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mercoledì 14 dicembre 2016

Trappola mortale dietro quella felpa: così Renzi ha pugnalato il premier

Trappola mortale dietro quella felpa: così Renzi ha fregato l'amico Paolo



Doveva pesare una tonnellata quella felpa con la scritta Amatrice regalata da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni al rituale passaggio della campanella. Non bastava all'ex premier aver consegnato al suo successore un Paese nel pieno di una serie di emergenze epocali, da quella cronica dell'immigrazione alla crescita economica che stenta a scrollarsi dalla stagnazione. Quella felpa non è solo il richiamo, doveroso, al nuovo governo perché non dimentichi gli italiani del Centro Italia colpiti dai terremoti degli ultimi mesi.

Dietro quel simbolo c'è una delle eredità più spinose del presunto amico Renzi, che solo venti giorni fa aveva mentito spudoratamente sulla consegna delle prime case prefabbricate destinate ai terremotati di Amatrice. Nelle mitologiche slide, quell'impegno risultava "fatto", la realtà però ha di gran lunga smentito lo storytelling renziano, così come aveva confermato lo stesso sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, a Franco Bechis su Libero.

Se Gentiloni riuscirà nel miracolo, entro Natale ad Amatrice arriverà al massimo il 5% delle case previste. Dovrà però fare i salti mortali per ridurre tempi e lungaggini burocratiche, con tanti ringraziamenti a Renzi che sembra aver cominciato a boicottare il suo successore già da quando era in carica.

Gentiloni, il primo voto è da imbarazzo I numeri con cui Renzi lo ha umiliato

Gentiloni, il primo voto è un disastro. Come ha fatto Renzi a umiliarlo



Primo via libera al governo Gentiloni che ha superato il voto di fiducia alla Camera con 368 sì e 105 contrari. I votanti sono stati 473. Oggi si replica al Senato. Paolo Gentiloni ottiene dieci voti in meno rispetto a quelli avuti da Matteo Renzi nel suo primo voto di fiducia della Camera. L’attuale governo ha infatti avuto 368 sì contro 105 no su 473 presenti. L’esecutivo guidato dal suo predecessore il 25 febbraio 2014 passò invece la fiducia con 378 sì e 220 no e un’astensione. I votanti furono 598 su 599 presenti. Va ricordato che all’epoca esisteva ancora Scelta civica, che oggi ha subito varie trasformazioni, con alcuni deputati che ora hanno formato un unico Gruppo con Ala, non partecipando a questa votazione.

Dopo la droga, altra disrazia per Lapo: dove lo rinchiudono (e per quanto)

Dopo la droga e il sesso col trans, un'altra disgrazia: dove rinchiudono Lapo



Dopo l'arresto per aver inscenato il suo sequestro in seguito a una due giorni di sesso e droga a New York, Lapo Elkann "abbandonato dalla famiglia", riporta Dagospia, finirà in un centro di recupero per star. Un rehab per disintossicarsi e ritrovare un equilibrio.

Il tempo necessario (non poco), bisbiglia Dago, per vedere la nipotina di secondo grado, futura figlia di Andrea Agnelli e Deniz Akalin, la quasi ex moglie del manager della Juventus Francesco Calvo, ex migliore amico di una vita di Andrea.

Si ritrova sul conto 3 milioni di euro Com'è succcesso e che cosa ci ha fatto

La banca le accredita per errore 2,7 milioni, lei li spende tutti: arresto immediato



Christine Jiaxin Lee, una studentessa 21enne, oggi si trova in guai seri per non aver denunciato un, all'apparenza fortuito, errore bancario. La ragazza infatti quando si è vista il conto corrente fornito magicamente di 2,6 milioni in più, non ha pensato che fosse uno sbaglio e, prima che i soldi sparissero, si è lanciata in una sessione proficua di shopping da cui è uscita, in un solo giorno, con capi di Dior dal valore di 155 mila euro. La banca, resasi conto dell'errore compiuto, non ha esitato a chiamarla per chiederle l'immediata restituzione dell'intera somma, arrivando però troppo tardi.

Infatti le grandi abilità da esperta consumatrice non hanno consentito alla studentessa di risparmiare nemmeno un centesimo dell'esosa cifra, motivo per cui è stata subito arrestata all'aeroporto di Sidney, mentre cercava di raggiungere la famiglia in Malesia. Il processo non è ancora stato fissato ma la difesa, fiduciosa, ha ben chiara la linea da seguire: concentrarsi sull'ingenuità della ragazza che ha speso i soldi credendo che fossero un regalo dei genitori, facendo leva sul fatto che la somma di denaro non è stata spesa in maniera illegale. Forse c'è una possibilità che lo shopping a sbafo, matto e disperato, si concluda con un lieto fine. 

L'ultras, la verità sulla rissa col nigeriano L'ultimo atto: cos'ha ammesso il giudice

Killer del nigeriano: Amedeo Mancini si farà quattro anni di carcere



E’ stato raggiunto un accordo, avallato anche dal giudice Maria Grazia Leopardi, sul patteggiamento per Amedeo Mancini, unico imputato per la morte di Emmanuel Chidi Namdi: migrante nigeriano ucciso dopo un diverbio in strada a Fermo, nel luglio 2016.

 Il Gup Leopardi ha mediato tra la richiesta dei difensori di Mancini, che chiedevano di sollevare il loro assistito dalle aggravanti di futili motivi, recidività e sfondo razziale, e quella dell’accusa, che in ultima istanza auspicava il mantenimento dell’ultima aggravante, negoziando per l’attenuante della provocazione.

Badilata su Corona, le carte tombali: così i giudici lo hanno già condannato

Fabrizio Corona: "Ha una inusuale inclinazione a delinquere", ecco le parole del riesame alla vigilia dell'udienza



I guai per Fabrizio Corona sembrano non avere mai fine. Non si mette affatto bene per l'ex paparazzo che, alla vigilia dell'udienza preliminare che dovrà decidere se mandarlo a processo, di nuovo, si trova a digerire le dure parole, appena depositate, dal Tribunale del Riesame di Milano. Parole poco lusinghiere per l'ex re dei paparazzi, in cella dal 10 ottobre: all'imputato è stata riconosciuta una "inusuale inclinazione a delinquere", "le modalità di esecuzione e organizzazione" del reato di intestazione fittizia di beni (2,6 milioni di euro, in contanti, trovati in un controsoffitto) non fanno altro che dimostrare "una sicura capacità delinquenziale, oltre che l'inserimento in un contesto organizzato e ben collaudato".

C'è quindi il "pericolo concreto e attualissimo" che possa continuare a commettere "analoghe condotte criminose", motivo per cui si esclude per il fotografo dei vip l'occasionalità della condotta, giustificazione più che sufficiente per negargli gli arresti domiciliari, concessi invece alla sua collaboratrice, Francesca Persi, imputata in quanto suo prestanome. La ciliegina su una situazione già di per sè complicata è arrivata con l'ulteriore accusa di "pericolo di inquinamento probatorio", in quanto l'avvocato difensore, Ivano Chiesa, ha provato insistentemente a rintracciare Geraldine Darù, testimone chiave dell'indagine. Corona, dato il quadro non proprio roseo, è meglio che cominci a pregare, anche se è difficile che questa volta Don Mazzi possa ancora aiutarlo. 

Boom: indagato il cognato di Fini In manette il big della politica / Foto

Soldi in nero, indagato Giancarlo Tulliani e arrestato Amedeo Laboccetta: cosa c'entra la casa di Montecarlo



Un fiume di denaro, quasi mezzo miliardo di euro, una vicenda intricata dove si intrecciano slot-machines, politica, la famiglia Tulliani e la celeberrima casa di Montecarlo Un vorticoso giro di soldi per sottrarre il denaro al Fisco. Dodici gli indagati dalla procura di Roma, che ha riaperto un fascicolo avviato dai colleghi di Milano. In manette ci finiscono Francesco Corallo, arrestato ai Caraibi, e Amedeo Laboccetta, già parlamentare del Pdl a Napoli. Tra gli indagati Giancarlo e Sergio Tulliani, cognato e suocero di Gianfranco Fini.

Corallo - con un gruppo di manager italiani e stranieri e insieme a Laboccetta - è indagato per associazione a delinquere, peculato e riciclaggio di 85 milioni di euro, ovvero i tributi dovuti all'Atlantis world group of companies e dalla BPlus Giocolegale Ltd, che si era aggiudicata la gestione telematica dei giochi. Secondo l'accusa, 50 degli 85 milioni, tra il 2004 e il 2007 e poi fino al 2014, sarebbero finiti verso conti correnti esteri olandesi ed inglese di altre società del gruppo Corallo; successivamente quei soldi sono finiti verso un conto corrente di società offshore alle Antille Olandesi, sempre di Francesco Corallo. Tramite uno scambio di liquidità, si legge su Repubblica, sarebbero poi spariti dall'Atlantis altri 150 milioni transitati via Gran Bretagna e Shanghai a Saint Maarten, Curaçao, Santa Lucia e reinvestiti in attività immobiliari proprio a Saint Maarten.

Tulliani, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe messo a disposizione del braccio destro di Carollo, Rudolf Baetse, due società offshore per poter far transitare i soldi alle Antille. Baetsen, inoltre, avrebbe finanziato l'acquisto dell'appartamento di Monaco, già di proprietà di Alleanza Nazionale, rilevato da Tulliani e poi passato da una sua societ a un'altra. Attraverso i conti di Giancarlo e Sergio Tulliani, dunque, sarebbe passato il denaro sottratto al Fisco da Corallo, pari a 2 milioni e 600mila euro, questa almeno la ricostruzione di magistrati e finanzieri.