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giovedì 16 marzo 2017

Il vescovo ta-ta-ta, è giusto sparare. "E sapete quanto paghiamo i ladri?"

Il vescovo Tessarollo: "Stato assente, giusto reagire ai banditi"



E' stato assolto in appello il tabaccaio di Padova che sparò e uccise un bandito nel suo negozio e monsignor Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia, che allora difese Franco Birolo con un articolo sul settimanale diocesano locale, in una intervista al Giorno, non intende dire che "giustizia è fatta": "Direi piuttosto che è stato compreso il contesto in cui è avvenuto il fatto: nel buio, una volta scovato un ladro a rubare nel proprio negozio, con la preoccupazione di proteggere la famiglia. Dietro il comportamento del commerciante ci sono il lavoro di un'esistenza, la professione, le prospettive, un complesso di cause che spingono a una reazione che non è quella di togliere la vita punto e basta. La Corte d'appello di Venezia non ha giustificato l'uccidere in ogni caso, quando ci si trova in una situazione di pericolo. Ha tenuto conto, invece, di una serie di fattori alla base di una determinata reazione che non sempre vanno definiti quale volontà di ammazzare indiscriminatamente".

Eppoi, continua il vescovo, "le sentenze creano un'opinione. Se, da una parte, c'è il pericolo che un verdetto dica va bene, via libera alla licenza di uccidere, dall'altra, le pronunce di condanna in casi simili, e sono quelle più in voga, sembrano autorizzare a rubare, quasi che i malviventi abbiano sempre ragione. Non tengono conto di che cosa vive una persona che spara a un ladro entrato in casa sua o nel suo negozio".

Del resto, "quando arriva lo Stato" "è già avvenuto tutto e poi alla fine non ti tutela su niente... Ci siamo dimenticati del vitalizio di mille euro al mese per oltre 27 anni disposto in primo grado a vantaggio della madre e della sorella del bandito?". Il vescovo già allora parlò di "incidente sul lavoro" e anche oggi conferma quell'espressione: "Nel Veneto ci sono bande che tranquillamente assaltano ville, famiglie, rubano il rame dalle ferrovie e dagli impianti. Ritengono che sia questo il loro modo di guadagnarsi la vita. Poi qualche volta capita che, facendo il loro lavoro, si verifichi qualche incidente".

Bomba atomica del Cav contro Grillo: "La volta che mi chiese soldi in nero

La stoccata di Silvio Berlusconi a Beppe Grillo: "Non l'ho mai voluto nelle mie tv perchè voleva i soldi in nero"



Un Berlusconi frizzante più che mai, quello che si è visto in pubblico all'hotel De La Ville di Milano per una serata del Rotary. La cena è servita a (quasi) ufficializzare la candidatura di Giancarlo Vinacci a sindaco di Genova e a fare il punto della situazione in vista della scadenza elettorale che Berlusconi si augura arrivi nel 2018. in quella chiave, spiega in un colloquio con il quotidiano "Il Giornale", il pericolo maggiore per il Paese non è il Pd, ma il Movimento 5 Stelle.

"Lo dico da italiano, e non da politico: se vincessero i grillini sarebbe meglio lasciare il Paese perchè loro oggi sono persino peggio di quello che potevano essere i comunisti nel '94". Poi la stoccata, davvero energica, a Beppe Grillo: "Figuratevi - ha confidato il Cav ai presenti - che io non l'ho mai fatto lavorare nelle mie tv perchè voleva sempre essere pagato in nero. Possiamo, mi chiedo, consegnare l'Italia a questa gente qua. Il nostro Paese sta correndo un grave problema di democrazia e il nostro dovere è quello di salvarlo".

Nick Cosentino, la sentenza-mazzata senza precedenti: condannato a 7 anni di reclusione

Nicola Cosentino, processo Carburanti: condanna a 7 anni di reclusione



Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha condannato in primo grado, nell'ambito del cosiddetto processo Carburanti, l’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino. Una vera e propria stangata: per lui la pena è di 7 anni e 6 mesi di carcere per estorsione e illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa. Condannati anche i fratelli di Cosentino, Giovanni e Antonio, a 9 anni e 6 mesi e 5 anni e 4 mesi. Il processo riguardava l’azienda di carburanti di famiglia, la Aversana Petroli.

Altri guai per Alfredo Romeo: "Corruzione al tribunale di Napoli"

Alfredo Romeo, altre accuse: "Corruzione anche al tribunale di Napoli"



Altri guai per Alfredo Romeo, già agli arresti per l'inchiesta Consip: l'imprenditore napoletano è accusato di corruzione. Secondo l'accusa avrebbe usato tangenti per farsi assegnare anche il servizio di pulizie nel tribunale di Napoli. Nel corso della mattinata di ieri, infatti, sono scattate perquisizioni, disposte dal pm Henry Joh Woodcock. Tra gli indagati figura anche Emanuele Caldara, funzionario del ministero della Giustizia e direttore generale per la gestione del complesso giudiziario. Nel dettaglio, Caldare è accusato di aver favorito la Romeo Gestioni in cambio dell'assunzione della figlia e di altri favori: pare che il funzionario abbia fatto sbloccare il pagamento di alcune fatture a favore dell'azienda. Le fatture che erano state congelate dal funzionario che lo aveva preceduto nell'incarico. Nel decreto di perquisizione si parla di attività illecite che rientrano nel cosiddetto "sistema Romeo", "ispirato alla corruzione dei gestori della cosa pubblica.

Olanda, nessuna spallata all'Europa: Wilders non sfonda, vincono i liberali

Olanda, elezioni: vince il partito del premier uscente Rutte



Non ci sono sorprese nell'esito del voto in Olanda, il primo dei tre grandi test elettorali (ci sono in arrivo quelli in Francia e Germania) ai quali è attesa l'Europa (e la sua tenuta) nel 2017. Il partito liberal-democratico di centrodestra del premier uscente Mark Rutte, secondo gli exit poll diffusi dopo la chiusura delle urne alle ore 21, avrebbe infatti ottenuto 31 seggi sui 150 del parlamento (10 meno delle passate elezioni), mentre l'anti-europeista di estrema destra, Geert Wilders, si sarebbe fermato a 19 seggi. Il suo Pvv, che ha ottenuto quattro seggi in più delle ultime politiche, sarebbe comunque il secondo partito del Paese a pari merito con i cristiano-democratici di CDA e con i liberali di sinistra di D66, davanti ai verdi di sinistra che hanno guadagnato 16 seggi, quadruplicando quelli della legislatura appena terminata. Molto alta l'affluenza alle urne, intorno all'81%, a conferma dell'importanza che è stata attribuita a questa tornata elettorale, che pur s'è tenuta in un giorno feriale di mezza settimana.

"La pietra tombale, il Pd muore così" La bomba di Feltri: il segreto svelato

"Il Pd cola a picco nei sondaggi, e coi cortei pro-immigrati perderanno ancora"


di Vittorio Feltri



Una delle migliori sondaggiste italiane rivela che il Pd è sceso di vari punti e ora sarebbe al 25 per cento o addirittura al 23. E secondo noi calerà ulteriormente. Perché?

Elementare. I compagni da dicembre in poi si sono dati da fare per autodistruggersi e ci sono riusciti benissimo. Hanno mostrato ai cittadini il loro lato peggiore: l'inconcludenza. Si sono smarriti in discussioni infinite sul sesso degli angeli, hanno speso energie in liti senza senso, si sono lanciati in scissioni inutili, anzi dannose. L'immagine del partito è stata insozzata. E il bello, si fa per dire, è che la stragrande maggioranza della gente non ha compreso i motivi della maxi rissa.

L'unica certezza è che Matteo Renzi si è dimesso da premier come aveva promesso di fare in caso di sconfitta al referendum e che Gentiloni ne ha preso il posto a Palazzo Chigi. Poi è iniziata la lotta per la segreteria e qui i dem hanno dato il massimo della pistolaggine fornendo uno spettacolo western in cui è mancato solo che qualche ubriaco sparasse sul pianista. Chi volete abbia ancora fiducia di un partito impegnato in una guerra di potere e indifferente alle drammatiche emergenze del Paese?

Ricordiamo un particolare amaro o comico (dipende dai punti di vista). Prima che il governo nuovo si fosse insediato, il dibattito era monocorde: votiamo subito o lavoriamo alla legge elettorale? Le forze politiche si sono spaccate. Risultato, non si è andati alle urne né si è proceduto ad approvare norme adatte per rinfrescare il Parlamento. Nulla è cambiato e la situazione è di stallo. Non si è neppure cominciato a realizzare un progetto che consenta al popolo di scegliere i propri rappresentanti. Quanto sembrava urgente e vitale, all'improvviso è stato accantonato come si trattasse di fastidiosa incombenza burocratica. L'inettitudine della cosiddetta Casta è stata così clamorosamente confermata a tutto vantaggio dello sgangherato Movimento 5 Stelle, ormai diventato stabilmente il primo partito nostrano.

Nel frattempo, apprendiamo con sgomento che alcuni maggiorenti dem hanno avanzato l'idea, accolta con entusiasmo dai loro seguaci più fedeli, di organizzare presto una imponente manifestazione in favore degli extracomunitari allo scopo di rassicurarli circa la disponibilità degli italiani ad accoglierli quali fratelli.

Tra i principali promotori della generosa iniziativa, Orlando, quello che canta «prendi questa mano, zingara» e Veltroni, quello che annunciò di trasferirsi in Africa e che invece ha successivamente deciso di trasferire il Continente nero dalle nostre parti. Forse per risparmiare sul viaggio e caricare i costi sul nostro groppone. Ignoriamo la data e le modalità dell' evento, ma siamo sicuri che esso provocherà effetti disastrosi per il Pd, e questo ci rincuora. Si dà il caso difatti che i nostri connazionali non ne possano più di profughi (e similari) invadenti e malsopportino il fenomeno migranti perché incontrollato, foriero di caos sociale e intollerabile sul piano della sicurezza.

Sono esasperati sia i simpatizzanti della destra sia quelli di sinistra. Non tollerano di dover mantenere gli stranieri che giungono sulla Penisola quotidianamente. Siamo diventati poveri noi e dobbiamo provvedere al sostentamento di altri poveri senza avere le risorse per farlo. E non è piacevole venire a conoscenza che il Partito democratico, nonostante ciò, si adoperi con cortei e festeggiamenti al fine di incoraggiare neri e musulmani eccetera a occupare in massa la nostra terra.

Mi sembra un'eccellente operazione antipatia che contribuirà a diminuire ancora di più i consensi destinati ai progressisti. La kermesse in appoggio all'immigrazione selvaggia sarà la pietra tombale sui trascorsi successi del Pd, e aprirà per i compagni una stagione buia che si concluderà, ci auguriamo, con un elegante funerale del buonismo a spese del popolo. Cesseranno una buona volta la Leopolda, il Nazareno, il Lingotto, le assemblee e le primarie e forse si inizierà a parlare delle grane nazionali. Il prossimo congresso dem si svolga in una dismessa cabina del telefono.

Con Mani pulite ci eravamo predisposti ad archiviare i partiti storici, paradossalmente ci siamo regalati dei partiti preistorici. Ne paghiamo le conseguenze.

mercoledì 15 marzo 2017

"VERGOGNA, VI ASPETTO" Le parole di fuoco in Senato: ecco la difesa di Luca Lotti

Luca Lotti: "Mai avvisato Marroni. Vi aspetto in tribunale"



Nel giorno del voto sulla mozione di sfiducia presentata dal M5s che lo riguarda, Luca Lotti si difende in aula al Senato. Ribatte colpo su colpo, respingendo le accuse che lo lambiscono nell'ambito dell'inchiesta Consip. "Accetto la vergognosa strumentalizzazione di queste ore a testa alta e a viso aperto. A quelli che sputano sentenze voglio dire vi aspettiamo in tribunale - afferma il ministro dello Sport -. E chi ha pesantemente insultato il buon nome della mia famiglia e di chi lavora con me abbia il coraggio di rinunciare all'immunità parlamentare".

"Io prima di voi attendo la verità - ha continuato Lotti -. La verità prima o poi arriva. Quando la verità arriva porta con se le responsabilità, anche di chi ha mentito. Per paura o per altri motivi che non tocca a me indagare". Dunque, aggiunge che "né io né i miei collaboratori abbiamo fatto qualcosa di illegittimo. È in corso una vergognosa strumentalizzazione", ha ribadito. E ancora: "La mozione di sfiducia mette in discussione la mia moralità, prima ancora del mio ruolo politico". Dunque Lotti afferma che "mi rivolgo ai senatori per respingere questo tentativo. I fatti sono chiari. Io - afferma entrando nel merito di ciò che gli contestano - non ho mai passato informazioni riservate a Marroni. Sostenere il contrario significa incorrere in un reato di calunnia". Infine, Lotti ha ricordato che "i magistrati hanno avuto accesso tutta la documentazione del caso". Dunque, il ministro dello Sport, afferma che "vogliono colpire una stagione politica". Una frase con cui, di fatto, ha affermato che colpiscono lui per colpire Matteo Renzi, l'ex premier.