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sabato 25 marzo 2017

Educare i bambini alla prevenzione li può salvare dal tumore alla pelle

Educare i bambini alla prevenzione può salvarli dal tumore alla pelle


di Matilde Scuderi



Il sole può diventare un nemico pericolosissimo per la nostra pelle se non si prendono le dovute precauzioni ed è importante che si venga a conoscenza di questo il più presto possibile, addirittura alle scuole elementari, se si vuole contrastare il trend attuale che vede purtroppo una espansione considerevole del melanoma nei giovani adulti tra i 20 e i 30 anni. Fanno tuttavia ben sperare i risultati de 'Il sole per amico', la più grande campagna di prevenzione primaria sul melanoma mai realizzata in Italia, promossa a partire dal 2015 dall'Intergruppo melanoma italiano (Imi), con la collaborazione del ministero dell’istruzione, il patrocinio del ministero della salute e dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), resa possibile grazie a un’erogazione di Merck & co., per il tramite della sua consociata italiana Msd. Fulcro della campagna, insieme ad attività di sensibilizzazione sulla popolazione generale che hanno avuto come testimonial Licia Colò e hanno raggiunto i cittadini attraverso il web, nelle stazioni ferroviarie, sulle spiagge, è stato un progetto educazionale sulla corretta esposizione al sole per gli alunni delle scuole primarie e le loro famiglie, che nell’arco di due anni scolastici ha coinvolto 300 scuole di 11 Regioni, circa 50mila alunni e oltre 4 mila docenti. Nell’ambito del progetto, Imi e il Gruppo italiano studi epidemiologici in dermatologia (Gised) hanno condotto uno studio epidemiologico su oltre 12mila bambini e le rispettive famiglie e sono stati inoltre i due concorsi che hanno coinvolto migliaia di bambini nella realizzazione di disegni, temi, recite ispirati ai contenuti della campagna. 

"L’idea di realizzare questa iniziativa nasce dalla consapevolezza dell’importanza di far crescere l’attenzione dell’opinione pubblica sul melanoma e sui rischi legati ad una non corretta esposizione, coinvolgendo in particolare i bambini in età scolare e le loro famiglie - dichiara Paola Queirolo, ideatrice della campagna e presidente uscente Imi, oncologa medica all’Istituto San Martino di Genova - questa campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione primaria, tra le più importanti mai realizzate in Italia, ha insegnato a bambine e bambini delle scuole elementari le regole fondamentali per l’esposizione al sole in modo da ridurre il rischio che sviluppino melanoma in età adulta. Gli strumenti educazionali predisposti per il progetto sono stati adottati da tutte le regioni per lo svolgimento di attività di prevenzione primaria del melanoma, e questo significa che 'Il Sole per amico' lascerà una traccia duratura". Il melanoma è il più aggressivo e temuto tumore della pelle, con un’incidenza più che raddoppiata negli ultimi 30 anni: in Italia sono oltre 100 mila le persone colpite e circa 13 mila i nuovi casi ogni anno. L’esposizione ai raggi uv del sole e delle fonti artificiali è il principale fattore di rischio. I bambini sono stati i destinatari principali dell’iniziativa di sensibilizzazione promossa da Imi in quanto fascia di popolazione più a rischio per il melanoma: le scottature prese nell’infanzia sono un fattore di rischio perché la pelle 'memorizza' il danno ricevuto e può innescare il processo patologico anche a diversi anni di distanza. Le scuole primarie sono state il canale naturale per raggiungere il target dei bambini e coinvolgere attraverso di loro anche le famiglie nella diffusione della cultura della prevenzione: "La grande risposta delle scuole a questa iniziativa è un’ulteriore prova della vitalità del mondo scolastico, della sua efficienza organizzativa, della sua apertura a temi che arricchiscono l’offerta formativa, di cui è parte integrante anche la conoscenza dei corretti comportamenti che favoriscono la prevenzione di importanti malattie - afferma Vito De Filippo, sottosegretario di stato del ministero dell’istruzione - tra le misure di prevenzione collegate alla frequenza scolastica non possiamo non considerare anche le vaccinazioni, uno dei maggiori strumenti che abbiamo a tutela della salute dei ragazzi, soprattutto quelli più deboli». L’iniziativa dell’Imi, che ha recepito una delle indicazioni del piano nazionale della prevenzione 2014-18, relativa alla realizzazione di campagne di comunicazione sui rischi dell’eccessiva esposizione ultravioletta solare e artificiale, ha visto anche il coinvolgimento del mondo politico attraverso il promotore istituzionale della campagna Federico Gelli, membro della XII commissione 'affari sociali' alla camera dei deputati: "Ho accettato di presentare la campagna ai miei colleghi parlamentari perché sono pienamente consapevole dell’impatto del melanoma, un tumore della pelle troppo spesso sottovalutato che rappresenta una crescente emergenza socio-sanitaria. Bisogna riservare altrettanto impegno ad altre forme di prevenzione delle patologie oncologiche, come le vaccinazioni, nonché al momento della cura di queste patologie, sostenendo scelte di politica sanitaria che aiutino i medici e i pazienti garantendo loro un accesso equo alle terapie innovative". "Siamo orgogliosi di aver sostenuto questo progetto, il più grande mai realizzato nel suo genere, grazie al quale è stata scritta una pagina importante nell’educazione e nella prevenzione del melanoma, con l’auspicio che i bambini di oggi, ben informati, possano essere gli adulti di domani liberi dalla patologia - afferma Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di Msd Italia - anche in questa iniziativa abbiamo portato la visione avanzata e olistica di Msd nell’approccio ai tumori, basata su due pilastri: la grande innovazione dell’immunoterapia oncologica e la prevenzione attraverso la vaccinazione, un’opportunità un tempo impensabile che riguarda in particolare le nuove generazioni. Sensibilizzazione ed educazione da un lato, vaccinazione dall’altro sono quindi i due aspetti, complementari e integrati, della prevenzione che Msd è impegnata a offrire a tutti i nostri ragazzi".

Le attività educazionali si sono articolate in incontri in aula magna, con lezioni frontali tenute da insegnanti e specialisti, a cui hanno fatto seguito attività in classe gestite dagli insegnanti, che si sono avvalsi di supporti cartacei e multimediali, compreso un sito web, realizzati con un linguaggio semplice e creativo, con la partecipazione di tre 'testimonial' di fantasia, i due ragazzi Geo e Gea, e l’alieno Rey. "Alla luce dell’adesione delle scuole, della partecipazione dei ragazzi, dell’impianto solido del progetto educazionale e della qualità didattica delle risorse utilizzate, il ministero dell’istruzione intende continuare la collaborazione avviata con i promotori in vista di una prosecuzione del progetto nei prossimi anni, coinvolgendo le regioni non ancora raggiunte" dichiara Maria Costanza Cipullo, della direzione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del ministero dell’istruzione. Le future iniziative di sensibilizzazione potranno far leva sui risultati dello studio epidemiologico condotto da Imi e Gised sulla consapevolezza del melanoma e della corretta esposizione al sole nella popolazione, dal quale emerge che il 25,5 per cento dei bambini ha riportato almeno una scottatura solare nel corso della vita, con una incidenza pari al 28,2 per cento e quindi maggiore  tra gli alunni del sud e le isole e il 9,4 per cento dei bambini almeno una scottatura nei dodici mesi prima della rilevazione. Circa l’85 per cento del campione utilizza qualche volta o sempre creme solari, il 73,5 per cento il cappellino, il 73,6 per cento la maglietta, il 54,2 per cento gli occhiali da sole. Permane quindi uno 'zoccolo duro' di popolazione - pari a  circa il 15 per cento - che manifesta livelli non adeguati di consapevolezza e comportamenti non idonei riguardo all’uso di lettini abbronzanti, protezione solare e storia di conseguenti ustioni. "I risultati ottenuti ci suggeriscono come pianificare interventi futuri, orientati soprattutto sui gruppi di popolazione refrattari: persone di livello socioeconomico medio-basso, poco informate sulla salute, che fanno uso frequente di lettini e lampade abbronzanti. Uno dei dati interessanti della ricerca è proprio la correlazione tra uso di lettini solari per l'abbronzatura da parte dei genitori ed eccessiva esposizione solare nei loro figli», sostiene Luigi Naldi, presidente del centro studi Gised e dermatologo presso l’azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il confronto con uno studio analogo condotti dal gruppo Gised nel biennio 2000-2002 mostra che il comportamento degli italiani rispetto all’esposizione solare è migliorato negli ultimi 15 anni, con una diminuzione del numero di scottature riportate nei 12 mesi precedenti passate dal 13,8 per cento al 9,4 per cento mentre l'uso di schermi solari è aumentato dal 71 per cento nel 2002 all’85 per cento nel 2016. Dati che confermano la necessità di promuovere campagne educative non sporadiche in un arco di tempo prolungato per ottenere cambiamenti significativi in termini di comportamenti corretti nell’esposizione solare.

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Oltre 100 gli specialisti - dermatologi, oncologi, chirurghi - afferenti al Gruppo italiano polidisciplinare sul melanoma (Gipme) che insieme a quelli dell’Imi e del Gised hanno gestito la formazione, prima per i docenti e poi per i bambini: "A colpirci maggiormente è stato l’autentico entusiasmo con il quale i bambini ci hanno accolto e l’interesse con cui hanno seguito le spiegazioni dei medici. Entusiasmo che i bambini hanno poi confermato attraverso i lavori che sono stati chiamati a realizzare per i concorsi, mostrando nei loro elaborati di aver bene compreso e decodificato i temi del progetto" afferma Marco Simonacci, coordinatore nazionale del Gipme.

Verso i Mondiali L'Italia col botto, De Rossi e Immobile firmano il 2-0 contro l'Albania

L'Italia col botto, De Rossi e Immobile firmano il 2-0 contro l'Albania



Italia-Albania 2-0 in una gara valida per le Qualificazioni ai Mondiali 2018. I gol di Daniele De Rossi su rigore al 12' e Ciro Immobile al 71'. Questa la classifica del Girone G di qualificazione ai Mondiali 2018: Spagna e Italia 13 punti, Israele 9, Albania 6, Macedonia 3, Liechtenstein 0.

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Tredicenne stuprato per quattro anni Napoli, l'orrore del "branco" di minori

Tredicenne stuprato per quattro anni. Napoli, l'orrore del "branco" di minori




Otto minorenni sono stati individuati dai Carabinieri di Giugliano in Campania (Napoli) come gli autori di diversi episodi di violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 13 anni e sono stati portati in comunità. Mentre sarebbero stati individuati altri due non imputabili in quanto minori di 14 anni.

"L'episodio è terribile. Non ci sono parole per commentare. L'idea che a compiere le violenze sia stato un branco di minori, di cui due con meno di 14 anni, e che siano andate avanti per ben quattro anni lascia sgomenti", dichiara il sindaco di Giugliano Antonio Poziello. "Purtroppo le cronache ci restituiscono spesso episodi similari che richiedono una maggiore e crescente attenzione delle famiglie, della scuola, dei servizi sociali", commenta a sua volta l'assessore alle Politiche sociali, Vincenzo Mauriello, sottolineando che "i nostri servizi sociali sono recentemente intervenuti su diversi episodi di bullismo, evidenziandoci la necessità d rafforzare la rete di prevenzione". 

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Socci spietato, annienta la Sinistra Il disastro dei comunisti con l'euro

Socci, sinistra e Unione europea: quando ne fa una giusta se ne pente

di Antonio Socci



Oggi si celebrano i 60 anni dei Trattati di Roma con cui, nel 1957, sei paesi del vecchio continente istituirono la Comunità Economica Europea e l'Euratom. Quella scelta storica in Italia fu tutt'altro che pacifica e unanime. Ci fu un grande oppositore nel Parlamento e nel Paese: il Pci. Nel dibattito parlamentare sulla ratifica dei Trattati, il partito di Togliatti fece esporre le ragioni del proprio voto contrario da Giuseppe Berti, autorevole dirigente del partito (era fra l'altro il genero di Giuseppe Di Vittorio). Egli spiegò che alla Cee (a quel tempo definita solitamente Mercato comune europeo) i comunisti si opponevano «perché sono contro il tentativo dei monopoli di asservire il progresso tecnico, l'automazione, l'energia atomica ai loro propri fini creando una comunità sovrannazionale sotto la loro direzione».

Berti denunciò «l'accordo sovrannazionale dei monopoli all'interno del MEC per schiacciare le masse lavoratrici, la piccola economia contadina per rendere impossibile o più difficile uno sviluppo sociale democratico. Non ha perciò senso dire che il MEC è una cosa e il capitale monopolistico un' altra: il MEC è la forma sovrannazionale che assume nell'Europa occidentale il capitale monopolistico. Ci si dice che in questa battaglia noi siamo isolati. Ma noi siamo in larga e qualificata compagnia: i lavoratori italiani, i piccoli e medi produttori economici, hanno già compreso quali gravi danni apporterà il MEC a loro e al paese. Noi non cesseremo la nostra lotta alla testa del popolo italiano».

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L'Unità in quei giorni spiegava che «la manodopera italiana entrerà in concorrenza sugli stessi mercati con la manodopera - a bassissimo costo - dei paesi d'oltremare» e «la libera circolazione dei capitali significa che i monopoli di ognuno dei sei paesi sono liberi di trasferire i loro capitali da una zona all'altra scegliendo» quella che assicura «maggiori profitti». Inoltre «l'eliminazione delle tariffe doganali provocherà una concorrenza molto più aspra».

Il Pci soprattutto sottolineava il «senso antisocialista» dell'operazione. Era vero che la Cee nasceva - con il forte patrocinio americano - per consolidare l'Europa libera e democratica di fronte al blocco comunista che l'Urss aveva imposto all' Europa orientale. Per questo Pajetta definiva beffardamente «la piccola Europa» quella nuova istituzione voluta dai sei Paesi.

Si era a pochi mesi dalla sanguinosa rivolta d'Ungheria e dalla crisi di Suez, in un clima di scontro tra i blocchi. Dunque il Pci, il maggior partito comunista d' occidente, si oppose alla Cee - come il Pcf in Francia - anzitutto per ragioni di schieramento internazionale.

Le origine della Cee - D'altronde già nel 1948 Togliatti aveva respinto l'ipotesi di una unione federativa europea dei paesi democratici occidentali. «L'internazionalismo socialista, o 'proletario', che rappresentava uno dei tratti costitutivi dell' ideologia e della politica dei partiti comunisti» ha scritto Giorgio Napolitano nella sua autobiografia politica «non contemplava uno specifico quadro di riferimento europeo». Del resto la Cee - oltreché in un orizzonte anticomunista e antisovietico - nasceva su basi culturali democratiche e cristiane (ispirata da statisti come De Gasperi, Adenauer e Schuman): dopo due tragiche guerre mondiali che avevano devastato il vecchio continente, col mostro totalitario sconfitto solo in parte - si voleva ridare all' Europa pace e libertà per il futuro.

La scelta di Roma, come luogo di fondazione della Cee, era un esplicito richiamo alle comuni radici spirituali e culturali dell' Europa, perché proprio il riconoscersi in quelle radici comuni poteva preservare il continente da nuove guerre e da totalitarismi. L'opposizione del Pci fu dunque molto dura. Oggi gli eredi di quel partito tendono a dimenticarla o archiviarla sbrigativamente come un errore dovuto alla guerra fredda.

Eppure, ancora vent'anni dopo il Pci - che era ormai passato dalla leadership di Togliatti a quella di Berlinguer - si troverà a dire di nuovo no all' Europa, ma stavolta non con motivazioni ideologiche, bensì con buone ragioni tecniche che alla prova dei fatti si sono dimostrate giuste. Sebbene siano state anch' esse rinnegate dai post-comunisti che - per archiviare il passato comunista - dopo il crollo del Muro si sono omologati al pensiero unico mercatista. Nel 1978 si era infatti ad una svolta: l'adesione dell'Italia al Sistema monetario europeo (Sme), un sistema di cambi fissi tra le monete comunitarie che rappresentava il primo passo verso la moneta unica europea.

La tecnocrazia - Quella decisione segnava anche un cambiamento genetico della Comunità europea che, da Europa dei popoli, stava per trasformarsi in un progetto tecnocratico, laicista e antipopolare estraneo alle sue origini (il cambiamento genetico sarà poi portato a compimento con il Trattato di Maastricht del 1992 e con la disastrosa nascita dell' euro).

Dunque il 12 dicembre 1978 Giulio Andreotti, premier di un governo che aveva il Pci nella maggioranza, annunciò l' ingresso nello Sme dal 1° gennaio 1979.

Non è ancora chiaro il motivo di questa decisione improvvisa che rovesciava la precedente posizione italiana (anche se sappiamo che il governo subì grandi pressioni internazionali per entrare nello Sme). È pur vero che il mondo era ancora diviso in blocchi contrapposti, tuttavia il Pci di Berlinguer era ormai nella maggioranza di governo e si era alquanto allontanato da Mosca. Infatti le motivazioni per cui i comunisti votarono contro l'ingresso nello Sme furono molto tecniche e - bisogna riconoscerlo - sagge e lungimiranti (del resto pure il governatore di Bankitalia, Paolo Baffi, era molto perplesso, se non contrario all' ingresso).

Per il Pci fu Giorgio Napolitano a giocare un ruolo importante. Il suo intervento in Parlamento fu duro. Egli osservò che la rigidità del cambio avrebbe penalizzato le economie più deboli e questo avrebbe dovuto imporre dei doveri riequilibrio alle economie forti che invece ci guadagnavano. Interessanti queste parole di Napolitano: «Inserendoci in quest' area, nella quale il marco e il governo tedesco hanno un peso di fondo, dovremo subire un apprezzamento della lira e un sostegno artificiale alla nostra moneta. Nonostante ci sia concesso un periodo di oscillazione al 6%, saremo costretti a intaccare l'attivo della bilancia dei pagamenti... Il rischio è quello di veder ristagnare la produzione, gli investimenti e l'occupazione invece di conseguire un più alto tasso di crescita». L'ingresso nello Sme, fra le altre cose, nel 1981 determinò il "divorzio consensuale" fra Banca d' Italia e Tesoro che, facendo lievitare gli interessi sui titoli del debito pubblico, fece anche esplodere quel debito dal 56,8 per cento del Pil, nel 1980, al 121 per cento del 1994. È questa la zavorra che tanto ci ha penalizzato e che ancora ci portiamo addosso.

La nuova era - Iniziava da lì una nuova era: quella di una incondizionata sovranità dei mercati su stati e popoli. L'ingresso nell'euro, di cui lo Sme era stato la premessa, con un generale peggioramento delle condizioni di vita non fece che confermare e aggravare quelle conseguenze negative che anche il Pci e Napolitano avevano paventato nel 1978 (compresa l'egemonia tedesca). Ma oggi gli eredi del Pci non rivendicano affatto di aver visto giusto.

Anzi, paradossalmente, Napolitano e gli eredi del Pci sono tra i più convinti sostenitori dell'euro e di questa Unione europea. Il motivo è chiaro: col crollo del comunismo, la legittimazione occidentale è stata ottenuta dai post-comunisti a prezzo del loro allineamento al pensiero unico, cosa che li ha resi, in Italia, parte della Nomenklatura affidabile per l' establishment mercatista.

Così facendo l'establishment ha rimosso il loro ingombrante passato comunista, ma i compagni italiani hanno dovuto rinnegare anche le cose giuste (non molte, per la verità) di cui potevano menar vanto. Assistiamo dunque oggi al paradosso di una sinistra post-comunista che si identifica con l'europeismo dopo averlo storicamente avversato. Ed è altrettanto dogmatica oggi nella difesa dell'euro e della Ue egemonizzata dalla Germania, quanto ieri lo era nell'avversione all'ideale europeista. Il grande e nobile ideale dell' Europa dei popoli, unita (adesso davvero) dall' Atlantico agli Urali, purtroppo esce malconcio dagli ultimi decenni di tecnocrazia.

Ecco i 10 punti del governo Pd-M5S Emiliano: "E mando Renzi col Cav"

Bechis, Emiliano vuole portare il Pd al governo con il M5S


di Franco Bechis



Ha parlato per quasi un'ora, come sempre da grande affabulatore e talvolta anche divertendo con qualche uscita. È stato solo alla fine però che Michele Emiliano - alla sua prima a Roma da candidato alla segreteria del Pd - sollecitato da un intervento del pubblico ha sfoderato la sua unghiata. Con chi farebbe le alleanze dovesse conquistare la segreteria del Pd? Emiliano non si è tirato indietro, e ha lasciato un po' sorpresi anche i parlamentari che lo affiancavano in questa uscita (Francesco Boccia, Khalid Chaouki e Umberto Marroni per primi). «Io sarei - come credo tutti gli italiani - per il ripristino del Mattarellum», ha esordito il governatore della Puglia, «che consentirebbe l'individuazione di una leadership, di una maggioranza e soprattutto consentirebbe agli italiani di avere di nuovo il deputato del luogo, che accanto al sindaco costruisce la relazione politica. Il problema quale è? Che un parlamento pieno di deputati del luogo, che quindi vengono scelti da voi - e non dalle segreterie di partito - viene giudicato probabilmente dall'attuale maggioranza del Partito Democratico un parlamento ingovernabile, perché sarebbe un parlamento di deputati e deputate liberi. E questo ha fatto accantonare immediatamente il progetto, con il Pd d'accordo con Forza Italia».

E qui Emiliano ha segnato la differenza da Matteo Renzi e Andrea Orlando, i suoi competitori alla conquista del Pd: «È evidente che le due altre mozioni sono chiaramente e inevitabilmente orientate a chiudere un eventuale accordo di governo con Forza Italia: non c'è alcuna altra possibilità. Loro hanno un rapporto impossibile con le altre forze della sinistra. Forse un po' meno Orlando, che però è ritenuto poco credibile da chi se ne è andato dal Pd: lui è ancora ministro nel governo fotocopia di quello Renzi, che ne rappresenta la continuità assoluta. Quelle due mozioni di fatto isolano il Pd e lo chiudono in un rapporto esclusivo con Forza Italia che per altro non ne fa neanche mistero».

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Emiliano invece chiude la porta ad ogni accordo con Forza Italia e con forze del centrodestra, e guarda al Movimento 5 stelle, come già aveva fatto in Puglia all' inizio del suo mandato. «Io penso che aprire la discussione come facciamo nel nostro progetto subito sul programma consentirebbe di aprire a quelle forze politiche - mi riferisco al Movimento 5 stelle - che del programma fanno un elemento dirimente. Perché mentre a Forza Italia del programma frega fino a un certo punto, io penso invece che col Movimento 5 stelle sia difficile in questo momento complicato fare alleanze di sistema, ma si potrebbe individuare 10 punti di programma da realizzare congiuntamente.

Molti dei loro punti programmatici sono per altro compatibili con la nostra mozione dal mio punto di vista e rappresenterebbero di certo un modo per risolvere la crisi italiana». Secondo Emiliano invece il resto del Pd, e in particolare quello di Renzi, punterebbe ad assegnare direttamente al Movimento 5 stelle il governo del paese per farlo fallire ed essere richiamato in servizio.

«Da quel che ho capito», ha detto sornione il governatore della Puglia, «qualcuno in modo non particolarmente saggio sta cominciando a pensare che se anche vincesse come primo partito il M5s e ricevesse l'incarico, se per caso dovessero andare completamente in tilt un po' come è successo a Roma, vuoi vedere che poi vengono tutti sotto casa di Matteo Renzi a chiamarlo e dirgli vienici tu a salvare? Perché questo stanno pensando a Roma: che l'eventuale fallimento della Raggi vi mandi tutti da Matteo Orfini a chiedergli di tornare a governare. Io ho l'impressione che ci prendano tutti per deficienti. Ma in Italia non accadrà questo, e noi dobbiamo preoccuparci che dentro il Pd ci sia una prospettiva politica che renda il Paese governabile e consenta di ricostruire una coalizione di centrosinistra. L'unica mozione congressuale che può consentirlo è la nostra».

Dopo l'incontro, Emiliano ha chiarito ulteriormente quel passaggio sull' alleanza programmatica con Beppe Grillo: «Io penso che il Pd debba soprattutto puntare a mettere a punto - se avesse l'incarico di governo, ma anche se lo avessero altri partiti - un programma condivisibile con altri, privilegiando quelle forze politiche che tendono all' innovazione senza confondere la destra con la sinistra. Dal mio punto di vista in primis i Cinque Stelle, anche per la mia esperienza in Puglia: noi abbiamo varato la commissione antimafia l'altro giorno e la sua presidenza è andata alla consigliera del M5s. Con loro abbiamo fatto insieme molte battaglie, non facendo alleanze, ma condividendo obiettivi che sono stati raggiunti. E quindi onestamente io ho un'esperienza che mi fa guardare al Movimento 5 stelle in modo positivo».

Emiliano poi ha ironizzato sulle polemiche per il suo essere magistrato in aspettativa: «Qui ne arrestano uno al giorno, e il problema sarei io perché sono magistrato? La Costituzione consente a qualsiasi cittadino di fare politica. Ma io che sono magistrato dovrei farla solo soletto, in isolamento, perché fa scandalo farla in un partito...».

venerdì 24 marzo 2017

Casoria (Na): "Sereni..... in Azienda" Progetto Scuola-Lavoro in collaborazione con la Crai all'interno del Parco Commerciale "I Pini"

"Sereni..... in Azienda" Progetto Scuola-Lavoro in collaborazione con la Crai all'interno del Parco Commerciale "I Pini"




AFRAGOLA - “Sereni …in azienda” è il titolo di un ottimo progetto scuola-lavoro attuato ad Afragola. Infatti, 130 studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Emilio Sereni” di Afragola, sfruttando le opportunità offerte dalla legge 10/2015, stanno svolgendo uno stage di 60 ore ciascuno presso il supermercato Crai all’interno del Parco Commerciale “I Pini”, ovviamente al di fuori degli orari scolastici. 

Infatti, le nuove norme stabiliscono che gli alunni degli istituti professionali, tecnici e dei licei devono abbinare alla pratica che si fa nelle aule il lavoro esterno. 

La preside del “Sereni”, Daniela Costanzo, e lo staff del progetto ringraziano Gaetano Graziano, direttore commerciale della struttura,  per la sua disponibilità a far sì che i ragazzi iniziano a capire il contesto aziendale non solo in modo scolastico, ma anche praticamente. 

Napoli: "Ines Trocchia" nuova icona italiana

Napoli: "Ines Trocchia" nuova icona italiana



Napoli - Ines Trocchia, appena 22 anni, è la nuova icona italiana di bellezza? La supermodella di origini campane, partita pochi anni fa da un piccolo paesino di provincia, è protagonista di un nuovo servizio sexy per Maxim Messico, dal quale è stata definita "Pin Up all'italiana" ricca e raffinata come il cibo della sua terra natale. Un servizio esplosivo scattato da Emanuel Tosi. Seguitissima sui Social Network con oltre 70 mila Follower è una sex symbol internazionale protagonista di scatti per Playboy, Gq, Fhm, Esquire, ForMen e Sports Illustrated.