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lunedì 19 dicembre 2016

"Stasi innocente, ecco la prova: cosa c'era sul corpo di Chiara"

"Stasi innocente, ecco la prova: cosa c'era sul corpo di Chiara"



Non è di Alberto Stasi il Dna trovato e isolato sotto le unghie di Chiara Poggi. Secondo il Corriere della sera, le tracce analizzate sul corpo della studentessa 26enne uccisa nel 2007 a Garlasco apparterebbero a una persona di sesso maschile, probabilmente una delle amicizie che la Poggi frequentava in quel periodo.

L'analisi arriva dal riscontro dei risultati del lavoro di un noto genetista incaricato dagli avvocati dello studio Giarda che si sono affidati a una società di investigazioni di Milano. Da un anno Stasi, nove anni fa studente alla Bocconi e oggi 33enne, è rinchiuso nel carcere di Bollate, dopo la condanna definitiva, preceduta da due assoluzioni. Nel frattempo sua madre, Elisabetta Ligabò non si è mai arresa e non ha mai smesso di credere all'innocenza del figlio.

Sulla base di una prova che ritiene decisiva, la madre di Stati presenterà un esposto per chiedere la revisione del processo. Il figlio è stato condannato a 16 anni di carcere, non lo ha mai ritenuto capace di quell'omicidio: "Non ho fatto che ripeterlo - ha detto al Corriere - e finalmente ne ho la conferma. Mai e poi mai Alberto avrebbe potuto uccidere Chiara. Si amavano e avevano progetti in comune. La sera prima erano andati a cena insieme. Di lì a poco sarebbero partiti per le vacanze. Erano felici, uniti, erano spensierati, vivevano con la gioia e la fiducia nel futuro tipica dei giovani fidanzati".

A colpire l'opinione pubblica è sempre stato l'atteggiamento apparentemente passivo di Stasi, quasi impassibile davanti alle telecamere. Intorno a lui invece si sarebbe creato un clima omertoso, chi sapeva non è mai uscito allo scoperto: "Chi sa del delitto ha continuato a non parlare e stare nascosto - ha aggiunto la signora Ligabò - scegliendo il silenzio, un silenzio terribile, asfissiante, un silenzio atroce che ha coperto e depistato. Così facendo non ha reso giustizia a una ragazza morta e, allo stesso tempo, sta uccidendo una seconda persona".

Fulmine Radu, Lazio-Fiorentina 3-1 Agganciato il Napoli. Miracolo Palermo

Fulmine Radu, Lazio-Fiorentina 3-1. Si affolla il terzo posto: Napoli preso



La Lazio supera 3-1 la Fiorentina nel posticipo della 17ma giornata di Serie A. Keita e Biglia segnano nel primo tempo, Zarate accorcia le distanze al 19' della ripresa. È Radu al 45' a calare il tris che permette ai biancocelesti di agganciare il Napoli al terzo posto in classifica con 34 punti. Viola invece fermi a 26.

Il Palermo supera 4-3 in trasferta il Genoa nel posticipo della 17ma giornata di Serie A. Dopo le reti nel primo tempo di Simeone e Quaison, nella ripresa i liguri si portano sul 3-1 per i gol ancora di Simeone e di Ninkovic. I rosanero reagiscono e nel giro di venti minuti ribaltano il risultato grazie ai gol di Goldaniga, Rispoli e Trajkovski. I siciliani salgono così a 9 punti, mentre il Genoa resta fermo a 23.

Tsunami Mertens, Napoli - Toro 5-3 Dramma Pescara, Oddo resta a secco

Tsunami Mertens, Napoli - Toro 5-3 Dramma Pescara, Oddo resta a secco



Il ciclone Mertens si è abbattuto sul Torino e sul campionato con una violenza che, probabilmente, nemmeno il piccolo attaccante belga aveva immaginato. In meno di mezz’ora, per la precisione in 22 minuti, Mertens ha schiantato i granata infilando, uno dopo l’altro, tre gol, diventando il protagonista assoluto del Napoli, cancellando l’ombra lunga di Higuain (raggiunto nella classifica marcatori), confezionando il poker nella ripresa con un cucchiaio alla Maradona. Dieci reti, già, in barba a tutti e all’infortunio di Milik che può guarire in pace e senza fretta. Alzi la mano chi l’avrebbe mai detto: nessuno, infatti Mertens è la sorpresona dell’ultima parte del 2016. E il Torino? Per un’ora non è sceso in campo, probabilmente penalizzato dalle scelte di Mihajlovic che, dopo il derby perso, ha deciso di rivoluzionare la difesa (dentro De Silvestri e Moretti) e di menomare il tridente offensivo sostituendo Iago Falque con un terzino, Zappacosta. Idee non proprio brillantissime. Infatti, inserito lo spagnolo, Lukic e Maxi Lopez a inizio della ripresa, il peso specifico dei granata è aumentato, Belotti è riuscito a sbatterla dentro, Rossettini ha sfruttato un papera di Reina, Iago Falque ha trasformato un rigore in maniera da salvare per lo meno la faccia. La forza del Napoli è stata Mertens, ma non solo. Giocando in scioltezza, tutta la squadra di Sarri ha saputo offrire un calcio frizzante ed efficace, in particolare con Insigne e Callejon, gli altri due componenti del trittico d’attacco. Non a caso, dalle loro iniziative sono nate molte chance per i partenopei e tutte le reti: Callejon ha servito l’assist a Mertens per la prima e da una sua conclusione ribattuta da Hart è scaturita la terza. Insoddisfatto, ha scodellato a Chiriches il pallone del quarto centro. Il rigore del 2-0, invece, è figlio di un goffo intervento di Barreca sullo stesso belga: il talentino granata, che già era stato beffato da Higuain nella stracittadina, ha mostrato segni evidenti di ingenuità, là dove pure sul gol del 1-0 non è stato esente da responsabilità. Crescerà, sicuramente, ma i tifosi devono avere molta pazienza. E Miha pure.

Il pelo nell'uovo napoletano sta nel difetto di non aver capitalizzato le numerose opportunità costruite nei 90 minuti e di aver rimesso in partita il Torino nella fase finale. La vittoria non è mai stata in discussione, però Sarri si è giustamente infuriato per alcune leggerezze offensive e difensive. D’altronde, la discontinuità è il difetto congenito dei partenopei, in grado di segnare a chiunque e di subire gol da chiunque. Proprio riflettendo su questo aspetto, il Torino può solo coltivare rimpianti grandi e grossi: con un atteggiamento - e una formazione - diversi, forse ci sarebbe stata una contesa diversa. O forse no, considerato cosa ha combinato quel diavolo di Mertens, sette gol in sette giorni. L’anti-Higuain adesso ha un nome e un volto.

Dormi poco? Cosa succede al tuo corpo dopo un giorno, una settimana, un mese

Diabete, infarto, obesità, infertilità. Ecco cosa ti succede quando dormi poco



Dormire poco, è risaputo, non fa bene alla salute, ma grazie a un recente articolo dell'Huffington Post, che ha unito i più recenti studi sull'argomento, sono stati individuati gli effetti più gravi sul nostro organismo, alcuni dei quali riconoscibili dopo appena una notte di sonno mancato. Dormire meno di sei ore infatti potrebbe scatenare alcuni sintomi, come l'aumento dell'appetito, problemi di memoria e soprattutto perdita di tessuto cerebrale. Questi i sintomi principali, per non parlare poi della maggiore emotività, l'aumento della possibilità di contrarre l'influenza e sul piano estetico l'aspetto ne risente gravemente.

Quando invece non si dorme bene per un po' di tempo, la situazione diventa drammatica: aumentano in modo esponenziale il rischio d'infarto (+400%), il rischi d'obesità, diabete e soprattutto quello di formazione di alcune forme cancrogene. Per gli uomini in particolare, un ulteriore problema: secondo uno studio del 2013, pubblicato sull'American Journal of Epidemology eseguito su 953 giovani danesi, la mancanza di sonno diminuisce del 29% la concentrazione degli spermatozoi.

In conclusione gli studi portati avanti da tutte queste riviste ha evidenziato come dormire meno di 6 ore a notte aumenti fondamentalmente il rischio di mortalità.

Incubo meningite, nuovo caso in Sicilia Ricoverato un 33enne: rischiano in 50

Incubo meningite in Sicilia. Ricoverato un 33enne: 50 persone a rischio



Un caso di meningite virale accertato a Piazza Armerina (Enna). Si tratta di un trentatreenne che venerdì si è presentato all’ospedale «Chiello», con forte cefalea e rigidità muscolare. L’uomo, sottoposto agli accertamenti che hanno confermato i sospetti dei sanitari, è stato così trasferito al reparto di malattie infettive dell’ospedale Umberto I di Enna. I familiari del trentatreenne, tutto il personale medico e paramedico e quanti si trovavano al pronto soccorso e nell’astanteria dell’ospedale Chiello sono stati sottoposti alla profilassi. In tutto si tratta di circa 50 persone entrate in contatto con l’uomo, ma sono in corso gli accertamenti per risalire alla possibile fonte di contagio del giovane, le cui condizioni sono definite serie

Santanché, è terremoto in Forza Italia Nuovo nome e pure il simbolo / Guarda

Nuovo nome e un simbolo suo. Santanché, la mossa che fa tremare Forza Italia



Si respirava aria di Natale, ma più odore di campagna elettorale, alla cena per lo scambio degli auguri organizzata venerdì sera da Forza Italia, anzi da una sua parte, in un albergo alle porte di Milano. Un afflusso consistente di persone riempiva l'ampia sala in cui erano disposti i tavoli, in fondo un palchetto dal quale la platea è stata intrattenuta da un talk live di Paolo Del Debbio, che ha intervistato i fautori dell'evento, tra cui spiccano la deputata Daniela Santanchè e il senatore Mario Mantovani. Ospite onorario il campione del mondo di ciclismo Mario Cipollini, che ha abbandonato di corsa (non in bici) l'albergo prima dell'inizio della cena, come Del Debbio. Più che una cena di Natale sembrava una cena con delitto. Infatti aleggiava nella sala delle feste un mistero inquietante al quale nessun commensale sapeva rispondere: cosa significava il simbolo impresso sul menù?

Molti lo hanno visto e ignorato, altri non lo hanno proprio notato, più interessati a cosa avrebbero gustato per cena. Così alla nostra richiesta di delucidazioni, ci hanno risposto: «Io non lo so cos'è questa cosa qui», oppure «mai visto prima», o «io sono qui per Forza Italia, non mi frega». Ci eravamo quasi arresi quando a fare chiarezza è intervenuto il deputato Luca Squeri che ha svelato l'arcano: «Questo è il simbolo di una nuova corrente interna a Forza Italia che fa il suo esordio ufficiale questa sera». Il pensiero sorge spontaneo: con tutte queste correnti non ci verrà un bel raffreddore?

Renzi, lo psichiatra gli entra in testa: "Dopo la sconfitta, ecco cosa rischia"

Renzi, lo psichiatra gli entra in testa. Che cosa deve evitare



La botta subita dopo la sconfitta referendaria è stata clamorosa per Matteo Renzi. Peggio va se a subirla è una persona con il carattere dell'ex premier, notoriamente narcisista e orgoglioso. L'analisi del cervello renziano non può che farla per bene uno specialista come Paolo Crepet, psichiatra noto al grande pubblico per le sue frequenti ospitate televisive. Al Fatto quotidiano, Crepet ha analizzato la reazione del segretario Pd, a partire dalle prime ore, quelle degli scatoloni.

Mentre Renzi faceva le valigie a Palazzo Chigi, ha scritto un post su Facebook carico di rabbia, sembrava volesse mollare tutto. Dopo quel messaggio, arrivato a casa sua ha trovato l'energia per riorganizzare il proprio tempo, dedicandosi di più anche alla famiglia. Ed è in questo momento che arriva la fase più dura, secondo Crepet, quella depressiva: "in cui si fanno i conti con i propri errori, con quello che si poteva fare e non si è fatto, e si tira una riga tra gli amici veri e quelli che non lo sono. Il telefono squilla di meno, non ti cercano più: allora sono molto importanti gli affetti veri, la famiglia. È un momento molto delicato da cui o ci si risolleva oppure si può sprofondare nella terza fase, quella in cui si ritiene di non avere più speranze. E allora si diventa indifferenti, apatici. Non glielo auguro".

Al di là dell'analisi del voto, le ragioni della sconfitta potrebbero nascondersi anche negli anfratti del suo carattere, visto che in molti hanno rimproverato all'ex premier di essere apparso fin troppo antipatico, soprattutto quando ostentava troppa sicurezza in se stesso. Crepet è in parte d'accordo: "Se fossi un suo consigliere, gli cambierei il look. Via quei completi scuri e quelle camicie bianche da riunione di marketing, più camice azzurre e niente cravatta". Renzi paga il prezzo di tanti uomini di potere, sempre più staccati dalla realtà: "In più è caduto nel tranello del web: se stai nei social allore sei in mezzo al popolo. Niente di più sbagliato. La rete non è un campione della società e forse qui si è fatto mal consigliare dal suo Giglio magico, tutti 35enni smanettoni del web".

Fatta la diagnosi, Crepet prova a prescivere una cura perché Renzi recuperi almeno l'umore: "Meno arroganza, più umiltà e ascoltare anche quelli con i capelli bianchi e non solo quelli con i riccioli biondi".