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martedì 26 agosto 2014

Balotelli ci prende a schiaffi: "In Italia..."

Mario Balotelli firma con il Liverpool: "Ho sbagliato a tornare in Italia"




Dopo aver fatto un mondiale disastroso e dopo aver lasciato il Milan adesso Mario Balotelli se la prende con l'Italia. Poco dopo aver firmato il suo nuovo contratto col Liverpool, l'attaccante si sfoga: "Sono felice di essere tornato in Inghilterra, quando me ne sono andato ho sbagliato. Volevo tornare in Italia, ma mi sono reso conto che è stato un errore". Insomma un addio al veleno che potrebbe costargli caro anche con la Nazionale. Super Mario risponde così anche alle parole di Inzaghi. Il nuovo tecnico del Milan commentando l'addio di Balo al Milan ha detto: "Perdiamo un gran giocatore, ma acquisiamo sotto altri punti di vista, della voglia e del gruppo. Quando un giocatore se ne va vuol dire che tutte le componenti hanno preso questa decisione". 

Firmato il contratto - Una sorta di benservito in politichese sportivo. Ma nonostante le scintille a quanto pare  Mario si è tuffato nelle sua nuova avventura (dorata) con i reds. "YNWA! (abbreviazione di "You'll Never Walk Alone" ndr) Come on Liverpool!" è con questo tweet che il giocatore ha annunciato di aver firmato il contratto che lo lega al Liverpool. Poco dopo, sempre via Twitter, è arrivata la conferma del club: "#LFC (il Liverpool ndr) ha finalizzato l’accordo con il nazionale dell’Italia Mario Balotelli, che arriva dal Milan #MarioLFC".

Renzi, il rimpasto alla fine dell'estate: dove vuole "spedire" Angelino Alfano

Renzi pensa al rimpasto: Alfano agli Esteri al posto della Mogherini




Angelino Alfano agli Esteri al posto di Federica Mogherini che dovrebbe ricevere l'incario di Alto rappresentante della politica estera per l'Unione Europa. Al Viminale dovrebbe andare Graziano Del Rio. Si ipotizza pure uno spostamento di Roberta Pinotti dalla Difesa che lascerebbe il posto a Debora Serracchiani e pure un posto da titolare per il viceministro della Farnesina Lapo Pistelli. Se la Serracchiani lasciasse la presidenza del Friuli Venezia Giulia, come ovvia conseguenza, la Regione sarebbe chiamata a tornare al voto. Matteo Renzi, insomma, sta studiando un rimpasto di governo che faciliti le sue riforme già a partire dal prossimo Consiglio dei Ministri in agenda il 29 agosto prossimo. Secondo il retroscena del Giornale tutto parte dalla Farnesina perché sulla candidatura della Mogherini a Lady Pesc c'è un grande ottimismo. "L'accordo è pressoché chiuso", assicura un esponente dell'esecutivo a Laura Cesaretti e una volta portato a casa l'incarico che comporta anche la vice-presidenza della Commissione europea si aprirà una partita domestica altrettanto irta di insidie. I più ostili sono quelli di Ncd terrorizzati che un giro di poltrone porti inevitabilmente un ridimensionamento dei suoi posti di potere.

RIENTRO LACRIME E SANGUE Tasi e bollette: quanto spenderemo

Stangata da rientro per i consumatori. Tasi, bollette e scuola: conto da 1.900 euro




Un rientro lacrime e sangue. Brutte sorprese in arrivo per le famiglie italiane. Dopo le ferie, secondo Adusbef e Federconsumatori, i costi da sostenere in autunno saranno tanti e supereranno, tra bollette, tasse sulla casa e rientro a scuola dei bambini, i 1.900 euro. Si tratta, secondo le associazioni, di una spesa "insostenibile per le famiglie, il cui potere di acquisto è ai minimi storici, diminuito di oltre il -13,4% dal 2008 ad oggi".

I costi - Tra settembre e novembre, calcolano i consumatori, la spesa autunnale sarà di 1.912 euro. Per la scuola (libri e corredo) si spenderanno 779,25, per la Tasi il costo medio sarà di 231 euro, le bollette ammonteranno tra acqua, luce, gas e telefono a 460,77 euro, mentre la Tari costerà 156,35 euro. Il riscaldamento infine porterà ad una spesa di 285 euro. 

L'allarme - "Laddove le famiglie avessero figli che frequentano il tempo pieno, - proseguono Adusbef e Federconsumatori - a tali voci si aggiunge anche la mensa scolastica, per un totale di circa 205,50 euro. Per non parlare, inoltre, di chi ha un figlio che frequenta l'università, che dovrà sostenere anche la prima rata delle tasse, per un importo medio di 326 euro". "E' evidente - concludono - che tale cifra non si limiterà a riportare ripercussioni estremamente negative sulle condizioni delle famiglie, ma inciderà in maniera sempre più grave sull'intero andamento della domanda di mercato, trascinando ulteriormente al ribasso i consumi e l'intero apparato produttivo". Insomma superata l'estate, al rientro tocca riaprire ancora una volta il portafoglio. 

HANNO VENDUTO IL BELPAESE Chi sono i nuovi padroni d'Italia portati da Monti, Letta e Renzi

Borsa, Unimpresa: "La crescita di Piazza Affari dovuta allo shopping estero"




Anni di lacrime, anni di sangue. Anni di governi e premier non eletti: da Mario Monti ad Enrico Letta, da Enrico Letta a Matteo Renzi. Anni di tasse, recessione, stagnazione e, in alcuni casi, disperazione. Anni per i quali, ora, stiamo continuando a pagare il conto. Certo, c'è il peso del Fisco, sempre più insostenibile. Poi la disoccupazione alle stelle, le imprese che muoiono, le industrie che non producono. Poi c'è la Borsa, che invece cresce, un rally iniziato nel 2013 e destinato a proseguire nel 2014.

Shopping estero - Un dato che ci dovrebbe far sorridere? Non proprio. Già, perché è una diretta conseguenza dello "shopping estero nel made in Italy di piazza Affari, che vale sempre di più". Insomma, quell'unico segno "più" alla Borsa di Milano in un quadro di perenne recessione è dovuto a una sorta di neocolonialismo economico. Sottolinea un report di Centro studi di Unimpresa: in Borsa "aumenta il valore, ma sono sempre più in mani straniere. Oltre il 40% delle società per azioni italiane quotate in Borsa, che hanno visto crescere la capitalizzazione complessiva di 159 miliardi di euro nell'ultimo anno, è posseduto da soggetti esteri. Mentre il 53% delle imprese (anche le non quotate) è controllato dalle famiglie". Nel dettaglio, "da gennaio 2013 a gennaio 2014, il capitale delle spa quotate del nostro Paese è passato da 354,7 miliardi di euro a 514,3 miliardi in crescita di 159,5 miliardi (+45%)". Aumenti che però, come detto, sono riconducibili allo "shopping estero" e non a una ripresa del mercato interno.

Le cifre - A Piazza Affari, infatti, "cresce il peso degli azionisti non italiani che ora hanno partecipazioni di imprese quotate della Penisola pari a 215,1 miliardi, il 41,8% del totale. Predominante, seppur in leggera diminuzione, il peso delle famiglie nel capitale delle aziende (quotate e non) con partecipazioni pari a 893 miliardi, in aumento di 111,7 miliardi". 

Il peso delle banche - Secondo Unimpresa, la cui analisi è basata sui dati di Bankitalia, "da gennaio 2013 a gennaio 2014, si è assistito a uno scatto in avanti del valore delle spa presenti sui listini di piazza Affari. Le partecipazioni di spa quotate in mano alle imprese italiane a gennaio 2014 valevano 141,6 miliardi (il 27,5% del totale) in crescita di 50,5 miliardi (+55,5%) rispetto ai 91 miliardi di gennaio 2013". In questo scenario "le banche continuano ad avere una presenza forte, seppure in lieve calo, nel capitale delle spa quotate con il 6,4%, pari a 32,7 miliardi in crescita di 572 milioni (+1,8%). Lo Stato centrale ha nel suo portafoglio titoli azionari quotati italiani per 16,1 miliardi (+3,1%), in aumento di 5,3 miliardi (+48,9%) rispetto ai 10,8 miliardi di un anno prima". Quindi i dati relativi ai privati, le famiglie, che controllano quote pari a 69,2 miliardi (il 13,5% del totale), cresciute di 14,6 miliardi (+26,8%) rispetto ai 54,6 miliardi dell'anno precedente.

L'allarme - Ma, ad oggi, il controllo degli stranieri di Piazza Affari è salito al 41,8%, con partecipazioni per 215,1 miliardi di euro, in aumento di 75,6 miliardi rispetto ai 139,5 miliardi di gennaio 2013. Unimpresa specifica che complessivamente il valore delle società italiane quotate "è salito in un anno di 159,5 miliardi (+45%) da 534,7 miliardi a 514,3 miliardi". Dati che allarmano, secondo il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, il quale sottolinea: "Se da una parte va valutato positivamente l'aumento del valore delle imprese italiane, dall'altro bisogna guardare con attenzione la presenza degli stranieri e capire fino a che punto si tratta di investimenti utili allo sviluppo e dove finisce, invece, l'attività speculativa". Longobardi spiega che "la fortissima crisi che sta colpendo l'Italia più di altri paesi sta consegnando di fatto i pezzi pregiati della nostra economia a soggetti stranieri, che non sempre comprano con prospettive di lungo periodo o di investimento, ma spesso per fini speculativi".

Legittimo pagare i riscatti? Gaetano Daniele: "Non si sponsorizza il terrore"

E' legittimo pagare i riscatti? Gaetano Daniele: "Non si sponsorizza il terrore, mai!"



Gaetano Daniele
Amministratore il Notiziario 

L'amministratore de il Notiziario, Gaetano Daniele risponde ad una lettera inviata da una sua lettrice, Maria Tartaglione che, pone al direttore una domanda, se pagare o meno i riscatti chiesti dai terroristi. 

Cara Maria, pubblicando articoli sia sul rapimento delle due ragazze Lombarde in Siria che sulla decapitazione del giornalista americano, sapevo di immettermi su un terreno minato, soprattutto quando un genitore di un figlio rapito, in presa al panico e con la speranza di rivedere appunto il proprio figlio a casa, legge che, pagare un riscatto è sbagliato. Da chiarire che, anch'io in qualità di padre farei nello specifico tutto ciò che fanno i familiari di chi è nelle mani di un gruppo armato, pronto a sgozzare. Invocherei pietà, raccoglierei tutto ciò che ho, busserei ad ogni porta senza stancarmi, ma soprattutto tratterei con i terroristi: perchè la vita di un figlio, o di un familiare vale di più di ogni altra cosa materiale e anche di tanti bei principi e di tante enunciazioni, quando di peggio a farle sono i nostri politici. 

Comprendo dunque la sua domanda, quando in privato via web le ho detto che non bisogna pagare i riscatti. Il mio messaggio, infatti non si appellava ai genitori e ai familiari di chi è detenuto contro la propria volontà, in terra straniera ma, rivolto al governo, perchè un conto è essere genitori di un figlio rapito - e comportarsi di conseguenza - e un conto è essere un primo ministro che un giorno si dice indignato per le stragi e gli stupri di Cristiani in Siria, e il giorno dopo pagando un riscatto, finanzia gli autori di quelle stragi e di quegli stupri. Per non parlare del totale abbandono in India dei due militari italiani, Latorre e Girone. 

Pertanto, chi sta al governo porta il peso delle decisioni e delle conseguenze di ciò che fa, proprio come la figuraccia con i due Marò in India, ma riallacciandomi alla sua domanda, credo che, finanziare previo riscatto un gruppo di terroristi sia cosa sbagliata, anche perchè se paghi per uno paghi per tutti e se paghi per tutti corri il rischio di potenziare giorno dopo giorno menti malate pronte a tenerti per la gola al primo no. Il terrorismo va combattuto non finanziato, sempre!. 





Ecco chi è il capo dei tagliagole Così è diventato il re del terrore

Abu Bakr al Baghdadi: ecco chi è il capo del Califfato, l'uomo più ricercato al mondo




Le immagini della decapitazione di James Foley sono ancora negli occhi di tutti e corrono sul web come un monito: sappiamo quanto è feroce il nemico. Dopo la morte di Osama Bin Laden qualcuno pensava che ci fosse un vuoto tra le gerarchie del terrore. Ci ha pensato un uomo a riempire quello spazio: Abu Bakr al Baghdadi, leader del'Isis e in questo momento l'uomo più ricercato al mondo. Lo schiaffo dato all'occidente con la decapitazione di James Foley ha acceso i riflettori su una realtà, a qualche miglia da casa nostra che fino all'inizio di questa estate era rimasta sepolta tra le cronache della striscia di Gaza. La testa di Foley ha alzato il velo su ciò che sta avvenendo in Siria, in Iraq e ora anche in Libia. Chi comanda i tagliagole? Lui, Abu Bakr al Baghadi. 

Il califfo - L'autoproclamatosi califfo dell'Isil (acronimo di Stato Islamico dell'Iraq e del Levante), non è solo un fanatico estremista: ha una precisa strategia bellica. Dopo un passato da militante in al Qaeda, il quarantatreenne nato a Samarra, ha elaborato negli ultimi due anni un piano di guerra che non si basa su clamorosi attentati all'estero. Piuttosto il suo intento è quello di tracciare i confini di un nuovo stato sunnita, attraverso un costante consolidamento della forza militare delle sue milizie. 

Cosa fa - Il suo progetto con il passare del tempo è cambiato. L'Isil è diventato Is abbracciando così un unico califfato che va dalla Libia all'Iran sciita. Al  Baghdadi però non si ferma. La sua macchina del terrore è impegnata innanzitutto ad espandere l'influenza sull' Iraq e la Siria. La biografia del califfo è avvolta dal giallo. Pare che fosse un imam all'epoca della seconda guerra degli Usa in Iraq (2003). Dopo la parentesi qaedista a fianco delle milizie di al-Zarqāwī, ha presieduto dei tribunali religiosi. Inoltre, secondo le biografie non ufficiali diffuse in rete, sembra abbia conseguito un dottorato di ricerca in scienze islamiche. A quanto pare fino al 2011 avrebbe intrattenuto legami con Ayman al-Zawāhirī, il successore di Bin Laden. E' stato coinvolto in attentati contro sciiti e cristiani, colpevoli di aver collaborato con il governo di Baghdad. Poi al Baghdadi ha cambiato rotta, inserendosi nel conflitto siriano. Qui ha reclutato le sue milizie attaccando il regime di Al-Assad. 

Le mosse del terrore - In Siria l'Isil ha recuperato tutte le armi per combattere la propria guerra. Lì il leader del califfato ha reclutato i combattenti e ha raccolto soldi che arrivano dalla Turchia, dal Qatar, dall'Arabia Saudita e dal Qatar. Dopo la decapitazione di Foley, questi Stati negano qualsiasi tipo di legame diretto con al Baghdadi, ma resta il fatto che le centinaia di milioni di dollari che costituiscono il patrimonio dell'esercito del califfo non possono essersi materializzati dal nulla. Inoltre, in Siria, al Baghdadi si è impadronito anche 
di alcuni importanti pozzi di petrolio con cui ha esportato greggio prezioso per finanziare la Jihad. il 29 giugno scorso Abū Bakr al-Baghdādī si autoproclama califfo dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Il 5 luglio si mostra in pubblico per la prima volta e parla dall'interno della Grande moschea al-Nūrī di Mosul, città conquistata dall'Isil, chiamando all'obbedienza tutti i musulmani del mondo per l'affermazione della causa del califfato. Ora dopo Bin Laden è lui l'uomo più ricercato da Stati Uniti e Gran Bretagna. 

Luttwak balla sul cadavere di Foley: "La decapitazione? Vi dico cosa ha fatto il reporter..."

Edward Luttwak: "Foley? Se l'è cercata. Il suo non era giornalismo"




"Secondo me se l'è cercata". Il professor Edward Luttwak ha una visione molto personale della tragedia che ha coinvolto James Foley. In un'intervista a il Giornale, Luttwak afferma: "Foley? Se penso che abbiamo rischiato la vita dei nostri soldati per tentare di salvarlo mi arrabbio. Quello prima è andato a giocare al corrispondente di guerra in Libia e si è fatto catturare. Poi è andato a cercar guai in Siria". Poi fa un paragone particolare: "Foley? Se penso che abbiamo rischiato la vita dei nostri soldati per tentare di salvarlo mi arrabbio. Quello prima è andato a giocare al corrispondente di guerra in Libia e si è fatto catturare. Poi è andato a cercar guai in Siria. Risultato? Voi europei pagate enormi riscatti per liberarli e noi americani rischiamo la vita dei soldati per riportarli a casa".

"Il suo non era giornalismo" - Infine Luttwak torna ancora sul caso Foley e aggiunge: "Se l'è cercata totalmente..... Il suo, come quello della vostra Sgrena, non è giornalismo, ma protagonismo. Lui, la Sgrena e tanti altri non raccontano quel che succede, aiutano una parte in gioco. Nel suo caso il cosiddetto popolo siriano. Nel caso della Sgrena quelli che combattevano contro l'Italia. Che poi ha pagato per riaverla viva. Questo oltre ad esser pericoloso per chi lo pratica, genera disinformazione. Identificandosi con chi, a detta loro, soffre producono racconti emotivi destinati non ad informare, ma a coinvolgere il pubblico".