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mercoledì 9 settembre 2015

I MINISTRI DI SALVINI Buttafuoco, Feltri e... I nomi del nuovo governo

Matteo Salvini sogna il suo nuovo governo: tutti i nomi


di Matteo Pandini



È prematuro parlare di squadra di governo, visto che non sono ancora chiare nemmeno le alleanze, ma Matteo Salvini continua a ripetere che in caso di vittoria elettorale porterà nell’esecutivo «persone preparare, anche più di me» con l’obiettivo di «fare meglio» di Renzi. Un concetto che butta là spesso e volentieri e su cui il leader del Carroccio riflette da tempo. Tanto che si possono elencare i nomi degli esperti che, in alcuni temi chiave, l’europarlamentare ascolta con particolare attenzione. Per esempio, non è un mistero che Salvini si fidi moltissimo di Claudio Borghi, tanto da nominarlo responsabile economico. Borghi pensa che uscire dalla moneta unica non si può: si deve. E ha dato alcune dritte a Salvini anche in vista dell’intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio. Borghi è stato il candidato governatore di Lega e Fratelli d’Italia alle ultime regionali toscane, strappando un sorprendente 20%.

Oltre a Borghi c’è Alberto Bagnai, altro economista ipercritico sulla moneta unica e che aveva tentato, invano, di interessare alle sue idee il centrosinistra. Pochi mesi fa, Salvini ha fatto il suo nome immaginandolo come ministro dell’Economia. Lui ha ringraziato, ricordando di non «voler fare le scarpe al mio amico Borghi». E ha assicurato ad Affaritaliani che «se un governo Salvini mi chiedesse una consulenza tecnica sul tema dell’uscita dell’euro gliela darei». Sul taccuino del Carroccio ci sono anche altri nomi, alla voce «esperti in materia economica o fiscale». Basti pensare ad Armando Siri. Giornalista, ha messo in piedi il partito Italia Nuova e ha sponsorizzato alcune idee salviniane come la Flat tax al 15% o la riforma del servizio civile obbligatorio. È responsabile della scuola di formazione politica lanciata dai lumbard. Su fisco, moneta e Unione europea hanno incassato l’applauso del mondo leghista altri insospettabili come Paolo Savona (economista e professore universitario, già ministro dell’Industria e dell’artigianato col governo Ciampi).

Per Savona «l’avvento della moneta unica ha accentuato il fossato tra aree ricche e paesi fragili del Vecchio Continente». Apprezzamento lumbard anche per Giuseppe Guarino, classe 1922, napoletano, giurista, un passato nella Democrazia cristiana ed ex ministro dell’Industria e delle Finanze. In un’intervista a Libero nel novembre 2013, ha sostenuto che l’Europa dell’euro è da considerarsi alla stregua di «una malattia mortale», denunciando un sistema che «cancella la democrazia».

Sull’immigrazione, molto ascoltato da Salvini è il nigeriano Toni Iwobi, militante leghista di lunga data e residente nel Bergamasco. Accompagnerà il Matteo meneghino in Africa a fine settembre. Obiettivo: discutere di aiuti umanitari e sbarchi. Negli ultimi mesi s’è fatto strada nel cuore di via Bellerio anche un intellettuale dello spessore di Pietrangelo Buttafuoco. Penna brillantissima, siciliano, culturalmente vicino alla destra e di religione islamica. Alcuni salviniani l’hanno proposto come candidato governatore a Palermo, e il no gridato da Giorgia Meloni perché «è musulmano» ha allargato una crepa tra lei e il capo lumbard.

Oltre a molti esponenti di Confcommercio e Confartigianato, spesso in contatto col Carroccio, Salvini stima il politologo e giornalista veneziano Piero Ostellino (che ha lasciato il Corriere della Sera e oggi firma su il Giornale). «Leggere gli articoli di Piero Ostellino è salvifico! Per fortuna, qualche giornalista esiste ancora» ha scritto Salvini su Facebook nell’ottobre 2013.

Inutile ricordare, a proposito di cronisti, la passione di via Bellerio per il conduttore Mediaset Paolo Del Debbio (corteggiato per fargli fare il candidato sindaco a Milano) e per il fondatore di Libero Vittorio Feltri, che Lega e Fratelli d’Italia hanno candidato nella corsa al Quirinale, poi vinta da Sergio Mattarella.

Salvini apprezza anche lo storico ed economista torinese Giulio Sapelli, classe 1947, docente di storia economica alla Statale di Milano e che in alcune interviste ha bocciato il lavoro del premier Mario Monti e del ministro Corrado Passera. Nell’agosto 2012, in una chiacchierata con Panorama rispondeva che la Lega, all’epoca guidata da Roberto Maroni, non era morta. «Ho molta stima di Maroni, ma la Lega deve cambiare radicalmente i suoi quadri». Poi è arrivato Salvini e i consensi sono aumentati. Oggi i sondaggi incoronano Matteo come leader più popolare nel centrodestra. E lui sogna la sua squadra di governo.

martedì 8 settembre 2015

Apple, la rivoluzione il 9 settembre Occhio: che cosa succede alla Mela

Telefoni, tv, iPad, l'attesa è finita: tra poche ore Apple svelerà i suoi nuovi gioielli




Tra poche ore i fan di Apple esulteranno. Ormai è un appuntamento fisso di fine estate: il 9 settembre l'azienda fondata da Steve Jobs svelerà i suoi nuovi gioiellini in fatto di design e tecnologia, in questo caso gli attesi iPhone 6S. Al Bill Graham Civic Auditorium di San Francisco 7 mila persone assisteranno all'evento. Ecco cosa ci si può aspettare:

1) Iphone 6S: i nuovi smartphone avranno le stesse dimensioni del 6, con schermi da 4,7 pollici e 5,5 per la versione Plus. La novità è che i nuovi telefoni dovrebbero essere due volte più resistenti dei precedenti, la fotocamera avrà una potenza maggiore e ci sarà il flash anche per gli autoscatto, o forse è meglio dire i selfie. 

2) Apple Tv rinnovata: si passa alla quarta generazione. Ad esempio, sembra che il telecomando permetterà di attivare l’assistente vocale Siri e avrà controlli di movimento simili a quelli visti sulla console Nintendo Wii. Il processore sarà l’A8, già visto sull’iPhone 6 e avrà 16 gb di ram (il doppio del modello attuale).

3) iPad Pro: una linea di tablet da 12,9 pollici. Ci si aspetta che integreranno la tecnologia Force Touch, come Apple Watch, nuovi MacBook e iPhone 6S. Sarà un oggetto pensato per il lavoro più che per intrattenimento e fruizione di contenuti multimediali.

4) iPad mini, con schermo da 7,9 pollici e caratteristiche simili all’iPad Air 2. Ci sia aspetta anche questa novità.

5) Apple Watch: essendo arrivata in ritardo sul mercato degli smartwatch, ci si aspetta che l'azienda di Cupertino corra ai ripari e annunci novità.  

Ecco la patrimoniale sugli immigrati: "I ricchi italiani paghino 15mila euro"

Onu, Unhcr in debito chiede ai ricchi italiani di pagare 15mila euro




Per porre rimedio ai suoi conti in rosso e agli sprechi, in questo momento allerta massima per l'emergenza immigrazione, l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha chiesto aiuto ai milionari italiani lanciando loro un appello. "Se appena l’1% dei milionari italiani donasse 15.000 euro, l’unhcr disporrebbe di fondi sufficienti per assistere 22.000 famiglie siriane, riducendo il rischio che migliaia di bambini finiscano nella rete dei trafficanti di esseri umani", si legge nel documento. Una sorta di "auto-patrimoniale" sugli immigrati.

Perché chiedono aiuto - Una situazione critica, quella dei fondi dell'Unhcr che, nel solo 2015, ha avuto un calo del 10% delle donazioni raccolte rispetto al 2014. E questo è successo nel momento più critico, dove si ha una media giornaliera di 42 mila rifugiati che chiedono aiuto. Da qui la decisione di rivolgersi ai facoltosi italiani con tanto di caccia ai possibili filantropi donatori grazie a una spulciata tra le pagine del World Wealth Report. Ed ecco che i funzionari dell'Onu hanno trovato a chi rivolgersi. A ricevere l'appello, sono loro, i ben 219.000 italiani che possiedono più di un milione di euro. Fra questi, ci sono nomi come quello della famiglia Ferrero, di Leonardo del Vecchio, di Luxottica, di Giorgio Armani e di Silvio Berlusconi.

Famiglie in difficoltà - L'Unhcr sostiene di non pretendere poi molto considerando che una donazione di 15.000 euro è sufficiente per aiutare un totale di dieci famiglie siriane. "Chi ha la disponibilità economica di farlo, si deve assumere la responsabilità di agire concretamente per migliorare le condizioni di vita di migliaia di famiglie", ha poi ribadito Federico Clementi, responsabile della raccolta fondi.

Renzi, clamoroso autogol in diretta tv: svela la balla sull'abolizione dell'Imu

Matteo Renzi: "Abolizione Tasi e Imu, ridaremo ai Comuni quanto togliamo"




Il bluff dell'abolizione della tassa sulla casa viene svelato dal suo artefice, Matteo Renzi in persona. "Noi togliamo Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente", ha spiegato il premier nella prima puntata della stagione di Porta a Porta. E ancora: "Quel che togliamo ai Comuni lo restituiamo paro paro, come si dice a Roma. Sarà emblematico: tot levi ai Comuni, tot rimetti immediatamente", ha aggiunto intervistato da Bruno Vespa. Addio a una tassa, ne arriva un'altra, insomma. I soldi che risparmieremo con l'ipotetica abolizione della gabella sul mattone, come ampiamente previsto, ci verranno sfilati con l'aumento della pressione fiscale il cui gettito è destinato ai Comuni.

Oggi nasce il "patto Bersani-Brunetta" Lo scenario: così crolla il governo Renzi

Riforma del Senato, il patto Bersani-Brunetta che può far cadere il governo Renzi




A poche ora dal ritorno in aula della contestatissima riforma del Senato, sulla quale Matteo Renzi si gioca il futuro del governo, cresce la pressione su Palazzo Chigi. Tutto sta nelle cifre: ad oggi, tra opposizioni e minoranza Pd, al Senato sarebbero 163 i voti contrari, contro i 157 sicuri della maggioranza. I conti li ha fatti il Corriere della Sera. Certo, i numeri sono per definizione ballerini, tanto che un (inaspettatissimo) aiuto a Renzi potrebbe arrivare dalla Lega Nord. Un'ipotesi avanzata da Il Messaggero, che sottolinea come dal Carroccio, con Roberto Calderoli, sia arrivata una timida apertura sulla riforma: il leghista, sul piatto, mette la modifica dell'articolo 117, con il quale si dovrebbero riportare alcune competenze sotto la legislazione nazionale. Uno "scambio" arduo, che però conferma l'esistenza di più tavoli di trattativa e la fondatezza di ogni prospettiva.

Il patto - Di sicuro, ad oggi, il terreno è fertile - molto fertile - per un'imboscata in grado di mettere in ginocchio il governo. L'imboscata, va da sé, potrebbe arrivare grazie all'azione congiunta della minoranza Pd e di Forza Italia, da cui la suggestiva idea del più improbabile dei patti, quello Bersani-Brunetta, dal nome di uno dei leader della minoranza Pd più esposti nell'opposizione al ddl Boschi - lo smacchiatore di giaguari Pierluigi - e da quello del falco azzurro, l'ineffabile Renato, che colpo dopo colpo cannoneggia contro governo e riforma. Silvio Berlusconi, da par suo, schiera le sue truppe al Senato, guidate da Paolo Romani: insieme ai 25 dissidenti del Pd l'imboscata sarebbe un progetto alla portata. L'obiettivo è bloccare l'iter della riforma attraverso l'articolo 2, quello che prevede la non eleggibilità diretta dei futuri senatori.

Il premier - E Renzi, che fa? Poco o nulla per tentare di ricucire col suo partito. I margini di mediazione sono ridottissimi, nonostante l'ultima proposta rilanciata da Cesare Damiano: "La soluzione c'è e noi l'abbiamo indicata fin dall'inizio - ha spiegato -. È quella del listino da votare in occasione delle regionali". Soluzioni che però, Renzi, non intende accogliere. Inoltre, il premier, è uscito rinfrancato dal suo intervento alla Festa dell'Unità di Milano, domenica sera, in cui ha raccolto applausi e in cui, al contrario, il solo evocare Massimo D'Alema ha scatenato gli ululati della folla. Ne ha dedotto che, come direbbe lui, c'è da "tirare dritto". Anche se il rischio di andarsi a schiantare è altissimo. Come detto, tutto ruota attorno all'articolo 2. Il testo potrebbe arrivare in aula anche senza il vaglio della Commissione riforme: il compito di decidere sull'ammissibilità della selva di emendamenti, dunque, potrebbe spettare al presidente Pietro Grasso, il quale, da par suo, continua ad auspicare una "soluzione politica" al caso che potrebbe compromettere il futuro del governo.

Mattarella rompe il silenzio L'assist a Giorgia Meloni: "Ecco perché sto con lei"

Sergio Mattarella con Giorgia Meloni: "Un anomalia il richiamo sugli immigrati"


di Enrico Paoli



Ai tempi del Minculpop (il ministero della Cultura popolare al quale Benito Mussolini aveva affidato il compito di controllare e organizzare la propaganda del Fascismo) sarebbe stata una funzionaria perfetta. «La xenofobia e l’intolleranza devono essere stigmatizzate anche nel Parlamento», dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, intervistata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Un monito, quello della terza carica dello Stato, talmente chiaro da far capire che quanto è toccato alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che si è vista recapitare una lettera di richiamo per i toni usati in materia d’immigrazione, potrebbe non essere stato un caso, ma l’inizio della fine della libertà d’opinione. Opinione che, al netto della vera xenofobia e intolleranza che va sempre e comunque censurata, appartiene al dibattito politico e della quale i parlamentari hanno piena titolarità.

Un’idea, quest’ultima condivisa e sottoscritta anche dal capo dello Stato che ieri ha ricevuto la Meloni. «Il presidente della Repubblica ha tenuto ad incontrarmi per ribadirmi che anche dal suo punto di vista, in qualità di garante della Costituzione, considera un’anomalia che un ufficio del governo mandi a una parlamentare eletto una missiva per richiamarlo sulle posizioni espresse», dice la presidente di Fratelli d’Italia. La parlamentare aveva chiesto di essere ricevuta da Sergio Mattarella e l’uomo del Colle, particolarmente sensibile ai temi connessi alla libertà d’espressione, ha trovato subito un “buco” nella propria agenda. «Avevo chiesto l’incontro dopo aver ricevuto una curiosa lettera di censura dalla presidenza del Consiglio (l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ndr) per le mie proposte in tema di immigrazione. Volevo sapere dal nostro capo dello Stato se in Italia c’è ancora qualcuno che difende i valori della Carta Costituzionale e quella libertà secondo la quale tutti possono esprimere il loro pensiero. Il presidente Mattarella ha accolto la mia richiesta».

E non si tratta affatto di fatto neutro, privo di conseguenze ed effetti politici, dato che quanto arriva dal Quirinale è davvero un monito per tutti. «Ora aspetto di sapere che cosa ne pensa Renzi, che anche su questa vicenda non ha avuto il tempo di esprimere un parere». Cosa che ha fatto anche la presidente della Camera, Laura Boldrini. La quale sembra pensarla diversamente dal Colle, pur dovendo essere solo arbitro e non giocatore. «Alla Camera abbiamo varie forze politiche che considerano centrali i valori dell’accoglienza e della solidarietà», dice la presidente di Montecitorio, «ma c’è anche chi esprime apertamente la propria xenofobia, e quando qualcuno utilizza un linguaggio d’odio noi non rispondiamo sempre con la necessaria fermezza». Parole, quella della terza carica dello Stato, che innescano una dura reazione da parte della Lega. «Da presidente della Camera si permette di tacciare come xenofobo e razzista chi non la pensa come lei. Inaccettabile la censura dei deputati non allineati al pensiero unico: questa è dittatura», dice il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedriga, che annuncia «iniziative forti». Anche i senatori di Area popolare, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello, chiedono spiegazioni al presidente del Consiglio Renzi in merito alla formale censura dell’Unar.

Caivano (Na): Tragico incidente sulla Perimetrale di Scampia, L'Ing. Giuseppe Peluso non ce l'ha fatta

Caivano (Na): Tragico incidente sulla Perimetrale di Scampia, L'Ing. Giuseppe Peluso non ce l'ha fatta 


di Angela Bechis

Giuseppe Peluso

Tragico incidente sulla Perimetrale di Scampia, la bretella che collega Capodichino con l'asse mediano. Non ce l'ha fatta l'Ing. Giuseppe Peluso, (Per gli amici Peppe), ragazzo meraviglioso, stimatissimo da tutti quanti lo conoscevano. Un ragazzo impegnato nel sociale, difatti, alle scorse elezioni amministrative, l'Ing. Peluso, ha sostenuto l'iniziativa politica del neo Sindaco Simone Monopoli, fondando appunto a Caivano, Fratelli d'Italia, partito rappresentato a livello nazionale da Giorgia Meloni, dando il suo impegno anche in diverse iniziative a sostegno delle fasce più deboli. Un ragazzo perbene, serio, un dirigente di partito esemplare. Cosi lo ricorda l'amministratore del blog il Notiziario, Gaetano Daniele. Una perdita prematura difficilissima da digerire, sono vicinissimo - conclude Daniele - al dolore della famiglia Peluso, Caivano ha perso uno dei suoi frutti migliori. 

L'accaduto - Giuseppe Peluso mentre percorreva il tratto tra Scampia e Mugnano, a bordo di una Ducati 600, stretto forse da una Ford Focus, condotta da un 48enne Moldavo, residente ad Afragola, perdeva l'equilibrio sbattendo contro il guardrail. Uno schianto forse troppo forte da poter consentire al giovane ingegnere di poter riequilibrare il mezzo. Sul posto sono intervenuti tempestivamente gli agenti della Polizia Municipale dell'unità infortunistica stradale, diretti dal Capitano Ciro Colimoroe, e da un ambulanza 118. Pertanto, la strada in questione, si presenta una delle più pericolose ai confini del capoluogo e l'hinterland a sud di Napoli. Sotto pesante accusa anche la scarsa visibilità, dovuta soprattutto alla carenza di adeguata illuminazione, e la intensa vegetazione (piante e alberi) che rendono poco visibili le uscite.