Visualizzazioni totali

lunedì 23 febbraio 2015

L'intervista di Giancarlo Perna L'anatema di Crosetto alla Meloni: "Giorgia stai attenta a Matteo Salvini"

Guido Crosetto: "Silvio deve passare il testimone, ma Salvini non è l'uomo giusto"


Intervista a cura di Giancarlo Perna 


Dopo esserci accordati telefonicamente per l’intervista, Guido Crosetto mi richiama e dice: «Mi è venuto un dubbio: tu sai che mi sono dimesso da tutto e sono tornato a vita privata?». «Certo che lo so. Sta tranquillo», gli ho risposto ridendo e abbiamo confermato l’appuntamento. L’episodio descrive la scrupolosità di Guido che mai approfitterebbe di un equivoco per apparire su un giornale come avrebbe invece fatto un presenzialista ad ogni costo.

L’incontro è nel suo ufficio di presidente dell’Aiad, la Federazione delle aziende italiane produttrici di armamenti, collegata al dicastero della Difesa di cui Crosetto fu sottosegretario nell’ultimo governo Berlusconi (2008-2011). Sono nove mesi che Guido, dopo essersi dimesso dalla presidenza di Fratelli d’Italia, ha assunto la carica (gratuita) lasciando la politica. «Una liberazione» spiega. «Ho smesso di parlare di bene comune e urlare senza essere ascoltato. Vivo meglio». «Non sembra», ribatto guardandone l’aria sfatta. «Oggi sono giù» conferma. «Appena tornato dall’Egitto, dove ho incontrato gli Stati maggiori occupati con la guerra all’Isis, in casa ho trovato un’emergenza familiare. Ho la nostra bimba di sedici mesi con febbre a quaranta mentre la mia compagna sta aspettando il secondo figlio ed è prossima al parto. Sono bloccato mentre avrei un mucchio di impegni».

Il cinquantunenne «gigante di Marene» è davvero un omone. Quando ti guarda dall’alto dei suoi due metri sembra che cerchi uno spillo. Ha anche la mitezza di chi sa di poterti annichilire con uno spostamento d’aria. Di lui si ricorda un solo dispetto. Quello fatto da adolescente ai genitori, che erano liberali, dichiarandosi dc per mero spirito di ribellione. I Crosetto, schiatta piemontese della provincia di Cuneo, quella di Giolitti e Einaudi, erano liberali per convinzione e ruolo essendo titolari di una grande impresa costruttrice di macchine agricole. Azienda oggi in mano al Crosetto che ho di fronte. In veste dc, Guido è diventato a 27 anni sindaco di Marene (una sgambata da Cuneo) e per tre lustri ha tenuto l’incarico. Sparita la Dc e apparso il Berlusca, Crosetto è tornato nell’alveo familiare e ha aderito a Fi, diventandone deputato per tre legislature, dal 2001 al 2013. Poi, deluso dall’inconcludenza del Cav, ha fondato Fdi con Giorgia Meloni. «Sodalizio durato, sì e no, un annetto», osservo. «Non per lei, che è brava» risponde Guido. «È stata un’esigenza mia. Non ero più combattivo. In politica, non si può solo sopravvivere. Bisogna avere energia. Così, ho preso una pausa entrando nella sfera privata». «Ma eri in crisi da tempo, deluso dal Cav», gli ricordo. «Contestavo la sua politica economica, per me distruttiva. Il distacco vero è iniziato con la fine del suo governo e l’appoggio a Monti che si è prostrato all’Ue, peggiorando la situazione. A quel punto, ho lasciato il partito. L’ho fatto prima delle elezioni. Senza salire sulla barca, per poi lasciarla una volta eletto. Com’è in uso», dice con orgoglio ma stancamente. Un po’ è mogio, ipotizzo, perché non fuma. Un tempo, tirava cento Marlboro al giorno. Ora strapazza oggetti strizzandoli tra le dita.

«C’è ancora il centrodestra?», dico a bruciapelo. «Ci sono» risponde. «Tanti pezzi di un futuro contenitore. Prima o poi, dovrà pur nascere qualcosa di simile al Pd che raggruppi il centrodestra attorno a un leader. Ne va dell’alternanza. Se manca, non c’è democrazia». «Voti ancora da quelle parti?», domando. «Ormai, diffido dei partiti. Meglio votare le persone. Quelle serie», replica. «Tipo?», chiedo. «Persona seria è Giorgia Meloni. Nel Pd, considero seria Roberta Pinotti...», «Per forza» lo blocco «è ministro della Difesa, il primo cliente delle aziende armiere tue associate. Stai provando a fare il lobbista con me?». Ride e ribatte: «Non sembra ma di seri ce ne sono tanti in politica. Il leghista Giancarlo Giorgetti; il mio conterraneo Enrico Costa, viceministro della Giustizia. Ne vuoi altri?». Squilla però il suo cellulare. È la mamma dal Piemonte che vuole notizie della nipotina malata. Parlano anche dell’altro figlio di Crosetto, quello del primo letto, che ha diciotto anni e vive lassù nella casa di famiglia. Poi, riprendiamo.

Tra i seri in lista non ho sentito Silvio Berlusconi.

«Il suo tempo è finito. La differenza tra un leader e un grande leader è che il grande sa quando passare il testimone».

Lui invece?

«Per restare mangia i suoi figli, come Cronos. Finché arriveranno figli che mangeranno lui. Silvio è molto cambiato».

Cioè?

«La sua parte migliore era la straordinaria umanità. Ora è freddo e cinico. Cosa che non era mai stato». 

È smarrito.

«Ha rinunciato all’impegno politico. Vuole solo tutelare le aziende frutto del suo lavoro. Ciò lo obbliga a essere filogovernativo. Il proprietario di Mediaset deve stare con chi governa come una volta i proprietari della Fiat. Con la differenza che Agnelli non aveva un suo partito».

La dice lunga sulla mentalità anti industriale del potere italiano.

«Giusto. Un grande imprenditore deve essere attento alla politica per difendere le sue aziende, cosa che in altri Paesi non serve. Con l’aggravante che in Italia, oltre che alla politica, si deve guardare alla magistratura poiché anche un singolo giudice può in ogni momento uccidere un’azienda».

Dai ragione alla sinistra che ripete da vent’anni: il Cav è in politica per i suoi interessi.

«È vero oggi, non vent’anni fa. Avere ragione vent’anni dopo, non significa affatto averla avuta allora. Anzi».

Meloni e il suo partito segnano il passo.

«Giorgia cresce, il partito è fermo. La credibile è lei».

L’astro di Matteo Salvini è vera luce?

«Mediaticamente, è sveglio come un furetto. Ma pensa solo ai voti. Non a farsi una squadra per realizzare un progetto. Crede di essere autosufficiente».

Vuole uscire dall’euro.

«L’euro è fatto per l’economia tedesca. Per noi è un problema. Uscirne è difficile, rimanere letale».

Se tu fossi premier?

«Lascerei l’euro. L’avrei fatto da tempo. Più si va avanti, più è complicato. Dal 2008 abbiamo perduto il 25 per cento della nostra ricchezza. L’Italia è il Paese che più ci ha rimesso con l’euro».

Il patto del Nazareno è stato buona cosa?

«Per Renzi presidente del Consiglio un vantaggio straordinario. Altrettanto per Berlusconi azionista di Mediaset».

Cosa ti piace in Renzi?

«La determinazione, l’energia, la pazzia, il gusto del rischio. Tutte caratteristiche fondamentali per un leader».

Cosa ti spiace?

«Gli manca una classe dirigente per il Paese. Come Salvini si reputa autosufficiente. Però ha più carisma di chiunque. Da cittadino, mi dispiacerebbe se lo sprecasse. Penso che l’interesse nazionale venga prima di quello di partito».

Il Cav, indispettito per Mattarella, rinnega quanto ha fatto per un anno con Renzi.

«Se fino a ieri hai appoggiato, come fai ora a criticare? Surreale».

Mattarella?

«Lo conosco bene. Un galantuomo».

Come ex dc hai un debole per lui?

«Ho un debole per le persone perbene».

Se il Cav rifacesse le promesse già fatte, gli crederesti votandolo?

«Mi trovi una moglie che dopo tre-quattro tradimenti crede ancora al marito o viceversa?».

Guerra all’Isis?

«Quando un’organizzazione ha per scopo di eliminarti perché hai una religione diversa o per obiettivo la tua capitale perché sede di una religione diversa, non hai molta scelta: devi difenderti».

Ti fidi di più di Obama o Putin?

«Obama in politica estera ha sbagliato tutto, vedi la Libia. Con Putin vorrei rapporti migliori. Lui non è un problema per noi. L’integralismo islamico, sì».

L’Italia è eternamente marginale.

«Non sappiamo presentarci come sistema Paese. All’estero la nostra delegazione è formata dall’ambasciatore, l’addetto militare, il rappresentante Ice e cinque aiutanti. La Francia, se il Paese è di suo interesse, ci installa duecento persone con i controfiocchi».

Come vedi il nostro futuro?

«Con preoccupazione. Anche se visitando Paesi con più prospettive di noi, mi sono reso conto che, per qualità, il nostro sistema industriale è tra i primi».

Se, scoraggiato, farai le valigie, per dove?

«La provincia di Cuneo. Non c’è niente di meglio».

Clamorosa intercettazione di Bossetti Ai detenuti dice: "Non confesso perché...."

Yara, Bossetti intercettato in carcere: "Non confesso per la mia famiglia"





Proprio il giorno in cui il pool difensivo di Massimo Bossetti fa una conferenza stampa per smontare le accuse contro di lui, diventa pubblica un'intercettazione in cui di fatto il muratore ammette le sue colpe. "Rischierò l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia". Questo il senso delle chiacchiere tra Massimo Bossetti, indiziato numero uno del delitto di Yara Gambirasio, e gli altri detenuti del carcere di Bergamo. Le affermazioni del muratore di Mapello sono state acquisite dai magistrati che indagano sull'uccisione della 13enne di Brembate. Ma il legale Claudio Salvagni insiste: "Non confessa, perché non ha fatto nulla. Non crolla, perché vuole dimostrare la sua innocenza". La pensa diversamente il pm che indaga sull'omicidio della povera Yara, Letizia Ruggeri, che ritiene interessanti queste ammissioni. 

Tracollo della Roma, Juventus a +9 Tre punti salvano (per ora) Pippo

Roma pareggia a Verona, Milan torna a vincere contro il Cesena





La Roma non va oltre il pareggio a Verona (1-1) e la Juve, che ha giocato nell'anticipo di sabato 21 febbraio vincendo contro l'Atalanta 2-1, allunga a +9 in classifica. I giallorossi non riescono ad espugnare il Bentegodi pur essendo riusciti a passare in vantaggio grazie ad una rete di capitan Totti. Il pari scaligero non tarda ad arrivare ed è opera di Jankovic che costringe Keita ad un’autorete. Al 20’ della ripresa Garcia toglie Totti, che avrebbe gradito giocare ancora qualche minuto, e mette Doumbia ma il punteggio non cambia. Il Milan respira e Inzaghi scampa l'esame contro il Cesena battuto 2-0. A riportare un accenno di sorriso ai rossoneri è il gol di Bonaventura e Pazzini dopo una partita giocata sempre con aggressività. Ora in classifica, con 33 punti Inzaghi si sente meno minacciato. 

La Lazio trema all’inizio, va sotto all’Olimpico contro il Palermo, poi riesce a ribaltare il risultato. Un errore di Mauricio regala a Quaison e poi a Dybala la palla che permette ai rosanero di passare in vantaggio. La squadra di Iachini potrebbe anche raddoppiare, invece la Lazio pareggia con Mauri e nella ripresa segna il 2-1 con un gran gol di Candreva, che rovina tutto infortunandosi festeggiando (sostituito da Onazi). L’Empoli polverizza per 3-0 un Chievo inesistente, grazie alla rete di Rugani, la terza in campionato per il difensore, e alla doppietta del sempre verde Maccarone. il tecnico Sarri si affida al 4-3-1-2, con Saponara, tornato disponibile dopo la varicella, a sostegno del tandem offensivo composto da Tavano e Maccarone. Per Torino e Fiorentina pesano ancora nelle gambe gli impegni in Europa league. 1-1 al fischio finale, ma nel mezzo c'è un rigore sventato da Padelli più che sicupato dal viola Babacar. Bisognerà aspettare gli ultimi minuti di gara per vedere esultare Salah che firma il vantaggio della Fiorentina e due minuti dopo Vives che ripristina il pari.

Oggi 23 febbraio i posticipi con Napoli-Sassuolo alle 19 e Cagliari-Inter alle 21. Rinviato a martedì sera per il campo impraticabile il derby della lanterna tra Sampdoria e Genoa. Non ha ancora una data invece Parma-Udinese, rinviata per i problemi finanziari della squadra di Donadoni.

Brutto incidente per Fernando Alonso: ecco cosa è successo al campione

Fernando Alonso, incidente in pista: ecco cosa è successo





Incidente per Fernando Alonso nella quarta e ultima giornata di test sul tracciato catalano di Montmelò. Il pilota spagnolo della McLaren è finito fuori pista alla curva 4. L’asturiano è stato trasportato al centro medico del circuito. Secondo le prime informazioni, le condizioni del pilota non destano preoccupazioni. Il pilota della McLaren è cosciente e parla, ha fatto sapere lo staff medico del circuito. Non è chiara la dinamica dell’incidente del 33enne asturiano. Il team non si è ancora espresso ufficialmente.

Le condizioni -  Dopo i primi accertamenti nel centro medico del circuito, dove è giunto in ambulanza, il pilota è stato trasportato in elicottero in un ospedale di Barcellona. Intanto, dal profilo twitter del circuito arrivano informazioni confortanti: "Sembra che Alonso stia bene. Speriamo che tutto sia a posto e che sia solo un grande spavento".

Il commento - "È sembrato strano". Sebastian Vettel era alle spalle di Fernando Alonso quando il pilota spagnolo della McLaren è stato protagonista di un incidente nella quarta giornata dei test di Montmelò. "Era davanti a me e andava relativamente piano, credo andasse a circa 150 km orari", ha detto il pilota tedesco della Ferrari, come riferisce il magazine Auto, motor und sport. "Poi, è andato a destra verso il muro e lo ha urtato un paio di volte. A quel punto l’ho perso di vista", ha aggiunto.

L'intercettazione che ha incastrato Paoli Ecco cosa ha detto al commercialista

Gino Paoli e l'intercettazione nello studio del commericalista: "Voglio salvare la faccia"





"Non voglio che si sappia che ho portato i soldi all'estero". Gino Paoli, indagato per evasione, è nello studio del suo commercialista e, ovviamente, non sa che si sono microspie che lo registrano. "Bisogna nascondere bene le carte in un posto sicuro", rincara la moglie Paola Penzo. Le intercettazion ambientali del cantante sono pubblicate da Repubblica che spiega come, Paoli sia stato scoperto per caso, perché lo studio di Andrea Vallebuona è sotto controllo per l' inchiesta su Banca Carige di cui Vallebuona è consulente. E' il mese di gennaio del 2014 e Il cantante è preoccupato per la conclusione degli accordi bilaterali con la Svizzera che dà accesso ai nominativi: "Io sono un personaggio pubblico, non posso rischiare questo. Ho un' immagine da difendere. Non voglio che si sappia che ho portato soldi all' estero, li voglio riportare in Italia". Il commercialista gli assicura: "Vedremo di trovare un modo". Ma - come scrive il giornalista di Repubblica - forse è troppo tardi per uno "scudo" fiscale per far rientrare i 2 milioni di euro, tantomeno una sanatoria per l' evasione fiscale di 800mila euro che adesso gli contesta la procura di Genova.

La fregatura sulle assicurazioni auto Chi la paga la scatola nera a bordo?

La fregatura dello sconto Rc auto, la scatola nera a carico di chi guida





L’ennesima pagliacciata targata Matteo Renzi. Che andrà bene per lanciare qualche messaggio positivo nei salotti televisivi, per conquistare titoli sui media oppure per un paio di post «giusti» su Twitter. Ma i consumatori, alla fine della giostra, non avranno enormi benefici dalle norme sulle assicurazioni auto approvate venerdì dal governo. Le nuove regole, secondo il Codacons, sono una «una bufala». A leggere il testo del decreto sulla concorrenza varato dal consiglio dei ministri, non solo si scopre che il pacchetto sulle liberalizzazioni si limita a fotografare ciò che il mercato già offre - ovvero riduzioni dei premi rc auto per chi installa la scatola nera - ma che l’obbligo di sconto imposto alle compagnie è farlocco. E per due motivi: anzitutto perché la norma fa generico riferimento a «sconti significativi» senza alcun parametro numerico o percentuali; e l’unico paletto per le imprese assicurative è garantire uno sconto superiore ai costi sostenuti dall’assicurato per installare scatole nere o etilometri.

Sconti impalpabili - Ci spieghiamo: su un premio annuo di 1.000 euro, una compagnia potrebbe promettere uno sconto di 100 euro al cliente che accetta di installare la «scatola nera». Il premio, pertanto, calerebbe a 900 euro. Ma se i costi annui fossero, a esempio, pari a 90 euro, il prezzo della polizza salirebbe a 990 euro con lo sconto ridotto ad appena 10 euro. La legge è rispettata, ma il cliente beffato. E di esempi analoghi se ne possono fare tanti.

Vantaggi per pochi - Uno degli obiettivi del governo è ridurre le frodi che contribuiscono a far impennare le tariffe e i costi a carico degli automobilisti. Tuttavia, l’operazione dovrebbe essere vantaggiosa per tutti. E invece a guadagnare sarebbero solo le compagnie e gli installatori di apparecchi capaci di registrare l’attività dei veicoli. Il Codacons lo denuncia esplicitamente: «Se tutti gli italiani decidessero di dotarsi della scatola nera, la spesa per l’intero sistema sarebbe pari a 3,1 miliardi di euro, considerato che ogni singolo apparecchio ha un costo di gestione annuo di circa 75 euro» spiega il presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Non solo. «La spesa per l’installazione, la gestione e la manutenzione della scatola nera, se a carico degli automobilisti, non solo vanificherebbe lo sconto sulle tariffe Rc auto promesso dal governo - aggiunge Rienzi - ma addirittura determinerebbe rincari in quelle zone d’Italia dove le tariffe rc auto sono più basse. Se invece tali costi fossero a carico delle compagnie di assicurazioni, inevitabilmente verrebbero traslati sugli assicurati attraverso i prezzi delle polizze». Il contenuto della norma, in effetti, non è chiaro e si presta a interpretazioni a tutto vantaggio delle compagnie. L’assenza di parametri certi, comunque, è il vero «buco» del provvedimento. Il disegno di legge passa ora all’esame del Parlamento e dunque le possibilità di correzioni non mancano. Il Codacons centra un punto determinante: «A venire meno è anche la possibilità di compensazione tra costi della scatola nera e minore incidentalità - osserva Rienzi - e per ottenere il punto di pareggio l’apparecchio dovrebbe far scendere i costi dei sinistri di oltre il 30% in alcune aree del paese, ipotesi palesemente irreale».

Tariffe insostenibili - Le tariffe sono insostenibili e un intervento nel settore, in ogni caso, non è più rinviabile. Anche se per l’Ania «nella media del 2014 il prezzo delle polizze è diminuito del 6% rispetto alla media del 2013, passando da 437 a 411 euro per veicolo (tasse escluse)». L’associazione del settore sostiene che dal 2012 ci sia un calo progressivo: in due anni i prezzi medi sono andati giù del 10%. Niente a che vedere, però, con i dolorosi incrementi percentuali registrati negli anni precedenti.

Ecco quanti voti vale il partito Fiom di Maurizio Landini A chi li può fregare e chi li guadagnerà

Maurizio Landini entra in politica, per i sondaggisti vale anche il 10 per cento





Con l'approvazione della riforma del lavoro di Matteo Renzi, il leader della Fiom Maurizio Landini ha fatto outing sul Fatto quotidiano e messo fine al tira e molla con cui tormenta tutti da mesi in tutti (tutti) i talk show in cui è ospite: "È venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi", insomma entra in politica, anche se solo a sera si è sprecato in una frenata poco credibile. Ma quanto può valere un partito con la guida del sindacalista? Affaritaliani.it prova a dare una risposta e c'è chi già trema dalle parti di Sel e della rediviva Rifondazione Comunista, mentre Matteo Salvini godrebbe come un riccio.

Uomo simbolo - Il sondaggista Nicola Piepoli ha detto ad affaritaliani.it che: "Landini significa Cgil, la Camusso non vuole esporsi, ma i due stanno insieme". Il valore in termini di consenso elettorale per Piepoli è: "Dal 5 all'8 per cento" mettendo insieme tutta l'area Sel, Rifondazione e lista Tsipras. A pagare sarebbe il Pd: "Potrebbe tornare al 34% - continua Piepoli - perdendo almeno 5 punti". E chissà quanti voti scapperebbero dal Movimento 5 stelle.

Fuga grillina - È proprio dal movimento di Beppe Grillo che scapperebbero più voti, secondo Alessandro Amadori di Coesis Research, che azzarda più di Piepoli e stima per i grillini: "Uno smottamento intorno al 15%", quindi Landini arriverebbe a valere: "Il 10%, come era il valore prima del cambio di marchi e sigle". A raccogliere i frutti di Landini in politica sarebbe la Lega: "Favorirebbe Salvini indubbiamente - continua Amadori - Tutto quello che porta a indebolire il Pd e i 5 stelle rafforza la Lega".