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giovedì 15 dicembre 2016

Napoli: "I Forconi volevano fare male" Profezia: chi rischia tra pochi giorni

Osvaldo Napoli e l'aggressione dei Forconi: "Volevano far male". Poi la profezia: chi rischia tra pochi giorni



"Sono disgustato e triste, quello di ieri è stato un atto squadrista, non mi conoscevano nemmeno". Ospite di Omnibus su La7, l'ex parlamentare di Forza Italia Osvaldo Napoli è amareggiato all'indomani della clamorosa aggressione in centro a Roma da parte di alcuni esponenti del movimento "Forconi 9 dicembre", che l'hanno "simbolicamente" arrestato trattenendolo a forza, strattonandolo e rincorrendolo quando l'ex parlamentare è riuscito a scappare. L'episodio, secondo Napoli, non è da ascrivere alla "lotta contro la Casta" ("Io sono un politico che per anni ha lottato contro sprechi e privilegi", ha rivendicato) né all'esasperazione della gente: "Quelli non sono persone che non arrivano a fine mese, sono persone che volevano fare del male, volevano tornare alle cronache ma hanno scelto la persona sbagliata". Poi lancia un avvertimento a chi, come il Movimento 5 Stelle, quelle pulsioni anti-politiche le invoca e in alcuni casi aizza. "Luigi Di Maio verrà in Val di Susa per protestare contro la Tav. Ecco, lo dico: attenzione, è una situazione molto delicata, perché può succedere di tutto". E dopo quanto accaduto mercoledì, queste parole suonano sinistre.

Finocchiaro, 30 anni da onorevole Pazzesco: quanti soldi ha guadagnato

Anna Finocchiaro in 29 anni da parlamentare ha guadagnato 4 milioni di euro



La senatrice Anna Finocchiaro è una delle parlamentari di più lungo corso, nei palazzi del potere italiani. Siede infatti in Parlamento da ben 29 anni (alla faccia di quanti vorrebbero imporre un limite a due o tre mandati). A una media di cinque anni per legislatura, fanno quasi sei legislature che la Finocchiaro sta a Palazzo. Già ministro per le Pari Opportunità con Romano Prodi dal '96 al '98, è tornata ora a Palazzo Chigi con la delega ai Rapporti con il Parlamento ereditata da Maria Elena Boschi. Ebbene, tutta questa attività parlamentare è stata ben retribuita: secondo quanto riporta il sito affaritaliani.it, lo Stato avrebbe versato nelle casse della Finocchiaro una cifra pari a circa 4 milioni di euro, ovvero quasi 140mila euro l'anno. Cioè circa 11.500 euro al mese. Per 29 anni. E la cassa è ancora aperta.

Vergogna nell'Italia degli immigrati Dove non fanno entrare gli italiani

La caserma è dei profughi: respinti i clochard italiani


di Andrea E. Cappelli



Quella di lunedì 12 dicembre è stata una lunga notte: a Milano, davanti alla caserma Montello, una quindicina di membri di due associazioni di volontariato (Milano Sicura e Pro Tetto) stazionavano all'ingresso della struttura, controllati dalla polizia. Hanno provato a varcare i cancelli, ma son stati respinti. Volevano offrire un riparo per la notte a 3 senzatetto italiani. «Possibile che venga offerto riparo a 300 immigrati, mentre tre nostri connazionali sono costretti a dormire per strada?» dice Sabrina Geraci, presidente di Milano Sicura: «Ne abbiamo conosciuti tanti di clochard facendo volontariato tra le strade di Cadorna, Centrale. Portiamo loro da mangiare perché in alcuni dormitori devi pagare per averlo».

Il termine "profughi" non viene utilizzato e forse questa diffidenza non è così infondata. Sono le 22.30 ma gli ospiti della caserma di via Caracciolo continueranno ad entrare alla spicciolata almeno fino alle 23. Con qualcuno è possibile parlare: «Tutto bene, cibo buono, letto caldo» testimoniano in un italiano stentato. «Where are you from?» chiediamo a un ragazzo. Risposta: «Gambia». In Gambia non ci sono guerre in atto: almeno in questo caso non si tratta di un profugo. L'ultimo a rientrare (ore 23) viene dal Pakistan, e durante il giorno «passeggio per Milano, non ho niente da fare. Sto bene». Mentre l' ispettore trattava con i rappresentanti delle associazioni per convincerli a smontare il presidio (avverrà intorno alle 23.30, assicurando ai tre italiani un giaciglio presso il centro di accoglienza di via Saponaro 40) i senzatetto raccontano le loro storie.

A guardarli, non corrispondono allo stereotipo di «clochard» al quale siamo abituati, avvoltolato nei suoi cenci in stato di ubriachezza, unico rimedio per scaldarsi nelle gelide notti invernali. Il racconto delle loro vite - del lento e graduale passaggio da una condizione di stabilità a una catabasi sentita come ineluttabile - non indugia mai in toni vittimistici. Il primo a parlare è Carlo: «Sono rientrato dalla Germania il 20 maggio scorso, dopo 7 anni di lavoro all' estero; sentivo nostalgia dell' Italia.Trovare lavoro è difficile: distribuisco curriculum tutti i giorni; ho 20 anni di esperienza ma mi fanno lavorare gratis, pagandomi con un piatto di pasta, poi dicono "mi costi al lordo 5mila euro al mese"». In Germania faceva lo chef in un ristorante a guida Michelin («Tutto documentato» assicura, come la laurea in Giurisprudenza con 110 e lode presso la Luiss di Roma). Tra i tanti lavori, sostiene di aver fatto servizio catering anche «per il sindaco di Milano».

Poi c'è Massimo: «Sono stato sfrattato di casa il 22 ottobre, vivevo con mia sorella, che è morta di tumore un anno fa. La casa è andata all'asta: avrei voluto almeno passare il Natale in casa». Gli piacerebbe «fare il commesso nelle videoteche, amo il cinema». La notte si rifugia tra i distributori self service aperti 24 ore o sotto le pensiline del tram. Deve fare un freddo cane: «A volte dormo nella stazione Domodossola, lì è un po' più caldo». Infine Antonio, lo sguardo spento: «Sono un senzatetto dal 2015, quando sono andato via da Castelleone (provincia di Cremona); l'affitto me lo pagava mio padre. Dopo 12 anni di pulizie industriali il mio papà mi ha consigliato di trasferirmi a Milano, per trovare lavoro». Invece, «da novembre 2015 distribuisco curriculum, ma la verità è che spesso assumono stranieri, pagati in nero». Antonio ha lavorato anche in Grecia: lì il cugino aveva una ditta di occhiali da sole. «Ho dormito per 8 mesi nel sottopassaggio di Porta Genova. Ora dormo in piazza Duomo».

I suoi spostamenti sono legati alle situazioni di pericolo: «Ogni tanto tirano fuori i coltelli, tagliano il sacco a pelo per rubare quel poco che hai. Io ho paura». Difficile restare impassibili di fronte a Carlo, Massimo e Antonio: tre persone normali che fino a ieri avevano casa, famiglia, lavoro. Qualcuno degli ingranaggi che regolava le loro vite si è spezzato, con un rumore sordo. Alle 23.45 circa la folla si disperde. «Io non sono mai stato razzista, credimi» assicura Fernando Barone di Pro Tetto; ma quando vedi i tuoi connazionali ridotti alla canna del gas, persone che fino a ieri erano come me e oggi dormono rintanati nei sottopassaggi, ti sale un nodo alla gola. Che razza di Stato siamo?». A intervenire sulla questione sono diversi politici, tra cui i consiglieri azzurro De Chirico («Il Comune allestisca gli alberghi sociali») e Silvia Sardone - «Questa giunta continua ad attuare un vergognoso razzismo al contrario»), mentre dalla Regione intervengono Riccardo De Corato di Fdi («in via Saponaro gli italiani han dormito per terra ammassati, quando i profughi godono di comodi letti») e l'assessore Viviana Beccalossi, che assicura la trasformazione della Montello «dal campo profughi voluto da Renzi e Sala nella Cittadella della Sicurezza auspicata da Maroni al più presto».

Il Comune ha diramato una nota: «Sono decine i posti letto per i senzatetto che chiedono ospitalità per la notte. Il Centro Aiuto Stazione Centrale di via Aporti è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 24; chiunque può rivolgersi a questo servizio. Riguardo ai tre senzatetto italiani, sono stati accolti in via Saponaro ma solo uno ha accettato l' ospitalità. Non risultano casi di italiani non accolti nelle nostre strutture».

Ecco l'ultimo gioiellino della Ferrari: esclusiva, bellissima. Costa... / Foto

Ferrari, l'ultimo incredibile gioiellino di Marchionne: la J50, in soli 10 esemplari





Solo dieci esemplari per una delle Ferrari più esclusive e preziose di sempre. Questo gioiellino si chiama J50 ed è stata svelata a Tokyo per celebrare i 50 anni del Cavallino in Giappone. Realizzata dal reparto Progetti Speciali di Maranello, deriva dalla 488 Spider, ha il tettuccio asportabile e un V8 da 690 cavalli. Il prezzo? Assolutamente top secret: la casa presieduta da Sergio Marchionne lo comunicherà solo agli eventuali clienti.

Feltri, la verità sulla ministra Fedeli: "Perché ha mentito sulla laurea"

Feltri a Senaldi: "Ecco perché la ministra Fedeli ha mentito sulla laurea"



"Quanto conta una laurea per un ministro?". "Di per sé le lauree contano poco, Benedetto Croce ed Eugenio Montale hanno vinto il Nobel da non laureati. Però il ministro dell'Istruzione che dice di essere laureato quando non lo è non dimostra una grande preparazione, poi c'è la bugia, magari anche in buona fede". Secondo Vittorio Feltri, a colloquio con Pietro Senaldi su LiberoTv, il caso della ministra Valeria Fedeli è legato a un "senso di vergogna, perché chi non ha la laurea spesso soffre di senso di inferiorità. Dal mio punto di vista sono inferiori, perché attribuiscono a ciò che non hanno un'importanza eccessiva". "Al posto dell'unico ministro sostituito, la Giannini - ironizza Senaldi - è arrivata una che ha creato un problema ancora più grosso".

Boschi, dal Pd parte l'insulto peggiore: "Ecco cos'è diventata", la umiliano così

Boschi, l'insulto peggiore dal Pd: "È una zavorra, Gentiloni lo sa"



Da volto del renzismo a fonte d'imbarazzo nel governo. La parabola di Maria Elena Boschi è sempre più amara e a riassumerla è, come riferisce il Corriere della Sera, un anonimo parlamentare del Pd: "Inutile nascondersi dietro un dito. La Boschi è la nostra zavorra. E anche Gentiloni ne è perfettamente consapevole". La ex ministra delle Riforme, silurata dal voto del 4 dicembre, è riuscita a riposizionarsi, anzi a ottenere una promozione. La neo-sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio ha rivendicato un ruolo nella politica italiana al di là del suo padre politico Matteo Renzi e lo ha ottenuto. Pare, secondo un retroscena succoso del Giorno, anche a costo di incrinare i rapporti con l'ex Giglio Magico che, pare, avrebbe preferito metterla in stand-by. "Vieni con me a occuparti del partito", sarebbe stata l'offerta dello stesso Renzi stando a quanto riferisce Tommaso Labate sul Corsera. "Io non voglio lasciare il governo. Tu puoi permettertelo. Se lo lascio io, è la mia fine", avrebbe risposto una terrorizzata Boschi. Nel risiko delle poltrone dopo la nomina di Gentiloni a Palazzo Chigi è così rispuntata fuori anche la bella Maria Elena. Lei può sorridere, ma la gente fuori dai Palazzi romani ha passato i giorni a irriderla.

LA TREMENDA VENDETTA Verdini scortica Gentiloni: così lo manderà a casa

Denis Verdini, la vendetta su Paolo Gentiloni: lo affonda nelle commissioni



Rimasti fuori dal governo, i verdiniani preparano la loro rivincita su Paolo Gentiloni (e Matteo Renzi). Non si tratta soltanto della fiducia, che non viene votata al nuovo esecutivo, come annunciato da Denis Verdini proprio mentre Gentiloni proponeva al Quirinale la lista dei suoi ministri. Il fatto che ad Ala non sia stato concesso un posto in consiglio dei Ministri - avevano chiesto due dicasteri, si sarebbero "accontentati" di uno -, così, rischia di minare la tenuta dell'esecutivo (che, in precedenza, Ala aveva sostenuto senza contropartite).

E i verdiniani, come detto, preparano la loro freddissima vendetta. La preparano nelle commissioni: senza i 18 senatori di Ala, come sottolinea Il Giorno, il Pd rischia di perdere la maggioranza in quasi tutti gli organi collegiali. Si pensi per esempio alla commissione Affari costituzionali, dove la maggioranza ha tre senatori di vantaggio, ma sono bersaniani (a tal proposito, la sostituzione di Anna Finocchiaro, che di quella commissione faceva parte, è un punto molto delicato e dibattuto al Nazareno: i vertici Pd vogliono Cociancich o Pagliari, ma rischiano il voto contrari di Goto, Migliavacca e Lomoro). Se il Pd non avesse la maggioranza in commissioni Affari costituzionali, la strada per la riforma elettorale sarebbe tutta in salita: la legge, infatti, passa proprio da questa commissione. E Verdini lo sa benissimo.

Il leader di Ala, da par suo, ha anche raccontato cos'è accaduto nei giorni convulsi della formazione del governo. Avrebbe chiamato lunedì Gentiloni, il quale prima non si è fatto trovare e poi avrebbe risposto così: "Non sono in condizioni di darti ciò che vuoi". Un "niet" dietro al quale potrebbe esserci lo zampino di Matteo Renzi, o anche quello di Sergio Mattarella. Una scelta - di Renzi o Mattarella che sia - con cui il governo Gentiloni è molto più debole: sarà più semplice, dunque, pilotarne la caduta e dunque la data delle elezioni. E anche questo Verdini lo sa benissimo.