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domenica 27 aprile 2014

Canonizzazione: Roncalli e Wojtyla sono Santi

Canonizzazione: Roncalli e Wojtyla sono Santi

A cura di Gaetano Daniele



Papa Francesco, leggendo la formula di canonizzazione, ha proclamato santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli e Karol Wojtyla. La proclamazione è stata accolta con un lungo applauso dai fedeli. Bandiere polacche in tutta la piazza. Prima della proclamazione, la richiesta formulata dal Cardinale Prefetto, come previsto dalla procedura. Francesco concelebra con 150 porporati, che lo hanno preceduto in processione in Piazza San Pietro. Poco prima era entrato anche il Papa emerito Ratzinger, anche lui tra i concelebrati: ad accoglierlo l'applauso della piazza. 

La Formula di Canonizzazione: 
"Ad onore della Santissima Trinità, per l'esaltazione della fede cattolica e l'incremento della vita cristiana, con l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l'aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli dell'Episcopato, dichiariamo e definiamo Santi i Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e li iscriviamo nell'albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la chiesa essi siano devotamente onorati tra i Santi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". 

Saviano infanga noi poliziotti pestati in piazza

Saviano infanga noi poliziotti pestati in piazza


di Gianni Tonelli 


Quelli che lui definisce infami, scrive il presidente nazionale del Sap, sono gli stessi che gli fanno da scorta



Caro Roberto Saviano,
tutti - tranne te - abbiamo avuto modo di vedere quanto accaduto il 12 aprile a Roma dove, durante un corteo, un'orda di barbari travisati, armeggiando bombe carta, spranghe e sampietrini, nella totale consapevolezza di immunità e impunità, ha dato l'assalto ai quartieri della capitale, ha incendiato e distrutto negozi e macchine, ha spedito in ospedale qualche decina di agenti. Da attento scrittore quale sei, forse un po' in crisi di vendite e visibilità ultimamente, la tua attenzione è stata invece focalizzata sul gesto di un poliziotto, apparso forse inopportuno ed errato, ma certamente figlio di una perdita di controllo dovuta al fortissimo stress patito nell'affrontare una situazione di reale guerriglia urbana, in cui il rischio della vita è apparso qualcosa di più di un'astratta ipotesi.

Il mio collega, auto segnalatosi, si difende sostenendo di aver calpestato la persona in quanto concentrato visivamente su ben altro, considerando il drammatico contesto in cui stava operando. Per te e per tutti i radical chic, invece, quelle immagini sono già una condanna, nonostante ci sia un'indagine in corso che dovrà accertare fatti e responsabilità.

Responsabilità che, invece, sono chiarissime per quel che riguarda i violenti. Dei quali, però, non ha fatto minimamente cenno nel tuo j'accuse. Sei tu, caro Saviano, che devi chiedere scusa. Devi chiederla a quei carabinieri che ogni giorno difendono la tua vita rischiando la loro; devi chiederla a tutta la polizia di Stato che per te è un «corpo» infame, osceno e vergognoso, dimenticando il sacrificio quotidiano degli eroi - quelli veri, non sulla «carta» - uccisi dalle mafie e dalla criminalità; devi chiederla a colleghi di grandissimo valore come il dottor Vittorio Pisani, eccellente investigatore e straordinario poliziotto, vittima di accuse infamanti e ora finalmente assolto, che forse ha pagato più del dovuto la pubblica contrarietà alla tua scorta. Voglio pensare che certe parole in libertà siano frutto della depressione di cui hai dichiarato di soffrire. Ma questo non ti giustifica.

* presidente nazionale Sap, Sindacato autonomo di polizia

sabato 26 aprile 2014

Arrestato Costa, il candidato grillino "moralizzatore": organizzava sequestri e chiedeva il riscatto

Arrestato Costa, il candidato grillino "moralizzatore": organizzava sequestri e chiedeva il riscatto



Lo chiamano il "moralizzatore" per la sua attenzione ai problemi dei più deboli e bisognosi di assistenza ed è uno dei principali ed attivi esponenti del Movimento Cinque Stelle a Bassano del Grappa. Tanto è vero che era stato candidato per il partito di Beppe Grillo alle prossime elezioni amministrative bassanesi per un posto da consigliere comunale. Ma di etica, moralità, e rettitudine non sembra averne molta il grillino Stefano Costa che ieri è stato arrestato dai Carabinieri di Cittadella, Padova, nell’ambito di una vasta operazione del Comando provinciale con l’accusa di rapina aggravata, sequestro di persona ed estorsione. Insieme al 47enne veneziano Nerio Corò, libero professionista, anch’egli finito in manette, Costa è infatti ritenuto responsabile del rapimento lampo di un imprenditore padovano avvenuto lo scorso novembre a Bassano. Costa e Corò avrebbero dopo il sequestro dell’imprenditore avrebbero chiesto alla famiglia il pagamento di una somma di 200mila euro per il rilascio.

Il sequestro - L’imprenditore, racconta Alessandro Tich su Bassano.net, era stato contattato dai malintenzionati per un affare e invitato a un appuntamento in una zona appartata nella nostra città. Qui ha trovato uno dei due, che lo ha minacciato con un coltello, imbavagliato e portato in auto dall’altro complice. La coppia di sequestratori, presentatisi come affiliati alla ‘ndrangheta, hanno quindi chiesto per la sua liberazione 200mila euro da pagare entro pochi giorni. Il malcapitato, dopo il suo rilascio, aveva quindi subito diverse minacce dai due indagati per rispettare il pagamento. La vittima tuttavia non si è persa d’animo e si è quindi rivolta ai Carabinieri di Cittadella, che dopo intensificate indagini del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno identificato i due presunti sequestratori ed estorsori. L’operazione ha condotto complessivamente a 13 arresti e 19 denunce.

L'esclusione dalle liste - Ovviamente la notizia ha fatto balzare sulla sedia Beppe Grillo e, ancor prima di aspettare la conclusione delle indagini, il nome di Costa il "moralizzatore" è stato escluso dalle liste. Una perdita importante: stando a quanto riportano i giornali locali lo scorso 12 aprile Costa era presente al lancio della campagna elettorale pentastellata a Bassano.

Miami: Premio alla carriera a Bocelli

Billboard Music Latin Awards premia Bocelli 



Premio alla carriera per Bocelli, a Miami, ai "Billboard Latin Music Awards", manifestazione dedicata alla musica latina. E' un ulteriore riconoscimento alla oltre ventennale carriera del tenore che che si è esibito per i presidenti Usa Bush, Clinton e Obama, per la famiglia reale britannica, alle Olimpiadi, ai Mondiali di calcio, davanti ai Papi Wojtyla e Ratzinger. E' diventato ambasciatore della musica italiana e ha venduto 80 milioni di dischi in tutto il mondo. A Bocelli sono arrivate le congratulazioni di Celine Dion, con cui il tenore ha debuttato, e i complimenti della sua casa discografica. 



Berlusconi e il retroscena su Porta a Porta

Berlusconi e il retroscena su Porta a Porta



Dopo l'intervista del Cav a Porta a Porta e quell'attacco a Renzi sulle riforme iniziano a trapelare alcuni retroscena sull'ospitata da Vespa. Le parole di Berlusconi di certo hanno creato qualche problema di stabilità al patto del Nazareno. Berlusconi è stato chiaro: "La riforma del Senato così com'è è invotabile e l'Italicum rischia di essere incostituzionale". E così, come racconta il Corriere della Sera, quell'attacco alle riforme non è piaciuto ai fedelissimi del Cav in studio che sono intervenuti durante un break pubblicitario. 

Il retroscena - Prima della pubblicità dopo aver attaccato Renzi, racconta Fabrizio Roncone sul Corsera, Berlusconi si sarebbe avvicinato a Toti, Bergamini e Maria Rosaria Rossi chiedendo: "Ho fatto bene o no?". Pronta la risposta dei fedelissimi che erano dietro le quinte: "Beh sai presidente, magari sarebbe opportuno limare un po’”... E fin qui i fatti raccontati dal quotidiano di via Solferino.

La telefonata di Verdini - Ma ad aggiungere un tassello arriva l'Huffingtonpost che parla addirittura di una telefonata di Denis Verdini (l'uomo delle riforme di Forza Italia), sempre durante l'intervallo, a Toti&Co. con l'obiettivo chiaro di gettare acqua sulla miccia accesa da Berlusconi. Verdini avrebbe detto a Toti di fermare il Cav perchè altrimenti Renzi avrebbe fatto saltare tutto. In sintesi il ragionamento di Verdini, durante quella telefonata, come racconta sempre l'Huffingtonpost è il seguente: "Evitiamo di fare l’errore (immaginate voi l’originale) di portare la questione a un punto di non ritorno; rompere sarebbe una iattura".

Le due anime - Insomma dentro Forza Italia, appare chiaro ormai ci sono due anime. La prima cerca di ritrovare un'identità politica attaccando il Pd e Renzi a testa bassa. L'altra invece prova a rilanciare il movimento schierandosi sul fronte responsabile delle riforme. Il duello tra le due ali di Forza Italia è solo all'inizio. Ma il partito presto dovrà trovare una linea unica che conduca al voto delle europee. E come sempre la scelta spetterà al Cav...

venerdì 25 aprile 2014

Caivano (Na): Dal circolo culturale Pierino Pepe rose rosse per festeggiare il secolo di vita dell’anziana concittadina

Caivano, 100 anni per nonna Giuseppina


di Antonio Parrella


CAIVANO - Cento rose  rosse per Giuseppina Atico dal circolo culturale “Pierino Pepe” del presidente Gaetano Di Mauro per festeggiare i “primi” 100 anni dell’anziana concittadina. E così lo scorso 13 aprile la nonnina centenaria, circondata e coccolata dal figlio Salvatore De Vita, da amici e parenti, ha spento in una cornice festosa e suggestiva le decine di candeline per il suo compleanno. Oltre al patron Di Mauro, presenti all’evento anche i componenti della commissione cultura del circolo Pepe, presieduta dall’avvocato Roberto Russo, che di buon mattino si sono recati a casa della nonnina di Caivano. Giuseppina, vedova di Giuseppe, ha perso negli anni scorsi anche la figlia Anna (gemella di Salvatore) e ha lavorato duramente ben 50 anni in un’azienda tessile. Dunque una vita dedicata al lavoro, ma anche all’amore intenso per i figli e per il marito. “Per noi è un momento di grande gioia - ha sottolineato con emozione il presidente Di Mauro - festeggiare un proprio concittadino per questa veneranda età ci riempie di orgoglio. Auguriamo a Giuseppina altri cento di questi bellissimi giorni, naturalmente da festeggiare ogni anno sempre tutti insieme!”. E in questa Terra dei Fuochi, martoriata dal degrado e dall’aumento di neoplasie, ecco che arriva la ricetta dell’anziana Giuseppina per l’elisir di lunga vita. Un consiglio che lei ci spiega con infinita dolcezza e tanta lucidità. “Il segreto della mia longevità  - dice Giuseppina - è quello di non esagerare mai nel cibo e di bere un buon bicchiere di vino rosso ai pasti. Ma il vero toccasana è soprattutto quello di pensare sempre positivo anche nei momenti più difficili. La sola battaglia che non si vince è quella che non si vuole combattere”. E come non darle ragione! Auguri nonna Giuseppina, auguri di cuore. Per aspera ad astra!



Maurizio Belpietro contro Sandro Bondi: "Vi spiego io chi è veramente il maggiordomo di Silvio"

Maurizio Belpietro contro Sandro Bondi: "Vi spiego io chi è veramente il maggiordomo di Silvio"

di Maurizio Belpietro 



La prima volta che l’ho incontrato, Sandro Bondi usciva da una piccola porta che separava la sala da pranzo di Villa San Martino dalla cucina e, immagino, da un qualche ufficio nascosto nelle retrovie del quartier generale di Silvio Berlusconi. Entrò tremolante, stringendo un foglio di carta, e dopo aver chiesto scusa e salutato con deferenza eccessiva gli ospiti, porse al Cavaliere il dispaccio d’agenzia, rimanendo in attesa come un maggiordomo. Ecco, che un tipo così potesse diventare un giorno il coordinatore nazionale del partito di maggioranza non l’avrei mai immaginato. E infatti Sandro Bondi coordinatore di Forza Italia non lo è stato neppure per un secondo: ne ha solo ricoperto l’incarico, firmando se necessario i bilanci e gli ordini di servizio, ma di fatto non ha mai deciso nulla. La linea politica per definizione era ed è demandata al principale, mentre delle questioni organizzative si occupava e si occupa Denis Verdini, che di Bondi è concittadino essendo nati entrambi a Fivizzano, sull’Appennino tosco emiliano. A lui, all’ex segretario di Berlusconi, era affidata semmai la difesa accorata del capo. Sue sono le parole più adoranti e devote. Sarà per questo che Vittorio Feltri, uno che si fa vanto di prenderci spesso, nel suo ultimo libro si scappella, definendolo l’unico che non ha mai dissentito, il solo coerente con le idee del Cavaliere anche dopo che il titolare le ha cambiate, rinnegate, capovolte.

Eppure anche per Bondi, il poeta che da ministro venne giù da solo come le mura di Pompei su cui avrebbe dovuto vigilare, è giunta l’ora di voltare le spalle. Intendiamoci, lui che è un timido, un mezzo prete che viene dal Pci, lo fa di tre quarti. Il suo è un tradimento ma appena appena. Mica se ne va come Paolo Bonaiuti, l’uomo che per quasi vent’anni è stato l’ombra televisiva di Berlusconi, che si faceva riprendere ogni giorno alle sue spalle, al punto che dopo un po’ il Cavaliere di quell’incombenza tv risultò perfino infastidito. No, Bondi non è un Bonaiuti qualsiasi e non lascia in cerca di un posto: lui prende solo le distanze. Si congeda, ma lo fa arretrando piano piano, passetto dopo passetto, proprio come quando usciva dalla stanza dopo aver deposto il lancio Ansa nelle mani del principale. Certo, questa volta il saluto non avviene nel salone un po’ scuro di Arcore, ma sulla prima pagina della Stampa di Torino e dunque non può passare inosservato.

Che scrive il pio Bondi? Semplicemente che Forza Italia ha fallito (notare la finezza: Forza Italia, mica il suo fondatore) e che vent’anni di storia politica del centrodestra sono da buttare nel cesso. Come l’ex ministro della Cultura del governo Berlusconi sia giunto a tale conclusione è presto detto: ha letto un libro del politologo Pietro Ignazi in cui si fa a pezzi il berlusconismo e si sostiene che ha fallito non riuscendo a modernizzare il paese, a fare la rivoluzione liberale che si era prefisso e neppure a costituire un grande partito liberal-conservatore. Insomma, Ignazi liquida gli ultimi due decenni come un disastro e Bondi sottoscrive.

Naturalmente si può discutere dei molti errori che il centrodestra ha compiuto e probabilmente si può convenire anche sul mancato raggiungimento degli obiettivi che Silvio Berlusconi si era posto il giorno della sua discesa in campo. Tuttavia ciò che sorprende è l’individuazione dei responsabili del fallimento. Bondi infatti indica come colpevoli Fini, Casini, La Russa e Bossi, definendoli tutto fuor che liberali. Sul banco degli imputati il mite ex coordinatore di Forza Italia fa salire anche Giulio Tremonti, indimenticato ministro dell’Economia di tutti i governi di centrodestra. Ovviamente, Bondi tiene al riparo da qualsiasi responsabilità il capo e perfino se stesso. Lui stava alla destra del padre e alla sinistra di La Russa, si era accorto che quest’ultimo non era un vero liberale e però invece di dirglielo, di espellerlo o di convincerlo, l’ex segretario del Cavaliere glielo ha scritto con vent’anni di ritardo.

Non c’era bisogno di aspettare Ignazi per accorgersi che Casini era un democristiano scampato alla mattanza di Mani pulite, Fini un voltagabbana in camicia nera e cravatta rosa, Bossi un leghista da balera e La Russa un ex fascista risciacquato nell’acqua di Fiuggi. Né serviva un libro del Mulino per mettere in discussione le teorie di Tremonti. E però fino a che le cose sono andate bene, fino a quando il Cavaliere era in auge, nessuno - neanche Bondi - ha fiatato. Ma ora che tutto va a gambe all’aria, ora che Berlusconi è affidato ai servizi sociali e la baracca rischia di cadere in testa a chi per un quinto di secolo vi ha trovato rifugio, il timido Sandrino che fa? Non si rimbocca le maniche, non dà un aiuto al principale impegnato nella sua più difficile campagna elettorale, nemmeno gli scrive una poesia: si limita a vergare un articolo alla vigilia delle elezioni per dire che Forza Italia ha fallito ed è meglio arrendersi. A chi? Ma è ovvio, a Matteo Renzi, il Tony Blair de’ noantri, perché se Berlusconi è la nostra Thatcher senza gonna, il rottamatore non può che essere il suo erede laburista. In pratica, per salvarsi il berlusconismo si dovrebbe convertire al renzismo, che come ogni movimento politico destinato a passare alla storia ha già il suo cantore, Bondi Sandro da Fivizzano ovviamente. Così l’uomo che sussurrava al Cavaliere, vorrebbe ora sussurrare al nuovo Principe. Come è sempre accaduto in tutte le corti e a tutti i cortigiani.