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domenica 13 settembre 2015

Casa Pound, Comi F.I: Non parteciperò a raduno per coerenza con la mia lotta contro le occupazioni abusive

Casa Pound, Comi F.I: Non parteciperò a raduno per coerenza con la mia lotta contro le occupazioni abusive 



di Gaetano Daniele



On.Le Lara Comi
Eurodeputata Forza Italia
Vicepresidente Gruppo PPE

 "Non parteciperò alla festa di Casapound a Castano Primo per coerenza con la mia battaglia di sempre contro le occupazioni illegali. Era previsto il mio intervento, ma ho deciso di rinunciare, non certo per un pregiudizio ideologico, ma solo ed esclusivamente per la mia opposizione alle occupazioni abusive. Così l'On. Lara Comi ai nostri microfoni, e nota: Ho chiamato i responsabili del raduno e ho spiegato la mia posizione. Il Sindaco di Castano Primo ha ritirato l'autorizzazione, supportato nella sua decisione dal Prefetto di Milano. Per me quindi il raduno non si sarebbe dovuto tenere in quegli spazi. Certo, revocare il permesso all'ultimo fa venire qualche sospetto, sia sui reali motivi del diniego che sembra derivare da un'ostilità politica sia sull'efficienza amministrativa di un Comune che nega un permesso alla vigilia di un'iniziativa nazionale dopo averlo rilasciato diverso tempo fa. 

Conclusioni - Voglio capire cosa sia davvero accaduto e per questo parlerò con il Sindaco, il Prefetto, il Questore. Mi impegno a contribuire ad un chiarimento. Non scappo - conclude Comi - ma voglio poter avere tutti gli elementi. A Saronno, la mia città, combatto da sempre contro le occupazioni abusive del centro sociale Telos, sono in prima linea. Non andrò a Castano per una questione di linearità e di rispetto delle istituzioni."

LA MINACCIA SUI CONTI CORRENTI Ecco come difendersi dalle banche

Salvataggi delle banche a spese nostre, in pericolo anche i conti correnti



di Antonio Castro


L' intento è di scongiurare - in futuro - altri casi Lehman Brothers. E il contagio finanziario mondiale che secondo stime ha fatto evaporare dal 2008 una ricchezza pari a 100 miliardi di dollari (fonte Credit Suisse). L' airbag del sistema creditizio europeo - per evitare di andare a sbattere in nuove crisi a vortice che ingoiano tutta l' economia mondiale - è di coinvolgere azionisti, obbligazionisti, e anche correntisti, nell' eventuale salvataggio di una banca in crisi. Come? Trasformando l' eventuale capitale versato o sottoscritto in azioni della banca in difficoltà. Piccolo dettaglio: in caso di bail-in azionisti, obbligazionisti e anche titolari di semplici conti correnti vengono chiamati alla casa per pagare proquota (e oltre la soglia garantita di 100mila euro), il salvataggio. Tralasciando il fatto che in Europa il bail-in partirà senza un accordo politico comune (al contrario degli Usa dove si è già messo in piedi un sistema di protezione per evitare un nuovo caso Lehman Brothers), c' è da dire che la rivoluzione concettuale è notevole. Prima intervenivano gli Stati per evitare il fallimento e il contagio finanziario a catena, ora gli Stati hanno deciso che i salvataggi li pagano prima gli azionisti, poi gli investitori e in caso di correntisti facoltosi (sopra la fatidica soglia dei 100mila euro), anche i ricchi correntisti.

Paracadute teorico - Eppure il sistema di bail-in adottato in Europa (la direttiva Ue è del 2 luglio, ma solo giovedì scorso sono stati emessi di decreti delegati dal governo che prevedono l' onere della compartecipazione al rischio dal 1 gennaio 2016), pur molto approfondito non è stato ancora testato con una vera crisi. Esempio: è vero che fondi pensione, fondi previdenziali integrativi e sistemi simili sono immuni da possibili rischi. O meglio: dovrebbero esserlo. Però negli Usa ancora tremano per il fallimento, giusto prima del 2008, di alcuni fondi pensione. E poi se in affanno entrasse una banca che gestisce il capitale previdenziale accumulato? O i prudenti - per legge - investimenti del fondo? Chi pagherebbe? Forse gli aspiranti pensionati che pensano di avere una pensione a prova di bomba e che invece potrebbero ritrovarsi con una mina sotto al letto della vecchiaia? Bel dilemma: la crisi del 2008 ha scatenato la tempesta perfetta.

Troppa ricchezza - Gli italiani hanno "il brutto vizio" del risparmio. Soprattutto in tempi di magra si mette via qualcosa per i periodi ancora più neri. Retaggio dell' Italia contadina parsimoniosa e pronta alla bastonate dopo la grandine. Secondo il rapporto 2014 della Banca d' Italia - che del bail-in sarà gestore e arbitro - le famiglie italiane nel 2013, hanno accumulato una ricchezza complessiva pari a 3.848 miliardi di euro. Di questi il 30,5% (ovvero 1.154,4 miliardi) è costituito da banconote, monete, depositi e risparmio postale. Peccato che il sistema di garanzia pubblico, che copre i rischi dei correntisti fino a 100mila euro, riesce a dare copertura solo a 508 miliardi. La "massa fiduciari protetta" (al giugno 2014 secondo il Fondo interbancario di tutela dei depositi), era pari a 749,45 miliardi, e i fondi rimborsabili appunto 508,06 miliardi (il 67,8% dei fondi rimborsabili). Già così ci sarebbero oltre 250 miliardi fuori garanzia. Ma allargando il perimetro alla ricchezza contante della famiglie (quella stimata da Bankitalia) fuori copertura ci sarebbero prudentemente dai 500 ai mille milioni.

E Bruxelles latita - Mentre in Italia ci dobbiamo forzatamente adeguare alla direttiva europea di luglio, il paradosso è che in Europa manca un accordo e anche un meccanismo di protezione. O meglio: se ne discute ma non c' è un' intesa politica robusta per implementare un paracadute anti crisi bancarie sistemiche. Giusto ieri all' Ecofin i ministri europei ne hanno continuato a discutere: risultato ognuno andrà avanti da solo, però a livello europeo (cosa che negli Stati Uniti è stato già attuato), manca un organismo di controllo e garanzia. Insomma, un' assicurazione europea unica che garantisca le grandi banche. Venerdì 11 settembre a Lussemburgo i ministri finanziari hanno ristretto il campo delle ipotesi a tre: una linea di credito degli Stati, garanzie nazionali e una linea di credito dell' European Stability Mechanism (Esm), il fondo salva-stati. Il Fondo unico di risoluzione dovrebbe essere alimentato dai contributi versati dalle singole banche. Il problema è che il coinvogimento dell' Esm non è previsto dallo statuto attuale. E quindi i singoli Paesi dovrebbero votare la novazione, cosa tutt' altro che semplice e tantomeno rapida con tutti gli euroscettici che ci sono in giro.

La Chiesa cattolica è spaccata in due Rivolta contro il Papa, verso la scissione

Socci: Papa Francesco scatena il divorzio nella Chiesa



di Antonio Socci 


Newsweek ha messo in copertina Bergoglio e questo titolo: «Il papa è cattolico?». Sottotitolo: «Naturalmente sì. Ma non lo diresti stando a ciò che si legge sulla stampa».

In effetti è lecita la domanda, visto che il Papa argentino va a pregare alla Moschea e dichiara nell' intervistaa Scalfari: «Non esiste un Dio cattolico». Dentro la Chiesa la preoccupazione si è ingigantita dopo l' 8 settembre scorso. Infatti, con i due Motu proprio sulla nullità matrimoniale, abbiamo un atto ufficiale del magistero di Bergoglio dove - secondo autorevoli pareri - si esce dai binari istituendo una sorta di «divorzio cattolico».

Cosa che significherebbe il rinnegamento del comandamento di Cristo sull' indissolubilità del matrimonio e la cancellazione di duemila anni di magistero della Chiesa. Per capire la gravità della materia basti dire che la Chiesa ha subito uno scisma gravissimo nel XVI secolo, perdendo l' Inghilterra intera, lo scisma anglicano, solo perché il Papa non ha riconosciuto un solo divorzio, quello del re Enrico VIII, basato su una pretestuosa ragione di nullità del primo matrimonio.

Il Motu proprio bergogliano potrebbe provocare un nuovo scisma? Può essere. Del resto se lo stesso cardinale Müller, capo dell' ex Sant' Uffizio, nei giorni scorsi, ha parlato di scisma possibile in riferimento al Sinodo, a maggior ragione lo si paventa dopo l' 8 settembre. Già si sono segnalate, nei giorni scorsi, liti molto rumorose a Santa Marta con qualche importante cardinale. E il Sinodo si annuncia esplosivo.

Bergoglio, in barba alla «collegialità» che proclama a parole, ha deciso tutto prima del Sinodo convocato proprio su questo argomento. E non per dare attuazione a quanto chiesto dai vescovi nell' ottobre 2014, perché la Commissione che ha elaborato il Motu proprio è stata istituita da lui, con quel mandato, ben due mesi prima, il 27 agosto 2014. In pratica perché il Motu proprio dal punto di vista cattolico sarà contestato?

Anzitutto - spiega il professor De Mattei - l' insieme delle riforme (apparentemente di facilitazione e sveltimento) vanno in senso opposto a quello sempre percorso dalla Chiesa. È un totale ribaltamento di prospettiva: non più la difesa del sacramento prima di tutto (per la salvezza delle anime), ma anzitutto la facilità e la velocità dell' ottenimento della nullità.

Basti pensare all' abolizione della doppia sentenza. Scrive De Mattei: «il cardinale Burke ha ricordato come esiste in proposito una catastrofica esperienza. Negli Stati Uniti, dal luglio 1971 al novembre 1983, entrarono in vigore le cosiddette "Provisional Norms" che eliminarono di fatto l' obbligatorietà della doppia sentenza conforme. Il risultato fu che la Conferenza Episcopale non negò una sola richiesta di dispensa tra le centinaia di migliaia ricevute e nella percezione comune il processo iniziò ad essere chiamato "il divorzio cattolico"».

D' altra parte quale sia l' obiettivo di questa riforma lo ha apertamente proclamato mons. Pinto, decano della Rota romana e presidente della Commissione che ha partorito il Motu proprio. Ha scritto sull' Osservatore romano che papa Bergoglio chiede «ai vescovi una vera e propria "conversione", un cambiamento di mentalità che li convinca a seguire l' invito di Cristo».

Secondo monsignor Pinto «l' invito di Cristo, presente nel loro fratello, il vescovo di Roma», sarebbe quello «di passare dal ristretto numero di poche migliaia di nullità a quello smisurato di infelici che potrebbero avere la dichiarazione di nullità». Non si era mai saputo che Cristo volesse uno «smisurato» numero di nullità. Ma ora è chiaro che l' obiettivo del Motu proprio è un divorzio di massa, ancor più veloce, gratuito e facile di quello statale (e c' è già chi fa i conti per capire se conviene divorziare dai preti).

Finora, fino a Benedetto XVI, i tribunali ecclesiastici sono stati rimproverati dai papi perché erano troppo di manica larga nei riconoscimenti di nullità. Con Bergoglio si ribalta tutto e vengono attaccati per la ragione opposta: se ne vuol fare delle fabbriche di annullamenti di massa. Ha ragione dunque l' onorevole Alessandra Moretti quando afferma trionfante che «la riforma epocale» del Papa «ricalca la legge sul Divorzio breve che mi ha vista come relatrice alla Camera». E sottolinea «la comune visione di Stato e Chiesa su questo tema».

Ma c' è di più. Con questo Motu proprio si prospettano - senza alcuna base magisteriale e teologica - nuove ragioni di nullità che potrebbero ribaltare di fatto lo stesso ruolo della Chiesa: non sarebbe più colei che deve verificare la nullità originaria del matrimonio sacramentale agli occhi di Dio, ma rischia di diventare un' entità che di fatto «scioglie» matrimoni, sacramentalmente validi per ragioni inventate oggi.

Infatti nel Motu proprio, scrive De Mattei, «l' affermazione teorica dell' indissolubilità del matrimonio si accompagna nella prassi, al diritto alla dichiarazione della nullità di ogni vincolo fallito. Basterà, in coscienza, ritenere invalido il proprio matrimonio per farlo riconoscere come nullo dalla Chiesa».

La carica di dinamite sta specialmente dall' articolo 14 delle «Regole procedurali» dove si evoca la «mancanza di fede» dei nubendi come possibile causa di simulazione o errore nel consenso e quindi di nullità del matrimonio. Finora la carenza di fede come causa di invalidità del matrimonio è sempre stata esclusa dalla Chiesa, la quale si limita a elevare a sacramento il matrimonio naturale. Spiegava Benedetto XVI: «Il patto indissolubile tra uomo e donna, non richiede, ai fini della sacramentalità, la fede personale dei nubendi; ciò che si richiede, come condizione minima necessaria, è l' intenzione di fare ciò che fa la Chiesa». Cioè l' intenzione di sposarsi. Tanto è vero che la Chiesa riconosce come sacramentale anche i matrimoni misti, con un coniuge ateo o di altra religione: basta volere il matrimonio naturale.

Ora tutto si ribalta. E, secondo lo stile bergogliano, si usa una forma ambigua per far credere al mondo cattolico che la dottrina non cambia. Così il 9 settembre, su Avvenire, il canonista Paolo Moneta sosteneva che «la mancanza di fede non era causa di nullità prima e non lo è neppure oggi». Ma, nelle stesse ore, monsignor Pinto, presentando il Motu proprio, ha esaltato «la novità del pontificato di Francesco» e ha parlato del «sacramento celebrato senza fede» che porterà a uno «smisurato» numero di nullità «per l' evidente assenza di fede come ponte verso la conoscenza e quindi la libera volontà di dare il consenso sacramentale».

Cosa che apre davvero la strada a milioni di annullamenti. Milioni! Ma da quando in qua per sposarsi validamente occorre essere santi o prendere una laurea in teologia alla Gregoriana? La Chiesa, per riconoscere un matrimonio ha sempre chiesto solo la libera decisione di sposarsi, secondo le caratteristiche del matrimonio naturale. E ha sempre insegnato che la disposizione spirituale degli sposi (la loro santità) incide sui frutti del sacramento, non certo sulla sua validità.

Ora tutto cambia. E tra le circostanze che spalancano la possibilità del divorzio superveloce c' è «la brevità della convivenza coniugale», o il fatto che due fidanzati si siano sposati «per la gravidanza imprevista della donna». E che c' entra con la validità del consenso? L' incredibile elenco si conclude addirittura con un «eccetera». Vuol dire che si può ampliare ad arbitrio? Ma che giurisprudenza è? Saranno le parti più deboli (donne e figli) a fare le spese di questa rivoluzione che destabilizzerà le famiglie, già sotto pesante attacco dalla cultura mondana.

Suor Lucia, la veggente di Fatima, un giorno disse al cardinal Caffarra: «Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva di Satana con Cristo sará il matrimonio e la famiglia». Ci siamo. Se è il tempo del «vescovo vestito di bianco» saranno dolori per tutti (ricordate la visione della città in rovina?).

SONDAGGIO, CAMBIA TUTTO Cosa votano i delusi di centrodestra

L'elettorato del M5S si sposta a sinistra: chi è di centrodestra non lo sceglie più


di Arnaldo Ferrari Nasi 



È cambiata molto la struttura politica dell' elettorato del Movimento 5 Stelle nel corso dell' ultimo anno. Nel 2014, votava Grillo sia l' elettore di centrodestra che quello di centrosinistra, in maniera quasi paritaria. Diversa era invece la radicalizzazione nelle due anime del movimento: se il 31% del voto grillino si sentiva di sinistra-sinistra, appena la metà, il 16%, si dichiarava di centrosinistra; al contrario il 28% si riteneva di centrodestra, mentre l' 8%, neanche un quarto, di destra-destra.

Sintetizzando, gli elettori a 5 Stelle erano due: uno di sinistra, radicale, deluso dal Pd e anche da Sel; uno moderato, di destra, in fuga dallo sbandamento dei tradizionali partiti d' area. Oggi è tutto diverso. La sinistra radicale perde dieci punti percentuali, mentre il centrosinistra grillino ne acquista trenta e passa dal 16% al 46%! Allo stesso modo, la destra moderata perde venti punti e la destra radicale passa dall' 8% all' 11%. A questo si deve aggiungere anche che mentre lo scorso anno il 51% dei grillini erano giovani sotto i 35 anni, oggi questo dato precipita al 29%; al contrario, i 35-55enni - giudiziosi e produttivi - passano dal 27% al 47%. Si potrebbe dire che il Movimento 5 Stelle stia diventando un partito di sinistra moderata.

Affermazione avvalorata dal fatto che la distribuzione geografica degli elettori registra un aumento Nord-Est (+4%) dove, si è visto anche alle Amministrative, l' attuale sinistra non piace. Cosa sta succedendo? Il Movimento sta diventando da «antipolitico» a «politico», in politologia, la routinizzazione del carisma; e sta cambiando faccia, a quella di Grillo, viene sostituita quella dell' istituzionale Di Maio: giovane, capello corto, viso pulito, educato.

Ha risvegliato nei grillini la voglia del partito tradizionale. Se chiediamo loro cosa sarebbe meglio succedesse dopo l' eliminazione della vecchi e corrotti partiti, piuttosto sciogliersi in nuove ed oneste forze, l' 83% preferirebbe «diventare un partito come gli altri: governare o stare all' opposizione, anche allearsi». Un partito politico, guidato da un politico, con un padre ex-dirigente politico (Msi poi An) che sicuramente gli ha insegnato bene e lo consiglia nella maniera giusta.

Caivano (Na): Sperpero di denaro pubblico Emione bacchetta la maggioranza a guida Monopoli

Caivano (Na): Giù le mani dalle tasche dei cittadini! Emione bacchetta la maggioranza a guida Monopoli 



Architetto Francesco Emione

Giù le mani dalle tasche dei contribuenti caivanesi. Così, il candidato più votato (800 preferenze circa alle scorse amministrative) leader dell'opposizione, Francesco Emione. 

“L’amministrazione Monopoli è partita decisamente male. In campagna elettorale il sindaco ed i suoi avevano promesso discontinuità, ergendosi a pubblici moralizzatori. Non hanno rispettato nessuno dei proclami” - ha dichiarato Francesco Emione, architetto, primo eletto a Caivano e leader dell’opposizione moderata.

L’affondo è di quelli che fanno rumore.

“Da quando hanno preso le redini del settore ecologia, affidando al bibliotecario comunale la gestione del settore, stanno sperperando il denaro pubblico.

Oltre 50 mila euro spesi in due mesi. La raccolta differenziata stenta a decollare, puzze e roghi non sono diminuiti poiché  non v’è  alcuna attività  di controllo. Persino i cartelli che indicano la presenza di telecamere sono falsi, non ci sono gli impianti.

Ma soprattutto, a dispetto delle promesse, la tassa sui rifiuti non è diminuita, una larga parte della popolazione è vessata poiché stanno addirittura pignorando i conti correnti, oltre al danno la beffa di vedere continue determine di spesa per migliaia di euro. Per non parlare di procedure che dovranno essere chiarite dagli organi competenti”.

Emione apre lo scenario a sospetti inquietanti sul capitolato d’appalto per la raccolta dei rifiuti

“Il sindaco ha nominato assessore all’ambiente un avvocato e poi in maggioranza vi sono tanti legali mentre in pianta organica due ottimi professionisti oltre a molti tecnici.

Non si capisce perché per scrivere un semplice capitolato di appalto è stata affidata una consulenza per 20  mila euro ad un avvocato esterno.

Non serviva un sarto, ma una figura professionale presente in organico.

Non si capisce perché abbiano affidato il servizio ecologia ad un funzionario che se non sbaglio è laureato in filosofia per poi dare una consulenza per aiutarlo a scrivere il bando. Si doveva scegliere una figura professionalmente competente.

Si sprecano i soldi dei cittadini. Si vede dalle ultime determine. Per ripulire l’esterno del campo Rom di materiale in plastica, cartone e scarti domestici si è incaricata una ditta per novemila 590 euro.  Questo servizio lo svolge anche la nostra ditta di raccolta dei rifiuti, alla quale paghiamo circa 400 mila euro al mese e poi si affidano, con cottimo fiduciario senza una vera gara, identici lavori. Nella determina si legge che si tratta di normali rifiuti domestici.

Tutto è poco trasparente: : si spendono novemila 760 euro per un intervento di sfalciamento di verde nelle scuole, quando si paga la ditta Buttol, affidataria del servizio raccolta, per curare il verde pubblico.

Si tratta di un’altra urgenza?

Ricordo gli interventi di Monopoli all’opposizione. Monopoli gridava allo scandalo. Sta facendo peggio.

Non è finita. 8000 euro per raccolta di materiali inerti.

Il 27 luglio sono stati spesi altri 7 mila 758 per raccolta di amianto.

L’8 settembre si integrava un determina spendendo altri 1.500 euro ancora per l’amianto.

Vi sono cose farebbero sorridere se non si trattasse dei soldi pubblici, per una Fiat punto  c’è stato un intervento di manutenzione di € 1.407,00.

Stiamo parlando di oltre 30 mila euro di incarichi urgenti più 20 mila per scrivere un bando…Per non parlare della pulizia delle caditoie. Lo deve fare la ditta di raccolta, invece, si affidano commesse esterne. Oltre 50 mila euro spesi in meno di due mesi. Altro che discontinuità.per un intervento di sfalciamento di verde nelle scuole per altri 8000 euro, quando si paga la ditta Buttol, affidataria del servizio raccolta, per curare il verde pubblico.  Si tratta di un’altra urgenza? Questo Monopoli è lo stesso che sedeva all’opposizione pochi mesi fa?

E’ quello che gridava contro le somme urgenze?  

Sta facendo peggio della passata amministrazione.

Ha oltre 30 mila euro di incarichi urgenti più 20 mila per scrivere un bando…Oltre 50 mila euro spesi in meno di due mesi da quando c’è il “nuovo” funzionario di fiducia. Solo nel settore ambiente, ma segnali di spereperi si vedono in tutti i settori.

Tarsu - Stanno aumentando la spesa  pubblica mentre abbiamo la Tarsu più alta.

Sto raccogliendo tutta la documentazione per un’iniziativa innanzi agli organi competenti. Ho scoperto che una gara per la raccolta dei rifiuti era stata fatta per un anno, poi a buste aperte è stata revocata.

La nuova amministrazione l’ha revocata. Il funzionario incaricato, dott. De Lucia, si è voluto distinguere ed ha chiesto di cambiare mansione. Così è arrivato il dott. Vito Coppola, fiduciario del sindaco.

Pare che la stessa Buttol si fosse aggiudicata l’appalto con l’otto per cento in meno rispetto alla spesa attuale. Invece, la gara è stata revocata, lo stesso servizio è stato affidato in proroga sempre alla Buttol, ma pagando un costo più alto. Roba da Corte dei Conti e non solo.

Si è partiti malissimo. Sto solo ascoltando di litigi interni alla maggioranza per la spartizione di incarichi, ditte e poltrone. Non vedo nessuna novità, ma solo che si stanno sperperando i soldi pubblici e che le procedure adottate spesso sono anomale. Il sindaco e l’amministrazione avevano promesso discontinuità, trasparenza, competenza invece stanno facendo anche peggio dei predecessori. Altro che discontinuità e meritocrazia. La tassa sui rifiuti è rimasta alta, i cittadini hanno difficoltà a pagare e loro sperperano danaro. Si stanno pignorando i conti corrente.

La gente è in difficoltà e loro si spartiscono gli incarichi. Giù le mani dai soldi pubblici.

Così non va, ora chi si deve vergognare??

giovedì 10 settembre 2015

"Immigrati...?": Briatore bastona Morandi Colpo da ko: la frase che stende Gianni

Flavio Briatore: "Gianni Morandi ospita gli immigrati in casa? Non so quante stanze abbia, comunque non è questa la soluzione"




"L'emergenza profughi in Europa è una situazione drammatica, ciascuno deve fare la sua parte, fa molta pena vedere questa situazione però la pena non basta bisogna fare qualcosa tutti assieme". Così Flavio Briatore a margine del business forum dedicato al Kenya che si è tenuto in regione Lombardia. L'imprenditore, poi, snocciola la sua soluzione all'emergenza: "In Italia - spiega - ci sono caserme dismesse e alberghi che non lavorano più e che potrebbero essere utilizzati per dare una prima accoglienza ai migranti. Bisogna fare un'azionee del genere perché usare solo le case non credo sia una soluzione".

La battuta - Dunque, super Flavio mette nel mirino Gianni Morandi, che ha annunciato su Facebook di aver preso in considerazione l'ipotesi di ospitare alcuni immigrati in casa. "Non so quante camere abbia la casa di Gianni - ha commentato ironico -, dire solo che ci sono le camere di casa non credo sia la soluzione". Dopo la freddura, Briatore ribadisce: "Pensate quante caserme dismesse ci sono in Italia, chiese, conventi, credo bisogna fare un'azione del genere e in più cercare di aiutarli economicamente". Quando chiedono a Briatore quale potrebbe essere il contributo degli imprenditori nell'emergenza, il manager ricorda come, ai tempi dell'alluvione in Sardegna, mise a disposizione gli appartamenti del Billionaire per ospitare 140 persone, e puntualizza: "Io prima l'ho messa a disposizione per gli italiani, ora per i siriani e i rifugiati bisogna trovare soluzioni perché il flusso non può continuare così".

Sì" all'arresto del senatore di Ncd Dal Pd un "messaggio" ad Alfano

Sì" all'arresto del senatore di Ncd Dal Pd un "messaggio" ad Alfano




Dalla Giunta per le immunità di Palazzo Madama arriva il "sì" agli arresti domiciliari per Giovanni Bilardi, senatore di Ncd coinvolto nell'inchiesta sulle "spese pazze" in Regione Calabria. A favore dell'arresto si sono espressi il Pd e il M5s. Contrario, invece, il centrodestra, al quale si è aggiunto Enrico Buemi (Psi eletto con il Pd). Si è rivelato determinante il voto della grillina Serenella Fucksia, che secondo quanto affermato dai senatori di Ncd e Forza Italia, "sarebbe stata coartata e intimidita" dagli altri componenti del gruppo. La richiesta dell'applicazione della misura cautelare era stata avanzata dal gip di Reggio Calabria nell'ambito di un'inchiesta sui fondi ai partiti in Regione.

"Quelle strane frasi" - Un primo commento alla vicenda è arrivato proprio da Buemi, che all'agenzia Adnkronos ha dichiarato: "Nel M5s c'è stato un atteggiamento intimidatorio del senatore Giarrusso nei confronti della senatrice Serenella Fucksia, che evidentemente non era convinta della linea del gruppo. Ho sentito distintamente delle frasi, e porrò domani in aula la questione al presidente del Senato, Pietro Grasso".

Implicazioni politiche - Ma il sì all'arresto - come detto, arrivato anche da parte dei membri Pd della Giunta - ha anche altre (chiare) implicazioni politiche. Il voto è arrivato a poche, pochissime ore, dal ritorno in Senato del travagliato e contestato ddl Boschi, la riforma costituzionale che, tra le altre, riguarda Palazzo Madama. È cosa nota, il governo ha una maggioranza risicatissima, secondo alcune ricostruzioni di stampa addirittura inesistente. Inoltre, nelle ultimissime ore si sono rincorse le voci relative a un gruppo di dissidenti Ncd, pronti a non sostenere il testo, condannando dunque il governo ad andare sotto e, con discreta approssimazione, Renzi ad andare a casa.

Lo scambio? - Il "sì" del Pd agli arresti domiciliari di Bilardi, dunque, arriva in un momento politico tesissimo, decisivo. Un "sì" che assume, indirettamente, anche la connotazione di un messaggio, rivolto dai vertici del Nazareno agli alfaniani: sul Senato non si può scherzare. Al contrario, in caso di rotture in grado di spedire a casa l'esecutivo, nel momento del decisivo voto in aula su Bilardi il Pd potrebbe confermare il parere della Giunta (in una sorta di riedizione del celeberrimo caso-Azzollini che, però, arriverebbe a un finale ben differente).