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venerdì 17 ottobre 2014

Grillo inutile anche in Europa: salta l'eurogruppo con Farage Ora la Le Pen apre le trattative

Grillo inutile anche in Europa: salta l'eurogruppo con Farage Ora la Le Pen apre le trattative 


di Andrea Indini 



L'eurodeputata lettone Iveta Grigule lascia l'Efdd. E l'eurogruppo viene a mancare. Cosa faranno adesso Grillo e Farage, Costretti a un matrimonio contronatura?. Eurogruppo addio. Il sogno di Beppe Grillo di smontare l'Unione europea dall'interno s'è infranto dopo pochi mesi. L'uscita dal gruppo Europe of Freedom and Direct Democracy (Efdd) dell'eurodeputata lettone Iveta Grigule ha fatto mancare al gruppo di cui facevano parte 48 europarlamentari e in particolare i 17 del Movimento 5 Stelle e quelli dello UK Independence Party di Nigel Farage, le sette nazionalità necessarie alla sua esistenza. 

E il comico genovese si ritroverà ad essere ininfluente a Strasburgo come, d'altronde, già lo è a Roma.

I vertici del gruppo Europe of Freedom and Direct Democracy si sono affrettati a minimizzare. E a gridare al complotto. A sentir loro, infatti, dietro alle dimissioni della Grigule ci sarebbero lei pressioni di popolari e socialdemocratici in seguito all'elezione dell'eurodeputata lettone alla presidenza della delegazione parlamentare per l’Asia centrale. "Martin Schulz sarebbe più adatto a presiedere il parlamento di una repubblica delle banane - ha commentato Farage - è un esempio di faziosità politica su scala straordinaria". In realtà, più che a livello legislativo, lo scioglimento del gruppo Efdd ha enormi conseguenze tanto per il finanziamento quanto per il tempo di parola dei parlamentari euroscettici. "Provocando il collasso del gruppo l’establishment del Parlamento si è garantito che i parlamentari avranno meno tempo di parola - si legge nella nota - e Farage dovrà lasciare il posto di prima fila da cui ha lanciato i suoi attacchi più devastanti". Niente di più. Tra loro i partiti che facevano parte del gruppo Efdd erano davvero troppo diversi per riuscire a coesistere senza arrivare, presto o tardi, a uno scontro frontale. 

La prima euro-zuffa tra Cinque Stelle ed euroscettici britannici si era consumata, qualche settimana fa, su un emendamento al bilancio. Senza contare, poi, che l'ingresso dei grillini nello Efdd, gruppo fortemente voluto sia da Beppe Grillo sia da Gianroberto Casaleggio, aveva provocato forti malumori e dissensi nella base e anche fra gli stessi stellati eletti al parlamento di Strasburgo. In molti lo avevano considerato "un matrimonio contronatura", viste le posizioni anti ambientaliste, nucleariste, e fortemente liberiste di Farage. "Siamo tutti molto delusi - commenta un grillino - ora valuteremo ogni possibilità, con calma, dopo attenta riflessione".

A guardare con estremo interesse al fallimento del gruppo capitanato da Farage è soprattutto Marine Le Pen. "Tutti quelli che vogliono sono benvenuti", commenta il consigliere per gli affari europei della leader del Front National, Lodovic de Danne. Un appello rivolto a tutti i parlamentari dello Efdd, "che non vogliono andare tra i non iscritti", ma non all'Ukip e al M5S. "Sarebbe difficile - spiega de Danne - Farage è stato molto chiaro su quello che pensa di Le Pen, Salvini e Wilders. Mentre dalla parte di Grillo ci hanno insultato sulla stampa dandoci dei fascisti".

Stabilità, l'ira delle Regioni Ma Renzi tira dritto: "Eliminate gli sprechi"

Tagli alla spesa, la rabbia delle Regioni: "Difficile non aumentare le tasse"


di Raffaello Binelli  



Le Regioni furiose: "Rischio aumento tasse". Ma il premier: "Anziché minacciare, giù gli sprechi, niente prese in giro". "Non so se le regioni aumenteranno le tasse", ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul rischio di aumenti fiscali da parte delle regioni in seguito ai tagli decisi dal governo con la legge di Stabilità. Verrebbe quasi da dire: gallina che canta ha fatto l'uovo. Ma la mannaia del governo non piace a tutti, anche nella sinistra renziana. Il governatore del Piemonte (e presidente della Conferenza delle Regioni) Sergio Chiamparino, attacca a testa bassa: "Quattro miliardi di tagli alle Regioni - dice alla Stampa - sono davvero tanti.

Sentendo i miei colleghi non vedo proprio tutti  questi margini". Chiamparino è stato tirato in ballo da Renzi durante la conferenza stampa seguita al Cdm di ieri sera: "Con 15 miliardi di spending, di cui la maggior parte dallo Stato centrale, vorrà dire che alle Regioni chiederemo un piccolo sforzo. Conosco Chiamparino come un grande riformatore, mi risulta difficile pensare che possa aumentare le tasse". E il diretto interessato che dice? "Nessuno vuole aumentare le tasse, anzi. Ma ci sono limiti di tolleranza oltre i quali non si può andare".

E più tardi ha aggiunto, rincarando la dose: "Piuttosto che aumentare l’Irap lascio l’incarico: aumentarla sarebbe dare colpo mortale all’economica. Facciamo un ragionamento che sia ragionevole. Noi non vogliamo succhiare sangue al contribuente".

E sul tema specifrico delle tasse fa sapere: "Altro che ridurrle, sarà un miracolo se riusciremo a non aumentarle. Temo sarà difficile evitarlo". A deciderlo saranno i numeri, una volta confrontati con la realtà dei bilanci: "Non è stato possibile ottenere un incontro prima della manovra, spero ci sarà modo per un approfondimento".

Tagli ai trasferimenti alle Regioni dell’entità annunciata dal governo significano "sicuramente tagli alla sanità" oltre che al "diritto allo studio, alle borse di studio, ai trasporti pubblici". Così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al termine della Conferenza delle Regioni. Lo scaricare il peso del calo delle tasse sugli enti locali, ha affermato il governatore del Lazio, "rompe o logora la lealtà dei rapporti interistituzionali perché sottopone livelli di governo eletti a suffragio universale a un metodo di assunzione di decisioni che entra nel vivo della carne.

Dobbiamo uscire dall’equivoco della parola - ha sottolineato - le parole taglio ai trasferimenti alle Regioni in queste proporzioni significano tagli ai servizi che le Regioni danno ai cittadini.

Questo significa taglio ai fondi per i diritti allo studio, alle borse di studio, al tpl e anche, per l’enormità delle cifre, ha ragione il presidente Chiamparino, sicuramente tagli alla sanità. Per alcune Regioni il rischio è quello di entrare in disavanzo e quindi l’aumento in automatico di Irpef e Irap. E per Regioni come la mia quello di non procedere a un abbassamento delle tasse che era già preventivato e figlio di una buona programmazione e di un buon governo".

Ieri anche il governatore della Campania, Stefano Caldoro, aveva chiesto al governo una piena assunzione di responsabilità in merito ai tagli alle Regioni: "I quattro miliardi di cui si parla hanno poco a che vedere con la spending review che noi applichiamo da anni. Si tratta di tagli ai servizi, alla sanità, ai trasporti. Stiamo parlando di tagli al sociale. È cosa ben diversa dalla spending review Io allora dico al governo: se bisogna fare questo taglio di 4 miliardi e sappiamo dove colpiscono, allora sia lo stesso governo a mettere ticket nazionali".

Ma il premier Matteo Renzi tira dritto e alle critiche delle Regioni risponde a tono: "Una manovra da 36 miliardi e le Regioni si lamentano di uno in più? Comincino dai loro sprechi anziché minacciare di alzare le tasse. No alibi". E poi ha aggiunto: "Tagliare i servizi sanitari è inaccettabile. Non ci sono troppi manager o primari? È impossibile risparmiare su acquisti o consigli regionali?. Incontreremo i presidenti di regione. Ma non ci prendiamo in giro. Se vogliamo ridurre le tasse, tutti devono ridurre spese e pretese".

"Considero offensive le parole di Renzi perché ognuno deve badare ai suoi sprechi. Inoltre, se guardiamo ai ministeri, gli sprechi non ci sono? Questo dimostra che non si vuole stare a sentire le nostre ragioni. E se non vogliono sentire le nostre ragioni, prenderemo atto che non siamo più parte di questo Stato", ha replicato Chiamparino. 

Padoan, intervenuto stamani a Radio anch'io, ha ribadito che il pressing sugli enti locali "non è a che aumentino le tasse, ma perché aumentino l’efficienza. Siamo convinti che i margini ci siano. Si tratta di dare gli stimoli giusti, a partire dal governo".

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, a "La Telefonata di Belpietro", su Canale 5, critica la legge di Stabilità: "Quando si dice Spending review, 15-16 miliardi, e si fanno i tagli alle Regioni, vuol dire che si taglia la sanità, vuol dire che se si tagliano i trasferimenti a Comuni, Regioni, Province, questi a loro volta aumentano le tasse. Quindi tagli delle tasse per aumentare le tasse".

Divorzio in diretta a Servizio Pubblico: Travaglio litiga con Santoro e se ne va

Travaglio litiga con Santoro e lascia in diretta lo studio di Servizio Pubblico


di Francesco Maria Del Vigo 



Travaglio non accetta le critiche di un "angelo del fango" e di Burlando. Santoro lo attacca: "Fin quando sarò vivo accetterò il libero dibattito. Anche che un angelo del fango possa rispondere a Marco Travaglio". 

Divorzio in diretta tv. La coppia più celebre della sinistra catodica italiana va in frantumi davanti alle telecamere. È la fine di un'era. Era da un po' di tempo che tra Marco Travaglio e Michele Santoro le cose non andavano particolarmente bene. Metti il calo sistematico degli spettatori con il conseguente nervosismo del conduttore, aggiungi le ambizioni da prima donna del condirettore del Fatto Quotidiano e il risultato è esplosivo. Infatti, giovedì sera, le tensioni sono fatalmente deflagrate con un boato la cui eco durerà a lungo. Travaglio incrocia la spada con il presidente della Regione Liguria e con un anonimo angelo del fango che "osa" essere in disaccordo con lui. Lesa maestà. La spocchia del giornalista più antiberlusconiano del Paese ha il sopravvento, solo lui può parlare. Santoro s'imbizzarrisce e lo invita a confrontarsi con tutti. E' solo l'inizio. Poi le polveri si infiammano. Il giornalista del Fatto attacca il governatore: "Risponda lei alle porcate che ha fatto in 30 anni". Il conduttore di Servizio Pubblico non ci sta e sbotta: "Non si insultano le persone, basta". Travaglio si alza e lascia lo studio... Ma non è finita, il giornalista salernitano posa la pietra tombale: "Fin quando sarò vivo accetterò il libero dibattito. Anche che un angelo del fango possa rispondere a Marco Travaglio".

giovedì 16 ottobre 2014

Dall'Ue schiaffone ad Alfano: "Controllate da soli i confini"

Dall'Ue schiaffone ad Alfano: "Controllate da soli i confini"


di Andrea Indini 



Il ministro aveva detto: "Con Triton terminerà l'operazione Mare Nostrum". Ma il direttore di Frontex: "La gestione del controllo dei confini resta agli stati membri". "Con Triton l’Europa si reimpossessa delle frontiere e consente di far terminare l'operazione Mare Nostrum". Da giorni il ministro dell'Interno Angelino Alfano va in giro per l'Italia a vendere l'operazione Triton, che partirà il primo di ottobre, come un successo suo personale, la pietra tombale alla fallimentare Mare Nostrum che a Roma è costata svariate decine di milioni di euro, decine di migliaia di extracomunitari da soccorrere e soprattutto un'emergenza umanitaria senza precedenti. Ma sono tutte chiacchiere. La verità sull'operazione deliberata da Bruxelles ce la dice il direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez durante un briefing con la stampa a Roma: "Mare Nostrum non sarà sostituita dall’operazione Triton di Frontex".

Una doccia gelata per il Viminale, uno schiaffo per Alfano che aveva scommesso tutto su Triton per cavarsi fuori da una figuraccia internazionale senza precedenti. E l'emergenza immigrazione rischia seriamente di esplodere nelle mani del leader del Nuovo centrodestra. Perché, ancora una volta, l'Unione europea ha deciso di lasciare l'Italia da sola a fronteggiare gli sbarchi di clandestini che assaltano le nostre cose. Niente di nuove. Cecilia Malmström, commissario Ue agli Affari esteri, aveva già avvertito il titolare del Viminale. "È chiaro che l’operazione Triton non sostituirà Mare Nostrum - aveva dichiarato nei giorni scorsi - il futuro di Mare Nostrum rimane in ogni caso una decisione italiana". Non era stata certo la prima volta che la commissaria svedese aveva preso le distanze dal governo italiano. In un estenuante gioco di annunci italiani e sconfessioni europee è, infine, venuta a galla la verità: l'annunciata volontà di chiudere Mare Nostrum non dipende da Bruxelles ma è una scelta che spetterà unicamente al premier Matteo Renzi e ai suoi uomini.

A chiudere il cerchio ci ha pensato il direttore esecutivo di Frontex rispondendo duramente e senza ombra di dubbio alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Alfano. "La decisione di interrompere Mare Nostrum spetta solo alle autorità italiane e Triton comincerà indipendentemente da Mare Nostrum - ha dichiarato Gil Arias Fernandez - la gestione del controllo dei confini resta agli stati membri: Frontex aiuta gli stati membri ma non li sostituisce". Insomma, né Frontex né l’Unione europea hanno l’autorità per sostituire l’autorità dello Stato membro nel controllo dei suoi confini. "Frontex è un’integrazione al compito svolto dagli Stati membri nell’affrontare sfide esterne eccezionali, tramite operazioni congiunte come Triton - insiste Gil Arias Fernandez - la gestione dei confini esterni dell’Unione europea è una responsabilità congiunta dello Stato membro e dell’Ue". Toccherà dunque al governo, e in particolar modo al Viminale e alla Difesa, gestire il controllo dei confini. Dal canto suo Bruxelles offre ad Alfano un minimo aiuto di cooperazione. Niente di più.

Caos Fi, tutti contro Gasparri, Nitto Palma: "Maurizio inquisitore sovietico"

Caos Fi, tutti contro Gasparri, Nitto Palma: "Maurizio inquisitore sovietico"




Caos in senato, versante Fi: ci sarebbe del nervosismo neanche troppo velato tra gli azzurri dopo le sanzioni comminate dal Consiglio di presidenza nei confronti di alcuni di loro per il comportamento tenuto durante la seduta per la fiducia sul Jobs act. Il senatore Ciro Falanga ha confermato in aula di essersi autosospeso dal gruppo "per la mancata opposizione dei membri Fi nell'organismo al provvedimento nei suoi confronti", in soldoni perchè, a detta sua, nessuno dei forzisti l'ha supportato nella protesta.

J'accuse - Non pago dell'autosospensione, la furia del Falanga si riversa nei confronti del senatore Maurizio Gasparri, rimproverandolo di ragionare in termini politici anziché giuridici, cosa piuttosto evidente a detta del primo, che velenosamente ripercorre la carriera di Gasparri bollandolo per uno che "all'età di 18 anni dopo la maturità abbandona gli studi per dedicarsi totalmente alla politica". Il vice presidente del Senato, presa la parola dai banchi di Fi, ha replicato senza citarlo direttamente, ma ha sottolineato che "stiamo in Parlamento e non in Tribunale, o in quel Csm al quale qualcuno avrebbe ambito".

Gasparri neo soviet - Finita lì? Neanche per sogno, anche perché a parlare è pure il presidente della commissione Giustizia Francesco Nitto Palma che punta il dito contro Gasparri, evocando addirittura l'inquisitore sovietico per eccellenza, Anfrej Vysinskij. Nell'intervento di oggi Gasparri aveva infatti rivendicato in aula la correttezza delle sanzioni comminate due giorni fa dal Consiglio di Presidenza e, conseguentemente, quella del suo voto favorevole a tale provvedimento. Da lì il delirio, Nitto Palma parte in quarta e nessuno lo ferma più: "Prendo atto che Gasparri, che è vice presidente del Senato in quota Forza Italia, si pone in netto contrasto con quanto affermato ieri dal presidente e dal vice presidente vicario del gruppo Forza Italia, Romani e Bernini. Ciò, però, che sconcerta è che Gasparri ha affermato e riconosciuto la natura squisitamente politica di tali sanzioni, per la cui irrogazione, quindi, non sarebbe necessaria una specifica competenza giuridica. Sconcerta perché, attesi i suoi trascorsi politici, non mi aspettavo che il senatore Gasparri, novello Vysinskij, fosse un estimatore della giustizia sovietica".

mercoledì 15 ottobre 2014

Nella passerella di Genova Grillo scortato da pregiudicato

Nella passerella di Genova Grillo scortato da pregiudicato 

di Rachele Nenzi 



Daniele Tizzanini, disoccupato, ultras condannato per reati da stadio e spaccio. Oltre a beccarsi le contestazioni da parte degli "angeli del fango", Beppe Grillo fa parlare di sé per un'altra questione: quella delle guardie del corpo. Infatti, nella sua passerella a Genova, il leader del Movimento 5 Stelle era accompagnato da quattro bodyguard a cui ha dato istruzione su come comportarsi con i giornalisti. Uno di queste guardie del corpo è Daniele Tizzanini, disoccupato, 43 anni, ultras condannato per reati da stadio e spaccio. Da quanto riporta il SecoloXIX, gli accompagnatori di Grillo avrebbero aggredito giornalisti e fotografi durante la visita nel capoluogo ligure di giovedì mattina. Sul suo blog, Grillo ha provveduto a dissociarsi: "Movimento 5 Stelle si dissocia dai comportamenti violenti e Beppe Grillo non era accompagnato da nessuna guardia del corpo". 

Google, un doodle per l'anniversario di Hannah Arendt

Google lancia un doodle per l'anniversario di Hannah Arendt


di Ivan Francese



108 anni fa nasceva la filosofa, giornalista e scrittrice tedesca: il suo pensiero ha influenzato in modo decisivo tutta la cultura del Novecento

Fu filosofa, scrittrice e giornalista, tra le più influenti del Novecento: Hannah Arendt rappresenta ancora oggi uno degli intellettuali più importanti per il dibattito culturale contemporaneo. Nata ad Hannover esattamente 108 anni fa - ricorrenza puntualmente celebrata da un apposito doodle di Google - , la Harendt visse in Germania 1937, quando le persecuzioni naziste la costrinsero ad emigrare prima in Francia e poi negli Stati Uniti a causa delle sue origini ebraiche.

Negli Usa la Harendt visse poi sino alla morte, nel 1975. Studiosa eclettica e scrittrice prolifica, la Harendt sviluppò un pensiero originale imperniato intorno ai temi della filosofia politica: di particolare importanza il concetto di pluralismo, funzionale a favorire la libertà politica e l'uguaglianza tra cittadini. Influenzata da importanti pensatori continentali come Karl Jaspers e Walter Benjamin, lavorò sulla filosofia di Socrate, Platone, Kant ed Heidegger.

Divenne particolarmente famosa presso il grande pubblico occidentale per gli articoli con cui seguì il processo Eichmann per il New Yorker come corrispondente da Gerusalemme: da quell'esperienza nacque poi, nel 1963, il celebre libro La banalità del male, con cui descrisse la devastante "normalità" del boia nazista processato in Israele per il suo ruolo da protagonista nell'attuazione della Soluzione finale della questione ebraica.