Visualizzazioni totali

venerdì 23 dicembre 2016

Poletti jr: "Aiuto, mi vogliono uccidere". L'incubo per i 500 mila euro dallo Stato

Vogliono ammazzare il figlio del ministro Poletti. L'incubo per quel contributo



Manuel Poletti, figlio del ministro al Lavoro Giuliano, è stato minacciato di morte via email e sui social network dopo la diffusione della notizia sui contributi statali incassati dalla sua cooperativa. Il 42enne ha presentato denuncia ai carabinieri di Faenza come rappresentante legale della coop che pubblica Setteserequi, un settimanale locale e ha goduto negli ultimi anni di circa 500 mila euro di finanziamenti pubblici.

Dopo la gaffe del ministro Dem sugli italiani all'estero che "farebbero bene a togliersi dai piedi", Manuel Poletti aveva rilasciato diverse dichiarazioni a difesa del padre, ottenendo un clamoroso effetto boomerang. Intervistato poi da radio Capital, Poletti jr aveva tentato di difendersi anche dalla polemica sui finanziamenti al suo giornale: "La nostra azienda rispetta la legge - ha detto - sono sereno. Non mi sento un privilegiato, faccio con passione il mio lavoro da vent'anni dopo dieci anni di precariato. Mi sono costruito un percorso professionale, sono pubblicista dal 1999 e professionista dal 2011. Ora - a 42 anni - mi laureo".

Formigoni devastato dai magistrati: maxi-condanna, la sua fine politica

Associazione a delinquere, corruzione: condannato Formigoni, maxi pena



Formigoni nella cenere. L’ex Governatore della Lombardia e senatore di Ncd Roberto Formigoni è stato condannato oggi a Milano a 6 anni di carcere con l’interdizione dai pubblici uffici. Lo ha deciso la decima sezione penale del Tribunale nel processo sul caso Maugeri e San Raffaele per il quale l’ex numero uno del Pirellone è imputato per associazione per delinquere e corruzione con altre 9 persone. La sentenza è stata letta nella maxi aula della Prima Corte d’Assise d’Appello, la stessa dei processi a carico di Silvio Berlusconi. Nove anni all’uomo d’affari Pierangelo Daccò.  

Il tribunale ha anche condannato Formigoni, in solido con Pierangelo Daccò e l’ex assessore Antonio Simone a versare una provvisionale complessiva alla Regione Lombardia di 3 milioni di euro 

La storia. È il 13 aprile 2012 quando la Procura di Milano comunica l’arresto di 5 persone accusate di avere sottratto 56 milioni di euro dalle casse di uno dei "gioielli" della sanità lombarda: la Fondazione Maugeri con sede a Pavia e ramificazioni in tutta Italia, specializzata in terapie riabilitative. Tra loro, oltre al patron della Fondazione, Umberto Maugeri, spiccano l’ex assessore regionale Antonio Simone e l’uomo d’affari Pierangelo Dacco’. I due sono legati all’allora presidente della Regione Roberto Formigoni detto il "Celeste" dalla militanza in Comunione e Liberazione.

Oggi, a due anni e mezzo dall’inizio del processo, i giudici del Tribunale di Milano devono decidere se c’è stata una gigantesca corruzione che ha portato l’ex governatore a ricevere circa 8 milioni di «utilità» in cambio di appoggi illeciti a Simone e Dacco’ o se si trattava solo di un rapporto di grande amicizia. 

 I capi d'accusa - Il pm Antonio Pastore e Laura Pedio hanno chiesto di condannare a 9 anni di carcere Formigoni come «promotore» dell’associazone a delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri reati per «avere messo a disposizione, assieme ad altri imputati, la sua funzione per una corruzione sistematica nella quale tutta la filiera di comando della Regione è stata piegata per favorire gli enti suoi amici che poi lo pagavano». Secondo i magistrati dell’accusa, la Maugeri, operando attraverso i suoi intermediari Dacco’ e Simone che sfruttavano la loro amicizia col presidente, avrebbe pagato tangenti «in percentuale agli stanziamenti poi riconosciuti dalla Regione soprattutto per le funzioni non tariffabili (i finanziamenti che la Regione può distribuire con discrezionalità alle strutture ospedaliere, ndr) pur di avere in cambio 40 milioni di euro ogni anno in più rispetto ai rimborsi dovuti». I vertici della Fondazione «sapevano benissimo che stavano pagando Formigoni» in un contesto in cui «l’intensità dei rapporti tra gli associati» nella comune appartenza a Cl «è fondamentale per la nascita del vincolo corruttivo». Per "ringraziare" Formigoni di una quindicina di delibere favorevoli alla Maugeri, Dacco’ e Simone lo avrebbero ricompensato «provvedendo a tutte le sue esigenze ricreative» anche attraverso vacanze di capodanno in Patagonia, Brasile, Caraibi, altri viaggi, l’uso esclusivo di tre yacht, contanti che gli venivano consegnati periodicamente, una villa in Sardegna, cene di lusso. Tutto ciò «mentre dal 2002 al 2012 i conti correnti di Formigoni sono stati silenti, non viene registrata nessuna spesa, non un bancomat, non una carta di credito». Durante le indagini, i pm disposero un sequestro di oltre 60 milioni di denaro e beni e lo yacht "America". Per l’accusa, in questo modo «oltre 70 milioni sono stati rubati ai malati della Regione».  

 La difesa  - L’attuale senatore di Ncd ha consegnato la sua difesa alle dichiarazioni spontanee rese in aula e alle arringhe dei suoi legali. «Quella che la Procura chiama utilità - ha detto nell’udienza dell’8 luglio 2015 - per me sono scambi tra persone amiche. L’accusa sostiene che avrei cominciato a percepirle dieci anni dopo aver cominciato a favorire la Maugeri iniziando così la mia attività delinquenziale. Per i magistrati, Formigoni è così abile a manipolare le coscienze degli assessori da esporsi al rischio di delinquere per dieci anni senza vantaggi, ma, come sapete, la politica è instabile e se uno vuole dei vantaggi li deve avere subito, poi magari non ti rileggono».

Il "Celeste" chiarisce i suoi rapporti con Dacco’: «Siamo amici e ci comportavamo come tali, nessuno calcolava il valore di quello che uno dava all’altro. Un rapporto di amicizia è la tipica cosa in cui non ci sono calcoli, è gratuito». Quanto al silenzio dei suoi conti correnti, si difende così: «Si è insinuato che vivevo d’aria. Io versavo alla mia casa dove risiedo coi "memores domini" dai 50 ai 70mila euro all’anno. Era un versamento unico che serviva per l’affitto, la manutenzione e per pagare la colf». E sull’«uso esclusivo della barca» invita i giudici a «guardare le riviste di gossip che tutti gli anni mi attribuivano una fiamma diversa pubblicando le mie foto in barca». Per il suo legale Mario Brusa, la Procura «ha costruito un castello accusatorio contro Formigoni colpevole di avere creato una sanità di eccellenza» ipotizzando un’associazione a delinquere in cui «non sono mai stati dimostrati passaggi di contanti». La difesa nega anche che Formigoni abbia mai imposto le delibere, «semmai indicava la pista da seguire,dava indicazioni di massima ai tecnici» e sostiene che «non un solo euro è stato mai sottratto ai malati , i malati in questo processo non c’entrano nulla». 

Pd, incubo Cav: "Così siamo finiti" Lo scenario mortale che li condanna

Pd, incubo Cav: "Così siamo spacciati". Lo scenario cupo che li condanna


di Elisa Calessi



Al Nazareno, dove ieri Matteo Renzi è passato per incontrare i segretari provinciali, gira una cartellina, diventata molto ricercata. Contiene una simulazione, basata sui risultati del referendum del 4 dicembre, del Parlamento che uscirebbe dalle urne se si votasse con il Mattarellum. Cioè se passasse la proposta fatta da Renzi all'assemblea del Pd: far rivivere la legge, in vigore tra il 1994 e il 2005, che prevedeva l'elezione del 75% dei deputati con collegi uninominali e del 25% con il proporzionale.

Il risultato, per il Pd, è catastrofico. In Sicilia non vincerebbe nemmeno un collegio. Ma non andrebbe meglio nel resto del Sud (Calabria, Puglia, Campania), dove riuscirebbe a conquistare una manciata di collegi. A salvarlo sarebbe la solita dorsale rossa, Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche, dove farebbe il pieno. Quasi niente in Veneto, dove la Lega prenderebbe tutto. In Lombardia il Pd vincerebbe solo a Milano città, così come in Piemonte riuscirebbe a strappare con certezza solo il capoluogo. Conclusione: se si votasse con il Mattarellum, il Pd - stando alla fotografia elettorale del 4 dicembre - porterebbe alla Camera dei Deputati tra i 100 e 120 deputati. Una bella scrematura rispetto ai 301 di oggi. Soprattutto, sarebbe sorpassato dal M5S, che risulterebbe primo in termini di seggi. Questa è una delle ragioni per cui, nonostante la proposta ufficiale del Pd resti il Mattarellum, Renzi e i vertici dem negli ultimi giorni si stanno convertendo decisamente al proporzionale. Perché è il male minore.

Poi, certo, c'è un'altra ragione: È il solo modo per andare a votare, si spiega. È l'unico sistema elettorale che avrebbe i numeri in Parlamento. Lo vuole il M5S, per costringere Pd e Fi alle larghe intese. Lo vuole Silvio Berlusconi per rientrare in partita e sganciarsi da Matteo Salvini. Lo vogliono i partiti piccoli per esercitare un potere di condizionamento. Solo che, se questa è la strada, il Pd si trova di fronte a un dilemma. Ed è l'oggetto delle conversazioni tra i massimi dirigenti. Da una parte, infatti, c'è il vantaggio immediato di poter andare al voto al più presto. Ed è quello che Renzi vuole più di tutto. Ieri ha incontrato i segretari provinciali con cui ha fissato una road map che punta a rimettere in moto il partito per andare alle elezioni prima dell' estate. Dall'altra, però, si apre uno scenario post-elettorale che comporta, per il Pd, un prezzo molto alto: sarebbe inevitabile, infatti, un governo di grande coalizione, formato da Pd, Forza Italia e cespugli centristi. In quest'ottica il voto degli azzurri, a favore della mozione che autorizza il governo a spendere fino a 20 miliardi per salvare il sistema bancario, veniva letto da molti, ieri, come la prova generale di quel che accadrà dopo. Sembra un destino segnato.

Così, almeno, ne parlano in tanti nel Pd, mentre compulsano il cellulare per leggere l'ultimo messaggio da Pontassieve. E se per qualcuno, non sarebbe la fine del mondo, del resto anche in Germania è la seconda volta che si fa la grande coalizione, per altri sarebbe una tragedia. È la fine del Pd. Renzi torna a Palazzo Chigi, ma il Pd è morto. Di sicuro, ragionano i pessimisti, sarebbe complicato spiegare non solo agli elettori, ma ai sindaci e ai presidenti di regioni del Pd, come mai il loro partito a Roma governa con quelli che sono loro avversari in consiglio comunale o regionale.

Non è detto, però, che le cose vadano così. Ci sono almeno due alternative su cui si ragiona. Una migliore, una peggiore. La prima è che la Consulta, nella sentenza del 24 gennaio, salvi il premio di maggioranza, consentendo un meccanismo che garantisca la governabilità. La seconda, invece, è persino più fosca. La spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista molto vicino a Renzi: Se si vota con il Consultellum, al Senato entrano solo Forza Italia, Pd, Lega e M5S perché c'è lo sbarramento all'8%. Quindi Forza Italia e Pd da soli non raggiungerebbero la maggioranza. E anche alla Camera non è affatto scontato, se si vota con un sistema proporzionale puro, che la somma di Pd, Forza Italia e cespugli centristi arrivi alla maggioranza. Quindi? Saremmo costretti a tornare a votare e poi a votare ancora. La prospettiva più realistica che vedo è quella di elezioni a ripetizioni, un incubo. Un po' come accaduto in Spagna, dove si è tornato a votare due volte nel giro di poco tempo perché il Partito popolare di Mariano Rajoy, pur arrivando primo, non è riuscito a formare una maggioranza e quindi un governo. E alla fine, continua Ceccanti, se ne è usciti solo perché i socialisti si sono astenuti, permettendo la nascita del governo Rajoy. Ma da noi, né la Lega, né il M5S farebbero mai una scelta simile. L'unica speranza, si ragiona nel Pd, è che il M5S, travolto dalle vicende romane, crolli. Ma, per ora, stando ai sondaggi, è una speranza remota.

giovedì 22 dicembre 2016

Moda in lutto, addio a Franca Sozzani Era l'italiana più famosa nel mondo

Addio a Franca Sozzani. La giornalista italiana più famosa al mondo



È morta a 66 la giornalista Franca Sozzani, direttrice della rivista Vogue Italia e direttrice editoriale di Condé Nast. Da un anno la decana della moda italiana lottava contro un tumore. La Sozzani aveva cominciato la sua carriera con Vogue Bambini per poi diventare nel 1980 direttore responsabile di Lei. Ha diretto la prestigiosa rivista di moda sin dal 1988.

Mps, tempo scaduto: trema chi ha i conti Le tre opzioni per evitare il disastro finale

Terremoto Mps, la minaccia per i correntisti. Le tre opzioni per salvare i conti



Manca solo l'ultimo pezzo del decreto salva-banche del governo per evitare un massacro ai 40 mila obbligazionisti subordinati di Monte dei Paschi di Siena. Il Consiglio dei ministri si riunirà entro domani sera, comunque a mercati chiusi, per "minimizzare o annullare" l'impatto che l'intervento dello Stato a favore dell'istituto senese, sostanzialmente inevitabile dopo la rinuncia degli investitori privati.

Con il fallimento dell'aumento di capitale, la cui scadenza era fissata alle 14 di oggi, il governo potrà già intervenire grazie all'approvazione in tempi record del piano di salvataggio da 20 miliardi di euro. Il lungo weekend natalizio che terrà fermi i mercati darà l'opportunità al governo di applicare il burden sharing, la direttiva europea che permetterà una strada meno traumatica per la soluzione della crisi bancaria, partendo con una ricapitalizzazione precauzionale da 5 miliardi, così da proteggere in primis i correntisti e gli obbligazionisti senior.

Mentre la strada è segnata per gli azionisti Mps, c'è ancora speranza per gli obbligazionisti e i loro 2 miliardi che i risparmiatori al dettaglio hanno investito nel 2008, come ricorda Repubblica, per finanziare l'acquisizione di Antonveneta. Con questa situazione, il ministro Pier Carlo Padoan avrebbe tre strade possibili davanti a sè.

La prima opzione di Padoan prevederebbe la conversione forzosa dele obbligazioni subordinate in azioni, con inevitabile riduzione del valore delle azioni, con una successiva integrazione da parte del governo. La seconda opzione rispecchierebbe lo schema usato lo scorso anno per liquidare le note quattro banche. Sarebbero quindi azzerate le subordinate e dato il via libera al ristoro dei risparmiatori, solo se viene dimostrato il raggiro o applicando dei parametri "sociali". L'ultima scelta del governo potrà favorire di più i sottoscrittori del prestito, con il riacquisto statale di tutte le obbligazioni subordinate.

Diocesi di Aversa: Messaggio di Mons. Angelo Spinillo Domenica 25 dicembre 2016: “Coltiviamo il dialogo e riconosciamo il Signore nella sua dimensione più semplice e intensa”

Natale 2016 Messaggio di Mons. Angelo Spinillo 


a cura di Gaetano Daniele




Eccoci giunti al Natale del Signore, il giorno santo che, ci dice Mons. Angelo Spinillo nel suo video messaggio, “spunta davanti a noi con quel sole che sorge al illuminare le tenebre dell’umanità: il Cristo donato da Dio Padre perché sia luce per tutti”. Il tempo del Natale è caratterizzato “da un lato dalla semplicità dell’accoglienza dei pastori che, guidati dalla luce della gloria di Dio, vanno alla grotta di Betlemme; dall’altro lato, dalla riflessione di tutta la Chiesa che, quasi stupita di questo dono, cerca anch’essa di accoglierlo con una consapevolezza sempre maggiore”. Mons. Spinillo parla poi della tristezza generata dalle stragi che continuano ad essere perpetrate nei confronti del mondo cristiano: “La realtà vera del cristianesimo non è nel consumismo, ma è nell’essere partecipi della luce di Dio, quella luce che è carità, così come è nella capacità di continuare a proporre il dialogo e l’accoglienza, così come fu accolto il figlio di Dio”. L’augurio che il vescovo di Aversa rivolge a tutti è di accogliere la presenza del Signore nella nostra vita, “riconoscendolo nella dimensione più semplice ma più intensa del bene: in questo modo, possiamo diventare apostoli dell’annuncio che gli angeli cantavano: Gloria a Dio, pace agli uomini di buona volontà”


Non tutte son sigarette elettroniche “Queste le differenze e similitudini”

Non tutte son sigarette elettroniche “Queste le differenze e similitudini”


di Pierluigi Montebelli



Quali sono, oggi, i prodotti ‘alternativi’ al fumo di sigarette? La risposta viene dal Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulla sigaretta elettronica della Lega Italiana Anti Fumo, che sottolinea come “al momento, siano presenti sul mercato due prodotti oggettivamente differenti fra loro che offrono un’alternativa al fumo di tabacco: le sigarette elettroniche e i dispositivi che riscaldano tabacco. Questi ultimi permettono di riscaldare una sigaretta appositamente modificata (c.d. heatsticks) composta di tabacco miscelato principalmente con glicerolo. La sigaretta elettronica, invece, è composta da una batteria e un atomizzatore che riscalda una soluzione a base di glicole propilenico, glicerolo, acqua, aromi ed, eventualmente, nicotina. Dal punto di vista dell'impatto sulla salute dei due prodotti, se per le sigarette elettroniche è oramai acclarata la validità di questi strumenti nella lotta al tabagismo e nella riduzione dei danni causati dal fumo di sigaretta convenzionale con diverse centinaia di studi scientifici indipendenti al loro attivo, per il tabacco riscaldato sono pubblicati solamente studi sponsorizzati dai produttori stessi.

Nell’agosto 2015, un rapporto condotto nel Regno Unito per conto di Public Health England (Autorità dipendente dal Ministero della Salute inglese), ha dimostrato che le e-cig sono per il 95% meno dannose rispetto alle sigarette convenzionali e possono contribuire a salvare migliaia di vite ogni anno. Un altro studio pubblicato sulla rivista scientifica European Addiction Research ha dimostrato che, considerato 100 il rischio relativo all'utilizzo di sigarette convenzionali, quello delle elettroniche si attesterebbe a 4. E ancora, recenti studi hanno più volte dimostrato che le e-cig possono essere utilizzate come terapia per far smettere di fumare anche pazienti affetti da asma o da patologie cardiovascolari. In conclusione, se per le e-cig, le prove scientifiche a supporto della riduzione del rischio sono numerose, per il tabacco riscaldato bisognerà attendere ricerche indipendenti che confermino la loro minore dannosità rispetto al tabacco tradizionale. Dato che sigarette elettroniche non contengono tabacco, è ovvio che i due prodotti debbano essere considerati in modo distinto e separato sia per quanto attiene alle loro caratteristiche oggettive (le e-cig vaporizzano liquidi e mentre gli altri prodotti riscaldano tabacco) che per l'impatto sulla salute. Tale concetto deve essere chiaro per orientare correttamente le scelte dei consumatori e le politiche dei legislatori. Tuttavia, resta inteso che qualsiasi tecnologia, strumento o azione volta alla riduzione del danno e del rischio tabagico - purché scientificamente provata - deve essere presa in seria considerazione”. 

Il Comitato Scientifico Internazionale è composto da: Riccardo Polosa dell'Università degli Studi di Catania, Umberto Tirelli dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, Fabio Beatrice della Società Italiana di Tabaccologia, Carlo Cipolla dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia di Milano), David Nutt dell’Imperial College di Londra, Mike Siegel della Boston University School of Public Health, Sally Satel dell’American Enterprise Institute, Kostantinos Farsalinos dell’Università di Patras, Jacques Le Houezec Consulente di Sanità Pubblica a Rennes, Marcus Munafo dell’Università di Bristol e Pasquale Caponnetto della Lega Italiana Anti Fumo