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lunedì 22 settembre 2014

"UN INVERNO APOCALITTICO" Le previsioni: "Neve pure a Roma"

Meteo, previsioni per l'inverno: "Sarà gelido, neve pure a Roma"




Quello che arriverà sarà un inverno gelido. A rivelarlo è forum.ilmeteo.it. Secondo il sito di previsioni sembra certo che un nocciolo di aria siberiana raggiungerà a Dicembre l'Europa, specialmente l'Italia settentrionale. Le temperature, ricorda il forum, potrebbero scendere fino a -18°C al Nord con nevicate a Roma. Confermate dunque le profezie sulla stagione invernale che già qualche settimana fa aveva anticipato sempre ilmeteo.it: ""Le ultime elaborazioni delle previsioni stagionali prevedono un inverno più freddo e nevoso del solito. Il meteo di questa estate può avere conseguenze per il prossimo inverno? Se la circolazione atmosferica dovesse rimanere tale allora sì, ma in Inverno si ha un cambiamento anche di tale circolazione e nuove figure bariche iniziano a formarsi per influenzare il clima europeo: questa sarà la discriminante".

Il sondaggio che fa tremare Beppe: elettori M5S delusi Tutti i numeri

Sondaggio Pagnoncelli: gli elettori delusi da Grillo e dal M5S




Allarme in casa Cinque Stelle: gli elettori cominciano a voltare le spalle a Grillo. E sono elettori che rappresentano quello zoccolo duro del 18-20 per cento che il M5s porta in dote. Ad allarmare Casaleggio e Beppe è un sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera. Dopo il flop delle elezioni europee i grillini hanno dovuto affrontare un pesante ridimensionamento delle loro ambizioni politiche. Secondo i dati di Pagnoncelli il giudizio per l’operato del Movimento è positivo per un elettore su quattro (26%) e negativo per il 71%. Tra coloro che hanno votato per l’M5S nel maggio scorso prevale largamente il consenso (78%) mentre il 21% si dichiara deluso. 

Le opinioni negative - Le opinioni negative sulle mosse del Movimento riguardano diversi fattori della pattuglia pentastellata. Il 54% non è disposto a riconoscere che il Movimento abbia contribuito a svecchiare la politica prima che lo facesse Renzi, il 57% non ritiene che coinvolga realmente i cittadini nelle decisioni, il 54% pensa che faccia molte polemiche senza progetti concreti. Da ultimo, le opinioni si dividono tra coloro che ritengono che le proposte avanzate siano diverse, poco coerenti e finalizzate unicamente a cercare consenso (46%) e coloro che sono di parere opposto (49%).

Consenso a rischio - Il consenso per il movimento di Grillo è più elevato nelle classi centrali di età (tra i 30 e i 50 anni) e, ancora una volta, tra i segmenti più toccati dalla crisi: lavoratori autonomi, disoccupati, casalinghe e residenti nelle regioni meridionali. Insomma sono lontani i tempi in cui i sondaggi sugli orientamenti di voto facevano registrare il M5s al primo posto e Beppe Grillo risultava tra i leader più apprezzati. Il Movimento ora prova a conservare gli elettori fidelizzati ma non appare in una fase espansiva sul campo del consenso. Tutti segnali che dovranno essere analizzati dai cinque stelle e che rischiano di riaprire ancora guerre intestine tra la base e il vertice Grillo-Casaleggio, abituato a risolvere i dissensi con le espulsioni...  

Discoteche come gli stadi Fi: serve un disco-Daspo per i violenti

Brunetta, Sisto e l’idea disco-Daspo: "Drogati e violenti banditi dai locali"

di Paolo Emilio Russo 


Potrebbe sembrare il nome di un energy drink o di un ballo importato da qualche Paese lontano: il disco-Daspo invece è tutt’altro, una roba seria. La seconda parola è l’acronimo del «Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive», introdotto nella legislazione italiana nel lontano 1989. Il dispositivo vieta al soggetto ritenuto pericoloso di entrare in luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive ed è stato applicato - ovviamente - soprattutto per impedire l’accesso agli stadi agli ultrà più pericolosi. Gennaro De Tommaso, meglio noto come «Genny ’a Carogna», è già a quota tre Daspo e l’ultimo è di cinque anni, per dire.

Fatto sta che la Camera dei deputati sta discutendo proprio in questi giorni il disegno di legge sugli stadi e Forza Italia si è fatta venire un’idea: perché non estendere lo stesso principio, cioè il divieto di avvicinamento ai luoghi dove si è commesso un «delitto», anche ad altri settori che non siano i campi di calcio? L’emendamento 4.02 presentato a Montecitorio dall’onorevole-avvocato Francesco Paolo Sisto e dal capogruppo Renato Brunetta propone esattamente questo: applicare il Daspo alle discoteche, impedire l’ingresso nei locali notturni a coloro che vengono scoperti a detenere, ricevere o consumare sostanze stupefacenti. In parole povere: ti droghi sulla pista da ballo? Non potrai più andare in discoteca. 

La misura è stata immaginata come deterrente al consumo di sostanze stupefacenti, ovviamente. La proposta Sisto-Brunetta è piuttosto corposa (ben quattordici commi) e prevede testualmente che «il questore può disporre, previo accertamento da parte della polizia giudiziaria, un divieto di accesso ai locali da ballo fino al massimo di un anno». La durata della «pena», dunque, è inferiore a quella prevista per i violenti sorpresi a fare casino dentro gli stadi. 

Il disco-Daspo deve essere applicabile secondo i due azzurri «alle persone che, per farne uso personale, all’interno delle discoteche consumano o ricevono o detengono sostanze stupefacenti di cui all’articolo 75 del dpr 309/1990», a chi è condannato o anche solo denunciato per reati relativi a sostanze stupefacenti e addirittura a chi ha scatenato o partecipato a risse in discoteca. Una misura simile l’avevano chiesta tempo fa i sindacati di Polizia. Il problema, nel caso, potrebbe essere l’applicazione: allo stadio si entra presentando un documento, in discoteca per il momento no. Il Daspo, dunque, rischia di avere soprattutto e soltanto un effetto deterrente. Sulla carta, anche il centrosinistra potrebbe essere favorevole. L’unico dubbio resta la «ammissibilità» di misure contro il consumo di stupefacenti in un provvedimento che fa esplicito riferimento alle manifestazioni sportive. La valutazione spetterà alla piddina Donatella Ferranti, che presiede l’esame congiunto del decreto in Commissione.

domenica 21 settembre 2014

FI, Comi: Marò a casa entrambi o sanzioni all'India Perchè alla Russia sì e all'India no?

FI, Comi: Marò a casa entrambi o sanzioni all'India Perchè alla Russia sì e all'India no?

di Gaetano Daniele 



Da #Forzafuturo, la scuola di formazione politica di Sirmione, l'eurodeputata Fi Lara Comi lancia un messaggio chiaro: "I marò tornino entrambi a casa oppure si applichino sanzioni economiche all'India. Perché dire sì alle sanzioni alla Russia e invece dire no a quelle all'India? Eppure le sanzioni alla Russia puniscono il nostro sistema economico, soprattutto le aziende del Nord, l'export italiano subisce ripercussioni negative gravissime. Il tema energetico è un incubo che aleggia sulle nostre teste. Per non parlare delle altre ripercussioni che potremmo subire da parte della Russia, come la chiusura dello spazio aereo sul suo territorio. Nonostante questo noi, con l'Ue, abbiamo deciso che la Russia va sanzionata. Una decisione discutibile, che non condivido. Ma ciò che mi indigna profondamente è che si usino due mezzi e due misure: sanzioni ai russi, ma nessun embargo nei confronti dell'India che trattiene ingiustamente da oltre due anni i nostri marò. Si esca da questa ambiguità e si faccia di tutto per rimpatriare i nostri fucilieri." Lara Comi ha partecipato al panel sul tema: "Mondo chiama Europa: le riforme possibili". 

Il messaggio del Marò Latorre: "Sono a casa, ma dico grazie a metà"

Massimiliano Latorre: "Grazie Italia, ma oggi è un grazie a metà"





"Grazie amici, grazie Italia anche se oggi è un grazie a metà!". Lo scrive sulla sua pagina Facebook Massimiliano Latorre, uno dei due fucilieri della Marina Militare trattenuti in India rientrato da pochi giorni in Italia dopo una ischemia che lo ha colpito il 31 agosto.

"Grazie alle signore ministro" - "Cari amici - continua Latorre - scusate l’assenza dovuta alle mie condizioni fisiche ma ovviamente non voluta". Il fuciliere poi ne approfitta per "ringraziare tutti gli amici virtuali per gli innumerevoli messaggi di conforto, supporto ed incoraggiamento ricevuti". Latorre ribadisce la fiducia nei confronti del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e quello degli Esteri, Federica Mogherini: "Sono felice e riconoscente di come la ministro Pinotti si sia letteralmente catapultata a Delhi per farmi sentire il suo affetto, che va ben oltre ogni carica politica ed istituzionale preoccupandosi di portare con se il dovuto supporto medico al fine di sincerarsi riguardo il mio stato di salute. Grazie ancora alle signore ministro che con la loro caparbietà tipicamente femminile stanno continuando ad adoperarsi quotidianamente alla risoluzione di questa assurda vicenda consentendo di conseguenza il rientro di Salvo, momento da me tanto atteso come uomo, come amico ma anche come capo team che sente costantemente la responsabilità dei suoi uomini".

"Spero di ritornare ad essere l'uomo che ero" - Il marò poi aggiunge: "Ad una settimana da quando ho rimesso piede sul suol Patrio anche se mi sembra solo ieri, sono qui in casa circondato dall’affetto di amici parenti e figli, anche se mi rendo conto che molte sono le cose cambiate a cominciare proprio dalla mia salute, e nonostante le sedute giornaliere di fisioterapia sono consapevole che lunga e tortuosa sarà la strada che spero mi consentirà di ritornare un uomo simile a quello che ero fino al 31 agosto 2014". Infine un grazie anche all’ammiraglio Binelli Mantelli, capo di stato maggiore della Difesa, ai medici e agli amici giornalisti che hanno prontamente recepito il mio appello affinché privacy e discrezione prevalessero sgombrando immediatamente il campo, ve ne sono sinceramente grato".

L'INTERVISTA - "IL PAPA' DI RENZI MI HA RAGGIRATO" Il prestanome: la verità sulla società fallita

Il prestanome del papà di Renzi: "Mi hanno tirato in mezzo"



Tiziano Renzi, il babbo di Matteo Renzi, presidente del Consiglio

A Masone, paese al confine tra la Liguria e il Piemonte, in un vicoletto a pochi passi dal torrente Orba, vive il personaggio chiave dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta della procura di Genova a carico di Tiziano Renzi. Si chiama Gian Franco Massone, ha 75 anni ed è originario di Castelletto d’Orba (Alessandria). È lui il presunto prestanome a cui Renzi senior avrebbe ceduto un ramo pieno di debiti dell’azienda di famiglia, la Chil srl, poi ribattezzata Chil post. Libero lo ha intervistato qualche settimana prima che diventasse di pubblico dominio l’inchiesta sul padre del premier. Massone, un uomo alto e distinto, è appena tornato, con tanto di sciarpa al collo, dalla partita della Sampdoria. «Vado allo stadio anche se il cardiologo me lo ha sconsigliato, perché devo evitare le forti emozioni. Ma io non frequento i bar, non bevo, non gioco a carte, non fumo, l’unica cosa che mi è rimasta è la partita. Devo evitare quelle più tese e prendere delle gocce prima di andare». Ieri il nome di questo pensionato un po’ malandato è finito su tutte le prime pagine dei giornali in veste di indagato. In realtà a essere sotto inchiesta è suo figlio Mariano. Lui, per la procura, è solo una vittima. 

Signor Massone che cosa mi può dire della Chil post?
«La Chil che?»

La Chil post. Lei risulta essere il socio unico. Prima era di Tiziano Renzi.
«Non ne so proprio niente».

Magari qualcuno ha usato il suo nome perché alla sua età non si va in galera…

«Questo non lo so. Ma ora io a questi signori dirò: io ho un nome da difendere, arrangiatevi».

In questa storia l’ha coinvolta suo figlio Mariano?

«Sì. Io, dopo aver ricevuto un raccomandata, sono andato con un avvocato dal curatore fallimentare e lui mi ha detto: ha fatto bene a presentarsi, ma lei non c’entra».

L’hanno messa in mezzo?

«È così». 

Ufficialmente Tiziano Renzi le quote della Chil post le ha vendute a lei. Secondo l’accusa l’hanno coinvolta in un fallimento pilotato.

«Io dovrei andare a bastonare chi mi ha fatto questo scherzo. Mi dovevano almeno dire il perché e non hanno fatto neanche questo».

L'ITALIA E' UN CAMPO PROFUGHI Ecco perché la tolleranza non serve

L'Italia è un campo profughi

di Filippo Facci 


Nelle città italiane non è in aumento il numero complessivo dei reati e degli omicidi: ma è in aumento, paradossalmente, la violenza, la tensione, il degrado, i crimini degli stranieri, soprattutto la percezione del pericolo per le strade del centro e delle periferie. Prima ancora di dividersi sulle politiche di accoglienza da seguire - locali o nazionali o europee - andrebbe ammesso perlomeno questo: che la situazione si è fatta veramente critica, problematica, preoccupante, mettetela come volete, resta il fatto che questa percezione è già ben nota a tanti cittadini ma sembra meno compresa dalla classe dirigente che dovrebbe occuparsene. Quello che Libero propone in queste pagine non è un censimento dei profughi siriani in Italia (veri, presunti e falsi) e nemmeno un listino degli omicidi o della cronaca nera che avvolge il Paese: sono esempi di un marasma in cui si rischia di non cogliere più le dovute differenze, e la vera intolleranza rischia di cominciare da qui. 

I due albanesi trucidati a Milano, durante una sparatoria che ha terrorizzato un intero quartiere in un’atmosfera da Far West, rischiano di sovrapporsi al pakistano che l’altra notte è stato ammazzato a Torpignattara, a Roma. Le immagini dei bambini siriani che dormono per terra alla Stazione Centrale (e che qualcuno ha osato fotografare, il problema sembra questo) rischiano di fare tutt’uno con la concentrazione di profughi eritrei che un chilometro più in là, a Porta Venezia, aumentano a botte di 80/90 al giorno. Milano, a forza di tendopoli, sta diventando un campeggio al pari di tanti altri snodi del Paese che fungono da punti di passaggio per i migranti, i quali vengono ospitati e poi smistati in altri centri di accoglienza o se ne partono verso altri paesi europei (alcuni per davvero, altri lo dicono e basta) in un clima di eterna provvisorietà in cui i falsi profughi e i veri criminali hanno gioco facile. Famiglie con bambini in fuga da guerre e persecuzioni si mischiano a professionisti della malvivenza che si dicono profughi da vent’anni, a seconda delle guerre che sono in corso per il mondo. 

L’abbiamo scritto: in Veneto arrivano a colpi di 300-500 al giorno, solo mercoledì ne sono sbarcati 900 a Reggio Calabria, diretti a Nord, il Palasharp di Milano è ormai un palazzetto-accoglienza, al parco di Bresso ne passano un centinaio a notte, le strutture non bastano mai, e in Veneto, che per molti è solo terra di passaggio ma per altri è un improbabile bengodi, i nuovi arrivi di immigrati o profughi sono nell’ordine delle 150mila unità. Tanti amministratori locali, peraltro, non hanno nessuna voglia di requisire immobili per ospitare disperati e quindi sopperire alle mancanze di chi ha voluto l’operazione Mare Nostrum. 

La prospettiva di terrificanti campi-profughi, insomma, è dietro l’angolo. Ci sono poliziotti e loro sindacati che già manifestano contro «questure trasformate in Cie per l’identificazione dei profughi» senza contare che al Brennero, dove si accodano i tanti diretti nei paesi del Nord, non mancano respingimenti come quelli che l’Austria riserva anche a siriani e eritrei e irakeni: tutti rispediti in Italia dopo una breve assistenza. 
«Milano come Lampedusa» era il titolo di un dossier preparato nel luglio scorso da Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare inutilmente fumantino che voleva polemizzare con la Regione e col ministro dell’Interno, tutta gente di diversa casacca politica. 

Forse Majorino pensava che quella titolazione, «Milano come Lampedusa», non gli sarebbe ritornata addosso, e che le vergogne di Milano, indipendentemente dalle colpe, non si sarebbero riflesse anche su chi la amministra. Il risultato, pochi mesi dopo la pubblicazione del dossier, sono quei bambini siriani che dormono per terra alla Stazione Centrale, e questo è un fatto, e resta un fatto anche a dispetto dei tanti che a Milano si impegnano perché questo non accada. L’altro fatto è che maggioranza e opposizione litigano, l’Unicef bastona cordialmente il sindaco, Bruno Vespa e Giuliano Pisapia si beccano via twitter. Su Milano e sulla Stazione Centrale, intanto, è cominciato a piovere.