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venerdì 23 giugno 2017

Bomba finanziaria sul governo Cosa c'è dietro le banche salvate (e quanto ci costano davvero)

Intesa salva Popolare Vicenza e Veneto Banca, il Tesoro ci mette 10 miliardi



Intesa Sanpaolo "salva" Popolare Vicenza e Veneto Banca, sì, ma ache prezzo?. Un euro, offerta simbolica, è quanto proposto dall'istituto che fu di Giovanni Bazoli e che oggi è diretto dal rampantissimo Carlo Messina per prendersi in carico "la parte buona" delle due sorelle pericolanti. Non è una provocazione, perché la liquidazione a una banca privata, l'unica davvero interessata a rilevare la "doppia bomba" veneta, è di fatto per il governo il solo modo per prevenire un caso finanziario e politico in grado di far saltare non solo il "sistema", ma soprattutto poltrone. Tante poltrone.

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Certo, in cambio della ricapitalizzazione promessa da Intesa (e imposta come condizione necessaria dalla Bce), il Tesoro (cioè lo Stato italiano, cioè noi) dovrà probabilmente mettere sul piatto 10 miliardi di euro. La parola d'ordine è evitare il bail in che scaricherebbe il peso del dissesto economico degli istituti sulle spalle anche dei correntisti con un deposito superiore ai 100mila euro. Invece, come spiega anche Repubblica, sarà burden sharing: ci rimetteranno azionisti e obbligazionisti che hanno sottoscritto i bond subordinati, la categoria più rischiosa. Una strada obbligata, perché dopo il salvataggio di Montepaschi e Banca Etruria, due istituti molto vicini per storia e altre ragioni al Pd, non si poteva applicare la regola europea ben più dura, a maggior ragione in un territorio a forti tinte leghiste. Si sarebbe rischiato un tracollo di voti, visto che tra l'altro il caso esploderà a ridosso delle elezioni politiche o comunque diventerà un argomento fortissimo in campagna elettorale.

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