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mercoledì 21 dicembre 2016

5 anni per sconfiggere il virus “Nuove strategie contro l’Aids”

5 anni per sconfiggere il virus “Nuove strategie contro l’Aids”


di Matilde Scuderi



Ogni anno in Italia circa 3.000/4.000 persone vengono colpite dal virus dell’Hiv, dato che purtroppo non accenna a diminuire sin dal 2010. In questi anni si sono tuttavia delineate nuove prospettive per i pazienti grazie al nuovo modello di gestione della cura, discusso durante il convegno ‘Le nuove sfide nelle malattie infettive, dalla cronicizzazione dell’Hiv alle antibiotico-resistenze: istituzioni, clinici e associazioni a confronto’, realizzato grazie al contributo incondizionato di Gilead e Angelini e che ha visto riuniti i massimi esperti di Hiv, associazioni di pazienti e istituzioni. Grazie alle nuove strategie illustrate durante l’incontro - che prendono spunto anche dalla gestione delle comorbilità associate all’invecchiamento della popolazione - si potrebbero consentire al paziente con Hiv un’aspettativa e una qualità di vita sovrapponibile a quella di una persona affetta da qualsiasi altra patologia cronica. Tutto questo a patto che venga sconfitta la sotto-diagnosi - si stima infatti che in Italia vivano attualmente circa tra le 12.000 e le 18.000 persone affette dal virus senza saperlo - e che vengano introdotte misure di comunicazione efficaci per favorire la prevenzione.

"Per merito della terapia - ha spiegato il professor Massimo Galli, vice presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) - la mortalità per Hiv è crollata. Contestualmente, l’aspettativa di vita si è avvicinata a quella delle persone non colpite dall’infezione e la possibilità di disporre di farmaci sempre meno tossici e di più semplice assunzione ha molto migliorato la qualità di vita. Tuttavia la malattia è lontana dall’essere sconfitta e non solo perché alla sospensione della terapia il virus riprende a replicare e ricomincia la progressione verso l’Aids. La prospettiva di arrivare ad un vaccino è ancora remota e anche in Italia le nuove infezioni sono ancora numerose e si stima non accennino a diminuire da vari anni a questa parte”, conclude il professor Galli.

La giornata è stata anche l’occasione per presentare il Manifesto ‘Il target 90-90-90-90 in Hiv’, che stabilisce la linea d’azione dei prossimi 5 anni per quanto riguarda la prevenzione, la diagnosi, i trattamenti, la riduzione della mortalità, la riduzione delle discriminazione, la sostenibilità finanziaria e il sostegno all’innovazione. Sviluppato da un gruppo di lavoro ad hoc composto da stakeholder, policy maker e clinici, che resterà comunque aperto per consultazione per un mese. “In accordo con gli intenti espressi dal ministero della Salute nella relazione al parlamento, al fine di perseguire quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), di aumentare la sensibilizzazione sul problema e il focus dell’opinione pubblica, abbiamo costituito un gruppo di lavoro per creare un manifesto, che esprima sia lo stato dell’arte che i punti su cui è necessario continuare a lavorare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale italiano”, ha commentato il professor Massimo Andreoni, Direttore U.O.C. Malattie Infettive Policlinico Tor Vergata, Roma.

L’infettivologia vede poi una seconda sfida legata alle antibiotico-resistenze e alle infezioni ospedaliere: in Europa, oltre 4 milioni di persone vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25 mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. “In Italia, in media il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione collegata all’assistenza, il che significa che su 450 mila/700 mila casi di infezioni l’anno, dai 4.500 ai 7.500 sono decessi correlati - dati European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc)”, ha detto il professor Pierluigi Viale, direttore del reparto Malattie Infettive, Ospedale Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna.

Toni Capuozzo, schiaffone alla Merkel: la verità sui profughi che nessuno vi dice

Capuozzo, schiaffone alla Merkel: la verità sui profughi che nessuno vi dice



Toni Capuozzo interviene con un post su Facebook sull'attentato di Berlino che ha causato la morte di dodici persone ed entra nel merito della questione profughi-rifugiati-richiedenti asilo. Chi ha il diritto di chiederlo? Soprattutto, nota il giornalista Mediaset, "sorprende l'identità dell'attentatore: un pakistano arrivato come rifugiato lungo la via balcanica appena il febbraio scorso, neanche dieci mesi fa. Imbarazzante per la Merkel, ma imbarazzante per chiunque continui a spacciare i pakistani come profughi: da cosa?". Quindi l'affondo di Capuozzo: "Ripeto quello che ho detto molte volte: gli unici che avrebbero titolo a essere considerati profughi dal Pakistan sono le donne, o i cristiani. Per inciso: gli unici che non appaiono negli elenchi dei richiedenti asilo".

Il sospetto sul "vero killer" di Chiara: c'è il nome, ora Stasi spera davvero

Stasi e l'ipotesi del secondo ragazzo: i sospetti sul "vero killer" di Chiara Poggi



I frammenti di Dna scoperto sotto le unghie di Chiara Poggi, 9 anni dopo il suo omicidio, appartengono a un giovane che all'epoca dei fatti aveva circa 20 anni, era noti ai genitori della ragazza, frequentava la villetta teatro del delitto al civico 8 di via Pascoli a Garlasco ed era già stato ascoltato due volte dagli inquirenti. La prima volta nei giorni successivi all'omicidio, la seconda più di un anno dopo e ai carabinieri di Vigevano aveva fornito un alibi apparso subito "assai solido e convincente".

Ora però, alla luce della nuova perizia di parte della famiglia di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara condannato a 16 anni per omicidio, tutto potrebbe cambiare. A darne notizia è il Corriere della Sera, riferendo della nuova pista. I legali Fabio Giarda e Giada Bocellari hanno indicato il nome di questa persona all'interno della memoria presentata alla Procura generale. Massimo riserbo sulla sua identità, di lui si sa però che non ha precedenti penali, in questi anni ha condotto una vita regolare, ha un lavoro e non avrebbe mai avuto un legame con Stasi. "Non sappiamo nemmeno se in questo momento sia indagato oppure no", spiegano i legali della famiglia di Alberto: la loro sarebbe una semplice "indicazione" agli inquirenti nella richiesta di revisione del processo. A Stasi venne collegata l'impronta macchiata di sangue scoperta nella villetta di Chiara. La scarpa era di una misura tra il 42 e il 42,5, proprio come quella del giovane fuori dal carcere che ora potrebbe far riaprire il caso.

L'intervista di Cristiana Lodi a Giulia Bongiorno sul caso di Garlasco: "La verità su Stasi e il processo da rifare"

Bongiorno sul caso di Garlasco: "Stasi e la revisione del processo, la verità"


di Cristiana Lodi



«Non è facile. Anzi è davvero molto raro ottenere la revisione di un processo, anche se il Codice di procedura penale lo prevede quando emergono nuove prove. Bisogna trovare la chiave giusta e non tutte possono funzionare per la stessa serratura».

Avvocato Giulia Bongiorno, nel caso di Garlasco sarebbe stato trovato un Dna riferibile a un soggetto maschio, sul quale si potrebbe ora indagare. Scagionando un condannato.

«Bene fanno gli avvocati di Alberto Stasi, se ritengono di avere in mano questa evidenza. Il Codice non a caso lo contempla. È giusto però fare una riflessione in merito al Dna e alla cosiddetta prova scientifica, la quale non è inconfutabile né incontrovertibile».

A lei si può credere avvocato, lo si è visto al processo di Perugia: il suo assistito Raffaele Sollecito è stato scagionato da ogni accusa nonostante il suo Dna impresso sul reggiseno della vittima.

«C'è Dna e Dna, non si può fare lo stesso ragionamento in ogni contesto. Dipende sempre dal tipo di Dna, ovvero dalla qualità e dalla quantità della sostanza biologica di cui si dispone. Impossibile trascurare anche il contesto in cui questa prova (solo ipotetica) si inserisce. Soprattutto quando il tempo trascorso è molto. E i testimoni possono essere scomparsi o diventati inattendibili».

Per questo delitto, i difensori del condannato hanno agito su due fronti paralleli. Significa che la loro tesi è supportata?

«Il processo per l'omicidio di Chiara Poggi è il processo indiziario per eccellenza. Anche la sentenza di condanna ha seguito un percorso controverso: quattro gradi di giudizio. Due assoluzioni, poi la condanna nel secondo Appello e quindi la conferma in via definitva, oltretutto con l'accusa stessa che chiedeva di annullare la condanna. Un caso emblematico per complessità e contraddizioni. Ripeto: bene fa la difesa a chiedere la revisione alla procura generale di Milano (che dovrà inviare gli atti alla corte d' Appello di Brescia) e a ordinare nuove indagini alla Procura di Pavia. Eccoli i due fronti di cui lei dice e sui quali si è agito. Aspettiamo. Ma attenzione: la revisione del processo non è il quarto grado di giudizio. Non è un' altra Cassazione. Resta la revisione di una sentenza alla luce delle nuove prove, che devono essere tassative».

La mamma di Alberto Stasi dice: c'è un nuovo Dna, ora scarcerate mio figlio.

«No, questo non sarà possibile e rimane un' altra storia. L'istanza per la riapertura di un caso non comporta la liberazione del condannato in automatico, nemmeno se si accertasse l'attendibilità delle nuove prove acquisite.

"Feltri? È violento come l'Isis": le assurde frasi del marocchino Pd

Chaouki contro Feltri: le assurde frasi dell'italo-marocchino del Pd



L'editoriale di Vittorio Feltri sull'attentato jihadista a Berlino? "Gravissimo e offensivo", "una centrifuga di violenza verbale" che "meriterebbe di essere affrontato in qualche tribunale". Parola di Khalid Chaouki, deputato italo-marocchino del Pd. Sul suo blog sull'HuffingtonPost, l'onorevole celebra come al solito le politiche italiane, "una lezione di civiltà, in Europa, in materia di accoglienza, con progetti all'avanguardia e buone pratiche che funzionano". Sono le stesse pratiche che in Francia e in Germania, accanto a episodi di discutibile integrazione (dai ghetti alle banlieue, ma Chaouki ovviamente non ne parla) stanno riversando paura e morte in strada. Le vittime, prima ancora che cristiani, islamici, ebrei o buddhisti, sono i simboli della cultura e della civiltà europea che i terroristi islamici vorrebbero schiacciare nel sangue. Ma il deputato del Pd non coglie il messaggio dell'editoriale di Libero e parte in quarta contro Feltri, "noto per la sua attitudine a spargere odio, trasudando luoghi comuni e retorica razzista".

Accanto alla condanna della "follia violenta che bestemmia il nome di Allah, o Dio a seconda di come desideriate chiamarlo - spiega Chaouki - ritengo però gravissimo, offensivo e altrettanto violento" l'editoriale di Feltri. "Io mi chiedo - scrive ancora -, come si può insultare in questo modo dei cittadini che appartengono a una fede diversa dalla propria? Da giornalista mi domando come sia possibile, nel 2016, prendersela dalle colonne di un quotidiano, con tutti i musulmani indistintamente nella patetica speranza di vendere qualche copia in più?". E giù con i numeri sugli immigrati che pagano le pensioni degli italiani, anche se il problema è un altro, quello della sicurezza e della incapacità (impossibilità?) di far convivere la civiltà europea e l'islam radicale, che sempre di più rischia di "cancellare" l'islam moderato nelle nostre città. "Non mi rassegnerò a denunciare il razzismo dichiarato del direttore di Libero, non mi rassegnerò a uno status quo dove l'odio e lo sproloquio sono sdoganati e nessuno si chiede come caspita intendiamo costruire un futuro di pace e convivenza chiudendo un occhio - o addirittura due - nei confronti di chi fa della demagogia di odio la sua professione preferita". Sicuri che la via sia mettere sullo stesso piano chi semina morti e chi quei morti li vorrebbe evitare? 

"Bocciato", mai successo nella storia: così la Raggi rischia di andare a casa

Roma, altra tegola sui 5 Stelle: bilancio bocciato, la Raggi rischia



Una nuova tegola si abbatte sul Campidoglio guidato da Virginia Raggi. L'Oref, organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, ha dato parere negativo al bilancio di previsione 2017 presentato dall'amministrazione pentastellata. L'annuncio l'ha dato in aula il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, dopo 4 ore di sospensione dei lavori che, interrotti dopo le comunicazioni della sindaca, dovevano riprendere alle 15.

Un flop, dunque, la seduta, i cui lavori sono stati sospesi ma di fatto non sono mai iniziati. Al secondo appello l'assemblea capitolina ha iniziato i suoi lavori con le comunicazioni urgenti della sindaca che ha ringraziato l'assessore Paola Muraro e il vicesindaco Daniele Frongia "per il lavoro fatto fino ad adesso" e rivolto un "in bocca al lupo" a Luca Bergamo e a Pinuccia Montanari. Poi lascia l'aula tra le proteste delle opposizioni, per recarsi alla messa all'Ara Coeli per i dipendenti comunali. Poca voglia di parlare con i cronisti, dai quali sfugge e si lascia scappare solo che "non temo né le parole di Marra né l'esposto di Raineri", rispondendo a chi le chiedeva se teme che dall'interrogatorio di Raffaele Marra emerga un ricatto nei suoi confronti o più l'esposto di Carla Raineri.

In aula i lavori vengono sospesi poco dopo l'uscita della sindaca, e riprendono solo più tardi, quando De Vito annuncia la decisione dell'Oref di non dare parere positivo al bilancio previsionale per il 2017. Immediatamente si scatenano le opposizioni. "La giunta Raggi è riuscita nel capolavoro di farsi bocciare dai revisori il bilancio del comune. Siamo ormai all'incapacità manifesta che rischia di scaricare il peso di continui errori sui cittadini romani", tuona Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito romano, sul suo profilo Facebook. "Ma vedrete che faranno finta di niente e che Beppe Grillo scriverà l'ennesimo post coprendo tutto e prendendosela con i poteri forti o con un complotto alieno - continua - per non ammettere quello che ormai è sotto gli occhi di tutti: non sanno e non vogliono fare altro che occupare e gestire il potere. Questo oggi è il M5s a Roma. L’erede della destra peggiore". "Un altro grande risultato del sindaco di Roma Raggi", lo definisce la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, sottolineando che "per la prima volta nella storia il bilancio di previsione del Comune viene bocciato dall’Organismo di Revisione Economica e Finanziaria. Questo vuol dire che la manovra è da rifare e che il Comune rischia il commissariamento. A poco più di sei mesi dalla sua elezione la Raggi potrebbe battere un altro record: essere commissariata prima da Grillo e poi dal Prefetto".

Reazioni che portano il capogruppo M5s in assemblea capitolina Paolo Ferrara a parlare di opposizioni "senza pudore. Le opposizioni, Pd in testa, si permettono di applaudire e gridare all’annuncio in Aula del parere non favorevole dell’Oref sul bilancio di previsione 2017-2019". E attacca: "Applaudono su uno scenario difficile che hanno creato loro stessi nel corso degli anni". Poi conclude: "Questo è il loro rispetto per i romani. Ma si rassegnino: noi non molliamo e faremo di tutto per difendere i diritti dei cittadini".

martedì 20 dicembre 2016

"Non potremo mai fermarli, ora..." La drammatica profezia dell'esperto

"Non potremo mai fermarli, ora...". La drammatica profezia dell'esperto



Si è dovuto ricredere chi si aspettava un attentato terroristico in un paese francofono, come Francia o Belgio, senza considerare: "il momento curciale - ha detto il giornalista americano Joby Warrick - gli attentati non sono rappresaglie". Vincitore di due premi Pulitzer, Warrick ha scritto un saggio, Bandiere nere (ed. La nave di Teseo), proprio sul nascente Califfato e il terrorismo islamico. Al Corriere della sera, il giornalista ha spiegato quali sono le intenzioni dell'Isis con attacchi come quello a Berlino: "L'Isis punta a provocare, a scatenare una reazione che renda impossibile la vita in comune tra i musulmani e gli altri. Il traguardo - ha aggiunto - è lo scontro finale con i crociati, l'apocalisse di Dabiq".

Davanti a uno scenario del genere, agli occidentali resta poco altro da fare se non : "fare in modo di tenere i concittadini musulmani dalla nostra parte. La nostra risposta deve essere determinata ma precisa, bisogna evitare di fare sentire i musulmani come dei cittadini diversi e sospetti".

L'attacco a Berlino a uno dei tanti mercatini di Natale sparsi in Europa è la dimostrazione che il terrorismo islamico può colpire in qualunque situazione. Una condizione con la quale sarà bene farci l'abitudine: "Non penso che sia possibile reinventare la nostra società in modo da garantire a tutti la sicurezza assoluta - ha aggiunto Warrick - Qui a Washington, alla Casa Bianca e al Campidoglio ci sono guardie e barriere ma niente potrebbe fermare un camion lanciato sulla folla".