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domenica 6 settembre 2015

Papa Francesco accoglie gli immigrati: "Ogni parrocchia ora li deve ospitare"

Immigrazione, Papa Francesco: "Ogni parrocchia ospiti una famiglia di profughi"




In prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi". Così Papa Francesco nei giorni del dibattito sull'immigrazione sul quale si interroga tutta Europa, alle prese con la più grande emergenza migratoria degli ultimi anni. Nel corso dell'Angelus, inoltre, il Pontefice annuncia che "anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno questi giorni due famiglie di profughi". E ancora: "Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa - ecco l'appello di Bergoglio - ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma". Il Papa, dunque, si rivolge a tutti i vescovi d’Europa affinché "nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me".

Il giubbotto obbligatorio per prostitute Le lucciole si dividono: il caso in Italia

Cremona, giubbotto catarifrangente obbligatorio per le prostitute: e le lucciole si dividono


di Giuseppe Olivetti



Le prostitute provenienti dall’Africa lo hanno già indossato, invece quelle arrivate dall’Est si ribellano. Sono contrastanti le reazioni a caldo all’ordinanza con cui il sindaco di Spino d’Adda, Paolo Riccaboni (alla guida di un’amministrazione di centrodestra), ha introdotto per le escort (una decina) delle strade intorno al piccolo paese del Cremonese l’obbligo di infilarsi, dalle 8 alle 18, il giubbino catarifrangente e, dalle 18 alle 8, anche i pantaloni con le strisce luminose. Per chi sgarra è prevista una multa di 500 euro. Come aveva promesso, il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Luciano Sinigaglia (Lega Nord), 64 anni, agente di commercio, il vero «padre» del provvedimento che sta facendo discutere, ha acquistato di tasca sua le «casacche».

Insieme con il comandante della polizia locale, Gaetano Papagni, e la vigilessa Alberta Secchi, ha distribuito, tra venerdì notte e sabato mattina, l’abbigliamento alle dirette interessate, facendo anche loro firmare l’ordinanza per presa visione, in modo da avere la certezza che ne siano a conoscenza e non ci siano alibi. Cristina, romena, 22 anni, minigonna inguinale, «esercita» sul piazzale di una stazione di servizio. Ha poca voglia di parlare e anche rispettare il giro di vite: «Non so cosa farò, dipende da come mi gira la testa. E poi ci metto poco a mettere insieme i 500 euro». Una sua connazionale meno giovane e attraente, con postazione fissa sull’aiuola di un rondò con vista su villette e palazzi, dice che si sposterà nei comuni vicino, dove l'ordinanza non è in vigore. Se le «lucciole» europee entrano in scena la notte, quelle di colore si muovono di giorno, con turni dalle 11 alle 16.

Ieri, intorno a Spino d’Adda, ce n’erano tre, alcune delle solite: Pamela e Giulia, 26 e 20 anni, partite dal Ghana, e una trentenne nigeriana. Indossavano tutte il giubbino. Il perché lo ha spiegato Giulia, la più giovane: «Non vogliamo pagare la sanzione anche se, vestite in questo modo, abbiamo paura di perdere clienti». Esattamente l’obiettivo che gli amministratori si prefiggono con l’ordinanza, come spiega il vicesindaco: «Coprirsi significa per loro non poter più mettersi in mostra e, quindi, lavorare di meno. É anche una questione di decoro: andatelo a chiedere a quelli che abitano nelle case a ridosso dei punti in cui si svolge questo mercato». Dai prossimi giorni, ora che la campagna informativa sul nuovo obbligo è stata completata, fioccheranno, se necessario, i primi verbali. Il Comune è deciso a fare sul serio: per riscuotere le multe dalle prostitute non residenti nel nostro Paese e, quindi, non a rischio Equitalia, si passerà attraverso l’ambasciata.

A Monza domina Hamilton, Vettel 2° Kimi, errore e rimonta. Rosberg ko

Gp di Monza, domina Lewis Hamilton. Secondo Sebastian Vettel, Nico Rosberg fuori




Un dominio assoluto, quello di Lewis Hamilton, che trionfa a Monza. Ma la Ferrari sorride: seconda piazza per un Sebastian Vettel perfetto (peccato, però, che le Mercedes ad oggi siano irraggiungibili). Chiude il podio Felipe Massa su Williams, per la gioia dei tifosi ferraristi che lo hanno accolto con grande simpatia. Quarto Bottas, quinto Kimi Raikkonen: dopo una disastrosa partenza (dal secondo all'ultimo posto, guarda il video), il finlandese si è scatenato in una furibonda rimonta, che comunque lo ha tenuto lontano dal podio. La vittoria, per Hamilton, vale forse il decisivo allungo mondiale: a due giri dalla fine il motore di Nico Rosberg va in fiamme, mentre il tedesco si trovava al terzo posto. Ora Hamilton è in testa alla classifica piloti con 252 punti contro i 199 di Rosberg, avvicinato da Vettel a quota 178.

LA PROPOSTA INDECENTE Cosa offre Renzi ad Alfano Caos in Ncd: partito a pezzi

Matteo Renzi offre 15 seggi ad Angelino Alfano, l'Ncd si spacca




Si avvicina il momento decisivo, il ritorno in aula della riforma del Senato, contestatissima dalla minoranza Pd e sulla quale il premier, Matteo Renzi, si gioca tutto, o quasi. Ha bisogno di voti e di certezze, il presidente del Consiglio, che così - secondo Il Fatto Quotidiano - avrebbe promesso ad Angelino Alfano "quindici seggi" nella prossima legislatura, in virtù dell'Italicum. Un bersaniano anonimo spiega: "Renzi ha promesso 15 posti di capolista, cioè blindati, ad Alfano, Casini e Cesa. In più - prosegue - bisognerà accontentare gli ex di Scelta civica e gli ex di Sel. Voglio vederlo, Renzi, in campagna elettorale a spiegare ai nostri elettori che devono votare Alfano, mentre noi non ci saremo".

Alfaniani spaccati - Il cosiddetto Partito della Nazione, dunque, in qualche modo sta nascendo. Renzi promette seggi, tenta di blindare il suo percorso di riforme, ma nel frattempo sgretola il suo partito. Peccato però che in parallelo anche l'Ncd di Alfano stia sbandando. Già, perché tolti i 15 seggi alla Camera, resterebbero 54 centristi senza poltrona (attualmente i parlamentari di Area Popolare, ossia Ncd+Udc, sono 69, 34 alla Camera e 35 al Senato). Chi teme di non rientrare nel lotto dei 15 capilista (la nettissima maggioranza, per ovvie ragioni matematiche), si oppone fermamente all'intesa, argomentando - come Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, per esempio - che loro non entreranno mai nel Pd.

LA "SVALUTATION" DI CELENTANO Quel suo (grosso) guaio economico

Adriano Celentano, la sua holding in rosso: colpa del cartone mai trasmesso su Sky


di Franco Bechis
@FancoBechis



Adriano Celentano è diventato davvero rosso. In anni passati non gli sarebbe nemmeno troppo dispiaciuto come bandiera politica, il fatto è che in rosso è finito il suo conto in banca. Non proprio il suo, quello della holding del piccolo impero musicale-cinematografico e immobiliare che detiene con la moglie Claudia Mori, all' anagrafe Moroni.

A finire in rosso è il suo Clan Celentano, la sigla più nota del gruppo, che accompagna Adriano fin dai suoi primi esordi musicali. Non una perdita clamorosa - 294.587 euro nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2014 - ma significativa perché anche negli anni di magra qualche piccolo utile era pure sempre arrivato.

Intendiamoci, Adriano e la consorte non sono lì con il cappello in mano a chiedere la carità. Qualche fondo è arrivato da altri settori: diritti musicali (ormai si stanno riducendo: con due società fattura meno di 800 mila euro di royalties), immobiliare e produzione di fiction, dove però la sola proprietaria è la moglie Claudia. I Celentano di immobiliari ne hanno due.

La prima è la General holding, con proprietà del valore di 5,5 milioni di euro a bilancio. Nel 2014 l' utile di esercizio ammontava a 70.179 euro, e incassava 408.575 euro di affitti. La seconda società si chiama Neve immobiliare, ha proprietà valorizzate in bilancio per 1,4 milioni di euro e ha incassato nel 2014 140 mila euro di affitti, facendo registrare un utile di 24.714 euro. Insieme con il mattone si recuperano circa il 40% delle perdite del Clan. Quanto alle fiction, Claudia è la sola proprietaria della società di produzione che si chiama Ciao Ragazzi.

Nel 2013 era stata quasi ferma: non arrivano commesse. Nel 2014 invece è entrata una fiction su San Francesco e gli affari sono tornati a girare. Il fatturato che era poco sopra lo zero è cresciuto fino a 4,3 milioni di euro, e dentro c' è pure un risarcimento danni per contratti precedenti di 18.678 euro. L' utile però non basta a rimarginare le ferite e riportare in nero il bilancio familiare: si ferma a 67 mila euro.

Finire in rosso deve avere fatto andare fuori dei gangheri Celentano. Vero che il suo Clan ha fieno in cascina da potere affrontare momenti difficili: 1,9 milioni di euro sul conto corrente e 654 mila euro in Svizzera: «Titoli smobilizzabili a breve termine detenuti presso la Banca popolare di Sondrio in Svizzera», recita la nota integrativa. I guai sono derivati in parte da un investimento sbagliato in una boutique grande firma del biologico, risolta con l' uscita dal capitale della Prodotti naturali spa. In parte con un progetto a lungo coltivato e abortito con gran rabbia di Celentano: un cartoon che vedeva lui protagonista.

Il titolo era già stato trovato: Adrian, i disegni già effettuati, le sceneggiature pronte e c' era pure chi doveva trasmettere la serie: Sky. I rapporti però fra Celentano e l' emittente di Rupert Murdoch sono andati avanti a fase alterne per anni, e poi non se ne è fatto più niente.

Adriano se l' è presa prima con l' emittente, e poi con le società di produzione del cartoon - da lui scelta- che avrebbero ritardato la consegna del materiale: la Cometa film e la sua firma di punta nei cartoon Enzo D' Alò (quello della Gabbianella e il gatto). Guerra legale senza esclusione di colpi, con pronunce a favore dei Celentano. Furiosi per il rosso, i coniugi si sono così trasformati in una sorta di Equitalia, cercando di sequestrare e fare pignorare beni ai malcapitati che avrebbero dovuto rifondere il Clan.

E il colpo è andato a segno finalmente il 24 gennaio scorso, quando il tribunale di Livorno ha concesso al molleggiato il pignoramento di una immobiliare di San Vincenzo (Immobilaria srl) controllata appunto dalla Coneta film. E il Clan Celentano è stato nominato custode giudiziario del bene fino a quando non verranno pagati i danni reclamati. Una piccola soddisfazione in grado di fare andare giù l' amarezza del primo rosso di bilancio di Adriano...

sabato 5 settembre 2015

"Quattro anni di bilanci truccati" L'ultima accusa dei giudici a Renzi

Matteo Renzi, quattro anni di bilanci truccati




Più passa il tempo, più si scoprono le "magagne" di Matteo Renzi nella veste di sindaco. Nel mirino ci sono i conti, i bilanci, le entrate e le uscite dalle casse del Comune. Per la quarta volta i giudici della Corte dei Conti hanno evidenziato "gravi irregolarità" oltre "all'inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità" rispetto alla gestione firmata Renzi quando era sindaco di Firenze. La giunta Nardella si trova adesso con la pesante eredità da gestire: i giudici contabili hanno chiesto con un'ordinanza di adottare entro sessanta giorni tutti i provvedimenti che "rimuovono le irregolarità e ripristinano gli equilibri di bilancio".

L'avvertimento - La notizia è del Fatto Quotidiano che scrive: "In pratica, come tutti i Comuni, anche quello di Firenze ha delle "riserve" che devono essere usate per specifiche necessità. La legge prevede una sorta di deroga e quindi permette di utilizzarli per altre spese ma a condizione che poi quelle riserve vengano ricostituite. Renzi, secondo l'accusa se ne sarebbe dimenticato. La cifra sotto esame è di 45.888.216 euro. Fondi che "potevano essere ricostituiti integralmente con gli incassi avvenuti nei primi mesi del 2014". Insomma secondo i giudici questi soldi che dovevano essere spesi in un determinato modo, invece sono stati usati per altro e mai ricostituito. 

La balla atomica di Travaglio C'è il giornalista di Libero (e lo smaschera così...)

Il duetto con Battiato? Glielo ha chiesto Travaglio


di Giuseppe Pollicelli 



Nel primo pomeriggio di ieri ho casualmente notato sullo schermo del televisore di cucina, che era sintonizzato su Raiuno, delle immagini a me familiari. Ovvio che lo fossero: si trattava di un filmato girato dal sottoscritto e dal regista Mario Tani il 22 luglio del 2012 allo Stadio del Tennis di Roma, e in cui si vedono Franco Battiato e Marco Travaglio cantare assieme il brano L'era del cinghiale bianco.

In quel periodo Tani e io stavamo appunto effettuando delle riprese per quello che sarebbe poi divenuto un documentario da noi diretto, Temporary Road. (una) Vita di Franco Battiato, presentato a fine 2013 da Paolo Virzì al Torino Film Festival. L' esibizione di Battiato e Travaglio, nel nostro film, non c'è, ma abbiamo comunque messo su YouTube il video in questione, e sarebbe stato carino se la redazione del programma L'estate in diretta, che ne ha mandato in onda un paio di minuti o poco meno, ci avesse quantomeno avvertito di questa sua intenzione. Ad ogni modo, il motivo della messa in onda della performance di Battiato e Travaglio è presto detto: il direttore del Fatto Quotidiano era ospite di Salvo Sottile ed Eleonora Daniele, conduttori del programma, e quando questi ultimi gli hanno chiesto di raccontare come mai lui, tre anni fa, si fosse esibito con Battiato, Travaglio ha fornito una versione dei fatti che non corrisponde al vero.

Siccome non è la prima volta che lo fa, è evidente che, data per acquisita la sua buona fede, una brutta amnesia deve averlo colpito subito dopo essere sceso dal palco del Foro Italico. Già il 24 luglio del 2012, in effetti, aveva scritto sulla sua pagina Facebook: «Battiato mi ha chiesto di duettare con lui in un bis del suo concerto e l'ho fatto molto volentieri». Concetto ribadito ieri su Raiuno, dove ha aggiunto che il tutto è accaduto senza che lui fosse informato di nulla, con Battiato che, a concerto in corso, a un certo momento gli chiede a sorpresa di affiancarlo. Ecco, vorrei rammentare a Travaglio che le cose non andarono proprio così.

Essendo presente al Foro Italico, ho infatti potuto assistere di persona alle prove pomeridiane da lui effettuate al fianco di Battiato (prove che forse sono state pure riprese, dovrei controllare; comunque, se le trovo e a Travaglio fa piacere, gliele mando con WeTransfer). Non solo, da me intervistato per Pubblico, il quotidiano di Luca Telese, il 22 ottobre del 2012, Battiato, a una mia domanda sul suo duetto con Travaglio, ha testualmente risposto: "Lui mi ha chiesto di cantare e io, in amicizia, ho acconsentito. Tra l' altro è piuttosto intonato". Non canta solo Travaglio ma, per citare una rubrica travagliesca di qualche anno fa, pure la carta. Un passaggio di "Caffè de la paix", una delle tante bellissime canzoni di Battiato, dice che l' inconscio ci comunica coi sogni frammenti di verità sepolte. Stavolta, all' immemore Travaglio, la verità sepolta gliel' abbiamo consegnata noi. Speriamo gli vada bene lo stesso.