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venerdì 19 settembre 2014

Greta e Vanessa, l'Italia ha deciso: paga il riscatto ai tagliagole islamici

Greta e Vanessa, l'Italia ha deciso: pagherà il riscatto per le due ragazze italiane

di Franco Bechis 


I contatti sono avvenuti discretamente durante l’estate. Colloqui riservati su cosa stava avvenendo in Iraq e Siria e le prime informazioni sulla situazione degli ostaggi italiani. Da una parte alti ufficiali dell’Aise guidato da Alberto Manenti, dall’altra esponenti del Movimento 5 stelle che siedono nel comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il Copasir. Nel comitato guidato dal leghista Giacomo Stucchi ci sono ben tre parlamentari del movimento di Beppe Grillo. Bito Crimi, Bruno Marton e Angelo Tofalo. Ce ne sono poi tre del Pd (Felice Casson, Roberto Speranza e l’ex dipendente dei servizi segreti italiani Maria Rosa Villecco Calipari), uno di Ncd (Giuseppe Esposito, vicepresidente), uno di Sel (Francesco Ferrara) e uno di Scelta civica (Paolo Vitelli). Ne è clamorosamente escluso invece Forza Italia. I contatti fra gli esponenti a 5 stelle e i vertici dell’Aise sono stati ovviamente riservati. Ma hanno prodotto la prima conseguenza politica: proprio su insistenza dei grillini questa mattina il Copasir ascolterà in seduta segreta il gran capo dell’Aise. Ufficialmente si parlerà di tutto.

Ma il tema vero del confronto con i parlamentari è uno solo: l’esposizione della situazione degli ostaggi italiani in mano all’Isis o a bande siriane, e le possibili soluzioni per giungere alla loro liberazione. L’Aise cercherà di comprendere quale copertura politica c’è per la linea già emersa negli incontri con i 5 stelle: quella sul pagamento dei riscatti per ottenere la liberazione degli ostaggi. Sostanzialmente oggi verrà chiesto in seduta segreta al parlamento un via libera a operazioni che sono già in corso. I servizi segreti italiani sono infatti sicuri di avere trovato i canali giusti per arrivare alla soluzione. In mezzo però c’è quell’ostacolo non da poco: il pagamento dei riscatti richiesti, che ammonterebbero complessivamente ad alcuni milioni di euro.

Un tema sollevato quest’estate proprio da Libero, con il direttore Maurizio Belpietro che ha messo in guardia dai rischi di questa forma umanitaria di finanziamento al terrorismo: pagare il riscatto diventerebbe un incentivo a ripetere il crimine, trasformando l’Italia in ventre molle dell’Occidente, determinando quella che tecnicamente gli esperti di intelligence chiamano pull-effect, effetto spinta. Una sorta di invito a rifarlo. Lo stesso dibattito sta agitando altri paesi e la comunità internazionale, visto che alcuni di loro (la Francia) hanno proceduto con i pagamenti consentendo la liberazione di alcuni ostaggi, e altri (Stati Uniti e Gran Bretagna) no, con le conseguenze che abbiamo tragicamente visto nei filmati dell’orrore dei tagliagole iracheni.

Perplessità sul pagamento esistono anche nella politica italiana. C’è chi pensa sia difficile spiegare l’uso di quelle risorse dello Stato per fare liberare giornalisti e volontari di Ong rapiti all’estero, quando lo stesso criterio non è stato utilizzato (ad esempio) per la salvezza di un cittadino sequestrato sull’Aspromonte. Il governo Renzi sembra orientato a pagare quei riscatti, ma non darebbe il via libera senza coperture politiche molto larghe. Quella dei 5 stelle c’è, dopo che l’Aise li ha convinti che non ci sia altra strada percorribile. Il movimento di Grillo non ha nemmeno fatto mistero di questo ruolo- chiave che si è intestato nella vicenda iracheno-siriana. E in un comunicato ieri ha spiegato: «Abbiamo chiesto l’audizione del direttore dell’Aise Alberto Manenti al Copasir per seguire con attenzione i progressi e gli sviluppi sugli ostaggi italiani. Potremo quindi capire bene le criticità e le azioni poste in essere per salvaguardare l’incolumità dei nostri connazionali. L’esperienza del direttore Manenti è una garanzia di impegno».

Perfino una lode esplicita al capo dei servizi italiani, cosa piuttosto rara in casa 5 stelle. Manenti è capo del servizio solo da luglio, ma già nei mesi precedenti ne era di fatto il reggente operativo insieme al capo delle operazioni Boeri. Sono stati loro a condurre a maggio un’operazione conclusasi felicemente: quella della liberazione di Federico Motka, prigioniero insieme all’inglese David Haines, che poi è stato decapitato dai tagliagole perché David Cameron non ha voluto pagare il riscatto. Molte voci sono circolate su quell’operazione, e la principale è stata proprio quella di un pagamento di riscatto che oscillava fra i 5 e i 6 milioni di euro. Voci rinfocolate dal viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, con le dichiarazioni in cui non ha escluso quei pagamenti.

Il Copasir di oggi potrebbe suggellare quella linea politica che sta a cuore ai 5 stelle e che sembra prediletta anche dai vertici dei servizi italiani. In fondo i più contrari albergano nelle fila di Forza Italia, che in quel consesso non ha rappresentanti formali. Anche all’interno dell’Aise la linea del pagamento del riscatto è ormai prevalente. Quelli più dubbiosi su questa strada sono stati in questi mesi allontanati dal servizio (nove generali dell’esercito e uno della Guardia di Finanza). Tutti e dieci i generali erano stati aggiunti ai servizi all’epoca dei governi di Silvio Berlusconi. Il loro allontanamento pare legato anche alle perplessità avanzate sul ruolo di un ufficiale Aise ex colonnello dei carabinieri inviato in Turchia ad addestrare militanti jihaddisti «buoni», e sull’ospitaòlità concessa ad ufficiali dei servizi segreti degli Emirati Arabi (che hanno avuto un ruolo non secondario nella crescita dell’Isis) in una base militare di Alghero.

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