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giovedì 27 aprile 2017

SETTE VITE Il pazzesco ritorno di Luciano Moggi nel calcio: con che club firma, "obiettivo l'Europa"

Luciano Moggi, il ritorno nel calcio: dg in Albania per il Partizani Tirana



Un clamoroso colpo di scena, firmato Luciano Moggi: l'ex dg della Juventus, radiato in Italia, "dribbla" le regole e riparte dall'Albania. È stato infatti assunto dal club albanese del Partizani Tirana, dove svolgerà un ruolo di consulente in tutti i settori, dalla parte sportiva fino al marketing. Moggi ha firmato un contratto triennale con la "Juventus dall'Albania", e il presidente del club, il 79enne Gazment Demi,ha sottolineato di aver chiamato l'ex dg bianconero affinché la squadra "raggiunga i massimi livelli non solo in patria, ma anche in campo internazionale".

Moggi, di fatto, andrà a fare il dg in una delle squadre più titolate del Paese: conta 15 campionati, 15 coppe nazionali e una supercoppa. In questo campionato, il Partizani è appaiato al vertice con il Kukesi. L'obiettivo del presidente è quello di arrivare alle coppe europee. Moggi era in predicato di assistere all'imminente derby di Tirana, ma il dirigente, si è appreso, subentrerà dall'impegno successivo. Nel frattempo, Luciano si è prestato alle foto di rito e alla presentazione ai media locali.

Si sputtana da solo in tv Fini, l'ultimo maxi-disastro: cosa gli "sfugge", da Vespa

Gianfranco Fini, figuraccia in tv sui soldi alla Tulliani


di Paolo Emilio Russo



Si è presentato in televisione, sulle poltroncine di Bruno Vespa, per «difendere la sua onorabilità». Ma Gianfranco Fini, già dominus di Alleanza nazionale, vicepremier e presidente della Camera, non è riuscito a cavarsela con la sola - buona - oratoria anche stavolta che l’oggetto delle domande non erano questioni politiche di stringente attualità, ma questioni giudiziarie che riguardano la sua famiglia, il caso della famosa Casa di Montecarlo. «Io in trent’anni non ho mai ricevuto un avviso di garanzia», vuole chiarire, «posso avere commesso degli errori, ma mai reati».

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Gli argomenti utilizzati da uno degli uomini politici più importanti della Seconda Repubblica, però, non sono al livello delle sue ambizioni a «voler chiarire». Nell’ansia di smentire tutte le accuse che gli sono state rivolte dall’ex parlamentare Amedeo Laboccetta, ancora agli arresti, già “sodale” del re delle slot Francesco Corallo, Fini non riesce a dare una spiegazione credibile del flusso di soldi che proviene proprio dalle società dell’imprenditore, transita per due società offshore - nei cui atti costitutivi, secondo la Finanza, sarebbe citata anche la compagna Elisabetta Tulliani - finanzia l’immobile nel Principato e arriva, soprattutto, sui conti correnti di Sergio Tulliani e, di lì, in quello del figlio Giancarlo e pure di Elisabetta, fino all’anno 2015. È soltanto due anni fa, infatti, che è stata rivenduta con una plusvalenza di 959 mile 390 euro, l’immobile in Rue Charlotte. «Ho scoperto di quei soldi solo nel 2016, dalle indagini», rivela, lasciandosi andare a qualche tic nervoso. 

L’ex presidente della Camera ammette cose che finora non aveva fatto, come, per esempio, di essere andato a cercare una cucina da acquistare per «ristrutturare» quell’appartamento. «Ho scoperto che il beneficiario di quell’immobile fosse mio cognato nel 2010; da quel giorno ho rotto i rapporti con lui. Elisabetta non mi ha detto dei soldi perchè sapeva che mi avrebbe fatto imbufalire», aggiunge.

A sentirlo, sembrerebbe che sia stato ordito un “piano” a sua insaputa, che abbiano versato milioni di euro alla famiglia della sua compagna senza avere alcuna contropartita, gratis: «Io non mi sono mai adoperato per fare favori a Francesco Corallo e alla sua società e non avrei nemmeno potuto, dal momento che ero presidente della Camera», ha risposto a Bruno Vespa. Eppure sul bonifico da 2 milioni e 400 mila euro che Corallo ha fatto sul conto di Sergio Tulliani, come causale viene indicato il «Decreto liquidazione attività estere 78/2009», che poi è il decreto Abruzzo, che legalizzò le slot machine, core business di Corallo. «Le dieci società ammesse furono decise attraverso un iter amministrativo che prevedeva un parere del ministero competente e un altro del Consiglio di Stato: che c’entra il presidente della Camera?», si difende. Fini sa però bene che il numero due di un partito di governo come fu il Pdl può usare molte “leve”; dal “semplice” sottosegretario al consigliere amico a Palazzo Spada. Alle domande dei giornalisti in studio - Andrea Cangini e Marcello Sorgi - ha risposto spesso in maniera troppo generica: «Mi pare evidente che si tratta di un caso di millantato credito da parte di Giancarlo Tulliani; finse di aver fatto da intermediario».

Non ci sono risposte esaustive nemmeno sul ruolo della madre delle sue figlie. «Non mi ha mai detto nulla, quella maledetta vicenda ha rovinato politicamente una persona e ha determinato un putiferio a livello familiare», ricorda. Difende la privacy della sua famiglia, ma scarica tutte le responsabilità su Tulliani padre e figlio, «sicuro» che Elisabetta sarà scagionata da tutte le accuse: «Nelle carte non c’è un solo contatto telefonico tra lei e l’entourage di Corallo», sottolinea. E smonta pezzo per pezzo il “teorema” del suo accusatore, l’ex deputato Amedeo Laboccetta. «Sbagliai a non dimettermi da Presidente della Camera, ma non l’ho fatto perchè avevamo in corso uno scontro all’arma bianca con Silvio Berlusconi», ammette.

Il ministro degli Esteri cinese, frase sulla 3° guerra mondiale Verso il caos, paura negli Usa

Pechino vara la super portaerei made in China, sale la tensione in Oriente



La Cina ha varato la seconda portaerei del suo arsenale, la Type 001A (secondo il nome provvisorio dato alla nave da guerra), la prima interamente progettata e sviluppata localmente; e in tal modo fa sfoggio del suo status di grande potenza, capace di rivaleggiare con gli Stati Uniti, in un momento di crescente tensione nell'area dell'estremo Oriente. Ieri il ministro degli Esteri Wang Yi ha infatti fatto un appello a Stati Uniti, Corea del Sud e Pyongyang per raffreddare le tensioni, avvertendo che "il pericolo di guerra è grande". 

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Varo non casuale - Per ora la dottrina militare di Pechino rimane concentrata a livello regionale. È soprattutto in Asia, ricorda la Stampa, che la Cina mantiene i propri tradizionali interessi strategici: Taiwan, le contese territoriali con il Giappone e sulle isole nel Mar Cinese Meridionale. Non sorprende, quindi, che negli ultimi mesi la portaerei Liaoning (prima portaerei in dotazione alle Forze Armate cinesi di derivazione sovietica) sia stata impegnata in esercitazioni militari proprio in questi teatri marittimi e che a dicembre scorso abbia condotto il primo test a fuoco vero, mentre era diretta verso il Mare Cinese Meridionale. E non è un caso che il varo della portaerei avvenga proprio in  questo momento, nel mezzo delle tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti.

La nave - Alla cerimonia di inaugurazione della nuova portaerei era presente il vice presidente della Commissione Militare Centrale, il massimo organo decisionale dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese, Fan Changlong. I dettagli sulla nave, cominciata a progettare nel novembre 2013 e a costruire un anno e mezzo dopo, nel marzo 2015, erano trapelati da tempo sulla stampa locale. Molti i miglioramenti rispetto alla prima portaerei, secondo gli esperti militari cinesi, anche se la Type 001A non raggiunge ancora le prestazioni della Uss Carl Vinson; la portaerei americana ha infatti una stazza di centomila tonnellate, contro le cinquantamila della nuova portaerei cinese e può ospitare fino a novanta caccia, contro i 36 dell'unità navale cinese varata oggi. La Type 001A avrà tra i suoi compiti quello di portare i nuovi caccia di fabbricazione cinese, i J-15, e sarà alimentata a carburanti tradizionali e non a propulsione nucleare, come la portaerei Usa Carl Vinson. Il varo di oggi è soprattutto simbolico: ci vorrà ancora tempo, sottolineano i media cinesi, per l’ingresso in operatività dei sistemi di equipaggiamento della nuova unità navale.

LA TRAGEDIA Rigopiano, svolta nell'inchiesta Chi sono i primi 6 indagati: occhio, i nomi pesantissimi

Hotel Rigopiano, svolta in procura: ecco i nomi dei primi sei indagati



Ecco i primi indagati per la tragedia dell'Hotel Rigopiano. Sono sei le persone nel mirino dalla Procura di Pescara nell’ambito dell’inchiesta relativa alla sciagura che ha colpito e distrutto l'albergo di Farindola (in provincia di Pescara), in cui persero la vita 29 persone tra dipendenti e clienti del resort. Il 18 gennaio scorso una valanga travolse la struttura, distruggendola. L'accusa è quella di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Gli indagati sono il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il dirigente delegato alle Opere pubbliche Paolo D'Incecco, il responsabile della Viabilità provinciale Mauro Di Blasio. Stesso capo d'accusa per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il geometra comunale Enrico Colangeli. Il direttore del resort Bruno Di Tommaso è indagato anche per violazione dell'articolo 437 del codice penale, che punisce l'omissione del “collocamento di impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro”: secondo l'accusa, non ha previsto nel Documento di valutazione del rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori della sua ditta (la Gran sasso resort spa) il rischio di essere colpiti da una slavina.

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Che succede dentro Forza Italia? Incarico alla bella ex di Minzo, Dago-bomba (maliziosa)

Forza Italia, un nuovo incarico alla Giammanco, ex di Minzolini. Dagospia, la voce maliziosissima (su Brunetta)



Sarà Gabriella Giammanco la nuova portavoce di Forza Italia in Sicilia. A nominare l'onorevole è stato il commissario azzurro sull'isola, Gianfranco Miccichè. "Sono certo che la Giammanco, politico capace e stimata giornalista, saprà dare alla causa azzurra in Sicilia un importante contributo", l'ha presentata così l'ex ministro nella nota all'agenzia Ansa. "Ringrazio di cuore il commissario Miccichè per la fiducia che ha riposto nella mia persona. È un onore aver ricevuto l'incarico di portavoce di Forza Italia in Sicilia", gli ha risposto la Giammanco, ex fidanzata di Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia fresco di dimissioni da Palazzo Madama. "Cercherò di svolgere questo ruolo nel migliore dei modi, con equilibrio e spirito di squadra, per dare un contributo al concreto percorso di crescita e consolidamento del partito che Miccichè sta portando avanti nella nostra Sicilia". Tutto molto bene, ma Dagospia ci vede uno screzio dentro al partito. Dove? Nel commento di Renato Brunetta, capogruppo azzurro alla Camera, che ha parlato a proposito della bella Giammanco di "contributo fondamentale". Il commento viene giudicato "una freddura". Troppo maliziosi?

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"Il Dottore ha perso la testa. Incontri segreti e...". Boom: Ecco chi "sostituisce" Roberta

Rossi, l'indiscrezione di Chi: ha perso la testa per una blogger di nome Giorgia



Roberta Tirritto (nella foto sopra) già archiviata? Lei è (o forse meglio, era) la nuova fiamma di Valentino Rossi. Ma secondo Chi il fenomeno della MotoGp la avrebbe già...superata. Già, perché il rotocalco di Alfonso Signorini spiega che il Dottore "ha perso la testa per una blogger dalle curve esplosive, bombastiche". E ancora, si scopre che i due si sono conosciuti durante un Gran Premio dove lei era ospite di uno sponsor e Valentino, che già seguiva la ragazza sui social, ha voluto a tutti i consti il suo numero di telefono. "Da quel momento - si legge sul rotocalco - tante chat e incontri segreti". Il settimanale dunque rivela che la ragazza di nome fa Giorgia, ma per ora solo quello.

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VACCINI EFFICACI E SICURI HpV. Le donne senza vaccino sono ben 85 volte più a rischio

HpV. Le donne senza vaccino  sono ben 85 volte più a rischio


di Martina Bossi



In occasione della Settimana mondiale delle Vaccinazioni pubblichiamo questo commento di Massimo Andreoni, ordinario di malattie Infettive della facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli studi di Roma ‘Tor Vergata’ e past president della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit): "Non è chiaro cosa porti le persone a non vaccinarsi, evidentemente c'è una colpa dei medici e delle strutture sanitarie nazionali che non riescono a far comprendere il reale valore di questi strumenti. Ma è grave che si sia più attenti a ciò che i mezzi di informazione riferiscono, a volte in maniera incongrua, come spesso accade su siti dalla dubbia validità giornalistica".

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Simit ha già sottolineato quanto era necessario a conferma della validità, sicurezza ed efficacia della vaccinazione anti-HPV. Le considerazioni in merito agli effetti indesiderati di questa ed altre vaccinazioni e alle modalità con cui le stesse vengono rilevate, che hanno trovato ampio spazio nei media in questa occasione, necessitano tuttavia di un ulteriore commento. Una grande quantità di dati già disponibili documentano l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione e il numero limitato di effetti indesiderati, che consistono soprattutto in dolore o arrossamento nella sede di vaccinazione. Studi anche recenti non hanno osservato un aumento della incidenza di malattie autoimmuni nelle ragazze vaccinate. L’origine internazionale e l’ampiezza di questi dati rende di scarso rilievo la discussione sulle carenze ipotizzate in merito alla rilevazione degli effetti avversi a livello locale. Le vaccinazioni riguardano ogni anno migliaia di persone in ogni nazione e milioni di persone nel mondo. Ognuna di queste persone può presentare, anche poco dopo una vaccinazione, un evento clinico del tutto indipendente dalla vaccinazione stessa.

La probabilità, ad esempio, di avere un infarto non è maggiore, a parità di età e di fattori di rischio come ipertensione, dislipidemia e fumo, in una persona che si è sottoposta a una vaccinazione rispetto a una che non l’ha fatto. Sul piano dell’impatto emotivo è invece purtroppo spesso difficile convincere che ‘l’evento’ vaccinazione non centri. È stato calcolato che dopo aver vaccinato con un qualunque ipotetico vaccino 10 milioni di persone, siano attesi in questa popolazione 5,75 casi di morte improvvisa nell’arco delle 6 settimane successive alla vaccinazione, senza alcuna relazione causale con la vaccinazione stessa: si parla in questo caso di background rate, o tasso di sfondo. Poiché il tasso di aborto spontaneo su un milione di gravide è di circa 397 casi al giorno, ne deriva che un pari numero di gravide su un milione di vaccinate abortirebbero il giorno dopo la vaccinazione. L’allarme potrebbe essere suscitato solo nel caso si verificasse da un numero molto più elevato di eventi rispetto all’atteso. Fino ad ora, purtroppo, sono invece state interrotte o rese inefficaci campagne vaccinali a seguito dell’osservazione di casi sporadici, addirittura in numero inferiore a quanto atteso come ‘tasso di sfondo’. È accaduto ad esempio in Israele nel 2006 durante la campagna antiinfluenzale e più recentemente in Italia, ove la diffusione mediatica di un potenziale rischio su basi del tutto ingiustificate ha comportato una marcata riduzione della adesione a questa vaccinazione. Va ricordato che anche quest’anno la grande maggioranza dei casi gravi confermati di influenza e dei decessi per influenza si è verificata in persone per cui vi era indicazione alla vaccinazione e che non erano state vaccinate.

Gli studi scientifici. "Studi scientifici hanno dimostrato che su 8mila casi di donne vaccinate si è avuto un solo caso di lesione precancerosa. Tra quelle, stesso numero, che hanno ricevuto placebo, si sono invece registrati 85 casi di lesione precancerosa. Ottantacinque volte tanto: basterebbe questo per dimostrare la validità di questo vaccino. Eppure sono bastate poche segnalazioni di manifestazioni post vaccinali, spesso difficilmente attribuibili allo stesso, per scatenare una sorta di gogna mediatica. Il vaccino per il papilloma virus, occorre ricordarlo, è in grado di prevenire l'infezione, e di ridurre così il rischio di sviluppo del tumore dell'utero. Basti pensare che il 70 per cento dei carcinomi uterini sono dovuti a dei virus per i quali il vaccino ci immunizza".

Gli effetti collaterali. "Occorrerebbe invece capire - conclude Massimo Andreoni - la natura degli effetti a distanza di un vaccino. Nessuno può confermare che questi non sarebbero comunque insorti, anche senza la somministrazione. Prima di attaccare questo strumento bisognerebbe capire quale sia l'effettiva causa di quello che viene considerato un effetto collaterale. E, di conseguenza, non occorre dare notizia certa di qualcosa che non abbia alcuna validità scientifica. Gli eventi avversi alla vaccinazione sono mediamente eventi semplici: da un lieve rialzo febbrile ad un arrossamento nel punto dell'inoculazione del vaccino. Gli eventi gravi sono eccezionali, rarissimi, ma questo vale per qualsiasi somministrazione di un farmaco".