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mercoledì 26 novembre 2014

Profezia funesta: l'Italia rischia di morire entro quattro anni

Ci aspettano quattro anni da incubo: tasse e spesa pubblica fuori controllo




Ma quale spending review, ma quale calo delle tasse: il quadriennio 2015-2018 sarà da incubo con una stangata fiscale da 68 miliardi e una spesa pubblica fuori controllo in aumento di 35 miliardi. Secondo l'analisi del Centro studi di Unimpresa nel 2018, sulle casse dello Stato peseranno uscite per 810,8 miliardi in aumento di 35,6 miliardi (+4,60%) rispetto ai 775,1 miliardi con cui si chiuderà il 2014; in aumento costante anche il gettito fiscale che fra quattro anni arriverà a quota 847, 8 miliardi, in crescita di 68,3 miliardi (+8,76%) rispetto ai 779,4 miliardi che lo Stato incasserà quest'anno. Resterà stabilmente sopra il 43% la pressione fiscale che si attesterà al 43,2% nel 2018 sostanzialmente invariata rispetto al 43,3% del 2014.

Spesa pubblica - Le elaborazioni di Unimpresa, basate su dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, rivelano anzitutto che la spesa statale è destinata a crescere continuamente. Alla fine del 2014 dalle casse dello Stato usciranno 775,1 miliardi , cifra che salirà a 775,5 milioni l'anno prossimo con un incremento di 377 milioni (+0,05%); nel 2016 le uscite si attesteranno a 787,04 miliardi in crescita di 11,5 miliardi (+1,48%) sui 12 mesi precedenti; nel 2017 lo Stato arriverà a spendere 796,2 miliardi, ben 9,2 miliardi in più (+1,18%) sull'anno precedente; nel 2018 la spesa sfonderà il tetto degli 800 miliardi per arrivare a 810,8 miliardi con una crescita di 14,5 miliardi (+1,83%) sul 2017. Complessivamente, nell'arco di quattro anni è dunque previsto un aumento di 35,6 miliardi della spesa pubblica (+4,60%).

Tartassati - In costante salita anche il gettito fiscale che quest'anno arriverà a 779,4 miliardi. L'anno prossimo dalle tasche di famiglie e imprese usciranno in tutto 789,3 miliardi, vale a dire 9,8 miliardi in più (+1,26%) rispetto al 2014; nel 2016, poi, si arriverà a entrate pari a 808,6 miliardi in salita di 19,3 miliardi (+2,45%) sui 12 mesi precedenti; nel 2017 tasse e oneri sociali arriveranno a 826,9 miliardi, con un incremento di 18,2 miliardi (+2,26%) sul 2016; nel 2018, poi, si arriverà a sfiorare la vetta degli 850 miliardi con le entrate che si attesteranno a 847,8 miliardi in salita di 20,8 miliardi (+2,53%) sull'anno precedente. Complessivamente, nell'arco di quattro anni è dunque previsto un aumento di 68,3 miliardi delle entrate nelle casse dello Stato (+8,76%). In questo arco di tempo, la pressione fiscale resterà sostanzialmente invariata: 43,3% nel 2014, 43,4% nel 2015, 43,6% nel 2016, 43,3% nel 2017 e 43,2% nel 2018.

L'allarme - "Siamo di fronte a dati spaventosi: è la prova che la spending review non esiste e che il taglio delle tasse è un miraggio. Lo Stato continuerà a spendere sempre di più e il peso del fisco sui contribuenti è destinato a salire. Come cittadini, come imprenditori e come rappresentanti di persone che lavorano e cercano di portare il Paese fuori dalla recessione ci sentiamo letteralmente presi in giro dal governo di Matteo Renzi" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. "In questi giorni - aggiunge - si parla della riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come se fosse la panacea di tutti i mali, ma si tratta, e lo abbiamo già detto più volte, di un falso problema. La sensazione è che si sia innescata una battaglia ideologica che ha, alle sue fondamenta, una precisa strategia politica ma che in realtà non risolve i problemi delle aziende italiane".

Canone Rai, ricambia tutto: ecco l'ultima retromarcia del governo

Canone Rai, il governo fa marcia indietro: non sarà nella bolletta della luce




Retromarcia sul canone Rai. Il governo frena ed esclude l'inserimento della tassa tv nella bolletta della luce. "Appare improbabile che l'ipotesi di mettere il canone in bolletta possa maturare entro questa legge di stabilità, visti i tempi tecnici troppo stretti". Lo rilevano fonti di palazzo Chigi, sottolineando allo stesso tempo "come sia importante e strategica la riflessione in atto per ridurre e semplificare il canone Rai".

Cambio di rotta - Il governo, insomma, sembrerebbe intenzionato a fare un passo indietro su un provvedimento che già aveva fatto molto discutere. La retromarcia smentisce le parole del sottosegretario all’Economia Antonello Giacomelli: "Contiamo di presentare in Senato un emendamento alla legge di stabilità per inserire questa norma, con l’intenzione di renderlo effettivo già da gennaio dell’anno prossimo. Con questo strumento consideriamo di recuperare in modo pressoché totale l’evasione. C’è un’evasione per cui siamo tra i primi in Europa che è attorno ai 600 milioni per un canone che è oggettivamente tra i più bassi in Europa. Questa situazione non è più tollerabile".

Isee: giacenza e saldo, le novità Controlli incrociati sui conti:

Isee, come cambia il calcolo: oltre al saldo finale, anche la giacenza media. E scattano i controlli incrociati sui conti correnti




Il calcolo dell'Isee cambia, più "facile" sulla carta e con un obiettivo preciso: scoprire i furbetti che barano sui propri conti correnti. E una mano decisiva al Fisco la daranno proprio le dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) a carico dei contribuenti che vorranno accedere a una prestazione agevolata. 

Saldo finale e giacenza media - La procedura per calcolare il coefficiente di ricchezza familiare sarà tecnicamente più complicata ma "agevolata" dal punto di vista burocratico. Serviranno infatti non più solo il dato del saldo a fine anno ma anche la giacenza media del conto corrente, questo per evitare il trucchetto di "svuotare" i propri risparmi verso fine anno risultando così "più poveri". Come sottolinea anche il Sole 24 Ore, il calcolo della giacenza media rappresenterebbe un vero rompicapo, soprattutto per i meno esperti facilmente in difficoltà tra estratti conto vecchi di mesi, numeri creditori da trovare sui documenti contabili e calcolatrici varie. In questo senso una circolare Abi in arrivo nei prossimi giorni darà una mano ai soggetti interessati, stabilendo che il dato sulla giacenza media si potrà richiedere direttamente allo sportello bancario o all'ufficio postale.

Controllo incrociato - Nella dichiarazione da presentare all'Inps o altro ente che richiede l'Isee si dovranno inserire anche le informazioni sui propri conti titoli (la modifica del coefficiente prevede anche una variazione del patrimonio mobiliare, con conseguente adeguamento delle soglie d'accesso). Tutto questo, comunque, ha un fine preciso: evitare le "truffe dell'Isee". Sulle auto-dichiarazioni il Fisco procederà a "controlli ex post", avvisa sul Sole Raffaele Tangorra, direttore generale per l'Inclusione e le politiche sociali del Ministero del Lavoro, e se verranno "riscontrate anomalie tra quanto dichiarato e quanto censito dall'anagrafe tributaria", sarà chiesto al cittadino di correggere la dichiarazione. 

martedì 25 novembre 2014

Marino scorda i soldi di Tor Sapienza Ma poi regala le case del Comune ai rom

L'ultima del sindaco Marino: le case del Comune ai rom

di Caterina Maniaci 


Il primo annuncio lo ha fatto davanti alle telecamere, quelle di Announo giovedì scorso, spinto dal furore della polemica: i campi rom «vanno smantellati», ha dichiarato il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Sì, ma dove andrebbero i nomadi? Ecco l’idea che si fa strada in Campidoglio: dobbiamo smantellare questi campi, che rappresentano uno dei motivi di maggior espasperazione per i cittadini residenti nei pressi - siamo nella zona di Tor Sapienza, teatro delle recenti proteste e violenze e in questo quadrante della Capitale i campi rom sono due (va considerato che in tutta la città i campi, tra regolari e abusivi, sono una ventina, concentrati soprattutto nelle periferie) di cui uno abusivo - e i nomadi dove li mettiamo? L’escamotage è semplice: togliamoli da un posto, mettiamoli in un altro, dandogli una casa. «Mettere queste persone nei luoghi dove si possa fare autocostruzione, cioè recupero di edifici abbandonati», ha spiegato Marino. Nelle prossime settimane dagli uffici partirà una ricognizione del patrimonio immobiliare. Cioè degli stabili comunali che al momento sono vuoti.

No ai ghetti - Non è necessario elencare le numerose obiezioni che vengono in mente immediatamente al progetto, già fallito in altri tentativi del genere. Tuttavia Marino sembra avere le idee chiare. Intanto, ha sostenuto, ormai è tolleranza zero verso chi sbaglia. Con questo principio: «Le popolazioni rom o si mantengono da sole o se ne vadano». Ma chi non delinque e vuole mandare i figli a scuola, chi insomma decide di vivere nella legalità potrà andare a vivere negli immobili recuperati. «Dimostrando i requisiti del caso». Tutto nasce da una convinzione: «Non è accettabile spendere milioni di euro per tenere le persone in veri ghetti», ha spiegato il primo cittadino capitolino, «bisogna separare le persone per bene che aspirano ad avere una vita e che sono assolutamente integrate, queste persone devono avere gli stessi diritti».

Le obiezioni - E obiezioni varie a parte, è facile comprendere che una simile proposta, mentre è sempre più difficile la gestione delle periferie, può diventare in quattro e quattr’otto un vero e proprio detonatore. E sono arrivate subito le prime reazioni ad alto tasso polemico. Una vera follia, definisce il tutto l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, secondo il quale, «se risponde al vero la notizia», significa che «un nuovo clamoroso pericolo rischia di abbattersi sulla città di Roma. Promettere le case ai nomadi della nostra città significa due cose: innanzitutto dare uno schiaffo in faccia alle migliaia di romani che da anni attendono una casa popolare o anche semplicemente una qualche forma di assistenza alloggiativa. Ma soprattutto significa attrarre nella nostra città altre migliaia di nomadi provenienti da tutta Europa». E Federico Rocca, responsabile enti locali Fratelli d’Italia - Alleanza Nazionale, conclude il suo intervento di forte critica così: «Marino abbia pietà dei romani e si dimetta». Tutto questo in una ennesima giornata di fuoco, per la Capitale, sotto il profilo delle proteste e delle violenze: a Tor Bellamonaca, sempre periferia sudest, un uomo è stato colpito alle gambe in un agguato per strada, mentre al quartiere Infernetto si è svolto un sit-in di protesta contro il centro di accoglienza immigrati, a cui ha partecipato anche l’eurodeputato leghista Mario Borghezio. E due giorni fa, è sceso in campo il Coordinamento di ribellione contro il degrado dei rioni e quartieri di Roma che riunisce 45 comitati di abitanti, che lanciano una sfida da concretizzare a breve: occupare la stazione Termini e poi anche «sette-otto stazioni della metropolitana».

"Vende La7", Cairo smentisce e attacca: "Bisogna togliere gli spot alla Rai"

La7, la voce: "Umberto Cairo vuole vendere". Lui smentisce e attacca la Rai: "Toglietegli gli spot"




Puntuali come un orologio svizzero arrivano, con i calanti ascolti ed i flop di La7, le indiscrezioni su di un probabile addio di Urbano Cairo. L'imprenditore piemontese aveva puntato molto sui nuovi acquisti come Giovanni Floris con DiMartedì, su Annozero di Michele Santoro e Announo con Giulia Innocenzi ed è proprio da questi tre programmi (anche se il primo è in miglioramento) che arrivano i problemi. Tuttavia Cairo smentisce con forza. Nonostante la crisi di ascolti, assicura, gli spot stanno andando benissimo. La mossa per risollevare l'azienda, sta nel cambio di strategia: non più sette talk show d'informazione per sette serate ma l'introduzione in prima serata forse proprio di giovedì o mercoledì, di un talent show o programma di comicità (magari sulla falsariga di quello condotto da Maurizio Crozza che è la trasmissione di punta) senza, però,  trascurare l'opzione di una trasmissione a carattere scientifico o di pura cronaca. 

Battaglia contro la Rai - Gli analisti però ritengono che, appena Rai e Mediaset ritroveranno lo smalto sul fronte pubblicitario e in vista della scadenza del lock-up ad aprile 2015 (che renderà possibile la vendita delle proprie azioni) l'editore possa lasciare il business televisivo. Cairo però si dice non preoccupato da questi dati sottolineando il fatto che la sua La7 è in forma, il gruppo è solido, non ha debiti e fa profitti. Ciò che lo preoccupa è il potenziale rafforzamento che avrà la Rai grazie alla manovra di Renzi che consentirà di inserire il canone in bolletta. Da qui la sua proposta di impedire alla televisione pubblica di poter essere sovvenzionata dagli spot. "Un'azienda come la Rai - dichiara Cairo secondo quanto riportato dal quotidiano economico MilanoFinanza - che parte da una base di 1,6-1,7 miliardi rappresentati dal canone, ossia 15 volte i ricavi di La7, non dovrebbe avere più pubblicità sui suoi canali. Lo squilibrio che si verrebbe a creare sul mercato è evidente, perché io con La7 vivo solo di spot e a volte faccio più servizio pubblico di loro".

Matteo, Salvini, Silvio e Grillo, analisi post-Regionali: quali partiti hanno perso voti, quanti e perché

Elezioni Emilia Romagna, il confronto: il Pd di Renzi perde 700mila voti dalle Europee. Lega, Forza Italia, M5S: tutti i numeri

di Claudio Brigliadori


l Pd di Renzi vince sulle proprie macerie: 769.336 voti in meno rispetto alle ultime elezioni, quelle del botto, 677.283 voti persi nella sola Emilia Romagna, bastione dem per eccellenza. D'accordo, paragonare Europee e Regionali non è facile né dà indicazioni certe sui flussi di voto. E il dato dell'astensione in Emilia (37,67% di affluenza, la più bassa di sempre) è un'ombra che condiziona inevitabilmente ogni giudizio. Eppure, a poche ore dal verdetto delle urne che hanno visto l'elezione di due governatori democratici (Bonaccini a Bologna e Oliverio in Calabria), può essere utile paragonare i numeri ottenuti dal Pd nelle ultime sessioni elettorali per mettere a fuoco lo smottamento dei votanti. 

Pd, 700mila voti in meno - Gli italiani vanno sempre meno a votare, ma che lo facciano anche gli emiliano-romagnoli da sempre fedelissimi al rito delle urne è sintomo preoccupante di disaffezione. E a maggior ragione, per il Nazareno, è preoccupante che a marcare visita siano in gran parte proprio gli elettori dem. Come detto, rispetto alle Europee di maggio (affluenza 66%) il Pd del tandem Renzi-Bonaccini ha perso 677.283 voti: 535.109 oggi (44,5%) contro gli 1,2 milioni di maggio, i 989.660 delle Politiche 2013 (affluenza 82%) e gli 857mila voti delle Regionali 2010 (vinse Vasco Errani, affluenza al 68%). 

Lega Nord a trazione Salvini - Il "caso Emilia" è però interessante anche per capire il percorso intrapreso dalla Lega Nord di Matteo Salvini. Il candidato del Carroccio Alan Fabbri non ha vinto, ma è stata la grande sorpresa della tornata elettorale e confrontando i precedenti si può capire perché. Alle Regionali i voti presi sono stati 233.439, pari al 19,42%, mentre sei mesi fa erano stati 116.394 (il 5%), vale a dire un balzo in avanti di 117mila voti. La "fidelizzazione" dell'elettorato leghista probabilmente ha permesso di trarre un vantaggio dall'astensionismo che ha colpito molto duramente gli altri partiti, certo. Tuttavia, il successo relativo della Lega è evidente anche gettando lo sguardo a quanto accadeva qualche anno fa. Alle Politiche 2013, momento di grave crisi per il Carroccio, in Emilia la Lega incassa appena 69mila voti (2,6%). Meglio invece aveva fatto alle Regionali del 2010, dove in assoluto aveva preso più voti di oggi: 288mila, ma percentuale del 13% perché a fronte di un'affluenza maggiore Pd e Pdl erano più forti di oggi.

Emorragia Forza Italia - Il caso più drammatico di perdita di voti è però proprio quello di Forza Italia. Un'emorragia apparentemente inarrestabile in una regione, l'Emilia, che sia pur raramente ha riservato qualche gradita sorpresa agli azzurri. Oggi gli azzurri, "nascosti" dietro al candidato leghista, hanno raccolto la miseria di 100.478 voti, l'8,36 per cento. Sei mesi fa, alle Europee comunque deludenti, i voti furono 271.951 (11,78%), cioè la bellezza di 171mila in più. L'analisi su un Silvio Berlusconi fuori dalla mischia elettorale e per questo penalizzante per i destini azzurri è obbligata, così come la riflessione sul "centrodestra" unito. Alle Politiche 2013, quelle del miracolo del Cav, il Pdl prese 434.577 voti (16,3%), che diventano 518mila (24%) alle Regionali 2010 quando la candidata governatrice Bernini si fermò al 36 per cento. Una erosione rapida e costante che ha portato Forza Italia a perdere alleati, sì, ma soprattutto candidati forti e infine elettori. 

Il calo del M5S - La Lega spera che l'Emilia, come accaduto proprio alle Regionali 2010 con l'exploit del grillino Favia, sia un laboratorio per il futuro e che il centrodestra a trazione Salvini parta proprio da qui. Viceversa, è proprio il Movimento 5 Stelle a trarre auspici negativi dalle Regionali: 159mila voti presi (13%), 284mila in meno rispetto alle Europee di maggio (443mila, il 19,23% salutato allora come una mezza delusione), addirittura 498mila in meno rispetto alle Politiche-boom del febbraio 2013 (658mila, il 24,6%).

Renzi, non c'è solo l'Emilia: anche Mentana fa paura al Partito Democratico

TgLa7, il sondaggio Emg per Mentana: Renzi e Pd giù del 2%, salgono Salvini e Forza Italia




"L'affluenza? Un fatto secondario". Il premier Matteo Renzi guarda il bicchiere mezzo pieno dopo la vittoria dimezzata alle regionali in Emilia Romagna e Calabria: il Pd ha messo la bandierina dei suoi due governatori, ma al prezzo di oltre 700mila voti persi rispetto alle Europee dello scorso maggio, a testimonianza di un clima di disillusione e malcontento anche in una regione storicamente "rossa" e fedele al partito erede del Pci. Renzi, come detto, ha preferito fin da subito festeggiare senza stare troppo a sottilizzare. Forse, però, a inquietare Renzi ci penserà il tradizionale sondaggio del lunedì del TgLa7 di Enrico Mentana. La rilevazione Emg conferma i dati delle urne e anzi, proiettandoli a livello nazionale, regala qualche dettaglio in più.

Salvini nella scia di Renzi - Il destino di Renzi e Pd sembra ancora una volta andare a braccetto: il leader perde il 2% di fiducia (scendendo al 35%) mentre i dem calano dell'1,9% fissandosi al 37,9 per cento. Una flessione che porta il centrosinistra al 43,1% (-1,5%), mentre il centrodestra avanza al 32,9% (+1,3%). Decisiva la scalata della Lega Nord e la risalita di Forza Italia. Da un lato Matteo Salvini continua a mangiare terreno a Renzi (21% di fiducia come leader, +1%, contro il 16% di Silvio Berlusconi, il 15% di Giorgia Meloni, il 14% di Beppe Grillo e il 12% di Angelino Alfano), dall'altro il Carroccio si conferma all'11,4% (+0,6%) mentre Forza Italia va al 14,9% (+0,5%). Male, ancora, Ncd-Udc (al 3,2%, -0.2%) e soprattutto il Movimento 5 Stelle sceso sotto il 20%: il sondaggio di Mentana ora dice 19.6%, -0,8% rispetto all'ultima rilevazione.