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venerdì 18 aprile 2014

Caivano (Na): L'Mpa da lezioni di "ballo del grillo": un passo avanti e due indietro

Caivano (Na): L'Mpa da lezioni di "ballo del grillo": un passo avanti e due indietro

di Pietro Mugione


Giusto per farvi capire come, con sapienza occulta, i grandi politici operano all'interno dei partiti in modo profano per stabilizzare un equilibrio di potere che impone la supremazia "di pochi" attraverso l'asservimento di molti. La piramide, dall'alto verso il basso, finalizzata alla diffusione di un modello sociale feudale e neo-schiavistico, a grandi linee. Prima sto con te, poi contro di te. Non posso sconfiggerti? per disperazione mi alleo nuovamente. Mi accorgo che sono inutile? mi dissocio. Insomma, un vero e proprio ballo del Grillo: un passo avanti e due indietro. L'Mpa del segretario Alessio Vanacore, da lezioni di ballo del Grillo. Adesso, sulla carta il primo cittadino, Antonio Falco, amico delle eco-balle, ha 17 voti a favore, un brutto numero considerando le superstizioni, il minimo sindacale, e per restare in ambienti di danza, c'è ancora da sciogliere il nodo "Mario Della Rossa", sulla carta è in maggioranza, quest'ultimo, uscito poche settimane fa proprio dall'Mpa, partito da cui prese le distanza nel 2013. A far prendere una decisione cosi drastica all'Mpa, ma comunque più o meno scontata, le numerose polemiche sull'arrivo a Caivano di 21000 tonnellate di rifiuti che, secondo l'Mpa, il Sindaco Falco non avrebbe preso in tempo misure per contrastare la decisione della Provincia di Napoli ed in più i partiti di maggioranza dal Pd all'Udc dicono di non sapere nulla. Insomma, a Caivano l'immondizia arriva autonomamente, provate ad immaginare 21000 sacchetti di spazzatura in fila indiana che con le loro gambette raggiungono lo Stir di Caivano. 

Altra stangata: Torna l'Imu sui fabbricati rurali

Altra stangata: Torna l'Imu sui fabbricati rurali 

L'imposta sul mattone coprirà gli 80 euro in busta paga. Tagli a sanità e Pubblica Amministrazione 


Roma - Niente detrazioni, ma un bonus modulato sulle diverse fasce di reddito, compresi gli incapienti, cioè chi non paga tasse. Coperture da nuove tasse: come il ritorno del'Imu sui fabbricati rurali, già da quest'anno e la tassazione sulle rendite finanziarie. Poi tagli orizzontali agli acquisti delle Pa, alle società pubbliche e alla sanità.

Al Consiglio dei ministri di oggi approderà la bozza di decreto con la misura per dare gli 80 euro ai redditi inferiori a 1.500 euro al mese. I dettagli sono stati messi a punto ieri in un vertice tra il premier Matteo Renzi, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio e dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.

Per quanto riguarda il 2014, la bozza di ieri prevedeva un credito al 3,5% del reddito complessivo per redditi sotto i 17.714 euro e un bonus di 620 euro se il reddito complessivo è superiore a 17.714 fino a 24.500 euro. La somma calerà fino alla soglia dei 28.000 euro di reddito complessivo.

Il beneficio mensile medio è di 77,5 euro. Il bonus riconosciuto ai contribuenti salirà a 950 euro per la fascia tra i 19.000 e i 24.500 euro nel 2015, quando si spalmerà per l'intero anno. Sotto questa soglia il beneficio sarà del 5% sul reddito.

Per gli incapienti, cioè chi ha redditi bassi e non paga tasse, il bonus potrà arrivare attraverso il datore che potrà versare in busta paga i contributi previdenziali.

Nel decreto ci sarà anche il taglio dell'Irap, anche se a valere dal 2015. L'aliquota principale passa dal 3,9% al 3,5%. Scendono anche le altre aliquote Irap dal 4,2% al 3,8%; dal 4,65% al 4,2%; dal 5,9% al 5,3%. Un risparmio medio del 10%.

Il quadro degli incentivi è chiaro. Le coperture, invece, hanno dato da lavorare al premier Matteo Renzi e al ministero dell'Economia e Palazzo Chigi anche ieri. Ad aprire la giornata, una versione della bozza che prevedeva un taglio delle detrazioni su polizze, mutui e prestiti, per i redditi sopra i 55mila euro all'anno. In sostanza, a pagare buona parte dello sconto Irpef sarebbe stata la classe media con il solito aumento dell'imposizione fiscale. Una scelta tecnica, dettata dal fatto che parte della spending review è stata impegnata dal governo Letta per coprire il mancato taglio orizzontale delle stesse detrazioni. Palazzo Chigi ieri mattina ha smentito con forza e nelle bozze successive il taglio è scomparso.

Il grosso delle coperture per il dl sugli sgravi Irpef arriverà ad tagli alla Pa. Sugli acquisti per beni e servizi, scatterà una tagliola del 5%. C'è anche la sforbiciata sulle società pubbliche (comprese le ex municipalizzate) che dovranno tagliare i costi «nella misura non inferiore al 2% nel 2014 e al 3,5% nel 2015».

Ma le tasse ci sono. Ad esempio (sempre secondo la bozza di ieri sera) si elimina l'esenzione Imu dei fabbricati rurali ad uso strumentale. C'è anche l'aumento dell'aliquota sulle rendite finanziarie dal 20% al 26%. Servirà quindi a coprire in parte il taglio dell'Irap, non solo quello dell'Irpef che scatta nel 2015.

Dalla sanità dovrebbero arrivare 700 milioni di euro. Ma ieri sera tra il ministero di Beatrice Lorenzin e il dicastero dell'Economia c'è stato uno scontro molto acceso. Perché i tagli metterebbero a rischio il patto con le regioni e i livelli essenziali di assistenza.

Berlusconi: "Un piacere fare volontariato" e avverte: "Rivedere il Fiscal Compact". Sulla Giustizia: "Area politicizzata"

Berlusconi: "Un piacere fare volontariato" e avverte: "Rivedere il Fiscal Compact". Sulla Giustizia: "Area politicizzata"


"Io sono un uomo delle Istituzioni, in attesa che sia riconosciuta la mia innocenza non posso che rispettare le decisioni della magistratura". Cosi Berlusconi, in conferenza stampa per la presentazione delle liste dei candidati di Forza Italia alle Europee. Poi afferma di aver accolto con piacere la decisione del Tribunale di sorveglianza di affidargli i servizi sociali in una struttura per anziani: "Lo farò più che volentieri e cercherò di essere utile". Sulla sua non candidatura: "Va a tutto vantaggio della sinistra". E sulla condanna: è stata "ingiusta", sulla base di "un fatto inesistente". La sentenza si Strasburgo "sarà annullata". Sul Fiscal Compact: "Si devono rivedere tutti i trattati, eliminare il Fiscal Compact e consentire ai Paesi lo sforamento del 3% annuo nel rapporto tra Deficit e Pil", un vincolo "antistorico" nella situazione attuale dell'economia. L'euro? "Sì, ma a precise condizioni". Sulle riforme assicura: "Abbiamo dato il nostro impegno ad approvarle". Ho parlato personalmente con Renzi, probabile, "l'elezione diretta del presidente della Repubblica". Sulla giustizia nota: "Sappiamo come ci sia una corrente della giustizia che ha dichiaratamente finalità di intervento nella politica". "La grande maggioranza degli italiani ritiene quella della giustizia la riforma delle riforme", sottolinea il Leader di Forza Italia. Ed evita di rispondere ad altra domande sui giudici politicizzati. Infine ribadisce che il suo governo, "l'ultimo eletto dal popolo", fu buttato giù da "un colpo di Stato". 

Alfano punta il dito contro Renzi sul dl lavoro, solo Pd vota si, Ncd assente

Dl lavoro, solo Pd vota si, Ncd assente


La Commissione Lavoro della Camera ha approvato il decreto Legge Lavoro votando il mandato al relatore. A favore si è espresso però solo il Partito Democratico, mentre Nuovo Centro Destra non ha partecipato al voto e Scelta Civica e Forza Italia si sono astenute. No da parte anche del Movimento 5 Stelle e Sel. La Lega Nord era assente, ma aveva annunciato una relazione di minoranza. La nota stonata è che non mancano le critiche da parte del primo partito alleato del Pd, cioè del Nuovo Centro Destra, partito guidato da Angelino Alfano. "Cambia il pelo ma non il vizio", afferma De Girolamo e Sacconi. I capigruppo Ncd di Camera e Senato denunciano il comportamento del Partito Democratico in Commissione Lavoro che, dicono, "cerca insistentemente maggioranze variabili con la sinistra e il Movimento 5 Stelle per imporre vincoli ai rapporti di lavoro". E in conferenza stampa, presente Alfano, insistono: "Non sembra quella di Renzi, ma la solita vecchia sinistra". E annunciano battaglia per "ripristinare il testo originario" del decreto. "Sul tema lavoro il Pd non tiene, rincara Sacconi".  

giovedì 17 aprile 2014

Umberto Veronesi "La carne è cancerogena; vi svelo il motivo per cui non se ne parla"

Umberto Veronesi "La carne è cancerogena; vi svelo il motivo per cui non se ne parla"



Prof. dott. Umberto Veronesi

Chi si alimenta di prodotti animali si espone ad un rischio maggiore di contrarre diversi tipi di patologie. Corre infatti in media il 30% di rischio in più di contrarre molti tipi di tumori, come quello al seno, al colon, alla prostata, al pancreas, alla vescica e ai polmoni. Un’alimentazione carnea induce ad un maggiore rischio di contrarre malattie metaboliche, disturbi cardiovascolari legati al livello di colesterolo nel sangue, infarti, diabete ed obesità.

Umberto veronesi: “Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più.

L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi.”

UE, "Made In", l'On. Lara Comi (FI): "L'Europa c'è, ora anche la Germania dimostri che vuole l'Europa"

UE, "Made In", l'On. Lara Comi (FI): "L'Europa c'è, ora anche la Germania dimostri che vuole l'Europa"

On. Lara Comi, candidata
al Parlamento Europeo (Forza Italia)
Marchio obbligatorio origine prodotti extra Ue per il rilancio del settore manufatturiero contro la contraffazione sleale. Ora il Consiglio UE non boicotti la decisione della plenaria


Strasburgo  – “L’Europa c’è, ora tocca alla Germania dimostrare che vuole l’Europa. Tutti i tentativi del Parlamento Europeo di imporre l’obbligatorietà del marchio d’origine dei prodotti Extra Ue sono stati boicottati finora dal Consiglio Europeo  dove sono prevalsi gli interessi dei Paesi del Nord a mantenere lo status quo contro il diritto del consumatore ad avere una chiara etichetta e la piena tracciabilità del prodotto. Ancora oggi circolano in Europa merci di cui ignoriamo la provenienza e questo è un danno per l’Italia il cui marchio è il più ricercato. La decisione della plenaria, unico organo veramente democratico,  è una grande risposta che diamo al nostro settore manifatturiero, in particolare a quello tessile che subisce una concorrenza sleale".

Lo afferma l’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi  in merito alla decisione del Parlamento Europeo che oggi, in plenaria, a Strasburgo, ha votato l’obbligatorietà del marchio d’origine per i prodotti extra Ue.

"Da quando sono entrata in Parlamento, nel 2009 - ha sottolineato Comi - mi sono spesa in ogni modo sulla battaglia per il 'made in' che contempli la piena indicazione d’origine ed etichettatura e che valorizzerebbe la manifattura italiana a contrasto anche della contraffazione. Come ha ricordato Confcommercio in Italia il mercato del 'falso' vale 17 miliardi e una perdita di 185 mila posti di lavoro. Il Parlamento si è già espresso su questo tema nella proposta di regolamento del 2005, poi ritirata, nella proposta di regolamento del tessile e in numerose risoluzioni. È giunto il momento di agire, basta con questo veto ingiustificato dei Paesi del Nord in seno al Consiglio. La battaglia sul ‘made in’ è per la democrazia: se i cittadini ce lo chiedono, se le imprese lo vogliono, se sappiamo che migliorerà la vita dei consumatori e sosterrà le nostre aziende, non ci può essere alcuna scusa plausibile per votare contro”.


Sondaggio Ixè: Forza Italia in una settimana sale di due punti

Sondaggio Ixè: Forza Italia in una settimana sale di due punti


Se oggi ci fossero le elezioni Europee, non cambierebbero i rapporti di forza tra le prime tre liste italiane. Lo rileva il nuovo sondaggio di Ixè realizzato in esclusiva per Agorà (Rai3) in vista della tornata di maggio. Secondo il campione intervistato da Roberto Weber il Movimento 5 stelle otterrebbe il 25,2% (dunque 0,3 punti in più rispetto al consenso registrato nelle classiche intenzioni di voto). Il maggior aumento di voti lo farebbe però registrare Forza Italia (19,1% contro 17,2%) e anche Nuovo centro destra crescerebbe dal 3,8 al 5,3. La lista L’altra Europa, che raccoglierebbe tutte le forze da Rifondazione comunista a Sinistra ecologia libertà intorno alla figura del leader greco Alexis Tsipras, si attesterebbe al 4,2%. La Lega Nord starebbe al 5,2%. Fratelli d’Italia invece ancora non riesce a rientrare tra i principali partiti ottenendo solo il 3,6%, ma rimane fuori anche Scelta Europea che si ferma all’1,9%.