 n. 11415; Sez. 6, 18-2-2008 n. 21441). Ai fini della integrazione dell'elemento soggettivo della fattispecie criminosa in esame, è richiesto il dolo generico, consistente nella coscienza e volontà da parte dell'agente della condotta e dell'evento, ossia nella coscienza e volontà di sottrarre (cioè di togliere, portare via) il minore all'altro genitore esercente la potestà genitoriale e di trattenerlo presso di sé contro la volontà dell'altro genitore (Cass. Sez. 6, 4-3-2002 n. 11415)”. Tanto premesso, laddove la ragazza dovesse portare via dall'abitazione familiare, la bimba, dovrai recarti senza indugio dai carabinieri per denunciarla, ai sensi dell'articolo 574 del codice penale. La bambina ha diritto all'affido condiviso a favore di entrambi i genitori. La Corte di Cassazione, sezione VI civile, con ordinanza del 2 dicembre 2010, afferma quanto segue: “In tema di affidamento dei figli, l’oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori non preclude la possibilità di un affidamento condiviso, potendo detta distanza incidere soltanto sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore, ai sensi degli artt. 155, comma 2, e 155-quater, comma 2, del codice civile”. Quindi, laddove la vostra convivenza dovesse cessare, vi rivolgerete al tribunale che deciderà per l'affidamento condiviso della bimba, in ragione delle esigenze della stessa e dei genitori. Ad esempio, un mese con la mamma, un mese con il papà oppure nel periodo scolastico con la mamma, in quello festivo con il papà. La decisione spetterà al tribunale e pertanto, in assenza di una sentenza ad hoc, commetterebbe un reato, il genitore che decidesse di “impossessarsi” della bambina, come se fosse un gioiello da portare via. 

Avv. Mario Setola – Foro di Napoli – Esperto in diritto di famiglia 
Studio: Cardito (Na) Corso Cesare Battisti n. 145
Cell. 3382011387 Email: avvocato.mariosetola@libero.it

L'UNITÀ, ROSSI UMILIATI A tre settimane dal voto... Renzi caccia il direttore / Foto

L'Unità, crisi rossa. Renzi licenzia il direttore: chi ha scelto



L'Unità passa dalla rivoluzione gramsciana a quella dei direttori renziani. I conti del quotidiano per il 20% di proprietà del Pd sarebbero in profondo rosso, secondo il Corriere della sera, e la redazione è sul piede di guerra perché la proprietà ha in mente di dimezzarla, passando da 33 a 16 giornalisti per contenere i costi. Non sarà però l'attuale direttore Erasmo D'Angelis a far partire la mannaia. La sua missione si è spenta dopo appena un anno, ora tornerà a fare il dirigente a palazzo Chigi per lasciare il posto a un renziano più renziano di lui. Il nuovo direttore de L'Unità sarà Riccardo Luna, già primo direttore di Wired Italia e il Romanista, oltre che collaboratore di Repubblica. Per Renzi, Luna è stato il guru dell'innovazione al quale ha affidato tanti progetti la cui realizzazione è tanto difficile da definire, da farli passare per geniali. Come i Digital champion, gli innovatori sparsi per la nazione che avrebbero rivoluzionato il sistema Paese, non pervenuti. A Luna innanzitutto l'ingrato compito di risollevare le sorti del quotidiano Dem, con un occhio più attento al digitale e al web, dove L'Unità non sembra brillare. E poi una missione ben più delicata in vista del referendum di ottobre, il quotidiano sarà chiamato al disperato obiettivo di sostenere il caro leader ed evitare il tracollo delle urne.

Feltri, profezia sulle unioni gay: "Vedrete che fine faranno"

Unioni omosessuali. la profezia di Vittorio Feltri: "Vi dico io che fine faranno"


di Vittorio Feltri



A bocce ferme si può tentare un ragionamento sulle unioni civili e le varie convivenze approvate dal Parlamento. Molti - non so quanti - sono contrari alla legge e protestano. In particolare, non tollerano che gli omosessuali contraggano una specie di matrimonio, che poi matrimonio non è. Se si fa notare che ormai mezzo mondo ammette ufficialmente l’accoppiamento stabile fra gay, i tradizionalisti rispondono che l’Italia è un Paese di mentalità e cultura cattolica, pertanto è logico che la maggioranza rifiuti ciò che contrasta con le proprie idee.

Non ho intenzione di polemizzare con chi è ostile alle nuove norme. Vorrei solo ricordare a chi è giovane o non ha buona memoria, che anche il divorzio - a suo tempo - generò scontri micidiali fra credenti (di fede intransigente) e laici (esagero) libertari. Era l’inizio degli anni Settanta. Allora i cristiani promossero un referendum il cui risultato premiò i divorzisti, e quasi per incanto cessarono le diatribe. Adesso nessuno oserebbe scendere sul sentiero di guerra in difesa dell’indissolubilità del matrimonio.

La gente ha capito: non è obbligatorio divorziare, così come non è obbligatorio sposarsi. Trattasi di facoltà (cioè atti facoltativi). In altri e più espliciti termini chi desidera unirsi per sempre è libero di fare simile scelta e chi, viceversa, decide di rompere il legame, allo stesso modo è libero di procedere in questo senso. Alcune formazioni cattoliche, legittimamente, si stanno organizzando allo scopo di sottoporre a plebiscito la materia relativa agli omosessuali e ad altri soggetti. Si può fare. Sono certo però che se la legge non verrà abrogata, tra un lustro al massimo essa sarà stata metabolizzata dalla società e non sarà più contestata.

Non mi sembra quindi il caso di alimentare lo scandalismo in assenza di un autentico scandalo. Indubbiamente, le novità turbano gli animi e suscitano apprensione, ma non appena digerite entrano a pieno titolo nel costume e si accettano. La medesima cosa accadde per l’aborto. In breve, si passò dalle polemiche infocate all’accoglimento pacifico della interruzione della gravidanza. Giusto o sbagliato? Personalmente non sono del tutto convinto sia lecita la soppressione del feto (che poi è un bambino). Però mi sono inchinato e mi inchino alla volontà popolare. La democrazia non mi piace in ogni circostanza, ma me la faccio piacere perché, come diceva Churchill, le altre formule di governo sono peggiori, dato che è inattuabile una dittatura con me al vertice.

Tornando agli omosessuali, sui quali si è legiferato fra tanti contrasti, devo confessare che non comprendo il motivo del contendere. Brutalmente. Se due gay campano sotto il medesimo tetto e convivono more uxorio a me non importa niente e non vedo perché dovrei impedire loro di realizzare il progetto. Scusate: non me ne frega un accidente. Agiscano come preferiscono. Che disturbo danno?

Gli omosessuali, “sposati” o no, esistono comunque, tanto vale lasciare che stiano in coppia. Non cambia nulla. Per noi etero la fedeltà coniugale sarebbe richiesta, una specie di precetto, ma alzi la mano chi non l’ha impunemente violato. Un minimo di pragmatismo e di realismo bisogna praticarlo e non stracciarsi le vesti dinanzi a chi “sgarra”. Inoltre, vogliamo prendere atto che le famiglie cosiddette regolari non sono in genere esempi di moralità e di cura della prole, se sono attendibili le statistiche secondo le quali una moltitudine di genitori picchia i figli?

Da qui la certezza che le future unioni civili e di fatto non saranno né buone né cattive, ma esattamente come le altre, quelle consacrate. L’umanità è quella che è a prescindere dalle preferenze sessuali. È destinata all’imperfezione.

"Armi e aiuti, niente intervento militare" Usa e Italia in Libia staranno a guardare

Vienna, accordo sulla Libia: "Via l'embargo sulle armi, aiuti ma niente intervento straniero"



Niente eserciti stranieri in Libia, ma più aiuti militari. Stati Uniti, Italia e altre venti potenze internazionali hanno convenuto sulla necessità di armare il governo di unità libico per continuare la lotta contro lo Stato islamico, che sta guadagnando terreno grazie allo stallo della situazione politica e al vuoto di potere nel Paese dal 2011. Nel vertice ministeriale che si è tenuto oggi a Vienna, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito), insieme all'Italia e ad altri 14 stati europei e arabi hanno concordato infatti di cercare di revocare l'embargo sulle armi imposto alla Libia. 

Usa e Italia: "Via l'embargo sulle armi" - "Ribadiamo il nostro appoggio alla sovranità della Libia, alla sua integrità territoriale e alla sua unità", si legge in una nota diffusa dal Dipartimento di Stato Usa. Il presidente del Governo di unità libico designato dall’Onu, Mohammad Fayez al Serraj, che da marzo cerca di stabilire la sua autorità nel Paese, ha chiesto alle potenze internazionali aiuto nella lotta contro i jihadisti dell'Isis e la revoca dell'embargo, in vigore dal 2011. La richiesta è stata accolta dalle potenze, che si sono dette "disposte a rispondere alla proposta del governo libico per addestrare ed equipaggiare le forze e stabilire esenzioni dall'embargo". Il segretario di Stato Usa, John Kerry ha fatto sapere in una conferenza stampa a seguito del vertice che "la comunità internazionale appoggia il governo di unità libico per aiutare il Paese ad affrontare la crisi economica e aiutare la popolazione". Francia, Germania e Italia hanno inoltre precisato che l'instabilità in Libia e l'avanzata dello Stato islamico in una situazione di vuoto al potere rappresentano una minaccia diretta per l’Europa. "La stabilizzazione della Libia è la chiave per combattere il terrorismo. Senza stabilità si rischia un conflitto interno, anche armato", ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, secondo cui "la stabilizzazione della Libia è necessaria anche per fronteggiare l’emergenza migranti". 

Al Serraj: "Sostegno straniero, non intervento" - Al Serraj ha ribadito di aver chiesto un aiuto ma non un intervento di forze straniere: "Chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci, non parliamo di un intervento ma di sostegno". Al Serraj ha segnalato che la situazione in Libia è molto precaria anche per l'aggravarsi della crisi umanitaria, l'aumento di sfollati e il terrorismo, e ha segnalato la necessità di combattere questi problemi per evitare di compromettere altri Paesi. Ad esempio, ha ribadito, gli aiuti internazionali in materia di sicurezza sono essenziali per proteggere le frontiere e per evitare l’immigrazione illegale. La nomina lo scorso dicembre di un governo di unità non ha concluso la dualità istituzionale che divide il Paese per l'esistenza di due Parlamenti che non si riconoscono a vicenda. Da un lato il Parlamento di Tripoli, considerato ribelle, e dall'altro Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale e che a sua volta non ha riconosciuto il governo di unità designato dall'Onu. Kerry ha quindi chiesto a Tobruk di riconoscere il governo di Serraj, definito "l'unico strumento per ridare stabilità al Paese".