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martedì 16 settembre 2014

Epatite C, farmaci indisponibili: le associazioni scrivono a Renzi

Epatite C, farmaci indisponibili: le associazioni scrivono a Renzi 




Entro il mese di settembre ci sarà un nuovo incontro tra Aifa, l'Agenzia italiana del Farmaco, e Gilead, la casa produttrice del farmaco, per la determinazione del costo delle terapie salvavita per l'Epatite C in Italia. La preoccupazione dei pazienti è alta, da tempo si trascina la contrattazione sul costo del sofosbuvir, ora la richiesta, espressa con una lettera aperta, è che il presidente del Consiglio intervenga direttamente e prenda una posizione chiara, per salvare almeno 15-20mila pazienti a rischio della vita e poter curare subito altri 3-400mila cittadini mono e co-infetti da Epatite C. I farmaci salvavita sono già disponibili, ma ancora interdetti a causa del costo elevato imposto dall'azienda produttrice. Una situazione che ricorda l'avvento, nel 1996, dei farmaci antiretrovirali che ancora oggi permettono alle persone con Hiv di convivere col virus senza sviluppare l'Aids e morirne. Come allora, è necessario che i farmaci siano messi a disposizione dei pazienti più gravi nel tempo più breve possibile. Come allora, sono le associazioni, i pazienti, gli attivisti a chiedere con forza che questo avvenga. "Questa interminabile negoziazione mette a serio rischio la vita di migliaia di persone con malattia molto avanzata, molte delle quali non rientrano nel quanto mai opportuno, ma limitato, programma di uso compassionevole recentemente istituito", scrivono le associazioni EpaC, Lila, Nadir, Plus, chiedendo che "siano messe a disposizione le risorse per acquistare immediatamente la quantità di terapie salva-vita necessarie, senza le quali molti pazienti potrebbero morire nei prossimi mesi e che siano stanziati successivamente i fondi per un piano pluriennale per la cura di tutti i pazienti con Epatite C". Al premier Matteo Renzi le associazioni chiedono "di promuovere un incontro immediato con tutti i ministri competenti per avere risposte concrete sullo stato dell’arte del Piano Nazionale sulle Epatiti Virali, sulle risorse che lo stato intende mettere a disposizione e su quale sia la strategia che si intende porre in essere per impedire che i cittadini italiani, mono o co-infetti che siano, muoiano di Epatite C".

Qui di seguito il testo integrale della lettera inviata a Matteo Renzi e al ministro della salute Beatrice Lorenzin, firmata da Ivan Gardini, presidente EpaC; Alessandra Cerioli, presidente Lila; Filippo von Schlosser, presidente Nadir e Sandro Mattioli, presidente Plus.


"Egregio Sig. Presidente del Consiglio,
è con grande preoccupazione che ci rivolgiamo direttamente a Lei in qualità di Presidenti di associazioni impegnate nella tutela della salute e dei diritti delle persone affette dalle Epatiti e dall'Hiv/Aids. Abbiamo apprezzato e condiviso la sua performance "personale" per raccogliere fondi a favore della ricerca contro la SLA, una terribile malattia che ci auguriamo possa essere curata il prima possibile. Ora, però, Le chiediamo di occuparsi di una malattia per la quale la cura esiste già, ma si rende necessaria una Sua presa di posizione urgentissima per salvare almeno 15/20.000 pazienti a rischio vita e poter curare altri 3/400.000 cittadini mono e coinfetti da epatite C. Un suo impegno come capo del governo in questo campo permetterebbe di salvare vite umane! Come Lei certamente saprà, quest’anno - dopo molti anni di attesa - sono stati finalmente approvati dall’EMA (European Medicine Agency) e da altre Agenzie regolatorie alcuni farmaci che permettono di guarire dall’epatite C nel 90-100% dei casi. Possono essere utilizzati in pazienti recidivi o intolleranti a terapie gravate da numerosi effetti collaterali e soprattutto in pazienti a rischio vita con malattia avanzata, in lista di attesa per il trapianto di fegato e nel post-trapianto. Tutte persone che non avevano altre opzioni terapeutiche, molte delle quali condannate fino a poco tempo fa ad un lungo e doloroso cammino verso la morte. Parliamo, quindi, di farmaci salva-vita. La possibilità di avere oggi terapie combinate composte da farmaci efficaci a somministrazione orale, in grado di eradicare il virus della epatite C senza l’uso di interferone (invece a somministrazione iniettiva e con effetti collaterali devastanti), è una vera “rivoluzione”, alla stregua di quando nel 1996 arrivarono le prime terapie di combinazione dei farmaci anti-HIV/AIDS che ridussero drasticamente la mortalità per Aids nel nostro paese. Sarebbe una gran bella notizia se non fosse per la presenza di due “fattori” che stanno compromettendo l’accesso concreto a questi farmaci per tutte le persone che ne avrebbero bisogno: 

1) una rincorsa sfrenata al profitto senza precedenti delle aziende farmaceutiche produttrici, che hanno proposto prezzi di vendita altissimi e quasi proibitivi per molti paesi; 

2) una crisi economica nazionale che inevitabilmente porta costantemente tagli alla sanità, con una logica miope che serve solo a fare cassa, ma che inevitabilmente produrrà costi maggiori nel lungo periodo aggravando ulteriormente la spesa pubblica, oltre che causare sofferenze evitabili alla cittadinanza.

Che la spending review non abbia risparmiato nemmeno la rivoluzione sulla cura dell’epatite C è ormai un dato di fatto. Infatti, nonostante le numerose dichiarazioni alla stampa del Ministro della Salute sulla necessità di approvare un Piano Nazionale sulle Epatiti, in sostanza se n’è persa ogni traccia. Non ci risulta che il Suo Governo abbia stanziato un budget specifico per poterlo attuare, e neppure è noto se il Ministro Lorenzin abbia mai illustrato in Consiglio dei Ministri la straordinaria opportunità di eradicare un’intera patologia dal nostro paese. Siamo costretti a rilevare che la commercializzazione del Sofosbuvir, il primo di una serie di farmaci, è oggetto di trattative troppo lunghe tra l’azienda farmaceutica e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Non si trova l’accordo sul prezzo di vendita e la decisione viene continuamente rimandata. Noi rispettiamo il lavoro sin qui svolto da AIFA per ottenere il miglior prezzo possibile, ma questa interminabile negoziazione mette a serio rischio la vita di migliaia di persone con malattia molto avanzata, molte delle quali non rientrano nel quanto mai opportuno - ma limitato - programma di uso compassionevole recentemente istituito. A questo proposito, chiediamo a Lei e al Ministro Lorenzin, che dalla sede di una multinazionale farmaceutica lo scorso maggio dichiarò "Non possiamo accettare che queste cure siano date con criteri selettivi. Tratteremo con le aziende sul prezzo", quali strategie concrete si intende mettere in atto il 29 settembre 2014, quando vi sarà un ulteriore incontro tra AIFA e Gilead (azienda produttrice del Sofosbuvir).

Lei, Signor Presidente del Consiglio, sacrificherebbe la vita dei suoi cari sull’altare di una negoziazione del prezzo di un farmaco? Non si chiederebbe se non esiste una soluzione intermedia? È proprio la domanda che ci stiamo facendo tutti noi. La scienza insegna che esiste un punto di non ritorno nella malattia avanzata di fegato oltre il quale - anche se si guarisce dall’infezione - il decorso non cambia e la malattia progredisce fino alle sue nefaste conseguenze. I pazienti lo sanno e sono terrorizzati. Chi non lo sarebbe? I pazienti che contattano quotidianamente le nostre associazioni ci chiedono quando saranno disponibili questi farmaci, dove acquistarli alla folle cifra di 60.000 Euro, in quale Stato estero possono andare a curarsi. A queste migliaia di persone vanno date risposte, ora e subito! Con il Comunicato 376 del 13 Agosto 2014, AIFA comunica che l’azienda produttrice di Sofosbuvir ha fatto una proposta di vendita che contiene “elementi significativi di miglioramento”. A questo punto Le chiediamo - in qualità del capo del governo - che siano messe a disposizione le risorse per acquistare immediatamente la quantità di terapie salva-vita necessarie, senza le quali molti pazienti potrebbero morire nei prossimi mesi e che siano stanziati successivamente i fondi per un piano pluriennale per la cura di tutti i pazienti con epatite C. Sul lungo periodo, come già abbiamo chiesto attraverso l’appello che abbiamo inviato a tutti i Ministri della Salute dell’Unione Europea, chiediamo di usare qualsiasi mezzo per ridurre i costi futuri e garantire l'accesso universale a queste terapie, quali accordi su acquisti congiunti tra paesi della Unione Europea (che potrebbero essere applicati anche ai farmaci per l'epatite C) e l’utilizzo di licenze obbligatorie (compulsory licences) previste dalle norme internazionali della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che permettono ai Paesi colpiti da gravi emergenze sanitarie di produrre localmente farmaci equivalenti o importarli, anche se ancora coperti da brevetti.

Sig. Presidente del Consiglio, Le chiediamo quindi di promuovere un incontro immediato con tutti i ministri competenti per avere risposte concrete sullo stato dell’arte del Piano Nazionale sulle Epatiti Virali, sulle risorse che lo stato intende mettere a disposizione e su quale sia la strategia che si intende porre in essere per impedire che i cittadini Italiani, mono o co-infetti che siano, muoiano di epatite C. Noi associazioni dobbiamo dare risposte ai pazienti e ai familiari che ci interpellano ogni giorno: ci aspettiamo questo segnale di rispetto verso il lavoro che svolgiamo nei confronti di 3/400.000 cittadini già diagnosticati con l’epatite C, dei quali si stima siano da curare con urgenza almeno 20.000 mono-infetti e 3.000 co-infetti HCV/HIV. Non possiamo più tollerare un atteggiamento negazionista del problema, che nei fatti sembra pervadere il nostro paese a molti livelli".

Ocse e S&P bocciano l'Italia: "La ripresa non arriverà"

Ocse e S&P bocciano l'Italia: "La ripresa non arriverà"




Per l'Italia una bocciatura dietro l'altra. L'ultimo schiaffo a Matteo Renzi è quello dell'Ocse, che ha drasticamente tagliato le stime di crescita del Belpaese. Nel rapporto economico diffuso oggi, l'organizzazione prevede per il 2014 un calo del Pil della penisola dello 0,4% contro il +0,5% indicato nell'outlook semestrale dello scorso maggio. Anche per il 2015 la revisione al ribasso è drastica: le stime puntano ora a +0,1% contro il +1,1% pronosticato la scorsa primavera. Nel dettaglio, quelle relativa al Pil italiano sono le revisioni più pesante del rapporto (che è un aggiornamento tra gli outlook semestrali) e l'Italia è l'unico paese in recessione tra i big. L'Ocse ha tagliato per altro le prospettive anche degli altri paesi del G7. Il Pil tedesco è atteso in crescita dell'1,5% sia quest'anno (dall'1,9% indicato a maggio), sia il prossimo (dal +2,1%). Per l'insieme dell'Eurozona la crescita attesa quest'anno è ridotta a +0,8% (da +1,2%) e a +1,1% (da +1,7% il prossimo).

Il report vede nero - L'organizzazione, nel bollettino, rimarca: "Vista la debolezza della domanda, la flessibilità all'interno delle regole europee dovrebbe essere utilizzata per sostenere la crescita". Inoltre, per l'Ocse, in parallelo "il continuo fallimento dell'economia globale nel generare una crescita forte, equilibrata ed inclusiva sottolinea l'urgenza di sforzi di riforma ambiziosi". Resta deludente anche il recupero dell'Eurozona, "specialmente nei Paesi più grandi: Germania, Francia, Italia". Nel report si legge anche che "la ripresa in alcune economie periferiche è incoraggiante, altri Paesi fronteggiano ancora sfide strutturali e di bilancio, insieme al peso di un alto debito".

Schiaffo pure da S&P - Altre cattive notizie arrivano da Standard & Poor's, che taglia le stime di crescita del'Eurozona e prevede che l'economia italiana resterà al palo nel 2014. Se prima stimava un +0,5% del Pil italiano, ora abbassa l'asticella a zero. Al ribasso vengono riviste anche le stime di Francia (a +0,5% da +0,7%) e Olanda (a +0,8% da +1%), mentre restano invariate quelle di Germania (+1,8%), Spagna (+1,3%) e Belgio (+1,1%). Infine, per Renzi, gli schiaffoni del Financial Times, secondo il quale "l'Italia teme il vento freddo della deflazione". Con questo titolo il quotidiano della City londinese riassume la situazione dello Stivale in un'analisi sulle sofferenze dell'Eurozona. "La comparsa della deflazione in Italia - continua il Ft - suggerisce una preoccupante diffusione dalla Spagna, un'altra economia perimetrale dell'Eurozona, che ha rialzato la testa quest'anno".

Pane, pasta, latte, farina, libri: ecco su che cosa aumenterà l'Iva

Iva, l'Europa mette nel mirino le aliquote agevolate





"Aumentate l'Iva sui beni di prima necessità come pane e pasta". L'ordine a quanto pare arriva da Bruxelles. Secondo quanto racconta il Messaggero l'ultimo avviso sarebbe arrivato solo un paio di giorni fa. L'Italia secondo gli euroburocrati l'Italia come gli altri Paesi dell'Unione europea deve "fare i compiti a casa" quelli dettati nella scorsa primavera. Un elenco di prescrizioni che va dalla riforma del lavoro fino alla'accelerazione dei tempi della giustizia. Ma il chiodo fisso dell'europa resta la pressione fiscale. E' lì che Bruxelles vuole colpire l'Italia. Come se già non bastasse il peso dei vari balzelli che piovono sulla testa degli italiani potrebbe arrivare un aumento sull'Iva. Un documento da parte dell'Ue parla chiaramente di un aumento dell'imposta del valore aggiunto. 

Le indicazioni - "I recenti interventi volti ad alleggerire la pressione fiscale sui fattori di produzione sono stati piuttosto limitati. Vi è il margine - spiega il documento - per spostare ulteriormente il carico fiscale verso i consumi". Su questo punto le raccomandazioni erano andate anche oltre. "E' determinante anche una revisione delle aliquote ridotte dell'Iva e delle agevolazioni fiscali dirette". Traduzione: l'Ue ha chiesto al governo di rimettere mano all'Iva e dopo il doppio aumento dal 20 al 22 per cento decisa da Monti e Letta. E questa volta la richiesta è chiara: va aumentata l'a liquota minima del 4 per cento che riguarda beni essenziali come il pane e la pasta. E a confermare le indiscrezioni c'è anche una fonte autorevole del ministero dell'Economia: "L'aumento aleggia nell'aria". 

Su cosa aumenta - Su cosa aumenterà l'Iva? I prodotti su cui dovrebbe intervenire il rincaro sono: Riso, pane, pasta, farina. Ma anche frutta, verdura, patate, latte fresco, formaggi, burro, olio d'oliva,  mense aziendali e scolastiche. Rincari in vista anche su libri, giornali, riviste, occhiali e lenti a contatto. Infine l'aumento dell'Iva riguarderà anche attrezzature e apparecchi terapeutici. 

Consulta, fumata nera Violante e Bruno Sul Csm regge l'accordo Pd-Forza Italia

Consulta, fumata nera: niente quorum per Violante e Bruno. Eletti i membri laici del Csm




Fumata nera per l'elezione di due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune. Da quanto si apprende da fonti parlamentari, nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell'Assemblea, pari a 570 voti. Camera e Senato torneranno a riunirsi a Montecitorio domani alle 18. Luciano Violante e Donato Bruno, i due nomi emersi in seno all’accordo Forza Italia-Pd, non hanno raggiunto il quorum per essere eletti. Il senatore di Forza Italia, Donato Bruno, si è fermato a 529 voti; per Luciano Violante i voti sono stati 530. Il quorum previsto per l’elezione dei magistrati di Corte Costituzionale è di 570. Si vota da giugno. Secondo fonti parlamentari, i nomi indicati dai partiti non dovrebbero cambiare nemmeno domani. Il Movimento Cinque Stelle ha disertato le votazioni.

Eletti i laici del CSM - Elisabetta Alberti Casellati, Teresa Bene e Renato Balduzzi risultano eletti membri laici del CSM da parte del Parlamento in seduta comune: è quanto apprende l'ANSA da fonti parlamentari. I tre hanno superato il quorum previsto di 482 voti.

LILLI GRUBER NON VA IN ONDA Mentana: "Otto e mezzo non ci sarà" Giallo in diretta, ecco cos'è successo

La7, Enrico Mentana: "Otto e mezzo non va in onda". Lilli Gruber "indisposta"




"Malore per Lilli Gruber". La voce si sparge all'improvviso, quando il direttore del TgLa7 Enrico Mentana annuncia a sorpresa in diretta che Otto e mezzo non andrà in onda. Coglie tutti di sorpresa, Mentana, collegandosi con Enrico Formigli di Piazzapulita che sarebbe dovuto andare in onda un'ora dopo, alle 21.30, e che invece si ritrova al debutto a "tappare il buco". Lo stesso Formigli ammette di essere stato preso un po' alla sprovvista, avendo dovuto allestire il collegamento su due piedi. Ma cosa è successo alla Gruber realmente? Passati alcuni minuti di massimo riserbo, ecco svelata la verità: dall'ufficio stampa di La7 fanno sapere che la conduttrice è stata colta da una "lieve indisposizione", uno stato febbrile con tanto di abbassamento di voce. "Contiamo possa recuperare per domani sera", è l'auspico della rete di Cairo. Ospiti della rossa Lilli, lunedì sera, sarebbero stati Corrado Augias e Giovanni Floris.

lunedì 15 settembre 2014

Casoria (Na): La storia di Vincenzo che commuove il web e abbandonato dalle istituzioni

Casoria (Na): La storia di Vincenzo che commuove il web e abbandonato dalle istituzioni

di Ciro D'Agostino 


Molte volte ci lamentiamo dell’invivibilità della nostra città. Di quanto sia complicato passeggiare lungo i marciapiedi, attraversare la strada, carenza di servizi e infrastrutture. Immaginiamo per un istante a vivere in questo stato di cose con un’invalidità più o meno grave.

Questa è la storia di Vincenzo, un ragazzo di 20 anni e cittadino casoriano. Vincenzo non è come tutti i ragazzi della sua età. Si impiega poco per capire che Vincenzo è un ragazzo speciale. Fin dalla nascita soffre di tetraparesi spastica, una paralisi cerebrale che gli impedisce di muovere gli arti superiori ed inferiori e che gli impedisce di parlare. La sua è stata fin dall’inizio una vita difficile, tra interventi, continue visite mediche, fisioterapie, trasfusioni di sangue. Quando siamo andati a trovarlo, ci ha accolto sua madre Franca, una madre che non ha mai perso la forza per dare al figlio tutto quello di cui ha bisogno. Purtroppo, Vincenzo in questi anni si è scontrato con un sistema socio politico ed economico che non sempre da importanza, o almeno non considera adeguatamente le persone con questo tipo di patologie. Fin dalle scuole elementari, e successivamente quelle medie, nessun istituto era attrezzato per ospitarlo. Tanto è vero che ha aspettato quattro lunghi anni affinché la scuola primaria in Via Settembrini venisse fornita di montacarichi per facilitargli la salita e la discesa, prima di quel momento doveva essere preso in braccio.

Ora, passa tutta la sua giornata in casa disteso sul letto dove riceve, oltre all’affetto dei genitori e della sorella, dieci ore settimanale di assistenza a domicilio e cinquanta minuti al giorno di fisioterapia obbligatoria. Non può uscire Vincenzo, non ha un posto dove interagire con il mondo esterno. Nel nostro comune, e in quelli limitrofi, non esiste nessuna struttura pubblica adeguata per ospitare persone con tale patologia e una struttura privata sarebbe economicamente insostenibile. Queste però non sono le uniche difficoltà che incontra nella sua vita. Lo stabile in cui abita Vincenzo è pieno di barriere architettoniche, non può essere montato un montacarichi, la sua casa non è adeguata alle sue necessità. Per portarlo giù, Vincenzo deve essere preso in braccio, dal secondo piano, e successivamente messo in carrozzina ma uscendo dal palazzo incontra le prime difficoltà, in quanto non esiste nessuna discesa per scendere facilmente dal marciapiede.

vincenzo2Nonostante più di un anno fa sia stata fatta una richiesta al comune di Casoria per costruire un piccolo scalino per venire incontro ai problemi del ragazzo. La mamma Franca ci racconta che, tolte le visite mediche gratuite, tutte le restanti spese sono a carico suo. Gli alimenti, il 50 % o la differenza per le medicine, gli spostamenti per le continue visite mediche. L’unica cosa che gli viene riconosciuta sono gli integratori alimentari ma questi devono essere presi all’Ospedale di Giugliano perché l’ASL di Casoria non li passa più. E per una famiglia che non possiede un’ auto, chiamare un taxi, fare Casoria Giugliano andata e ritorno, equivale a sostenere una spesa pari all’acquisto degli integratori.

Vincenzo è un ragazzo allegro, solare, ride di continuo. Ci guarda come se stesse per dirci qualcosa, che si diverte, che ci vuole bene e che impazzisce di gioia quando gli proponiamo di fare un selfie.

Una vita non facile quella di Vincenzo, e della sua famiglia, che tra mille difficoltà va avanti senza perdere mai la speranza per questo figlio speciale.

Matteo Renzi tra gli studenti di Palermo: "Sei un buffone, devi darci un lavoro..."

Palermo, Matteo Renzi nel quartiere Brancaccio: contestato da disoccupati e operai



Ancora una contestazione per Matteo Renzi. Il premier arriva a Palermo e come a Taranto sabato scorso viene accolto da fischi e insulti. Un centinaio di manifestanti tra edili e docenti precari della scuola sta protestando a pochi metri dall'ingresso dell'Istituto don Pino Puglisi. La polizia ha transennato la zona, gli agenti sono in tenuta antisommossa. Gli edili urlano "lavoro, lavoro" e"buffone". Renzi si è soffermato pochi secondi a colloquio con Orlando e Crocetta, ha stretto la mano ad un paio di presenti ed è poi entrato all'interno della scuola. "Oggi si inaugura l'anno scolastico e Brancaccio è la Capitale d'Italia", è il saluto di Renzi, un passaggio accolto dagli applausi. 

La rabbia di operai e disoccupati - Ma fuori continua la protesta. I manifestanti espongono cartelli. A protestare, oltre a edili disoccupati che chiedono lavoro, gruppi di precari della scuola che sollecitano di essere stabilizzati, docenti vincitori di concorso ma rimasti senza cattedra e gli addetti del call center Accenture i cui posti sono a rischio.