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lunedì 13 marzo 2017

Diabete delle donne: ecco perché è diverso da quello degli uomini

Diabete delle donne: ecco perché  è diverso da quello degli uomini



Le donne vengono da Venere, gli uomini da Marte. Anche nel caso delle malattie. Lo sa bene la medicina di genere che studia l’influenza del sesso e del genere sulla fisiologia e sulle patologie umane. E il diabete non fa eccezione. Per questo la SID ha dedicato un position paper alle differenze di genere nel diabete e nelle sue complicanze, in termini di presentazione clinica, itinerario diagnostico, terapia e prevenzione.

Diabete nelle donne: un super-fattore di rischio cardiovascolare. Il diabete è un importante fattore di rischio per le malattie cardio-vascolari, due volte più ‘forte’ nelle donne che negli uomini. Nella donna il diabete ha una ricaduta particolarmente negativa sul fronte della coronaropatie e dell’ictus. Il rischio di coronaropatia tra i maschi con diabete è 2,16 volte maggiore che nella popolazione generale; ma per le donne diabetiche questo rischio è di 2,86 volte superiore. Ciò significa che le donne con diabete, rispetto alla controparte maschile, hanno un rischio di coronaropatia aumentato del 44%. Insomma il diabete annulla il beneficio di protezione conferito dall’appartenenza al sesso femminile nei confronti delle malattie cardiovascolari. Una situazione simile si presenta per l’ictus. Nei maschi con diabete, l’incidenza di ictus è di 1,83 volte maggiore rispetto a quella della popolazione generale; per le donne con diabete  questo rischio sale a 2,28 volte rispetto alle donne non diabetiche. Anche in questo caso il rischio di ictus nelle donne con diabete è superiore del 27% rispetto agli uomini diabetici. Meno chiare sono le evidenze sulle potenziali differenze di genere per quanto riguarda l’arteriopatia periferica, anche se un lavoro derivante dal Framigham Study, suggerisce che le donne con diabete presentano un rischio di claudicatio decisamente maggiore delle non diabetiche.


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Cosa rende il diabete un fattore di rischio così ‘cattivo’ nelle donne. Perché il diabete è un fattore di rischio così importante nei riguardi delle malattie cardiovascolari per le donne? Diverse le ipotesi al riguardo ma nessuna conclusiva per ora. Alcuni studi hanno dimostrato che un cattivo compenso glicemico sembra condizionare maggiormente il rischio di ictus nelle donne; in particolare, ogni punto percentuale di aumento dell’emoglobina glicata si associa ad un aumento del rischio di ictus del 6%. I fattori ormonali hanno di certo un loro peso. Nel maschio, bassi livelli di testosterone sono un fattore di rischio di cardiopatia ischemica, mentre nella donna ad aumentare questo rischio è la presenza di elevati livelli di testosterone. Gli ormoni possono incidere su questo rischio anche modificando la distribuzione del grasso corporeo: l’obesità addominale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e questa condizione è più comune tra le donne che tra i maschi. Vari studi hanno dimostrato che l’obesità addominale è più frequente tra i soggetti con diabete di tipo 2, rispetto ai non diabetici e quasi doppia tra le donne con diabete, rispetto ai maschi con diabete. L’associazione di altri fattori di rischio amplifica ulteriormente l’impatto del diabete come fattore di rischio cardio-vascolare nella popolazione femminile, rendendolo superiore a quello dei maschi. E’ caso dell’ipertensione, degli elevati livelli di colesterolo Ldl e trigliceridi con bassi livelli di colesterolo ‘buono’ (Hdl). Le donne con diabete inoltre hanno una maggiore tendenza all’ipercoagulabilità del sangue (elevati livelli di fibrinogeno, fattore VIIc e plasminogeno), alterazioni della vasodilatazione endotelio-dipendente, uno stato pro-ossidante; tutte condizioni che possono favorire il verificarsi di patologie trombotiche.

Donne col diabete: minor attenzione ai fattori di rischio cardiovascolari. Negli ultimi decenni la mortalità per malattie cardiovascolari si è andata progressivamente. Merito di un miglior controllo dei fattori di rischio e dell’introduzione di nuovi trattamenti. Nelle donne con diabete però la riduzione del rischio cardiovascolare è minore che negli uomini (rispettivamente 23% e 17%). Come mai? Anche qui ci si muove tra le ipotesi, senza una risposta definitiva. Un’ipotesi è che nelle donne i fattori di rischio cardiovascolari sono trattati con minor attenzione. E in effetti il minor raggiungimento degli obiettivi per i fattori di rischio cardiovascolari nelle donne con diabete è un dato ampiamente documentato sia in Italia che all’estero e questo vale soprattutto per le donne più anziane e con maggior durata di malattia. Tra i muri da abbattere in questo caso vi è l’errata percezione che le donne abbiano un rischio cardiovascolare inferiore agli uomini. Alle donne vengono somministrate meno di frequente le statine (o le sospendono più facilmente all’insorgere di effetti collaterali), i beta bloccanti dopo un infarto, gli ACE-inibitori nel trattamento dell’insufficienza cardiaca; si assiste inoltre ad una disparità di sesso nel trattamento con farmaci antipertensivi. Nelle donne inoltre l’aspirina potrebbe avere un’efficacia anti-aggregante minore che negli uomini.

Differenze di genere nelle complicanze del diabete. Donne e uomini si comportano diversamente anche nei confronti delle complicanze microangiopatiche del diabete. La neuropatia sembra più frequente e più precoce nella sua insorgenza negli uomini, in cui più facilmente evolve verso il piede diabetico e l’amputazione (due volte più frequente negli uomini). Nelle donne invece è più frequente la neuropatia sintomatica e la mortalità associata alle amputazioni risulta più elevata. La malattia renale cronica (definita come la presenza di ridotto filtrato glomerulare (GFR) e/o albuminuria) è associata ad un aumento significativo del rischio di mortalità CVD e per tutte le cause e di progressione verso l’insufficienza renale terminale (dialisi). Nella nefropatia diabetica, il declino anche isolato della velocità di filtrazione glomerulare (GFR) è più frequente nelle donne, mentre il riscontro di micro/macroalbuminuria è più frequente negli uomini.

Numerosi sono i potenziali meccanismi alla base delle differenze di genere riscontrate nella nefropatia diabetica. Tra questi le influenze ormonali: gli estrogeni possano avere effetti protettivi sullo sviluppo della malattia renale; il testosterone avrebbe invece effetti opposti. Differenze di genere sono state documentate nella risposta ai farmaci bloccanti del sistema renina-angiotensina (RAS). Anche le differenze anatomiche e quelle di stile di vita fanno la loro parte. Infine, anche il background genetico e la presenza di interazioni geni-genere potrebbero conferire una diversa suscettibilità alla nefropatia diabetica; è il caso ad esempio dell’allele ACE D che conferisce un maggior rischio di sviluppare nefropatia diabetica alle donne che ne sono portatrici, ma non agli uomini.

La retinopatia diabetica è una delle più frequenti complicanze del diabete (soprattutto nel tipo 1) e rappresenta la principale causa di cecità tra gli adulti in età lavorativa nel mondo. Se ne distinguono due forme principali: la retinopatia diabetica non proliferante (lieve, moderata o grave) e la retinopatia proliferante. Quest’ultima, caratterizzata dalla crescita di nuovi vasi (neogenesi), è la forma più grave, e comporta un elevato rischio di cecità per distacco di retina, glaucoma neovascolare, emorragia vitreale. Un’altra importante causa di grave deterioramento della vista è l’edema maculare, che può comparire in ogni stadio della retinopatia diabetica. Una serie di studi dimostrano che il sesso maschile è un fattore di rischio indipendente sia per l’insorgenza di retinopatia che per la sua progressione a forme più severe e secondo alcuni la prevalenza della retinopatia diabetica sarebbe due volte maggiore nel sesso maschile. Non tutti gli autori sono però concordi su questo punto.

Socci, il complotto contro Ratzinger Chi è il mandante: nome e cognome

Socci e il complotto anti-Ratzinger: il mandante va cercato in Usa


di Antonio Socci
www.antoniosocci.com



Il giallo dell' enigmatica "rinuncia" di Benedetto XVI, con il tempo, si ingigantisce. Lo conferma il clamore suscitato, nella rete, dall' esplosiva intervista dell' arcivescovo di Ferrara, Monsignor Luigi Negri.

Le sue parole sulle «pressioni enormi» a cui fu sottoposto il Papa, fino alla sua "rinuncia", hanno suscitato un tale interesse oltreoceano da essere ampiamente riprese, commentate e rilanciate dal famoso sito Breitbart, vicino a Steve Bannon e al neopresidente Trump.

Ma cos'ha detto precisamente l'arcivescovo? Alla vigilia della pensione, tracciando un quadro della situazione della Chiesa, Monsignor Negri, al periodico online Riminiduepuntozero.it, ha ricordato il suo rapporto di «forte amicizia» con Joseph Ratzinger e - dopo varie considerazioni - ha testualmente dichiarato sulla "rinuncia" di Papa Benedetto: «Si è trattato di un gesto inaudito. Negli ultimi incontri l' ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. Ho poca conoscenza - per fortuna - dei fatti della Curia romana, ma sono certo che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano.

Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d' inchiesta per indagare se l' amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori».

Immediatamente è arrivata una reprimenda firmata da Andrea Tornielli della Stampa, coordinatore del sito Vatican Insider che Giuseppe Rusconi definisce «uno dei siti privilegiati da Santa Marta per la diffusione di informazioni delicate in tempi rapidi».

Tornielli - con il tono severo che di solito si coglie in un' autorità ecclesiastica di sorveglianza - ha rimbrottato l' arcivescovo per le sue dichiarazioni e lo ha accostato a presunti «complottisti, i quali vedono proprio in queste pressioni un condizionamento che renderebbe invalida la rinuncia stessa. È ciò che permette» a molti «di considerare ancora Ratzinger come il "vero Papa", anche se a queste conseguenze l' arcivescovo di Ferrara, nell' intervista citata, non arriva».

Tornielli invece arriva addirittura a criticare Benedetto XVI: «Resta aperta la domanda su quanto alcune scelte personali, e mai codificate per iscritto, fatte da Benedetto XVI - come quella di mantenere l' abito bianco e il nome papale, come pure la scelta della figura dell' emeritato - abbiano involontariamente alimentato i seguaci della teoria dei due Papi poi degenerata nella teoria del Papa rinunciatario perché sotto ricatto».

Le enigmatiche scelte di Benedetto XVI - che in effetti sono del tutto inedite nella storia della Chiesa - non suscitano nel giornalista la curiosità di indagarne il motivo, ma provocano in lui solo disappunto (probabilmente pure nella corte bergogliana).

Tornielli poi scrive che il «fanta-thriller» sulle pressioni «va di pari passo con altre affermazioni per certi versi ancora più gravi, le teorie sul "papato condiviso" e sul "ministero petrino" in co-gestione. Teorie che negli ultimi anni hanno annoverato alcuni sostenitori».

Si riferisce - senza nominarlo - al segretario di Benedetto XVI, Monsignor Georg Gaenswein e al prefetto dell' ex Sant' Uffizio, il cardinale Muller che ha ripreso la sua tesi sui «due legittimi papi viventi».

Anche in questo caso Tornielli invece di ritenere giornalisticamente interessanti queste dichiarazioni, le giudica «gravi», come se lui fosse il capo del Sant' Uffizio, ed evita di chiedersi perché due personalità così vicine a Benedetto XVI - e con ruoli tuttora molto importanti - abbiano suggerito che Benedetto stia ancora svolgendo il ministero petrino.

Che peraltro trova conferma nelle parole pronunciate da Benedetto XVI nella sua ultima udienza, il 27 febbraio 2013, a proposito del suo ministero petrino: «Il "sempre" è anche un "per sempre" - non c' è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all' esercizio attivo del ministero, non revoca questo».

Benedetto XVI non parlò di «rinuncia al papato», ma di rinuncia «all' esercizio attivo del ministero». Un bravo giornalista, mettendo queste parole accanto alla scelta di Benedetto XVI di continuare ad avere il titolo di Papa e accanto alle «gravi» dichiarazioni di personalità così vicine a Benedetto XVI, capirebbe meglio ciò che poi lo stesso Papa emerito afferma pubblicamente sulla spontaneità della sua "rinuncia".

In ogni caso a dare man forte a Tornielli - contro Monsignor Negri - sono scesi in campo altri due nomi importanti dell' entourage bergogliano: padre Federico Lombardi (già portavoce papale) e Luis Badilla (direttore del sito Il Sismografo).

Invece Ettore Gotti Tedeschi, che Benedetto XVI stimava tanto da chiamarlo a guidare lo Ior, in una intervista a Intelligonews, ha difeso Monsignor Negri, aggiungendo una sua interessante analisi: «Il complotto appare essere americano solo perché loro hanno avuto la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Vede, il complotto, se così possiamo chiamarlo, fu mirato a cercar di risolvere alcuni problemi causati dal fallimento del famoso Nuovo Ordine Mondiale degli anni '70, gnostico neomalthusiano e ambientalista.

Questo progetto di Nuovo Ordine, dichiaratamente, si prefiggeva (tra le varie cose) la relativizzazione delle fedi religiose più dogmatiche e manifestamente dimostrò di avversare tanto la fede cattolica da far dichiarare pubblicamente - e dai massimi responsabili Onu, Oms... - che l' etica cristiana non poteva più esser applicata e che si doveva esigere il sincretismo religioso per creare una nuova religione universale (anche grazie ai processi di immigrazione).

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Addirittura il Presidente Usa, Obama appunto, personalmente nel 2009 dichiarò che, essendo la salute benessere psico-bio-sociale, si doveva dare via libera ad aborto senza restrizioni, eutanasia grazie a limitazione delle cure, negazione al diritto di coscienza. Ebbene», conclude Gotti Tedeschi, «non è difficile comprendere che, in questo contesto di avversione alla fede cattolica, il Papa, massima autorità morale al mondo, potesse diventare oggetto di attenzione sulla sua disponibilità o meno a voler "capire le esigenze del mondo globale".

Ora, Papa Benedetto XVI insisteva invece nel riproporre il problema antropologico secondo la visione cattolica (ergo l' uomo creatura di Dio-Creatore), combatteva il relativismo portando Dio al centro del dibattito culturale, soprattutto azzerando le distanze fra fede e ragione, e affermava l' esigenza di tornare ad evangelizzare, spiegando che il fallimento della civiltà occidentale era dovuto al rifiuto del cattolicesimo, etc. Come meravigliarsi», si chiede il banchiere cattolico, «che un tale Papa restauratore non dovesse esser considerato "fuori gioco"?».

Guerriglia contro Salvini, chi ha colpa?  De Magistris: la sua frase vergognosa

Napoli, guerriglia contro Salvini. La vergognosa frase di De Magistris




Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris? "Da rimuovere", "Da commissariare". Dal centrodestra al centrosinistra, in tanti si schierano contro il Masaniello ex pm dopo il disastro di Fuorigrotta e la guerriglia di strada scatenata da antagonisti e black bloc che volevano impedire il comizio di Matteo Salvini alla Mostra d'Oltremare. Centinaia di migliaia di euro di danni, paura per i residenti, la sensazione che la democrazia sia stata sospesa per qualche ora, con un manipolo di qualche decina di delinquenti in grado di decidere chi deve parlare in pubblico e chi no. Scene già viste, ma stavolta il caso politico coinvolge direttamente il sindaco, che nei giorni scorsi ha cercato di impedire al leader della Lega di fare il suo primo comizio a Napoli e si è schierato apertamente con i centri sociali. Dopo le violenze in piazza, De Magistris non ha saputo commentare che con un vergognoso: "Non mi avete ascoltato". Come se uno dei compiti del sindaco non sia quello di garantire la sicurezza a chi arrivi in città, invece di lisciare il pelo ai violenti. E anche Salvini ora si dice disposto a denunciare il sindaco.

"L'amministrazione non ha mai detto che Salvini non potesse fare la manifestazione", ha spiegato De Magistris, come in un abile gioco delle tre carte. "Noi dal primo momento abbiamo detto che, siccome Salvini impronta la sua politica e la sua propaganda in maniera profondamente razzista, xenofoba e antimeridionale, qualsiasi luogo che anche indirettamente dovesse comportare la potestà di autorizzazione da parte dell'amministrazione, noi non avremmo dato nessuna autorizzazione", Tradotto: "Salvini può venire a Napoli. Ma non può parlare a Napoli". Una presa per i fondelli, insomma. La decisione di Salvini legittima di fare campagna elettorale a Napoli è stata bollata dal sindaco arancione come "un capriccio". Roba inaudita. Tanto da costringere il ministro degli Interni Minniti e il prefetto a "requisire" la struttura comunale e metterla a disposizione del comizio leghista.

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La questione non riguarda solo il luogo scelto, ma è tutta politica. Alla manifestazione anti-Salvini poi degenerata erano presenti anche i consiglieri comunali di maggioranza Pietro Rinaldi ed Eleonora De Majo (che un mese fa scriveva cose tipo "Vieni bastardo, ti diamo una lezione"), l'assessore ai giovani con delega alla Polizia municipale del Comune di Napoli Alessandra Clemente, il presidente della III Municipalità di Napoli Ivo Poggiani e la moglie del sindaco, tutti alle spalle della "simpatica" ruspa portata in piazza dagli attivisti con tanto di "foglio di via dal Sud" per Salvini.

Dopo il delirio di bombe carta, sassi e molotov, è partito il coro bipartisan contro Giggino. "De Magistris complice, si vergogni", ha scritto il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta. "De Magistris è responsabile di istigazione alla violenza. Le forze politiche democratiche chiedano unite le sue dimissioni", rincara il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana Gianfranco Rotondi. Anche Fabrizio Cicchitto di Ncd definisce il sindaco "un irresponsabile allo stato puro, venuto meno al suo ruolo istituzionale che deve essere quello dell'accoglienza di tutte le forze politiche e di tutela dell'ordine pubblico". E Maurizio Gasparri è lapidario: "Rimuovere De Magistris: chi alimenta violenza non può fare il sindaco. Napoli devastata da criminali da mettere in galera".

Mossa scorretta, la Raggi umiliata: così Renzi l'ha fatta sbranare in diretta

Renzi, la pugnalata in diretta alla Raggi: ecco come l'ha umiliata davanti a tutti




Una umiliazione in diretta per Virginia Raggi, e ancora più perfida perché ammantata di "affettuosa" difesa. Matteo Renzi dal palco del Lingotto parla di giustizia e giustizialismo: "Un cittadino è innocente fino a condanna non perché ha ricevuto un avviso di garanzia. I processi li fanno i tribunali, non i commentatori dei giornali". Parole ovvie, che sanno tanto di difesa per Luca Lotti e suo papà Tiziano, indagati nel caso Consip. Poi, però, la pugnalata: "Permettetemi un saluto affettuoso a Virginia Raggi". La sindaca di Roma, come noto, ha affrontato non pochi guai giudiziari. Ma la grillina non è propriamente amata dal popolo del Pd, Renzi lo sa e la dà in pasto alla platea, che al nome dell'esponente M5s reagisce con un timidissimo applauso. "Cos'è, ci siete rimasti male?", finge di stupirsi Renzi, che conclude ad effetto: "Il doppiopesismo non deve appartenere alla politica".

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Aiuto, il listone dei "nuovi mostri" Gira una voce terrificante sul voto

La voce: listone elettorale unico tra Pisapia, Boldrini, Bersani e Speranza



Qualcuno lo sta già ribattezzando "il listone dei mostri". Di sinistra, ovviamente. Il giorno dopo il lancio del Campo progressista di Giuliano Pisapia al Teatro Brancaccio di Roma, su Repubblica spunta un retroscena inquietante. Proprio nel luogo in cui nacque l'Ulivo, si fa strada l'idea di un listone elettorale che riunisca gli uomini e le donne dell'ex sindaco di Milano (con la presidente della Camera Laura Boldrini in testa) e gli scissionisti del Pd guidati da Pierluigi Bersani e Roberto Speranza. Certo, a differenza loro Pisapia ha aperto a un'alleanza con Renzi chiamandolo a scegliere però una volta per tutte tra sinistra e Angelino Alfano e centristi. Ma c'è in ballo la legge elettorale e di fronte all'ipotesi di premi di maggioranza e sbarramenti occorre prepararsi ad allargare il campo. Nel caso specifico, a quelli di Democrazia e progresso. "Pisapia è uomo di mondo. E quindi la questione della lista alle elezioni se la pone", spiega a Repubblica Franco Monaco, amico di Romano Prodi. "Siamo sullo stesso convoglio - ammette Speranza - e il manifesto lanciato da Giuliano va nella giusta direzione e si intreccia con i nostri obiettivi, innanzitutto sui programmi. Ma lui parla anche di discontinuità: non mi pare sia l'abbraccio con Renzi lo scopo di Pisapia". Alle amministrative di giugno Pisapia e il suo movimento non si presenteranno, quindi l'obiettivo è a più lungo termine. La pausa di riflessione servirà a misurare anche le forze del Pd e dei demoprogressisti (tentati dal primo test alle urne) e in base al risultato scegliere la strategia e le alleanze.

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Le manovre segrete dei Compagni Veleni e trame per azzoppare Renzi

Cosa tramano i compagni per limitare i futuri poteri di Matteo Renzi




Una congiura dentro il Pd. Dietro le quinte del Lingotto, sono in corso grande manovre congressuali. E c'è il tentativo sotterraneo - sostiene Il Giornale - di vari pezzi della mozione pro-Renzi di condizionarne la vittoria, e di limitarne i futuri poteri. "È necessario che dopo il congresso Matteo non abbia una maggioranza autosufficiente in direzione e in Assemblea nazionale, e che non possa dettare la linea e fare quel che gli pare come finora", sibila uno dei sostenitori del "commissariamento" futuro.


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Tra le varie correnti ci sarebbe un velenoso braccio di ferro. Renziani doc contro franceschiniani, ex Ds, Turchi, ex lettiani e compagnia cantante. Litigano sulla composizione delle liste o forse del listone unico dei delegati che saranno collegate alla mozione pro-Renzi. La corsa è in salita, anche per gli effetti della scissione: in zone chiave, come l'Emilia Romagna, molti uomini di Bersani ed Errani sono rimasti nel Pd, anziché seguirli in Dp, per fare - si sospetta - da quinte colonne interne, con lo scopo di boicottare Renzi e aiutare Andrea Orlando.

domenica 12 marzo 2017

Impianto di Eversense-Senseonics “Una svolta epocale per il diabete”

Impianto di Eversense-Senseonics “Una svolta epocale per il diabete”


di Eugenia Sermonti



Arriva in Italia il primo sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) impiantabile, progettato da Roche Diabetes Care per la misurazione dei valori di glucosio fino a 90 giorni senza necessità di sostituzione del sensore ogni settimana. Il sistema di monitoraggio continuo del glucosio Eversense misura h24 i livelli di glucosio. I dati sul glucosio acquisiti dal sistema vengono automaticamente inviati al dispositivo mobile. Il sistema Eversense invia allarmi, avvisi e notifiche relativi ai valori del glucosio visibili in qualsiasi momento sull’app. Gli algoritmi predittivi avvertono il paziente di probabili episodi di ipo o iperglicemia. Il paziente può condividere questi dati con il proprio diabetologo in ogni momento attraverso il portale dedicato. Il sistema Eversense viene inserito durante una seduta ambulatoriale di pochi minuti. Il sensore viene impiantato a livello sottocutaneo sulla parte superiore del braccio. È sufficiente un’incisione millimetrica per l’inserzione del sensore.

La prima grande novità del sistema Eversense è la sua capacità di monitorare costantemente i livelli glicemici per un periodo di 90 giorni, rispetto ai 7 o 14 giorni dei sistemi Cgm non impiantabili disponibili sul mercato fino a questo momento. La seconda grande novità è che il sensore è sottocutaneo e non necessita di alcun ago che lo colleghi al trasmettitore ricaricabile, che è interamente rimovibile in modo semplice e senza rischi. I dati e l'andamento glicemico sono poi visibili sull'app di Eversense. Il trasmettitore attraverso suoni e/o vibrazioni avvisa l’utilizzatore quando i livelli di glucosio raggiungono valori troppo elevati o troppo bassi. Questo è un aspetto fondamentale soprattutto per coloro che soffrono di ipoglicemia inavvertita. Poiché essere avvisati in caso si determini il rischio di ipoglicemia contribuisce a evitare complicanze acute gravi e aiuta i familiari ad acquisire uno stato di maggiore serenità nella gestione quotidiana della malattia.

I pazienti impiantati con Eversense nella prima settimana di marzo sono in tutto 5. Tre sono stati impiantati a Padova dal team della dottoressa Daniela Bruttomesso dell'Unità Operativa Complessa di Malattie del Metabolismo diretta dal professor Angelo Avogaro e due sono stati impiantati a Olbia presso il centro di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia diretto dal dottor Giancarlo Tonolo. L’impianto è indolore, infatti, i primi pazienti al termine della seduta hanno dichiarato di non aver avuto alcun dolore o problemi di altro tipo, sono consapevoli e felici di essere attori di un cambiamento importante. “L’impianto di per sé è molto semplice fatto in anestesia locale con un taglio microscopico, la procedura occupa solo qualche minuto - ha affermato Tonolo - Si tratta di un’evoluzione molto interessante, lo strumento è molto preciso, rispetto ai sistemi tradizionali ha il vantaggio che il sensore non rischia di staccarsi in quanto è impiantato sotto cute. A mio avviso l’evoluzione del sistema permetterà in un prossimo futuro di condurre una vita ancora migliore”.

“Stiamo assistendo ad una vera e propria trasformazione nella gestione del diabete. Essere i primi in Italia a poter contribuire a questo cambiamento epocale ci riempie di orgoglio e di soddisfazione. Credo di esprimere il pensiero di tutte le persone che in Roche Diabetes Care Italy hanno lavorato con impegno e dedizione per la riuscita di questa vera e propria ‘rivoluzione’ nella gestione del monitoraggio della glicemia dicendo che siamo certi di aver portato in Italia un enorme beneficio per le persone con diabete - ha affermato Massimo Balestri, general manager di Roche Diabetes Care Italy. - Questa tecnologia garantisce un livello elevato di accuratezza delle rilevazioni, i primi riscontri da parte dei pazienti, recentemente impiantati, ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta”.