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lunedì 16 febbraio 2015

Ombre a Sanremo, Ron guida la protesta: "Festival truccato, annullati dei voti a..."

Festival di Sanremo, Ron guida la protesta: "Il televoto era truccato"





Dopo quelle sul televoto, altre - gravi - ombre sul Festival di Sanremo. Ombre delle quali si fa portavoce niente meno che Ron. Ma procediamo con ordine. Quello che è successo potrebbe ricalcare ciò che avvenne parecchi anni fa con Elio e le storie tese, che nel 1996, con La terra dei cachi, si sussurra fossero stati "defraudati" dalla vittoria, poi andata a Red Ronnie e Tosca. Ma, si diceva: ombre sul Festival. Infatti a poche ore dalla vittoria de Il Volo è giallo sui trionfatori. Anzi, è giallo su Nek. E non solo per quello strano errore della classifica (era comparso al nono posto, poi è arrivato secondo), ma soprattutto perché su Twitter corre il sospetto. C'è stata infatti una pioggia di tweet di protesta di persone il cui voto via sms per Nek - a televoto ancora aperto - non è stato accettato. Una pioggia di tweet zelantemente rilanciati da Red Ronnie, che come detto si è dunque fatto paladino della protesta. I tweet avevano già iniziato ad arrivare verso la fine dell'ultima puntata di Sanremo, e alcune persone segnalavano come anche dei voti in favore de Il Volo venissero rifiutati. Un caso sul quale dovrà fornire qualche spiegazione Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, la società che ha gestito i meccanismi di voto. Per inciso, l'annuncio della vittoria de Il Volo, è stata accolta da sonori fischi all'Ariston e dal disappunto in sala stampa.

Le spiegazioni - E qualche spiegazione, poi, nella conferenza stampa è arrivata. A parlare è stato Giancarlo Leone, il direttore di Rai1, che ha spigato: "Quest’anno il televoto è stato molto più massiccio degli altri anni. Ieri sera ci sono stati 700.000 voti  in tre ore e poi lo stesso numero di voti in 20 minuti e questo avrebbero ingenerato i problemi. Una sorta di imbuto e alcuni voti sarebbero andati in tilt". Questa la replica a chi gli chiedeva conto dei voti "rifiutati". Quindi anche una spiegazione all'errore sulla classifica in cui per qualche istante si è visto Nek al nono posto: "Voglio chiarire che i dati Ipsos sono giunti in maniera corretta. L’errore nella visualizzazione della classifica dei 16 finalisti è stato generato da un conflitto di numeri sul computer tra codici dei cantanti e posizioni in classifica

domenica 15 febbraio 2015

L'orrida profezia dell'uomo che ci ha portato nell'euro Prodi senza vergogna: "Cosa succederà all'Italia..."

Romano Prodi al quotidiano tedesco Bild: "La Grecia non pagherà mai i debiti e può uscire dall'euro"





La Grecia non pagherà i suoi debiti e se rimarrà nell'euro solo il tempo potrà dirlo. A dirlo è l'uomo che ha trascinato l'Italia nell'euro e si è bevuto i conti farlocchi della Grecia. Ora il bronzeo professor Romano Prodi ci regala preziose lezioni su quanto il continente stia inguaiato in un'intervista al quotidiano tedesco Bild.

Eurofregati - La mazzata beffarda arriva già alla seconda risposta, quando il giornale tedesco chiede se in cambio di denaro fresco per la Grecia ci devono essere condizionalità? "Le condizionalità devono mantenersi in un quadro realistico - risponde l'ex presidente della Commissione Ue - Tutti sanno che la Grecia non pagherà mai i suoi debiti". La via da seguire per il Professore è fare come per la Germania dopo la Seconda guerra mondiale: "Non si può certo paragonare direttamente la Germania e la Grecia - chiarisce - Fu però molto saggio dal punto di vista politico tagtliare gran parte del debito della Germania nella conferenza di Londr del 1953. Grazie a questo la Germania ha otenuto la possibilità di crescere". Prodi quindi immagina si possa trovare un compomesso tra i creditori internazionali e la Grecia per esempio prorogando le scadenze o abbassando i tassi di interesse. Ma lui stesso crede che questa soluzione sia solo "un certotto" e quindi ci vuole "una decisione definitiva".

Senza rimorsi - Non ammette errori l'allora capo della commissione europea, la colpa era del sistema che non prevedeva controlli sui bilanci, né prima né dopo l'ingresso nella moneta unica. Tutta colpa, dice Prodi: "Di Italia, Germania e Francia". Ed è sempre colpa della Germania secondo Prodi se l'eurozona è stata travolta dalla crisi del 2010: per motivi elettorali, i tedeschi della Cdu non hanno permesso di "adottare misure che sarebbero costate solo tra 30 e 40 miliardi di euro".

Fuori la Grecia - Quel che deciderà di fare Alexis Tsipras nei confronti dell'eurogruppo rimane un'incognita: "Tutto si può immaginare - si sbilancia Prodi - Ma se la Grecia uscisse, il mondo avrebbe davanti ai suoi occhi la certezza che l'euro potrebbe fallire in ogni momento".

"I parlamentari M5s si dimettano tutti": la follia di Grillo per far cadere Renzi

M5s, Beppe Grillo: "Dimissioni di massa per far cadere il governo di Matteo Renzi"





L'ultimo delirio pentastellato. Certo, il fine è pur nobile - bloccare le confuse riforme costituzionali di Matteo Renzi portate avanti a colpi di maggioranza - ma la strada proposta dal grande leader Beppe Grillo è quasi comica. Sul blog spiega: "Se anche in uno solo dei due rami del Parlamento (ad esempi al Senato) si raggiungesse la metà più uno dei dimissionari (tenendo conto solo di quelli elettivi e non dei senatori a vita) sarebbe pressoché automatico lo scioglimento di quella Camera e, a ricaduta, dell'altra". Dunque Grillo minaccia le dimissioni di massa come extrema-ratio per far cadere il governo Renzi, invocando prima e sempre sul suo blog un intervento del presidente Sergio Mattarella.

Scetticismi - Nemmeno i grillini mostrano di credere all'intemerata del leader Beppe. A parlare è Roberto Fico, membro del direttorio pentastellato, che spiega: "Noi siamo sempre pronti a dimetterci se possiamo far cadere un Parlamento che non rappresenta più nessuno, ma questi sono più sogni che realtà". E ancora: "In questo Paese è fuorviante parlare di opposizione, poiché dopo quasi due anni di Parlamento abbiamo constatato che oggettivamente l'unica opposizione vera è quella del M5s". Comunque, anche tra i pentastellati, c'è chi crede a Beppe. Per esempio il deputato Alfonso Bonafede, che rilancia l'appello alle altre opposizioni: "Noi siamo pronti a dimetterci. Certo, questo ha un senso se tutte le opposizioni lo fanno. Quindi chiedo alle altre forze di opposizione di seguirci".

Il golpe di Renzi nel cuore della notte Riforme approvate nella Camera deserta

Riforme, nella notte passa il testo





Sono andati avanti con l'aula mezza vuota fino alle 2.45 del mattino. Finchè nel cuore della notte l'aula della Camera ha ultimato  l’esame degli emendamenti al disegno di legge di Riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, approvando gli articoli del provvedimento. Il voto finale al testo è previsto a inizio marzo.

"Grazie alla tenacia dei deputati", ha scritto il premier Matteo Renzi su Twitter. "Un abbraccio a #gufi e #sorciverdi". Una replica, da bullo, al capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Renato Brunetta, che ieri aveva appunto minacciato il premier di fargli vedere "i sorci verdi" quando tutte le opposizioni avevano abbandonato l'aula. Giovanni Toti, di Forza Italia: «Abbiamo lasciato l'Aula tutti, anche quelli che avevano disertato l'ultima riunione dei gruppi. Chi diceva, dentro e fuori FI, che la nostra era una sterile opposizione, è stato smentito dai fatti». Aggiungendo: «Io spero davvero che cessi questo sterile dibattito, questo continuo controcanto. Bisogna smettere di delegittimare il partito».

Alcoltest, così lo potete annullare: migliaia di multe verso la cancellazione

Alcoltest, potete annullare la sanzione se non è presente un avvocato

di Matteo Mion



La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, risolvendo un contrasto giurisprudenziale di non poco conto, con sentenza n.5396 del 5 febbraio 2015 stabilisce il principio per cui l’alcoltest senza avviso all’automobilista della possibilità di farsi assistere da un avvocato è illegittimo. Effetto immediato di questa decisione è l’annullabilità di migliaia e migliaia di verbali che sanzionano automobilisti in stato d’ebbrezza, laddove i verbalizzanti non riescano a fornire prova dell’avviso predetto. La multa non è automaticamente nulla, ma l’interessato può eccepire tale circostanza al giudice sino alla sentenza di primo grado a pena di decadenza.

Nel caso di specie, un 26enne trevigiano era stato multato in località Vittorio Veneto per l’appunto per guida in stato di ebbrezza. Il tribunale di Treviso aveva riconosciuto le ragioni della difesa del giovane che chiedeva la nullità dell’accertamento, e lo aveva assolto dall’accusa. La Procura generale di Venezia aveva però impugnato la decisione innanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che il ragazzo avrebbe dovuto sollevare l’eccezione relativa al mancato avviso di farsi assistere dall’avvocato o prima dell’effettuazione dell’etilometro oppure nei momenti immediatamente successivi. La quarta Sezione Penale, non essendo univoco l’orientamento della Suprema Corte sul punto, in data 31.10.2014 ha rimesso la questione alle Sezione Unite per ottenere un’interpretazione autentica.

La pronuncia delle Sezioni Unite, avente valore sostanziale di legge, ha dunque riconosciuto le ragioni del guidatore trevigiano e del suo avvocato: «L’automobilista non poteva sapere di aver diritto all’assistenza legale contro l’alcoltest, che rientra tra gli accertamenti urgenti e irripetibili su luoghi, cose e persone. L’indagato o imputato - continua la Suprema Corte - non ha o si presume che non abbia le conoscenze tecniche legali per apprezzare che l’atto o il mancato atto non sia rispettoso delle regole processuali e, per di più, che egli debba attivarsi per eccepire ciò entro determinati termini a pena decadenza». In altre parole, il guidatore in stato di ebbrezza è equiparato sin dal primo momento a un indagato qualsiasi, e ha diritto immediatamente alla difesa tecnica.

Gli automobilisti devono essere grati alla Corte romana che afferma un principio sacrosanto, visto che talvolta gli agenti sono liberi di verbalizzare e maramaldeggiare sul malcapitato alticcio e indifeso. Altro principio sacrosanto strettamente collegato sarebbe che l’Autorità verbalizzante paghi le spese processuali in caso di soccombenza giudiziale, altrimenti l’automobilista spende in parcelle quello che risparmia in sanzioni pecuniarie. Otterremmo, infatti, un importante risultato: un uso parsimonioso, oculato e non indiscriminato - perché impunito - di alcoltest, autovelox e contravvenzioni varie. Attenzione però a chi telefonate, perché non vi succeda quanto accaduto nel dicembre scorso a Cosenza, quando gli agenti di polizia ritirarono la patente a un tizio in stato di ebbrezza: pochi minuti dopo arrivò al posto di blocco il suo avvocato, simulando un’arringa ma anch’egli tra i fumi alcolici. Sono finiti entrambi senza patente e sotto processo: cin cin!

Divorzio, la rivoluzione dell'assegno: cosa cambia su mantenimento e alimenti

Corte Costituzionale, l'assegno all'ex coniuge non deve garantire lo stesso tenore di vita

di Chiara Giannini 



Era sempre stato una sorta di luogo comune: dopo il divorzio, al coniuge economicamente più debole va garantito lo stesso tenore di vita con cui si era vissuti surante il matrimonio. No, non è così. O perlomeno non è l’unico fattore per quantificare l'assegno di mantenimento. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha così consentito che la legge sul divorzio passasse l’esame al grado più alto.

In sostanza, è stata dichiarata erronea l’interpretazione che alla norma aveva dato il Tribunale di Firenze, il quale per l’appunto sosteneva la versione del mantenimento dello stesso tenore di vita dopo il divorzio. No: la Consulta ha chiarito che l’importo dell’assegno va valutato caso per caso tenendo anche conto di altri fattori essenziali, quali quelli legati alle variazioni di reddito successive della parte che sborsa i soldi, il contributo personale e anche economico che ciascuno dei due ha inserito per formare il patrimonio comune, ma anche la durata del matrimonio stesso e le ragioni che hanno portato alla separazione. «Tali criteri - scrivono i giudici - agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto, e possono valere anche ad azzerarla». Senza contare che la Costituzione stabilisce di tener conto di criteri di ragionevolezza e solidarietà. Come dire: se è dimostrato che il coniuge non ce la fa, a corrispondere quei soldi, non è tenuto a farlo. Una svolta per i tanti padri e mariti separati che, proprio causa delle spese di manenimento, sono letteralmente finiti sul lastrico.

«E dunque - spiega un avvocato divorzista - se da sposati si viveva all’interno di una bolla dorata, godendo appieno del patrimonio del coniuge, oggi non si dovrà avere per forza un assegno da capogiro, ma ogni caso dovrà essere valutato singolarmente dal giudice. E se un tempo si versavano cifre anche altissime per il mantenimento del coniuge, oggi ogni singolo caso potrà essere adattato ai parametri di cui si deve tener conto».

Una decisione che riguarda davero tante persone: i padri separati in Italia, secondo un recente studio, sono più di 4 milioni. Di questi, 800mila vivono sotto la soglia di povertà, proprio perché, oltre che a provvedere al mantenimento dei figli, devono anche occuparsi del sostentamento dell’ex coniuge con cifre che spesso non sono in grado di sostenere. E li costringono a recarsi alla Caritas o altre associazioni di assistenza per chiedere aiuto. La media dell’assegno versato è di poco meno di 500 euro, anche là dove ci siano stipendi che non arrivano al doppio della cifra. Intendiamoci, il pronunciamento della Consulta vale anche per le exmogli che devono mantenere l’ex marito. Ma, in effetti, sono casi molto meno frequenti.

La questione è sorta in seguito ai fatti riguardanti una coppia toscana senza figli. Lui proprietario di due appartamenti a Capo Verde, dove trascorrevano assieme lunghi periodi a spese sue, con un reddito di 56mila euro provenienti da immobili di proprietà; lei dentista con sette dipendenti e due collaboratrici esterne e proprietaria di altri immobili. Il 7 novembre 2012 arriva la sentenza definitiva di separazione giudiziale, con liquidazione di un assegno mensile di 750 euro rivalutabile annualmente da pagare da parte dell’uomo all’ex moglie. Lui si appella al Tribunale di Firenze, in quanto la moglie può cavarsela da sola. Ma lei pretende 5mila euro al mese proprio «per mantenere lo stesso tenore di vita» e invoca l’articolo 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970 (Fortuna-Baslini), modificato dall'articolo 10 della legge n. 74/1987. «In pratica - prosegue l’avvocato divorzista - ci si è posti il dubbio della legittimità costituzionale di quest’articolo». E la Consulta l’ha per l’appunto giudicato incostituzionale.

Sanremo il trionfo del baby trio: vincono i mini-tenori de "Il Volo"

Festival di Sanremo, vince "Il Volo" con "Grande amore"





Cala il sipario sul Festival e Sanremo e spicca...Il Volo. Sono infatti i tre mini-tenori a trionfare alla kermesse con il brano Grande amore. Un successo previsto, conquistato serata dopo serata, consenso dopo consenso. La vittoria dunque, va al giovanissimo trio composto da Piero Barone (classe '93), Ignazio Boschetto (classe '94) e Gianluca Ginoble (classe 1995). Il Volo si impone nella finalissima a tre, conclusa dopo l'1 di notte, e batte la concorrenza di Nek con Fatti avanti amore e Malyka Ayane con Adesso e qui (nostalgico e presente), classificati rispettivamente al secondo e al terzo posto dal combinato del televoto e del giudizio della giuria. Si conclude così l'edizione dei record del Sanremo targato Carlo Conti che ha battuto ogni più rosea previsione in termini di share, il Festival più di Arisa che della polemica Emma e della bellissima ma impalpabile Rocio Morales. Nell'ultima serata della kermesse, tra gli ospiti, Giorgio Panariello, che nel suo monologo ha pizzicato l'ex ministro Cancellieri, e quindi la comparsata di Will Smith, protagonista di un rap in coppia con Conti. Dopo una settimana di passione si spengono i riflettori sull'Ariston. Ora è il tempo dei bilanci, di sicuro positivi per una Rai che incassa il massimo profitto con il minimo sforzo. Arrivederci al prossimo Sanremo, dove ritroveremo sul palco a condurre l'eroe a sorpresa di questa edizione, il conduttore, mister Carlo Conti.