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sabato 24 dicembre 2016

Feltri stana il deputato islamico Pd "Vuol farci fare una brutta fine"/ Foto

Feltri: il deputato islamico vuole per Libero la fine di Charlie Hebdo


di Vittorio Feltri



Non era pachistano, ma tunisino. Il macellaio di Berlino era incazzato perché in Italia non lo avevano riconosciuto per profugo. Costui aveva preso un barcone in Africa. Il famoso viaggio della speranza (di ammazzarci). Purtroppo non è annegato nella traversata. I bastardi non affogano. Approdato da noi ha incendiato il centro di accoglienza dove era stato fraternamente nutrito e accudito. Strano ma vero: è stato condannato e spedito in carcere. Una volta fuori di cella, siamo tornati alla ottusa normalità italiana, cioè è stato immerso nella bambagia dell'ospitalità suicida.

Cacciarlo? Figuriamoci. Offriamogli una seconda chance. Teniamolo qui. C'è la sua bella comunità di confratelli pronti a rieducarlo, sostenerlo, e se scivola nella tentazione, lo denunciano al volo. Così, invece di essere rispedito a casa sua, ha spedito al Creatore i suoi nemici: ha preso la strada della Germania, e ha ammazzato dodici cristiani con un Tir.

L'ora successiva alla notizia e alle immagini della devastazione ho pigiato sui tasti e pubblicato su Libero la mia trascurabile ma sentita opinione, che rispolvero per i dimentichi: fuori dai coglioni, non prendiamoci più in casa gente così. L'albero lo giudichiamo dai frutti: se la mela è avvelenata, e ammazza innocenti al mercatino di Natale, tagliamo la pianta tossica, reimbarchiamola, impediamole di proliferare. Ho scritto questo, ho avuto ragione alla lettera. Come spesso accade, il primo sentimento è quello giusto. Non è stata la pancia a suggerirmi questi semplici concetti, ma la testa, assai sensibile all'adrenalina della paura, la stessa che consente alle gazzelle di sottrarsi alle unghie e ai denti del leone, scappando a velocità supersonica. Gli uomini, e specialmente gli anziani come il sottoscritto, piuttosto che darsela a gambe, ritengono più razionale far usare le gambe a chi non ha nessun diritto di invadere il nostro Paese, non ha intenzioni pacifiche, insomma è un potenziale bastardo. Non fugge dalla guerra, ma viene qui a farcela.

Non so se l'avete notato. Non ho usato apposta la parola islamico, non ho tirato in ballo Allah. Ma lo stiamo pensando tutti. Ignorare la fede dell'assassino è come pretendere di raccontare una strage rinunciando a prenderne in considerazione la causa. Il movente non è stata la follia, ma un'ideologia omicida che trova una giustificazione esplicita in una interpretazione non squilibrata ma letterale di alcuni passi del Corano. Questo lo ha scritto Claudio Cerasa del Foglio, il quale è giovane e forbito. Io lo sono di meno, sia giovane sia forbito, ma concordo e constato che la religione c'entra, e nello specifico quella musulmana, perché i terroristi sterminano la gente inerme in nome di Allah e non di San Giuseppe. Prendono esempio dal loro fondatore, che tagliò centinaia di gole israelitiche, ordinò la conquista del mondo, e loro da mille e cinquecento anni ci provano.

Cacciare il milione e mezzo di islamici oggi in Italia? Colpevolizzarli tutti come assassini? Mai scritto questo. Mi sono limitato a dire che devono menare le tolle quanti vengono ospitati da noi e non rispettano la nostra civiltà, coltivando adepti alla causa del nostro sgozzamento. È noto: i terroristi islamici a volte trovano ospitalità in parrocchia, ma non è lì che sono catechizzati. Sono funghi che spuntano nel bosco islamico. Estirpiamo le piante sotto cui usano buttar fuori la cappella le amanite falloidi. Non chiedo la deforestazione, ma la disinfestazione selettiva sì. Infatti questi figli di puttana musulmana nuotano sereni nelle acque dell'immigrazione clandestina islamica, e poi si occultano con facilità nei quartieri a prevalenza etnica. Ecco: consegnateli alla polizia, allontanate i coltivatori diretti dell'odio.

Sono costretto a scrivere queste banalità perché un deputato del Pd, un renziano doc, mi ha insultato pubblicamente a sangue, ha riferito in modo menzognero le mie parole, per poi chiedere al capo dello Stato la chiusura di Libero e invocare per me un'incriminazione da parte delle Procure e un processo per incitamento all'odio razziale e religioso. Soprattutto ha sostenuto che farei comunella con l'Isis, e spingerei come loro alla guerra di religione. Non sono i suoi fratelli che sbagliano a praticarla, ma io a volerla, in combutta con Abu Bakr Al Baghdadi e la buon'anima, si fa per dire, di Osama Bin Laden. Chiamatemi Vittorio Bin Feltri. Fa ridere, mica tanto.

Sto riferendo i giudizi dell'onorevole Khalid Chaouki, il quale mi dicono sia l'unico musulmano presente in Parlamento. Deduco pertanto sia il più autorevole esponente dei cittadini italiani di fede islamica. Questo mi fa persino più paura delle frange estremiste degli imam barbudos. Costui infatti passa per un moderato, e come tale gremisce i programmi televisivi di Mediaset, che quasi tutte le sere gli fa un monumento. Se vuole estromettermi dalla comunità italiana, e confinarmi nel lazzaretto dei razzisti e spedirmi in galera, il leader degli islamici buoni e liberali, come saranno quelli non dico cattivi, non sia mai, ma quelli severi e un po' nervosi?

Vuol dire che ormai è fatta. Siamo sottomessi. Rinuncio a dire che se io osassi sostenere il reciproco in terra di mezzaluna, attaccando un quotidiano islamico, sarei impalato. Ebbene, questo signore mi ha trattato da criminale alla Zanzara, su Radio 24. Noto che per dare forza ai suoi argomenti ha dichiarato che l'Isis è un gruppo piccolissimo. Ma lo sa questo scienziato islamico dell'antiterrorismo che solo in Siria sono arrivati 90mila foreign fighter arruolati dal Califfo? Che l'Isis controlla un territorio grande come l'Inghilterra, e governa 11 milioni di persone? Che vaste zone d'Africa sono sotto il suo tallone? Invece Chaouki: pochissimi.
E allora forza, siete milioni in Europa, metteteli in mano alla giustizia, invece che offrire me alla vendetta dei vostri fratelli un po' esagerati.

P.S. Ho aspettato un giorno a rispondere, per vedere l'effetto che fa. Nessuno - al momento in cui scrivo - ha difeso Libero e tanto meno il sottoscritto. Amen.

IN DIRETTA Una strage di Capodanno Perchè la Rai adesso trema

Terrorismo, blindato il Capodanno Rai in diretta da Potenza



E adesso il Capodanno della Rai in diretta da Potenza diventa un "obiettivo sensibile". Quanto successo lunedì scorso a Berlino ha riacceso i timori che i terroristi, nelle festività natalizie, possano colpire i luoghi di grande assembramento: fiere, mercati, concerti, eventi e manifestazioni pubbliche. Tra questi balza in primo piano la diretta del 31 dicembre: sul palco ci saranno Teo Teocoli e Amadeus, in piazza Mario Pagano migliaia di persone. E milioni di telespettatori davanti ai teleschermi per lo spettacolo e il conto alla rovescia. C'è bisogno di aggiungere altro?

Il Viminale, tra le misure di sicurezza adottate nelle scorse ore ha blindato anche l'evento della tv di Stato: come riporta il quotidiano Il Giornale, ci saranno agenti in borghese dell'antiterrorismo sul palco e nella piazza, cecchini sui tetti degli edifici circostanti, metal detector e barriere anti-camion nelle vie d'accesso, afflusso degli spettatori contingentato. In più, niente ambulanti, bancarelle e fuochi pirotecnici. In tutto saranno almeno trecento gli agenti di polizia e carabinieri presenti in divisa sul luogo dell'evento.

Aereo dirottato, dopo 4 ore la resa I pirati volevano puntare su Roma

Aereo dirottato: "Lo facciamo esplodere". Poi i pirati si arrendono



Un volo interno della Libia è stato dirottato a Malta ed è atterrato sull’isola. Lo riporta il quotidiano Times of Malta, spiegando che si tratta di un volo di Afriqiyah Airways con 118 persone a bordo. Su Twitter il premier maltese, Joseph Muscat, scrive: "Sono stato informato di una potenziale situazione di dirottamento di un volo interno della Libia verso Malta. Siamo pronti a operazioni di sicurezza ed emergenza". Secondo Times of Malta, l’aereo copriva la tratta da Sebha a Tripoli e due dirottatori hanno minacciato di far esplodere una bomba. Qualche ora dopo tutti i passeggeri, ad eccezione dei membri dell'equipaggio, sono stati liberati. Intorno alle 17, ovvero quattro ore dopo l'atterraggio a Malta, i dirottatori si sono arresi. Cessato allarme. I piloti, dopo la liberazione, avrebbero dichiarato che i dirottatori volevano puntare su Roma per chiedere asilo politico. Sostenitori di Gheddafi, volevano la liberazione del figlio del Colonnello. 

Delitto Garlasco, chi è il nuovo indagato Nome clamoroso: ora Stasi spera davvero

Delitto di Garlasco, il nuovo indagato è Andrea Sempio: la clamorosa svolta



Dopo la lettera di aiuto spedita a Le Iene e le rivelazioni sul Dna di una seconda persona sotto alle unghie di Chiara Poggi, sembra che ci sia uno spiraglio per Alberto Stasi, condannato a sedici anni di carcere per l'omicidio della fidanzata. L'analisi delle traccie di dna ha infatti trovato corrispondenza in un un'amico di Marco, fratello della vittima che, a quanto risulta dalle indagini, frequentava l'abitazione di via Pascoli 8, spesso raggiungendola proprio in bicicletta. Il giovane, Andrea Sempio, era già finito nei radar delle forze dell'ordine: era già stato sentito dai carabinieri due volte e ora - a parte la prova del dna, che si dovrà ripetere - ci sono ulteriori che rendono la sua posizione scomoda. Tanto che il giovane, ora, risulta indagato.

Riesaminando l'alibi fornito inizialmente, considerato allora solido, sono state evidenziate delle incongruenze. Il giovane avrebbe infatti mentito su i suoi spostamenti, ulteriore circostanza che, ora, viene riconsiderata degli inquirenti. Al racconto che risulta falso, ora si aggiunge anche il fatto che Sempio abbia lo stesso numero di scarpa rivenuta sul pavimento insanguinato di Garlasco (uno degli elementi decisivi per la definitiva condanna di Stasi). Inoltre il fatto che le due testimoni, Franca Bermani e Manuela Travain, avessero notato all'esterno della villetta una bici, nella mattina dell'omicidio, è soltanto l'ultimo tassello che getta nuovi sospetti sul nuovo indagato.

Siluro di Natale: Luca Lotti è indagato Tutti i misteri di una strana inchiesta

Luca Lotti indagato: Consip, favoreggiamento e rivelazione di segreto



Una strana inchiesta, a Napoli. Un'inchiesta in cui Luca Lotti è indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell'ambito dell'indagine sulla corruzione in Consip. La notizia viene riportata da Il Fatto Quotidiano, secondo cui il fascicolo contenente le ipotesi di reato sulle fughe di notizie è stato stralciato dal filone principale dell'indagine sulla corruzione - che vede indagati Alfredo Romeo e il dirigente della Consip, Marco Gasparri - ed è poi finito a Roma per competenza territoriale.

Il neo-sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro dello Sport risulterebbe indagato a seguito delle dichiarazioni del suo amico, Luigi Marroni, ex assessore alla sanità della Regione Toscana, che ha tirato in ballo anche il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, indagato per le medesime ipotesi di reato. La questione sorge da una bonifica contro le microspie: l'amministratore della Consip Marroni, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, poche settimane fa aveva incaricato una società di far rimuovere eventuali cimici dai suoi uffici. Le microspie vennero trovate e rimosse. Dunque, lo scorso martedì, carabinieri e polizia tributaria sono entrati in Consip per acquisire dei documenti sull'inchiesta relativa a un appalto, il facility management 4. Nell'inchiesta - toh, che caso - c'è lo zampino di Henry John Woodcock, che insieme a Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo hanno interpellato l'ad Marroni.

Quest'ultimo, dunque, ha riferito di aver saputo dell'indagine dal presidente di Consigp, Luigi Ferrara, che a sua volta era stato informato dal comandante dei carabinieri Tullio Del Sette. Dunque ha fatto altri nomi, tra i quali quello di Lotti e del generale Emanuele Saltalamacchia. Secondo quanto affermato da Marraoni, lo avrebbero avvertito dell'esistenza dell'indagine. Come sottolinea anche Il Fatto Quotidiano, pur notando che la bonifica delle microspie è in effetti andata a segno, "sembra davvero difficile immaginare una corsa a chi avvertiva la Consip dell'indagine" da parte di Lotti, ma tant'è. Il sottosegretario, interpellato dal Fatto Quotidiano che ha chiesto se "ha mai parlato dell'esistenza di un'indagine su Consip con Marroni" ha risposto in modo secco: "No". Inoltre ha aggiunto di non sapere nulla sull'inchiesta a suo carico.

Forza, eroe! L'agente ferito a Milano: ecco come lo ha ridotto il terrorista / Guarda

Christian Movio, la foto dall'ospedale dell'agente ferito da Anis Amri



Morto. Ucciso. Ammazzato. Sono due gli eroi italiani che hanno fermato la furia omicida di Anis Amri, il terrorista islamico responsabile delle stragi di Berlino che era arrivato fino a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. A sparare il colpo che ha freddato il fanatico è stato Luca Scatà, illeso. L'agente, in prova, ha messo mano alla fondina soltanto dopo che Amri aveva aperto il fuoco contro un suo collega, Christian Movio, che vedete nella foto dopo il ricovero in ospedale: l'eroe è stato colpito alla spalla e non è in pericolo di vita, ha confermato il ministro dell'Interno Marco Minniti.

Banche, dopo Montepaschi non è finita Gli altri 3 istituti sull'orlo del baratro

Le tre banche italiane a rischio dopo Mps


di Francesco Pellegrino



La partita da 20 miliardi per Mps va ben oltre il salvataggio dell'istituto bancario senese: come scrive il quotidiano Il Messaggero, a breve sono dati per probabili interventi di salvataggio di altre banche. A cominciare da Veneto Banca, Popolare Vicenza e Carige. Non a caso, in Parlamento, Padoan ha parlato di "strategia complessiva". Un cambio netto di linea rispetto alla pur recentissima era-Renzi. L'ex premier, infatti, predicava la solidità del sistema bancario italiano. Come s'è visto, erano solo parole.