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sabato 15 aprile 2017

Kim Jong-Un furioso: "Pronti a un attacco nucleare" Ecco le cinque prove che fanno tremare il mondo

Kim-Jong-Un minaccia un sesto test nucleare: i dettagli dei precedenti cinque



Fiato sospeso in Asia e nel mondo per la possibilità di un sesto test nucleare nordcoreano, al quale gli Stati Uniti promettono di reagire militarmente. Proprio nei giorni della Festa del Sole, l'anniversario per i 105 del Kim Il-Sung, secondo il Washington post potrebbe partire un sesto test nucleare, un segnale da parte della Nordcorea per dimostrare agli Stati Uniti quanto sia concreta una minaccia atomica a medio e lungo raggio. Nel corso degli ultimi anni sono stati cinque i test nucleari sotterranei di cui si è conosciuta l'esistenza: 

  • 9 ottobre 2006: Primo test nucleare nordcoreano. Il paese è allora guidato da Kim Jong Il, padre dell’attuale leader. L’esplosione è pari ad un chilotone, equivalente a mille tonnellate di Tnt, molto meno potente delle bombe atomiche sganciate dagli americani sul Giappone. Secondo Washington il test è un fallimento, ma gli Stati Uniti premono per il blocco delle vendita di ogni equipaggiamento militare a Pyongyang. Il Consiglio di Sicurezza Onu approva una misura più ristretta che impone l’embargo soprattutto ad equipaggiamenti legati allo sviluppo di armi nucleari.

  • 25 maggio 2009: Secondo test nucleare. Secondo le stime americane l’esplosione ha sviluppato una potenza di due chilotoni. Il presidente americano Barack Obama parla di «grave minaccia». Il Consiglio di Sicurezza Onu rafforza le sanzioni contro Pyongyang, vietando la vendita al regime di ogni arma od equipaggiamento militare.

  • 12 febbraio 2013: Terzo test nucleare, il primo dopo la salita al potere del nuovo leader, Kim Jong Un. La potenza sviluppata raggiunge, secondo le stime, i 6-7 chilotoni. Il test coincide con il discorso dello stato dell’Unione di Obama e le elezioni politiche in Corea del Sud. Washington risponde trasferendo in Corea del Sud sistemi di difesa antimissile e bombardieri Stealth in grado di sganciare bombe nucleari. Il segretario di Stato John Kerry avverte Kim che, in caso di conflitto con gli Usa, sarebbe certamente sconfitto. L’Onu rafforza le sanzioni contro Pyongyang: vengono congelati i beni di persone e organizzazioni vicine al leader nordcoreano e viene imposto un embargo alla vendita di generi di lusso

  • 6 gennaio 2016 : La Corea del Nord annuncia un quarto test nucleare. In un discorso alla tv di Stato, Kim vanta«uno straordinario successo» e parla dell’esplosione di una bomba all’idrogeno miniaturizzata. Tuttavia gli esperti internazionali non sono in grado di confermare che il test sia avvenuto. Si ipotizza una possibile potenza fra 4 e 6 chilotoni. Nei mesi successivi il Congresso americano approva una legge che autorizza l’amministrazione di Washington ad imporre sanzioni contro singoli individui che hanno rapporti commerciali o finanziari con Pyongyang. Una risoluzione Onu vieta alla Corea del Nord di lanciare missili balistici e impone agli Stati membri di ispezionare le navi cargo dirette in Corea del Nord per accertarsi che non vengano violate le sanzioni già imposte. Gli Stati Uniti rafforzano il sistema di difesa antimissile THAAD nel Pacifico. Obama respinge la proposta di Pyongyang di smantellare il sistema in cambio dell’impegno a non effettuare più test nucleari.

  • 9 settembre 2016: Sesto test nucleare nordcoreano, il secondo nell’arco di un anno. Lo scoppio genera un sisma di magnitudo 5.3 .La sua potenza stimata è di 10 chilotoni, pari a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. In dieci anni, la potenza dei test si è decuplicata. «Non accetteremo mai una Corea del Nord nucleare», dichiara Obama in visita a Seul. Gli Stati Uniti lavorano con l’Onu per rafforzare l’efficacia delle sanzioni esistenti. Pechino accetta di metter fine alle importazioni di carbone nordcoreano, con gravi conseguenze sull’economia di Pyongyang.

Esclusiva il Notiziario / Con noi il Giornalista Stefano Andreone, aggredito per aver svolto il proprio lavoro

Esclusiva il Notiziario / Con noi il Giornalista Stefano Andreone (Met News) aggredito per aver svolto il proprio dovere


di Gaetano Daniele


A destra Stefano Andreone intervistato dal TGR

Dopo aver espresso la nostra solidarietà e vicinanza all'amico giornalista di Met News, Stefano Andreone, che è stato preso a bastonate e minacciato di morte per aver scritto un articolo sul cimitero, stamattina abbiamo il piacere di averlo faccia a faccia nei nostri uffici. 

Ciao Stefano, come stai? 

Ciao Gaetano. Purtroppo questi episodi lasciano il segno ma soprattutto sono sempre spiacevoli da raccontare. Ma bene. 

Ti va di raccontarci l'accaduto? 

Si. Il fatto è successo a Cardito, in Via Marconi, all'interno del Bar Fiore. 

Raccontaci. 

Erano circa le 20.00, quando sono stato attenzionato da un soggetto che non conoscevo. Accade tutto velocemente. 

Prima di agire hanno detto qualcosa? 

Si: "Sei tu il giornalista Stefano Andreone?" Alla mia risposta affermativa, uno di loro mi guarda fisso negli occhi e mi dice: "Ho io uno scoop per te", e inizia a picchiarmi. 

Solo uno?

No. Ha iniziato uno e poi si sono uniti a lui altri due soggetti. Resto a terra, incredulo. Poi subito al pronto soccorso. 

Cosa ti senti di dire ora. 

Bisogna andare avanti e crederci. La legalità non è una chimera, serve solo volontà nell'azione. Ovviamente tutti devono fare la loro parte.

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Forza Italia Il Commissario Giuseppe Mellone: "A......"

Il Gruppo consiliare di Forza Italia: "Auguriamo a voi tutti e alle vostre famiglie una serena Pasqua" 



Il Gruppo consiliare di Forza Italia
da sinistra verso destra: Giuseppe Mellone,
 Teresa Fusco, Gaetano Ponticelli, Cinzia Buonfiglio e Lorenzo Frezza 


Caivano - Il Commissario cittadino di Forza Italia, Giuseppe Mellone, stempera quanto strumentalizzato in questi ultimi giorni da parte di chi rincorre prepotente un obiettivo sfumato. Infatti, dopo aver avuto modo di leggere diverse relazioni, nota quanto segue: "A nome di tutto il partito di Forza Italia, Auguriamo una serena e gioiosa Pasqua da vivere con amore accanto alle persone a voi più care. Questa Pasqua possa essere per voi un nuovo inizio e una nuova speranza". 

A UN PASSO DALLA GUERRA La Nord Corea provoca gli Usa: in diretta tv fa vedere a Trump questa cosina qui

IL REGIME ALZA LA VOCE La Corea del Nord provoca gli Usa: parata con missili balistici intercontinentali



Il test missilistico nucleare annunciato per oggi, almeno finora, non c'è stato (e in Nord Corea è ormai tardo pomeriggio). Ma c'è stata la dimostrazione di forza del regime nordcoreano, che ha esibito diversi missili balistici: razzi a media gittata Musudan, il misterioso e temuto KN-08 e della sua versione avanzata KN-14, in grado di raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti, sono stati trasportati dai camion durante la grande parata a Pyongyang per le celebrazioni del 105mo anniversario della nascita del suo padre fondatore Kim Il-sung. Alla parata ha assistito su un podio il leader, Kim Jong-un. Gli esperti stanno analizzando le caratteristiche del nuovo missile e avvertono che potrebbe essere falso, visto che non è la prima volta che il regime esibisce durante le sfilate riproduzioni false di missili che sta sviluppando.

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"Siamo pronti a una guerra nucleare. Risponderemo a una guerra  totale con una guerra totale, e siamo pronti a colpire con attacchi  nucleari nel nostro stile ad eventuali attacchi nucleari", ha detto  Choe Ryong-hae, il secondo più potente ufficiale del regime. Il compleanno di Kim Il Sung è conosciuto come la  «Giornata del Sole» ed è la festa nazionale più importante della Corea del Nord. La televisione di Stato ha mostrato le immagini della grande parata militare nella capitale Pyongyang, dove hanno sfilato migliaia  di soldati in marcia, carri armati e camion con a bordo lanciarazzi  multipli e prototipi di missili intercontinentali. In mostra per la prima volta anche quelli che sembrano essere dei  missili balistici strategici in grado di essere lanciati da  sottomarini. 

Cina, vendetta nera su Kim L'hanno condannato a morte: così stravolgono tutti i confini

Nordcorea, la Cina non proteggerà Kim Jong-Un da un attacco Usa



L'ultimo formale ostacolo a un attacco degli Stati Uniti contro la Nordcorea finora è stata la Cina. Sin dai tempi del conflitto del 1950-53 tra il nord e sud della penisola coreana, Pechino e Pyongyang sono state legate da una solida alleanza e protezione, una mossa che all'epoca segnò la frattura della Cina con il mondo occidentale per allinearsi al blocco sovietico-comunista. Nel 1961 la Cina e la Nordcorea avevano anche sottoscritto un trattato di assistenza, carta straccia ormai secondo il quotidiano cinese in lingua inglese South China Morning Post. Secondo il giornale del proprietario di Alibaba, voce informale del governo di Pechino, le continue prove di forza di Kim Jong-Un, i test missilistici e il suo programma sugli esperimenti atomici, hanno di fatto violato tutte le soluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il leader nordcoreano si è messo così nella posizione di minaccia per la sicurezza globale, un motivo più che formale che i cinesi useranno per scaricare senza dubbi l'alleato ormai scomodo.

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La distanza tra i due Paesi è aumentata nel corso delle ultime settimane, con Pechino impegnata a seguire passo dopo passo tutte le indicazioni del pacchetto di sanzioni imposto dalle Nazioni Unite. Sospeso quindi ogni acquisto di carbone dalla Nordcorea, una delle poche esportazioni del Paese come ricorda il Messaggero. In più dal prossimo lunedì non ci saranno più voli che colleghino la capitale nordocoreana con Pechino.

La vera minaccia per la Cina sarebbe il risvolto umanitario di una possibile guerra in quell'area. Al confine cinese si ammasserebbero migliaia di profughi in fuga, un problema al quale i cinesi sono poco disposti a porre rimedio. In più c'è l'aspetto geopolitico: l'eventuale collasso del regime di Kim Jong-Un porterebbe all'unificazione della Corea, sotto l'egita degli Stati Uniti. L'ultima speranza di Pechino è che il leader nordcoreano non reagisca agli eventuali attacchi di Donald Trump, così da mantenere inalterata la situazione e provare a riportare i toni sotto il livello di guardia. Ma questa, con il passare delle ore, sembra l'ipotesi sempre più improbabile.

Stop a furti, truffe e degrado Flavio Tosi, la frase definitiva Così toglie di mezzo i rom

Flavio Tosi: "Togliere i figli alle mamme rom ladre"



Una frase forte, quella del sindaco di Verona Flavio Tosi. "Proprio per tutelare il figlio neonato (da un mese, ndr) e quello che nascerà, le due donne nomadi sorprese a rubare non solo non dovevano essere rilasciate, dati i numerosi precedenti penali, ma si doveva procedere all'allontanamento da loro dei minori". Le parole, postate su Facebook, sono finite su tutti i giornali e hanno suscitato un vespaio. Chi con il primo cittadino, chi contro.

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La vicenda è quella di due nomadi di 20 e 23 anni che avevano tentato di forzare la porta di un appartamento di un condominio di Verona. La proprietaria, insospettita dai rumori, aveva chiamato la polizia e le due erano state arrestate. Ma poi, proprio, in quanto madre (una) e incinta (l'altra), il loro arresto non era stato convalidato sia dal gip sia dal pm. E il giudice ne aveva disposto l'obbligo di dimora nel campo rom di provenienza alle porte della città Un provvedimento, ovviamente ridicolo, visto che quei campi sono terra di nessuno ed è praticamente impossibile sorvegliare su ingressi e uscite. Da lì la reazione di Tosi.

CARTA DELLA SALUTE MENTALE "Necessaria maggiore attenzione per chi soffre di disturbi mentali"

"C'è bisogno di più attenzione per chi soffre di disturbi mentali"


di Matilde Scuderi 



"In Italia l’interesse verso la salute mentale dei pazienti sembra essere sceso - e così tanto - che ci troviamo attualmente in una situazione che definiamo di emergenza da un punto di vista clinico-gestionale, sociale ed economico”, queste le parole che il professor Claudio Mencacci, presidente Società italiana di psichiatria (Sip) e direttore del dipartimento di neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano ha pronunciato durante del convegno - realizzato grazie al contributo non condizionato di Lundbeck ed Otsuka - 'Il nuovo approccio integrato della Società italiana di psichiatria: presentazione ufficiale della 'Carta della Salute Mentale', illustrando la situazione gravissima in cui versano i dipartimenti di salute mentale in Italia, che devono fare i conti con quasi 800 mila pazienti psichiatrici con disturbi importanti e in cura presso i servizi sociali pubblici, personale scarso e profonde differenza tra regioni. Il tutto con un finanziamento annuo di 3,1 miliardi. Con l'intento di far sentire la voce di personale medico e pazienti alle istituzioni la Sip ha elaborato 'Carta della salute mentale', che ha visto la collaborazione di società scientifiche e associazioni di pazienti e familiari  - la Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, al Coordinamento toscano delle associazioni per la salute mentale e alla Fondazione progetto Itaca onlus - e per presentare un chiaro elenco delle priorità, all’insegna del dialogo costruttivo, della sostenibilità e del pragmatismo, per rendere migliore possibile la qualità di vita delle persone affette da disturbi mentali quali schizofrenia, abuso di sostanze, depressione, ansia, che nel nostro paese sono circa 17 milioni.

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Secondo l’analisi dei dati 2015 del Sistema informativo per la salute mentale (Sism), “dopo 90 giorni dal primo trattamento, solo uno su 6 prosegue la terapia. Dopo 6 mesi solo uno su 10”. I ricoveri per malattia mentale sono in diminuzione, ma l’affluenza di persone ai dipartimenti riguarda soprattutto over 45, poco rappresentata la fascia 25-45 anni, rarissimi gli under 25. “Il 75 per cento delle malattie mentali insorgono entro i 24 anni. La capacità di individuare il disturbo agli esordi – spiega Mencacci – è fondamentale. Abbiamo una falla importante legata ai giovani, ancora lontani dai servizi di assistenza”. Il 10 per cento dei pazienti finisce in comunità, il 90 per cento è gestito sul territorio. Tema delicato, i Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) sono stati 8.777 in un anno, “numero stabile, pari a 1,7 per 10mila abitanti ma con differenze regionali: sono più frequenti nelle Marche, molto meno in Emilia Romagna”. Quanto al personale, sottolinea, “nel 2015 erano 29.260 le unità in servizio presso i servizi pubblici, nel fino al 2010 circa 34mila. A fronte di un aumento della richiesta, c’è una contrazione forte delle risorse umane”. Una contrazione che risente dei finanziamenti per la salute mentale, “anche questi molto diversi tra regioni: dal 5 per cento del Fondo sanitario del Trentino a circa 2,5 di Sardegna, Marche, Campania”

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha predisposto un piano d’azione globale per la salute mentale 2013-2020, rivolto a tutti gli stati membri e “considerati gli obiettivi indicati dall’Oms in tema di gestione della salute mentale, la Sip ha fortemente voluto la costituzione di un gruppo di lavoro, che ha visto la partecipazione di società scientifiche coinvolte e associazioni di pazienti e familiari, per elaborare quelle che sono le esigenze prioritarie per rendere migliore possibile la qualità di vita dei pazienti affetti da disturbi mentali - Ha spiegato Mencacci - infatti, mancano delle opportune verifiche sul raggiungimento degli obiettivi delle ultime iniziative ministeriali, a garanzia dell’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e di standard di qualità, confrontabili con l’assistenza psichiatrica in tutte le Regioni. Con la Carta della salute mentale speriamo che siano definite una volta per tutte le risorse e le modalità a tutela vera dei pazienti".

Il Convegno è stata anche l’occasione per presentare i dati di una recente ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata, realizzata analizzando l’impatto economico e finanziario della schizofrenia sia sul sistema previdenziale e sociale che sanitario: “in Italia 300mila persone sono colpite dalla schizofrenia. Dallo studio emerge un peso economico pari a circa il 2,3 per cento dell’intera spesa sanitaria nazionale. Si stima, infatti, che l’impatto economico e sociale della schizofrenia ammonti a quasi 2,7 miliardi di euro annui, divisi equamente tra costi diretti e indiretti, questi ultimi dovuti principalmente alle pensioni di inabilità, alla perdita di produttività e all’assistenza dei familiari. Adottando un modello gestionale basato sull’approccio diagnostico terapeutico è possibile ottenere un risparmio immediato, già dopo un anno, di 12 milioni di euro che potrebbero salire fino a 90 milioni nei successivi cinque anni. Visto quindi il peso economico e sociale delle malattie mentali e della schizofrenia in particolare, sarebbe auspicabile un supporto economico e finanziario aggiuntivo pubblico, per sostenere la cura e la prevenzione di queste patologie”, commenta il professor Francesco Saverio Mennini, research director dell'economic evaluation and health technology assessment del Centro interdipartimentale di studi internazionali sull'economia e lo sviluppo che ha condotto la ricerca.

“Il Coordinamento toscano delle associazioni per la salute mentale opera da oltre 20 anni e ha l’adesione di 50 associazioni di familiari e di utenti. Il Coordinamento è impegnato nella lotta allo stigma e nell'integrazione sociale, lavorativa e abitativa di queste persone. Nonostante sia stato fatto molto relativamente alla salute mentale molto rimane ancora da fare. La 'Carta della salute mentale' riassume tutte le richieste che da anni chiediamo ed è di buon auspicio il fatto che sia stata elaborata a livello nazionale in accordo tra professionisti e associazioni che finalmente sono uniti con un unico obiettivo che è quello di promuovere il benessere delle persone con disagio mentale. Ci auguriamo che la Carta sia un ulteriore richiamo al ministero della salute affinché verifichi l’applicazione di quanto previsto dalle leggi vigenti in materia di salute mentali; tali normative sono condivise dalle associazioni che chiedono solo quello che a loro spetta. Infine migliorando la qualità dei servizi si ottiene un grande risparmio economico e, soprattutto, una migliore qualità di vita", ha detto Gemma Del Carlo, presidente del Coordinamento toscano delle associazioni per la salute mentale