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lunedì 3 agosto 2015

Così Feltri demolisce Marco Travaglio: "La tua è barbarie, e ti spiego il perché"

Feltri contro Travaglio: niente arresto senza condanna




In un editoriale su il Giornale Vittorio Feltri attacca Marco Travaglio. Il punto in questione è la vicenda di Antonio Azzolini. Scrive Feltri: "Ieri ho letto un gustoso articolo di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, in cui si sottolineano alcune imprecisioni, più o meno gravi, dette da Matteo Renzi a proposito della vicenda Antonio Azzollini (...) il senatore del Nuovo centrodestra avrebbe espresso il suggestivo proposito di fare la pipì in bocca a una suora poco incline a ubbidirgli. Qui non si capisce se fosse una promessa o una minaccia, ma non importa: de gustibus non est disputandum, dicevano gli antenati di Roma ladrona e di Mafia capitale". Continua Feltri: "Travaglio, che secondo me oltre al giornalista potrebbe fare il docente di diritto (nelle sue varie declinazioni specialistiche), ci ha spiegato per filo e per segno come qualmente Azzollini dovesse essere arrestato, anziché graziato dai colleghi". 

Bene secondo Feltri "anche gli altri dieci (o undici, l' è istess) detenuti per le medesime porcherie andrebbero scarcerati. Lo dico senza entrare nel merito della fetentissima inchiesta, le cui carte li dipingono quali mascalzoni di prima grandezza, ma semplicemente perché sono convinto - ingenuamente, forse - che una o venti persone prima di essere imprigionate dovrebbero essere processate e condannate. Blindarle in fase istruttoria, cioè quando ancora si ignora se siano colpevoli o no, è una barbarie, retaggio di tempi oscuri quando il principe, per non sapere né leggere né scrivere, se sospettava che tu fossi un gaglioffo ti rinchiudeva nella torre ed erano cavoli tuoi".

Insomma, "si ammanetta uno se minaccia di fuggire, se vi sia il timore che inquini le prove o addirittura reiteri il reato. Tre circostanze rare. Prendiamo Massimo Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio. Dove vuoi che scappi senza una lira in tasca? (...) Nonostante ciò, egli è dietro le sbarre da un anno pur non avendo neppure subito il giudizio di primo grado. Figuriamoci Azzollini e i suoi ipotetici complici. Ne hanno combinate di ogni colore? Può darsi. Ma per schiaffarli in galera sarebbe necessaria una sentenza, anzi tre". 

L'agguato del Pd per far fuori Renzi: chi vuole al governo la minoranza

Pd, il piano della minoranza per far cadere il governo: verso un Renzi-bis




Da una parte c'è il Pd di Matteo Renzi, dall'altra il Pd anti-Renzi. Ora quest'ultimo vuole costringerlo ad abbassare la testa sulla riforma costituzionale. Vuole logorarlo, riporta Repubblica, per arrivare "a un accordo politico", spiega Roberto Sapienza. "L'unità per l'unità no", aggiunge Miguel Gotor, "ma con il tempo è possibile arrivare a un maggiore coinvolgimento. E' come una pera che deve maturare...". Insomma, il Pd anti-Renzi ha un obiettivo ben preciso: "normalizzare" il premier e arrivare a un Renzi bis. "Al Senato abbiamo i numeri", continua. "La minoranza ha voluto dare un segnale politico, ma noi andiamo avanti più decisi di prima. Noi non diamo messaggi, cambiamo il Paese".

Dall'altra parte c'è il Pd di Renzi, di Luca Lotti che sul caso Rai parla di "pugnalata alle spalle", di "metodo vigliacco" dell'"altro Pd". Ma Lotti è anche furioso con Denis Verdini e i suoi con i quali può fronteggiare proprio la sinistra dem. "Cosa avete combinato?". Denis ha quindi chiamato i nove senatori: "D'ora in poi basta scherzi". 

Ma sarà difficile per Renzi contrastare l'opposizione interna con la minaccia di nuove elezioni o con l'appoggio dei verdiniani. "Abbiamo dato un segnale di esistenza in vita", dice Federico Fornaro: "Sulla riforma costituzionale abbiamo sollecitato un confronto. Risposte, un mese dopo? Zero. Però ha rimandato tutto a settembre. Interpretazione maliziosa? Vogliono far crescere i verdiniani. Ecco, sia chiaro che noi andremo fino in fondo".

Italia, l'impero finanziario dei Bin Laden Tutti gli affari della famiglia qui da noi

Bin Laden, l'impero finanziario in Italia della famiglia dello sceicco del terrore




Dopo lo schianto in Inghilterra del jet decollato da Malpensa, i riflettori tornano ad accendersi sulla famiglia Bin Laden. Ma che ci facevano in Italia? La domanda, ad ora, non ha una precisa risposta, e sullo schianto dell'aereo si sta sviluppando un vero e proprio giallo. Eppure le ragioni per le quali i Bin Laden si trovavano in Italia potrebbero essere molte, anzi moltissime, poiché la family dello sceicco del terrore, nel Belpaese, ha un vero e proprio impero finanziario. Il quotidiano Il Tempo ricorda come l'ultimo grande acquisto risale a un anno fa, il 31 luglio 2014, quando i Bin Laden hanno acquistato il 50% della Marmi Carrara. Si tratta di un'acquisizione operata dalla Sbg, Saudi Binladen Group, presieduta da Bakr Mohammd Bin Laden, un gruppo che ha come principali interessi il petrolio, l'energia e le costruzioni (il patrimonio è di oltre 5 miliardi di dollari). Quindi altri affari: dopo l'uscita di Gemina da Impregilo, il gruppo ha acquisito il 2,84% della società di Sesto San Giovanni e l'8% della finanziaria Sintonia SA, delle Edizione Srl della famiglia Benetton, tra gli azionisti di rilievo di Impregilo.

domenica 2 agosto 2015

Buoni pasto, al via la "rivoluzione" Cosa cambia (e come ti fregano)

Buoni pasto elettronici, cosa è cambiato




di Tobia De Stefano 



Dal 1˚ luglio 2015 è stato esteso a 7 euro la detassazione dei buoni pasto elettronici. Cambiano regole e consuetudini che valgono per i ticket cartacei? È possibile ancora usare i tagliandi al Super? I buoni sono cumulabili? Li posso utilizzare solo per il pranzo? Libero ha chiesto al presidente Anseb (l’associazione delle società che emettono buoni pasto) Emmanuele Massagli di chiarire tutti i dubbi.

Ci può spiegare come funziona il meccanismo dei buoni pasto? Quali i vantaggi per società emittenti, pubblici esercizi, lavoratori e datori di lavoro?

«Il buono pasto è un servizio sostitutivo di mensa che può essere utilizzato per somministrare alimenti e bevande o cedere prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato. Le aziende che non forniscono un servizio di mensa possono distribuire a tutto il personale un buono pasto per ciascun giorno lavorato. L' importo è determinabile dall' azienda, ma solitamente compreso tra 5,29 (in caso di buono pasto cartaceo) e 7 euro (buono pasto elettronico), ovvero i valori entro i quali il buono è detassato. Le società emittenti stampano i buoni con rigorosi sistemi antifalsificazione e li commerciano; i pubblici esercizi convenzionati godono dell' aumento di clientela connesso all' accettazione dei buoni pasto; i lavoratori hanno a disposizione delle somme detassate per pranzare; per i datori di lavoro il costo del servizio è deducibile e l' Iva è detraibile integralmente. Insomma, un sistema "win win win win".

Ma i pubblici esercizi si lamentano perchè il rimborso è inferiore al valore facciale del buono...

«Il valore facciale è quello a disposizione del lavoratore, il rimborso al pubblico esercente è concordato nel contratto di convenzione con la società emittente».

Un emendamento all' ultima legge di stabilità riguardava i buoni pasto. Cosa prevede e da quando è entrato in vigore?

«Dopo 17 anni di immobilità del valore detassato (un periodo talmente lungo da averlo reso decisamente "fuori mercato"), dal 1° luglio 2015 è stato esteso a 7 euro il vantaggio fiscale dei buoni pasto, sebbene solo se in forma elettronica (concretamente si tratta di badge nei quali sono caricati i buoni pasto consegnati al lavoratore)».

I buoni pasto elettronici saranno più facilmente tracciabili; in questo modo non si lede il diritto alla privacy degli utenti?

«Non vi è alcuna norma che richieda ai datori di lavoro o alle società emittenti di tracciare i buoni pasto. D' altra parte questi sono facilmente tracciabili anche quando cartacei, se letti digitalmente (si pensi al passaggio del codice a barre nelle casse evolute). In questo senso, quindi, con la nuova norma non è cambiato nulla. Non vi è alcun soggetto della filiera che legge impropriamente i dati o viola la giusta privacy dei lavoratori».

Qual è l' attuale diffusione in Italia e in Europa? 

«In Italia attualmente i buoni pasto elettronici sono circa il 20% del totale. Ma è una quota che cresce rapidamente (a tutto vantaggio in primis dei lavoratori, che hanno più valore da spendere) e in un paio di anni i buoni elettronici potrebbero essere la metà del totale dei buoni in circolazione. Siamo ancora a cifre inferiori a quelle che si vedono nel resto d' Europa, ma, appunto, in crescita. In questa prima fase i lavoratori con ticket elettronico che lamentano la mancata accettazione dei buoni possono segnalarlo al proprio datore di lavoro che chiederà alla società emittente di impegnarsi a convenzionare altri esercizi».

Perché il governo sta spingendo per la loro diffusione?

«Il supporto elettronico è indubbiamente un fattore di modernizzazione e ordine del mercato e permette la digitalizzazione della rete degli esercenti, la velocità dei rimborsi e la protezione dalla falsificazione dei buoni».

Esiste un unico Pos per tutti i ticket elettronici?

«I Pos più frequentemente usati sono gli stessi con i quali i publici esercenti leggono le carte di credito. In questo modo si finisce con avere un unico Pos. Ma è possibile che l' esercente, in particolare chi non accetta le carte di credito, possegga diversi Pos a seconda dei ticket elettronici accettati. Gli operatori del mercato, però, si sono già mossi in direzione di uno standard unico che superi il problema dell' incremento dei Pos in uso».

I pubblici esercizi hanno delle agevolazioni per dotarsi dei dispositivi necessari a ricevere i pagamenti?

«Non vi sono agevolazioni governative, ma iniziative messe in campo dalle società emittenti (spesso in questo sollecitate dalle aziende) perché il mercato tenda a digitalizzarsi. Vi sono certamente agevolazioni indirette in termini di velocità del rimborso del buono ricevuto e maggiore valore dei buoni incassati».

Dove posso utilizzare i buoni pasto elettronici? Solo al bar e nei ristoranti o anche nei supermercati e negli altri pubblici esercizi, ad esempio dal panettiere?

«I buoni pasto elettronici, come quelli cartacei, possono essere spesi in pubblici esercizi (bar, ristoranti, self-service ecc...), gastronomie, rosticcerie e supermercati se convenzionati con le società emittenti. In generale, si deve trattare di esercizi in grado di fornire cibi pronti per il consumo o cibo fresco».

È vero che si potrà spendere solo un buono pasto al giorno?

«Anche su questo la normativa non è cambiata. È certamente vero che il datore di lavoro può distribuire solo un buono pasto per giorno lavorato. Può invece capitare che il lavoratore ne utilizzi più di uno quando il valore del pasto è superiore al valore del buono in possesso».

È vero che sarà possibile spendere i buoni elettronici solo a pranzo? C' è il limite temporale delle 20?

«Non vi è stato alcun intervento normativo in questo senso, quindi la normativa rimane la stessa e sul punto non pone una fascia temporale di utilizzo, bensì prevede che il buono sia utilizzato durante la giornata lavorativa, anche se domenicale o festiva, anche qualora l' orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto».

I buoni pasto elettronici hanno ancora una scadenza o potranno essere spesi senza limiti temporali?

«Così come i buoni pasto cartacei, anche quelli elettronici hanno una scadenza, di cui è informato il lavoratore (e che, solitamente, è piuttosto ampia)».

Pensioni, lunedì i soldi: di quanto sarà il rimborso

Inps, arrivano i rimborsi delle pensioni: di quanto sarà l'assegno




Lunedì 3 agosto i pensionati con un reddito inferiore a 1.500 euro percepiranno 796,27 euro di arretrati. Arriva così il risarcimento dopo la bocciatura della Corte Costituzionale del mancato adeguamento degli assegni scattato nel 2012 e deciso dal governo Monti. Lo spiega, a titolo esemplificativo, la circolare con cui l’Inps che fornisce le istruzioni applicative del decreto pensioni, con cui il governo ha definito l’entità delle rivalutazioni degli assegni superiori a tre volte il minimo.

Gli assegni  - L’una tantum comprende 210,6 euro di arretrati relativi al 2012, 447,2 euro per il 2013, 89,96 per il 2014 e 48,51 per il 2015. A partire dal 2016, l’assegno mensile percepito dal pensionato sarà di 1.541,75 euro. Più in generale, per gli anni 2012-2013 viene riconosciuta una rivalutazione del 40% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo Inps e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo, del 20% per i trattamenti superiori a quattro volte il minimo e pari o inferiori a cinque volte e del 10% per quelli superiori a cinque volte il minimo e pari o inferiori a sei volte il minimo. La rivalutazione non è riconosciuta per i trattamenti superiori a sei volte, vale a dire circa 3.000 euro lordi mensili.   

Gli anni 2015 e 2015 - Per il 2014 e per il 2015 la rivalutazione è pari al 20% dell’aumento ottenuto per ogni fascia di reddito nel biennio 2012-2013. Per il 2016, la rivalutazione è pari al 50% dell’aumento ottenuto per ogni fascia di reddito nel biennio 2012-2013. Alla ricostituzione dei trattamenti pensionistici si provvede d’ufficio.

Gli arretrati - Le somme arretrate, spiega ancora l’Inps, devono essere assoggettate ad Irpef con il regime della tassazione separata, con esclusione delle somme maturate successivamente al 31 dicembre 2014, assoggettate, invece, a tassazione ordinaria. I rimborsi per le pensioni comprese tra le tre e le sei volte il minimo sono dovuti anche nel caso in cui il titolare del trattamento sia nel frattempo deceduto.

Gli eredi - Gli eredi però dovranno presentare una domanda, spiega una circolare dell’Inps. "Il calcolo delle differenze spettanti verrà effettuato anche per le pensioni che al momento della lavorazione risulteranno eliminate", si legge nel testo. "Il pagamento delle spettanze agli aventi titolo sarà effettuato a domanda nei limiti della rescizione.  Con il decreto 65 del 2015 approvato dal Parlamento non si è attuata la sentenza dell’Alta Corte che ha dichiarato incostituzionale il blocco della perequazione delle pensioni introdotto dal Governo Monti", sottolinea Domenico Proietti, segretario confederale della Uil e Romano Bellissima, segretario generale della Uil pensionati. Secondo i calcoli del sindacato la percentuale di rimborsi che arriverà ai pensionati sarà tra il 10,82 e il 37,27% del dovuto, a seconda dell’ammontare delle pensioni. "È una grandissima ingiustizia - affermano Proietti e Bellissima - contro la quale la Uil e la Uil Pensionati si sono battute e continueranno a battersi. Si sono privati milioni di pensionati di risorse legittime che potevano utilmente sostenerela ripresa dei consumi e aiutare i primi segnali di ripresa dell’economia italiana".

sabato 1 agosto 2015

"Famelici di mazzette, mai pagato tanto" Chi è l'uomo che sputtana (tutto) il Pd

Salvatore Buzzi: "I politici del Pd di Roma e Lazio? Famelici, mai pagato così tanto"




Trema il Pd di Roma e del Lazio per le ultime rivelazioni di Salvatore Buzzi a giudici nell'ambito dell'inchiesta Mafia capitale. Il numero uno della Coop 29 giugno ha tirato fuori dal cilindro una lista di nomi e cognomi delle giunte del Comune della capitale e della Regione Lazio, cui avrebbe corrisposto in passato tangenti per ottenere appalti. Quello che viene fuori è un teatro dell'avidità: "Mai pagato tanto, politici famelici" ha affermato Buzzi al gip.

Accusati - Sotto accusa dunque la giunta di Roma e quella Regione guidata dall'allora presidente Nicola Zingaretti. Quello confessato da Salvatore Buzzi è un mercato parallelo, una continuo affluire di soldi nelle tasche dei politici per poter ottenere appalti di ogni tipo; manutenzione del verde, raccolta rifiuti, gestione immigrati, assistenza anziani e minori, pulizia delle strade: per ogni appalto preso, Buzzi caccia dal 3 al 5% delle cifre.

Le mazzette - Per il Palazzo della provincia all'Eur, comprato da Zingaretti quando era ancora in costruzione, intascarono soldi il capo di gabinetto Maurizio Venafro, il segretario generale Antonio Calicchia e Peppe Cionci; quest'ultimo è un imprenditore che si è occupato di finanziare le campagne elettorali di Zingaretti e Marino. Soldi anche per vincere la gara per il riscaldamento e l'energia negli ospedali del Lazio: un miliardo e 250 milioni divisi fra maggioranza e opposizione col capogruppo Pdl Luca Gramazio a orchestrare il tutto. Tangenti anche per l'assegnazione da 100milioni del centro unico delle prenotazioni, e qui saltano fuori nomi del Comune di Roma, famelici secondo Buzzi. Ventiduemila euro a Francesco D'Ausilio del Pd, e mazzetta anche all'ex presidente del consiglio comunale Coratti: "Il cda Ama (società di smaltimento rifiuti, ndr) è roba nostra, ci devi pagare" avrebbero detto a Salvatore Buzzi.

Ogni mese - E poi ancora da verificare ci sono le cifre date da Buzzi, mille euro al mese a Figurelli, 2.5mila a un ingegnere dell'ente Eur, 26mila a Tassone per le potature a Ostia e 6mila per le spiagge, 10mila per la pulizia degli autobus al membro del cda Atac (trasporti pubblici) e in direzione regionale del Pd Andrea Carlini. L'ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi avrebbe ricevuto quasi un milione di euro in tre anni, e avrebbe tolto un appalto già assegnato a Buzzi per la manutenzione dei cimiteri, dopo che l'imprenditore si era ribellato al finanziamento della Fondazione Nuova Italia di Alemanno. Ci si potrebbe coprire l'intera Roma con i nomi che muovevano (muovono?) Mafia capitale. E Salvatore Buzzi ha aperto un altro capitolo.

IL FISCO CI UMILIA La guida per i contribuenti: "Con noi devi parlare così"

L'Agenzia delle Entrate suggerisce ai contribuenti le frasi con cui rivolgersi al Fisco: il bon ton delle tasse




L'educazione prima di tutto. Prima anche della furia che possono scatenare le cartelle esattoriali che il Fisco vi spedisce a casa. L'Agenzia delle entrate ha infatti diffuso un comunicato stampa in cui suggerisce al contribuente in che modo rivolgersi al tanto odiato (questo però non lo dicono) Fisco. La questione è ripresa da un articolo de Il Giornale a firma di Camilla Conti. In particolare viene descritto il corretto e rispettoso modo in cui è "auspicabile" rispondere, entro settembre, alle richieste di chiarimento avanzate dagli sceriffi delle tasse in merito al Modello unico 2013 (sui redditi del 2012).

In caso di errore - E per educare i tartassati, l'Agenzia prende a modello la risposta reale fornita da un contribuente assai educato. Viene, nello specifico, suggerita una risposta da usare che sia "semplice e immediata, fuori da qualsiasi formalità, e per questo in linea con la nuova stagione di dialogo inaugurata dall'Agenzia delle entrate". Ovvero, dopo i chiarimenti che è necessario offrire in merito a discrepanze ravvisate dal Fisco fra reddito dichiarato e 770, bisognerebbe aggiungere una frase del tipo: "Spero davvero che il rapporto di collaborazione tra Fisco e contribuenti possa sempre più migliorare, come auspicato dalla Vostra comunicazione e come, devo ammettere, la segnalazione ricevuta dimostra". Roba da Pyongyang, insomma.

In caso di "rettifica" - Se al contrario la dichiarazione non presenta errori, il Fisco prende a modello la risposta di un secondo contribuente. Di seguito, la miglior via per far notare il non-errore: "Si ritiene che i compensi percepiti sono stati correttamente dichiarati e che nessuna correzione deve essere effettuata". Quello che non bisogna mai dimenticare, va da sé, è di porgere distinti saluti "nell'esprimere il proprio apprezzamento per il tenore della comunicazione inviata dall'Agenzia che si ispira alla collaborazione e alla fiducia verso il contribuente". Ricordate quando alle scuole elementari la maestra individuava il primo della classe e diceva a tutti gli altri "dovete fare come lui"? Ecco, in buona sostanza oggi il Fisco fa la stessa cosa, individuando il più mansueto dei tartassati ed elevandolo ad esempio assoluto. E se per caso a voi fosse venuta in mente qualche parolaccia, qualche verboso anatema da rivolgere (per lettera) all'Agenzia delle Entrate, redimetevi: in ginocchio, sui ceci.