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domenica 24 maggio 2015

L'intervista di Salvini per Libero Cosa farà da premier: Il piano: "Tasse, euro e immigrati"

Lega Nord, Matteo Salvini intervistato da Perna: "Tasse, euro e immigrati, cosa farò al governo"


di Giancarlo Perna 



Sarà pure il selvaggio che dicono, però Matteo Salvini è puntuale al minuto. «Sono svizzero», ride scendendo dall’auto e mi stringe la mano. È accompagnato solo dall’autista, un omone con l’aria da guardia del corpo. Anche il segretario della Lega è un giovanottone ben piantato che all’occorrenza darebbe filo da torcere. «Gli assalti ai tuoi comizi, ti porteranno i voti di chi detesta gli intolleranti», gli dico mentre sediamo all’aperto nel bar dove mi ha dato appuntamento. Siamo sotto gli olmi di via Vincenzo Monti, tra le strade più gradevoli del quartiere bene di Milano. In questi paraggi, tre settimane fa, i black bloc hanno dato un saggio della loro creatività. Non ne resta traccia e la giornata è magnifica. «Penso che avremo più voti. Purtroppo. Perché preferirei averli per le proposte che faccio, che per i pomodori che schivo. La violenza però risveglia la gente che vorrebbe stare a casa ma, a quel punto, capisce che il voto serve», risponde Salvini. 

Sembra più giovane dei suoi 42 anni e meno truculento che in tv. Indossa una linda camicia bianca con le cifre, anziché la solita maglietta con su scritto qualche improperio. La barba da muftì, vista dal vivo, è più ordinata. Il viso è del bravo ragazzo, per di più con un sottofondo timidone che contrasta con la voce stentorea dell’uomo sicuro di sé. «Il tuo ex compagno di partito, Flavio Tosi, dice che i guai te li cerchi perché sei un arruffapopoli», gli ricordo. «Tosi fino a due mesi fa diceva che Zaia era un grandissimo governatore. Poi, per ragioni di poltrone, gli si è candidato contro. Che replichi a uno così?». 

Dal dialogo, penserete che tra noi c’è grande confidenza. In realtà è la prima volta che ci sentiamo e vediamo, però ci diamo del tu perché siamo entrambi giornalisti. È l’uso della cerchia. «Un altro veronese -proseguo-, il vescovo, Giuseppe Zenti, ha detto che le tue uscite sono “assurde e diaboliche”». «Addirittura -esclama Salvini e sgrana gli occhi con sincero stupore-. Me ne dispiaccio. Le mie posizioni sono quelle di altri vescovi. Maggiolini, il fu vescovo di Como diceva: “Libertà di religione, ma non invasione”. Comunque, compito di un uomo di chiesa è portarmi sulla retta via, non darmi del diavolo». Diversi passanti riconoscono Salvini e lo salutano con cenni. Qualcuno gli lancia una parola per dimostrargli simpatia. «Senza scorta?», chiede un signore e aggiunge: «Qui non ce n’è bisogno». «Sei un tale fanatico dell’ordine - gli dico - che ti sei sperticato in lodi alla Corea del Nord. Kim Jong un è il tuo modello?». «Noo - ride Matteo-, è l’ultimo che mi propongo. Ho solo detto che in Corea non ci sono radio, tv, cellulari e i bambini giocano tranquilli sulla strada, come un tempo da noi. Ma se manca la libertà, manca tutto. Anche se una settimana senza telefonino è impagabile». «La tua alleanza con Casa Pound ti ha spostato verso la destra estrema, mi sembra», osservo. «Non significa nulla -replica-. È solo una delle realtà con cui lavoriamo. Altre sono di sinistra. 

In alcune vertenze sindacali, filiamo d’amore con la Fiom-Cgil». «Che ti è rimasto del comunismo dei tuoi verdi anni?», chiedo. «L’impegno sociale -risponde-. Sto con gli ultimi: i genitori separati, i disabili, gli operai in difficoltà. Diversi ex comunisti mi votano. L’ultimo a dirmelo è stato oggi un uomo col Che tatuato sul braccio». «I sondaggi ti accreditano anche molti voti moderati. Parola che non fa parte del tuo vocabolario». «Effettivamente, non sono noto per essere tale -sorride-. Ma dobbiamo capirci. Questo è un quartiere moderato, avvocati, medici, partite Iva. Se però parli con loro, sono tutto fuorché moderati. Sono esasperati. Ne hanno le palle piene di passare per moderati e si arrabbiano se lo dici. E mi votano». Il cameriere ci porta il caffè freddo che abbiamo ordinato e una signora bionda e molto chic, profittando della pausa, dice a Salvini: «Mi raccomando. Tenga duro. Vada tranquillo». 

Il Cav è ancora il leader del centrodestra? 

«È il capo di Fi. Il centrodestra è dissolto». 

Un uomo in declino e solo? 

«Mi fanno ribrezzo quelli che hanno mangiato alla sua greppia e che ora lo abbandonano nella fase calante».

Alludi a Raffaele Fitto? 

«Lui lo rispetto. Ha una visione e prende la sua strada. Penso a quelli che vanno nei gruppi misti e sostengono Renzi». 

A che condizioni aderiresti al partito unico di centrodestra proposto dal Cav? 

«Non lo farò mai. A meno che non confluiscano tutti nella nostra posizione sull’euro e sulla Ue». 

Sei per l’uscita dalla moneta unica.  

«Due anni fa, ci prendevano per pazzi. Oggi, se ne dibatte nelle università». 

Hai valutato le conseguenze assieme a economisti coi controfiocchi o parli a vanvera? 

«Ho alle spalle un gruppo di lavoro, coordinato da Claudio Borghi, composto da liberisti e keynesiani. Concordano che, con qualche rischio, l’uscita dall’euro è l’unica salvezza, di fronte a morte certa». 

Tsipras era partito in quarta come te. Ora è arenato. 

«Io ho chiesto proposte che stiano in piedi. La Flat tax, l’aliquota fiscale unica, deve essere fattibile. C’è stato dibattito se fissarla al 15 o al 20 per cento. Abbiamo deciso per il 15». 

Se un giorno sarai a Palazzo Chigi, esci subito dall’euro? 

«Comincio a discutere con Bruxelles sui parametri. Non faccio la guerra al mondo a prescindere. L’Italia ha più forza contrattuale dei greci. Se usciamo noi, cambia tutto».  

Le prime misure economiche del tuo ipotetico governo? 

«Rendere più conveniente pagare le tasse che evaderle. Quindi, grossa detassazione attraverso la Flat tax, per fare emergere il sommerso. Se poi qualcuno si ostina a non pagare, va in carcere. E si getta la chiave». 

Come riportare l’immigrazione sotto controllo? 

«Copiando altri Paesi, Australia, Canada, Usa. Se è un normale immigrato, gli si chiede: Chi sei? Stai bene? Che lavoro fai? Per l’immigrazione caotica dell’Africa, in giugno vado in Nigeria, a spese mie». 

In gita? 

«Per chiedere ai governanti di quanto hanno bisogno per creare lavoro laggiù. L’ideale sarebbe l’adozione da parte dell’Ue dei Paesi africani più poveri. Nell’Ue siamo 28 Stati: un Paese a testa». 

Quale quota annuale di immigrati consideri accettabile? 

«Per quest’anno, zero. Con quattro milioni di disoccupati e duecentomila immigrati regolari senza lavoro, non c’è posto per nessuno». 

Operazioni militari per impedire gli sbarchi? 

«Non di terra. Nessun soldato in Libia. Ci sono navi e aerei. Gli scafisti vanno bloccati anche con la forza e i barconi affondati. Vuoti, ovviamente. Scrivilo, non si sa mai». 

Favorire l’immigrazione cristiana su islam e altri? 

«Idea del cardinale Biffi, che sposo. Sono più assimilabili. Penso ad accordi con Paesi affini, tipo Sudamerica. Meglio dei nord africani che fanno un casino dell’accidente». 

Per Bossi, la tua proposta di abbattere i campi rom è sbagliata. Finirebbero sotto i ponti, ed è peggio. 

«Non sono d’accordo. Né campi, né ponti. Si vive nelle case. Ti do sei mesi per organizzarti. Affitti o compri o, se hai diritto, prendi una casa popolare».  

Che rapporti hai col Senatur? 

«Riconoscenza e rispetto. Non sarò mai ingrato, a differenza di altri, verso chi mi ha dato una passione e insegnato tanto». 

Se dipendesse da te, che faresti per i marò? 

«Sono imbestialito per questa storia. Le liti internazionali si regolano col business. Gli affari tra noi, Ue e India sono notevoli. Finché non si risolve la questione, io con loro non scambierei un copeco. Invece, come nulla fosse, l’India ha un padiglione all’Expo». 

Fategli un sit-in davanti. 

«Why not?». 

Che pensi di Matteo Renzi? 

«È abile, furbo, spregiudicato e gli invidio la cattiveria che non ho. Però, non mi piace. È arrogante, supponente e ha pessimi consiglieri economici».  

Te la sentiresti di andare a Palazzo Chigi? 

«Da solo, forse no. Ma penso che la Lega abbia un progetto valido per l’Italia e l’Europa. E poiché siamo una bella squadra, sono pronto a provare». 

Ti considerano primitivo per atteggiamenti e barbarico modo di vestire. Come ti giustifichi? 

«Passo per truce. Ma, dopo avermi conosciuto, si dice: “È più dolce e più gentile”. A Libero faccio questo voto: d’ora in avanti, sarò sempre più dolce e più gentile». 

Vitalizio agli ex calciatori Le pensioni da serie A

Papponi del vitalizio, le pensioni da serie A degli ex big del calcio da Antonio Matarrese a Giancarlo Abete


di Franco Bechis 


Nella loro vita ne hanno visti tanti, e chissà quanti calci di rigore li hanno resi furibondi. Da giocatori in campo, da dirigenti sportivi ai massimi livelli. Chissà quante volte ce l’hanno avuta con l’arbitro... Ma di vite ne hanno avute due, talvolta anche parallele. Sono diventati parlamentari, hanno conosciuto un altro tipo di arbitro, che non porta i calzoncini corti ma spesso suscita discussioni simili. Poi sono andati in pensione, e da quel momento la loro vita si è capovolta. Non più calci di rigore. Ma un calcio, anzi un calcione al rigore. Si sono presi il vitalizio, e in breve tempo il rigore è stato un pallido ricordo.

Antonio Matarrese, presidente del Bari dei primi anni Ottanta. Poi a ruota alla guida della Lega calcio per un lustro. Da lì schizzato al vertice della Federcalcio, di cui è stato signore e padrone fra il 1987 e il 1996. Organizzò i mondiali 1990 in Italia, chiamò Arrigo Sacchi alla guida della Nazionale di calcio. Erano i tempi di Roberto Baggio e Totò Schillaci, e nel palmares azzurro di Matarrese ci fu una medaglia di bronzo ai mondiali del ’90 e una di argento a quelli del ’94. Bei tempi, e la passione per il calcio è proseguita, tanto è che ancora a inizio anni duemila divenne vicepresidente vicario della Lega guidata da Adriano Galliani. E nel 2013 è stato nominato membro onorario della Figc. E mentre si divertiva con il pallone, Matarrese viveva una seconda vita, naturalmente un po’ a singhiozzo visti gli impegni sportivi: deputato ininterrottamente dal 1976 al 1994, 18 anni. Contributi versati per il vitalizio: 223 mila euro. Assegni già riscossi: 991 mila euro. Differenza a suo vantaggio: 768 mila euro. Un calcione al rigore delle finanze pubbliche, anche se quello spread pazzesco fra versato e riscosso non è un privilegio proprio di Matarrese. L’arbitro ha assegnato quella possibilità a tutti gli ex parlamentari. Quelli che hanno fatto solo politica e quelli che hanno vissuto ben altri mestieri, anche più redditizi.

Come Matarrese il calcione al rigore l’ha tirato pure Giancarlo Abete, fratello di Luigi (ex presidente di Confindustria e attuale presidente di Bnl), imprenditore di successo e con una lunga carriera dirigenziale interna alla Figc, che ha presieduto dal 2007 ai rovinosi ultimi mondiali di calcio del 2014, quelli finiti da Cesare Prandelli contro l’Uruguay. È stato anche capo delegazione della federazione ai vittoriosi mondiali del 2006 in Germania. Mentre faceva carriera nel calcio, Abete si è fatto una capatina in Parlamento: deputato dal 1979 al 1992, tredici anni. E se ne è uscito con un vitalizio da 3.796 euro mensili. Che gli hanno già portato in tasca 668 mila euro di assegni, a fronte di 181 mila euro di contributi versati. Ha guadagnato 486 mila euro, da vero bomber che ha contributo come tanti altri a sfasciare quel rigore dei conti pubblici che poi sarebbe stato regola solo per gli altri italiani.

Come l’autorevole coppia tanti altri sportivi: da Enzo Maiorca, re dell’apnea che in Parlamento si è fatto solo un breve giretto grazie ad An, ed è già in vantaggio di 432 mila euro rispetto ai contributi versati. O come un altro calciatore che ha militato nello stesso partito: Luigi Martini, detto Gigi, che fu nella grande Lazio di Giorgio Chinaglia e vinse il primo scudetto biancoceleste. Poi ha fatto tanti altri mestieri, e alla fine si è preso (da non molto) il vitalizio. Pochi anni ed è già in vantaggio di 187 mila euro sui contributi versati. Dietro di loro una lunga fila di sportivi e dirigenti sportivi che o è andata in pensione solo nel 2013 o deve ancora andarci, ma che godrà delle stesse generose regole se nessuno vorrà cambiarle: Mario Pescante, ex presidente del Coni, Paolo Barelli, capo della Federnuoto, e ancora Franco Carraro (che è attualmente senatore), altro potente dello sport italiano. Tutti pronti per il loro calcio al rigore. È solo questione di tempo.

Il piano segreto della Germania Euro, cosa faranno alla Grecia

Euro, l'ipotesi sulla Grecia del ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble: "Se Atene fallisce di nuovo, possibile doppia valuta"





La posizione della Germania sul futuro della Grecia si sta facendo sempre più pessimista. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha evocato la possibilità che la Grecia possa avere bisogno di una moneta parallela che affianchi l’euro se i negoziati di Atene con i creditori internazionali fallissero. In un recente incontro, racconta il sito di Bloomberg, Shauble avrebbe parlato di questa ipotesi, senza però andare fino in fondo e adottarla come strada certa da seguire. L'esempio già praticato comunque esiste già ed è stato lo stesso ministro tedesco a citarlo: in Montenegro, infatti, l'euro circola e viene regolarmente accettato, anche se il Paese non è membro dell'area euro.

Ottimismo - Il fastidio di Shaeuble è cresciuto davanti all'ottimismo del governo greco su un possibile accordo con i creditori, definendo la progressione delle trattative "esitante". Ma poi ha sgombrato il campo da ogni eufemismo, prevedendo senza riserve che la Grecia potrebbe presto tornare in default: "Quello di cui sono conoscenza - ha spiegato Schaeuble - riguardo alla discussione con le tre istituzioni non giustifica l’ottimismo degli annunci di Atene. Al momento - ha aggiunto - non c’è niente di sostanziale negli annunci secondo i quali siamo più vicini ad un accordo. Si tratta solo di apparenza". A chi gli chiede se la Grecia sia più vicina all'insolvenza, Schaeuble risponde: "Non escludo niente. Capisco le speculazioni su una soluzione politica - ha detto ancora il ministro tedesco - Ma non c’è niente di sostanziale che le giustifichi". Della Grecia si tornerà a parlare nel prossimo G7 finanziario, secondo la previsione del ministro tedesco, summit che si terrà a Dresda tra mercoledì e venerdì della prossima settimana. Un argomento non ancora inserito nell'agenda ufficiale, ma che è sempre più percepito come urgente.

sabato 23 maggio 2015

Caserta: Breve riassunto dell'incontro confronto organizzato da Croanche di Napoli e Caserta

Caserta: Breve riassunto dell'incontro confronto organizzato da Croanche di Napoli e Cronache di Caserta 







Stamattina, negli studi di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, si è tenuto il terzo incontro confronto tra i candidati Sindaco di Caivano. L'incontro è stato condotto dai giornalisti Ciro Giugliano e Giancarlo Maria Palombi. Ricordiamo che il primo Incontro-Confronto fu organizzato dal nostro blog, il Notiziario sul web, il secondo Incontro-Confronto dal Giornalista di Caivano Press, Francesco Celiento e, appunto, il terzo da Cronache di Napoli e Cronache di Caserta. Presente in studio, Giuseppe Papaccioli, Luigi Sirico e Giuseppe Ziello. Assente Simone Monopoli, Raffaele Del Gaudio e Carlo Ciccarelli. Ricordiamo agli amici lettori del blog e non, che sul prossimo numero di domani di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, vi sarà l'intervista scritta dei candidati. Buona visione ma soprattutto buona lettura. 




Playoff: Milano già in semifinale, Sassari ha il matchpoint domenica

Playoff: Milano già in semifinale, Sassari ha il matchpoint domenica





Il verdetto era atteso ed è puntualmente arrivato: Milano in semifinale di playoff dopo sole tre partite. Al PalaUnipol di Casalecchio sul Reno l'EA7 Emporio Armani replica quanto fatto nelle prime due gare al Forum, dominando la Granarolo Bologna dall'inizio alla fine, senza mai andare sotto una solta volta nel punteggio in tutta la serie. Finisce 92-66 con 18 punti e 8 rimbalzi per Alessandro gentile migliore in campo per i milanesi. Tra i bolognesi, 17 punti di un redivivo Allan Ray, finalmente con buone percentuali al tiro. Netto, ancora una volta, il differenziale rimbalzi: 41 quelli acchiappati dai milanesi (7 per Samuels) contro 28 dei bolognesi.

Aspetta, Milano, la vincitrice dell'altra serie che ieri sera ha visto il terzo atto, quella tra il Banco di Sardegna Sassari e la Dolomiti Energia Trento. Al Palaserradimigi finisce 103-78 per i pa
droni di casa, che si portano 2-1 nella serie e domenica avranno il match point per la semifinale (che a quel punto sarebbe la stessa dello scorso anno). Trento paga un Mitcchell (miglior marcatore della regular season) con pessime percentuali al tiro (33% da 2 e 11% da 3) e soli 12 punti. Tra i sardi strepitoso Sosa che ai 23 punti affianca 8 assist.

Abbuffata degli onorevoli banchieri Si sono spartiti 7 milioni di euro

Gli onorevoli banchieri si sono spartiti 7 milioni


di Franco Bechis 




Sono passati 25 anni, e difficilmente qualcuno ricorderà ancora. La prima repubblica batteva i suoi ultimi colpi di coda. Al governo c’era Giulio Andreotti, abituato da sempre a navigare nei palazzi della politica. Era nata l’ennesima crisi, provocata da un gruppo di Dc (quelli di sinistra) tornati di attualità negli ultimi tempi: fra loro c’era Sergio Mattarella. Rimpasto e nuovo governo Andreotti, più debole. Come capita in questi casi chi saliva a bordo dettava nuove regole. Di solito si trattava di avere qualche poltrona in più. Mosca rara invece chi puntava su un cambio di programma. Colpì un giovane e allampanato deputato, che al tavolo delle trattative pose questioni di finanza pubblica. «Il deficit pubblico va affrontato finalmente con coraggio e decisione iniziando dalla lotta agli sprechi e agli abusi nella spesa pubblica», chiese. Quel giovane aveva 39 anni. Non era nemmeno un Carneade. Si chiamava Antonio Patuelli ed era vicesegretario del Partito liberale. Disse pure che bisognava affrontare seriamente «il nodo della previdenza». Patuelli cavalcava in un periodo in cui non erano di moda battaglie oggi sacrosante. Era con Mariotto Segni sul referendum che avrebbe segnato la fine del proporzionale. Uno così sarebbe stato notato tre anni dopo da Carlo Azeglio Ciampi, che lo volle nel governo di emergenza nel pieno di Tangentopoli. Fu sottosegretario alla Difesa, ed era il 1993.

Mentre lui era al governo Mattarella scrisse la legge elettorale che porta il suo nome e che doveva essere la risposta al referendum. Patuelli la considerò una schifezza, e per protesta annunciò che non si sarebbe ricandidato. Predicava benissimo. Quanto a razzolare, fu pizzicato solo con un piccolo vizio: la poltroncina in banca. Prima di essere eletto Patuelli era infatti vicepresidente della Cassa di risparmio di Ravenna. Dovette lasciare la carica per incompatibilità. Ma dimettendosi restò consigliere di amministrazione. Alla banca ci teneva, e presto avremmo capito perché. Con il beau geste il giovane liberale lasciò per sempre la politica. Era il 1994, Berlusconi arrivava a palazzo Chigi e Patuelli andava in pensione. No, non è un modo di dire: a 43 anni ricevette il primo assegno mensile del vitalizio da ex parlamentare. Per altro non restando a lungo inattivo: poco tempo dopo divenne presidente della Cassa di risparmio di Ravenna. Pensionato e banchiere. Ha fatto carriera in tutti e due i campi. Oggi ha poco meno di mezzo milione di euro in tasca più dei contributi versati da ex parlamentare. Ed è pure presidente dell’Abi, l’associazione delle banche italiane. Patuelli è uno dei re del vitalizio e pure re dei banchieri italiani. Gente che non guadagna esattamente un centesimo al mese.

Fu mosca bianca all’epoca, ma oggi Patuelli non è un caso raro. Sono molti i banchieri che alle spalle hanno una bella carriera in Parlamento. Uniscono così i gettoni di presenza e lo stipendio da presidenti e consiglieri di amministrazione di spa o Fondazioni bancarie al comodo vitalizio che si trascinano da quando lasciarono Camera o Senato. Nell’elenco di chi ha visto lievitare nel modo pazzesco che stiamo raccontando in questi giorni i contributi versati per il vitalizio ci sono le due figure di banchiere più rappresentative di Italia. C’è Patuelli, capo delle banche tradizionali. E c’è Giuseppe Guzzetti, ex presidente della Cariplo, oggi alla guida di tutte le fondazioni bancarie e non solo: presiede l’Acri, che riunisce anche tutte le casse di risparmio italiane. Guzzetti, vecchia volpe democristiana, si è già portato a casa con il vitalizio da parlamentare 666 mila euro più dei contributi versati negli anni. Ma la cifra è tutta per difetto. Perché oltre allo stipendio da banchiere, oltre al vitalizio parlamentare (3.123 euro al mese), Guzzetti riceve anche il vitalizio da consigliere regionale (4.782 euro lordi al mese).

Mica sono soli i due. Nella rossa Emilia ad esempio è quasi una regola: hai fatto il parlamentare? Bene, goditi la tua meritata pensione con un bel posticino nel consiglio di una fondazione bancaria o di una cassa di risparmio del territorio. Così oggi uniscono generosi spread conquistati sul vitalizio a stipendi ed esperienza da banchieri. C’è l'ex Ds Bruno Solaroli, che ha già visto lievitare il suo vitalizio di oltre mezzo milione più dei contributi versati. C’è Gianfranco Sabbatini, ex dc presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, che ha ricevuto 1,2 milioni di euro di vitalizio più dei contributi versati. C’è Antonio Rubbi, comunista tutto di un pezzo (non manca mai d’agosto alla commemorazione di Palmiro Togliatti) ed ex sottosegretario al Tesoro, entrato poi nel cda della Fondazione cassa di risparmio di Bologna, che ha già guadagnato con il vitalizio 1,1 milioni di euro più dei contributi versati.

Registrano fra 800 e 944 mila euro di guadagno con il vitalizio anche Dino De Poli, ex dc e ancora presidente della Fondazione Cassamarca, Roberto Mazzotta già numero uno di Cariplo e Banca popolare di Milano e Virginiangelo Marabini che a lungo è stato in consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Nell’elenco anche Franco Bassanini, attuale presidente della Cassa depositi e prestiti, che è una banca pubblica un po’ speciale. E poi Nerio Nesi, ex socialista, ex rifondarolo che fu pure presidente della Bnl. È diventato banchiere un altro dc di lungo corso già sottosegretario al Tesoro come Roberto Pinza, che presiede la Fondazione Cassa di risparmio di Forlì e può contare anche su un vitalizio di 5595 euro mensili su cui ha già avuto un vantaggio di 100 mila euro. Poco sotto - perché era giovane e il vitalizio l’ha preso più tardi - Marianna Li Calzi, ex di Forza Italia e di Rinnovamento italiano, oggi nel consiglio di amministrazione di Unicredit.

Schumacher, l'ultimo bollettino medico "Sarà lunghissima, ma siamo felici di..."

Micheal Schumacher, parla la manager Sabine Kehm





Arrivano nuove importanti novità sulle condizioni di salute di Micheal Schumacher, in coma dal 29 dicembre 2013 dopo un grave incidente sugli sci lungo la pista di Meribel, sulle Alpi francesi. C'è ora un nuovo sviluppo rivelato dalla sua storica manager, Sabine Khem: "Micheal sta lentamente ma costantemente migliorando" ha detto in una videointervista rilanciata dai principali media tedeschi. Seguito notte e giorno da medici e familiari, Schumi sembra regalare briciole di ottimismo a chi lo circonda: "Siamo felici di affermare che fa continui progressi, alla luce della gravità della sua situazione in seguito all’incidente sulle piste da sci". Usa comunque prudenza la Khem a proposito dei tempi di recupero: "Ci vorrà moltissimo tempo, sarà una lunga battaglia per lui e tutte le persone che gli stanno accanto. Noi siamo felici di affrontarla a testa alta".