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mercoledì 21 dicembre 2016

L'esperto: "Questo è solo l'inizio..." Dove il 2017 sarà un anno di sangue

Terrorismo, l'esperto: "È solo l'inizio, stragi dove si vota"



L'attentato di Berlino potrebbe essere il primo di una rinnovata scia di sangue in Europa. Ne è convinto Alain Rodier, ex ufficiale dei servizi segreti francesi e oggi direttore del CF2R, centro transalpino di ricerche sul terrorismo di matrice islamica, che intervistato dal Giorno avverte: "Siamo ancora all'inizio, dobbiamo rendercene conto. Non sappiamo dove andrà a infrangersi questa ondata spaventosa di violenza, né quando finirà".

In realtà l'esperto fa intuire che un orizzonte, almeno temporale, è intuibile, e al solo pensiero mette i brividi. "Questa è la fase più pericolosa, perché quanto più l'Isis perde colpi e arretra sul piano militare, tanto più ricorre ad attentati nel cuore dell'Europa", concorda Rodier con altri analisti. Certo, dietro alla strage del mercatino di Natale a Charlottenburg così come a quella alla sfilata del 14 luglio a Nizza c'è un fattore comune che potremmo definire simbolico: "Gli estremisti islamici odiano la festa e i simboli che rappresenta, lo Stato e il Cristianesimo. Colpire la Natività vuol dire colpire la religione cattolica, la civiltà giudeo-cristiana e tutta la cultura occidentale. Per loro è ormai un'ossessione: in luglio avevano sgozzato un sacerdote di 84 anni in chiesa in Normandia e recentemente la polizia ha sventato diversi attentati contro i mercatini di Natale, fra cui quello di Strasburgo. Si tratta di quelli che noi chiamiamo cibles molles, obiettivi facili". 

Ma dietro la strategia terroristica che qualcuno ha definito già "palestinese", perché potrebbe preferire attacchi rapsodici e difficilmente prevedibili come quelli di tir lanciati sulla folla, c'è soprattutto un preciso fine politico: "Sappiamo che nuovi attacchi sono inevitabili. Tutti i segnali di allarme sono accesi: proclami violentissimi su Internet, dichiarazioni di odio nei confronti della nostra società, intensificazione dell'opera di reclutamento. La novità più grave è che non si cercano più giovani disposti ad andare in Siria e sugli altri fronti di guerra; al contrario, si chiede ai simpatizzanti di Isis di restare in Occidente, a casa loro, per combattere i crociati, cioè noi". A rischiare maggiormente, spiega Rodier, "sono quei paesi che respirano un clima elettorale". Sangue sul voto come arma di condizionamento perché l'obiettivo finale dell'Isis sarebbe quello di dividere il mondo occidentale ma soprattutto quello islamico che vive in Europa: "o con noi o contro di noi", radicalizzare lo scontro e provocare la reazione delle frange più xenofobe della nostra civiltà, contando sul fatto che la reazione islamica radicale sarebbe ben più violenta e sanguinosa.

Il figlio del ministro Poletti, le coop rosse e quei 500mila euro intascati dallo Stato

Il figlio del ministro Poletti, le Coop rosse e quei 500mila euro di fondi dallo Stato



Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti un paio di giorni fa se l'è presa con gli italiani che sono andati all'estero per lavoro: "Meglio esserceli tolti dai piedi", ha detto sprezzante il papà del Jobs Act, poi chiedendo scusa. In fondo lui è un papà fortunato: suo figlio, Manuel Poletti, è potuto restare in Italia senza troppi problemi. Se Poletti senior era presidente nazionale di Legacoop, anche il rampollo ha fatto carriera nelle Coop rosse, dentro Legacoop Romagna. Ne fa parte la Cooperativa giornalisti Media Romagna di Imola, di cui Poletti Junior è presidente. Negli ultimi tre anni, la cooperativa ha ricevuto dallo Stato quasi 500mila euro sotto forma di contributo per l'editoria: 190mila euro nel 2015, 197mila nel 2014, 133mila nel 2013. Soldi che hanno sostenuto il settimanale Sette Sere Qui, distribuito tra Faenza e Ravenna. Chi è il direttore del giornale? Manuel Poletti ovviamente. Tra Coop rosse e papà ministro, un discreto conflitto d'interessi.

Germania tana del terrorismo islamico: cosa scriveva Oriana Fallaci 12 anni fa

Germania tana del terrorismo islamico: le sei accuse di Oriana Fallaci



"Sì o no?": in dieci domande e dieci risposte, Oriana Fallaci aiutava a capire 12 anni fa perché la Germania stava diventando il centro operativo del terrorismo islamico in Europa. L'Isis era ancora lontano e la grande giornalista fiorentina scriveva sulla scia dell'11 settembre, ma le analisi di La forza della ragione (pamphlet uscito nel 2004, edito da Rizzoli) sono adattabilissime a quanto accaduto in questi ultimi mesi, alla tragica luce della strage al mercato di Charlottenburg, a Berlino.

"Con le sue duemila moschee e i suoi tre milioni di mussulmani turchi la Germania sembra una succursale del defunto Impero Ottomano...", scrive polemicamente la Fallaci, nello stralcio ripubblicato oggi dal Giornale. "L'aereo Pan American che nel 1988 esplose in volo e cadde sulla cittadina scozzese di Lockerbie uccidendo 270 persone era partito da Francoforte: sì o no?". E ancora: "La bomba nel bagagliaio era stata messa a Francoforte da figli di Allah abitanti a Francoforte: sì o no? Mohammed Atta, il kamikaze numero uno dell'Undici Settembre, s'era laureato in architettura al Politecnico di Amburgo: sì o no? Prima di recarsi in America per frequentare i corsi di volo in Florida, aveva studiato pilotaggio all'aeroclub di Bonn: sì o no? I soldi per pagare i corsi in Florida erano stati ritirati da una banca di Dusseldorf e la centrale logistica di Al Qaida si trova in Germania: sì o no? Il grosso dei terroristi egiziani o maghrebini o palestinesi stanno in Germania: sì o no?".

BERLINO SOTTO CHOC Caccia a un killer tunisino Dove lo stanno cercando

Berlino, l'attentatore è tra i feriti: caccia all'uomo



Continua in Germania la caccia all'attentatore colpevole della strage al mercatino di Natale a Berlino in cui sono rimaste uccise dodici persone e una cinquantina sono rimaste ferite. La polizia tedesca ha fermato un sospettato ma la persona è stata subito rilasciata. Secondo la Bild la polizia sta cercando il terrorista, un tunisino, tra i feriti ricoverati negli ospedali di Berlino e di Brandeburgo. I suoi documenti sono stati trovati a bordo del camion usato per l'attacco.

Subito dopo la strage era stato fermato e rilasciato per mancanza di prove, un pakistano di 23 anni richiedente asilo. Ora gli investigatori stanno conducendo l'analisi del dna raccolto nel camion utilizzato per l'attacco e stanno studiando i dati del gps del tir e dei telefoni cellulari. 

La rivendicazione del gruppo terrorista Stato islamico è arrivata ieri, attraverso l’agenzia di notizie Amaq affiliata ai jihadisti. Ha descritto l’autore dell’attentato come "un soldato" del gruppo estremista, affermando che avrebbe agito per rispondere "alle richieste di attaccare i cittadini dei Paesi che fanno parte della coalizione internazionale" che lotta contro lo Stato islamico in Siria e Iraq.

Cav e Napolitano, disastro sul Colle. Si incontrano, poi parte la coltellata: "No, a lui no"

Berlusconi al Quirinale, incrocia Napolitano ma non si fanno gli auguri



Momenti di tensione al Quirinale. Silvio Berlusconi era salito al Colle per gli auguri del presidente Sergio Mattarella, insieme alle più alte cariche dello Stato, quando nel giro di qualche metro si imbatte in Giorgio Napolitano. I due per un attimo si incrociano ma, riferiscono i maligni, appena Re Giorgio ha visto il Cavaliere se n'è andato. "E ci credo", sorride un Berlusconi di ottimo umore, che poi conferma: "No, non gli ho fatto gli auguri. È il regista di troppe cose che non mi piacciono". 

Terroristi in Europa, le carte segrete: la tragica verità che non si può dire

Terroristi infiltrati tra i migranti, le carte segrete: l'Europa sa tutto, quanti sono



Terrorismo e migranti, ufficialmente è vietato parlarne, o anche solo azzardare un collegamento. Ma la realtà è molto più drammatica: l'Unione europea sa tutto e ha in mano anche i numeri, da brivido: sarebbero un migliaio i possibili terroristi infiltrati in Europa sfruttando le rotte dei migranti, via Mediterraneo o attraverso i Balcani. Questo almeno riferiscono i report dei servizi di sicurezza dei singoli paesi, consegnati in un dossier unico a Bruxelles, di cui riferisce il Tempo.

A fine novembre il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve aveva parlato di "minaccia jihadista mai stata così elevata", e d'altronde sul tavolo delle autorità di mezza Europa era già scattato l'allarme per possibili attentati ai mercatini e alle manifestazioni di piazza natalizie. Una possibile strage, a Strasburgo, era stata appena sventata dall'intelligence francese. 

Il problema è che non basterà però "filtrare" i nuovi arrivi, perché siamo di fronte a un "terrorismo islamico a chilometro zero", che fa proseliti presso chi vive da anni e magari e nato in Europa, attirando i disperati o semplicemente i più influenzabili nella rete del jihadismo. Il camionista del tir di Berlino è stato sequestrato a 600 metri dal mercatino, al terrorista sono serviti poi pochi minuti per mettere in atto il suo piano omicida. Gli esperti parlano di "strategia palestinese", con una fitta rete di attentati affidati non più all'organizzazione centrale dello Stato islamico ma a cani sciolti, "volenterosi della morte" che non necessitano nemmeno più di un particolare addestramento militare. A loro, da Nizza a Berlino, non si chiede più di saper maneggiare kalashnikov o fabbricare esplosivo, ma semplicemente di saper guidare un camion e farlo schiantare sulla folla ignara. Un terrorismo low cost e forse per questo ancora più difficile da prevenire. 

IL CAMIONISTA EROE Cosa ha fatto in cabina con il terrorista islamico

IL CAMIONISTA EROE Cosa ha fatto in cabina con il terrorista islamico



Ha lottato fino alla fine per cercare di riprendere il controllo del suo camion ed evitare la strage, ma non ce l'ha fatta. Lukasz Urban, 37 anni, è senza vita, il corpo tumefatto, pieno di tagli (forse causati da diverse coltellate), insanguinato. "Ha lottato per la sua vita", racconta Ariel Zurawski, suo cugino e socio al Corriere della Sera: "Ho visto le foto, mi sono sentito male. La polizia mi ha detto che ha sofferto. Aveva ferite da coltello e da pistola. Dev'essere stata un'agonia terribile".

Lukasz era partito venerdì mattina 16 dicembre dalla Decathlon di viale Fulvio Testi, a Milano. E' carico di acciaio per la Thyssenkrupp. Nel pomeriggio è sul Brennero: le telecamere lo riprendono. A Berlino arriva lunedì mattina 19 alle 7 e si innervosisce perché deve aspettare 24 ore, prima di scaricare i laminati e tornare in Polonia. Durante questa sosta qualcuno lo individua. Lukasz è un omone, è alto più di un metro e ottanta per 120 chili di peso. Ha appena postato una foto mentre sorridente mangia un kebab, ha appena chiamato la moglie e però non può rispondere. Ad un certo punto si sa solo dalle tracce satellitari che il tir comincia a fare manovre strane. Va avanti e indietro, s' accende e si spegne: "Come se qualcuno stesse imparando a guidarlo". Forse Lukazs è già morto. Il camion prende la Kantstrasse e si lancia sul mercatino di Natale.