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sabato 26 settembre 2015

"Boccassini spiava Silvio per fregarlo" Lo scandalo travolge i pm: cosa facevano

Ruby ter, Silvio Berlusconi spiato in modo illegale: il trucco dei pm per incastrarlo




Un trucchetto. Un raggiro della legge e delle garanzie costituzionali che tutelano i parlamentari. Così l'avvocato Federico Cecconi, legale di fiducia di Silvio Berlusconi nel processo Ruby ter che vede il Cavaliere indagato per corruzione in atti giudiziari, definisce l'attività di intercettazione attuata dalla procura di Milano nei confronti del leader di Forza Italia.

I fatti, riportati dal quotidiano "Il Giornale", dicono che la procura ha chiesto al gip di approvare la richiesta di utilizzare undici telefonate in cui si ascolta Berlusconi parlare con due delle Olgettine, Barbara Guerra e Iris Berardi. Sostiene, l'accusa, il carattere occasionale/casuale di quelle intercettazioni. E dunque la loro acquisibilità ai fini del processo. Di parere opposto la difesa di Berlusconi che sottolinea due aspetti di quella attività di indagine. Per prima cosa che i contatti tra le due ragazze e Berlusconi erano tutt'altro che occasionali e che dunque mettere sotto controllo i loro telefoni era un evidente stratagemma per ascoltare Silvio Berlusconi, all'epoca dei fatti ancora senatore e dunque tutelato dall'immunità. I tentativi accertati delle due Olgettine di parlare con il Cav sono infatti ben 400, di cui 361 riferibili a Barbara Guerra e 39 all'utenza in uso alla Berardi. In più, secondo la difesa, la procura di Milano avrebbe indagato di fatto su Berlusconi nascondendolo, nelle registrazioni delle intercettazioni, sotto lo pseudonimo di "Andrea Nascente", con le due Olgettine celate a loro volta sotto gli alias di "Battaglia" e "La Presti". Entro dieci giorni è attesa la decisione del giudice Stefania Donadeo.

Arrivano nuove minacce sulle pensioni Iconsigli per difendersi dalla Fornero

Pensioni, ecco tutte le novità previste per il 2016


di Antonio Castro


La Fornero in lacrime vista da Benny

Senza neppure considerare le varie ipotesi di "riforma della riforma" (Fornero) che il governo sta covando, il 2016 si annuncia già così denso di novità per gli aspiranti pensionati e anche per chi l' agognata pensione se la è già aggiudicata. Tra indicizzazioni, aumento dell' età pensionabile e adeguamento dei trattamenti al costo della vita c' è da farsi venire il mal di testa. E mentre il governo si lambicca per ideare una soluzione che tenga insieme l' integrità dei conti pubblici e le legittime aspirazioni di chi ha lavorato 35, anche 40 anni, ma non ha l' età anagrafica per andare a riposo, abbiamo chiesto a al Centro Studi Itinerari Previdenziali (fondato da Alberto Brambilla), una sintesi ragionata di tutte le novità che rimescoleranno le regole del pianeta previdenza.

Indicizzazione - L' indicizzazione della anzianità contributiva, introdotta e acuita proprio dalla riforma Fornero (che in pochi giorni ha aumentato di 6 anni e mezzo il requisito), è il vero muro per sbloccare il mondo del lavoro. Anche perché già oggi per andare in pensione bisogna avere 42 anni e 6 mesi di contributi e un minimo di 63 anni e 3 mesi di età anagrafica. Dal 1 gennaio prossimo, però il requisito per accedere al pensionamento aumenta ancora di 4 mesi. Per poi arrivare nel 2018 a oltre 44 anni. Tralasciando il dettaglio che in nessun altro Paese è previsto un meccanismo tanto perverso, ci sarebbe anche da considerare che la Riforma Fornero non ha tenuto minimamente conto dei cosiddetti "lavoratori precoci". Donne e uomini che hanno cominciato a lavorare a 15, 16, 17 anni e che hanno già accumulato oltre 40 anni di versamenti. È il caso dei nati a cavallo degli anni Cinquanta: la generazione rimasta imbrigliata dalla riforma solo perché anagraficamente non avevano i requisiti. Da tempo si sta ragionando sull' ipotesi di eliminare questa continua rincorsa dell' età pensionabile. Si potrebbe - ad esempio - portarla per tutti per tutti a 41,5 anni indipendentemente dalla età di pensionamento. Per il 2016 le pensioni saranno rivalutate solo parzialmente (vedi tabella in pagina). In sostanza più è bassa la pensione e maggiore sarà l' adeguamento riconosciuto. Un rispetto molto parziale della sentenza dell' estate scorsa, che potrebbe ovviamente comportare nuovi ricorsi alla Corte Costituzionale. E proprio la Consulta, così come la Cassazione, ha già affermato che misure di questo tipo «non possono essere che straordinarie».

Ricalcolo - Ma i governi non sembrano preoccuparsi mai degli eventuali rischi e ricorsi. Dal 2017 dovrebbe essere ripristinata l' indicizzazione al 100% del costo vita (3 volte il minimo); 90% per quelle tra 3 e 5 volte e 75% per quelle 5 volte il trattamento minimo. Ultimo aggiornamento anche per i coefficienti per il calcolo della pensione - agganciati alle aspettative di vita aumentata di 4 tra il 2014 e il 2015 - che ridurranno l' importo della pensione di circa il 2%. Ma almeno in questo caso il pensionato non ci perde, spiegano gli esperti di Brambilla, «perché se si doveva prendere 100 di pensione per l' intera vita residua, sempre si 100 prenderà».

Volkswagen, ecco l'elenco completo dei modelli di auto con il "trucco"

Volkswagen diffonde l'elenco dei modelli truccati




Volkswagen ha diffuso l'elenco dei modelli su cui ha montato il software per ingannare i test sulle emissioni. Ecco i modelli incriminati per ogni marchio del gruppo. Lo scandalo riguarda i motori diesel. Volkswagen: Golf, Beetle, Tiguan, Passat e Jetta. Audi: A1, A3, A4 e A6. Skoda: Fabia, Roomster, Octavia e Superb. Veicoli commerciali: Caravelle e Multivan, Caddy, Kombi, il pick up Amarok e il van Crafter. Anche Seat ha confermato che i propri modelli con tecnologia diesel sono coinvolti. Nel mirino ci sarebbe anche la Leon.

Caivano (Na): Morte di Giuseppe Peluso, si indaga per sapere la verità

Caivano (Na): Morte di Giuseppe Peluso, si indaga per sapere la verità



(ilgiornaledicaivano)




CAIVANO (Francesco Celiento) – Sono trascorsi diversi giorni dalla morte del giovane caivanese Giuseppe Peluso, ingegnere e persona molto attiva per la comunità a nord di Napoli, ma tanti ancora sono gli interrogativi sull’incidente, avvenuto lunedì 7 settembre 2015 intorno alle ore 17,30. Lunedì scorso 21 settembre, c’è stata una fiaccolata per ricordare Peppe, a una settimana esatta dalla sua morte, e per tenere ancora accese le luci su una vicenda che non ha ancora una dinamica ben definita.

La famiglia, affranta dal dolore, vuole vederci chiaro e cerca attraverso le nostre pagine e quelle di tutti i media dei testimoni che abbiano potuto vedere l’attimo dell’incidente o che sono arrivati poco dopo: avranno magari sicuramente notato dei particolari che sono sfuggiti alle forze di polizia.

Giuseppe Peluso mentre percorreva la “Perimetrale di Scampia”, la bretella che collega Capodichino con l’Asse Mediano, nel tratto tra Scampia e Mugnano di Napoli, a bordo di una Ducati 600 grigia, stretto forse da una Ford Focus, condotta da un 48enne moldavo, residente ad Afragola, perdeva l’equilibrio sbattendo contro il guardrail e morendo praticamente all’istante.

Uno schianto forse troppo forte da poter consentire al giovane ingegnere di poter riequilibrare il mezzo.

Ci sono però tanti quesiti: non si sa ancora con precisione dove sia stata tamponata la moto, gli inquirenti studiano la probabile dinamica, dopo aver fatto tutte le misurazioni del caso nell’area dell’incidente; sul posto intervennero tempestivamente gli agenti della Polizia Municipale dell’unità infortunistica stradale di Napoli, diretti dal capitano Ciro Colimoro, e un’ambulanza del 118. Tante le domande che i familiari si pongono e chiedono aiuto a chi può aver visto qualcosa negli ultimi attimi di vita del giovane Peppe.

Sotto pesante accusa anche la scarsa visibilità, dovuta soprattutto alla carenza di adeguata illuminazione e l’intensa vegetazione (piante e alberi) che rende poco visibili le uscite.

Chi ha testimonianze può inviarle all’email ilgiornaledicaivano@gmail.com oppure a ilnotiziario2011@libero.it

venerdì 25 settembre 2015

Arriva il primo negozio "stupefacente": pasta, olio e caffè a base di cannabis

Il primo negozio che vende pasta, olio e caffè alla cannabis


di Claudia Osmetti 



Tagliatelle, cioccolato, olio. Tutto preparato con un ingrediente particolare: la canapa. Già, perché in viale Umbria a Milano ha aperto i battenti il primo «hemp shop», ossia il primo negozio specializzato in prodotti derivati dalla canapa. Lo gestisce Marco, un ragazzo giovanissimo che ne è anche il titolare, e si chiama «Sir Canapa». Qui, pochi metri quadri a ridosso del centro storico, potete trovare di tutto: dai vestiti alla cosmesi. E attenzione: non serve avere 18 anni. «I nostri prodotti sono privi del principio attivo», spiega Marco, «la carta d’identità la chiediamo solo a chi vuole comprare semi da collezione». Questa sera ci sarà l’inaugurazione ufficiale, con tanto di dibattito sugli aspetti terapeutici della cannabis promosso dai Radicali. «L’idea che avevo era di offrire qualcosa di più rispetto ai tradizionali “grow shop” che esistono già anche a Milano e che si occupano esclusivamente del settore agricolo: le potenzialità della canapa sono infinite».

Lamberto Sposini di nuovo in tv: ritrova il sorriso in compagnia di un'amica-collega

Mara Venier e Lamberto Sposini: di nuovo insieme in uno studio televisivo




"Alle prove di Striscia ...Lamberto e' venuto a trovare Antonio Ricci e tutti gli amici.....Lamberto era felicissimo !!!!!!", così Mara Venier pubblica la foto su Instagram del sorriso ritrovato di Lamberto Sposini. Ultimamente il giornalista sembra stare molto meglio ed essersi finalmente ripreso dal gravissimo malore che nel maggio 2011, poco prima di andare in onda con La vita in diretta dagli studi di via Teulada, lo aveva colpito.  La Venier che lo affiancava nella conduzione quel maledetto giorno, è sempre rimasta accanto all'amico durante tutti questi anni passati, dimostrandogli affetto e attaccamento, come dimostra lo scatto. I fans hanno commentato la foto entusiasti: "Che bella questa foto. L'amicizia che vi lega e' ancora più bella" e ancora: "Voi a striscia?ma magariiii".

Scacco a Bernie di Marchionne: è caos La Red Bull dice addio alla Formula Uno?

Formula 1, Red Bull pronta a lasciare il mondiale senza i motori Ferrari: lo scacco matto di Sergio Marchionne a Bernie Ecclestone




Il futuro della Red Bull in Formula 1? Potrebbe deciderlo il presidente della Ferrari, Sergio Marchionne, sempre più influente e sempre più a suo agio nel fatato mondo del circus. Mentre la Ferrari crede nell'impresa impossibile, ossia strappare un mondiale che pare già assegnato alla Mercedes di Lewis Hamilton, su altri tavoli si decide quel che sarà della prossima stagione. Qualche giorno fa vi avevamo dato conto della possibilità che Maranello fornisca i motori alla Red Bull, possibilità confermata da Marchionne in persona. La scuderia "con le ali" si attendeva la fornitura dalla Mercedes, che però si è tirata indietro all'ultimo. A quel punto è entrata in gioco la Ferrari, pronta a fornire la sua power unit per due ragioni: la prima, una Red Bull motorizzata Mercedes potrebbe diventare irraggiungibile (meglio non rischiare, dunque); la seconda; difficilmente il motore progettato per un'auto riesce a rendere al meglio su una monoposto, la Red Bull appunto, che al contrario non è stata confezionata su misura.

Bernie all'angolo - Eppure, ora, secondo indiscrezioni di stampa, Marchionne avrebbe (leggermente) frenato sull'ipotesi di fornire la power unit alla scuderia di Milton Keynes. E messa alle strette, la Red Bull, sarebbe pronta al gesto clamoroso: senza motori Ferrari o Mercedes lascerà la Formula 1. Uno scenario che, per inciso, preoccupa il patron del circus, Bernie Ecclestone, che perderebbe una delle scuderie più forti del mondiale. Così Bernie spinge affinché si trovi un'intesa: "Marchionne è favorevole, ma spaventato che il suo team possa innervosirsi e soprattutto possa ritrovarsi indebolito". Ecclestone, insomma, caldeggia l'intesa, al solito "intromettendosi" in affari che tecnicamente dovrebbero riguardarlo ben poco. E, certo, è lo stesso Ecclestone che ha messo in dubbio la sopravvivenza del gp di Monza, e del quale, l'astuto Marchionne, potrebbe vendicarsi "spingendo" la Red Bull fuori dal mondiale. Uno scenario certo contorto, e per ora soltanto ipotetico. Di sicuro, c'è che nella trattativa con la Ferrari, la Red Bull spinge per ottenere tutti gli sviluppi del propulsore in tempo reale. Un rifiuto di Marchionne in tal senso potrebbe avere effetti devastanti: per la Red Bull, certo. Ma anche per Ecclestone.