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martedì 2 settembre 2014

Renzi ora chiede altri 3 mesi di tempo ma settembre inizia col record: 300 tasse

I mille giorni di Renzi, invece, partono con 300 tasse


di Antonio Spampinato 





Matteo Renzi si è preso 1.000 giorni di tempo per portare a termine la sua agenda di riforme: si va dal lavoro, allo snellimento della pubblica amministrazione, alla giustizia, al fisco, al ridisegno delle istituzioni. Un’indiretta ammissione sull’impossibilità di fare qualcosa di conclusivo nei primi 122 giorni di governo, bollando, di fatto, le precedenti promesse come irrealizzabili, quantomeno nei tempi programmati al momento del suo insediamento.

«L’Italia cambia. Con calma e il passo giusto arriviamo dappertutto», ha detto. Mettiamoci comodi, dunque, che fretta c’è. A proposito di fisco - e a proposito di riforme - ci permettiamo di segnalare che tra i numeri elencati nel corso della conferenza stampa il premier ne ha dimenticato uno, particolarmente caro a tutti: quello relativo alle scadenze fiscali. E, a questo proposito, settembre è uno di quei mesi da bollino rosso. Tra Irpef, cedolare secca e addizionali varie, il portafoglio si prosciuga, ma soprattutto impazzisce, dovendo stare dietro a un numero spropositato di adempimenti.

Il fisco amico, quello aperto al dialogo con i contribuenti, solo per il mese di settembre ha infatti fissato 371 appuntamenti con le famiglie e le imprese italiane. Di questi, 307 riguardano versamenti veri e propri, 17 sono dichiarazioni, 19 comunicazioni, 3 adempimenti contabili, 18 ravvedimenti e 7 tra richieste, domande e istanze. Non tutte da onorare da tutti, ovviamente.

Quello che però vorremmo mettere in risalto sono le catene che legano i contribuenti al fisco, l’esagerato numero di adempimenti che gli italiani sono costretti a segnarsi in agenda per non finire nel libro nero degli evasori. Persino i commercialisti faticano ad aggiornare i loro database, visti i continui ripensamenti e, purtroppo, aggiunte, che i burocrati sfornano in continuazione, quasi non facessero parte anche loro del tartassato mondo dei contribuenti italiani.

Ieri è stato il giorno della prima scadenza del versamento di Irpef, addizionali e cedolare secca per i contribuenti non titolari di partita Iva che hanno rateizzato il primo acconto 2014. Dei 51 versamenti previsti, 7 riguardavano l’Irpef, 8 le addizionali, 4 la cedolare secca e poi l’Iva (1), imposte di registro (3) e imposte sostitutive (4). Sotto la voce “altro”, ci sono scadenze quali il versamento dell’imposta dovuta sui premi ed accessori incassati nel mese di luglio 2014 nonché gli eventuali conguagli dell’imposta dovuta sui premi ed accessori incassati nel mese di giugno 2014. Martedì 16 sono previste ben 206 scadenze, di cui 205 relative a versamenti: sempre per Irpef, addizionali e cedolare secca, è fissata la scadenza per i contribuenti titolari di partita Iva che hanno rateizzato il primo acconto 2014. Inoltre, per i pensionati, è previsto il versamento della quota del canone Rai.

E si arriva a venerdì 19 con l’invio del modello 770 relativo all’anno 2013. Ma gli adempimenti del mese di settembre si chiuderanno martedì 30 con l’invio del modello Unico 2014 e del modello Irap 2014. Oltre a 51 diversi tipi di versamenti, anche qui suddivisi per tipologia di contribuente. Ma non è finita qui: a settembre si tornerà a parlare anche di Tasi. Mercoledì 10, infatti, i comuni devono approvare e inviare alle Finanze le delibere sulla Tassa sui servizi indivisibili, la nuova imposta comunale istituita dalla legge di stabilità 2014. E martedì 30 i Comuni devono approvare il bilancio di previsione (comprese le aliquote Imu e le tariffe Tari, la tassa sui rifiuti).

Sul sito dell’Agenzia delle entrate, proprio per venire incontro alla necessaria esigenza di trasparenza, il fisco, sempre quello amico, invece di tagliare con l’accetta il numero di scadenze, ha preferito pubblicare un comodo calendario in cui cittadini e imprenditori possono cliccare su decine, centinaia di link per capire in quale modo possono contribuire al risanamento dei conti pubblici e al rilancio del Paese. La suddivisione è fatta per adempimento e per tipologia di contribuente. Il tutto consultabile standosene seduti davanti al computer di casa o dell’ufficio. Comodo no?


Antonio Ingroia, rosso in tutti i sensi: la sua società sommersa dai debiti

Antonio Ingroia, la società che amministra in Sicilia sommersa dai debiti




Non è passato nemmeno un anno dall'insediamento dell'ex pm Antonio Ingroia sulla poltrona di amministratore di Sicilia e-service, la società informatica della Regione guidata da Rosario Crocetta. Ma oggi l'azienda rischia di chiudere. Troppi debiti. L’ex socio privato Sicilia e-Servizi Venture, controllato dalla Engineering Spa, richiede ben 88 milioni di euro per crediti non pagati.

"Qui salta tutto" - All'inizio di agosto il Tribunale di Palermo aveva rigettato una richiesta di sequestro delle somme in questione - che Ingroia aveva definito "temeraria e infondata" - presentata dalla stessa Sicilia e-Servizi Venture. Tuttavia l'ex pm ammette anche che essere costretti a pagare una somma così ingente "potrebbe far saltare tutto, col fine ultimo di aprire di nuovo il mercato agli operatori privati che finora hanno scorrazzato, proprio adesso che la Regione ha finalmente riconosciuto il valore strategico della società d’informatica pubblica".

L'altro guaio - Ma non finisce qui. Dopo circa un anno e mezzo dalla disastrosa esperienza alle elezioni politiche con Rivoluzione Civile e dal trasferimento ad Aosta che lo ha spinto ad abbandonare la magistratura, Antonio Ingroia ha un altro nodo da sciogliere: si tratta del credito di 75 milioni di euro stabilito in un accordo firmato dall'allora governatore regionale Raffaele Lombardo per Regione Sicilia con il socio privato. E come scrive L'Espresso, la priorità di Ingroia è proprio quella di "andare a verificare quell'accordo, controllando se ogni cifra pretesa è regolare".

SILVIO CHIAMA PUTIN In Ucraina venti di guerra mondiale: "Ci saranno migliaia di morti"

Ucraina, il ministro Gheletei: "Si va verso la guerra con la Russia, migliaia di morti". Silvio Berlusconi chiama Vladimir Putin




Il ministro della difesa di Kiev Valeri Gheletei parla di guerra mondiale in un agghiacciante post su Facebook: "In Ucraina è arrivata una grande guerra mai vista dall'Europa dai tempi della seconda guerra mondiale [...] Le perdite si conteranno non nell'ordine di centinaia ma di migliaia e persino di decine di migliaia". Anche il primo ministro polacco Donald Tusk, nominato presidente del Consiglio Ue sabato scorso, ha affermato che in Europa c'è il rischio di una guerra e il campo di battaglia potrebbe non limitarsi alla sola Ucraina. Le dichiarazioni del premier polacco arrivano dopo l'allarme lanciato dalla Lituania, secondo cui "la Russia è in guerra con l'Europa". In altre parole, a Est si va verso il disastro.

Berlusconi telefona a Putin - Come grande amico del presidente russo Vladimir Putin, sulla scena internazionale la figura più indicata per trattare pare allora quella di Silvio Berlusconi. E il Cavaliere si sarebbe già mosso: chi ad Arcore è di casa afferma infatti l'intensificarsi negli ultimi giorni di contatti telefonici con "l'amico Putin". Lui si proporrebbe al premier Matteo Renzi come grande mediatore, nella inscalfibile certezza che la missione si tradurrebbe in un successo. Berlusconi ha definito "drammatica" la situazione nello scacchiere russo, dopo averne parlato con parecchi leader europei. Sulla politica estera sono le sue critiche più severe a Renzi, mentre non sembra aver parlato di Russia con il premier. Il Cavaliere sceglie la parola "attesa" come chiave attorno alla quale far girare il suo ragionamento: ci vuole "calma, non è il momento di mettersi di traverso. Renzi dovrà fare scelte impopolari, lasciamolo fare".

Le mosse di Ue e Nato - La mossa di Berlusconi anticipa il vertice della Nato che si terrà questa settimana. Il summit dovrà essere l'occasione per i leader dell'alleanza per "riflettere assieme su una nuova politica che abbia come obiettivo principale la sicurezza e l'efficacia d'azione della nostra comunità occidentale di fronte alla minaccia d'una guerra, non solamente nell'est dell'Ucraina", ha affermato Tusk. I capi di stato e di governo della Nato dovrebbero adottare nel summit di giovedì e venerdì un piano di reazione (il Readiness action plan, Rap) in risposta alla minaccia russa nella crisi ucraina che sta turbando i paesi della regione, a partire da quelli che affacciano sul Baltico e dalla Polonia. Migliaia di soldati degli eserciti, delle marine e delle aeronatiche dei paesi membri, con l'appoggio delle forze speciali, dovranno avere la capacità di dispiegarsi "in pochi giorni" nella regione. La forza a rapido dispiegamento "necessiterà di installazioni sul territorio dei paesi Nato e di equipaggiamenti pre-posizionati, oltre che esperti in logistica e in comando e controllo. Si tratterà di una forza leggera, ma capace di colpire forte se si rivelerà necessario", ha spiegato il segretario generale della Nato. Rasmussen ha ricordato che i paesi Nato che hanno frontiere condivise con la Russia "sono assai inquieti e ne hanno buone ragioni", ma con l'adozione di questo piano, "saranno assolutamente soddisfatti". Il tutto mentre Tusk evocava il pericolo di un nuovo settembre 1939. "E' di nuovo il momento - ha detto il presidente Ue in pectore - di fermare coloro per i quali la violenza, la forza, l'aggressione sono una volta ancora l'arsenale dell'azione politica". La prospettiva di una "Farnesina azzurra" ad Arcore con a capo Berlusconi non sembrerebbe affatto avventata, se servisse a sventare la sciagura di un conflitto continentale.

lunedì 1 settembre 2014

"Italia paese di m..., mi fate schifo. Pensate agli immigrati, non a papà" Lo sfogo di Giulia, la figlia di Latorre

Marò, ischemia per Massimiliano Latorre. La figlia: "Italia paese di merda"




Massimiliano Latorre, uno dei due marò trattenuti in India da più di due anni, ha avuto nella serata di domenica un malore per il quale è stato ricoverato in ospedale. Si è trattata di una leggera ischemia, ma ora sarebbe cosciente. Subito dopo la notizia del malore, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, è volata in India per accertarsi delle condizioni del fucilieri. L'ultima mossa di una politica, quella nostrana, che sul caso si è mostrata sempre troppo debole: dopo 26 mesi, Latorre e Salvatore Girone sono ancora là. E contro la politica, a puntare il dito, è la figlia di Latorre, Giulia.

"Italia di m..." - Lo sfogo piove su Facebook, dove Giulia scrive: "Che bella notizia... Mio padre ha l'ischemia. Purtroppo le belle notizie non ci sono mai, solo notizie del c...". Quindi l'accusa: "Ora con questo problema deve restare molto là, mentre voi state a dire sempre le stesse cazzate?", ha aggiunto. Ma le parole più dure sono arrivate in un altro post, successivamente rimosso: "Ma voi Italia di merda fateli stare lì un altro po'. Vi preoccupate di portare qui gli immigrati che bucano le ruote perché vogliono soldi e non vi preoccupate dei vostri fratelli che combattono per voi, e alcuni perdono la vita. Complimenti Italia, ci state portando alla morte per tante cose!"". "E ancora, Italia mi fai schifo". Un durissimo sfogo di pancia, quello di una figlia che non può più riabbracciare il proprio padre.

Reagisce alle cure - Nel frattempo, da quello che si è appreso, Latorre ha reagito bene alle prime cure dei medici del reparto di neurologia dell'ospedale di New Delhi, dove è stato ricoverato. Sul caso si è espressa anche Federica Mogherini, la nuova Lady Pesc, Alto rappresentate per la politica estera della Ue: "Riportare i marò in Italia - ha spiegato - rimane una delle priorità del governo italiano". E ancora: "Appena informata del malore che ha colpito Massimiliano Latorre ho contattato la compagna, Paola Moschetti, per esprimerle la vicinanza sua e del governo".

Pansa contro le "scenette" di Renzi Con gli islamici alle nostre porte andiamo alla terza guerra mondiale sotto la guida del gelataio Matteo...

Giampaolo Pansa: Andiamo alla guerra guidati da un gelataio




Immaginate di essere un turista straniero capitato a Roma in un pomeriggio qualsiasi, per esempio quello di venerdì 29 agosto 2014. Non sapete nulla del nostro paese, anche se qualche italiano brontolone vi ha spiegato che siamo in crisi nera. Voi vi domandate: sarà vero o no? Poi arrivate sulla piazza davanti a Palazzo Chigi e che cosa vedete? Un premier che ha convocato il carrettino di un gelataio rinomato, ha ordinato un grande cono di crema e limone e se lo mangia con soddisfazione golosa. Al tempo stesso si rivolge a una troupe televisiva e mette in scena il suo solito show: risate, battute, piroette. Con la faccia di sempre: un ganassa paffuto con i dentoni da latte all’infuori.

Si è comportato così Matteo Renzi, nel pomeriggio di venerdì. Siamo davvero in un clima da Bestiario. L’Italia rischia la deflazione, un pericolo peggiore dell’inflazione. Il capo degli industriali, Giorgio Squinzi, ripete per l’ennesima volta che la situazione è drammatica. E lo sconsiderato ragazzone fiorentino brandisce il gelato per rimproverare a un settimanale inglese, l’Economist, di averlo sfottuto con una vignetta in copertina. Per di più, lo fa gloriandosi della trovata di entrare a Palazzo Chigi leccando il suo cono.

Viene inevitabile chiedersi: ma Renzi lo è o ci fa? L’unica risposta che riesco a darmi è la seguente: sono bastati appena sei mesi e mezzo di governo per obbligare anche gli analisti più imparziali a domandarsi se lui sia il premier giusto per un’Italia alle prese con una condizione mai sperimentata prima, salvo l’epoca terribile delle Brigate rosse. Purtroppo per Renzi, e soprattutto per noi, si consolida il sospetto che sia “unfit”, inadatto all’incarico, come i perfidi inglesi avevano sentenziato per Silvio Berlusconi.

Perché “unfit”? Perché è un parolaio e non uno statista o almeno un normale uomo di governo. Perché sparacchia a tutta forza una serie infinita di programmi che non riuscirebbe a realizzare neppure in dieci anni di Palazzo Chigi. Perché continua a fingere che le emergenze difficili da affrontare non esistano. Un caso esemplare è lo sbarco inarrestabile dei clandestini in arrivo dall’Africa del nord. Renzi ha chiuso gli occhi su quanto avveniva dapprima in Sicilia e adesso nel resto del Mezzogiorno. Oggi non sa più da che parte voltarsi. E spera in un aiuto dall’Europa che quasi di certo non arriverà nella misura necessaria.

Ma in questa fine dell’estate 2014, Renzi si trova alle prese con un’altra emergenza ben più drammatica. È quella della Terza Guerra mondiale, evocata da Papa Francesco e combattuta in più di un territorio. I fronti rischiosi per l’Italia sono tre. La Libia, il paese di fronte a noi, sull’altro lato del Mediterraneo, che le milizie islamiste stanno conquistando. L’Ucraina, con la Russia di Putin che è pronta ad annetterla e minaccia l’Occidente, noi compresi, di non fornirci più il gas. E infine la polveriera tra l’Iraq e la Siria, un’area diventata la testa di ponte del Califfato islamico, un impero di orrori consumati all’ombra della sua bandiera nera.

A proposito di questo cancro da estirpare (Obama dixit), continuiamo a parlare di terrorismo, usando una parola insufficiente a spiegare quanto stia accadendo. Ci avvisa dell’errore un politico che stimo da molti anni: Marco Minniti, con una lunga esperienza nei governi D’Alema, Amato e Prodi. Oggi è uno dei sottosegretari di Renzi, con la delega ai servizi di sicurezza. In un’intervista a Daniele Mastrogiacomo, un nostro collega rapito nel 2007 in Afghanistan dai talebani, ci ha spiegato con chiarezza che cosa sia già oggi il Califfato islamico.

Siamo di fronte, dice Minniti, a una minaccia senza precedenti, per due motivi. Il primo è che dobbiamo opporci a un vero esercito con armi tradizionali, impegnato in una guerra simmetrica contro altri Stati. Ma anche in grado di condurre una guerra asimmetrica, con azioni di terrorismo difficili da contrastare. «Dovremo fare i conti con questi combattenti almeno per dieci anni» è la raggelante previsione di Minniti.

Il perché è chiaro. L’Isis, ossia l’Organizzazione dello Stato Islamico, sta dimostrando di saper costruire uno Stato. Amministra un territorio molto vasto. Controlla una quindicina di pozzi petroliferi e i relativi impianti. Grazie al petrolio incassa ogni giorno due milioni di dollari. Ma il denaro non gli manca. Quando i soldati del Califfo sono entrati nella città irachena di Mosul hanno svuotato i caveau delle banche, dove c’erano cinquecento milioni di dollari in contanti.

Ecco un esempio di capitalismo arcaico e feroce. Fondato su una fanatismo religioso che lo rende ancora più brutale. Le altre religioni e i civili che le praticano sono da distruggere. Non c’è pietà per i prigionieri catturati in combattimento. La loro sorte è la decapitazione o la crocifissione. Le donne vengono rapite e poi vendute ai bordelli del Medio Oriente.

L’Occidente non sa decidere quale strategia usare per opporsi all’avanzata del Califfato. Si discute se sia conveniente un’alleanza militare temporanea con il dittatore siriano Bashar Assad, che guida un regime sanguinario, responsabile di un’infinità di nefandezze. Il Bestiario non è in grado di affrontare problemi strategici di questa portata. Tuttavia vuole ricordare un precedente storico.

Quando si trattò di fermare e sconfiggere le armate di Hitler che voleva estendere all’intera Europa il dominio del nazismo, che cosa fecero due grandi democrazie come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti? Si allearono con Stalin, un tiranno comunista che aveva creato una dittatura bestiale, con milioni di fucilati o di uccisi nei gulag sovietici, responsabile di carestie e di orrori politici con un’infinità di morti. Ma senza l’Unione sovietica di Stalin, forse Hitler non sarebbe stato battuto e la storia dell’Europa, non avrebbe cambiato verso, per usare uno dei motti sbandierati da Renzi a proposito della nostra repubblica.

In questo scenario apocalittico, che rischia di irrompere nelle nostre vite con qualche sanguinosa operazione terroristica, un nuovo 11 settembre, l’Italia conta come il due di picche. Sotto questo aspetto il premier Renzi è davvero un personaggio patetico, che la questione del gelato sta mutando in una macchietta. Il presidente del Consiglio ha un solo interesse: allargare di continuo il proprio cerchio magico e collocare nei posti più delicati i suoi amici. 

Volete una previsione? Prima o poi si sbarazzerà del ministro dell’Economia, il tecnico Pier Carlo Padoan, che mostra già una faccia stravolta dalla fatica di rincorrere tutte le spese progettate da Renzi senza curarsi delle coperture adeguate. Poi farà a meno di Graziano Delrio, un flemmatico privo del fisico da velocista che Matteo ama. E ora che ha collocato in Europa, in un incarico da nulla, la sua Federica Mogherini, dovrà decidere a chi affidare il ministero degli Esteri, una posizione molto delicata in quest’epoca connotata da un groviglio di guerre.

Il male minore sarebbe Lapo Pistelli, il vice ministro di oggi. Un amico di Renzi, poi suo avversario nelle primarie per il sindaco di Firenze, vinte da Matteo. Ma non è escluso che il premier si tenga l’interim degli Esteri. L’appetito vien mangiando. E infatti Renzi ingrassa a vista d’occhio. Stia attento ai gelati e alla voglia di potere personale. Prima o poi lo fregheranno.

domenica 31 agosto 2014

Scalfari al veleno, Renzi demolito: "Sei solo un pifferaio, sulla Mogherini hai sbagliato tutto. Ti dico io chi è il solo che ci può salvare..."

Eugenio Scalfari al veleno contro Matteo Renzi: "Pifferaio, ci salva solo Draghi. E sulla Mogherini hai sbagliato tutto"




La bilancia dell'odio e dell'amore di Eugenio Scalfari per Matteo Renzi pende sempre di più verso il primo piatto. Basta dare un'occhiata al classico editorialone domenicale del fondatore di Repubblica, che non risparmia alcuna critica al premier, massacrandolo punto per punto. Il motivo è chiaro: le tante riforme annunciate, sbandierate come già realizzate e puntualmente o rinviate, o dimenticate, o dimezzate, o già fallite. "Il venerdì del 29 agosto - scrive Barbapapà -, che avrebbe dovuto essere per il governo una marcia trionfale, è stato invece un venerdì nero". Meglio, una via Crucis: prima l'Istat che certifica lo stato comatoso dell'Italia, schiacciata da Pil, consumi a picco, dissesto delle aziende, debito pubblico alle stelle e deflazione selvaggia. Poi, nel pomeriggio, le attese riforme della giustizia e il pacchetto Sblocca Italia rivelatisi un buco nell'acqua. 

"La Mogherini? Un fallimento del Pifferaio" - Qualche ora dopo la scenetta del gelato a Palazzo Chigi, Renzi è volato a Bruxelles per assistere all'incoronazione della "sua" Federica Mogherini ad Alto rappresentante della Politica estera dell'Unione europea. Un successo? Nemmeno per sogno, secondo Scalfari, anzi l'esatto opposto. "Caro Pifferaio, questa nomina non ha alcun contenuto di sostanza - è la stroncatura del direttore -. Lo avrebbe solo se ci fosse preliminarmente una cessione di sovranità degli Stati nazionali dell'Ue". Peccato che ogni Stato vada per i fatti propri, con i più potenti (Germania e Inghilterra su tutti) che fanno un po' il bello e il cattivo tempo dell'Unione. "Mi domando perché, sapendo perfettamente tutto questo Renzi abbia puntato su quella carica e non ben altre più consistenti: gli affari economici, la concorrenza, l'Eurozona, la gestione del bilancio comunitario, l'assistenza dell'Unione alle zone economicamente depresse e tante altre mansioni che la Commissione esercita". 

"La panna montata" di Renzi - Insomma, la Mogherini conta quanto il due di picche ma "il nostro Pifferaio la sbandiererà come una bandiera di successo mentre è soltanto un segno di debolezza". Dalla crisi non ci salverà l'Unione europea, conclude Scalfari, ma la Bce di Mario Draghi. E i gelati, in quadro così infausto, fanno solo arrabbiare: "Il cavallo ha sete - è la chiosa velenossissima di Barbapapà, versione Padellaro del Fatto - e non beve panna montata". 

sabato 30 agosto 2014

Il documento segreto del jihadista: "Peste bubbonica contro l'Occidente"

Stato islamico, il progetto dei jihadisti: "Armi batteriologiche alla peste bubbonica"




Una bomba alla pesta bubbonica. Sarebbe questo uno dei progetti di armi batteriologiche allo studio dei guerriglieri dello Stato Islamico. Un deciso passo avanti nella guerra del terrore rispetto a decapitazioni e fucilazioni da trasmettere via web o possibili attentati suicidi in Occidente. A rivelare l'ipotetico piano d'attacco dei fondamentalisti sunniti salafiti è Foreign Policy, rivista di politica internazionale americana di proprietà del Washington Post. Fonte autorevole, dunque, anche se la notizia  è da prendere con le molle.

Il pc del jihadista - E' stato il comandante di un gruppo ribelle moderato siriano, Abu Ali, a fornire al giornale statunitense le prove di questo disegno criminale. Dopo giorni di scontri in Siria con milizie jihadiste del Califfato di Al Baghdadi, Ali e i suoi uomini hanno messo le mani sulle loro armi, munizioni e un pc Dell con cavo di alimentazione, dimenticato dai jihadisti nella concitazione della fuga. "L'ho subito preso e l'ho aperto - racconta il militare siriano -. Pensavo che fosse rotto o guasto. In realtà era perfettamente funzionante. Ho cercato tra le risorse ma erano vuote. L'ho comunque conservato e portato via. Con alcuni compagni più esperti di informatica abbiamo iniziato a navigare sull'hard disk e senza neanche ricorrere ad una password siamo riusciti ad entrare e scovare una montagna di file: ce n'erano 35.347 suddivisi in 2.367 cartelle". Secondo i giornalisti di Foreign Policy il proprietario del pc sarebbe un tunisino, Muhammed S., con alle spalle studi di chimica e fisica in patria di cui due università non hanno più notizie dalla fine del 2011.

"Piccole granate nelle metropolitane" - Nel laptop cerano documenti in francese, inglese e arabo. Non solo discorsi religiosi, ma anche "guide" per il perfetto guerrigliero: come costruire bombe, rubare automobili, suggerimenti per travestirsi e sfuggire ai controlli dei posti di blocco. Quindi quel file, con la ricetta per costruire ordigni batteriologici "caricati" a peste bubbonica ricavata da animali infatti, dagli imprevedibili, terrificanti effetti su scala mondiale. "Il vantaggio delle armi biologiche - si legge in quelle pagine - è che non richiedono grossi investimenti, mentre le perdite umane possono essere enormi". "Quando il microbo viene iniettato nei topi - è un altro passaggio dei documenti contenuti nel pc -, i sintomi dovrebbero iniziare a comparire nel giro di 24 ore". Quindi il vademecum per il perfetto terrorista: "Riempire piccole granate con il virus e poi gettarle in ambienti chiusi. Come metropolitane, stadi, discoteche. Meglio usarle accanto alle prese dell'aria condizionata. Il batterio di espande in pochi minuti e colpisce migliaia di persone". Impossibile sapere, al momento, se le milizie del Califfato hanno già tra le mani armi di tipo batteriologico. Di sicuro, però, tra le loro fila compaiono diverse centinaia di ex soldati e ufficiali dell'esercito iracheno di Saddam Hussein, e al nuovo regime di Al Baghdadi non mancano né risorse economiche né logistiche, potendo contare sui laboratori e i tecnici già attivissimi ai tempi del Rais.