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mercoledì 22 aprile 2015

Scontrini, controlli, elusione: Fisco, quali sono le nuove regole

Fisco, le nuove regole su scontrini, controlli ed elusione fiscale





Addio allo scontrino a fini fiscali ma resta comunque l'obbligo della fattura su richiesta del cliente, necessaria ad esempio per la garanzia o comunque per dimostrare un acquisto. E' quanto prevede uno dei decreti legislativi in materia fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri.

Scontrini, meno controlli - Il decreto prevede che "per tutti i soggetti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi (essenzialmente il settore del commercio) è prevista la facoltà di trasmettere telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati dei corrispettivi, in sostituzione degli obblighi di registrazione. L'opzione ha effetto per cinque anni e si estende di quinquennio in quinquennio. In sostanza si tratta del superamento dello scontrino a fini fiscali. Resta comunque fermo come detto l'obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente. "Per i gestori dei distributori automatici la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati è obbligatoria. Per i soggetti che scelgono di avvalersi della fatturazione elettronica vengono meno gli obblighi di comunicazione relativi al cosiddetto spesometro e alle black list. Inoltre, beneficiano di rimborsi Iva più veloci". 

L'elusione fiscale - C'è poi il capitolo controlli. Le nuove norme contro l'elusione fiscale fissano dei paletti sull'abuso di diritto tributario. Secondo il decreto, l'abuso si realizza quando le operazioni per sottrarsi ai tributi (imposte sui redditi e indirette) non perseguono obiettivi come lo sviluppo dell'attività o la creazione di posti di lavoro, ma solo ed esclusivamente vantaggi fiscali. Quando l'Agenzia delle Entrate accerta queste pratiche elusive, esse diventano inefficaci ai fini tributari. Nel contenzioso l'onere della prova della condotta abusiva è a carico dell'amministrazione, mentre il contribuente è tenuto a dimostrare la sussistenza delle "valide ragioni extra-fiscali".

Perché Renzi tira dritto sull'Italicum: "Tranquilli, tanto dopo maggio..."

Italicum, Renzi scommette sul ritorno del Cav


di Elisa Calessi 


Ora l’importante è approvare l’Italicum, da soli o in compagnia fa lo stesso. «Dopo, a giugno, ci sarà tutto un altro film». Al Nazareno non si dà alcun peso alle proteste delle opposizioni e della minoranza Pd per la sostituzione dei dieci ribelli in commissione. Si guarda già oltre. La scommessa è che, una volta fatte le elezioni regionali, Silvio Berlusconi tornerà a più miti consigli e il patto del Nazareno risorgerà. E allora la minoranza avrà ancora meno spazio di manovra. E il cammino della legislatura scorrerà tranquilo fino al 2018. 

Da qui ad allora, però, bisogna navigare nella tempesta. Usando tutti i metodi a disposizione. Compresi quelli assaggiati ieri dai dieci della minoranza: «Loro non conoscono Matteo. Pensano che non faccia sul serio, ma si sbagliano», scuote la testa un fedelissimo del premier, commentando quanto successo in commissione Affari costituzionali. Alle 14.30, quando si è riunita, i dieci “ribelli” non c’erano più. Al loro posto, come annunciato, dieci renziani di provata fede: Paola Bragantini, Stefania Covello, Edo Patriarca, Stella Bianchi, Maria Chiara Gadda, Giampaolo Galli, David Ermini, Alessia Morani, Ileana Piazzoni e Franco Vazio. Per protesta Sel, Forza Italia e M5S abbandonano i lavori. Rimangono, però, Scelta civica (il segretario Enrico Zanetti in mattinata aveva incontrato Renzi e pare abbia ottenuto la promessa di un posto da viceministro) e Ncd. La commissione prosegue i lavori. L’Aventino delle opposizioni? «Una cagnara», la liquida Lorenzo Guerini. «Le opposizioni hanno poca dimestichezza con le regole della democrazia, non li capisco», è il commento asettico del ministro Maria Elena Boschi. 

La linea è chiara: «Avanti tutta», come scrive Matteo Renzi su Facebook:. «Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti, dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario (...) si chiama democrazia, quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi delle minoranze. Fermarsi oggi significherebbe consegnare l’intera classe politica alla palude e dire che anche noi siamo uguali a quelli che in questi anni si sono fermati. Ma no, noi non siamo così». Il premier è convinto di aver la gente dalla sua. «Mi arrivano decine di sms che mi dicono: bravi, andate avanti, mettete la fiducia», spiega uno dei suoi. Da oggi partirà una campagna di comunicazione per spiegare cosa è l’Italicum e smontare gli argomenti della minoranza. Si parte con un seminario a Montecitorio, poi iniziative in giro per l’Italia. I sostituiti protestano? «Gli abbiamo fatto un favore. Se no, non sapevano come uscirne», si dice. 

Il clima nel Pd, però, è molto pesante. Andrea Giorgis, uno dei rimossi, si dice «amareggiato». Pier Luigi Bersani compare di mattina in Transatlantico poi sparisce. Gianni Cuperlo non si vede e nemmeno Rosy Bindi. «Che fai, li cacci?», ironizza Pippo Civati sul suo blog, parafransando la famosa scena tra Berlusconi e Fini. In serata si tiene una riunione ristretta dei bersaniani, in preparazione a quella di Area riformista che si terrà oggi. La verità è che, al netto di rapporti ormai logorati, la minoranza non ha una strategia. 

La resa dei conti sarà in Aula, dove quasi certamente il governo metterà la fiducia sul testo uscito dalla commissione. Anzi i voti di fiducia: quattro, uno per ciascun articolo. In questo modo decadranno gli emendamenti che la minoranza potrebbe presentare per farli approvare a scrutinio segreto. Resta, a questo punto, l’incognita del voto finale, su cui non si può mettere la fiducia e che sarà segreto (bastano 30 a chiederlo). Nella minoranza, c’è chi sarebbe pronto alle estreme conseguenze: «Se cade il governo, intanto bisogna vedere se Mattarella scioglie le Camere», ragiona un bersaniano. «E comunque se si va a votare con il Consultellum, Renzi sarà costretto a fare un governo di coalizione». 

Non la pensa così, però, chi lo conosce bene: «Se non passa l’Italicum, si va a votare. E con il Consultellum: preferenze e circoscrizioni grandi come regioni. Voglio vedere chi di loro ce la fa. E soprattutto chi li mette in lista...». A quel punto l’unica alternativa percorribile per la minoranza sarebbe la scissione. C’è chi valuta questa ipotesi: almeno alla Camera dei Deputati, dove lo sbarramento è al 4% (al Senato è all’8%), una lista di sinistra potrebbe entrare. Massimo D’Alema sponsorizza da tempo questo scenario. Ma chi sarebbe disposto a seguirlo? Allo stesso modo, chi in Aula sarà pronto a votare “no”? «Un conto è farlo su un emendamento, altro sul voto finale». L’altra ipotesi di cui si ragiona nella minoranza è uscire dall’Aula insieme a tutte le opposizioni e provare a far mancare il numero legale. Ma dovrebbero farlo tutti. E anche questo pare difficile.

Caivano (Na): Politica, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare!

Caivano (Na): Politica, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare!





A Caivano qualche "politico candidato" si è sentito offeso "dalla verità"!, perchè? perchè noi del blog, il Notiziario, ci eravamo "sognati" di riportare i suoi guadagni, tra l'altro dichiarati e pubblici: circa 20 mila euro l'anno, uno della lista, uno in particolare, ci ha tenuto a precisare su giornalini di proprietà privata o a pagamento (facendo strane allusioni) che, non sono circa 20 mila euro l'anno ma, solo mille euro al mese. Rispondiamo, che, se fosse così, per 13 mensilità, aggiungendo anche le spese benzina: due mila euro l'anno, si arriva alla fatidica cifra di 15 mila euro l'anno, per un totale di 75 mila euro a quinquennio, quindi, ci chiediamo e vi chiediamo dove sono le falsità e le anomalie riportate da parte nostra?, da parte di chi fa vera e sana informazione plurale?, non solo non sono mai arrivate falsità, ma il delirio da parte di taluni sono il frutto di chi di politica nonostante l'esperienza acquisita sul territorio, continua a non capirne nulla, inoltre, teniamo a precisare a chi si sente sempre al di sopra delle parti, a chi decanta tanto di fare pulizia all'interno delle liste, se fino al 18 Aprile scorso ha pagato la tassa sulle affisioni?. No, perchè tra il predicare e il fare c'è di mezzo il mare.

Ognuno di noi, in democrazia è libero di esprimere il proprio pensiero, noto però, a malincuore che, quando viene fatta a certa politica (miope) questi, cercano di entrare nel personale, scavano, addirittura con pseudo minacce, del tipo (ricorreremo in tribunale) etc. etc. quasi ad intimorire chi riporta "la verità", difatti, noi de il Notiziario sul web, che operiamo 24 ore su 24 senza scopo di lucro, facendo una informazione sana e plurale, raccogliendo ad oggi un milione e 600 mila visualizzazioni tra il blog e Google+, stiamo ancora aspettando le o la querela. Non temiamo il bavaglio da parte di nessun politico. Tanto meno da certa informazione politicizzata che, in alcuni comuni spinge a destra, in altri a sinistra per non parlare del centro, con un unico fine......?? Premessa a parte, il nostro intento non era conoscere il guadagno in se, pubblico, ma cosa hanno fatto nei loro mandati.

In una recente intervista video, alla domanda: secondo lei, cosa ha fatto per Caivano il suo candidato a sindaco? l'intervistato, nonostante lo decantava fino a pochi secondi prima, non sapendo cosa rispondere, ci invitava addirittura a formulare tale domanda alla persone citata. Precisiamo che, non avevamo chiesto all'intervistato quante volte va in bagno quel candidato, ma il frutto di un quinquennio politico, evidentemente non lo sapeva neanche lui. Ma, appunto, il senso della nostra domanda, non solo riferito al suo caso, ma anche ad altri candidati, era quello di capire da chi guadagna 80 mila euro a quinquennio a chi ne guadagna 100 mila, cosa fanno poi per il territorio? Per il Paese? Continuiamo a dire nulla o quasi nulla, anche perchè se facciamo l'esempio di Caivano, fino a 10 giorni fa, abbiamo assistito alla chiusura del Liceo Scientifico Braucci, perchè la Provincia di Napoli, guidata da Luigi Cesaro, da Simone Monopoli e da Antonio Falco, rappresentanti del territorio locale, nulla avevano fatto per impedire quanto, anzi, alla domanda: perchè possono ancora accadere queste cose? ci hanno risposto: "Io non so nulla"! Alla faccia della meritocrazia politica!. 

Cassazione: il matrimonio resta valido anche se il coniuge cambia sesso

Cassazione: lui ha cambiato sesso, ma il matrimonio resta valido





Chi cambia sesso conserva "diritti e doveri" conseguenti al "vincolo matrimoniale legittimamente contratto". Così la prima sezione civile della Cassazione, applicando i principi dettati dalla Consulta, si è definitivamente pronunciata sul caso della coppia emiliana che, dopo il cambio di sesso effettuato dal marito nel 2009, si era opposta alla cessazione degli effetti civili del matrimonio annotata nel registro degli atti del Comune di Bologna. La Suprema Corte ha così accolto il ricorso presentato dalla coppia, sottolineando che "la conservazione dello statuto dei diritti e dei doveri propri del modello matrimoniale" è tale "fino a quando il legislatore non consenta" ai due "di mantenere in vita il rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata che ne tuteli adeguatamente diritti ed obblighi".

Nessun divorzio imposto - La Cassazione è partita dalla decisione della Consulta dell’11 giugno 2014 che aveva stabilito che la norma che prevede l’annullamento del matrimonio (legge 164 del 1982 che contiene le norme in materia di cambio di sesso e che fa scattare il cosiddetto "divorzio imposto") nel caso in cui uno dei due coniugi cambi sesso è incostituzionale, perché non prevede per la coppia che voglia continuare una vita assieme un’altra forma di convivenza giuridicamente regolata, un’unione alternativa a cui deve prevedere il legislatore. Una porta spalancata a favore delle unioni civili sulla quale oggi è intervenuta nuovamente la Cassazione (è la seconda volta che si pronuncia sulla vicenda, la prima volta è accaduto nel 2012),  invitando il Parlamento a legiferare.

Diritto costituzionale - La Suprema Corte, nelle motivazioni redatte da Maria Acierno, ha ricordato che "un sistema legislativo che consenta soltanto alle coppie eterosessuali di unirsi in matrimonio può legittimamente  escludere che si possano mantenere unioni coniugali divenute a causa della rettificazione del sesso di uno dei componenti non più fondate sul predetto paradigma". Detto questo, la Suprema Corte ha messo nero su bianco che "ciò che non può essere costituzionalmente tollerato, in virtù della protezione costituzionale di cui godono le unioni tra persone dello stesso sesso, è che per effetto del sopravvenuto non mantenimento del modello matrimoniale tali unioni possano essere private del nucleo di diritti fondamentali e doveri solidali propri delle relazioni affettive sulle quali si fondano le principali scelte di vita e si forma la personalità sul piano soggettivo e relazionale".
Da qui la decisione di piazza Cavour di ritenere "autoapplicativa e non meramente dichiarativa" la pronuncia.

Nozze gay - La Cassazione ha chiarito a più riprese nella sentenza che non si tratta di estendere il modello di unione matrimoniale alle coppie gay, tuttavia è necessario garantire i diritti. "Tale opzione ermeneutica", si legge nelle motivazioni, "è costituzionalmente obbligata e non determina l’estensione del modello di unione matrimoniale alle unioni omoaffettive, svolgendo esclusivamente la funzione temporalmente definita e non eludibile di non creare quella condizione di massima indeterminatezza stigmatizzata dalla Corte Costituzionale in relazione ad un nucleo affettivo e familiare che, avendo goduto dello statuto matrimoniale, si trova invece in una condizione di assenza radicale di tutela".

"Gli olandesi sono civili, mica come..." Furia dei napoletani sulla Littizzetto

Luciana Littizzetto offende i napoletani: "I vandali olandesi civli, mica sono napoletani"





Luciana Littizzetto sta collezionando una gaffe dopo l'altra non appena tenta disperatamente di far ridere il pubblico. Dopo l'imbarazzante monologo sulle suore di clausura campane - che l'hanno sbugiardata via Facebook - ancora una volta vittima preferita della sempre più ex comica torinese è Napoli e chi ci vive: "I vandali di piazza di Spagna erano civilissimi olandesi - ha cercato di ironizzare a Che tempo che fa - mica napoletani". La Lucianina usa quindi la città di Napoli e chi la vive come un genere assoluto, un metro sul quale valutare quanto un atto vandalico possa essere incivile. In un solo pomeriggio la Littizzetto è stata bersaglio della rabbia degli stessi napoletani che ovviamente non hanno digerito l'improvvido paragone con i barbari olandesi che hanno urinato e danneggiato la Barcaccia del Bernini.

Col tesoretto niente bonus Addio alla mancia elettorale

Def, la Corte dei Conti fa tremare Renzi: "Gettito fiscale sovradimensionato. Il tesoretto? Da conservare". Addio bonus





Chissà, magari i gufi anti-renziani si annidano anche alla Corte dei Conti. Di sicuro le note arrivate ieri sul Def annunciato in pompa magna dal premier Matteo Renzi le scorse settimane non avranno fatto felice il premier. Sì, perché il "tesoretto" da 1,6 miliardi (un trucchetto contabile, ma guai a farlo notare) non potranno essere utilizzate come forma di bonus sociale a ridosso delle elezioni regionali, come auspicato dallo stesso Renzi, bensì "le risorse dovrebbero essere conservate per rafforzare il processo di riforma e incrementare il potenziale di crescita". Lo ha spiegato il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, nel corso dell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. "Di questo è ben avvertito il governo - ha spiegato Squitieri - allorché, nell’impianto di finanza pubblica, prevede di utilizzare le risorse, ancorchè esigue, che dovessero derivare da un miglioramento dei saldi per rafforzare il processo di riforma. E per tale finalizzazione dovrebbero essere conservate". In questo senso, dunque, un bonus agli incapienti sarebbe molto difficilmente inquadrabile. 

"Sì ai risparmi sui servizi pubblici" - Per l'Italia, ha osservato il presidente della Corte dei Conti, "forse ancor più che per gli altri paesi, se è importante un abbassamento degli oneri per interessi per risollevare la redditività delle imprese, migliorare il merito di credito e garantire un adeguato sostegno finanziario al sistema produttivo, è indispensabile che, in un contesto in cui posso aprirsi spazi di intervento grazie soprattutto a una riduzione della spesa per interessi, l'azione pubblica sia indirizzata a dar maggior forza alle misure volte a incrementare il potenziale di crescita per il paese". Quasi scontato invece l'ok alla spending review annunciata dal governo, auspicando "una rapida definizione di riforme economiche e istituzionali volte a rendere più sostenibili e adeguate alle nuove condizioni economiche la gestione dei servizi pubblici". Esse potrebbero risultare "ancora più efficaci ove consentissero di recuperare condizioni di certezza di operatori e imprese nel rapporto con le amministrazioni pubbliche".

"Gettito fiscale sovradimensionato" - Ci potrebbe però essere un problema non da poco. "Le stime di gettito fiscale indicate nel Def potrebbero risultare sovradimensionate", ha spiegato ancora Squitieri, secondo cui diversi elementi inducono a evidenziare la possibilità di "un andamento delle entrate più debole di quanto atteso". Al netto delle riclassificazioni contabili, la magistratura contabile ricorda che il nuovo quadro tendenziale di finanza pubblica, dal lato delle entrate, stima un maggior gettito, attraverso imposte dirette e contributi, di 3,5 miliardi nel 2015 e di 7,6 miliardi nel 2017. "Queste revisioni, migliorative in termini di contenimento del deficit, si prestano a valutazioni di segno diverso", sottolinea la Corte dei conti. Nel caso delle imposte dirette e dei contributi, la nuova stima "incorpora un'ipotesi di maggiore elasticità rispetto alle dinamiche del Pil nominale, tanto che, rispetto alle precedenti valutazioni programmatiche, la quota sul prodotto di queste due voci risulta in aumento di tre decimi di punto nel 2015 e di mezzo punto nel 2017". Una simile previsione "potrebbe mancare di concretizzarsi, rivelando un andamento delle entrate più debole di quanto atteso".

Italicum, Aventino contro il Pd Un'altra mossa spaventa Renzi

Italicum, opposizioni in rivolta: lasciano la Commissione. Forza Italia: "Voto segreto in Aula". Matteo Renzi: "Avanti su tutto"





Renzi in Parlamento, tutti gli altri sull'Aventino. E' rivolta tra le opposizioni per la decisione del Pd di sostituire 10 suoi esponenti "dissidenti" in Commissione Affari costituzionali alla Camera per "blindare" l'Italicum. Una legge elettorale che, ora è praticamente ufficiale, verrà votata in Commissione con i soli voti della maggioranza, fatto molto grave dal punto di vista istituzionale.  "Dichiareremo l'inaccettabilità della posizione del Partito democratico - ha spiegato il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta -, che evidentemente vuole eliminare qualsiasi dibattito in qualsiasi senso. E quindi, di fronte a questo loro atteggiamento, lasceremo al Pd tutta la responsabilità di approvarsi in Commissione l'Italicum blindato, a disonore del Partito democratico stesso". Hanno infatti abbandonato la Commissione gli esponenti di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sel oltre naturalmente alla stessa Forza Italia. 

Forza Italia: "Voto segreto sull'Italicum" - Proprio gli azzurri, sempre per bocca di Brunetta, hanno annunciato la richiesta di voto segreto anche sulla votazione finale: "Renzi non ha più la maggioranza né alla Camera né al Senato e per questo ha paura e vuole mettere la fiducia sull'Italicum", ha spiegato il capogruppo forzista secondo cui "Renzi è debolissimo, perde consensi. Noi in aula riproporremo tutti i nostri emendamenti e chiederemo su ognuno di essi che si voti a scrutinio segreto. Se poi il governo metterà la fiducia chiederemo il voto segreto anche sulla votazione finale". Non è mancata la polemica diretta con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha pizzicato Brunetta: "Vuole il voto segreto perché c'è imbarazzo per chi ha votato quella stessa legge nel passaggio al Senato...".

Renzi: "Avanti su tutto!" - Il premier, però, tira dritto. Al posto dei 10 "non allineati" sono subentrati Paola Bragantini, Stefania Covello, Edo Patriarca, Stella Bianchi, Maria Chiara Gadda, Giampaolo Galli, David Ermini, Alessia Morani, Alfredo Bazoli e Ileana Piazzoni. "Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti in Commissione dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza - scrive su Facebook Matteo Renzi -: si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze. Avanti, su tutto! Oggi in Consiglio dei Ministri via libera a tre decreti della delega fiscale a partire da quello sulla fatturazione elettronica". E sull'Aventino delle opposizioni, il vicesegretario dem Lorenzo Guerini si dice sorpreso: "Non ne capisco la ratio. Mi pare che ci sia la volontà di strumentalizzare, di sottrarsi al confronto e di ricavare qualche beneficio politico in questo passaggio".