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domenica 18 dicembre 2016

Diabete: una partita da giocare con aumentata consapevolezza

Diabete: una partita da giocare con aumentata consapevolezza


di Laura Fusillo


Il Maestro Andrea Grimelli

Poca consapevolezza su cosa può comportare il diabete lo fa sottovalutare e trascurare a tutti i livelli: la persona con la malattia non partecipa come dovrebbe alla cura, il medico che assiste la persona con diabete non applica sempre tutta la determinazione necessaria ed a volte è quasi rassegnato, l’amministratore della salute, tecnico o politico che sia, non sempre alloca tutte le risorse necessarie, il bravo cittadino che dona per sostenere la ricerca si orienta verso altre patologie che sembrano più meritevoli di contributi, i media, tanto importanti oggi per veicolare messaggi virtuosi per la salute dei cittadini, dedicano poca attenzione. Il diabete nel frattempo dilaga e fa danni a moltissimi cittadini. E’ controproducente nasconderlo.

Il diabete è sempre più diffuso: circa 4 milioni di italiani con malattia diagnosticata, 1 milione con la malattia senza esserne consapevoli, 5 milioni ad altissimo rischio di sviluppare il diabete nei prossimi anni in quanto portatori generalmente inconsapevoli di una condizione definibile pre-diabete. Leggi nazionali e regionali, il Piano Nazionale del Diabete del Ministero della Salute e molti documenti nazionali e regionali prevedono che tutte le persone con la malattia siano assistite fin dal momento della diagnosi (l’imprinting è fondamentale) anche da un team (medico, infermiere, dietista) della rete dei centri specialistici diabetologici.

Una rete che tutto il mondo ci invidia, che ha dato risultati clinici migliori che in tutti gli altri paesi del mondo e che in tre distinte ricerche scientifiche condotte in Veneto, Piemonte e più recentemente in Lombardia, ha mostrato di incidere così tanto sull’andamento della malattia da ridurre del 30% la mortalità di chi ne è assistito. Le analisi derivate da questi studi permettono di stimare che siano decine di migliaia le vite salvate ogni anno dall’assistenza diabetologica nei centri specialistici.

Purtroppo, e per vari motivi, le persone assistite nei centri diabetologici in Italia ormai sono meno del 50% perché se in 30 anni le persone con diabete che vivono nel Paese sono raddoppiate, la rete dei centri diabetologici non è stata arricchita di professionisti, anzi in alcune realtà regionali è stata depotenziata. Questo è difficilmente comprensibile visto che la rete diabetologica costa circa 150 milioni di euro all’anno, una somma che rappresenta solo 1% della spesa per assistere le persone con diabete ed equivalente a meno di 1/5 di quello che nel nostro Paese viene speso, quasi sempre inappropriatamente, per i farmaci usati per ridurre la secrezione acida dello stomaco.

Il diabete quando bene curato, permette una vita lunga e senza grandi ostacoli al raggiungimento di qualsiasi successo. Quando però è trascurato il diabete determina danni in tutto l’organismo: occhi, reni, nervi, vasi sanguigni, cuore, cervello ma anche polmoni, ossa, articolazioni, cute, ecc. Le persone con diabete hanno anche più infezioni di quelle senza la malattia e un maggiore rischio di sviluppare tumori. Il diabete è una malattia da prendere seriamente e non un valore di glicemia alterato su un referto di laboratorio. E’ vero che spesso la malattia non dà disturbi ma se non la si cura bene quando dà segno di sé i disturbi possono essere molto importanti.

I dati epidemiologici sono un campanello d’allarme che non deve suonare invano. Ogni anno fra le persone con diabete che vivono in Italia si osservano 75.000 infarti (uno ogni 7 minuti), 50.000 ictus (uno ogni 10 minuti) e 10.000 amputazioni (una ogni 52 minuti). Ogni 4 ore una persona con diabete inizia la terapia dialitica (circa 2000 all’anno). Ogni anno circa 50.000 persone con diabete sviluppano un problema importante alla vista. Ogni giorno molte decine di persone muoiono a causa del diabete: secondo l’Istat 68 ma in realtà sono molte di più perché non sempre nella scheda di morte il diabete compare come la prima causa anche se è la malattia che ha causato l’evento, spesso cardiovascolare, che ha causato il decesso. In Italia ogni anno muoiono di malattie cardiovascolari circa 220 mila persone e oltre un terzo di queste ha il diabete. 

Questi numeri non devono essere tenuti nascosti e danno la misura della potenziale severità della malattia e della necessità di non trascurarla per non esserne travolti, non solo dal punto di vista sanitario, umanitario ed etico ma anche dal punto di vista economico: curare una persona con diabete in Italia costa mediamente 4000 euro se si considerano i costi reali e non le tariffe virtuali, usando le quali la spesa è comunque elevata (3000 euro all’anno). Questo equivale a circa 16 miliardi di euro all’anno, ben più del 10% della spesa del SSN. Accanto a questi ci sono costi quasi equivalenti sostenuti dal sistema previdenziale (pensioni anticipate, assegni di accompagnamento e di disabilità, ecc.) e dai singoli cittadini. Una spesa immane per l’individuo, la famiglia e la società.

La mancata consapevolezza di cosa comporti il diabete ostacola anche l’assegnazione di risorse alla ricerca sulla malattia. L’Italia è molto forte nella ricerca sul diabete: è terza nella graduatoria mondiale quando agenzie specializzate la valutano dai suoi prodotti scientifici (i lavori pubblicati sulle riviste internazionali) e diventa prima se il risultato è aggiustato per gli scarsi finanziamenti pubblici ricevuti. In Italia si fa ricerca sul pancreas artificiale, sui trapianti di cellule staminali, sulla genetica della malattia, sui marcatori di rischio di diabete e di complicanze, sulle origini della malattia e dei danni che può causare. In tutti i campi della ricerca gli italiani godono di grande credibilità internazionale.

Le istituzioni pubbliche (Ministeri, Regioni, Università) destinano alla ricerca sul diabete fondi modesti: in media circa 2,5 milioni di euro all’anno, pari a circa 5.000 euro all’anno per ognuno dei circa 500 ricercatori attivi nell’area del diabete in Italia (moltissimi dei quali in posizioni precarie). I cittadini fanno ancora meno: le donazioni liberali e quanto destinato con il 5xmille ammontano a poco più di 100 mila euro all’anno, con una media di circa 200 euro per ricercatore. Nulla rispetto agli oltre 100 milioni di euro che, lodevolmente, i cittadini donano alla ricerca sul cancro e ai molti milioni di euro donati ogni anno alla ricerca sulle rare malattie genetiche. La ricerca sul diabete in Italia si può legittimamente definire “orfana” del contributo volontario dei cittadini e poco sostenuta anche dalle istituzioni pubbliche. Questo è comprensibile per il fatto che esiste una mancata percezione di cosa sia il diabete e del fatto che il diabete, purtroppo, può uccidere le persone come il cancro o renderle disabili come certe malattie genetiche.

Comprensibile ma non giustificabile. E’ tempo di cambiare. La Fondazione e l’Associazione Diabete Ricerca, entrambe espressione della Società Italiana di Diabetologia, hanno avviato una serie di iniziative per aumentare la consapevolezza sulla malattia non solo per ridurne le gravi complicanze ma anche per aumentare la raccolta di fondi per sostenere la ricerca sul diabete in Italia. Ci saranno convegni, conferenze, inserzioni sui giornali, uso massiccio dei social network, crowdfunding e una miriade di eventi (concerti, partite di calcio, ecc.) in cui raccogliere contributi anche piccoli. Molti piccoli contributi messi insieme possono costituire una fonte preziosa di finanziamento per la ricerca. Non va dimenticato che se 1 italiano su 10 donasse 1 euro per la ricerca sul diabete, i 6 milioni di euro raccolti sarebbero 60 volte più di quanto viene donato in questo momento.

E’ ora di risvegliarsi da un sonno che è durato troppo a lungo e che non solo ha ridotto la potenzialità dei ricercatori dell’area del diabete che operano in Italia ma ha contribuito a declassare la malattia ad una sorta di fastidio molto diffuso ma senza particolari conseguenze per la salute, tranne pochi casi sfortunati. Purtroppo non è così e nasconderlo impedisce non solo il sostegno alla ricerca ma anche l’accesso alle cure migliori, le uniche che possono garantire una riduzione di infarti, ictus, amputazioni, insufficienza renale con necessità di dialisi, perdita della vista e tutto quello che il diabete curato male può causare.

Il concerto di beneficenza organizzato a Mantova il 12 Gennaio al Teatro Bibiena è la prima iniziativa del 2017. A questa altre ne seguiranno per tutto l’anno. Il 2017 è un anno speciale per le persone con diabete perché ricorre il trentesimo anniversario della legge 115/1987. E’ la legge che sancisce i diritti delle persone con diabete ed è stata la prima nel mondo specificamente dedicata alla malattia. Nel corso del 2017 saranno molti gli eventi celebrativi di questo trentennale. Il concerto del 12 gennaio vedrà come protagonista il Maestro Andrea Griminelli, uno dei flautisti più famosi al mondo che, accompagnato da un pianista, suonerà brani classici e contemporanei. Il Maestro si è esibito in tutti i principali teatri del mondo e ha collaborato con grandissimi artisti italiani fra i quali Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli e Lucio Dalla e con star internazionali fra cui Elton John, James Taylor e Sting. Il Maestro è da sempre sensibile ai bisogni di persone che soffrono e ben volentieri ha sposato in questa circostanza la causa delle persone con diabete. Sostenere la ricerca relativa ad una patologia significa offrire un futuro migliore a chi ne è affetto e a chi ne sarà affetto in futuro. La ricerca, infatti, se non immediatamente in tempi successivi, crea presupposti per un traslato clinico, sia esso un nuovo metodo di diagnosi o monitoraggio che uno strumento terapeutico.

Vi ricordate Alberto Tomba? Ecco cosa fa oggi e come vive a 50 anni / Guarda

Vi ricordate Alberto Tomba? A 50 anni come vive l'ex campione



Negli anni Ottanta, nello sci, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Alberto Tomba, a 50 anni, bolognese, era un po' sparito dai riflettori. È riapparso in tv su La7 nei Gazzetta Sport Awards 2016. Tomba ha presentato alla serata onorifica per ritirare il premio Legend, consistente nella consegna di un anello prezioso. "Non è che è un segno? Sono l'unico scapolo a 50 anni", scherza, mostrando quell'ironia che lo ha reso leggendario insieme alle sue imprese sportive. Il Direttore della Gazzetta, Andrea Monti, ha ricordato che inizialmente il suo cognome veniva censurato: "allora era difficile parlare di Tomba e cercavano perifrasi. Poi questo cognome è diventato un sinonimo di allegria e scanzonata".

Monti ha ricordato le più di 4000 pagine dedicate allo sportivo: "Oggi ve la battete tu e Federica Pellegrini". Ma cosa fa oggi Tomba. Lo dice lui stesso: "Io oggi mangio, bevo, mi diverto. E' andata bene da fine carriera che ho chiuso in anticipo, a 30-31 anni, potevo andare avanti fino ai 38 ma ero molto stressato". Ha detto ancora di no all'Isola dei Famosi 2017: nonostante i tanti corteggiamenti, lo sportivo non si è ancora fatto sedurre dai reality.

Stupro al centro sociale, la vittima azzittita: "Non dire niente agli sbirri"

Stupro al centro sociale, la vittima azzittita: "Non dire niente agli sbirri"



I compagni della "Raf", la rete antifascista di Parma, l'hanno violentata nel centro sociale mentre festeggiavano, come ogni 12 settembre, la cacciata delle camice nere dalla città. Sei anni fa, quando si è consumato lo stupro, Claudia aveva 18 anni. "Mi sono svegliata su un tavolo di legno, i vestiti buttati a terra, sul mio corpo i segni di quello che mi avevano fatto...", queste le sue parole secondo la ricostruzione su La Repubblica. 

Il processo contro i tre stupratori, però, è iniziato solo in questi giorni. Finora i compagni sono stati protetti da un incredibile muro di omertà. L'hanno violentata in tre. Prima l'hanno drogata. E poi hanno filmato con un cellulare per immortalare lo strazio. Quando la ragazza ha denunciato tutto alla polizia è stata emarginata, addirittura chiamata "infame" delle amiche. "Per tre anni, dal 2010 al 2013, erano stati tanti (e tante) i compagni e le compagne che avevano visto quel video", si legge su Repubblica, "girato con un vecchio Nokia, e dove Claudia (naturalmente il nome è di fantasia) viene addirittura chiamata con un nomignolo che allude, e qui l'orrore è massimo, ad atti ancora più brutali durante la violenza. Ma nessuno aveva rotto il silenzio, quasi fosse più importante difendere il movimento da incursioni di polizia e carabinieri, piuttosto che denunciare lo stupro e solidarizzare con la vittima".

L'anno scorso, in seguito alla denuncia di Claudia, finiscono ai domiciliari Francesco Cavalca (25 anni), Francesco Concari (29 anni) e Valerio Pucci (24 anni). La ragazza viene, quindi, contattata dai compagni che la minacciano e la insultano. "Con gli sbirri - le dicono - devi solo tacere". 

Schumacher, altra notizia: ecco cosa gli fa questa donna / Guarda

Michael Schumacher, aperto l'account Twitter



Dopo l'apertura degli account su Facebook e Instagram ora il sette volte campione del mondo di Formula 1 Michael Schumacher è sbarcato anche su Twitter. Il nuovo profilo social, che verrà gestito dalla manager Sabine Kehm, punta a mostrare i successi dell'ex pilota senza far riferimento alle sue attuali condizioni di salute. Una scelta in linea con l'atteggiamento della famiglia, da sempre attenta a proteggere la privacy del leggendario campione, impegnato nella lunga e complessa riabilitazione dopo il terribile incidente sciistico avvenuto sulle nevi francesi di Meribel alla fine del 2013. 

Mentana, la catastrofe imminente: per l'Italia in arrivo i tempi più bui

Enrico Mentana, la profezia catastrofica: "È come il 1993"



Enrico Mentana da tempo è diventato uno dei giornalisti in cui gli italiani ripongono più fiducia, principalmente grazie al massiccio utilizzo che il direttore del Tg La7 fa dei social network, dove interviene nei commenti e mantiene un rapporto vivo tra lettore e autore. Nell'ultimo post pubblicato su Facebook Mentana esprime tutto lo sconforto e la delusione nei confronti della politica italiana attuale. Un periodo che gli ricorda addirittura il 1993, anno dello scandalo Tangentopoli e non solo.

Il direttore fa un breve ventaglio della situazione attuale ("forconi-Napoli, voto anti referendum sul jobs act, ministro della scuola senza laurea né diploma. Sala indagato, Marra arrestato") e manifesta la sua tristezza. Centinaia le condivisioni, a migliaia i like, per non parlare dei commenti. Alcuni se la prendono per la questione Fedeli, ma con il solito savoir-faire Mentana spiega che non ce l'ha con il ministro, quanto più con Gentiloni, che con la sua scelta ha offerto il fianco a tutte le polemiche degli ultimi giorni.

Nei commenti successivi il livello si abbassa, e prima di sparire dal botta e risposta il giornalista risponde a un follower un po' troppo sopra le righe, che aveva definito, in riferimento al referendum, il popolo come "bue". "Il "popolo bue - spiega Mentana - è quello che fa la differenza tra la democrazia e gli altri sistemi. Io me lo tengo stretto, lei faccia quel che vuole. Ma si ricordi che dare del bue al prossimo implica il rischio della reciprocità".

La notte drammatica della Raggi Retroscena: telefonate disperate

Retroscena sulla Raggi: notte drammatica, il ricatto, la frase al telefono, la resa a Beppe Grillo e Davide Casaleggio



Le ultime 24 ore di Virginia Raggi sono la cronaca di una resa annunciata, e forse per questo ancora più drammatica. Beppe Grillo e Davide Casaleggio impongono la sostituzione del vicesindaco Daniele Frongia e del caposegreteria Salvatore Romeo, con un vero e proprio ricatto: o così o via il simbolo del Movimento 5 Stelle dalla giunta capitolina, con conseguente fine politica della Raggi. Un aut aut, rivelano le indiscrezioni, su cui la sindaca ha riflettuto tutta la notte. 

Il post-ghigliottina - Grillo e Casaleggio avevano già pronto il post per il blog con cui annunciavano la revoca del simbolo ma non hanno mai schiacciato il tasto pubblica, spiega il Corriere della Sera. La Raggi, venerdì notte, ha chiesto tempo per consultare i suoi, dopo aver fatto un rapidissimo summit e aver preso atto della crisi: "Senza simbolo non ce la facciamo". Sono ore frenetiche, alle 5 del mattino Grillo e Casaleggio leggono i giornali online e scoprono dalle pagine sull'inchiesta sull'arresto di Raffaele Marra, il braccio destro della sindaca a causa del quale è scoppiato il bubbone, non emergono intercettazioni che compromettono direttamente il sindaco. Per questo il post di "condanna a morte" resta congelato. 

"Frongia non si tocca" - La Raggi però rialza la testa a sorpresa. Telefona a Grillo e "algida" ribalta tutto: "Frongia non si tocca". Ormai è guerra aperta: Beppe è furioso, la avvertono che l'avviso di garanzia è in arrivo e a quel punto la Raggi sarà sola. Le ricordano poi la penale di 180mila euro che sarebbe tenuta a pagare nel caso non rispetti la linea del Movimento 5 Stelle, danneggiando tutto il movimento. Un contratto-capestro che ha il suo peso, in questa brutta storia politica. Il pomeriggio la Raggi lo trascorre con i suoi consiglieri in Campidoglio, una specie di fortino da cui a tarda serata sventola bandiera bianca. Accetta di far saltare le teste e, somma umiliazione, una "due diligence" da parte di avvocati sugli atti già deliberati, segno che Grillo e Casaleggio sospettino di manovre inquinanti da parte di Marra. Resteranno delusi però due esponenti vicini a Roberta Lombardi (anti-Raggi), Marcello De Vito e Paolo Ferrara: al posto di Frongia Davide Casaleggio potrebbe imporre infatti Maurizio Colomban, suo uomo di fiducia e potentissimo assessore alle Partecipate. Un sindaco ombra per una sindaca fantasma.

ROMA, SALTANO LE TESTE Vincono Grillo e Casaleggio La sindaca è sotto tutela

Saltano le teste: Roma, si dimettono Frongia e Romeo



Virginia Raggi rimane sindaco di Roma, ma Beppe Grillo e Davide Casaleggio ottengono le dimissioni del vicesindaco Daniele Frongia (che mantiene le deleghe alle politiche giovanili e allo sport) e del capo della segreteria politica Salvatore Romeo. La decisione, al termine di una lunghissima riunione di maggioranza dopo l’arresto di Raffaele Marra, la comunica la stessa Raggi in una nota pubblicata anche sul suo profilo Facebook. Di fatto la sindaca finisce sotto tutela, con Casaleggio che impone come suo vice Maurizio Colomban, uomo di fiducia della Casaleggio Associati e già potentissimo assessore alle Partecipate. Di fatto, un sindaco ombra.