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venerdì 4 settembre 2015

Via libera a Mig e carri armati Lo "zar" Putin inizia la sua guerra

Mig e carri armati russi in Ucraina


di Carlo Panella



Militari russi combattono in Siria: la notizia clamorosa è riportata dal "Times" e dal "Telegraph" che citano la televisione di Stato Siriana. Nel corso del telegiornale infatti, l' emittente di Assad ha trasmesso un servizio di tre minuti che mostra un blindato armato per il trasporto delle truppe tra i più avanzati di Mosca: un BTR-82A APC. Ha otto ruote motrici, è dotato di una torretta con sistemi di visione notturna ed armato con un cannone da 30 mm e con una mitragliatrice da 7,62 mm.

Nel video inoltre si sentono voci parlare in russo. Non basta, nel servizio si afferma che le immagini si riferiscono a combattimenti in corso sulle montagne che circondano Latakia, "capitale" della regione abitata dagli alauiti. Le alture che circondano Latakia sono in larga parte controllate dai miliziani dell' Isis che lanciano razzi e missili sul centro abitato e che mercoledì hanno portato a segno nel centro della città un attentato con autobomba che ha fatto 10 morti. Nel servizio si afferma inoltre che il villaggio di Slunfeh sarebbe controllato dai soldati russi. Il tutto, dopo che il Mossad ha rivelato nei giorni scorsi che 6 modernissimi Mig-32 russi con equipaggio russo sono stati forniti alla Siria e che il Fronte al Nusra (al Qaida) ha pubblicato su Internet immagini di droni russi che operano (manovrati da personale russo) sulla zona di Idlib.

La notizia è doppiamente clamorosa: rivela che Vladimir Putin ha deciso di impegnare direttamente le sue forze armate per impedire il crollo verticale del regime di Assad e per garantire che la roccaforte degli alauiti e quindi di Assad, non cada mai nelle mani dei ribelli. Ma è ancora più indicativo che Assad renda pubblico questo impegno militare russo su suolo siriano attraverso la sua televisione ufficiale. Un segno di debolezza, perché certifica che ormai non è più sufficiente l' impegno militare al suo fianco dei pasdaran iraniani e degli Hezbollah libanesi ed è indispensabile che sia la Russia in prima persona a garantirgli una possibilità di arrocco, di fuga nella sua Latakia nel caso anche Damasco sia perduta.

Ma anche un segnale forte alla platea internazionale: l' impegno militare russo impedirà qualsiasi tracollo del regime baathista e obbligherà sempre e comunque a una soluzione concordata in cui Putin farà la parte del leone. C'è poi una terza notizia rivelatrice: il portavoce di Putin non ha assolutamente smentito l' impiego militare su suolo siriano e si è limitato a un giro di frase: «Sapete che c' è una interazione tra la Russia e la Siria. La cooperazione è stata mantenuta, è un processo permanente. Non vorrei darvi dettagli più specifici».

A fronte di questa gravissima escalation della crisi siriana, suona sempre più allucinante e inquietante il silenzio della Amministrazione Usa e quello di Barack Obama. Atteggiamento che ha una sola ragione: se Washington denunciasse questa ingerenza militare russa in Siria a difesa di Assad, salterebbe tutta l' impalcatura geopolitica su cui si regge l' accordo sul nucleare con l' Iran che sarà bocciato nei prossimi giorni dal Senato Usa (ma rimarrà in vigore perché Obama opporrà il suo veto alla bocciatura). L' Iran, infatti, non può tollerare di perdere l' indispensabile alleato siriano (che da due anni difende manu militari) e un eventuale presa di posizione ufficiale di Obama contro l' impegno russo a favore di Assad darebbe voce agli oltranzisti iraniani (tra i quali spiccano il potente ayatollah Mesbah Yazdi, che presiede il Consiglio che nominerà il successore di Khamenei e il comandante dei Pasdaran, Ali Jaafari).

In questo contesto, Obama riceverà oggi il re saudita Salman che gli farà - secondo quanto riporta la stampa araba - una proposta spiazzante: i sauditi appoggeranno l' accordo con l' Iran a patto che Obama dia loro via libera per intervenire massicciamente in Siria, accelerando la caduta di Assad. Proposta saggia, che Obama però rifiuterà, perché è prigioniero della sua caparbia illusione di passare alla storia per la pace con un Iran che invece continua, spietatamente, a seminare guerre il Medio Oriente, a iniziare da una Siria da cui sono fuggiti 4 milioni di abitanti che forniscono la massa preponderante dei clandestini in fuga verso l' Italia e l' Europa.

Fatale incidente per la bionda top model: la vacanza a Ischia diventa una tragedia, ora è in ospedale in prognosi riservata. Cosa è successo

Ischia, la modella di Victoria's Secret Yfke Sturm cade sugli scogli, è gravissima




Doveva essere una vacanza in una delle isole più belle d'Italia, Ischia, quella per l'angelo di Victoria's Secret Yfke Sturm. E invece la bellissima top model olandese è ora ricoverata al Secondo Policlinico di Napoli nel reparto di rianimazione in prognosi riservata. Come riporta Leggo, la modella con tutta probabilità è scivolata sugli scogli e ha battuto la testa. Decisive le prossime ore per stabilire quanto sono gravi le sue condizioni. La Sturm ha posato e sfilato per tutte le più grandi case di moda, da Ralph Lauren a Calvin Klein fino ad approdare sulla passerella di Victoria's Secret nel 2005. 

Pensioni anticipate, che mazzate: come cambia (in peggio) l'assegno

Pensioni, tagli crescenti per chi lascia il lavoro in anticipo




Finora chi parlava di flessibilità in tema di pensioni si riferiva  alla vecchia proposta di Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, Pd. Dice quel testo che la pensione deve subire un taglio del 2% per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione «normale», oggi fissata a 66 anni.

L' idea che si sta invece facendo largo ora nel governo è che il taglio non sia più fisso, sempre il 2% per ogni anno di anticipo. Ma cresca progressivamente con il numero degli anni di anticipo. Un esempio per capire: per chi esce un anno prima il taglio sarebbe del 2%, per chi esce due anni prima del 5%, per chi anticipa di tre anni dell' 8%. E così via. I numeri cambieranno ma il principio del taglio progressivo sembra fin da ora un punto fermo. La soluzione avrebbe il vantaggio di ridurre i costi e quindi il volume delle coperture che il governo dovrà trovare nella legge di Stabilità.

L'Italia vince ma fa fatica contro Malta Salvata da Pellé è prima nel girone

Europei, Italia Malta finisce 1 a 0 grazie a Pellé




Il braccio di Pellè salva l’Italia contro Malta. A Firenze gli azzurri giocano in modo lento e prevedibile e non vanno oltre un sofferto uno a zero davanti alla cenerentola del girone di qualificazione agli Europei 2016. Finisce come all’andata, con l’attaccante del Southampton che segna il gol decisivo. La rete arriva solo al 69’: cross di Candreva dalla destra, uscita a vuoto del portiere maltese e Pellè che mette in rete con l’aiuto del gomito. Gol contestato e prezioso: l’Italia ora è al primo posto nel girone con un punto in più della Croazia, incapace di vincere in Azerbaigian. Al terzo posto c’è la Norvegia, vittoriosa in Bulgaria: proprio i bulgari saranno gli avversari degli azzurri domenica a Palermo, mentre i croati affronteranno i norvegesi. Nel confronto contro i compatti maltesi, il migliore in campo è stato il laziale Candreva, subentrato nell’ultima mezz’ora a Gabbiadini, infortunato. L’attaccante del Napoli era stato protagonista dell’azione più pericolosa prima del gol con un bel sinistro da fuori area finito sulla traversa. Bottino magro ma prima vittoria del 2015 per gli uomini di Conte che sperano nel bis in Sicilia.

Le vite rovinate dalla Fornero Una impressionante ricerca: leggi le cifre (e le malattie)

La riforma Fornero nuoce alla salute. Attacchi di panico e ansia per gli "esodati"




Attacchi di panico, depressione, ansia e tremori. Questi sono solo alcuni degli effetti che, secondo uno studio condotto dall'Univesrità di Chieti-Pescara, la legge Fornero ha prodotto sui cosiddetti "esodati", cioè su quelle migliaia di persone che hanno visto andare in fumo il loro sogno di pensionamento anticipato.

Lo studio - Come riporta Panorama, l'autore dello studio, condotto da settembre 2013 ad aprile 2014, è Lorenzo Argione. Il ricercatore ha selezionato un campione di 100 persone, metà composto da uomini e metà da donne, con un età media di 58 anni. Poi li ha raggiunti nelle loro case viaggiando dalla Campania al Veneto per vedere come le loro vite, dopo la legge Fornero, siano cambiate, e in peggio.

I sintomi - Agli "esodati" manca la fiducia verso la vita, ma in compenso nelle loro giornate ci sono attacchi di panico accompagnati da sudori freddi e tremori. "La prima volta che mi è capitato sono andata al pronto soccorso - racconta una donna - Mi hanno fatto tutti i controlli e alla fine mi hanno suggerito di andare da uno psichiatra". Al panico, sempre secondo lo studio, si affiancano insonnia e sbalzi d'umore nonché paura nei confronti degli altri. Un banale imprevisto, per gli "esodati", diventa una preoccupazione enorme, un cambiamento radicale della loro routine quotidiana. A soffrire maggiormente della situazione sono le donne che, secondo Argione:"Hanno un quadro clinico più severo con punteggi più elevati in tutte le scale di valori".

Ancora ricerca - Considerando che la riforma Fornero ha coinvolto diecimila persone e che il campione di Argione si riduce a 100, è necessario approfondire il fenomeno per avere un quadro più completo. Lo sostiene Mario Fulcheri, direttore del dipartimento di Scienze Psicologiche della salute dell'Università che ha condotto lo studio. Ma, per quello che si è scoperto fino ad ora, di certo la legge Fornero bene alla salute non fa.

INDAGATO IL SINDACO MARINO Leggi le parole che lo incastrano

Ignazio Marino indagato per diffamazione per la frase sulla destra nelle fogne




Cosa c’è di peggio che dover tornare a Roma dopo avere trascorso le peggiori vacanze della propria vita che sono costate faccia, credibilità e probabilmente carriera politica? Trovare un avviso di garanzia che ti aspetta sulla scaletta dell’aereo. E’ quello che è successo ieri a Ignazio Marino, atterrato a Fiumicino dopo i famigerati 20 giorni di ferie durante i quali ci sono stati i funerali show del boss dei Casamonica e il Consiglio dei Ministri che lo ha di fatto commissariato, affiancandogli il prefetto di Roma Franco Gabrielli, che, «tra un’immersione e l’altra» del primo cittadino, lo teneva informato al telefono di cosa stava accadendo nella città eterna. (...)

Come spiega Roberta Catania, Ignazio Marino è indagato. L'accusa è di diffamazione: nel giugno scorso aveva invitato i politici di destra a tornare nelle fogne. La frase per cui è nel mirino è la seguente: "Queste sono le rovine che ci ha lasciato questa destra. Perché non tornano dalle fogne da cui sono venuti?".

giovedì 3 settembre 2015

Di Pietro massacrato da "Libero" querela, per lui finisce malissimo

Antonio Di Pietro perde la causa con Libero: niente soldi e dovrà pagare le spese legali




Richiesta di risarcimento danni respinta. E condanna a pagare le spese di giudizio. Libero batte Di Pietro 2-0. Così la sentenza del Tribunale di Roma (giudice Filomena Albano) ha deciso sulle pretese dell’ex pm che aveva ritenuto diffamante l’articolo pubblicato il 4 febbraio del 2012 a pagina 3, «Italia dei doppi valori. Tonino contro i rimborsi elettorale (che prende dal 1988)», a firma Filippo Facci.  Tanto per fare un esempio. L’ex leader dell’Italia dei Valori riteneva che alcuni stralci fossero lesivi della sua onorabilità.

«Si dice che non c’è più vergogna anche se nel suo caso non c'è mai stata», si legge nell’articolo. «È sempre la stessa storia: da una vita Di Pietro si batte ufficialmente contro i soldi della politica - anche quelli regolari - e poi ufficiosamente li incassa, come ha sempre fatto con la trasparenza di una notte antartica...Quando battezzò la prima versione dell’Italia dei Valori, il 20 marzo 1988, in Senato si stava discutendo una nuova legge sul famigerato finanziamento pubblico ai partiti e lui prese la parola...Una settimana dopo Di Pietro incassò senza problemi 164 milioni e 348.215 lire per le spese elettorali sostenute al Mugello...».

Richiesta? Duecentomila euro come risarcimento danni e 50 mila euro a titolo di pena pecuniaria in conseguenza della portata diffamatoria di alcune affermazioni. Ma il giudice ha respinto la domanda. «L’articolo - si legge nella sentenza - si pone, senza dubbio, con un taglio di critica nei confronti di Antonio Di Pietro, coerentemente con la linea editoriale del quotidiano, mettendo in discussione la coerenza politica e la credibilità dell’attore. Ma sotto questo profilo l’articolo in questione è scriminato dall’esercizio del diritto di critica politica, trattandosi di un caso di libera manifestazione del pensiero. Come tale il diritto di critica non si concreta, come quello di cronaca, nella narrazione dei fatti, ma si esprime in un giudizio o un’opinione, che, come tale non può essere rigorosamente obiettiva (Cassazioen 13.6.2006 n. 13646)».

Così alla fine Antonio Di Pietro è stato condannato anche alla «rifusione in favore dei convenuti delle spese di lite, liquidate in euro 4.500 per compensi, oltre spese generali e accessori di legge».