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mercoledì 1 giugno 2016

La manager rompe il lungo silenzio: come sta (davvero) Micheal Schumacher

La manager rompe il lungo silenzio: come sta davvero Schumacher



Nei giorni scorsi era stato Luca Cordero di Montezemolo a riaccendere le speranze per la salute di Micheal Schumacher. Adesso parla la sua manager storica Sabine Kehm che, dopo aver ritirato un premio dedicato alla carriera del campione, ha detto: "Credo che siamo tutti d’accordo – ha detto la Kehm – nel pensare che staremmo tutti meglio se Michael potesse essere qui e ringraziarvi. Questo purtroppo non è possibile. Purtroppo lo dobbiamo accettare, imparando come affrontare questo problema". E ancora: "Nonostante questo possiamo ancora sperare e fare di tutto, perché forse la situazione sarà diversa. Non lo possiamo valutare, e neppure influenzare. Ma possiamo fare tutto perché ciò succeda". Anche la parole della manager fanno sperare per il futuro, regalano ai suoi tifosi qualcosa (anche se si tratta solo di parole) a cui aggrapparsi. 

martedì 31 maggio 2016

Musica, solidarietà, divertimento, legalità ed ambiente a Caivano Moda

Musica, solidarietà, divertimento, legalità ed ambiente a Caivano Moda


di Francesco Celiento 



CAIVANO - Moda, spettacolo, musica, comicità, divertimento, impegno per l’ambiente. Ci sarà tutto questo nella 14/a edizione di Caivano Moda, uno dei maggiori eventi che si svolgono nella città di Caivano, organizzato dal direttore artistico Michele Trasparente.

La prossima edizione si terrà da venerdì 3 a domenica 5 giugno, sempre nell’area del mercato comunale con il patrocinio del Comune. La prima giornata sarà arricchita da tanta musica, in concomitanza con l’evento “Venerdìopaesmì”, organizzato dal Forum dei Giovani, che si terrà ogni venerdì in via De Gasperi, ma che per l’occasione sarà trasferito nell’area mercato in concomitanza con la kermesse.

Sabato 4 a partire dalle ore 16 andrà in scena, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Cilea-Mameli”, l’associazione Talità Kum e il sodalizio “Noi genitori di tutti”, che si batte per la terra dei fuochi, un programma ricco di eventi: dalla caccia al tesoro e altri giochi con gonfiabili giganti, sempre gratuiti, alle esibizioni dei bambini della Cilea-Mameli con recite, canto e musica, sfilate con il negozio per bambini “Follie” e balli con la scuola “Heidi-Helena Dance”.  L’evento conclusivo della serata a cura del Ansiteatro con il musical dedicato a Don Peppe Diana, il prete di Casal di Principe ucciso dalla camorra 22 anni fa. Il gran finale si terrà domenica 5 giugno a partire dalle ore 19.

Prima la consueta sfilata di moda: in passerella ci saranno bellissime modelle e modelli, fra cui quattro caivanesi, con le coreografie realizzate da Mariangela Trasparente. Il finale, invece, sarà affidato al super ospite, il noto attore comico napoletano, Biagio Izzo.

L’ingresso è gratuito e permetterà di accedere a tre giorni di divertimento musica, spettacolo ma anche riflessioni su emergenze sociali importanti che arricchiranno ulteriormente un evento dal successo già consolidato.

L’organizzatore e direttore artistico Michele Trasparente ringrazia tutti gli enti e gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione, senza i quali sarebbe stato impossibile organizzare questa kermesse.

La clamorosa beffa degli 80 euro Renzi li rivuole: chi deve restituirli

La beffa degli 80 euro: un milione e mezzo di italiani deve restituirli

di Francesco De Dominicis



Il simbolo del governo di Matteo Renzi che torna indietro come un boomerang. Per una curiosa coincidenza, sempre a ridosso di un appuntamento elettorale: due anni fa l' esecutivo aveva tirato fuori dal cilindro il discusso bonus da 80 euro per i lavoratori con redditi fino a 26mila euro e ora, a pochi giorni da un altro fondamentale test con gli elettori, si scopre che una bella fetta dei beneficiari ha restituito (o sta per farlo) allo Stato - in tutto o in parte - quel «regalo».

Che si trattasse di una misura funzionale a conquistare un po' di voti per le «europee» era chiaro a tutti; un po' meno chiaro, va detto, che dietro quello sgravio fiscale ci fosse un' impalcatura normativa traballante e non accuratamente valutata. Ma tant' è. Fatto sta che, come riportato ieri da alcuni quotidiani, un milione e mezzo di contribuenti è stato costretto a ridare quanto ricevuto o si appresta a farlo.

Ballano, complessivamente, 750 milioni di euro. La magagna è nel conguaglio ovvero nella compensazione fiscale che a fine anno viene operata in busta paga da tutti i datori di lavoro. Una manovra dalla quale, per il gioco dei versamenti tributari e delle trattenute sul salario mensile, chi ora è chiamato all' inedito quanto fastidioso rimborso si è ritrovato con un reddito superiore al limite previsto dalla legge targata Renzi cioè 26mila euro. È il caso di chi ha oltrepassato quella soglia per redditi extra legati a prestazioni straordinarie oppure di chi ha commesso un errore nella dichiarazione «730» nell' anno precedente.

Nel 2015, la brutta sorpresa è toccata a 798mila lavoratori che hanno restituito tutto e altri 651mila che hanno ridato indietro una fetta dello sgravio Irpef: grosso modo 1 su 8 degli 11,3 milioni che avevano incassato il bonus (in totale stiamo parlando di 6,1 miliardi di euro) tanto sbandierato da Renzi come mossa che ha tagliato in maniera netta la pressione tributaria. E come se non bastasse è saltato fuori che ci sono pure 341mila contribuenti a dir poco beffati: risultati incapienti a fine anno (vale a dire troppo poveri per poter pagare le tasse) hanno restituito tutto. Ciò perché quel bonus era una sorta di detrazione fiscale a cui non ha diritto chi non versa almeno un centesimo all' erario.

La questione era già stata sollevata in Parlamento nei mesi scorsi. Lo aveva fatto, a marzo e pure prima, Simone Baldelli (Forza Italia). Il vicepresidente della Camera aveva denunciato il caso dai banchi di Montecitorio e aveva chiesto a palazzo Chigi e al Tesoro di rendere noto a quanto ammontassero gli importi delle restituzioni. Ieri, a dati pubblicati, Baldelli, con un post su Facebook, ha puntato il dito contro il governo che «ha pensato di poter facilmente guadagnare consenso dando soldi con una mano per poi toglierli con l' altra». Il risultato, in effetti, è proprio questo.

Ed è il frutto della fretta con cui Renzi pretese di far approvare quel decreto senza ponderare tutti gli effetti del farraginoso ordinamento tributario italiano. C' era un risultato, la vittoria alle elezioni per il Parlamento di Strasburgo, da portare a casa (il Pd stravinse quella tornata con oltre il 40% dei consensi). Il premier era convinto che quella misura avrebbe spinto i consumi. E invece gli italiani hanno continuato a risparmiare. Parla di «vergogna» anche Nicola Fratoianni di Sinistra italiana.
Adesso, si assisterà al solito scaricabarile. La colpa, ovviamente, non sarà di nessuno.

INPS, TRUFFA-VERGOGNA Sai che un assegno su tre... Quanti soldi ti hanno fregato

Inps, truffa vergogna: sai che un assegno su tre... Quanti soldi ti hanno fregato


di Sandro Iacometti



Altro che prescrizione lunga. Mentre in Parlamento si discute sulla necessità di estendere i termini dei processi, per evitare che qualche delinquente la faccia franca, migliaia di pensionati sono costretti ad una frenetica corsa contro il tempo per ottenere giustizia dall’Inps. Il diritto alla pensione, fortunatamente, è imprescrittibile. I requisiti, dopo la Fornero, sono diventati quasi impossibili da raggiungere, ma una volta ottenuto l’accesso alla prestazione previdenziale, la richiesta può essere avanzata anche dopo vent’anni, a patto di essere ancora vivi. Tutt’altra la situazione sui ratei di pensione, ovvero gli assegni mensili. In questo caso, per evidenti motivi di cassa, lo Stato è assai meno generoso. Dal 2011, infatti, sia per le pensioni già liquidate ma non riscosse che per quelle neanche liquidate il diritto ad incassare si prescrive dopo soli cinque anni, invece dei precedenti dieci. Il che significa che se presento la richiesta dopo vent’anni anni dal termine utile, quindici anni della mia pensione se li mangia l’Inps.

La beffa più grossa riguarda, però, gli assegni sballati di cui si chiede la correzione. In questo caso la prescrizione si trasforma in decadenza (il diritto si estingue per sempre) e il termine si accorcia a tre anni.

Si potrebbe pensare che con circa 30mila dipendenti difficilmente l’Istituto nazionale di previdenza possa prendere un abbaglio. Eppure, tra erronei accrediti della contribuzione, calcoli sbagliati dei periodi di malattia, maternità e cassa integrazione, scorrette rivalutazioni dei montanti, l’errore è molto più frequente di quello che si immagini.

Qualche tempo fa la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro ha calcolato che gli assegni con importi pensionistici inferiori al dovuto rappresentano circa il 38% del totale. Le singoli posizioni presentano in media scostamenti minimi, intorno ai 30 euro mensili, ma se si moltiplicano le somme per i 12 mesi e per gli anni di trattamento la perdita per i pensionati (e il guadagno illegittimo per l’Inps) è tutt’altro che irrilevante.

A confermare l’entità del fenomeno ci hanno pensato diverse rilevazioni sul campo. Lo scorso anno il patronato Inca Cgil di Lucca ha diffuso i dati di una verifica effettuata sulle pensioni di 1.800 persone residenti nella provincia. Ebbene, un assegno su quattro si è rivelato inesatto e dai ricalcoli sono usciti fuori oltre 4 milioni di euro non corrisposti dall’Inps in cinque anni, con errori medi tra i 70 e i 100 euro mensili.

Stessa attività è stata portata avanti dall’Inca Cgil di Rimini lo scorso marzo. Su 1.850 richieste di ricalcolo, ben 791 hanno portato al computo di un rimborso. Si tratta di una percentuale elevatissima del 42,7%. Dall’operazione sono emersi complessivamente 509mila euro di prestazioni dovute e non erogate.

Nella quasi totalità dei casi i pensionati non hanno, ovviamente, alcuna responsabilità. L’errore tecnico o umano è solitamente ascrivibile alla macchina dell’Inps che, seppure involontariamente, rosicchia ogni mese un po’ di soldi al malcapitato di turno. Difficile dire con esattezza quante, tra i 18 milioni di pensioni attualmente versate, siano fasulle. Una cosa, però, è certa: chi vuole verificare la propria posizione, rivolgendosi ad un professionista abilitato, deve farlo in fretta. Una legge del luglio 2011 ha introdotto un termine di decadenza triennale che scatta dal momento della liquidazione del primo assegno e una circolare Inps del luglio 2014 ha sancito l’entrata in vigore della prima tagliola, annullando tutti i possibili ricorsi relativi ai tre anni precedenti.

Solo un intervento della Corte costituzionale (sentenza 69/2014) ha impedito che la stessa stretta sui tempi fosse applicata retroattivamente anche ai trattamenti erogati prima del 2011 o a quelli già in corso di contenzioso (per cui valgono i vecchi termini decennali). Davanti alla Consulta l’Inps ha così difeso la norma. La finalità della disciplina, si legge nella sentenza, è quella «di produrre risparmi nel settore previdenziale riducendo i tempi di esercizio del diritto degli assicurati alle prestazioni pensionistiche».

Spunta il governissimo Grillo-Cav Ecco cosa succederà (e perché)

Spunta il governissimo Grillo-Cav. Lo dice pure Di Maio: il piano



Da giorni Silvio Berlusconi saltella da una trasmissione tv all'altra con il mantra che la legge elettorale va modificata e con lei la Costituzione, perché allo stato attuale dopo il voto si otterrebbe: "un solo partito e un solo leader padrone d'Italia. Una situazione del genere - ha detto più volte Berlusconi - non so chiamarla che da regime". Su questi presupposti, in più occasioni il Cav ha fatto capire che dopo il referendum, vincesse il no, non sarebbe opportuno far finire la legislatura, appellandosi al Capo dello Stato per una sorta di maggioranza dalle larghe intese.

Ma queste intese possono essere larghe fino a punti ancora inesplorati. Solo domenica su Raitre a In mezz'ora, Luigi Di Maio si è appellato a Sergio Mattarella e al suo intervento chiarificatore, perché: "Indichi la strada per farci capire, se gli italiani andranno alle elezioni, con quale legge debbano andare a votare, perché alla Camera ci sarà l'Italicum e al Senato il Consultellum". Al netto dei tecnicismi, i grillini non hanno nessuna intenzione di chiedere le dimissioni di Renzi in caso di sconfitta al referendum, come riporta il Messaggero, ma si aspetterebbero da Mattarella un gesto forte.

Da Forza Italia le parole di Di Maio sono suonate come una grande apertura a "un governo di emergenza", un titolo che calzerebbe a pennello per giustificare la tenuta del parlamento, con rispettivi posti incollati a Montecitorio e Palazzo Madama fino al 2018. Un'emergenza che non può tenere escluso escluso nessuno, tanto meno la minoranza Pd e Sinistra Italiana, che a modo proprio annuiscono: "Certamente non si può andare subito al voto - ha detto Alfredo D'attorre - servirebbe una riforma del sistema valido sia per la Camera che per il Senato, mi sembra che anche i grillini lo abbiano compreso". Secondo Il Messaggero, citando fonti parlamentari, anche la Lega nord sarebbe della partita. Così che vinca il Sì o che vinca il No, sembra quasi che vincano tutti comunque.

Soffiata: Mattarella ha già deciso Ecco chi sarà premier dopo Renzi

La soffiata: Mattarella ha già deciso. Renzi si dimette? Chi farà il premier



La fine del suo governo potrebbe averla scritta lo stesso Matteo Renzi, con grande anticipo. Il premier, infatti, non ha mai nascosto che in caso di vittoria del "no" al referendum costituzionale di ottobre, e dunque di sua sconfitta, sloggerebbe da Palazzo Chigi. Anzi ha aggiunto che si ritirerebbe dalla politica (ma su questo punto i dubbi restano, così come restano dubbi sul fatto che possa lasciare la segreteria del Pd). Le vere scelte di Renzi le scopriremo soltanto dopo il voto. Ma per certo, il "no" potrebbe vincere: lo dicono i sondaggi e i più autorevoli osservatori. Ne segue che la politica si debba organizzare con altrettanto anticipo. Chi al governo dopo Renzi, nel caso? Oppure elezioni anticipate? Ad oggi, lo scenario più potabile pare il primo, con un governissimo destinato a traghettare il Paese fino alla naturale scadenza della legislatura, nel 2018, o quasi.

A far propendere per una soluzione che non ricorra al voto c'è il fatto che, nel caso di bocciatura del referendum costituzionale, il Parlamento dovrebbe essere rieletto con due leggi elettorale totalmente diverse: una maggioritaria, l'Italicum per la Camera, e l'altra proporzionale, il Consultellum per il Senato. Ergo, si riproporrebbero, amplificati, i cronici problemi di governabilità che assillano il Paese. È ovvio, la situazione è assai delicata. E dunque potrebbe essere necessario far ricorso a un governicchio che, dopo le eventuali dimissioni di Renzi, legiferi per evitare lo stallo e per offrire allo Stivale un sistema elettorale valido. Ovvero, una nuova legge ad hoc per il Senato.

Ma chi potrebbe guidare questo governo d'emergenza? Sul tavolo, secondo La Stampa, ci sarebbero poche ipotesi. Per la precisione, due ipotesi. La più ovvia e gettonata è quella di "prassi", ovvero l'ascesa a Palazzo Chigi del presidente del Senato, Pietro Grasso. Ma a sfavore della terza carica dello Stato propendono le tempistiche: nei giorni dell'ipotetico avvicendamento, infatti, a Palazzo Madama si terrà una complessa sessione di bilancio. E dunque, considerate le priorità economiche, sul tavolo figura anche il nome di Pier Carlo Padoan, il ministro dell'Economia. Certo, i due nomi configurano scenari e profili differenti. La polemica, in caso di vittoria del "no", è assicurata. L'orizzonte appare oggi già parecchio confuso. E dunque non è un caso che al Colle, Sergio Mattarella, abbia già cominciato a lavorare attivamente a una possibile soluzione. O meglio, a due soluzioni.

"Gli alieni esistono, ecco le prove" Ufo e Obama, la rivelazione-choc

"Gli alieni esistono, ecco le prove": Ufo, Obama e la rivelazione-choc Presto nuove rivelazioni



Alieni, presto potremmo conoscere tutta la verità. Esistono, non esistono, gli avvistamenti, i messaggi dallo spazio, la famosa Area 51. Tutte le prove raccolte dalla Casa Bianca, i cosiddetti X-files, verranno rivelati al pubblico. E sarà il presidente uscente, Barack Obama, a rivelare le verità su ufo e vita extraterrestre. Almeno questo è quanto ha riferito Stephen Bassett, direttore esecutivo del Paradigm Research Group (PRG), un lobbista americano che da 20 anni sta facendo pressione sul Pentagono perché pubblichi i dati di cui sarebbe in possesso sulla vita aliena.

Basset è sicuro che gli extra-terrestri esistano e che questa verità stia per essere svelata a tutti. Secondo il lobbista, Obama rivelerà al mondo i documenti top-secret prima della fine del suo mandato. Dopodiché David Cameron seguirà l’esempio con altre rivelazioni straordinarie. “Ci siamo. Obama sarà il presidente della ‘rivelazione’. Vincerà il premio Nobel con quello che presto annuncerà – ha raccontato Bassett al Daily Express -. La più grande e significativa notizia della storia sta per essere rivelata. Sarà su tutti i giornali”.

Il presidente Obama sarebbe sotto pressione per via delle ripetute promesse di Hillary Clinton arrivate nel corso della sua campagna elettorale. La candidata democratica ha promesso più volte un’assoluta trasparenza sul tema UFO, seguendo le orme del marito Bill Clinton che da presidente aveva provato a rilasciare la cosiddetta ‘disclosure’ sugli alieni. “Se non c’è niente là fuori, diciamo alle persone che non c’è niente – ha detto Hillary durante un’intervista in tv -. Se c’è qualcosa là fuori, a meno che sia una minaccia per la sicurezza nazionale, abbiamo il dovere di condividere questa informazione”. Le elezioni statunitensi si terranno a novembre e il nuovo presidente si insedierà alla Casa Bianca a gennaio. Non resta che aspettare. La grande rivelazione è sempre più vicina. Forse.