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lunedì 12 dicembre 2016

Meloni: "Vi dico io chi è Gentiloni" Massacrato con quattro parole

Meloni: "Vi dico io chi è Gentiloni" Massacrato con quattro parole



"Tutto cambia perché nulla cambi. Siamo passati dal Governo del burattino delle lobby al Governo del burattino del burattino delle lobby". Giorgia Meloni commenta su Facebook l’annuncio dell'incarico di Paolo Gentiloni: "Se il Pd pensa di trascinarci a fine legislatura con il quarto esecutivo non scelto dagli elettori, sappia che il 22 gennaio ci troverà in piazza con tutti gli italiani che ancora credono che la sovranità appartiene al popolo e rivendicano il loro diritto a votare e decidere", scrive sul social network la leader di Fratelli d’Italia.

"Gentiloni? Uno sfigato: lo cacceremo" Salvini lo umilia: il suo "due di picche"

Matteo Salvini diserta le consultazioni con Paolo Gentiloni: "Alla Lega Nord interessa solo fissare la data del voto"



Un Matteo Salvini letteralmente scatenato. Nel mirino della Lega Nord c'è il premier incaricato, Paolo Gentiloni. Il primo attacco piove su Facebook, poco dopo l'ufficializzazione della scelta di Sergio Mattarella: "Oggi il Pd, Mattarella e Napolitano si inventano il quarto premier non eletto da nessuno, la fotocopia sfigata e inutile di Renzi. Questi ci prendono per il c...o!". E ancora, annunciava: "Noi non ci arrendiamo, daremo battaglia a questa cricca". Dunque, Salvini ha ripetuto il suo mantra: "Voto subito".

In serata, il leader del Carroccio ha raddoppiato. Chiamato a Montecitorio per le consultazioni, risponde con un roboante due di picche: "Non riconosciamo alcuna legittimità a Gentiloni e al suo governo. Non abbiamo tempo da perdere in inutili consultazioni. L'unica risposta che vogliamo ascoltare - ha ribadito - è la fissazione della data per le elezioni politiche". Una risposta nettissima al premier incaricato: a trattare con lui, Salvini, non ci pensa neppure. Proprio come il M5s, che esattamente come la Lega Nord ha annunciato che diserterà le consultazioni con Gentiloni.

DURA FINO A SETTEMBRE? Il retroscena da incubo: c'entrano 20 mln di euro

Se le Camere si sciolgono prima del 15 settembre le indennità in fumo



Segnatevi questa data: il 15 settembre. Se le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017, infatti, un tesoretto di circa 20 milioni di euro finirebbe nelle casse del Parlamento. Si tratta dei fondi accantonati dai parlamentari al primo mandato, che potrebbero ritrovarsi senza poltrona e senza i contributi versati. Un caso di cui dà conto Il Tempo, che ricorda come gli ex parlamentari ottengono la pensione a 65 anni e dopo aver ricoperto un mandato di almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno. Ogni mese deputati e senatori versano un contributo pari all'8,80% dell'indennità parlamentare lorda, circa 750 euro, soldi che vengono messi dal Parlamento in un fondo.

Ma se l'onorevole di turno non dovesse arrivare ai fatidici 54 mesi e un giorno di mandato, non avrebbe diritto a prendere un euro. Certo, non sarebbe un dramma, soprattutto se si pensa che i "comuni mortali" per avere indietro qualcosa devono lavorare almeno vent'anni, mica 54 mesi. E Il Tempo, come detto, facendo il conteggio di quanti sono i parlamentari che prederebbero diritto all'indennità arriva a quantificare il risparmio in 19.946.250 euro. Un buon motivo per il quale chi sospetta che difficilmente si vada a votare subito, forse, non ha affatto torto. E, anzi, questo "fatidico" 15 settembre va ben più in là anche delle previsioni più pessimistiche. Vuoi vedere che il governo Gentiloni è destinato a durare?

domenica 11 dicembre 2016

Esclusiva il Notiziario sul web / Regione Campania: Intervista al Vice Presidente del Consiglio Regionale On. Ermanno Russo

Voce alla Politica Intervista al Vice Presidente, On. Ermanno Russo


intervista  a cura di Gaetano Daniele



On. Ermanno Russo
Vice Presidente del Consiglio Regionale della Campania

On. Russo, Riforma Costituzionale (No 59,11%, Sì 40,11%) Un distacco di circa 20 punti percentuali. Come spiega questo risultato?

"Ho avuto modo di dichiarare proprio al vostro blog il Notiziario sul web che si è trattato di un risultato frutto della scelta di un popolo molto più vasto rispetto a quello spinto al voto dai partiti. La gente è tornata a votare perché è tornata ad attribuire un valore al proprio voto. Il fronte del "NO" racchiude, ad esempio, giovani e giovanissimi che prima erano soliti disertare le urne. Una fascia di popolazione e di elettori che ha giocato un ruolo fondamentale per la vittoria del NO. Ecco perché la forbice tra i due schieramenti si è allargata di venti punti, perché è stato un voto politico, nell'accezione più pura e nobile del termine, che ha messo in luce una sofferenza del Paese che il governo Renzi tendeva a dissimulare e tenere nascosta".

On. Russo, dopo la sconfitta referendaria il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si dimette, ed è proprio notizia di queste ore che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato l'ex Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni Premier. Cosa cambia?

"Sul piano politico cambia poco. L'onere di governare spetta al Pd, perché è il Pd che ci ha condotto alla crisi di governo. Sul piano della credibilità della classe dirigente e delle istituzioni cambia invece tutto. La gente vuole contare di più ed è stanca di premier e governanti non eletti, può tollerare una breve parentesi giusto per la modifica del sistema elettorale ma non sopporterebbe una nuova stagione di governo senza legittimità popolare che si prolunghi oltre il dovuto. Staremo a vedere quanto rapida sarà l'azione di Gentiloni".

On. Russo, anche in Campania i cittadini non hanno avuto dubbi. Hanno dato un "NO" secco a Renzi e al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Quali sono le linee del centro destra in regione dopo la sconfitta politica e clientelare di De Luca?

"Il centrodestra è da un anno e mezzo che porta avanti un'operazione-verità in Regione, spiegando ai cittadini che gli annunci del presidente De Luca sono soltanto tali e rischiano di deludere i campani, compromettendo la loro la fiducia, per la verità già fioca, nelle istituzioni. Purtroppo il governatore sembra non voler prendere coscienza della situazione, stagnante e fallimentare, della Campania, preferendo spot e continue fughe in avanti sui terreni più diversi e su temi sempre più clamorosi. È bravo ad inaugurare opere altrui, a lanciare dibattiti su temi importanti e poi sbarazzarsene con nuove provocazioni (ricordo che l'idea di assumere 200.000 giovani nella pubblica amministrazione al Sud è solo un mese fa ma nessuno più ne parla e gli chiede conto di tale proposta), a far passare insomma per una primavera campana ciò che invece è una lenta agonia. Dal canto nostro cerchiamo nelle Commissioni, in Consiglio regionale e nelle sedi istituzionali di spiegare alla sua maggioranza e ai cittadini che i problemi non si affrontano con gli slogan ma lavorando giorno e notte con la testa china sulle carte. La giunta Caldoro gli aveva lasciato in eredità conti in ordine e un modus operandi virtuoso, ci ritroviamo dopo un anno e mezzo a fare la seconda finanziaria con il Consiglio costretto a "prestare" i propri residui di gestione alla Giunta regionale per tappare buchi in bilancio figli di iniziative incaute o spregiudicate. Vorremmo che il presidente della Regione assumesse responsabilmente il ruolo che il popolo, legittimamente, gli ha attribuito, evitando di saltare da una campagna elettorale all'altra, fornendo materiale per Crozza e il cabaret nazionale". 

On. Russo, economia, occupazione, ambiente, i Campani cosa si devono aspettare?

"In parte ho già risposto con le considerazioni relative alle domande precedenti. La nostra regione merita un governo a tempo pieno, fondato sulla sobrietà delle posizioni e la responsabilità delle decisioni. Non occorrono azioni esemplari e uscite clamorose per continuare l'opera di razionalizzazione e rilancio del presidente Caldoro, servono impegno e profilo basso. Lavorare ai problemi dell'economia campana richiede una visione d'insieme e non può risolversi in interventi spot. Penso alle aree di crisi complesse, di cui la nostra regione non fa parte per scelta del governo regionale e la cui presenza potrebbe risultare invece decisiva per la concessione da parte dello Stato degli ammortizzatori sociali per il 2017. Sulle tariffe idriche il pasticcio è sotto gli occhi di tutti, sull'ambiente si naviga a vista, per i giovani l'unica risorsa disponibile, quella europea, è stata sinora trascurata, con i primi bandi comunitari partiti soltanto la settimana scorsa dopo quasi due anni di giunta De Luca. I problemi sono insomma evidenti, nessuno ha la bacchetta magica e non si pretendono soluzioni immediatamente risolutive per problemi storici e nella nostra terra atavici ma dire la verità e raccontare le cose come stanno, senza rappresentare ai cittadini una regione che non c'è, questo sì. Questo invece è un obbligo. Martedì è stata calendarizzata la discussione in Consiglio regionale della mozione di sfiducia del centrodestra al Governatore, sarà quella la sede per approfondire ulteriormente i concetti qui soltanto accennati per ragioni di spazio e chiedere a De Luca di seguire l'esempio di quello che solo fino a ieri era il suo modello e la sua guida politica: Matteo Renzi".

LA RISCOSSA Una Boschi sempre più potente La voce pazzesca sul nuovo incarico

Boschi, l'indiscrezione: sottosegretaria alla presidenza del Consiglio



Nelle ore in cui impazza il gossip sui prossimi ministri che verranno scelti da Paolo Gentiloni, continua a rimbalzare il nome di Maria Elena Boschi. Secondo diverse fonti, compreso Enrico Mentana, potrebbe avere un ruolo nel nascituro governo, anche se viene dato quasi per certo l'addio al dicastero delle Riforme. Giallo, però, su quale poltrona possa finire nelle mani della ex super-ministra. Ma negli ultimi minuti iniziano a farsi strada anche ipotesi differenti: alla Boschi sarebbe stato chiesto di scegliere un incarico di prestigio ai vertici del partito oppure al vertice del gruppo parlamentare alla Camera. Ma il punto non è questo. Il punto, semmai, è che ha appena iniziato a circolare una voce dell'ultimissimo minuto: alla Boschi potrebbe essere offerto il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Un ruolo di primissimo piano.

I NOMI SU UN "PIZZINO" Una rivoluzione per Alfano? Spunta un foglietto... / Foto

Toto-ministri, le voci su Angelino Alfano agli Esteri



Alle 18 il premier incaricato Paolo Gentiloni inizierà le sue personalissime consultazioni a Palazzo Chigi. Obiettivo, stilare la lista dei ministri. Ed in questo contesto, dai palazzi romani, continuano a inseguirsi voci e indiscrezioni in una girandola quasi impazzita. E un'ultima di queste voci viene rilanciata da "Voci di Palazzo", blog collettivo che spesso gode di ottime soffiate. Una voce piuttosto clamorosa: secondo quanto riportato dal pizzino che potete vedere qui sotto, il maquillage di governo potrebbe riguardare anche Angelino Alfano. Una voce incontrollata secondo la quale ad Alfano potrebbe proprio finire il ministero degli Esteri lasciato vacante da Gentiloni. Tra le altre due suggestive ipotesi suggerite dal pizzino, anche un Luca Lotti ai servizi e Angela Finocchiaro al dicastero delle Riforme al posto di Maria Elena Boschi.

IL PRIMO SCHIAFFONE Gentiloni è già nel caos: chi dice "no", guerra nel Pd

Gentiloni incassa il no di Cuperlo: non sarà ministro dell'Istruzione



Tutto come previsto: il premier incaricato è Paolo Gentiloni, con Matteo Renzi in veste di premier-ombra. A breve dovrebbe spuntare anche la lista dei ministri, che dovrebbe riservare ben poche sorprese: tutto è desinato a restare com'è. Gentiloni pensa solo a qualche piccolo ritocco. E a rovinare le sue previsioni, però, sarebbe piovuto un roboante rifiuto: quello di Gianni Cuperlo. Già, perché l'ex segretario del Pd avrebbe risposto "no grazie" quando gli hanno offerto il dicastero dell'Istruzione, che verrà con assoluta probabilità lasciato da Stefania Giannini. Si trattava di un tentativo, da parte di Gentiloni, per ricucire la distanza con la sinistra Pd. Tentativo fallito: la guerriglia tra renziani e sinistra, al Nazareno, è appena iniziata. Cuperlo avrebbe rifiutato anche perché la poltrona sarebbe potuta essere interpretata come una sorta di "ricompensa" per il suo essersi schierato per il Sì al referendum.