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sabato 12 novembre 2016

Boldrini, l'esercito dei privilegiati Quanto ci guadagnano i suoi uomini

Boldrini, l'esercito dei privilegiati. Quanto ci guadagnano i suoi uomini


di Antonio Castro



È più grave declinare al femminile un incarico o un titolo (sindaco/sindaca), o discriminare un lavoratore con un altro solo in base al datore di lavoro? Ai piani alti di Montecitorio sembrano più sensibili al dito che alla luna. Battaglie, tante, per tutelare il genere; soluzioni (poche), per le più concrete discriminazioni quotidiane. Forse non è argomento che appassiona gli onorevoli e la presidenza della Camera dei deputati, però prima delle battaglie verbali bisognerebbe concentrarsi sul quelle concrete. E se proprio tanto si tiene alla parità si potrebbero riconoscere gli stessi diritti economici, sindacali e contrattuali a tutti i lavoratori. Tralasciando l'aspetto economico (anche se si potrebbe serenamente aprire un dibattito), sarebbe interessante conoscere il parere della presidente/presidentessa su trattamenti, privilegi e prerogative dei "suoi" mille dipendenti.

Lo sapevate, ad esempio, che i fortunati dipendenti di madame Boldrini hanno diritto ad un periodo di conservazione del posto di lavoro fino a 3 anni in caso di malattia rispetto ai 6 mesi dei dipendenti del settore privato. Se ad un povero cristo gli piomba addosso un tumore deve anche preoccuparsi di non superare il periodo massimo di assenza e magari è costretto a ripresentarsi in ufficio anche durante i trattamenti di chemio e radioterapia. E ancora: i dipedennti di Montecitorio possono serenamente assentarsi senza giustificato motivo dal posto di lavoro per 30 giorni. I comuni mortali del settore privato al massimo per 3/5 giorni. E che dire del "paracadute" anti licenziamento? Ai fortunati membri di questa casta dorata (con stipendi fino a 240mila euro l' anno, e prima del tetto Monti andava anche molto meglio), se non in rarissime situazioni gravissime era impossibile recapitare un licenziamento. E il Jobs Act a Montecitorio non è entrato né ora né mai. Mentre i comuni mortali devono tirare la carretta fin oltre i 67 anni, lorsignori ancora oggi possono andare in pensione a 65 anni. Neppure la signora Elsa Fornero con la sua riforma è riuscita a scardinare l' autonomia amministrativa e funzionale di Camera e Senato.

A fare le pulci ai privilegi di questo esercito di lavoratori pubblici intoccabili ha pensato l' avvocato milanese Francesco Rotondi, inviperito per «lo stato di ingiustificata diseguaglianza in cui vige il nostro mondo del lavoro. Tra le categorie di lavoratori del settore pubblico che godono di ingiustificati e notevoli trattamenti di favore ci sono i dipendenti della Camera dei Deputati, oltre 1.000 lavoratori che godono di diritti e privilegi sconosciuti al dipendente del settore privato». 

Il giuslavorista ha condotto «un' analisi comparata dei principali istituti giuslavoristici applicabili al rapporto di lavoro dei dipendenti della Camera dei Deputatati», ed emergono «diverse sacche di favore rispetto ai dipendenti del settore privato e gran parte del pubblico che non trovano giustificazioni di sorta». A cominciare dal trattamento economico: «Che può raggiungere i 240mila euro, mentre il trattamento economico garantito al dipendente privato più qualificato può anche limitarsi a soli 30 mila euro circa». Rispetto poi agli incrementi retributivi legati agli scatti di anzianità, si registrano evidenti disparità: un "assistente parlamentare" percepisce una retribuzione all' ingresso di circa 35.000 euro che, dopo poco più di venti anni di lavoro, diventano quasi 100mila». Cosa è più grave: declinare al femminile/maschile o tollerare tali discriminazioni?

Sfregio dell'islamica, non si toglie il velo Il giudice non perdona: condanna choc

Sfregio della musulmana, non si toglie il velo Condanna Choc

di Matteo Mion



Giù il velo! Questo il dispositivo della sentenza emessa dal tribunale di Pordenone nei confronti di una donna musulmana che si era presentata al Consiglio comunale di San Vito al Tagliamento coperta dal niqab. In quell'occasione la donna era stata allontanata dall'aula del Comune, perché si era rifiutata di togliere il copricapo che lasciava intravedere solo gli occhi. Una volta rilasciate le generalità alla polizia municipale la stessa era tornata nuovamente in aula, chiedendo anche la parola. Il Sindaco Di Bisceglie del Pd, contrariato dalla presenza e dall'impertinenza della donna albanese che voleva assistere al Consiglio in quanto uno dei figli era stato eletto, a quel punto decise d'interrompere la seduta. Da lì denuncia e il processo.

Finalmente un tribunale prende una posizione netta e decisa su una questione troppo spesso oggetto di ondeggiamenti da parte dei nostri magistrati. La tolleranza dimostrata dalla giurisprudenza nei confronti di queste situazioni ha portato all'estrema conseguenza che una persona a viso coperto esiga di partecipare a una seduta pubblica. Questi signori ostentano le loro usanze, infischiandosene delle nostre. Pretendono rispetto, ma non ne hanno. Arrivano al punto d' imporci veli, turbanti e Allah senza considerare che da queste parti siamo cresciuti a Dio, patria e famiglia. L' atteggiamento dei tribunali è sempre stato un pilatesco "porgi l' altra guancia", ma il Gip dott. Alberto Rossi la pensa diversamente con nostro sommo apprezzamento e ha condannato la musulmana a 4 mesi di reclusione e 600 euro di multa pena convertita in 30.600 mila euro di ammenda.

Scrive il giudice che la donna è stata condannata per violazione dell' art. 5 Legge 22/5/1975 (Reale): «È vietato l'uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo». Sonora e giusta sanzione penale da parte di uno stato laico senza alcun riferimento a significati religiosi, perché se sotto il copricapo si nasconda un terrorista o la più pia delle signore non è affare che compete alla nostra magistratura. Le leggi ci sono e basterebbe applicarle invece di creare alibi fantaprocessuali che favoriscano quotidianamente un' integrazione delirante e sprezzante del nostro buoncostume. Quindi, amiche musulmane, via il velo, perché in Italia la legge lo vieta e a Pordenone lo sanziona pure pesantemente.

La frase pazzesca di Beppe Grillo: vuole far pagare l'affitto al Papa

La frase pazzesca di Beppe Grillo: vuol far pagare le tasse anche al Papa



Gaffe clamorosa di Beppe Grillo che prima la spara - "I Musei del Vaticano sono del Comune e non pagano niente" - e poi si tira indietro: "Voglio fare un chiarimento riguardo ad una mia frase detta durante la lunga intervista a Euronews", spiega il leader del Movimento 5 stelle. "I musei vaticani sono del Vaticano e nessuno mette in dubbio questo. Io, esattamente come detto da Papa Francesco nel settembre 2015, semplicemente spero che si trovi una soluzione riguardo al pagamento dell'Imu per gli esercizi della chiesa che svolgono attività commerciale". Perché, continua Grillo, "trovo giusto che in una città con miliardi di debito tutti contribuiscano a risanarla, dai cittadini agli uomini di chiesa".

Una retromarcia che però non placa le polemiche. "Grillo, in difficoltà per la vicenda delle firme false di Palermo e per il flop della Giunta M5s a Roma, ricorre a un escamotage di comunicazione sparandola grossa sui Musei Vaticani e dicendo una balla colossale". Come tutti sanno, ricorda al Tempo il deputato Pd, Michele Anzaldi, "i Musei Vaticani non sono proprietà del Comune di Roma e non sono neanche su suolo italiano, ma fanno parte della Città del Vaticano, come dice peraltro la parola stessa". Sulla stessa linea il senatore di Forza Italia ed ex sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro: "Sembra la battuta di un comico a fine carriera. E ciò che è grave è che venga detta al circuito internazionale di Euronews. Roma sarà sommersa dalle risate: Il Papa paga l'affitto alla Raggi. Una barzelletta di un dilettante allo sbaraglio".

ESPLODE LA LEGA Si dimettono in massa: è il caos in casa Salvini

Esplode la Lega (a casa sua). Dimissioni di massa: scoppia il caos



Hanno fatto un passo indietro in 17 su 32, uno più della maggioranza: i consiglieri comunali di Padova, dopo mesi di scontro interno fra Lega e Forza Italia, hanno messo così la parola fine all’esperienza da sindaco del leghista Massimo Bitonci. La scelta, formalizzata attorno a mezzanotte, spalanca le porte all’arrivo di un commissario che traghetterà Padova a nuove elezioni. Una tegola che arriva proprio nel giorno della manifestazione organizzata dalla Lega di Matteo Salvini a Firenze a sostegno del No al referendum costituzionale. 

Il caso Padova rischia di far alzare la tensione all'interno del centrodestra, già particolarmente tribolato. Solo ieri, davanti alle prime avvisaglie di crisi nel Consiglio comunale padovano, Salvini aveva avvertito i consiglieri di Forza Italia intenzionati a togliere il sostegno al sindaco della città più grande amministrata dalla Lega: "Vuol dire schierarsi contro tutta la Lega e mettere in discussione le alleanze a ogni livello". Sul fronte forzista, Nicolò Ghedini aveva provato a calmare gli animi, definendo il tutto "un grave errore" e invitando i parlamentari veneti del centrodestra a far ragionare i due consiglieri. Un tentativo per niente riuscito. 

Le prove tecniche di centrodestra unito. A Firenze? Macché, a Padova. I grandi successi di Salvini«. Lo scrive su Twitter il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini a proposito delle manifestazioni del centrodestra per il no al referendum in programma oggi.

Renzi, una vergogna in diretta La badilata in tv di Prodi / Guarda

Renzi, una vergogna in diretta. La badilata di Prodi



Il giallo sulla scomparsa delle bandiere dell'Unione europea alle spalle di Matteo Renzi durante l'ultima diretta Facebook di sicuro non appassionerà la maggior parte degli italiani, ma di sicuro ha dato un grosso dolore all'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi.

Ospite del nuovo programma di Bianca Berlinguer, Cartabianca su Raitre, tra un bofonchio e l'altro l'ex commissario europeo non riusciva a darsi pace: "Quando ho vista questa foto proprio mi ha preso male al cuore, perché noi abbiamo questa doppia identità, italiana ed europea, e non possiamo mica rinunciare".

Sarà, ma Renzi lo ha fatto senza farsi venire particolari scrupoli. Alle spalle del premier durante l'ultimo #matteorisponde c'erano solo sei bandiere tricolore, un bel segnale chiaro in piena campagna elettorale. Eh sì perché i maligni dicono che l'idea sia venuta al guru americano Jim Messina, già consigliere di Barack Obama per l'ultima campagna elettorale. Eliminare i simboli europei e tenere solo chiari riferimenti al più patriottico tricolore è stato letto come un tentativo sfacciato di intercettare i favori di quell'elettorato che poco digerisce l'invadenza di Bruxelles. Naturalmente da Palazzo Chigi hanno smetito.

Prodi non ammette eccezioni nè scuse per la campagna elettorale in corso. Davanti a un affronto così grave, arriva anche a punzecchiare Renzi: "Forse sono cattivo di animo, ma mi viene da dire, visto che siamo in tempi di trasmissioni sui Medici, mettiamo il giglio fiorentino accanto al tricolore italiano. Due bandiere però servono. O forse voleva mettere quella a stelle strisce, non lo so...".

Esclusiva Video / Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016, Si o No? La parola agli esperti

Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016, la parola agli esperti 



di Antonio Parrella
Per il Notiziario sul web



Prof. Antonio Parrella
Giornalista de Il Mattino

Referendum costituzionale 2016: perché votare Sì

Per i sostenitori del Sì, tra cui troviamo non solo esponenti Pd ma anche docenti di Diritto e studiosi della Costituzione, la riforma Boschi rappresenta un salto di qualità per il sistema politico italiano e per il suo farraginoso processo legislativo, garantendo maggiore stabilità a un Paese che ha visto 63 governi susseguirsi negli ultimi 70 anni.

Le più note ragioni per votare Sì al referendum costituzionale di dicembre sono:

Addio bicameralismo: si supera il famoso ping-pong tra Camera e Senato, con notevoli benefici in termini di tempo; il fatto che solo la Camera sia chiamata a votare la fiducia al governo implica l’instaurazione di un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del Parlamento; la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel produrrà notevoli risparmi; grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario migliora la qualità delle democrazia; il Senato farà da “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.



Referendum costituzionale 2016: perché votare No

Tutte le ragioni anti-riforma sono dichiarate sul sito ufficiale del comitato del No. I motivi per cui, secondo gli esponenti del fronte del No, gli italiani dovrebbero opporsi all’approvazione del ddl Boschi-Renzi si possono riassumere nei seguenti punti:

Si tratta di una riforma non legittima perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale. Inoltre, anche gli amministratori locali chiamati a comporre il nuovo Senato godrebbero dell’immunità parlamentare; anziché superare il bicameralismo paritario, la riforma lo rende più confuso, creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato; la riforma non semplifica il processo di produzione delle leggi, ma lo complica: le norme che regolano il nuovo Senato, infatti, produrrebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti; i costi della politica non vengono dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare solo il 20%; l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo di raggiungimento di 150mila firme (attualmente ne servono 50mila) per i disegni di legge di iniziativa popolare; il combinato disposto riforma costituzionale-Italicum accentra il potere nella mani del governo, di un solo partito e di un solo leader.

Sono intervenuti: 

Dott. Giuseppe Papaccioli, Dirigente Asl, già Sindaco di Caivano (Na)

Dott. Armando Coppola, già Presidente IV Municipalità Comune di Napoli

Giuseppe Barra, Dirigente Aziendale, già Sindaco di Cardito (Na)

Prof. Dott. Marco Plutino, Docente in Diritto Costituzionale presso l'Università di Cassino

Avv. Donato Lettieri, dottore di ricerca in Diritto Tributario

Antonio Angelino, Segretario PD, sez. di Caivano (Na)

Ha moderato l'incontro il Prof. Antonio Parrella, giornalista de Il Mattino


Buddy Fox: la bolla "tedesca" scoppierà Arriva Trump, scommettiamo che ora...?

La bolla "tedesca" scoppierà, occhio al dollaro di Trump (grossi guai in Oriente)


di Buddy Fox



"Questo è un top secolare, questi sono livelli che non rivedrete mai più", un messaggio chiaro e urlato a pochi tra le quattro mura ormai silenti di Piazza Affari. Si parlava di Titoli di Stato e in particolare di Bund, quello che a mio avviso è la bolla speculativa che un giorno scoppierà.

Sintesi della storia: il Bund, il titolo di stato della Germania, strumento principe del continente Euro qualche settimana fa arriva ad avere un rendimento sotto lo zero, cosa significa? Significa una cosa apparentemente astrusa e cioè che il creditore investe i suoi soldi per avere un rendimento negativo, spiegato ancor più semplicemente il creditore paga il debitore. Blasfemia nel mondo degli investimenti eppure lo facevano in molti, forse senza riflettere. Ora le obbligazioni hanno all'apparenza dei movimenti complicati da comprendere perché formati da due elementi di valorizzazione, c'è il prezzo dello strumento e c'è il rendimento che si muovono in maniera opposta, se sale il prezzo scende il rendimento e viceversa.

Per fare un esempio ancor più chiaro prendiamo il nostro Btp. Questo strumento come tutte le obbligazioni ha un prezzo di riferimento e appunto un rendimento, quando vedete nei Tg l'aggiornamento dello Spread (differenza tra il rendimento del nostro Btp e quello del Bund) in basso, in piccolo si può vedere anche il rendimento del nostro Btp.

In questi anni, soprattutto grazie alle manovre magiche di Super Mario Draghi i titoli di stato europei (e di tutto il mondo occidentale) hanno visto i prezzi salire e i rendimenti schiacciati fino a sfondare quota zero e finire sotto. Livelli impensabili da Blade Runner, del tipo ho visto cose che voi piccoli risparmiatori non avete mai visto... Oggi però le cose stanno cambiando, nel silenzio più totale il rendimento del Bund 10y è passato da -0,20% fino a +0,30% in poche settimane e in punta di piedi. 

Un movimento iniziato ancor prima dell'elezione di Trump e che proprio grazie alle ipotetiche mosse di Trump, la futura "Trumpenomics" aumento deficit + aumento tassi + aumento salari + aumento inflazione sembrano mettere definitivamente la parola fine all'epoca dei TASSI ZERO. E poi cosa succederà? Sarà un tramonto soft o come invece ha previsto il guru Bill Gross sarà l'esplosione della Supernova? E dove finiranno tutti i soldi in uscita dal pianeta delle obbligazioni? Le borse sognano, perché se il movimento sarà soft, il processo naturale è il travaso da Bond a equity, sgonfi le obbligazioni e dai una definitiva pompata alle azioni.

Ovviamente tra le azioni ci sono rose e spine, c'è chi dai tassi in aumento gode e chi invece con le spine su ferisce, vedi per esempio le banche USA che anche senza Hillary hanno già preso il volo, mentre dalla parte della faccia scura ci sono le utility che iniziano a sentire i dolori di un debito che in prospettiva pesa sempre più. Ecco spiegato i cali di oggi su Enel e A2A.

Ma se ancora non ci avete capito nulla, il faro nella nebbia è il Dollaro e la stagione già avviata dello "strong dollar", perché se vi è una certezza nella "Trumpenomics" questa è nel futuro scudo fiscale, un enorme rimpatrio di capitale che porterà il Dollaro verso antichi splendori. L'Europa già si lecca i baffi, ma l'Oriente come la prenderà?