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giovedì 27 aprile 2017

"Suo padre donava sperma" Bossetti, la clamorosa svolta e un tragico sospetto. Ora...

Bossetti, il sospetto sul fratellastro: il padre donava sperma, chi è Ignoto 1?



Il caso-Bossetti sembra non finire mai. Già, perché ora, scodellata dal settimanale Oggi, arriva un'ultima clamorosa novità. Il celeberrimo Ignoto 1 e Massimo Bossetti potrebbero non essere la stessa persona. E Ignoto 1, per chi non lo ricordasse, è stato sempre identificato come il colpevole dell'omicidio di Yara Gambirasio, e dunque è stato identificato con Massimo Bossetti.

Il punto è che Ester Arzuffi è certamente la madre di Bossetti, poiché "la scienza non sbaglia", come ammette la stessa interessata. Ma forse non è la madre di Ignoto 1, ossia l'uomo che ha lasciato il suo Dna sugli slip di Yara. Questa è la rivelazione, potenzialmente clamorosa, che faranno davanti ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Brescia il prossimo 30 giugno i difensori di Bossetti per giustificare la richiesta di una nuova superperizia sugli indumenti di Yara. Superperizia che, ad oggi, è sempre stata negata e che, ora, potrebbe ribaltare il caso.

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E ancora, a rendere il quadro ancor più complesso, c'è il fatto che dalla prima perizia era emerso un "Dna monco", poiché privo della parte mitocondriale, ovvero quella che viene trasmessa in linea materna. Sempre Oggi rivela anche un'intercettazione del 2012 tra la vedova e la figlia di Giuseppe Guerinoni, nella quale la donna confida alla figlia un tradimento dell'uomo ("Mi disse: Laura, scusami, ho fatto lo scemo") e la figlia Daniela sembra essere a conoscenza del fatto che il padre donava sperma a pagamento per delle inseminazioni artificiali. E infatti, due mesi fa in un'intervista su La7, Ester Arzuffi affermò di sospettare che il figlio Massimo e la gemella Laura Letizia possano essere frutto di una inseminazione artificiale. Gli "Ignoto 1" in giro, dunque, potrebbero essere parecchi. Una clamorosa possibilità di salvezza per Bossetti.

Paragone demolisce Macron "Chi c'è dietro al candidato": una (terrificante) verità

Macron, Gianluigi Paragone: "Sarà un presidente teleguidato dall'alta finanza"


di Gianluigi Paragone



Macron, il candidato moderno. Il presidente in pectore che andrà oltre i partiti tradizionali. Il giovane euro entusiasta. Riformista, solidarista, liberista e, visto che ci siamo, anche liberal quanto basta da sposare una donna più grande di lui di parecchi anni. Macron, il candidato a taglia unica, che va bene sia ai radical chic della sinistra francese che ai moderati che guardarono a Sarkozy con fiducia. Macron, il banchiere di Rothschild, l’amico dell’Europa e nemico dei nazionalismi.

Quante cose è questo Macron, la faccia pulita che un pezzo di Francia ha scelto per andare al ballottaggio contro la pericolosa xenofoba Marine Le Pen, che - per quanto ridimensionta - alla sfida a due è riuscita ad andarci. Macron è sostanzialmente tutto e nulla, come si addice ai leader moderni: non è importante avere l’esperienza per guidare un Paese, basta avere la rete di relazioni che contano. E lui ce l’ha. Ecco perché di tutte le definizioni con cui l’hanno descritto ne manca una, assai maliziosa, che tuttavia le contiene tutte: Macron, il presidente duttile, teleguidabile. Un altro presidente perfetto per quel sistema GangBank che racconto nel mio libro appena uscito sul perverso intreccio tra finanza e politica. Un altro di quei signori che entreranno e usciranno dalle banche d’affari: Rothschild, Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley e compagnia bella.

«Farò da argine ai nazionalismi - ha commentato - Hanno perso i partiti tradizionali». È vero, hanno perso i partiti tradizionali, ha vinto la finanza speculativa. Ma ovviamente in questo clima di melassa non suona strano a nessuno se i partiti tradizionali stiano perdendo dappertutto, sostituiti da contenitori a taglia unica, unisex guidati da giovani rottamatori. Nell’Europa del neoliberismo i partiti tradizionali sono ferri vecchi, pezzi di antiquariato perché antiquato è il mondo cui si riferivano. Se il lavoro è disarticolato, non ha senso un partito socialista. Se le piccole imprese affogano nella tempesta della globalizzazione finanziaria, nemmeno un partito liberale serve. Così come è fuorimoda un partito repubblicano senza una Repubblica sovrana.Nella politica moderna financo la Costituzione diventa un impiccio. Una costituzione che parli di lavoro e di impresa, di diritti e di Stato, non può essere la carta fondamentale per mancanza dell’oggetto in questione. Macron è il campione di una modernità costruita in laboratorio per distruggere gli Stati.

In Francia il sistema GangBank non poteva perdere: sarebbe stata la fine. Ora le paure sono finite: in Italia, la legge elettorale è funzionale all’eurismo distruttivo. La propaganda farà il resto: come potete fidarvi della Le Pen? Come potete mandare al governo i Cinquestelle o Salvini? Come pensate di uscire dall’euro? Non solo seminano il panico ma colpevolizzano pure la vittima: avete vissuto sopra le vostre possibilità! Adesso, state buoni.

La finanza che ci fa la morale è la stessa che ha truccato la partita, che ha creato le condizioni delle bolle e poi delle crisi. GangBank ha trasformato i cittadini in consumatori per lasciarli nudi di fronte al loro indebitamento.

Macron ha chiamato il suo movimento «En Marche!» ma dietro di lui non c’è il quarto stato. Però ha vinto, ha superato il modello dei partiti, e questo basta per mettere tutti all’angolo. È la vittoria del ragazzo con la faccia pulita, il candidato che rassicura, è la sintesi di tutti i buoni principi. È il Battista del leader globale che verrà, Mark Zuckerberg, quel Gesù della Silicon Valley mandato dal dio moderno. Quando lo chiameremo presidente, il buonismo diventerà atto di fede e allora bye bye opposizione e diritto di critica. Bastano loro, i buoni per definizione.

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Le 24 ore in cui è iniziata la guerra mondiale Cosa ci hanno nascosto: verso la catastrofe

Le 24 ore in cui hanno già fatto la guerra mondiale. Cosa ci hanno nascosto..



Sottomarini nucleari, portaerei, cacciabombardieri, hacker, riunioni eccezionali, minacce. Nel silenzio dei grandi media nel giro di 24 ore il mondo è precipitato nella guerra "calda". Protagonisti: Usa, Corea del Nord, Russia. E il conflitto si giocherà anche sul terreno e i cieli d'Europa. 

Per capire la gravità della situazione, sottolineava Repubblica, basta pensare all'iniziativa del presidente americano Donald Trump che ha convocato alla Casa Bianca, evento eccezionale, i 100 senatori democratici e repubblicani per affrontare la questione coreana. Poche ore prima, il Pentagono aveva inviato a Busan, in Corea del Sud, la devastante Uss Michigan, sottomarino macchina da guerra vera e propria piattaforma missilistica con 154 missili Tomahawk a bordo. Un deterrente contro eventuali altre provocazioni (nucleari) del dittatore nordcoreano Kim Jong-un che però, è il timore di molti analisti, potrebbe paradossalmente alzare la tensione nell'area.

C'è però un'altra aerea a incredibile densità militare che nelle ultime ore ha fatto registrare movimenti a dir poco inquietanti. È l'Estonia, dove una squadriglia di cacciabombardieri F-35 americani è atterrata a sorpresa per esercitazioni a due passi dal confine con la Russia. "Forse per dimostrare che sono veramente invisibili?", domanda Rampini su Repubblica. Contemporaneamente, il battaglione Nato schierato in Polonia ha cominciato le esercitazioni nel poligono di Orzysz, a un tiro di schioppo dal confine bielorusso. In campo ci sono 1.000 soldati Usa, britannici e romeni, che si aggiungono ai 1.200 soldati tra inglesi, francesi, canadesi e italiani già presenti.

La risposta della Russia a questi "schiaffi in faccia"? Il progetto per costruire la "più grande portaerei mai costruita, lunga tre campi da calcio" (secondo il Daily Mail il prezzo previsto, astronomico, è 20 miliardi di euro) è una parte del contrattacco. Gli hacker russi che starebbero per prendere di mira il candidato francese Macron (per favorire Marine Le Pen, dichiaratamente filo-Putin), una preoccupazione comune a tutte le cancellerie europee impegnate a respingere l'assalto populista. Anche per questo la Nato sta conducendo, proprio in queste ore e sempre in Estonia, la più grande esercitazione di cyber-guerra mai condotta. A Locked Shields ("scudi sigillati") partecipano 800 specialisti di 25 nazioni. Obiettivo: bloccare i pirati informatici che possono "bombardare" la politica occidentale. E la chiamano Guerra Fredda... 


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Primarie Pd, l'unico confronto tv Il pagellone: chi è uscito asfaltato Occhio: Renzi ha un grosso guaio

Primarie Pd, l'unico confronto tv tra Renzi, Orlando ed Emiliano: chi ha vinto



Come sparare sulla Croce Rossa. Matteo Renzi domina il primo e unico confronto a tre in tv su SkyTg24 contro Andrea Orlando e Michele Emiliano, gli altri due candidati alle Primarie per la segreteria del Pd. L'appuntamento con il voto è per domenica 30 aprile, ma il verdetto (anche nei sondaggi) appare già scritto. Di sicuro, in televisione l'ex premier asfalta i rivali.

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"Mi aspetto di avere il 50% più uno. L'affluenza è una incognita. Tutto ciò che ha la cifra di un milione davanti va bene...", esordisce Renzi. La prima domanda è tutta interna al mondo Pd, quindi piuttosto noiosa. Come la risposta di Emiliano, che spreca i suoi secondi lamentandosi del fatto che le primarie siano state indette in fretta e furia con voto in occasione del ponte del Primo maggio. Il tema è logoro, l'arma dialettica piuttosto spuntata. Certo, il governatore pugliese è un po' più efficacie rispetto a Orlando. Entrambi criticano Renzi per quanto non fatto al governo, ma perlomeno Emiliano non aveva incarichi nell'esecutivo a differenza di Orlando, che ha poi il difetto di essere sempre troppo sotto-traccia. Si gioca malissimo la carta della telefonata del Papa ("L'unica cosa che mi ha chiesto è stato pensare ai detenuti") e in una parola il suo rischio è di diventare "invisibile". Emiliano è più polemico, un po' più aggressivo, ma con argomenti triti come quando contesta il bonus 80 euro, rintuzzato da Renzi ("Non è una mancia, è redistribuzione di reddito. Se non lo capisci, caro Emiliano, significa  che non capisci come vive chi guadagna 1.000 euro al mese"). Se si dovesse fare un pagellone, Renzi vincerebbe con un comodo 7 (senza strafare, senza stupire), Emiliano strapperebbe un 5 per l'impegno, Orlando un 4 assai deludente. Il clima soporifero e l'assenza di avversari credibili oggi favorisce lo studente più brillante (del Pd) ma occhio, perché usciti dalla classe potrebbe non bastare.

mercoledì 26 aprile 2017

Gli immigrati coprono Cristo di escrementi L'orrore in Liguria: ecco il loro water / Foto

Ventimiglia, gli immigrati usano la testa di Cristo come water: la denuncia....


di Giuseppe Barbera



Aggirandosi tra i bivacchi trasformati in discarica sul greto del Roja, fiume che prima di passare in territorio francese scorre nei pressi di Ventimiglia, l’assessore ligure all’Agricoltura Stefano Mai, assieme ad altri amici, ha intravisto anche la testa in marmo di un Cristo. Si è avvicinato, notando come su quella scultura sacra i migranti avessero fatto i loro bisogni corporali. La provenienza è sconosciuta: potrebbe essere stata prelevata dal vicino cimitero di Roverino, magari da profughi in arrivo da Sudan, Mali e Somalia. E non è dato sapere se si tratti di un gesto consapevolmente sacrilego. Certo però che ben esemplifica la situazione di degrado in cui vesra quest’area di confine, dove gli stessi migranti transitano nella speranza di passare il confine.

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E sono proprio clandestini, probabilmente rispediti indietro dalla “gendarmerie”, che allestiscono questi accampamenti improvvisati. Una terra di nessuno in cui si trova di tutto: indumenti, stracci, bottiglie, taniche di plastica, resti di cibo consumato ora diventato manna per topi. Proprio sulle sponde del Roja, domenica scorsa, è stata trovata anche una capretta in stato di decomposizione. A fare la scoperta è stato un residente di Ventimiglia, che aveva deciso di fare due passi con il proprio cane, a fianco del corso d’acqua. Il cagnolino a fiutare la carcassa dell’animale, morto chissà da quanto tempo: era accanto a uno dei tanti giacigli di fortuna allestiti dai migranti arrivati in frontiera, dopo essere sbarcati al Sud, in attesa di poter espatriare non appena le maglie dei minuziosi controlli della polizia francese si allargheranno.

Perché chi ha deciso di non essere ospitato nel parco Roja, attrezzato con moduli abitativi poi assegnati ai richiedenti asilo e controllato dalla forze dell’ordine, vive e dorme direttamente sulle sponde del fiume. Perché lì si prepara per oltrepassare il confime, tentandole tutte: c’è chi si nasconde nei bagagliai delle auto di privati cittadini o nei cassoni dei furgoni che trasportano i fiori della Riviera in Costa Azzurra; chi cammina lungo i binari della ferrovia; chi attraversa i sentieri a picco sul mare . Senza dimenticare chi si incammina lungo la “via della morte” sulle alture impervie della città e da qui raggiunge l’autostrada, e chi addirittura cerca di salire sui tetti dei treni lasciandoci la pelle - come è già successo nelle settimane scorse.

I migranti che dormono lungo il Roja vivono dunque in totale regime di clandestinità. Lo denunciano anche i residenti del vicino paese di Roverino, che chiedono più controlli e protezione. «Restano qui per entrare più facilmente in contatto con i passeur, che quasi quotidianamente orbitano in quell’area o nei pressi della stazione per poi prelevarli e accompagnarli al di là del confine». D’altronde Ventimiglia da molto tempo vive una situazione di emergenza senza fine. E quei giacigli indegni e la sporcizia arrecano danni all’immagine e all’economia di una città che vive di turismo. «Sì - sottolinea con forza Simone Piccolo, presidente cittadino della Confcommercio - negli ultimi anni, anche per via della crisi, abbiamo subito una drastica riduzione del numero di turisti che trascorrono le vacanze al mare, numerose imprese sono state costrette a chiudere perché la città ormai è in balia dei migranti. Gli accampamenti sotto i cavalcavia a Ventimiglia non rappresentano certo un bel biglietto da visita per i turisti che in questi giorni soggiornano in Riviera. Con la stagione balneare alle porte temiamo ulteriori contraccolpi».

Corea, l'allarme dell'ex super-generale a Trump "Vuoi attaccare? Ecco perchè sarà una carneficina"

L'ex generale David Petraeus: "In Corea del Nord rischio carneficina"



Era uno degli uomini più potenti del mondo; capo delle truppe americane in Afghanistan e Medio Oriente, poi capo delle forze armate Usa, infine direttore della Cia. Poi, però, David Petraeus, è caduto da un giorno con l'altro. Aveva un'amante, alla quale aveva imprudentemente rivelato alcuni segreti della sicurezza nazionale. Fu costretto a dimettersi e per un soffio evitò il carcere.

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Oggi, a 64 anni, "il generale" fa il consulente in una prestigiosa società di investitori privati e istituzionali di Manhattan, la Kkr. E in una intervista a "Repubblica" spiega il suo punto di vista su questi primi tre mesi di politica estera e militare targati Donald Trump. Ovvio che, al di là della Siria (i 59 missili lanciati qualche settimana fa) e l'Afghanistan (sganciata la "madre di tutte le bombe"), il teatro più importante e pericoloso sia quello della Corea del Nord: "L'opzione dell'attacco militare resta sul tavolo - spiega Petraeus - ma se si pensa a che tipo di intervento servirebbe per eliminare il programma nucleare, le possibili difese aeree e i missili di Pyongyang, si ha il senso delle potenziali perdite di vite umane. E' una prospettiva triste, ma lo è altrettanto quella di un uomo instabile che sarà con ogni probabilità in grado di colpire Los Angeles o San Francisco con una testata nucleare entro la fine di questo mandato presidenziale. Per questo - prosegue il generale - io ritengo che la mossa decisiva sia quella di convincere la Cina a tagliare il cordone ombelicale con la Corea del Nord".

L’epidemia fuori controllo negli Stati Uniti d’America (di Francesco Pellegrino)

L’epidemia fuori controllo negli Stati Uniti d’America


di Francesco Pellegrino
per il Notiziario sul web


Dott. Francesco Pellegrino

Gli Stati Uniti d’America hanno da decenni consolidato lo status quo di essere il lembo di terra dove avvengano prima gli eventi che registreremo successivamente in ogni altra parte del mondo.

Il New York Times intitola con l’esplosione di una epidemia fuori controllo negli USA, che costa in modo inusitato ma soprattutto colpisce in modo trasversale l’universo dei pazienti americani, generando una nuova categoria di pazienti ovvero coloro i quali non aderiscono al trattamento prescrittogli in malattie soprattutto croniche e ad alto costo socio sanitario.

La tragedia è che questa epidemia sarebbe prevenibile nella quasi totalità essendo generata da ignoranza , incapacità comunicativa, cambiata considerazione per le terapie prescritte e scarso senso di partecipazione alla gestione di fragilità sanitarie.

Questa epidemia potrebbe riflettere il profondo cambiamento che sta colpendo la popolazione mondiale, gli stakeholder istituzionali e soprattutto i gestori sanitari, imponendoci una profonda riflessione sulle scelte future.

Assunto che la salute umana è uno dei massimi mandati di ogni società umana democraticamente organizzata, poichè solo in una società in cui si viva bene è presupponibile un progresso armonico e fisiologico, la centralità dell’organizzazione sanitaria, primariamente per gli effetti prodotti e secondariamente per i costi di gestione correlati debba richiedere attenzione ed etica.

Una sanità che investe nella produzione di salute è necessariamente obbligata a verificare continuamente il proprio funzionamento ottimale, interpretando il cambiamento ma soprattutto consolidando quanto conquistato e reso fruibile da chi necessita.

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Le proiezioni sul futuro e sulle opportunità da cogliere ci vedono impegnati in un grande cambiamento culturale e di bilanciamento della spesa sanitaria, rendendoci obbligatorio la taratura dei costi consolidati, trasformandoli da costi di acquisite innovazioni e conquiste in costi di ridotto rilievo senza banalizzarne il valore sanitario e terapeutico.

Probabilmente è in questa ottica che negli Stati Uniti d’America registrano questo fallimento di adesione nei trattamenti da parte dei pazienti. Le ragioni riportate qualche mese fa in una review sugli Annals of Internal Medicine sono da ricondurre ad una mancata percezione adeguata della malattia e del valore terapeutico del trattamento prescritto, imponendoci la valutazione critica della corretta esecuzione del proprio mandato degli operatori sanitari nello spiegare, verificarne la comprensione stessa ed eventualmente ascoltarne le critiche e le perplessità espresse, non solo negli interessi dei pazienti stessi ma anche per cogliere eventuali cambiamenti nella percezione stessa della salute, dei processi gestionali e dei trattamenti stessi.

Infatti se la review americana registra fino al 50%  la percentuale della tendenza a non dar seguito corretto alla prescrizione del medico nelle malattie croniche, staremmo investendo risorse in modo errato sottraendole a processi virtuosi. Generando discontrollo di rischi sanitari e malattie, infatti, curiamo male il necessario e non deleghiamo risorse ad altre necessità.

Questa catastrofe santaria riconosce quindi vari attori che eseguono in modo migliorabile il proprio mandato ma soprattutto sta mancando il mandato di sostenere l’evoluzione terapeutica che cresce nei costi.

Infatti la mancanza di fornire indicazioni, chiarire l’importanza degli obiettivi e dei progetti di salute di ogni singolo utente, genera la mancata adesione cui si aggiunge in modo catastrofico il levitare del costo delle terapie a disposizione edin arrivo in una realtà mondiale di crisi economica.

Oggi giorno, infatti, la considerazione delle terapie farmaceutiche da parte dei pazienti tende per la prima volta nella storia moderna ad una percezione negativa, come registrato da una indagine della Kaiser Family Foundation, in cui si ritiene da parte del 73% degli intervistato che le Big Pharma Companies facciano troppo profitto sui farmaci messi in commercio.

Sono effetti che stanno generando movimenti culturali sanitari miscredenti inofferte sanitarie comunitarie cui rivolgono critiche legittime o meno che possono minare profondamente il vivere sanitario comunitario, anche per assenza di adeguate prese di posizione di confronto da parte dei gestori pubblici.

Recentemente in Italia come nella comunità europea sono state discusse la validità delle vaccinazioni e la congruità dei costi terapeutici dei trattamenti per l’epatite C.

Quindi quale soluzione proporre o quantomeno formulare in uno scenario così complesso ed in rapida evoluzione, dove un terzo dei pazienti americani trapiantati di rene non prende i farmaci anti rigetto oppure che ha avuto un infarto non assume regolarmente farmaci per il rischio ipertensivo?

Rifondare la sanità pubblica senza postulare meraviglie di offerte private od assicurative!

Infatti semplici manovre del serrare i ranghi nella esecuzione adeguata, corretta ed etica del proprio dovere metterebbero subito in una applicazione empatica del benessere sanitario generando un cambiamento deflagrante di benessere salutistico e finanziario.

Le malpractices introdotte dagli anglosassoni non appartengono alla tradizione mediterranea del farsi carico della fragilità altrui, generando quel benessere di comunità che rende la vita densa di significato assoluto e di benessere di Comunità.

Noi non partiamo da un esagerato ottimismo sulla natura dell’uomo: noi crediamo alla sua imperfezione, sappiamo della sua corruttela originaria.

Dott. Francesco Pellegrino
Via G.A. Acquaviva, 39, 81100 Caserta.
E_mail: frankpiglrim@gmail.com
Cell: 348.8910362