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martedì 20 dicembre 2016

Il camion killer di Berlino Partito dall'Italia, tutti i misteri

Il camion killer di Berlino Partito dall'Italia, tutti i misteri


di Andrea Morigi



Si lavora principalmente su un’ipotesi di attentato, dopo la strage di ieri sera a Berlino. Sulla dinamica dello schianto di un camion sulla folla a un mercato di Natale nella capitale tedesca indaga la procura federale, spiega il ministro della Giustizia, Heiko Maas. Ma le circostanze non sono ancora chiare e «la sequenza degli eventi può portare sia a un incidente sia a un attentato», dichiara il ministro dell’Interno del Land di Berlino, Andreas Geisel. Anche il ministro degli Esteri federale, Frank-Walter Steinmeier, insiste che i fatti non sono ancora chiari. E anche il ministro dell’Interno Thomas De Maiziere non osa parlare di terrorismo. Fino al presidente della Repubblica, Joachim Gauck, il quale si limita a giudicare quella di ieri «una brutta sera per Berlino e per il nostro Paese, che mi rende davvero sgomento».

Tante condoglianze, certo, per le vittime e le loro famiglie, ringraziando il personale di emergenza e di sicurezza. La cancelliera Angela Merkel parla esclusivamente attraverso il proprio portavoce Steffen Seibert e si dice «sgomenta» per il possibile attentato a Berlino. «Siamo in lutto per i morti e ci auguriamo che i tanti feriti possano essere aiutati», scrive Seibert sul suo account Twitter. Insomma, l’unica versione ufficiale è l'assenza di una versione ufficiale. Almeno fino a nuovo ordine.

Sono prudenti, tanto che per qualche ora le targhe polacche dell’autoarticolato e la sua provenienza dall’Italia sembrano diventare l’elemento principale della tragedia, nonostante che a poco a poco si faccia strada la notizia della nazionalità di uno degli attentatori. Il riserbo delle fonti ufficiali e l’autocensura dei giornalisti, comunque, non riescono a impedire di far trapelare che forse uno degli occupanti è pakistano oppure ceceno oppure afgano. A quel punto, i tentativi di ricostruzione delle principali emittenti televisive e dei siti si spostano sulle vittime, innanzitutto sul presunto autista del camion, un polacco. Il camion in effetti era partito dall’Italia per fare rientro in Polonia, scrive il Guardian, per il quale il mezzo doveva fermarsi a Berlino per consegnare il carico e il conducente, cugino del proprietario dell’azienda di trasporti polacca, aveva detto di volersi fermare per la serata. Ma ci sono forti sospetti che il mezzo sia stato rubato durante il viaggio. E che il camionista polacco non fosse alla guida. Infatti, l’azienda di trasporti di Stettino, che ne è la proprietaria, dice di aver perso il contatto con il veicolo attorno alle 16 del pomeriggio. Secondo quanto riportato dalla tv N24, trasportava ponteggi di acciaio dall’Italia e avrebbe dovuto scaricarli stamattina a Berlino. Il proprietario dell’azienda, identificato solo come Ariel Z.,è stato intervistato dall'emittente polacca Tvn24 e ha detto che il mezzo era guidato da suo cugino, che aveva intenzione di passare la serata a Berlino. Ma escluso che il suo parente, che guida camion da 15 anni, possa aver provocato lo schianto. Potrebbe essere stato rapito e, in qualche modo, sotto la minaccia delle armi, costretto a piombare sulla folla. Oppure essere stato ucciso in precedenza, per lasciare il terrorista libero di agire senza essere disturbato.

Quale dei due uomini fosse al volante, comunque, non è chiaro fin da subito. Secondo Die Welt, la persona morta trovata nella cabina del mezzo era polacca. Il quotidiano tedesco sembra così avvalorare apparentemente l’ipotesi - avanzata da alcune fonti tra cui lo spedizionere polacco che ha raccontato di non aver avuto notizie dell’autista, il cugino, dal pomeriggio - che il camion polacco, partito dall’Italia e che doveva fare tappa a Berlino, sulla strada di casa a Stettino, possa essere stato sequestrato ed usato per compiere la strage. In fondo, la tecnica è quella già utilizzata con efficacia per l’attentato a  Nizza del 14 luglio scorso. Almeno in quel caso non ci volle così tanto tempo prima di ammettere che si trattava di terrorismo islamico.

1 milione di malati in età da lavoro e 274mila licenziati 'post-diagnosi'

1 milione di malati in età da lavoro e 274mila licenziati 'post-diagnosi'


di Matilde Scuderi



L'esclusione dal mondo di lavoro è troppo spesso una delle minacce che incombe sulla vita dei pazienti oncologici, come dimostra un’indagine condotta dalla Federazione italiana delle Associazioni Volontariato in Oncologia (FAVO) e Censis (2012) che ha stimato che nel nostro Paese 274 mila persone sono state licenziate, costrette alle dimissioni, oppure a cessare la propria attività o comunque hanno perso il lavoro perché colpite da tumore. Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema e avanzare proposte che mirino a una completa inclusione sociale dei malati si è tenuto nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati un incontro-dibattito dal titolo ‘L'inclusione dei malati di cancro nel mondo produttivo: utopia o realtà?’ organizzato da FAVO insieme all’Intergruppo parlamentare delle malattie rare, con il supporto non condizionante di Novartis.

Il numero delle persone con una diagnosi di tumore (recente o passata) continua a crescere: erano 2.600.000 nel 2010, oltre 3 milioni nel 2015 (di cui uno su 4 può considerarsi guarito). “Ma il cancro non è una patologia che colpisce solo chi è avanti con l'età: secondo dati aggiornati dell'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) sono 1 milione le persone in età lavorativa con diagnosi di cancro,  pari a circa il 30% di tutti i casi prevalenti - afferma l'avvocato Elisabetta Iannelli, segretario generale FAVO - nel 2015 oltre 300 dei 1000 nuovi casi di tumore al giorno in Italia sono stati diagnosticati a lavoratori. L’AIRTUM ha stimato 130.000 nuovi casi tra 15-64 anni, pari ad un terzo di tutte le nuove diagnosi, di cui oltre 70.000 sono donne in età attiva. L'inclusione lavorativa dei malati oncologici è pertanto un investimento sociale ed economicamente produttivo, un valore anche in termini di professionalità che va tutelato”.

L'onorevole Paola Binetti, in apertura dell’incontro-dibattito ha dichiarato che: "Obiettivo del convegno è richiamare l'attenzione del Governo e in particolare del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, appena confermata nel suo importante ruolo, sulla necessità di ripensare il cancro come una patologia sistemica che stravolge la vita delle persone e delle loro famiglie e che richiede quindi misure di ampio respiro per tornare a garantire qualità di vita ai pazienti. I farmaci innovativi in campo oncologico sono stati uno dei punti qualificanti della recente legge di stabilità. Ma non di soli farmaci hanno bisogno i malati di cancro. Servono trattamenti riabilitativi che anche su di un piano socio-sanitario restituiscano loro una rinnovata dignità di cittadini inseriti a pieno titolo nella loro vita familiare, sociale e professionale".

“I malati di cancro sono persone a rischio povertà - ha affermato il professor Francesco De Lorenzo, presidente FAVO - poiché, malgrado il Servizio Sanitario Nazionale universalistico, la malattia genera un aumento dei costi sociali diretti e indiretti ed una diminuzione dei redditi: è la cosiddetta tossicità finanziaria del cancro. L'indagine FAVO-CENSIS del 2012 ha rivelato che il 78% dei malati oncologici, infatti, ha subito un cambiamento nel lavoro in seguito alla diagnosi: il 36,8% ha dovuto fare assenze, il 20,5% è stato costretto a lasciare l’impiego e il 10,2% si è dimesso o ha cessato l’attività (in caso di lavoratore autonomo). Le persone malate vogliono continuare a lavorare ed essere parte attiva della società - ha spiegato De Lorenzo - e il lavoro aiuta anche ad affrontare meglio la malattia e le cure antitumorali, è cruciale garantire e rafforzare strumenti ed azioni che assicurino ai lavoratori malati la possibilità di conciliare i tempi di cura con quelli di lavoro ed è per queste ragioni che la FAVO è da sempre impegnata in azioni di lobbying ed advocacy a tutela dei diritti dei lavoratori malati di cancro e di quelli che assistono un familiare malato”.

Secondo il professor Giuseppe La Torre dell’Università ‘Sapienza’ di Roma "Le attività di ritorno al lavoro vanno programmate nell’ambito di un processo di comunicazione complesso e continuo" e spesso sono  "difficili da gestire e necessitano di un supporto". Questo supporto può venir svolto da una figura specifica, il Disability Manager il cui "obiettivo è quello di ridurre l’impatto della disabilità sui luoghi di lavoro, intesa nella maniera più ampia. Sviluppato in ambito anglosassone e nord-americano, il Disability Management è una figura professionale operativa in diversi contesti europei, in particolare nelle aziende multinazionali, ma in Italia esiste solo in pochissime grandi realtà aziendali".

Maurizio Sacconi, presidente dell’11° Commissione Lavoro del Senato, ha dichiarato che “i contratti collettivi nazionali, e forse ancor più quelli aziendali, possono realizzare uno scambio virtuoso tra minore tutela delle assenze brevi e allungamento dei periodi di comporto per le gravi patologie. Ma, soprattutto, possono definire concreti percorsi formativi che aggiornino le competenze e le abilità di chi è costretto a lunghe assenze. Più in generale il lavoro 4.0 relativizza l'orario di lavoro e consente attività da remoto”. Secondo Maurizio Del Conte, presidente dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) “Il modo per assicurare una riabilitazione sociale è quello di rimanere attivi lavorativamente e per questo è necessario rimuovere gli ostacoli normativi che ancora lo impediscono e che presuppongono nella prestazione uno schema rigidamente vincolato al luogo fisico dell'azienda e all'orario previsto. Se questi ostacoli si rimuovono è possibile avere margini di conciliazione e migliorare la vita dei malati”.

“In questi anni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione data dai risultati ottenuti dalla ricerca medica e scientifica in oncologia e da ultimo dai progressi della medicina di precisione che sempre più consentirà di guarire dal cancro o quantomeno di cronicizzare la malattia consentendo ai malati, quindi, il ritorno ad una vita normale - ha sottolineato il professor Paolo Marchetti, oncologo dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma - con una buona qualità di vita, grazie anche alla riduzione degli effetti collaterali delle terapie. Le istituzioni devono tenere il passo dei progressi scientifici e adeguare gli strumenti di inclusione socio lavorativa necessari affinché chi ha affrontato il tumore possa continuare ad essere un cittadino come gli altri”. Durante l'incontro sono state inoltre presentate due testimonianze di persone che hanno dovuto affrontare il tumore in prima persona. L'ingegner Alberto Cerretti, lavoratore subordinato con esperienza di malattia, ha dichiarato che “Il malato oncologico, ancora oggi, incontra notevoli difficoltà nel rientrare o nel permanere con piena dignità nel mondo produttivo. Anche nelle aziende di grandi dimensioni spesso accade che le esigenze del malato oncologico, soggetto fragile sia dal punto di vista fisico che psicologico, non siano accolte e gestite adeguatamente anche per mancanza di percorsi di tutela ad hoc”.

“E' importante che quanto prima tutte le partite IVA colpite da patologie gravi come quelle oncologiche (e sottolineo tutte, senza discriminazioni tra le varie casse previdenziali) possano vivere con dignità la propria malattia potendo contare su quella base di tutele che l'articolo 38 della Costituzione prevede per ogni lavoratore in difficoltà - ha affermato Daniela Fregosi, alias Afrodite K - Lo Stato non può continuare a fare differenza tra lavoratori perché la malattia non ne fa". 

In classe educazione sanitaria e un medico per la prevenzione

In classe educazione sanitaria e un medico per la prevenzione


di Matilde Scuderi



In ambito pediatrico negli ultimi anni sono stati conseguiti importantissimi traguardi come la riduzione della mortalità in ambito oncologico, ma la salute delle future generazioni è minacciata da nuove problematicità quali la crescita esponenziale dell’obesità infantile - che interessa non meno di 41 milioni di bambini nei Paesi avanzati - e il progressivo calo della vaccinazioni in fascia pediatrica che ha investito l’Italia in questi ultimi anni, con coperture vaccinali ormai sotto la soglia di sicurezza. Per superare questi nuovi ostacoli è necessario promuovere la prevenzione e l'informazione, ed è per questo che esperti, ricercatori e decisori istituzionali hanno avanzato una proposta che mira ad intervenire proprio sull'educazione dei bambini e dei ragazzi: inserire l’educazione sanitaria come materia propedeutica nei programmi nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e prevedere la presenza del medico di classe, coinvolgendo gli specializzandi o gli studenti dell’ultimo anno di medicina. Si spera in questo modo di dare una risposta alle criticità e ai ritardi ancora oggi presenti in tema di prevenzione nell'infanzia e nell'adolescenza e di promuovere stili di vita e comportamenti sanitari corretti.

La proposta è stata presentata a Roma nei giorni scorsi durante il convegno annuale di ‘PreSa - Prevenzione e Salute’ (www.prevenzione-salute.it), un network cui aderiscono numerose società scientifiche e associazioni di pazienti, che ogni anno organizza un incontro-dibattito volto a sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori su tematiche strategiche per il nostro Servizio Sanitario Nazionale. L’appuntamento di quest’anno è stato dedicato appunto al tema della salute pediatrica e al suo interno sono state approfonditi anche i progressi della scienza in ambito oncologico, delle malattie rare, l’innovazione farmaceutica e della necessità di sperimentazioni ‘su misura’ per i bambini. Alle esigenze della prevenzione potrebbero fare fronte la figura del medico di classe e l’inserimento della materia nei programmi didattici. «Il nostro obiettivo è promuovere la cultura della prevenzione, una prevenzione partecipata dai cittadini - ha dichiarato il direttore scientifico di PreSa Marco Trabucco Aurilio - però è importante iniziare sin da giovani: PreSa propone la figura del medico di classe per la quale si potrebbero coinvolgere i medici specializzandi, oltre 7 mila in Italia, che potrebbero dedicare una parte, ovviamente non predominante, del loro tirocinio professionalizzante, a promuovere corretti stili di vita ed adeguate misure di prevenzione nelle scuole italiane; si potrebbero coinvolgere anche gli studenti in medicina dell’ultimo anno che hanno già una formazione adeguata a questo compito; questi ‘promotori di salute’ non comporterebbero costi ulteriori per il Servizio Sanitario Nazionale ed essendo giovani potrebbero avere un’intesa speciale con i ragazzi».

Una opportunità quasi ‘a costo zero’ per le finanze pubbliche dal momento che gli specializzandi sono già titolari di una borsa di studio e di grande rilievo per un Paese come l’Italia che impegna solo l’1,5% della spesa sanitaria in prevenzione, agli ultimi posti tra i Paesi europei. «Il nostro Paese investe troppo poco in prevenzione e questo per il Servizio Sanitario Nazionale è un boomerang dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista delle malattie dell’infanzia, molte delle quali, come l’obesità e le malattie infettive, potrebbero essere prevenute ed evitate insegnando corretti stili di vita, un’alimentazione adeguata sin da piccoli e l’aderenza ai programmi vaccinali - ha sottolineato Trabucco Aurilio - assistiamo ad una riduzione della mortalità per le neoplasie infantili proprio grazie ai progressi nella diagnostica e all’adozione di protocolli terapeutici innovativi, molte volte frutto della ricerca italiana».

Altro tema di rilievo è quello della necessità di farmaci a misura di bambino. Oggi la maggior parte dei farmaci commercializzati in Europa non è supportata da studi di valutazione del rapporto rischio/beneficio nel bambino. Pertanto, l’uso off-label in età pediatrica è molto diffuso, esponendo questa popolazione fragile ad un rischio elevato di errori terapeutici ed eventi avversi alla luce delle differenze esistenti tra l’organismo in sviluppo e quello adulto. Per poter disporre di farmaci efficaci e sicuri per il bambino sono quindi necessarie le sperimentazioni cliniche ad hoc in età pediatrica. In questa direzione l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) promuove programmi di implementazione di ricerche cliniche in Pediatria per farmaci già registrati per indicazioni diverse, e richiede l’esecuzione di studi ad hoc per tutti i farmaci con un potenziale uso nei bambini. Questi temi continueranno a essere attentamente monitorati da PreSa attraverso le sue risorse on e offline. «Il progetto PreSa è nato due anni fa con l’obiettivo di contribuire a promuovere in maniera semplice ma efficace la salute, unendo le competenze di medici e operatori sanitari di tutta Italia - ha dichiarato Trabucco Aurilio -il fulcro è un portale online dove quotidianamente vengono inseriti articoli dedicati ad informare i cittadini su temi di salute e prevenzione. Le attività di informazione si sono allargate dalla piattaforma online alla stampa periodica e alla radio; nel convegno annuale viene approfondito un tema specifico, proponendo una fotografia dello stato dell’arte in termini epidemiologici e di ricerca scientifica. Quest’anno abbiamo voluto dedicare la giornata alla salute dei bambini».

A margine del convegno, PreSa ha promosso quest’anno tre mini-maratone simboliche in contemporanea nelle città di Roma, Firenze e Napoli. Per gli atleti, i medici e i volontari in corsa i traguardi sono stati rispettivamente l’Ospedale Bambino Gesù, l’Ospedale Meyer e il Santobono, dove hanno consegnato i doni di Natale per i piccoli ricoverati che quest’anno trascorrono le festività in corsia. 

Offerta choc per Messi: "Ti diamo 100 milioni all'anno"

Offerta choc per Messi: "Ti diamo 100 milioni all'anno"


di Giampiero De Chiara



La Cina è vicina. Marco Bellocchio titolava così, quasi 50 anni fa nel 1967, un suo film. Una pellicola non delle migliori, dove si raccontava e si omaggiava la rivoluzione culturale intrapresa da Mao in quegli anni nella Cina comunista. E a distanza di tanti anni i cinesi, quella rivoluzione culturale la vogliono fare nel mondo del calcio. Vogliono che il loro football sia il più forte al mondo. E come provare ad esserlo? Secondo loro acquistando i migliori calciatori al mondo. Ed è solo in questa ottica che si legge l'offerta recapitata a Lionel Messi dall'Hebei Fortun. Il club sarebbe disposto a offrire, al classe 1987, un contratto da 100 milioni a stagione della durata di cinque anni. Una cifra fuori dalla portata di qualsiasi club europeo. L'Hebei Fortune è allenato dal tecnico Manuel Pellegrini, che stima molto il fuoriclasse argentino.

Lo stesso club ha già ingaggiato un compagno di nazionale di Messi: quell'Ezequiel Lavezzi che, al momento, è il giocatore più pagato al mondo (contratto di 23 mesi da 53.2 milioni di euro), in pratica l'ex Napoli e Psg si mette in tasca 2.3 milioni al mese. I blaugrana stanno già correndo ai ripari. L'argentino ha infatti il contratto in scadenza il 30 giugno 2018 e il club catalano è al lavoro da settimane per prolungare il contratto con la Pulce: si parla di una proposta da 32 milioni a stagione.

Ma la rivoluzione culturale cinese non si ferma a Messi. Fabio Cannavaro ha infatti pensato a Marek Hamsik per il suo Tjanjin Quanjian, altro club di serie A cinese, ma lo slovacco ha risposto no alla tentazione di lasciare Napoli per guadagnare una montagna di soldi. Al contrario del gioiello partenopeo, Carlitos Tevez ha deciso di lasciare il Boca per sbarcare in Oriente con uno stipendio da capogiro. Lo Shanghai Shenua gli ha offerto 79.5 milioni di euro per due anni. E sempre Cannavaro avrebbe chiamato anche Edinson Cavani, offrendogli 20 milioni di euro stagione. Il doppio di quello che ora l'attaccante guadagna in Francia con il Psg: quella sì una vera e propria rivoluzione culturale, ma solo per il calciatore uruguaiano.

Non hanno alcol, si ubriacano lo stesso Strage: 33 morti, che cos'avevano bevuto

Bevono la lozione da bagno al posto dell'alcool: 33 morti in Russia



Circa 33 persone sono morte a Irkutsk, in Siberia, e altre 16 sono in ospedale in condizioni gravi a causa di un avvelenamento da metanolo. Gli interessati avevano tutti bevuto la stessa lozione cosmetica al biancospino nonostante l'etichetta indicasse la non potabilità della sostanza. "Nonostante l'avvertimento - riporta il Comitato investigativo locale - i cittadini hanno consumato il prodotto come se fosse alcol, ma la sostanza è risultata contenere metanolo concentrato invece che alcol etilico".

Secondo gli investigatori sarebbero molti di più quelli che hanno bevuto la lozione per il bagno, addirittura decine di abitanti, tutti tra i 35 e i 50 anni. Il vero problema è che in Russia bere surrogati meno costosi di bevande alcoliche è un fenomeno molto diffuso, e quindi non è raro che avvengano queste intossicazioni di massa.

Il premier russo Dimitri Madvedev ha dichiarato: "È uno scandalo. È chiaro che bisogna porre fine a queste cose, bisogna proibire il ricorso a sostanze del genere". Secondo le autorità sanitarie, sui 33 decessi, "17 persone sono morte in ospedale, altre tre durante il tragitto verso l'ospedale e dieci prima dell'arrivo dei medici".

Buddy Fox: "Fine dell'era straordinaria" e le dritte su Mps e Mediaset in Borsa

Buddy Fox: "fine dell'era straordinaria" e le dritte su Mps e Mediaset in Borsa


di Boddy Fox
@paninoelistino



"Fine di un'era straordinaria", era il 16 dicembre 2015 e la Yellen, dopo 9 anni di tassi al ribasso e 7 di tassi zero, decideva il grande passo, il primo rialzo dei tassi del nuovo ciclo. A vedere la reazione delle borse, tutte in forte ribasso, sembrò una mossa catastrofica, quando invece, nel concreto, si trattava di un'inezia, e cioè uno spostamento dalla fascia tra lo 0-0,25% a quella tra lo 0,25% e lo 0,50%. Ma la Yellen era stata avvisata, l'aumento non si deve fare né ora e né mai. Capofila dei "capricciosi" il guru Ray Dalio (Bridgewater) che già nel marzo 2015 disse "se la Fed alzerà i tassi troppo presto sui mercati si scatenerà il caos come nel 1937".

D'altronde questo è il risultato di una politica troppo accomodante verso il mondo della finanza. Senza scomodare paragoni che potrebbero irritare i più suscettibili, prendiamo un esempio più vicino al clima natalizio. L'ultima politica accomodante delle banche centrali può essere paragonata a quella di un genitore che ogni giorno regala un gioco al figlio, se poi i giochi non li regali più (fine dello stampaggio di denaro gratis), il figlio protesta, figuriamoci cosa può succedere se i giochi inizi a toglierli, e cioè inizi ad alzare i tassi, come può reagire il bambino viziato?

Tutto ha un limite, anche il buonsenso, se i tassi non li alzi in un ciclo espansivo come quello che stanno vivendo ora gli Usa, con che armi potrai affrontare la prossima crisi se i tassi sono ancora a zero? Fortunatamente la Yellen di buonsenso (e di pazienza) ne ha molto, e anche grazie ad un Dollaro sempre più forte, difficilmente azzarderà a fare il passo, o meglio il tasso, più lungo della gamba.

PIAZZA AFFARI: Leva 7, rally di Natale, con Donald o Hillary comunque si sale e lo stesso con “il Sì o il No”, il mio ottimismo, o meglio la mia idea rialzista erano ben riposte. Ora manca solo la ciliegina sul panettone, manca tanto così per avere una fine d’anno impressionante. E io esagero, se devo schiantarmi, lo faccio con il sorriso sulle labbra. Go Bull!

MPS: Siena caput mundi. Il destino di Piazza Affari non passa più per via Filodrammatici, oggi passa da Siena. “Siamo pronti a tutto” ha detto Morelli. Ricorda molto Mario Draghi, almeno lo spirito è quello giusto. Se va tutto bene, se arriva il Qatar, saranno fuochi d’artificio.

MEDIASET: se le scalate sono il sale della borsa, l’analisi sono le stoviglie. Anche se ammetto che è la prima parte quella che mi ha fatto innamorare di questo mondo, se non conosci l’analisi difficilmente mangi. Nel 2012 in una rubrica di posta con i lettori scrissi che Mediaset aveva bisogno di molto tempo per superare 4€. Ed è proprio a 4€ che si è fermata la battaglia, una lotta che immagino lunga e molto logorante. Preparate il bromuro.

MEDIOBANCA: le azioni oggi non si pesano più, si contano. Piazzetta Cuccia sarà il prossimo terreno di battaglia.

TBOND: secondo Gundlach i tassi in USA potrebbero salire al 6% in 4 anni. Sarebbe una strage! A vedere i Tbond, credo che i rendimenti abbiano dato, ora si va un po’ in vacanza.

"I giovani che vanno all'estero? Bene" Tragica gaffe del ministro Poletti

"I giovani che vanno all'estero? Bene", tragica gaffe del ministro Poletti



"Conosco gente che è andata via e il Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi". Il ministro del lavoro Poletti fa una gaffe micidiale, poi si scusa.

"Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori - ha detto a colloquio con i giornalisti a Fano -. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei pistola'".

Compresa, in un secondo tempo, l'infelicità della sua uscita, ha rattoppato come poteva. "Evidentemente mi sono espresso male e me ne scuso. Non mi sono mai sognato di pensare che è un bene per l’Italia il fatto che dei giovani se ne vadano all’estero", ha dichiarato all’Ansa. Ma intanto la fuga dei tanti ragazzi in cerca di occupazione ha ripreso i contorni che le sono propri, quelli di una ferita che sanguina: un’emorragia di energie per il Paese. Aggravata dai dati Inps appena diffusi: boom di voucher, aumento dei licenziamenti disciplinari e diminuzione dei contratti a tempo indeterminato dell’89% rispetto al 2015.