Visualizzazioni totali

venerdì 8 aprile 2016

"La balla della Boschi: le prove" Quell'incontro (molto) pericoloso

La menzogna della Boschi, le prove del Fatto. Ecco chi ha incontrato e quando



Non appena è scoppiato lo scandalo petrolio in Basilicata, nel governo Renzi è scattata la corsa a chi dichiarava prima di non aver mai sentito parlare di Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro Federica Guidi, indagato a Potenza per corruzione e traffico di influenze illecite. La Guidi è stata costretta a dimettersi una volta pubblicata la telefonata con il "padre di suo figlio" nella quale veniva tirata in ballo anche il ministro Maria Elena Boschi. Lei stessa è stata sentita dai magistrati di Potenza come persona informata sui fatti, trenta minuti di colloquio nel suo ufficio a Roma per fare chiarezza su quell'emendamento che ha sbloccato il centro di Tempa Rossa, tanto caro alla Total e a Gemelli. La Boschi ha chiarito da subito di non aver mai visto nè sentito Gemelli, ma secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano, questa versione non sarebbe del tutto sincera.

Le coincidenze - Il Fatto riporta che il 27 novembre 2014 Gemelli è stato presente al Senato, proprio nei giorni in cui veniva discusso l'emendamento che gli interessava. In quello stesso giorno, l'agenda dei lavori di Palazzo Madama prevedono la presenza della Boschi. Alle 15.05, fino alle 15.50, Anna Finocchiaro, anche lei citata negli atti della procura di Potenza, presiede la commissione Affari costituzionali e riunisce l'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi. Proprio alla fine della riunione, ci sono dieci minuti con la partecipazione della Boschi, accompagnata dal sottosegretario Sesa Amici. In commissione si discute dell'Italicum e, scrive il Fatto: "non manca nessuno dei protagonisti dell'intricata vicenda dell'emendamento Tempa Rossa".

L'incontro - La Finocchiaro si è aggiunta alla schiera di chi ha detto di non aver "mai avuto rapporti con Gemelli", sulla stessa linea della Boschi. In quella commissione però qualcuno che Gemelli conosce c'era, tipo Paolo Quinto, componente dello staff della segreteria di presidenza della Finocchiaro. Quinto, qualche settimana prima, era stato raggiunto al telefono da Gemelli per avere qualche posto in prima fila per amici di aziende petrolifere in occasione del convegno di Italianieuropei, la fondazione di Massimo D'Alema. Il collaboratore Dem ha soddisfatto la richiesta.

È pareggio, Berlusconi ora stra-gode Il sondaggio che cambia la storia

Pareggio: Berlusconi ora stra-gode. Il sondaggio che cambia la storia



Un flash, su Dagospia. Poche righe per buttare in pasto al web la notizia-bomba. Si parla della corsa elettorale a Milano, dove la sfida è tutta tra Stefano Parisi, il candidato del centrodestra, e Beppe Sala, l'ex mister Expo voluto da Matteo Renzi e candidato dal centrosinistra. La sfida, si diceva, per Parisi pareva impossibile. Invece, giorno dopo giorno, punto dopo punto, si è capito che la corsa non era decisa in partenza, affatto.

E si arriva dunque al flash di Dagospia, che spiega: "Secondo le ultime proiezioni, Parisi si è appaiato a Sala". Il divario, secondo diversi sondaggi, si era già ridotto fino a 3-4 punti percentuali. Ora altre fonti, non esplicitate da Dago, darebbero conto del pareggio. Sempre Dago fa notare come "la casa svizzera non dichiarata ha fatto perdere al candidato di Renzi ben due punti". A Parisi, ora, resta da fare un ultimo sforzo per il sorpasso, e per "demolire" il centrosinistra: la sconfitta di Sala a Milano sarebbe un colpo da ko per Renzi.

Guidi intercettata, Renzi nel caos: verità imbarazzante su un ministro

Guidi intercettata, Renzi nel caos: la verità imbarazzante su un ministro

di Fabio Amendolara



Gli investigatori lo definiscono «il quartierino romano». Al centro c' è l' imprenditore Gianluca Gemelli, compagno dell' ex ministro Federica Guidi. Nel gestire i propri affari, secondo gli investigatori, «curava gli interessi di un intero gruppo stabilmente deciso - si legge in un' informativa della Squadra mobile di Potenza allegata agli atti dell' inchiesta sui subappalti Total a Tempa Rossa - a manovrare procedure di singoli funzionari e istituzioni pubbliche, sì da piegarne l' esercizio del potere a proprio esclusivo e personale interesse». Il «quartierino» secondo gli investigatori era ben noto al ministro Guidi che, a telefono, in più di una occasione lo ha definito «combriccola». È sulla «combriccola» che si concentreranno le domande della sua audizione in Procura a Potenza oggi alle 12. L' attenzione della polizia si è concentrata su una riunione segreta tra Mef e Mise. A quella riunione con la «combriccola» non c' era Guidi, ma un sottosegretario: Claudio De Vincenti. È il ministro a parlarne a telefono con il compagno, sostenendo di volerlo «sbattere fuori». La Guidi dice al compagno di essersi «rotta» e di riferire alla «combriccola» che avrebbe dovuto «adeguarsi»: «O il giochino è sempre uguale oppure si interrompe». La Guidi, secondo gli investigatori, con quelle parole ammette di aver «definitivamente scoperto le carte». Il riferimento è alla riunione tra Mef e Mise che prevedeva la sua presenza.

La Guidi non riesce a partecipare. Si presenta il viceministro. E l' incontro si tiene lo stesso. La Guidi va su tutte le furie e chiama la segreteria del ministro Pier Carlo Padoan, ma ottiene «risposte imbarazzanti». Le parole dell' ex ministro sono durissime: «Dì ai tuoi amici che mi sono accorta che nonostante tutte le loro balle io ho in casa un pezzo di merda e siccome la merda non me la prendo per parargli il culo al loro amichetto, fin che posso... dato che ho capito... lo tratto da pezzo di merda... perché la Guidi ha anche una sua reputazione... nel senso che non è che facciamo un favore a De Vincenti e allora stiamo meglio tutti. Io non mando a puttane un pezzo della mia roba per fare un favore a tutta quella combriccola».

Il ministro manda anche un sms a De Vincenti e dice: «Non mi ha neanche risposto, ma io non vado a chiamare Anna Finocchiaro, perché non sono io che devo andare a spiegare alla Finocchiaro... prendo atto della cosa loro... lo prendano come un avvertimento». La Guidi è determinata: «Se tolgo le deleghe al viceministro, anche il tuo amico Nicola Colicchi, che dovrebbe sapere che crolla il governo...». Il ministro ribadisce che De Vincenti è la sua rovina: «Però siccome è amico del tuo clan, sappi che lui è uno che sa le cose, quindi prova a prenderci le misure».

Gemelli replica che il viceministro non ha niente da dividere con lui. Ma la Guidi è netta: «No, non ha niente da dividere, ma te e la fida amica Finocchiaro, Paolo Quinto, siccome lo portano tutti in palmo di mano, sai che tutte le cose che racconti a loro, magari lui le sapeva già, però sappi che... lì è fatto così». E infatti sulla stampa De Vincenti viene definito il «ministro ombra». «Ma - secondo Guidi - non aveva alcun titolo per andare al Mef». Il ministro non riesce a capire neanche come abbia fatto a sapere di quella riunione molto riservata. Poi se la prende con Padoan: «Padoan viene fuori... sai chi glielo ha messo lì Padoan? Sempre quel quartierino lì... non è che te lo devo spiegare... Quelle pedine... cioè De Vincenti da me non è un caso... non è per farmi un favore perché è bravo, capito? Come non hanno messo lì Pier Carlo per fare un favore a Matteo, perché Pier Carlo è bravo». Gemelli risponde: «Si tratta di mere dinamiche». Dinamiche che la Guidi dovrà spiegare ai magistrati di Potenza.

"Riina da Vespa ha usato codici mafiosi" Cos'è successo davvero a "Porta a porta"

Don Luigi Ciotti: "Il figlio di Riina da Vespa ha usato codici mafiosi"



«Il servizio pubblico può affrontare  tutto ma il punto sta nel modo in cui lo fa e nelle riflessioni del giorno dopo ci sono molte cose che ritengo insopportabili: dall’inizio alla fine Salvo Riina ha dato una intervista da mafioso». Lo afferma,  ascoltata dalla commissione Antimafia, la presidente della Rai Monica  Maggioni, precisando subito però che «la Rai non è ’appiattibile' su  un personaggio. La Rai è un’azienda che ogni giorno si dà da fare  nella lotta alla mafia e nessuno delle 13mila persone che lavorano in  questa azienda ha un atteggiamento incerto rispetto a questo».

«Inquietante perchè lui usa dei codici mafiosi»: cosi il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, ha commentato l’intervista a Salvo Riina andata in onda ieri sera a «Porta a Porta» riferendosi alla parte in cui il figlio di Totò parla dei collaboratori di giustizia e specificando di non aver visto la puntata ma di averne letto i contenuti su alcuni quotidiani. «Per me - ha detto Don Ciotti a margine di un incontro a Bologna con gli studenti universitari - è molto importante alzare il tono della voce perchè a Libera aderiscono alcune migliaia di familiari delle vittime innocenti delle mafie a cui sono stati strappati i loro affetti. Il 70 per cento di queste persone non conosce la verità. C’è bisogno di verità non di creare enfasi su storie che hanno fatto soffrire il nostro Paese».

Il presidente di Libera dopo aver ricordato di aver subito minacce di morte da Totò Rina ha sottolineato che «ci sono tante altre occasioni per far conoscere le mafie, non c’è bisogno di far fare la passerella a personaggi come il figlio di Riina. Mi disturba tutto questo palcoscenico che gli si dà. Lo rispetto nei suoi affetti ma vedere questa pubblicità umilia la storia di tante persone». Secondo Don Ciotti, «oggi in Italia si è creato un clima per il quale il rischio è di non fare più la lotta alla mafia ma di fare la lotta all’antimafia». Per quanto riguarda la Rai, il presidente di Libera ha dato anche atto al servizio pubblico di aver seguito «con grande attenzione la giornata del 21 marzo mobilitando tutte le sue forze per dare dignità alla giornata della Memoria e dell’impegno a livello nazionale e a livello regionale. Bisogna riconoscere il positivo - ha concluso - e denunciare le cose che non vanno».

Autovelox, arriva quello fantasma Attenti: saranno multe a raffica

Autovelox, arriva quello fantasma. Nuovo incubo: multe a raffica



L'ultima idea per bastonare gli automobilisti arriva dal comune di Maniago, in provincia di Pordenone, e rischia di diventare il nuovo incubo degli italiani. Non bastavano gli autovelox piazzati nei punti strategici delle città o quelli con gli appostamenti della polizia municipale in quei tratti dove è facile che l'acceleratore venga premuto un po' oltre il limite per fare multe a strascico. Adesso arriva il "bidon velox" che appare e scompare a piacimento, un giorno è dietro un albero, il giorno dopo non c'è più, con buona pace della sanità mentale di chi guida. Al Gazzettino gli amministratori di Maniago si dicono certi degli effetti positivi sulla sicurezza stradale: "Il meccanismo è il medesimo degli altri bidoni arancioni, soltanto che l'effetto deterrenza dovrebbe essere ancora maggiore perché sfrutta il fattore sorpresa e, quindi, impone la massima attenzione al rispetto costante dei limiti di velocità, non sapendo dove potrà essere posizionato. Il dispositivo può essere spostato dalla pattuglia di turno che lo allestisce e si procede con multe immediate".

giovedì 7 aprile 2016

Parla Mario Draghi, la sua profezia: la fine (terribile) dell'Europa è vicina

Parla Mario Draghi, la sua profezia: la fine (terribile) dell'Europa è vicina



"Le prospettive per l'economia mondiale sono circondate da incertezza. Dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche. Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l'Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock. In questo, il nostro impegno a onorare il mandato conferitoci continuerà a rappresentare un'ancora di fiducia per i cittadini d'Europa". Sono le inquietanti parole di Mario Draghi messe nero su bianco nel rapporto Bce 2015.

"Con l'avanzare dell'anno abbiamo di fatto assistito al consolidarsi della fiducia. La domanda interna ha sostituito quella esterna come motore della crescita sulla scia di un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori. Nell'intera area dell'euro è ripartita la dinamica del credito" scrive Draghi, e "l'occupazione ha continuato ad aumentare e i timori di deflazione, che si erano diffusi nell'area agli inizi del 2015, sono stati interamente dissipati".

Ma ora il quadro della situazione appare di nuovo incerto. "A fine anno abbiamo ricalibrato la nostra politica per fronteggiare nuovi effetti avversi derivanti dagli andamenti economici mondiali, che hanno spinto al ribasso le prospettive di inflazione. Questi effetti avversi si sono intensificati agli inizi del 2016, rendendo necessario, da parte nostra, un orientamento ancora più espansivo della politica monetaria". Con queste decisioni, aggiunge Draghi, "abbiamo ribadito che, anche dinanzi a forze disinflazionistiche su scala mondiale, la Bce non si piega a un livello di inflazione eccessivamente basso"

Caivano (NA): Informarsi è un Diritto-Dovere

Caivano (NA): Informarsi è un Diritto-Dovere

di Gaetano Daniele


Non dipende da quello che siamo capaci di predicare a farci diventare veri uomini, ma da quello che mettiamo in pratica. Pubblicare messaggi strettamente personali, violando ogni forma di privato, classifica il soggetto, soprattutto se questo soggetto è candidato a Sindaco. 

E' anche vero che anni fa le fiabe iniziavano con "C'era una volta", ed oggi con "se sarò eletto", ma appunto, il praticare bene a volte non è sempre sinonimo di bene o pace. 

Cambiare partito o opinione è lecito, nascondersi dietro le parole di terzi, che non sono in grado nemmeno di gestire un'edicola, è gravissimo. Viceversa, l'informazione non dovrebbe avere padroni. Ormai ci sono giornalisti, editori e blogger, che a seconda del Comune padre, cambiano ideologia. Ad esempio a Cardito si professano di sinistra, ad Afragola di centrosinistra, a Caivano di destra, quando fino a poco tempo fa quella stessa destra era fallimentare, e a Frattamaggiore si professano apolitici. Insomma, in più, credono, parlando dietro nick di altre persone, approfittandosi della loro ignoranza, della loro insipienza, di dettare il bello e il cattivo tempo. E nonostante, mai come in questo preciso momento alcuni comuni godono di più informazione, si continua a non sapere e soprattutto a non capire, perchè di solito chi detiene o crede di tenere in mano l'informazione locale, crede di gestire parte di potere, per non dire se la suona e se la canta da solo. 

I Paesi sono pieni di immondizia, ritornando all'Edicola, si prorogano appalti a ditte che non sono state in grado di garantire il regolare funzionamento dei lavori, e, alla fine, non si trova mai il colpevole. E' sempre colpa di qualcun altro, la colpa è sempre di chi ha preceduto. 

Chi per volontà altrui è costretto a ricoprire un ruolo che non è in grado di ricoprire, fa peccato due volte. Primo, perchè mette a repentaglio la salute dei propri concittadini, secondo, perchè governa con le idee degli altri pur essendo stato eletto in prima persona. 

Informarsi è un Diritto-Dovere. Capire e non affidarsi al sentito dire può aiutarci per il futuro a formare una vera e propria classe politica che possa traghettare il Paese lontano da chi fino ad oggi ha condotto una politica personalistica.