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lunedì 7 settembre 2015

LA GUERRA DEI DUE PAPI Presto ci sarà la "resa dei conti"

L'assist di Ratzinger agli anti-Bergoglio


di Caterina Maniaci 



Cinque ottobre 2015: inizia il Sinodo sulla famiglia, seconda sessione. E si apre una pagina quasi epocale per la Chiesa intera. In gioco c' è, soprattutto, la sfida posta dalla modernità: le rivoluzioni copernicane in fatto di famiglia, unioni civili, sesso, identità, valori, migrazione e accoglienza, devono essere accolte o respinte, oppure, ancora, mediate? E quanto potranno incidere sulla struttura stessa della Chiesa... Cambierà il modo di vivere il sacerdozio? Sono questioni centrali e su di esse, com' è già successo molte volte nel corso della sua storia millenaria, le posizioni si radicalizzano. A poche settimane dalla convocazione sinodale il confronto si è trasformato a volte in scontro acceso. 

Inevitabile che il Pontefice sia coinvolto, ma siccome viviamo in una stagione inedita, e convivono un Papa regnante e uno dimissionario, succede anche che papa Benedetto XVI si «affacci» alla ribalta. O meglio, che sia fatto «riaffacciare». Lo schieramento «novista», come è stato definito, o modernista, o ancora aperturista, sostiene di «interpretare» il pensiero di papa Bergoglio.  Finendo poi per essere molto più realista del re. Chi invece si ritrova nell' ormai nutrito gruppo opposto, indica nel Papa emerito, cioè in Ratzinger, il proprio riferimento. Nei giorni scorsi si sono verificate alcune circostanze che danno il senso concreto di quanto sta avvenendo.

Per tutta l' estate ha molto fatto discutere la pubblicazione di alcuni libri, in vista del Sinodo. Due raccolgono interventi di cardinali e vescovi che si oppongono alle correnti di cambiamento della dottrina e della pastorale matrimoniale, che hanno nel cardinale Walter Kasper il loro esponente di spicco. Un altro libro che ha fatto molto discutere si intitola Dio o niente, l' ha scritto il cardinale guineano e carismatico Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, è uscito in Francia lo scorso febbraio e, visto l' enorme interesse che ha suscitato, sta per uscire in altre nove edizioni. Inclusa quella italiana. Il libro è stato presentato qualche giorno fa a Ratisbona, in Germania (luogo «evocativo» per il pontificato di Joseph Ratzinger). Era presente il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha rilasciato dichiarazioni forti, come ha ricordato ieri Il Foglio. Ossia, a quanti sostengono che in discussione ci sia solo la prassi pastorale, che può essere modificata e adeguata ai tempi correnti, non certo la dottrina, il porporato ha ricordato che «si dovrebbe esere molto vigili e non dimenticare la lezione della storia della Chiesa», visto che è stato sulla questione della separazione tra dottrina e pastorale che è poi sorta la rivoluzione protestante del 1517. Insomma, è stata evocata la grande ombra dello scisma.

La prefazione all' edizione tedesca del volume di Sarah è stata scritta dall' arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario personale di Benedetto XVI. Il Papa emerito ha voluto esprimere al cardinale Sarah il suo apprezzamento con una lettera. Tra le altre cose ha scritto: «Ho letto Dio o niente con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine. La sua testimonianza della Chiesa in Africa, della sua sofferenza durante il tempo del marxismo e di una vita spirituale dinamica, ha una grande importanza per la Chiesa, che è un po' spiritualmente stanca in Occidente. Tutto ciò che lei ha scritto per quanto riguarda la centralità di Dio, la celebrazione della liturgia, la vita morale dei cristiani è particolarmente rilevante e profondo. La sua coraggiosa risposta ai problemi della teoria del gender mette in chiaro in un mondo obnubilato una fondamentale questione antropologica».

Ora che si avvicina la seconda sessione del Sinodo scendono in campo in difesa della dottrina e della pastorale tradizionali del matrimonio undici cardinali, anche questa volta con un libro collettivo. Tra loro c' è il cardinale Sarah. Il libro si intitola Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali di undici cardinali. Uscirà a giorni in cinque lingue: inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo. I dieci autori: intanto, i due italiani Camillo Ruini, vicario emerito del papa per la diocesi di Roma e Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna.

Dall' India Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo di Trivandrum dei Siro-Malankaresi; Josef Cordes, presidente emerito del pontificio consiglio Cor Unum; Dominik Duka, arcivescovo di Praga; Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht; Joachim Meisner, arcivescovo emerito di Colonia; John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, in Nigeria; lo spagnolo Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid; Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. Come ricorda il vaticanista Sandro Magister nel suo sito Settimo Cielo la «riscossa» arriva anche dall' Africa. Perché è vicina «l' uscita di un altro libro a più voci anch' esso finalizzato al Sinodo e i cui autori sono tutti africani». Il titolo, che è anche una sorta di manifesto: Africa, nuova patria di Cristo. Contributi di pastori africani al sinodo sulla famiglia. Anche in questo caso gli autori sono undici e tra di essi c' è sempre Sarah.

IL CARDINALE MARX In versione «aperturista», la già conosciuta posizione del cardinale Kasper ha raggruppato altrettanti agguerriti e convinti sostenitori. In prima fila la Conferenza episcopale tedesca, con il suo presidente, il cardinale Reinhard Marx. Seguiti e superati dai vescovi svizzeri. Anche qui si combatte a colpi di libri. In Svizzera, sempre quest' estate, è uscito un libro a più voci dal titolo Diversità di famiglie nella Chiesa cattolica. Storie e riflessioni. Tra i curatori Arnd Bünker, direttore dell' istituto svizzero di sociologia pastorale di San Gallo nonché segretario della commissione pastorale della conferenza dei vescovi svizzeri.

Bünker, come spiega ancora Magister, «è esponente di primo piano della Chiesa cattolica svizzera. È stato lui a scrivere per i vescovi del suo Paese, nel 2014, il rapporto preparatorio alla prima sessione del Sinodo», rapporto nel quale «non si salva praticamente nulla della dottrina e della pastorale attuale della Chiesa in materia di matrimonio». Nel libro citato si legge «che divorziati risposati e coppie omosessuali non si aspettano misericordia, ma il riconoscimento della bontà della loro condizione». Dagli Stati Uniti, poi, arriva un' altra voce che fa scalpore.

È arrivato il momento che i sacerdoti cattolici abbiano la possibilità di sposarsi. A dirlo è stato il padre gesuita Michael J. Garanzini, cancelliere della prestigiosa Loyola University di Chicago. «Sarebbe salutare, e poi vedo che papa Francesco sta aprendo i sentieri per la discussione», ha aggiunto Garanzini, convinto che la questione sarà posta durante il Sinodo. Il cancelliere dell' ateneo gesuita si riferisce in particolare all' Inghilterra, dove ci sono già «preti anglicani sposati che sono transitati alla Chiesa cattolica». Scontro in Vaticano Famiglia, immigrati, etica: al prossimo sinodo Francesco vuole cambiare tutto ma in Europa e in Africa cresce il fronte dei cardinali anti-Bergoglio. E Ratzinger elogia un leader dei ribelliLa guerra tra i due Papi.

domenica 6 settembre 2015

Papa Francesco accoglie gli immigrati: "Ogni parrocchia ora li deve ospitare"

Immigrazione, Papa Francesco: "Ogni parrocchia ospiti una famiglia di profughi"




In prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi". Così Papa Francesco nei giorni del dibattito sull'immigrazione sul quale si interroga tutta Europa, alle prese con la più grande emergenza migratoria degli ultimi anni. Nel corso dell'Angelus, inoltre, il Pontefice annuncia che "anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno questi giorni due famiglie di profughi". E ancora: "Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa - ecco l'appello di Bergoglio - ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma". Il Papa, dunque, si rivolge a tutti i vescovi d’Europa affinché "nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me".

Il giubbotto obbligatorio per prostitute Le lucciole si dividono: il caso in Italia

Cremona, giubbotto catarifrangente obbligatorio per le prostitute: e le lucciole si dividono


di Giuseppe Olivetti



Le prostitute provenienti dall’Africa lo hanno già indossato, invece quelle arrivate dall’Est si ribellano. Sono contrastanti le reazioni a caldo all’ordinanza con cui il sindaco di Spino d’Adda, Paolo Riccaboni (alla guida di un’amministrazione di centrodestra), ha introdotto per le escort (una decina) delle strade intorno al piccolo paese del Cremonese l’obbligo di infilarsi, dalle 8 alle 18, il giubbino catarifrangente e, dalle 18 alle 8, anche i pantaloni con le strisce luminose. Per chi sgarra è prevista una multa di 500 euro. Come aveva promesso, il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Luciano Sinigaglia (Lega Nord), 64 anni, agente di commercio, il vero «padre» del provvedimento che sta facendo discutere, ha acquistato di tasca sua le «casacche».

Insieme con il comandante della polizia locale, Gaetano Papagni, e la vigilessa Alberta Secchi, ha distribuito, tra venerdì notte e sabato mattina, l’abbigliamento alle dirette interessate, facendo anche loro firmare l’ordinanza per presa visione, in modo da avere la certezza che ne siano a conoscenza e non ci siano alibi. Cristina, romena, 22 anni, minigonna inguinale, «esercita» sul piazzale di una stazione di servizio. Ha poca voglia di parlare e anche rispettare il giro di vite: «Non so cosa farò, dipende da come mi gira la testa. E poi ci metto poco a mettere insieme i 500 euro». Una sua connazionale meno giovane e attraente, con postazione fissa sull’aiuola di un rondò con vista su villette e palazzi, dice che si sposterà nei comuni vicino, dove l'ordinanza non è in vigore. Se le «lucciole» europee entrano in scena la notte, quelle di colore si muovono di giorno, con turni dalle 11 alle 16.

Ieri, intorno a Spino d’Adda, ce n’erano tre, alcune delle solite: Pamela e Giulia, 26 e 20 anni, partite dal Ghana, e una trentenne nigeriana. Indossavano tutte il giubbino. Il perché lo ha spiegato Giulia, la più giovane: «Non vogliamo pagare la sanzione anche se, vestite in questo modo, abbiamo paura di perdere clienti». Esattamente l’obiettivo che gli amministratori si prefiggono con l’ordinanza, come spiega il vicesindaco: «Coprirsi significa per loro non poter più mettersi in mostra e, quindi, lavorare di meno. É anche una questione di decoro: andatelo a chiedere a quelli che abitano nelle case a ridosso dei punti in cui si svolge questo mercato». Dai prossimi giorni, ora che la campagna informativa sul nuovo obbligo è stata completata, fioccheranno, se necessario, i primi verbali. Il Comune è deciso a fare sul serio: per riscuotere le multe dalle prostitute non residenti nel nostro Paese e, quindi, non a rischio Equitalia, si passerà attraverso l’ambasciata.

A Monza domina Hamilton, Vettel 2° Kimi, errore e rimonta. Rosberg ko

Gp di Monza, domina Lewis Hamilton. Secondo Sebastian Vettel, Nico Rosberg fuori




Un dominio assoluto, quello di Lewis Hamilton, che trionfa a Monza. Ma la Ferrari sorride: seconda piazza per un Sebastian Vettel perfetto (peccato, però, che le Mercedes ad oggi siano irraggiungibili). Chiude il podio Felipe Massa su Williams, per la gioia dei tifosi ferraristi che lo hanno accolto con grande simpatia. Quarto Bottas, quinto Kimi Raikkonen: dopo una disastrosa partenza (dal secondo all'ultimo posto, guarda il video), il finlandese si è scatenato in una furibonda rimonta, che comunque lo ha tenuto lontano dal podio. La vittoria, per Hamilton, vale forse il decisivo allungo mondiale: a due giri dalla fine il motore di Nico Rosberg va in fiamme, mentre il tedesco si trovava al terzo posto. Ora Hamilton è in testa alla classifica piloti con 252 punti contro i 199 di Rosberg, avvicinato da Vettel a quota 178.

LA PROPOSTA INDECENTE Cosa offre Renzi ad Alfano Caos in Ncd: partito a pezzi

Matteo Renzi offre 15 seggi ad Angelino Alfano, l'Ncd si spacca




Si avvicina il momento decisivo, il ritorno in aula della riforma del Senato, contestatissima dalla minoranza Pd e sulla quale il premier, Matteo Renzi, si gioca tutto, o quasi. Ha bisogno di voti e di certezze, il presidente del Consiglio, che così - secondo Il Fatto Quotidiano - avrebbe promesso ad Angelino Alfano "quindici seggi" nella prossima legislatura, in virtù dell'Italicum. Un bersaniano anonimo spiega: "Renzi ha promesso 15 posti di capolista, cioè blindati, ad Alfano, Casini e Cesa. In più - prosegue - bisognerà accontentare gli ex di Scelta civica e gli ex di Sel. Voglio vederlo, Renzi, in campagna elettorale a spiegare ai nostri elettori che devono votare Alfano, mentre noi non ci saremo".

Alfaniani spaccati - Il cosiddetto Partito della Nazione, dunque, in qualche modo sta nascendo. Renzi promette seggi, tenta di blindare il suo percorso di riforme, ma nel frattempo sgretola il suo partito. Peccato però che in parallelo anche l'Ncd di Alfano stia sbandando. Già, perché tolti i 15 seggi alla Camera, resterebbero 54 centristi senza poltrona (attualmente i parlamentari di Area Popolare, ossia Ncd+Udc, sono 69, 34 alla Camera e 35 al Senato). Chi teme di non rientrare nel lotto dei 15 capilista (la nettissima maggioranza, per ovvie ragioni matematiche), si oppone fermamente all'intesa, argomentando - come Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, per esempio - che loro non entreranno mai nel Pd.

LA "SVALUTATION" DI CELENTANO Quel suo (grosso) guaio economico

Adriano Celentano, la sua holding in rosso: colpa del cartone mai trasmesso su Sky


di Franco Bechis
@FancoBechis



Adriano Celentano è diventato davvero rosso. In anni passati non gli sarebbe nemmeno troppo dispiaciuto come bandiera politica, il fatto è che in rosso è finito il suo conto in banca. Non proprio il suo, quello della holding del piccolo impero musicale-cinematografico e immobiliare che detiene con la moglie Claudia Mori, all' anagrafe Moroni.

A finire in rosso è il suo Clan Celentano, la sigla più nota del gruppo, che accompagna Adriano fin dai suoi primi esordi musicali. Non una perdita clamorosa - 294.587 euro nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2014 - ma significativa perché anche negli anni di magra qualche piccolo utile era pure sempre arrivato.

Intendiamoci, Adriano e la consorte non sono lì con il cappello in mano a chiedere la carità. Qualche fondo è arrivato da altri settori: diritti musicali (ormai si stanno riducendo: con due società fattura meno di 800 mila euro di royalties), immobiliare e produzione di fiction, dove però la sola proprietaria è la moglie Claudia. I Celentano di immobiliari ne hanno due.

La prima è la General holding, con proprietà del valore di 5,5 milioni di euro a bilancio. Nel 2014 l' utile di esercizio ammontava a 70.179 euro, e incassava 408.575 euro di affitti. La seconda società si chiama Neve immobiliare, ha proprietà valorizzate in bilancio per 1,4 milioni di euro e ha incassato nel 2014 140 mila euro di affitti, facendo registrare un utile di 24.714 euro. Insieme con il mattone si recuperano circa il 40% delle perdite del Clan. Quanto alle fiction, Claudia è la sola proprietaria della società di produzione che si chiama Ciao Ragazzi.

Nel 2013 era stata quasi ferma: non arrivano commesse. Nel 2014 invece è entrata una fiction su San Francesco e gli affari sono tornati a girare. Il fatturato che era poco sopra lo zero è cresciuto fino a 4,3 milioni di euro, e dentro c' è pure un risarcimento danni per contratti precedenti di 18.678 euro. L' utile però non basta a rimarginare le ferite e riportare in nero il bilancio familiare: si ferma a 67 mila euro.

Finire in rosso deve avere fatto andare fuori dei gangheri Celentano. Vero che il suo Clan ha fieno in cascina da potere affrontare momenti difficili: 1,9 milioni di euro sul conto corrente e 654 mila euro in Svizzera: «Titoli smobilizzabili a breve termine detenuti presso la Banca popolare di Sondrio in Svizzera», recita la nota integrativa. I guai sono derivati in parte da un investimento sbagliato in una boutique grande firma del biologico, risolta con l' uscita dal capitale della Prodotti naturali spa. In parte con un progetto a lungo coltivato e abortito con gran rabbia di Celentano: un cartoon che vedeva lui protagonista.

Il titolo era già stato trovato: Adrian, i disegni già effettuati, le sceneggiature pronte e c' era pure chi doveva trasmettere la serie: Sky. I rapporti però fra Celentano e l' emittente di Rupert Murdoch sono andati avanti a fase alterne per anni, e poi non se ne è fatto più niente.

Adriano se l' è presa prima con l' emittente, e poi con le società di produzione del cartoon - da lui scelta- che avrebbero ritardato la consegna del materiale: la Cometa film e la sua firma di punta nei cartoon Enzo D' Alò (quello della Gabbianella e il gatto). Guerra legale senza esclusione di colpi, con pronunce a favore dei Celentano. Furiosi per il rosso, i coniugi si sono così trasformati in una sorta di Equitalia, cercando di sequestrare e fare pignorare beni ai malcapitati che avrebbero dovuto rifondere il Clan.

E il colpo è andato a segno finalmente il 24 gennaio scorso, quando il tribunale di Livorno ha concesso al molleggiato il pignoramento di una immobiliare di San Vincenzo (Immobilaria srl) controllata appunto dalla Coneta film. E il Clan Celentano è stato nominato custode giudiziario del bene fino a quando non verranno pagati i danni reclamati. Una piccola soddisfazione in grado di fare andare giù l' amarezza del primo rosso di bilancio di Adriano...

sabato 5 settembre 2015

"Quattro anni di bilanci truccati" L'ultima accusa dei giudici a Renzi

Matteo Renzi, quattro anni di bilanci truccati




Più passa il tempo, più si scoprono le "magagne" di Matteo Renzi nella veste di sindaco. Nel mirino ci sono i conti, i bilanci, le entrate e le uscite dalle casse del Comune. Per la quarta volta i giudici della Corte dei Conti hanno evidenziato "gravi irregolarità" oltre "all'inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità" rispetto alla gestione firmata Renzi quando era sindaco di Firenze. La giunta Nardella si trova adesso con la pesante eredità da gestire: i giudici contabili hanno chiesto con un'ordinanza di adottare entro sessanta giorni tutti i provvedimenti che "rimuovono le irregolarità e ripristinano gli equilibri di bilancio".

L'avvertimento - La notizia è del Fatto Quotidiano che scrive: "In pratica, come tutti i Comuni, anche quello di Firenze ha delle "riserve" che devono essere usate per specifiche necessità. La legge prevede una sorta di deroga e quindi permette di utilizzarli per altre spese ma a condizione che poi quelle riserve vengano ricostituite. Renzi, secondo l'accusa se ne sarebbe dimenticato. La cifra sotto esame è di 45.888.216 euro. Fondi che "potevano essere ricostituiti integralmente con gli incassi avvenuti nei primi mesi del 2014". Insomma secondo i giudici questi soldi che dovevano essere spesi in un determinato modo, invece sono stati usati per altro e mai ricostituito.