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mercoledì 27 agosto 2014

Gioca un euro al lotto e diventa milionario

Gioca un euro al lotto e diventa milionario



Gioca un euro e si sistema per tutta la vita. Un uomo, del quale non si conoscono le generalità, è entrato nel bar La Coccinella, a Besana in Brianza, ha giocato una moneta al 10eLotto ed è diventato un piccolo paperone


Un milione e 69.829 euro, è questa la cifra precisa che si è portato a casa. L’estrazione avviene ogni cinque minuti - spiega un comunicato del Gioco del Lotto - così l’uomo ha visto in diretta sul monitor fra i 20 numeri estratti uscire tutti quanti i dieci che aveva giocato.

Fonte: Il Giornale 

Mia figlia nella Scozia-miracolo. Così ha trovato lavoro in un'ora

Mia figlia nella Scozia-miracolo. Così ha trovato lavoro in un'ora


di Marino Smiderle 


La tormentosa burocrazia che affligge il nostro Paese laggiù non esiste: bastano un codice fiscale (istantaneo) e un conto in banca (gratuito)


Aberdeen (Scozia) - In quest'estate piovosa e col Pil in retromarcia la cosa migliore è venire a ricaricarsi ad Aberdeen. Nell'ultima settimana di luglio, per dire, in questa città di mare, di campagna e di pozzi petroliferi offshore, c'è stato il sole sette giorni su sette.

E il tasso di disoccupazione di questa ex area depressa della Scozia del nord non si è mai staccato troppo da un fisiologico 2 per cento. E io che per poco a maggio non facevo un infarto quando mia figlia, 20 anni, tre esami superati brillantemente al primo anno di Scienze Politiche, mi annunciò la sua intenzione di prendersi un anno sabbatico per venire a lavorare dagli highlander con la scusa di approfondire le conoscenze di una lingua che già parla piuttosto bene, ho cominciato a mettermi il cuore in pace.

Certo, si può capire anche quel diavolo del leader dell'Ukip, Nigel Farage, spaventato dall'invasione degli oltre 200 mila immigrati europei nel Regno Unito e concentrato nel mettere in difficoltà e rubare consensi ai conservatori del premier David Cameron a sua volta costretto a mettere un argine ai «privilegi» di cui godrebbero gli estranei. Sì, perché nel Regno (per ora) Unito hanno saggiamente mantenuto la sterlina ma applicano integralmente le direttive sfornate a Bruxelles. Questo ha permesso a Ilaria di fare il primo colloquio di lavoro della sua vita (cameriera in un hotel a 5 stelle, mica ingegnere in una piattaforma, per carità) e di essere assunta nel giro, stando un po' larghi, di un'ora. Il tempo di sentirsi chiedere il numero di conto corrente e del Nin (National insurance number, una specie di codice fiscale), di scendere all'ufficio del Job Centre Plus per avere il numero provvisorio e per accendere il conto, senza spese, alla banca più vicina, il Santander (unico documento richiesto, la carta d'identità e l'indirizzo di residenza in Scozia), di risalire per completare la firma del contratto, e il gioco poteva cominciare. Contratto a tempo indeterminato, senza articoli 18 e senza tanti fronzoli.

Uno dice: per forza che i giovani italiani scappano in Gran Bretagna. E per forza che i britannici s'incazzano. Così come gli insegnanti precari del nord Italia si infuriano perché le graduatorie sono falsate dall'assalto di quelli del sud, allo stesso modo i giovani scozzesi, in questo caso, si trovano una concorrenza più agguerrita pronta a rubare i posti che «spetterebbero» a loro. Questo in teoria. In pratica, siccome ad Aberdeen non si fa in tempo a chiedere un lavoro che l'hai già trovato, alla fine conviene pure alla Scozia, fin che l'economia tira, avere a disposizione tutti questi volenterosi.

I primi tre colleghi che mia figlia ha trovato sul posto di lavoro sono di tre nazionalità diverse: una lituana, un bulgaro e uno scozzese doc. Giovani studenti che lavorano d'estate per pagarsi gli studi d'inverno. Facoltà serie, ingegneria, economia, mica la Drama School a cui vorrebbe iscriversi Ilaria il prossimo anno per imparare a recitare in inglese a teatro, ma questo è un altro discorso.

L'unica rogna, da queste parti, è il costo delle case. Una cameriera al primo impiego non può certo permettersi di affittare un appartamento vicino a Union Street: te lo fanno pagare come se fossi a piazza Navona. Siccome Ilaria è venuta qui grazie a una cugina che la ospita e che ha deciso di vivere nella countryside di Aberdeen perché il marito è stato assunto da una multinazionale dell'Oil & Gas dove prende uno stipendio cinque volte più alto di quello che prendeva in Italia, il problema, per ora, è risolto.

La prima domanda che le hanno fatto davanti a una birra al pub, però, è stata, come dire, di tipo politico-istituzionale: «Yes or Better together?». La Scozia in questo momento è baciata dal sole e dalla crescita economica ma è divisa in due tra chi il prossimo 18 settembre voterà sì all'indipendenza (Yes, appunto) e chi invece, pur essendo altrettanto orgoglioso e geloso delle tradizioni di quella che ritengono la sola e unica patria che non ha nulla a che spartire con Londra, preferisce rimanere insieme dal punto di vista meramente amministrativo (Better together). Essendo europea e residente in Scozia, Ilaria ha il diritto di influire sul destino degli highlander. Deve solo registrarsi e poi potrà votare. Opinabile, ma è così.

Andando a fare un giro al mitico Pittodrie, lo stadio dell'Aberdeen Fc, la squadra con cui sir Alex Ferguson dal '78 all'86 ha vinto campionati, coppe nazionali e coppe europee prima di volare al Manchester United, ho capito però che il Regno resterà Unito. Dicono che i contrari all'indipendenza siano in vantaggio di pochi punti, nonostante in giro per la Scozia siano molto più visibili gli stemmi con scritto Yes propagandati senza requie dal primo ministro scozzese Alex Salmond. Conservatori, laburisti e liberali inglesi si sono impegnati a garantire ulteriore autonomia, lasciando tutte le tasse a Edimburgo, se gli elettori scozzesi voteranno contro l'indipendenza. Non ce n'era bisogno. Un giovane gommista, pura working class, che stava comprando l'abbonamento alle partite dei Dons per la prossima stagione grazie all'ultimo aumento di stipendio, mi ha spiegato che lui, come tanti altri, ha già deciso di votare no. «I favorevoli fanno più baccano - ha detto - ma la maggioranza teme di perdere la sterlina e il lavoro se andiamo per conto nostro. Non cambierà nulla, mi creda». E al primo dibattito trasmesso martedì sera dal canale scozzese Stv, l'ex cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling, che guida la campagna «Better Together», è sembrato più convincente del rivale.

Anche Ilaria voterà per non disintegrare il Regno Unito. L'ha convinta J.K. Rowlings, quella che ha accumulato milioni di sterline inventando Harry Potter. Contrariamente a Sean Connery, lo 007 che fa il testimonial per la secessione, l'autrice di bestseller spinge per il no. Se ce l'ha fatta lei nel Regno Unito, ce la può fare anche una giovane cameriera italiana che sogna di diventare un'attrice di teatro nella patria di Shakespeare.

martedì 26 agosto 2014

"LO SCONTRINO? NO, GRAZIE..." Salvini dichiara guerra al Fisco: "Fate come dico io, evadete l'Iva"

Matteo Salvini, guerra al Fisco: "Non fatevi fare lo scontrino, evadete l'Iva"




La Lega Nord dichiara guerra al Fisco. “Non fatevi dare lo scontrino, non pagate l’Iva allo Stato”, ha detto Matteo Salvini ad Alzano Lombardo, pochi giorni dopo aver annunciato lo sciopero fiscale per il prossimo novembre. Il segretario del Carroccio ha scaldato gli animi dei suoi ascoltatori, provocandoli: “Quanti pagano ancora il canone Rai pur ritenendo la Rai un servizio poco pubblico per paura dell’accertamento? Posso anche capire, ma le tasse si possono pagare anche in ritardo, con una minima sanzione”. E ancora: “Fare la spesa è far politica: non andare al grande supermercato ma al negozio sotto casa che conosci ed è in difficoltà e magari chiedendogli 'io non voglio lo scontrino' perché l’Iva allo Stato non la voglio dare. Siamo l’unico paese dove paghi in anticipo su quello che non hai ancora incassato nè visto”.


Balotelli ci prende a schiaffi: "In Italia..."

Mario Balotelli firma con il Liverpool: "Ho sbagliato a tornare in Italia"




Dopo aver fatto un mondiale disastroso e dopo aver lasciato il Milan adesso Mario Balotelli se la prende con l'Italia. Poco dopo aver firmato il suo nuovo contratto col Liverpool, l'attaccante si sfoga: "Sono felice di essere tornato in Inghilterra, quando me ne sono andato ho sbagliato. Volevo tornare in Italia, ma mi sono reso conto che è stato un errore". Insomma un addio al veleno che potrebbe costargli caro anche con la Nazionale. Super Mario risponde così anche alle parole di Inzaghi. Il nuovo tecnico del Milan commentando l'addio di Balo al Milan ha detto: "Perdiamo un gran giocatore, ma acquisiamo sotto altri punti di vista, della voglia e del gruppo. Quando un giocatore se ne va vuol dire che tutte le componenti hanno preso questa decisione". 

Firmato il contratto - Una sorta di benservito in politichese sportivo. Ma nonostante le scintille a quanto pare  Mario si è tuffato nelle sua nuova avventura (dorata) con i reds. "YNWA! (abbreviazione di "You'll Never Walk Alone" ndr) Come on Liverpool!" è con questo tweet che il giocatore ha annunciato di aver firmato il contratto che lo lega al Liverpool. Poco dopo, sempre via Twitter, è arrivata la conferma del club: "#LFC (il Liverpool ndr) ha finalizzato l’accordo con il nazionale dell’Italia Mario Balotelli, che arriva dal Milan #MarioLFC".

Renzi, il rimpasto alla fine dell'estate: dove vuole "spedire" Angelino Alfano

Renzi pensa al rimpasto: Alfano agli Esteri al posto della Mogherini




Angelino Alfano agli Esteri al posto di Federica Mogherini che dovrebbe ricevere l'incario di Alto rappresentante della politica estera per l'Unione Europa. Al Viminale dovrebbe andare Graziano Del Rio. Si ipotizza pure uno spostamento di Roberta Pinotti dalla Difesa che lascerebbe il posto a Debora Serracchiani e pure un posto da titolare per il viceministro della Farnesina Lapo Pistelli. Se la Serracchiani lasciasse la presidenza del Friuli Venezia Giulia, come ovvia conseguenza, la Regione sarebbe chiamata a tornare al voto. Matteo Renzi, insomma, sta studiando un rimpasto di governo che faciliti le sue riforme già a partire dal prossimo Consiglio dei Ministri in agenda il 29 agosto prossimo. Secondo il retroscena del Giornale tutto parte dalla Farnesina perché sulla candidatura della Mogherini a Lady Pesc c'è un grande ottimismo. "L'accordo è pressoché chiuso", assicura un esponente dell'esecutivo a Laura Cesaretti e una volta portato a casa l'incarico che comporta anche la vice-presidenza della Commissione europea si aprirà una partita domestica altrettanto irta di insidie. I più ostili sono quelli di Ncd terrorizzati che un giro di poltrone porti inevitabilmente un ridimensionamento dei suoi posti di potere.

RIENTRO LACRIME E SANGUE Tasi e bollette: quanto spenderemo

Stangata da rientro per i consumatori. Tasi, bollette e scuola: conto da 1.900 euro




Un rientro lacrime e sangue. Brutte sorprese in arrivo per le famiglie italiane. Dopo le ferie, secondo Adusbef e Federconsumatori, i costi da sostenere in autunno saranno tanti e supereranno, tra bollette, tasse sulla casa e rientro a scuola dei bambini, i 1.900 euro. Si tratta, secondo le associazioni, di una spesa "insostenibile per le famiglie, il cui potere di acquisto è ai minimi storici, diminuito di oltre il -13,4% dal 2008 ad oggi".

I costi - Tra settembre e novembre, calcolano i consumatori, la spesa autunnale sarà di 1.912 euro. Per la scuola (libri e corredo) si spenderanno 779,25, per la Tasi il costo medio sarà di 231 euro, le bollette ammonteranno tra acqua, luce, gas e telefono a 460,77 euro, mentre la Tari costerà 156,35 euro. Il riscaldamento infine porterà ad una spesa di 285 euro. 

L'allarme - "Laddove le famiglie avessero figli che frequentano il tempo pieno, - proseguono Adusbef e Federconsumatori - a tali voci si aggiunge anche la mensa scolastica, per un totale di circa 205,50 euro. Per non parlare, inoltre, di chi ha un figlio che frequenta l'università, che dovrà sostenere anche la prima rata delle tasse, per un importo medio di 326 euro". "E' evidente - concludono - che tale cifra non si limiterà a riportare ripercussioni estremamente negative sulle condizioni delle famiglie, ma inciderà in maniera sempre più grave sull'intero andamento della domanda di mercato, trascinando ulteriormente al ribasso i consumi e l'intero apparato produttivo". Insomma superata l'estate, al rientro tocca riaprire ancora una volta il portafoglio. 

HANNO VENDUTO IL BELPAESE Chi sono i nuovi padroni d'Italia portati da Monti, Letta e Renzi

Borsa, Unimpresa: "La crescita di Piazza Affari dovuta allo shopping estero"




Anni di lacrime, anni di sangue. Anni di governi e premier non eletti: da Mario Monti ad Enrico Letta, da Enrico Letta a Matteo Renzi. Anni di tasse, recessione, stagnazione e, in alcuni casi, disperazione. Anni per i quali, ora, stiamo continuando a pagare il conto. Certo, c'è il peso del Fisco, sempre più insostenibile. Poi la disoccupazione alle stelle, le imprese che muoiono, le industrie che non producono. Poi c'è la Borsa, che invece cresce, un rally iniziato nel 2013 e destinato a proseguire nel 2014.

Shopping estero - Un dato che ci dovrebbe far sorridere? Non proprio. Già, perché è una diretta conseguenza dello "shopping estero nel made in Italy di piazza Affari, che vale sempre di più". Insomma, quell'unico segno "più" alla Borsa di Milano in un quadro di perenne recessione è dovuto a una sorta di neocolonialismo economico. Sottolinea un report di Centro studi di Unimpresa: in Borsa "aumenta il valore, ma sono sempre più in mani straniere. Oltre il 40% delle società per azioni italiane quotate in Borsa, che hanno visto crescere la capitalizzazione complessiva di 159 miliardi di euro nell'ultimo anno, è posseduto da soggetti esteri. Mentre il 53% delle imprese (anche le non quotate) è controllato dalle famiglie". Nel dettaglio, "da gennaio 2013 a gennaio 2014, il capitale delle spa quotate del nostro Paese è passato da 354,7 miliardi di euro a 514,3 miliardi in crescita di 159,5 miliardi (+45%)". Aumenti che però, come detto, sono riconducibili allo "shopping estero" e non a una ripresa del mercato interno.

Le cifre - A Piazza Affari, infatti, "cresce il peso degli azionisti non italiani che ora hanno partecipazioni di imprese quotate della Penisola pari a 215,1 miliardi, il 41,8% del totale. Predominante, seppur in leggera diminuzione, il peso delle famiglie nel capitale delle aziende (quotate e non) con partecipazioni pari a 893 miliardi, in aumento di 111,7 miliardi". 

Il peso delle banche - Secondo Unimpresa, la cui analisi è basata sui dati di Bankitalia, "da gennaio 2013 a gennaio 2014, si è assistito a uno scatto in avanti del valore delle spa presenti sui listini di piazza Affari. Le partecipazioni di spa quotate in mano alle imprese italiane a gennaio 2014 valevano 141,6 miliardi (il 27,5% del totale) in crescita di 50,5 miliardi (+55,5%) rispetto ai 91 miliardi di gennaio 2013". In questo scenario "le banche continuano ad avere una presenza forte, seppure in lieve calo, nel capitale delle spa quotate con il 6,4%, pari a 32,7 miliardi in crescita di 572 milioni (+1,8%). Lo Stato centrale ha nel suo portafoglio titoli azionari quotati italiani per 16,1 miliardi (+3,1%), in aumento di 5,3 miliardi (+48,9%) rispetto ai 10,8 miliardi di un anno prima". Quindi i dati relativi ai privati, le famiglie, che controllano quote pari a 69,2 miliardi (il 13,5% del totale), cresciute di 14,6 miliardi (+26,8%) rispetto ai 54,6 miliardi dell'anno precedente.

L'allarme - Ma, ad oggi, il controllo degli stranieri di Piazza Affari è salito al 41,8%, con partecipazioni per 215,1 miliardi di euro, in aumento di 75,6 miliardi rispetto ai 139,5 miliardi di gennaio 2013. Unimpresa specifica che complessivamente il valore delle società italiane quotate "è salito in un anno di 159,5 miliardi (+45%) da 534,7 miliardi a 514,3 miliardi". Dati che allarmano, secondo il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, il quale sottolinea: "Se da una parte va valutato positivamente l'aumento del valore delle imprese italiane, dall'altro bisogna guardare con attenzione la presenza degli stranieri e capire fino a che punto si tratta di investimenti utili allo sviluppo e dove finisce, invece, l'attività speculativa". Longobardi spiega che "la fortissima crisi che sta colpendo l'Italia più di altri paesi sta consegnando di fatto i pezzi pregiati della nostra economia a soggetti stranieri, che non sempre comprano con prospettive di lungo periodo o di investimento, ma spesso per fini speculativi".