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sabato 17 dicembre 2016

Omicidio Yara, c'è un nuovo testimone Cosa ha visto la notte della scomparsa

Yara Gambirasio, spunta nuovo testimone "Ho visto Yara quella sera"



Sul caso Yara Gambirasio spunta una nuova testimonianza: la guardia giurata Mario Torraco ha svelato a Oggi che la sera della scomparsa della ragazza, vicino alla casa della tredicenne, aveva visto un uomo sollevare una ragazza che gridava. Un urlo di aiuto, zittito subito da un'imperante "stai zitta", ora il supertestimone ha la coscienza divorata dai sensi di colpa: "È passato tanto tempo, ma quando ripenso a quella sera mi viene ancora la pelle d’oca. E il dubbio mi divora. Sarà un rimorso che mi tormenterà per il resto della mia vita. Quell'uomo, alto e atletico, che ho visto sollevare, stringendola a sé, una ragazza vestita con un giubbetto scuro, poteva essere l’aggressore di Yara".

La guardia giurata aveva pensato ad un banale litigio tra fidanzati, poi quando aveva sentito della scomparsa e del successivo ritrovamento del corpo di Yara si era insospettito. Aveva raccontato subito quanto aveva visto quella tragica notte agli inquirenti, ma non era stato ritenuto attendibile, sospettando che il suo ricordo in realtà si riferisse ad un'altra sera. Un altro tassello torna al suo posto: chissà se la testimonianza cambierà le sorti di Massimo Bossetti che sta scontando la pena del suo omicidio, nonostante si continui a professare innocente.

"Bisogna fare posto ai migranti" Italiani cacciati dai letti dell'ospedale

"Bisogna fare posto ai migranti". Italiani cacciati dai letti dell'ospedale


di Tiziana Lapelosa



Malati sardi, restatevene a casa. E pure voi, che siete ricoverati, prendete le vostre cose e tornatevene nei vostri, di letti. Arrivano i migranti. Negli ospedali bisogna fare spazio, bisogna lasciare i posti liberi. Per essere pronti all'emergenza. Questo il senso della circolare che lo scorso 13 dicembre è stata inviata ai direttori del San Giovanni di Dio e del Policlinico «Casula» di Monserrato dal direttore medico dei presidi ospedalieri di Cagliari, Giuseppe Ortu. Oggetto: "Bloccare ricoveri programmati e dismissione pazienti dismissibili". Testo: «In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi si invitano le SS.LL. a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l'eventuale emergenza».

Lo sbarco di riferimento è quello dello scorso 13 dicembre. A bordo della nave "Diciotti" sono arrivati 858 migranti, per la stragrande maggioranza uomini a fronte di 40 persone tra donne e minori, oltre a sei cadaveri di donne. I clandestini erano sui gommoni al largo delle coste della Libia e sono stati messi in salvo grazie a diverse operazioni. Presi e portati in Sardegna, Italia. Dove i medici sono stati invitati a "sfrattare" i malati sardi in attesa di ricoverare, al bisogno, quelli africani. Mors tua vita mea. I pazienti di serie b, magari da mesi in attesa di un esame diagnostico o di visite specialistiche per le quali oramai si è abituati ad attendere dei mesi, devono farsi da parte in nome dell'accoglienza.

L'iniziativa ha mandato su tutte le furie Mauro Pili (Unidos), oggi deputato del Gruppo Misto, in passato esponente del Pdl ed ex presidente della Regione Sardegna. Lui proprio non ci sta. Si tratta di una decisione «imposta dall'assessorato regionale tra la follia e la totale spregiudicatezza di una Regione allo sbando che arriva a pianificare lo sfollamento degli ospedali», ha fatto sapere dopo aver pubblicato la circolare sui social con la premessa «quello che non si deve sapere». E sbotta: se uno è ricoverato lo è per un motivo, altrimenti non lo sarebbe.

Mica in ospedale ci si sta per perdere tempo... Quindi? «Non ci sono commenti - dice, - e nemmeno troppe interpretazioni. È una gestione scandalosa, un atto che rasenta la follia». In una regione al collasso dal punto di vista dell'accoglienza, al punto che centinaia i profughi vengono regolarmente spediti sul "continente", quel che ferisce è dunque il pressapochismo. «Come si fa - insiste Pili - a far arrivare tanti migranti senza aver verificato le più elementari esigenze dell' accoglienza, a partire da quella sanitaria?».

Ovvero: perché non verificare già a bordo della nave, mentre i profughi vengono salvati e portati nel luogo di accoglienza, chi ha o meno bisogno di cure, senza dunque svuotare gli ospedali dai pazienti italiani? Pronta, dunque, una interrogazione urgente al ministro della Salute. Giusto per capire come stanno davvero le cose. Chiamato in causa, l'assessore regionale alla Sanità minimizza. Il contenuto della circolare? «È una regola generale che, quando avvengono fatti eccezionali, si attivi un piano che prevede che siano prontamente dismessi i pazienti per i quali il medico che li ha in cura ha già stabilito la dismissibilità». Ma Pili insiste: «O si afferma che i pazienti vengono trattenuti indebitamente oppure che vengono dimessi prematuramente». Il documento scovato da Pili ha fatto rapidamente il giro del web, fino ad arrivare al leader leghista Matteo Salvini. Che su Fb ha scritto: «I "migranti" prendono il posto dei pazienti... Follia!».

PREVISIONE DA BRIVIDI Il big renziano: è solo l'inizio "Inciuci, arresti, occhio..."

La profezia del big renziano: "Inciuci, inchieste, arresti...". È solo l'inizio



In un solo giorno, la politica italiana si è ritrovata a subire due siluri dalla magistratura che hanno lasciato macerie fumanti ancora a 24 ore di distanza. Due botte clamorose dal sapore antico, anzi da fine regime, come è stato il 1992, come è stata la stagione di Tangentopoli e la fine della Prima repubblica. "È il tramonto di un regimetto" ha scherzato il senatore Pd Massimo Mucchetti, riportato dal Fatto quotidiano: in teoria a finire sarebbe il "regimetto" renziano, ma a tremare in realtà sembra tutto un sistema politico.

A Milano è il renziano Beppe Sala a finire nel mirino dei Pm per un appalto Expo, a Roma il braccio destro di Virginia Raggi viene accompagnato direttamente in cella per corruzione. E potrebbe essere solo l'inizio come sospetta, e un po' teme, il fedelissimo dell'ex premier, Andrea Marcucci, che su Facebook ha scritto: "Sono passati 12 giorni dal referendum, l'Italia ha già fatto un balzo indietro di 20 anni. Inchieste, inciuci, paludi e scalate, saranno il nostro futuro? Mi auguro - ha aggiunto il parlamentare - che domenica all'assemblea nazionale del Pd a Roma, Matteo Renzi rilanci la sfida per governare il Paese".

Alla smisurata fiducia nel leader Pd, fa da contraltrare la dura realtà sulla quale deve scontrarsi il battaglione renziano. Il capo ha ferma intenzione di andare al voto il prima possibile, troppo lungo il percorso per un nuovo congresso, ben più breve trovare un accordo con Forza Italia, magari su un sistema misto maggioritario e proporzionale, come fossero gli anni Novanta.

Fedeli: "La laurea? Non ricordo, io..." La ministra si arrampica sugli specchi e modifica il curriculum. Imbarazzante

Fedeli: "La laurea? Non ricordo, io...". La ministra si arrampica sugli specchi e non si dimette. Come la Boschi, imbarazzante


di Gaetano Daniele



"Posso fare la ministra - ministra, ci tengo - dopo una vita così intensa nel sindacato. Sono stata apprezzata, promossa, chiamata a Roma, poi a Bruxelles a guidare il sindacato europeo dei tessili. Ho contribuito a salvare grandi aziende", "sono diventata vicepresidente del Senato e ora sono qui, al ministero dell'Istruzione, e fino a quando questo governo esisterà cercherò di migliorare la scuola, l'università e la ricerca italiana 24 ore al giorno". Valeria Fedeli, dopo lo scandalo della laurea finta in Scienze sociali sul suo curriculum, spiega in una intervista a Repubblica e tenta di minimizzare: "Non ricordo il curriculum con la dicitura laurea, ma quello con su scritto diploma di laurea, rilasciato dopo tre anni dall'Unsas, è stato solo una leggerezza. La laurea è una cosa a cui non ho mai pensato. Ho 40 anni di vita rigorosa nel sindacato, non ho mai usato quel diploma, sono stata sempre una distaccata di settimo livello, maestra d'infanzia distaccata".

Di fatto però la Fedeli ha cambiato il curriculum e ora al posto di laurea si legge diploma: "Io non mi sono laureata perché il sindacato mi ha preso e portata via, è diventata la mia vita. Non una carriera, la vita. Alla laurea non ho mai pensato. Nel 1987 avrei potuto equiparare quei tre anni come assistente sociale al titolo di laurea, ma non l'ho fatto perché era fuori dal mio mondo. Riunioni, incontri con gli operai, viaggi a Bruxelles, e chi l'aveva il tempo per la laurea?".

Quindi dopo tre anni di superiori, ha fatto la maestra d'infanzia e "il fatto che abbia voluto studiare per altri tre anni alla scuola per assistenti sociali senza averne bisogno, avevo già un'occupazione, dimostra che il gusto della conoscenza l'ho sempre avuto". E ancora: "Il mio metodo è l'ascolto e ascolterò con attenzione chi ha competenze straordinarie. Cresceranno le mie. Ascoltare, capire, conoscere. Quarant'anni di applicazione di questo metodo mi aiuteranno anche al ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca". 

Insomma, la Fedeli minimizza e come si dice a Roma la butta in caciara. Una leggerezza. Una cosa da poco. Una semplice bugia. Perchè scandalizzarsi della bugia della Fedeli, quando l'allora ministro della riforma, Maria Elena Boschi, dichiarò che in caso di sconfitta del si, si sarebbe dimessa, ed ora, come premio, viene nominata da Gentiloni addirittura sottosegretario alla presidenza del consiglio? 

Sulla Strada della Libertà: Domenica 18 Dicembre ore 09:00

Sulla Strada della Libertà: Domenica 18 Dicembre ore 09:00



a cura di Massimo Richard Kolbe Massaron
per il Notiziario sul web





Il senso della legge Glass Steagall è quello di separare le banche tradizionali che fanno credito alle famiglie e alle imprese e creano sviluppo dalle banche che invece giocano in borsa e fanno finanza speculativa.

Solo così si può evitare che le banche speculative utilizzino i soldi dei correntisti e risparmiatori per i loro interessi o peggio ancora per risanare i loro malaffari negando il credito alle imprese e alle famiglie dunque all'economia reale e al contrario richiedendo continuamente al popolo dei risparmiatori continui sacrifici per i loro errori con la complicità di governanti corrotti.  

Il vero motivo che affama le famiglie italiane non è la corruzione o l'eccessiva spesa pubblica ma la CESSIONE della SOVRANITA' MONETARIA ad una banca privata ovvero prima la banca d'Italia poi la BCE che sono banche private in mano a banche private.

I padroni dell'Europa sono dunque le banche private e non i POPOLI. Le scelte politiche di Letta, Monti, Prodi, Amato, D'Alema fino a Ciampi e che saranno le scelte di Renzi in futuro, hanno portato lo stato italiano ad un debito pubblico enorme e ad una spesa annuale di 246 miliardi di euro, parte di questa cifra sono solo interessi sul debito.

Solo la legge Glass Steagall può salvare il popolo da questo debito per il quale non ha nessuna colpa...

La legge Glass Steagall è stata introdotta nel 1933 dal presidente americano Franklin D. Roosevelt per uscire dalla crisi economica del '29 e per evitare che altre crisi potessero incombere nuovamente sulla società. 

Tale legge fu cancellata da Bill Clinton nel 1999, da allora iniziò una continua deregolamentazione del mondo finanziario che è culminata con il fallimento della Lehman Brothers e dell'assicurazione AIG (poi rifinanziata dal governo americano) e dunque con l'attuale crisi.

Insomma, Domenica 18 Dicembre alle ore 09.00, Massimo Lodi Rizzini, affronterà tanti argomenti legati al nostro Paese, tra cui, la Glass-Stegall; la vittoria del NO al Referendum Costituzionale; dalla nomina di Gentiloni a Trump. 

Per Sgarbi butta proprio male. Quel pm... Perchè stavolta rischia (davvero) di finire in galera

Sgarbi, il pm fa ricorso in Cassazione: vuole per lui un anno e mezzo



Troppo pochi cinque mesi di reclusione. E pure diecimila euro di multa. Perchè Vittorio Sgarbi e il suo autista Niccolò Mascellani (condannato a 4 mesi) non hanno riconosciuto "il disvalore dei loro comportamenti", nè si sono scusati per gli stessi. Per questo, e con queste motivazioni, il pubblico ministero di Milano Elio Ramondini ha fatto ricorso in Cassazione, chiedendo che al critico d'arte e al suo chaffeur siano comminate pene più alte: un anno e mezzo per il primo e un anno per il secondo. I due in appello erano stati condannati per aver, lo scorso 22 maggio, minacciato nel corso di un diverbio alcuni carabinieri che presidiavano uno degli ingressi dell'Expo. Anche il risarcimento del danno (diecimila euro ai quattro militari parte lesa più mille per l'Arma dei carabinieri) sarebbe "irrisoria in ragione di quanto patito in termini di dileggio".

Trump sgancia la bomba sul Medioriente La mossa che farà ammattire gli islamici

Trump vuole spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme



A poco più di un mese dalla cerimonia di insediamento con la quale entrerà ufficialmente alla Casa Bianca e in carica, il presidente eletto Donald Trump sgancia un'altra bomba, indicando nell'avvocato David Friedman il prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Come riporta il sito di notizie e gossip dagospia.com, non si tratta di una nomina qualunque, perchè Friedman è noto per i suoi legami particolarmente stretti e il sostegno a Israele.

Tanto da chiarire subito: "Non vedo l'ora di poter lavorare nell'ambasciata a Gerusalemme, capitale eterna di Israele". Ora, l'ambasciata americana sta attualmente a Tel Aviv, come tutte le rappresentanze diplomatiche, per via della contesa sulla capitale (Gerusalemme) con gli arabi. La mossa di spostarsi a Gerusalemme provocherebbe sicuramente un terremoto nel mondo arabo, ma chiarirebbe senz'altro con quale delle parti saranno schierati gli Stati Uniti nei prossimi quattro anni.