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sabato 13 dicembre 2014

Italia: indagine sull’andamento della professione odontoiatrica

Italia: indagine sull’andamento della professione odontoiatrica

di Stefano Sermonti 


Dopo aver quantificato per la prima volta, nel 2012, il fenomeno dell’abusivismo, quest’anno il ‘Rapporto Eures - Cao’ analizza ‘Le sfide della crisi alla professione odontoiatrica, tra qualità delle prestazioni e distorsioni di mercato’. “Il tema della formazione e dell'accesso alla professione stessa - spiega il presidente della Cao nazionale, Giuseppe Renzo - è l'aspetto forse più importante per ogni professione: per la prima volta, sono evidenziate con correttezza statistica le opinioni degli studenti, dei neo laureati, dei docenti, del mondo delle società scientifiche sulle criticità che ancora si riscontrano nel sistema formativo universitario, in modo da fornire soluzioni partendo da dati oggettivi”. Un dato per tutti: soltanto nell’ultimo anno, il tasso di occupazione è sceso di ben sette punti percentuali, evidenziando un’accresciuta difficoltà del sistema ad assorbire l’offerta di Odontoiatri. Professionisti che, in Italia, hanno raggiunto il rapporto di uno ogni mille abitanti, rendendoci il secondo paese in Europa per tale incidenza, dopo la Grecia. Ma vediamo nel dettaglio i risultati dell’indagine.

Scende l’occupazione dei neolaureati in Odontoiatria - Tra il 2012 e il 2013 il tasso di occupazione dei laureati in odontoiatria ad un anno dal conseguimento del titolo è sceso di 7 punti, passando dal 70,1% al 63,1%, evidenziando la forte difficoltà dei neo-odontoiatri ad inserirsi nel mercato. Tale contrazione è confermata anche dai dati relativi agli ultimi 5 anni (-7,2 punti a fronte di -5,8 per i laureati in medicina e -13,8 per quelli delle altre Facoltà). A tre anni dal conseguimento della laurea il tasso di occupazione dei dottori in odontoiatria raggiunge il 90,9%, con un calo di 1,3 punti percentuali rispetto a quanto rilevato nel 2010 (Fonte Indagine Almalaurea).

Un terzo dei neolaureati destinati alla precarietà e al lavoro nero - Tra i neo-odontoiatri che lavorano a un anno dalla laurea, se la maggioranza (61,8%) svolge un’attività autonoma, e il 2,4% un’attività subordinata a tempo indeterminato, molto significativa è la quota di quanti dichiarano di svolgere un lavoro intermittente (26,3%), attraverso contratti di collaborazione, formativi, parasubordinati, ecc, e di quelli che lavorano in nero (9,4%), ovvero presso terzi, senza alcun contratto; tale percentuale scende al 5,9% tra i medici, per raggiungere il valore più alto (13,5%) tra i neo-laureati delle altre Facoltà a ciclo unico.

Scendono le retribuzioni (-7,1%)… ma non le aspettative. Penalizzate le donne - Nel 2013 la retribuzione media dei neolaureati in odontoiatria ad un anno dal conseguimento del titolo risulta pari a 1.058 euro mensili (1.176 euro tra gli uomini contro 876 euro tra le donne), registrando una flessione del 7,1% rispetto alla rilevazione del 2009 (quando era pari a 1.139 euro). A tre anni dal conseguimento dal titolo la retribuzione sale a 1.568 euro (1.693 tra gli uomini e 1.384 tra le donne). Decisamente più ottimistiche risultano le aspettative tra gli studenti e neo-laureati intervistati, che prefigurano un guadagno di 1.500 euro mensili a 1 anno dalla Laurea (oltre 400 euro in più rispetto al dato effettivo), e di 3.500 euro mensili a 3 anni dal Titolo, ovvero un valore più che doppio rispetto a quello effettivamente percepito dai loro colleghi più anziani.

In Italia record di Corsi di Laurea: solo 22 laureati per sede didattica contro 65 in Europa. Meno di 15 laureati l’anno in 6 Corsi di Laurea - A livello europeo l’Italia risulta il Paese con il maggior numero di Corsi di Laurea attivi in Odontoiatria (ben 34), seguita dalla Germania (con 27 Corsi); il numero dei Corsi presenti in Francia e nel Regno Unito (16 in ciascun Paese) è pari a meno della metà di quello italiano, mentre in Spagna il numero delle sedi formative risulta ancora inferiore (pari a 13). A fronte della pletorica offerta di sedi Universitarie, i laureati italiani in Odontoiatria (fonte Eurostat) sono stati meno di 800 nel 2012, ovvero 22 per sede formativa, a fronte di un valore medio tre volte superiore negli altri Paesi Europei (65). Il valore massimo di 180 laureati per sede formativa si registra in Romania (con 7 CdL), seguita dalla Grecia (177), dal Portogallo (120) e dalla Spagna (106). La Germania, con il numero più elevato di laureati in Europa (2.187) presenta un valore di circa 4 volte superiore a quello italiano (81 laureati per sede). Nessun Corso di Laurea italiano si allinea agli standard europei: il valore più elevato si registra infatti a La Sapienza di Roma (con 57 laureati nell’A.A.2012/2013), seguita da Bari e Milano (49), mentre le più forti criticità si registrano nelle 6 Università che “licenziano” meno di 15 laureati l’anno: Ferrara (14), Foggia (12), Catanzaro e Parma (11), Pisa (10) e Perugia (soltanto 4 laureati nell’A.A. 2012/2013). Visto il costo sostenuto dallo Stato per la formazione universitaria e la difficoltà di mantenere idonei standard qualitativi per tutti i Corsi di Laurea - sostenuta da alcuni testimoni privilegiati intervistati – appare dunque urgente una riflessione sulla sostenibilità economica di un sistema così frammentato.

30 mila euro spesi dallo Stato italiano per formare ogni laureato e 30 mila dalle famiglie - Il costo medio della formazione universitaria sostenuta dallo Stato Italiano per l’intero percorso formativo di un odontoiatra è stimabile in circa 30 mila euro (1) (24 milioni complessivi per i Corsi di Laurea in Odontoiatria). Il Sole 24 ore stima inoltre una spesa di analoga entità a carico delle famiglie (23 mila euro per la formazione di 6 anni di uno studente universitario in sede – comprensivi di tasse, vitto, alloggio, spostamenti e materiali didattici - e 50 mila per uno studente “fuori sede”), una cifra, questa, che può rappresentare un criterio selettivo “ex ante” (gli studenti di Odontoiatria nel 69,9% dei casi vivono infatti in un contesto socio-economico elevato, avendo genitori che esercitano una professione altamente qualificata, che nel 43,1% dei casi attiene all’ambito medico o dentistico).

Il numero programmato: indispensabile ma da riformare - L’86,5% dei Docenti e l’87,8% degli studenti condivide l’esigenza del numero programmato per regolare l’accesso ai Corsi di Laurea in Odontoiatria (per gli studenti “perché serve a garantire maggiori spazi di mercato”, e per i docenti “perché garantisce una migliore formazione/didattica”). Soltanto quote marginali (5,6% dei docenti e il 7,4% degli studenti) ritengono invece che l’attuale sistema di selezione basato su un test di cultura generale riesca a premiare i migliori, mentre le maggiori adesioni riguardano il ”modello tedesco” (curriculum + test specifici di medicina e odontoiatria) che riceve il 38,9% delle preferenze dai Docenti e il 27,2% dagli studenti.

Meritocrazia negata per il 98,5% degli studenti (e per il 71,4% dei docenti) - Se l’Università rimane il punto di riferimento principale di qualsiasi percorso formativo di eccellenza, occorre tuttavia evidenziare il rischio di una sua gestione esclusiva delle fasi di selezione e riconoscimento del merito: il 98,% degli studenti e il 71,4% dei docenti ritengono infatti che esistano a tale riguardo evidenti distorsioni in tutte le fasi del “ciclo di vita” universitario (accesso al corso → percorso di studi → riconoscimenti e risultati → ingresso nel mondo del lavoro), ed in particolare durante gli esami universitari (per il 25,7% dei docenti) o nei percorsi di carriera universitaria (per il 30,7% degli studenti), ovvero in quelle fasi del “ciclo formativo” gestite esclusivamente dall’Università. Soltanto il 20% dei docenti e il 25,4% degli studenti affermano invece che siano i Test di ingresso a generare le maggiori distorsioni nel riconoscimento del merito, evidenziando una maggiore fiducia in uno strumento di controllo non di esclusivo appannaggio dell’Accademia.

L’esame di abilitazione: uno strumento inutile e ridondante - Se lo strumento del numero programmato accoglie una generale adesione degli intervistati, opposta è la valutazione sull’esame di abilitazione, “bocciato” da otre i due terzi dei Docenti (67,5%) che lo ritiene poco selettivo (48,1% delle indicazioni), non costituendo un reale ostacolo per gli studenti che hanno affrontato positivamente il percorso di studi universitari o “superfluo” (29,6% delle indicazioni), in quanto duplicato della verifica della formazione già posta in essere dal percorso di studi universitari. Occorrerebbe quindi una totale revisione di tale strumento, attualmente considerato un’inutile ulteriore barriera all’ingresso nella professione.

Laureati a 28 anni: il ritardo dell’Italia rispetto all’Europa - La selezione attraverso il test di cultura generale oltre a non premiare i migliori, genera un ritardo nel percorso formativo dei giovani italiani, che soltanto in un terzo dei casi riescono a immatricolarsi appena diplomati (317 sono gli “immatricolati puri” sui 1.108 iscritti al 1° anno nell’A.A. 2013/2014), avendo cioè intrapreso altri percorsi nell’attesa di poter seguire il proprio obiettivo formativo. Attualmente (in base al vecchio Ordinamento che prevede una durata di 5 anni), l’età media alla laurea degli Odontoiatri risulta pari a 26,5 anni (avendo nel 12,1% dei casi ritardato il proprio ingresso all’Università di oltre 2 anni e nel 31,4% provenendo da altre Facoltà). Il prolungamento del Corso di Laurea a 6 anni lascia quindi presupporre un ulteriore allungamento dell’età media alla laurea, stimabile attorno ai 27,5 anni.

L’eccellenza formazione odontoiatrica in Italia: radiografia di un miraggio - Contrariamente al quadro idilliaco della formazione universitaria tracciato dai docenti Italiani, nessun docente straniero intervistato cita un Ateneo italiano come eccellenza formativa in Europa. Tra gli intervistati Italiani le segnalazioni delle eccellenze riguardano soltanto una quota minoritaria dei CdL presenti: sui 34 complessivi i docenti intervistati ne segnalano infatti in maniera ricorrente (>5%) soltanto 9 (6 al Nord, 1 al Centro e 2 al Sud), e gli studenti 13 (8 al Nord, 3 al Centro e 2 al Sud). Più in particolare per i docenti ai primi 4 posti si collocano Trieste, Torino, La Sapienza di Roma e la Statale di Milano, mentre tra gli studenti, oltre a Torino, Milano e Trieste, anche la Libera Università “San Raffaele” di Milano. A fronte di questo dato, e nonostante i Docenti collochino il proprio corso di Laurea “in linea con gli standard nazionali” nel 50,5% dei casi, e “al di sopra” nel 45,1%, studenti e neolaureati denunciano numerose criticità nel sistema formativo italiano: tali segnalazioni riguardano in primo luogo l’inadeguatezza degli strumenti didattici (bocciati con un voto scolastico pari a 5,1), le insufficienti competenze nelle materie pratiche e specialistiche (voto: 5,4), nonché la conoscenza e pratica di tecniche innovative (5,2). Significative, al riguardo, le differenze territoriali, risultando complessivamente le valutazioni espresse dagli studenti del Nord superiori a quelle dei loro colleghi del Centro e del Sud.

Dopo la laurea… la formazione professionalizzante - In attesa di verificare gli effetti professionalizzanti del 6° anno del CdL (sul quale numerose perplessità vengono espresse dai rappresentanti delle Istituzioni e dell’Odontoiatria intervistati), il quadro attuale evidenzia una inadeguatezza dei Corsi di Laurea nel formare professionisti in grado di inserirsi nel mercato senza ulteriori necessità formative: ben il 72,5% dei Docenti e il 91,7% degli studenti ritengono infatti che, concluso il percorso di studi universitari, i neolaureati avranno bisogno di ulteriori esperienze professionalizzanti prima di poter esercitare la professione, a fronte di quote marginali convinte di essere pronte ad operare sulla salute dei pazienti.

Odontoiatria: che fare? - A fronte del quadro evidenziato, appare quindi necessario un ripensamento complessivo della formazione in odontoiatria e dei criteri di accesso alla professione, attraverso la collaborazione tra i diversi soggetti che operano in questo settore: occorre cioè mettere a sistema le competenze e le esperienze del mondo universitario e delle professioni, accanto alle Istituzioni, presidio indispensabile nella produzione di regolamenti e normative che mantengano la tutela della salute del paziente al centro di qualsivoglia intervento. In un settore in cui la presenza pubblica continua ad essere del tutto marginale (inferiore al 5%), e destinata a rimanerlo, vista la cronica carenza di risorse, la capacità di autogoverno e di valorizzazione delle professionalità e delle competenze, molto al di là della sola prospettiva deontologica, deve rappresentare quindi il faro delle future azioni dei diversi protagonisti del sistema.

                                                                   
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(1) Il calcolo è stato effettuato sull’ammontare dei Finanziamenti Ordinari dello Stato all’Università (circa 7 miliardi per il 2014), suddiviso per il numero degli iscritti alle Università italiane (pari a 1.681.997, secondo il Miur) e aumentato di circa il 20% in considerazione dei più elevati stanziamenti ai CdL medici/scientifici (sulla base del costo standard di formazione per studente in corso, che viene calcolato tenendo conto dei costi sostenuti dagli Atenei per docenti, amministrativi e tecnici, e per il funzionamento).

Un progetto per le malattie rare ‘Il caffè delle donne senza paura’

Un progetto per le malattie rare  ‘Il caffè delle donne senza paura’

(Gioia Tagliente)


Assaporare ogni momento della propria giornata è prezioso, la malattia ci rende più umani e sensibili al tempo che scorre e alle cose che sono veramente importanti. “ Il Progetto: Il caffè delle donne senza paura, nasce proprio da questa semplice riflessione – ci racconta Alessandra Toscano, A.D. di InVentiv Health Italia – crediamo fortemente che il concedersi del tempo sia il regalo più prezioso che ci si possa fare, lo sanno bene le donne e le famiglie che vivono quotidianamente la malattia su sé stesse o come caregiver”. E’ nato così l’evento/incontro che avrà luogo a Milano domenica 14 dicembre, tra le associazioni dei pazienti AILS, AFaDOC e LAM Italia, un momento dedicato di chiacchiera e discussione, tra donne e famiglie accomunate dal vivere quotidianamente con una patologia rara. Donne vere che hanno voglia di parlare in un luogo piacevole come un caffè e che da oggi se ne vogliono dedicare molti di questi momenti anche grazie a questa iniziativa. “Ringrazio di cuore la dottoressa Alessandra Toscano per questa splendida iniziativa – dice Ines Benedetti, presidente AILS – è un appuntamento insolito e piacevole per noi malate. E’ vero ‘siamo donne speciali’ perché conviviamo con una malattia rara che ci accompagnerà per tutta la vita. La diagnosi di una patologia rara spaventa, disorienta e psicologicamente può distruggerti. Sono entrata in AILS perché ho capito che il mio compito era aiutare chi si trovava nella mia stessa situazione. La Sclerosi sistemica è una patologia autoimmune, rara e multisistemica che colpisce più frequentemente le donne, la cui causa è ancora oggi sconosciuta. Inizialmente la patologia si manifesta con episodi d’insufficienza vascolare alle estremità (fenomeno di Raynaud) per poi colpire la pelle e gli organi interni”.

Le malattie rare. Ma cos’è una patologia rara e quando la si può definire tale? Una malattia o un disturbo viene definito come raro, quando colpisce meno di 1 su 2000 individui, complessivamente ci sono oltre 6000 malattie rare, con oltre 30 milioni di malati in Europa. L’80% delle malattie rare sono di origine genetica e sono spesso croniche e mortali. “A seguito di una diagnosi di patologia rara, molte pazienti cercano il supporto delle associazioni o di gruppi di sostegno, per trovare non solo informazioni specifiche sulla loro malattia, ma anche per non sentirsi sole. L’obiettivo primo delle associazioni è esserci per il paziente e combattere insieme per far conoscere la patologia e sensibilizzare le Istituzioni” – ci spiega la presidente di LAM Italia Onlus, Iris Bassi. Il caffè delle donne senza paura rappresenta un'opportunità importante di incontro e di condivisione tra le associazioni AILS, AFaDOC e LAM Italia con l’obiettivo di rendere le malattie rare più visibili affinché raro non sia più sinonimo di diverso perché una malattia rara può colpire tutti. “Abbiamo accettato molto volentieri l’invito a questo evento perché siamo fermamente convinti che la malattia rara non deve isolarci, anzi siamo sicuri che affrontare assieme le stesse problematiche, condividere le stesse emozioni, aiuti ad uscire dalla solitudine, una solitudine che nasce dalla convinzione che non ci sia nessuno come noi – spiega Cinzia Sacchetti, Presidente AFaDOC – Condividere una condizione simile, ritrovarsi con persone che affrontano le stesse problematiche quotidiane, aiuta ad accettare la propria situazione e a sentirla meno drammatica. Come associazione infatti dedichiamo molto spazio alle attività di condivisione e aggregazione, per sostenere le donne nella loro crescita personale, perché la malattia non sia solo un limite ma un punto di partenza”. InVentiv Health metterà a disposizione delle tre Associazioni n.100 tessere da n.10 caffè l’una, per augurare a ogni donna di concedersi più tempo, con la “scusa” di questo omaggio da condividere con affetti, amici, parenti o in un piacevole momento solo per sé stesse. 

Raddoppia la tassa sulla casa: Tasi, il trucco del governo per spennarci

La Tasi raddoppia nel 2015: il trucchetto di governo (per spennarci)

di Sandro Iacometti


La stangata sulla casa è assicurata anche per il 2015. Mentre l’Europa continua a prenderci a sberle ogni giorno (ieri è stato il turno di Draghi e di Juncker, che ha rincarato la dose), inchiodandoci alla prospettiva di una manovra bis, il governo sembra aver deciso che il prossimo anno non solo resterà la Tasi, ma sarà pure più salata. La piacevole prospettiva è emersa nel corso di un vertice tecnico di mercoledì pomeriggio nel corso del quale, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore e da alcune fonti parlamentari, gli esperti governativi si sarebbero scontrati con le difficoltà di portare avanti il progetto frettolosamente, e incautamente, annunciato da Matteo Renzi della local tax.

La grande rivoluzione del fisco locale, tutte le tasse riunite in una sola gabella, sembrava da settimane lì lì per arrivare. All’inizio sembrava dovesse addirittura entrare nella legge di stabilità alla Camera. Poi si è detto che sarebbe stata introdotta al Senato. Un paio di giorni fa il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ci ha spiegato che per la local tax il governo avrebbe usato provvedimenti diversi dalla legge di stabilità, ma comunque entro la fine dell’anno. Infine si è ipotizzato un intervento nei primi mesi del 2015. L’ultima versione, di fronte all’inevitabile complessità di un riordino generale dell’imposizione locale, è che non si esclude uno slittamento al 2016.

Ipotesi catastrofica per le tasche degli italiani. Il prossimo anno, infatti, non resterà tutto così com’è. Il simpatico vizio degli ultimi governi di prevedere clausole, cavilli e gradualità delle misure ha infatti spinto lo scorso anno l’allora ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e l’allora premier Enrico Letta ad inserire nella legge sulla Tasi una devastante bomba a tempo. Il tetto massimo dell’aliquota per la prima casa è fissato al 2,5 per mille (poi diventato 3,3 per mille con l’aggiunta della quota da destinare alle detrazioni), ma solo per il 2014. Dal 2015 l’asticella si allinea a quella prevista dalla vecchia Imu, ovvero il 6 per mille. In più, saranno tolte anche le detrazioni. Considerato che pure la legge che ha previsto l’aliquota aggiuntiva, spalmata sulla prima e sugli altri immobili, vale solo per il 2014.

La Cgia di Mestre si è fatta due conti. I Comuni che hanno applicato quest’anno l’aliquota massima del 3,3 per mille hanno incassato mediamente 347 euro per un’abitazione di tipo civile A2. Con il 6 per mille il conto sale a 631 euro, praticamente quasi il doppio. La stessa cosa si verificherà per un’abitazione di tipo economico A3: dai 233 euro di quest’anno si arriva a 424 euro nel 2015. Molto peggio andrà per chi ha pagato con aliquote inferiori al 3,3 per mille. Alla luce del fatto che la media applicata quest’anno è stata del 2,3 per mille, l’eventuale incremento al 6 per mille farebbe schizzare il gettito riferito ad un’abitazione A2 da 242 euro pagati a 631 euro (variazione +160%). Per un A3, invece, si passerebbe da 134 a 424 euro (variazione +216,4%).

Per mitigare la batosta il governo sta valutando l’ipotesi di prorogare le detrazioni. Il problema è che nel 2014 sono stati stanziati allo scopo 625 milioni che oggi non ci sono. I comuni ieri sono stati chiari: «Il governo deve garantirci nel 2015 le stesse risorse». Se non lo farà, gli aumenti sono sicuri. Nell’attesa, martedì si paga di nuovo: Tasi, Imu e qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Mafia Capitale, Buzzi e l'sms vergognoso: "Spero in un anno di profughi e bufere"

Mafia Capitale, Salvatore Buzzi e l'sms della vergogna: "Speriamo in un anno di tragedie, profughi e bufere"




Augurarsi un anno pieno di tragedie ed emergenze sociali, perché è da questo che derivavano i grossi guadagni. Dalla cricca del malaffare coinvolta nella maxi inchiesta "Mafia Capitale" spunta un'intercettazione dei Carabinieri del Ros in cui Salvatore Buzzi, il capo della cooperativa 29 giugno e uno degli uomini simbolo del malaffare capitolino, mandava un sms ad Angelo Scozzafava, ex direttore del dipartimento Promozione dei servizi sociali e della salute del Campidoglio. "Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profoghi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l'erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale" recitava il messaggino indirizzato a "Scozzi" nickname di Scozzafava nella folta rubrica del cellulare di Buzzi.

Droga e immigrati - Per la cronaca, Buzzi, l'uomo che nelle intercettazioni si vantava della colossale mole d'affari illegale legata ora all'inchiesta "Mondo di Mezzo" è lo stesso che nelle una delle numerose conversazioni pizzicate dei carabinieri affermava: "Noi quest'anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull'emergenza alloggiativa e sugli immigrati. Tutti gli altri settori finiscono a zero". Ed è lui che al telefono diceva: "Tu c'hai idea di quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende di meno".

Come ti cambia la vita se evadi l'Iva Novità in arrivo: le pene e le soglie

Iva, come cambiano le pene per chi la evade




Modifiche last minute messe a punto dal Governo, un pacchetto di ritocchi che dovrebbero essere presentati tra poche ore all'esame preliminare del Consiglio dei ministri. Si parla di Fisco e di "certezza del diritto: si agisce su abuso del diritto, revisione delle sanzioni penali tributarie e la gestione del rischio fiscale per chi vuole investire in Italia. Ma si agisce soprattutto sull'Iva: dovrebbe saltare infatti la depenalizzazione per l'omesso versamento Iva, ma la soglia per il reato sarà triplicata, passando da 50mila a 150mila euro. Il reato di dichiarazione infedele, secondo quanto anticipato da Il Sole 24 Ore, scatterà anche per i modelli 770 dei sostituti d'imposta quando le ritenute non versate riferite alla differenza tra compensi e altre somme indicate rispetto a quelle effettive supereranno i 50mila euro.

Iva, cosa cambia - Nel dettaglio, la riforma del raddoppio dei termini lascerà comunque al Fisco un margine di due anni, per il 2015 e di un anno per il 2016, per la presentazione o la trasmissione della notizia di reato rispetto alla scadenza ordinaria per l'accertamento. Ritornando all'abolizione del reato di omesso versamento dell'Iva, come detto, sfumerebbe l'abolizione del reato, ipotesi circolata nelle ultime settimane. La strada che si starebbe seguendo porterà dunque all'aumento della soglia che farà scattare la violazione a livello penale. Si tratta, però, di una scelta in controtendenza rispetto a quanto indicato proprio dal Mef durante il question time dello scorso 13 novembre, quando il Governo, in sede di approvazione della delega fiscale, si era formalmente "impegnato all'abrogazione.

Le altre novità - Per quel che riguarda il reato di dichiarazione infedele, dovrebbe scattare se nel modello 770 saranno indicati compensi, interessi e altre somme inferiore a quelle effettive nel caso in cui la differenza rispetto alle ritenute non versate sarà superiore a 50mila euro. Si tratta di una formulazione molto simile a quella che dovrebbe essere adottata nello schema dell delega legislativa anche per l'omessa presentazione del 770. I sostituti che non presenteranno il 770 rischieranno la reclusione da uno a tre anni se le ritenute non versate supereranno i 50mila euro. Infine, il capito dell'abuso del diritto, che si configurerà soltanto in presenza di tre condizioni: mancanza di una ragione economica delle operazioni effettuate dal contribuente; possibilità di ottenere un vantaggio fiscale indebito; il vantaggio dovrà essere la conseguenza principale dell'operazione "abusiva".

Matteo riceve un "pizzino" da incubo Premier ko: che c'entra Enrico Letta

Matteo Renzi, un sondaggio da incubo: stracciato pure da Enrico Letta




Altro giro, altro sondaggio. E altre brutte notizie per il Pd di Matteo Renzi. Certo, secondo l'ultima rilevazione di Loren consulting in esclusiva per Italia Oggi, il "partito della nazione", se si votasse oggi, incasserebbe il 39% dei consensi, seguito dal 18% del M5s (in picchiata verticale), dal 14% di Forza Italia e dal 9% della Lega Nord, unica forza in campo a rosicchiare consensi e a non perdere fiducia nelle ultime settimane grazie alla guida sapiente e barricadera di Matteo Salvini.

Battuto da Letta - Insomma, anche se, ad oggi, soltanto un'ipotetica e irrealizzabile coalizione che tenga unite tutte le forze di opposizione potrebbe battere Renzi, per Renzi stesso le indicazioni non sono delle migliori. Infatti ci sono anche i dati sulla fiducia accordata dal campione al governo, in discesa verticale e ora al 46%: da più di un mese, secondo il sondaggio, è sotto il 50% e sono ben lontani i tempi delle Elezioni europee in cui volava al 66 per cento. Ma non è tutto, c'è un altro dato che preoccupa: quando Enrico Letta lasciò Palazzo Chigi, la sua fiducia era al 47%: Renzi, dunque, peggio del suo predecessore Letta.

La "rabbia" - Tra le altre indicazioni emerse dal sondaggio, ci sono Ncd e Udc che, insieme, raccoglierebbero il 4%, mentre La Destra è ferma all'1 per cento. Sempre peggio Scelta Civica, ormai ridotta allo 0,5 per cento. Quindi la sinistra-sinistra, ossia Sel, vari partitini e verdi, che tutti insieme mettono insieme uno striminzito 5 per cento. Infine c'è un 6% del campione che voterebbe altri partiti. Il partito di larghissima maggioranza, oggi sopra al 40%, è però sempre quello di chi non vuole votare: con la complicità delle ultime inchieste, la fiducia nella politica è ai minimi storici, tanto che il 57% del campione intervistato sul "sentiment" relativo alla politica si dice "arrabbiato".

DIRIGENTI STATALI LICENZIABILI Renzi copia le pagelle di Brunetta, ne farà fuori uno su tre: chi rischia

Pubblica amministrazione, Renzi recupera il decreto Brunetta: valutazione sui dirigenti, "licenziabile" il 30%




Obiettivo: licenziare il 30% dei dirigenti della Pubblica amministrazione. Il governo di Matteo Renzi accelera e prova a sforbiciare gli statali "improduttivi" con l'aiuto, sorpresa, di Renato Brunetta. Sì, perché l'esecutivo avrebbe già inviato ai sindacati del settore pubblico a fine novembre la bozza del nuovo sistema di misurazione della performance dei dirigenti della Pa, bozza basata sul famoso decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009 messo a punto dall'allora ministro della Funzione pubblica del governo Berlusconi. Nel mirino di Brunetta ieri e Renzi oggi finiscono i cosiddetti "fannulloni", per l'ira dei sindacati che come cinque anni fa si stanno già preparando per scendere in battaglia. 

Le cavie al Ministero del Tesoro - Come sottolinea il Messaggero, dietro la questione della "produttività", infatti, si potrebbe nascondere l'intenzione di tagliare i "rami secchi" dei dirigenti pubblici, quelli cioè che fino a oggi hanno reso meno del previsto eppure si sono visti promuovere oppure hanno incassato bonus come sorta di "diritto naturale", anche solo secondo il criterio di anzianità. Il governo Renzi, riprendendo il progetto di Brunetta, vuole però bloccare questa abitudine e proverà ad applicare i nuovi criteri al Ministero del Tesoro, in via "sperimentale". 

Quattro fasce di produttività - I dirigenti statali verrebbero classificati in quattro fasce: la più alta comprenderà chi ha un livello di "realizzazione degli obiettivi" dall'80% in su. La seconda fascia di merito raggruppa i dirigenti con una produttività tra il 60 e l'80 per cento. Le ultime due, quella tra il 60 e il 40% e quella al di sotto del 40%, sono invece quelle a rischio. 

Il 30% a rischio - Secondo i criteri del governo, infatti, nelle prime due non potrà rientrare più del 70% dei dirigenti, mentre il 30% rimanente sarà giocoforza "bocciato", o meglio "rimandato". Già, perché secondo il decreto di Brunetta che ispira l'operazione un dirigente pubblico, dopo due valutazioni negative, può essere licenziato. E se per decreto deve essere classificato tra i "cattivi dirigenti" un terzo dei colletti bianchi, è logico immaginarsi un panico da poltrona.