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lunedì 23 marzo 2015

La Lazio vola, la Roma risponde Corsa Champions infuocata. Inter ko

Serie A: vincono Roma e Lazio, perde ancora l'Inter





Lo scudetto, quello, è andato. Ma alle della Juventus diventa rovente la sfida tra le inseguitrici per i posti che danno l'accesso alla Champions League. Chi dava la Roma per spacciata e pronosticava per il turno di oggi il sorpasso ai danni dei giallorossi da parte della Lazio, si è dovuto ricredere. I biancazzurri di Pioli, infatti, hanno sì battuto il Verona all'Olimpico grazie alle reti dell'ormai solito Felipe Anderson e di Candreva (4' e 41' del primo tempo). Ma la Roma ha risposto a tono, imponendosi per 1-0 a Cesena grazie alla rete di De Rossi (41' pt). Alle spalle delle due romane perde il quarto posto a vantaggio della Sampdoria il Napoli, che al San Paolo contro l'Atalanta non è andato oltre l'1-1, trovandosi pure a inseguire la rete bergamasca di Pinilla, cui ha messo rimedio Zapata.  Un Parma ormai definitivamente travolto dalle vicende societarie, nella settimana che ha visto decretato ufficialmente il fallimento della società, ha perso in casa col Torino per 2-0 con reti di Lopez e Basha. Pareggio per 2-2 tra Udinese e Fiorentina, grazie alle reti di Wague e Kone per i friulano e la doppietta di Mario Gomez per i viola. Male ancora l'Inter, che sembra avviluppata in una crisi anche pggiore di quella dei cugini del Milan. Mancini è uscito sconfitto anche da Marassi. La rete doriana che vale il quarto posto per i blucerchiati è stata siglata al 20' del secondo tempo da Eder.

La classifica della Serie A: Juventus 67 punti; Roma 53; Lazio 52; Sampdoria 48; Napoli 47; Fiorentina 46; Torino 39; Milan 38; Genoa e Inter 37; Palermo 35; Empoli e Udinese 33; Chievo, Sassuolo e Verona 32; Atalanta 26; Cagliari e Cesena 21; Parma 9.

Una nuova tassa su ogni viaggio Ecco le destinazioni col balzello

Una tassa di 2 euro a passeggero per le città metropolitane





Il presidente dell'Anci, Piero Fassino, sta preparando una sorpresona nell'uovo di Pasqua dei viaggiatori italiani. L'associazione dei Comuni ha inserito nella bozza di decreto enti locali proposta al governo una tassa da far pagare a chi si imbarca su aerei e navi delle principali città italiane. Un balzello da 2 euro per passeggero che servirà a finanziare le costituende città metropolitane, già con i bilanci inguaiati dai debiti ereditati dalle province di cui hanno preso il posto.

Come funziona - Chi viaggia in aereo troverà la tassa applicata nei diritti di imbarco, quindi riscossa dai gestori dei servizi aeroportuali. La sostanza cambia poco per chi si sbarca dalle navi, la differenza sta solo nel fatto che a riscuotere il balzello saranno le compagnie di navigazione. In entrambi i casi il sovraprezzo graverà sui biglietti, quindi a sborsare sarà l'inconsapevole turista che arriva nella grande città. Esclusi per il momento, scive Italia Oggi, i residenti, i lavoratori e i pendolari.

Dove - Rientrano tra le destinazioni tassabili anche le città metropolitane istituite nelle regioni a statuto speciale. All'elenco già nutrito con Roma, Napoli, Milano, Torino, Bari, Firenze, Bologna, Genova, Venezia e Reggio Calabria, si v
anno ad aggiungere Cagliari, Messina, Palermo e Catania.

domenica 22 marzo 2015

Il colpo di scena di Silvio Berlusconi: quattro donne (per far fuori pure Salvini)

Forza Italia, l'idea di Silvio Berlusconi: quattro donne per sfidare Matteo Salvini

di SA.DA



Raffaele Fitto minaccia: «Se dalle liste di Forza Italia saremo esclusi, se si continua con questo gioco suicida, saremo obbligati a difenderci e a fare rapidamente le nostre valutazioni, in tutte le direzioni», valutando anche l’opportunità di candidare se stesso in Puglia. Ma da Arcore nessuno raccoglie il guanto di sfida. Anzi, l’ordine è quello di evitare nuove polemiche: «Sono certo che non ci saranno epurazioni precostituite», dice Giovanni Toti, invitando i fittiani «a non fare i martiri prima di essere perseguitati». Perché questo, assicura il consigliere politico berlusconiano intervenendo alla convention degli ex An, è il «momento dell’unità».

Perlomeno quella interna. Perché, di fronte all’impossibilità di tenere unito il centrodestra, Berlusconi è solleticato dalla tentazione di una corsa solitaria. Mettendo in campo un poker di donne: Deborah Bergamini (Toscana), la giornalista Mediaset Ilaria Cavo (Liguria), Elisabetta Gardini (Veneto), Mara Carfagna (Campania). Il fatto è che Silvio non sopporta più i ricatti di Matteo Salvini, anche se rimane in ballo l’ipotesi che i due oggi o domani possano incontrarsi. «La Lega alza troppo la posta, tra un po’ presenteranno una candidatura anche per la Casa Bianca», ironizza Maurizio Gasparri. Il vice presidente del Senato, insieme con Altero Matteoli, anima un convegno di ex An da cui parte l’invito all’unità del partito e del centrodestra. Se ci si riesce: «È vero», spiega Gasparri, «il nostro obiettivo è unire la coalizione, ma ci dobbiamo credere tutti».

Sempre a Roma si riuniscono i “ricostruttori”. «La logica di un partito», spiega Fitto, «è quella di includere, ma dal Veneto alla Puglia mi sembra che i segnali vadano nella direzione opposta». In Puglia, attacca Fitto, ci sono stati «nuovi commissariamenti» e questo è «un gioco suicida» che «non può continuare». Dal convegno della Fondazione delle Libertà e di Italia Protagonista, replica Toti: «Chi minaccia di andarsene dal partito o di candidarsi in contrasto con questo se non vengono accettate le proprie idee, assomiglia un po’ ai bimbi dell’oratorio che quando non gli viene riconosciuto il ruolo di capitano della squadra se ne vuole andare con il pallone». 

Subito una nuova "poltronissima": dove può finire Lupi dopo le dimissioni

Maria Stella Gelmini: "Maurizio Lupi candidato sindaco a Milano? Perché no"





Sono in tanti ad attendersi una "deflagrazione" del Nuovo centrodestra, dopo le dimissioni di Maurizio Lupi dal ministero dei Trasporti. Il partito è ormai suddito e succube del Pd e di Matteo Renzi, ha ridottissimi margini di manovra all'interno del governo. Ma, soprattutto, elettoralemente conta pochissimo e la vicenda Lupi non farà altro che indebolirlo. Ora, è difficile che nei prossimi mesi si registrino clamorose fughe. Ma è assai probabile che la situazione cambi quando ci si avvicinerà al voto. Non per caso, dopo il caso-Lupi si sono levate più voci a chiedere una uscita dal governo. La volontà di riposizionamento spingerà alcuni verso loa parte moderata del centrodestra, ossia verso Forza Italia. E altri verso il Pd come è stato recentemente per i senatori di Scelta civica, altro partito in disfacimento. E da Forza Italia si guarda con attenzione e interesse a queste spinte centrifughe nel fronte alfaniano. Non a caso, a poche ore dalle sue dimissioni in Parlamento, Maria Stella Gelmini ha lanciato un appello all'ex ministro Maurizio Lupi. L'ex ministro, oggi coordinatrice azzurra in Lombardia, vorrebbe Lupi come "candidato sindaco di Milano per i moderati. E' stato vittima di un linciaggio mediatico, per noi è una persona onesta e perbene. Che possa essere il candidato sindaco del centrodestra moderato è una ipotesi che c'è sempre stata e che non viene meno per queste vicende".

Nell'inchiesta spunta l'amico di D'Alema: la "spintarella" del compagno di regate

Inchiesta Grandi Opere, spunta anche il compagno di regate di Massimo D'Alema






Tra le carte dell'inchiesta Grandi Opere spunta anche l'amico di Massimo D'Alema. Si parla di Roberto De Santis, l'imprenditore salentino da sempre vicino al democratico, il cui nome - non indagato - era comparso nell'indagine barese sulle escort che gravita attorno a Giampi Tarantini. Ma ora i fari sono puntati sull'inchiesta di Firenze. De Santis compare in scena a ottobre 2013, quando presenta all'imprenditore Franco Cavallo mister Luigi Fiorilli (lui indagato), amministratore delle Ferrovie del Sud Est. La ragione, secondo il Ros, sarebbe l'assunzione del nipote di Monsignor Gioia: "De Santis e Franco Cavallo si sono poi effettivamente incontrati due giorni dopo (giovedì 17 ottobre); questo incontro è finalizzato a far assumere un nipote di mons. Gioia, tramite Fiorillo", spiega sempre il Ros. E così, pochi giorni dopo, Cavallo pare volersi sdebitare con De Santis, proponendo di presentargli il sottosegretario Stefano Salvi, indagato.

Il misterioso "quello" - Quindi si passa al 19 marzo 2014, quando come sottolinea Il Giornale Cavallo chiede a De Santis "di fare in modo che all'incontro con il ministro Lupi previsto per la sera partecipi quello di cui hanno parlato in mattinata". E secondo gli inquirenti "quello" sarebbe un tal Nino, che ha un telefono intestato alla società Traforo del Frejus: i due fissano un pranzo per il 25 marzo. Ad aprile è Rocco Girlanda che chiede a Cavallo il nome "dell'amico di Umberto", che sarebbe il sottosegretario Del Basso De Caro, e Cavallo risponde: "Roberto De Santis". E ancora, l'"uomo di Lupi" parla proprio del "compagno di regate" di D'Alema con Perotti, ad aprile 2014, accennando alla costituzione "di un consorzio con tale Vito, cui è interessato anche De Santis". Per ultimo, a settembre scorso, De Santis invita Cavallo a un pranzo a tre con Fiorillo per "focalizzare una cosa che questa estate, diciamo, stando in compagnia (...) ho pensato alcune cose che poi del tutto casualmente anche Luigi ha iniziato a ragionare su questa cosa". De Santis, il compagno di regate di D'Alema, non è indagato, ma la procura fiorentina lo ha fatto perquisire proprio per il legame con Cavallo, tanto che anche i contenuti del suo smartphone e iPad sono stati copiati.

D'Alema spara su Renzi: "Un arrogante" La replica: "Sono toni da rissa da bar"

Pd, Massimo D'Alema contro Matteo Renzi: "Partito gestito con arroganza". E Matteo Orfini: "Toni da rissa da bar"






La minoranza Pd, capeggiata da Massimo D'Alema, spara contro Matteo Renzi. "Io penso che dobbiamo trovare un nuovo modello organizzativo anche per quello che riguarda i tesseramenti. Non tessere degli iscritti alle correnti del Pd. Per favore, no. Ma creare una vasta associazione di rinascita della sinistra che non sia un nuovo partito politico, ma uno spazio di partecipazione per tante persone", ha spiegato Baffino, lanciando dunque una vasta associazione di "rinascita della sinistra". D'Alema poi continua: "Se stiamo al numero degli iscritti al Pd non è un grande partito, i Ds avevano 600mila iscritti. Stiamo assistendo ad un processo di riduzione della partecipazione politica che non solo non è contrastato ma è perseguito". Per il presidente di Italiani europei "tra i tantissimi che se se ne vanno e quelli che vengono da fuori è un saldo che difficilmente può essere considerato su quantità e qualità positivo".

Bordate di Baffino - L'intemerata anti-Renzi di D'Alema prosegue, e il dissidente si chiede "quale sia il destino di un partito senza popolo ma anche il destino di un popolo senza partito". E ancora: "Condivido l’idea di dare battaglia in questo partito ma in questo partito si vince giocando all’interno e all’esterno, Renzi è sostenuto anche da forze che non sono iscritte al Pd, il sistema delle Leopolde si va diffondendo in tutto il paese". Dunque D'Alema propone un'associazione della minoranza del Pd, premettendo che "non approvo il fatto che ci sia più di una minoranza. Questa parte del Pd - continua - può avere peso se raggiunge un certo grande di unità nell’azione altrimenti non avrà alcun peso. Bisogna darsi degli strumenti in cui ci si riunisce si cerca punto di mediazione e si definisce una posizione comune".

Le reazioni - Subito dopo le parole di D'Alema, arrivano quelle di Pier Luigi Bersani, che sposa le posizioni di Baffino: "D'Alema ha detto una cosa sacrosanta. Nel Pd c'è molta gente in sofferenza e disagio. Dobbiamo trovare il sistema, anche dal punto di vista organizzativo, per dialogare con questa gente". Ai cronisti che gli chiedevano se l'intervento di D'Alema fosse da considerare come una mano tesa a Maurizio Landini, risponde: "Conoscendolo, non credo proprio". La risposta dei renziani arriva poi da Matteo Orfini, che boccia la linea dei dalemiani: "Dispiace che dirigenti importanti per la storia della sinistra usino toni degni di una rissa da bar. Così si offende la nostra comunità". Per ultima la bordata del vicesegretario Lorenzo Guerini: "Renzi ha stravinto il congresso e portato il Pd al 41% per cambiare l’Italia dove altri non sono riusciti, qualcuno se ne faccia una ragione".

L'azionista del "Fatto" sbaglia mail ...e demolisce il direttore Travaglio

Fatto quotidiano, l'azionista magistrato Bruno Tinti scrive per email: "Quel giornale è una lettura insopportabile"





Basta un attimo di distrazione e una rubrica indirizzi un po' incasinata perché un'email vada a finire alle persone sbagliate, o almeno indesiderate, così da far emergere verità inconfessabili. La svista clamorosa è successa all'ex magistrato Bruno Tinti, collaboratore del Fatto quotidiano, di cui è stato fondatore e azionista con l'8% di quote in tasca. Un'email privata di Tinti diretta a un amico è diventata pubblica a sua insaputa, avendola ricevuta qualche migliaio di magistrati.

La gaffe - Tinti scrive rivolgendosi all'ex collega Felice Lima, riporta Dagospia, e gli comunica di averlo inserito in una ristretta cerchia di destinatari dei suoi articoli in anteprima: "Se ti va - scrive Tinti - li puoi leggere senza comprarti il Fatto che, almeno per me, è diventato una lettura insopportabile". Peccato però che l'email non sia arrivata soltanto a Lima, ma a tutti gli iscritti alla mailing list dell'Associazione nazionale magistrati. E neanche a dirlo, quando una cosa del genere finisce nelle mani delle toghe, difficile che al Fatto non lo vengano a sapere. Una bella botta di imbarazzo per il giornale diretto da Marco Travaglio, già in fibrillazione per la prossima quotazione in Borsa. Se al Fatto cercavano un testimonial per la pubblicizzare lo sbarco a piazza Affari, forse è il caso di estendere la ricerca fuori dalla cerchia degli ingrati azionisti alla Tinti.