Sondaggi, parla il guru di Renzi: "I due motivi per cui perderà il referendum"
A tre settimane dal referendum Matteo Renzi può iniziare a tremare. Secondo un sondaggio Cise per il Sole 24 Ore, i No sono sempre in vantaggio al 34%, con i Sì fermi al 29% e soprattutto con un trend costante. Non c'è ancora, insomma, l'effetto recupero su cui scommette il premier. Certo, resta alta la quota degli indecisi: il 37%. Il guaio, spiega il professor Roberto D'Alimonte, assai vicino a Renzi avendogli ispirato la prima versione dell'Italicum, è che gli italiani considerano in maniera molto negativa un aspetto in particolare della riforma, il trasferimento delle competenze delle Regioni allo Stato, in grado di mettere in ombra ance i passaggi più apprezzati: "Il 57% è d'accordo sul fatto che la maggior parte delle leggi possa essere approvata solo dalla Camera - spiega D'Alimonte -. Addirittura l'83% ritiene positivo che il governo possa chiedere alla Camera di deliberare su alcuni provvedimenti in tempi certi".
L'altro fattore a sfavore del premier è l'aver politicizzato il voto, trasformando il referendum in un plebiscito non solo contro il governo, ma contro la stessa figura di Renzi. "Purtroppo questo giudizio finisce con l'influenzare la decisione di voto - conclude il politologo -. E così la valutazione favorevole sui singoli aspetti non si traduce in un giudizio positivo sul complesso della riforma. E tanto meno in un Sì al referendum. Il senso è chiaro: si vota no alla riforma per votare contro il premier, anche se - tutto sommato - se ne condividono i contenuti".

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