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giovedì 29 dicembre 2016

Esclusiva / Il prete, il sesso e le orge in chiesa: saltano fuori anche i nomi dei Papi

Sesso e orge in chiesa, i dvd porno del parroco salvati con i nomi dei Papi



Video porno amatoriali girati anche in canonica, sesso estremo, violenze e orge: ore e ore a luci rosse, tutto conservato in decine di dvd etichettati con i nomi dei Papi. È l'ultima sconcertante scoperta dei carabinieri che stanno indagando su don Andrea Contin, il parroco della chiesa di San Lazzaro a Padova accusato di favoreggiamento della prostituzione e violenza privata e attualmente ospitato in una comunità fuori dal Veneto, forse all'estero.

Prima di Natale una perquisizione nell'abitazione del sacerdote aveva portato alla luce, in una stanza chiusa a chiave, oggetti per giochi sessuali come manette, collari in pelle, fruste, stivaloni con i tacchi a spillo e una videocamera per riprendere gli incontri sessuali. A denunciare il parroco una donna rumena con cui il sacerdote avrebbe avuto una lunga relazione è che ora lo avrebbe accusato di averla costretta a rapporti sessuali anche con altri uomini.

Sottosegretari e viceministri: i nomi Il "pizzino" di Gentiloni agli italiani

Sottosegretari e viceministri: tutti i nomi. Gentiloni, il messaggio nascosto



La partita sui sottosegretari e viceministri è praticamente chiusa. Il premier Paolo Gentiloni giovedì nel consiglio dei ministri convocato alle 9.30 presenterà la squadra di governo, di cui non dovrebbe far parte Ala di Denis Verdini. Il condizionale è d'obbligo finché non ci sarà l'ufficialità, anche se viene spiegato da fonti di maggioranza, che grossi colpi di scena non dovrebbero esserci, visto che "sarà largamente confermata la pianta che c'è". Insomma a parte qualche ultimo ritocco e qualche spostamento nei ministeri, sottosegretari e viceministri dell'esecutivo di Matteo Renzi dovrebbero essere quasi tutti riconfermati. 

Una posizione indigesta per il partito di Verdini che ha come conseguenza la rinuncia di Enrico Zanetti, viceministro di Scelta civica, tra i "rinnovati" dell'attuale esecutivo. "Non sono disponibile alla mia conferma quale viceministro al Mef - annuncia Zanetti - all'antipolitica delle conferme in blocco a prescindere, dei governi fotocopia dove l'unico che ha il coraggio di fare un passo indietro è Matteo Renzi, preferiamo la politica". Secondo il segretario di Sc da Gentiloni non è arrivato "nessun chiarimento politico" sulla "nostra piena partecipazione alla maggioranza di governo". Un "atteggiamento incomprensibile", dice Zanetti che lo ha portato ad uscire dalla squadra. 

Secondo le prime indiscrezioni quindi a essere rinforzato sarà il ministero dell'Istruzione con l'ingresso di Marco Rossi Doria, maestro di strada, o della deputata Silvia Fregolent. Claudio Amendola, sottosegretario agli Esteri, potrebbe diventare vice di Angelino Alfano. Scambio di dicastero per Filippo Bubbico (Pd) e Gioacchino Alfano (Ncd), l'uno passerebbe alla Difesa e l'altro all'Interno. Davide Faraone dovrebbe invece traslocare al ministero dei Trasporti. Confermati Sandro Gozi (Affari Europei), Antonello Giacomelli (Comunicazioni), Riccardo Nencini (Infrastrutture), Gennaro Migliore (Giustizia). Ancora incerta la casella della delega ai Servizi che potrebbe rimanere nelle mani di Gentiloni o essere affidata a Emanuele Fiano. Da coprire anche i due posti da sottosegretario alla presidenza del Consiglio lasciati vacanti da Tommaso Nannicini, che entrerà a far parte del Pd, e da Luca Lotti.

Nessun posto quindi è stato riservato alla costola di Forza Italia, che resta quindi fuori anche da questa tornata, non portando a casa alcuna legittimazione politica, così come era stata richiesta a più voce dagli stessi fedelissimi di Verdini. Gentiloni ha deciso di seguire la strada dell’unità del partito. Il metodo Mattarella quindi, anche in questa occasione, ha fatto da faro per sciogliere un nodo più che spinoso. I primi a osteggiare l’ingresso di Ala nel governo a guida Pd erano stati proprio i membri della minoranza Dem. Ora serve compattezza, viene spiegato, soprattutto in un momento in cui si stanno gettando le basi per la rinascita del Partito democratico. La prospettiva comunque resta quella delle elezioni al massimo a giugno e in questo periodo il governo Gentiloni non ha bisogno del fattivo contributo di Ala.

Mps prestava i soldi a questi ricchi, loro non li ridavano: chi sono / Foto

Da De Benedetti alla Marcegaglia: Mps prestava i soldi ai ricchi


di Nino Sunseri


Emma Marcegaglia 

Carlo De Benedetti

Don Luigi Verzè

Giuseppe Garibaldi


Fra i debitori che non hanno onorato i debiti verso il Montepaschi c'è anche Giuseppe Garibaldi. Incidenti che capitano alla banca più antica del mondo. Evidentemente anche in tempi non sospetti, a Siena sentivano il fascino della camicia rossa. Ma soprattutto rivelavano una certa reverenza nei confronti dei poteri forti. Preferibilmente in odore di massoneria.

Nell'archivio della banca c'è questa lettera dell'Eroe dei Due Mondi: «Signor Esattore mi trovo nell'impossibilità di pagare le tasse. Lo farò appena possibile». Correva l'anno 1863 e non sapremo mai il destino di quel debito.

C'è anche da dire che a Siena avevano una certa dimestichezza con i protagonisti del Risorgimento. Fra il 1928 e il 1932, infatti, la banca era entrata in possesso della tenuta di Fontanafredda che Vittorio Emanuele II aveva regalato alla Bella Rosina. Gli eredi se l'erano fatta espropriare per un debito non pagato. Un npl (non performing loans) in versione reale. Giuseppe Garibaldi e i nipoti della moglie del Re che non poteva diventare Regina. A Siena sono sempre stati molto trasversali nella scelta dei loro clienti. E anche le sofferenze rifiutano il monocolore. Così fra i clienti che non hanno rimborsato figurano la Sorgenia della famiglia De Benedetti e Don Verzè che, grazie anche all'amicizia con Silvio Berlusconi aveva fondato l'ospedale San Raffaele portandolo anche al dissesto con un buco di duecento milioni. Dagli archivi risultava anche, almeno fino all'anno scorso, una fidejussione di 8,3 milioni che il Cavaliere aveva rilasciato a favore di Antonella Costanza, la prima moglie del fratello Paolo. La signora aveva acquistato, per nove milioni, una villa da sogno in Costa Azzurra e poi aveva dimenticato di pagarla. A Siena, però, conoscevano bene la famiglia Berlusconi e si fidavano. Erano stati i primi a credere nella capacità imprenditoriali di Silvio e non se n'erano certo pentiti.

Non altrettanto bene però, sono andate le cose con il gruppo che fa capo a Carlo De Benedetti, l'eterno rivale del Cavaliere. Sorgenia, il gruppo elettrico guidato da Rodolfo, primogenito dell'Ingegnere, ha lasciato un buco da 600 milioni. Le banche hanno trasformato i debiti in azioni. Ora sperano di trovare un compratore. Il cuore di Sorgenia è rappresentato da Tirrenia Power le cui centrali sono localizzate in gran parte fra la Liguria e l'Italia centrale. Naturale che Mps fosse in prima linea nel sostenere l'investimento e oggi a dover contabilizzare le perdite.

Ma i problemi di Mps non si fermano alla Toscana e zone circostanti. La forte presenza in Lombardia attraverso la Banca Agricola Mantovana ovviamente l'ha portata in stretti rapporti d'affari con il gruppo Marcegaglia che ha sede da quelle parti. Fra l'altro Steno, fondatore dell'azienda siderurgica, era stato uno dei soci della Bam che aveva favorito l'ingresso di Siena. Tutto bene fino a quando al timone è rimasto il vecchio. Poi è toccato ai figli Antonio ed Emma. Complice la crisi economica, hanno accumulato un'esposizione di 1,6 miliardi che le banche hanno dovuto ristrutturare aggiungendo altri 500 milioni.

Ma a parte questi nomi eccellenti chi sono gli altri debitori che hanno mandato in crisi la banca più antica del mondo? La ricerca non è facile. Il gruppo dei piccoli azionisti del Monte guidato da Maria Alberta Cambi (Associazione del Buongoverno) ha cercato l'identità delle insolvenze. I dirigenti della banca si sono rifiutati di rispondere schermandosi con le regole della privacy. Qualcosa, però, hanno detto. Non i nomi ma almeno la composizione.

Viene fuori che il 70% delle insolvenze è concentrato tra i clienti che hanno ottenuto finanziamenti per più di 500mila euro. In totale si tratta di 9.300 posizioni e il tasso di insolvenza cresce all'aumentare del finanziamento. La percentuale maggiore dei cattivi pagatori (32,4%) si trova fra quanti hanno ottenuto più di tre milioni di euro. Ovviamente un tasso di mortalità così elevato sulle posizioni più importanti apre molti interrogativi sulla gestione. Anche perché la gran parte dei problemi nasce dopo l'acquisizione di Antonveneta. Prestiti concessi nel 2008 che finiscono a sofferenza nel 2014. Certo sono gli anni della grande crisi. Ma non solo. La scansione dei tempi dice anche un'altra cosa: Mussari e Vigni hanno concesso i crediti. Profumo e Viola hanno dovuto prendere atto che erano diventati fuffa.

mercoledì 28 dicembre 2016

Colpaccio di Carlo Conti a Sanremo Super Big all'Ariston: chi acchiappa

Tiziano Ferro super ospite a Sanremo 2017



Annunciato il primo superospite della prossima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, dal 7 all’11 febbraio in diretta su Rai1. E’ Tiziano Ferro, che tornerà a calcare il palcoscenico del Teatro Ariston dopo la straordinaria esibizione del 2015 che ottenne una lunga “standing ovation”.

“Sono felicissimo che Tiziano torni a Sanremo per la seconda volta dopo la bellissima performance che fece due anni fa, al mio primo festival. In quell’edizione, fu lui il primo grande ospite ad esibirsi sul palco dell’Ariston”, dice il direttore artistico e conduttore Carlo Conti, per il terzo anno alla guida della kermesse e al lavoro, in queste settimane, per comporre il cast. Tiziano Ferro si esibirà nella prima serata del festival, martedì 7 febbraio, ed è solo il primo di una serie di superospiti che i telespettatori potranno apprezzare durante le 5 giornate dell’edizione 2017.

Delitto di Garlasco: "Non l'ho uccisa..." La frase del nuovo indagato Sempio

Delitto di Garlasco, come si giustificò Sempio nel 2008



Andrea Sempio, il nuovo indagato per l'omicidio di Garlasco, poco dopo l'omicidio di Chiara Poggi aveva allontanato i sospetti che lo sfioravano giustificandosi con la sua età: nel 2007 infatti aveva solo 19 anni mentre Chiara ne aveva 26, e in questo modo aveva deviato le ipotesi sul suo conto. "Escludo categoricamente di averla frequentata vista la nostra differente età. Non abbiamo mai avuto amici in comune. La conoscevo solo perché ero amico del fratello Marco". Sempio dichiarava questo nel 2008, e portava inoltre come prova uno scontrino di un parchimetro di Vigevano: "13 agosto 2007, ore 11.18", questa la data sul pezzo di carta, e a quell'ora Chiara Poggi era stata già uccisa. Già, perché Sempio era già finito nel mirino degli investigatori, che sospettavano che potesse avere qualcosa a che fare con l'omicidio. Magari per motivi passionali. Quei motivi che aveva respinto spiegando che la differenza anagrafica era troppa.

Secondo Il Giorno, in quella seduta d'interrogatorio, il ragazzo - che è tuttora uno dei migliori amici di Marco Poggi, il fratello della vittima-, ricostruì ciò che fece pomeriggio nel giorno dell'omicidio. "Il 13 agosto 2007 ricordo di aver aspettato mia madre che era andata a fare la spesa e verso le 10 mi sono recato in Vigevano, con l’unica macchina a disposizione della mia famiglia, per andare alla libreria che si trova in piazza Ducale. Ricordo di aver parcheggiato prima della piazza Ducale. Ho conservato lo scontrino del parcheggio, che vi consegno. Giunto alla libreria l’ho trovata chiusa. Verso le 15 circa, sempre insieme a mio padre, siamo ritornati presso la nostra abitazione; nel transitare per via Pavia, giunti all'altezza di via Pascoli, notavo la presenza di un’ambulanza e delle persone".

Il giovane venne convocato dai carabinieri per alcune chiamate fatte a casa Poggi, partite dal suo cellulare il 4, il 7 e l'8 agosto. E ora sorgono diversi dubbi su queste chiamate, visto che l'amico Marco era partito il 5 con i genitori per le vacanze. "Non ricordo il giorno in cui Marco mi diede la notizia della partenza". Per questo motivo Sempio avrebbe chiamato fino a che Chiara non rispose e gli spiegò la situazione.

Il dramma della campionessa italiana "Sto morendo, nessuno mi aiuta / Guarda

Sicari, dalle Olimpiadi alla paralisi in ospedale: "Aiutatemi, sto morendo"



Ieri atleta azzurra, oggi bloccata su di un letto d'ospedale, senza cure, vicina alla morte. Questa è la triste storia di Vincenza Sicari, 37 anni, che nel 2008 aveva raggiunto il picco della sua carriera, classificandosi 29esima nella maratona delle Olimpiadi di Pechino. Oggi, purtroppo, la sua vita è molto diversa. Come racconta il Tempo, Vincenza è su un letto dell'ospedale Sant'Andrea a Roma, senza possibilità di guarigione. Tutto è iniziato nel 2013 quando l'atleta ha cominciato ad accusare affaticamento muscolare, febbri spossanti e frequenti formicolii: i sintomi di un tumore al timo. Il lungo calvario è iniziato proprio dall'operazione per rimuovere il brutto male che è stato seguito da una polmonite e che l'ha portata, in seguito, ad essere paralizzata dal tronco in giù. A Milano, dal professor Mariani è arrivata una terribile sentenza: si tratta di un problema neuromuscolare del quale non si conoscono le cause. Niente diagnosi, niente cura.

Quello di Vincenza oggi è un grido di aiuto, un aiuto per la sua lotta continua, per la sua maratona più difficile, quella per la sopravvivenza: "Ho una mutazione genetica che sembrerebbe il primo caso in Italia, secondo quanto emerge dalle biopsie ma nessuno fa niente per curarmi. Ho 37 anni, sono ridotta a pesare 30 chili e non mi muovo più. [...] Spero che qualcuno dall'alto si renda conto di quello che sta succedendo e prenda in mano questa situazione. [...] Io voglio solamente ripetere gli esami, poi se qualcuno ha sbagliato in passato se la vedrà con gli avvocati. Sono sicura di non avere una malattia rara, questa è l'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti". Vincenza, nonostante lo sconforto, non è sola: sono tantissime le iniziative per raccogliere fondi ogni anno, lo stesso presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha preso a cuore la vicenda, così come la Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e l'onorevole Matteo dell'Osso del Movimento 5 Stelle, affetto da sclerosi multipla. Ora si aspetta solo pazientemente che la domanda di Vincenza di essere trasferita al Policlinico di Tor vergata, per poter ripetere gli esami, venga accolta. 

Poletti, la gaffe gli costa la carriera? La scelta "terminale" sul suo futuro

Gentiloni "commissaria" Poletti: Nannicini sottosegretario al Welfare?



Si attendono le (lentissime) nomine dei sottosegretari del governo Gentiloni, 44-45 caselle che, forse, verranno riempite giovedì. E altrettanto forse, Denis Verdini la spunterà, ottenendo quegli incarichi che sono una pregiudiziale per l'appoggio di Ala al governo. Ma il punto, qui, è un altro. Il punto ha un nome e cognome: Giuliano Poletti, il ministro del Lavoro protagonista della scintillante gaffe sui giovani, il titolare del dicastero che si è rallegrato del fatto che i ragazzi italiani fuggano all'estero. Un disastro, quello di Poletti.

Un disastro al quale Paolo Gentiloni pensa di rimediare proprio con questo giro di nomine: il premier starebbe pensando di spostare il sottosegretario Tommaso Nannicini dalla presidenza del Consiglio al Welfare. Una mossa che, come sottolinea La Stampa, corrisponde a una sorta di "commissariamento" di Poletti. Una scelta che sarebbe dovuta tanto alla gaffe del ministro quanto al fatto che Gentiloni vorrebbe mettere in sicurezza il Jobs Act. Inoltre, su Poletti pende la mozione di sfiducia presentata da M5s, Lega Nord e sottoscritta da Sinistra italiana, una mozione di fiducia che potrebbe essere votata anche dalla minoranza Pd, rendendo Poletti sempre più a rischio e scricchiolante.