Visualizzazioni totali

mercoledì 16 novembre 2016

La bomba del guru di DeutscheBank "Quel giorno vi cacceremo dall'euro"

Il guru tedesco condanna l'Italia: "Se votate così, uscite dall'euro"


di Nino Sunseri


L'Italia ancora una volta entra nel mirino. Il referendum si avvicina e l'attenzione internazionale aumenta. «Senza riforme starebbe meglio fuori dall'euro» avverte David Folkerts-Landau, il capo economista di Deutsche Bank. Intervistato da Bloomberg, non nasconde le preoccupazione del sistema tedesco sulla tenuta dell'Italia. Un vecchio pregiudizio che non vuole morire. Eppure dovrebbe ormai essere abbastanza chiaro evidente che il nostro sistema ha una solidità a tutta prova. Il galoppo dello spread a quota 180, però mette paura.

Dice Folkerts-Landau. «Più si avvicina il referendum e più l'effetto dell'elezione di Trump si fa sentire. Gli investitori esteri escono facendo esplodere lo spread». D'altro canto dopo la Brexit e l'elezione di Donald Trump, l'appuntamento più atteso (e temuto) dai mercati è il referendum italiano. L'esito del voto non sarà privo di conseguenze, ha lasciato intendere il capo economista di Deutsche. Soprattutto se, alla fine, dovesse prevalere il no.

L'instabilità potrebbe avere effetti negativi sull'area euro. A pagare il prezzo maggiore le banche italiane e tedesche. Per l'economista di Deutsche «l'Italia rappresenta l'epicentro del possibile terremoto. Senza riforme sconterebbe uno stato di crisi continua». Poi prende una pausa di riflessione prima della domanda centrale. «Sarebbe meglio fuori dall'euro? Senza riforme sì perché sarebbe costantemente sull'orlo della crisi».

«L'Italia ha un debito pari al 130% del Pil e continua ad accumularne» aggiunge il capo economista del primo istituto bancario tedesco che delinea un altro rischio: l'intervento del Fondo Monetario Internazionale. Per Folkerts-Landau si riaffaccia lo spettro della Troika come accaduto nel 2011. Se l'Italia dovesse scontrarsi con ulteriori difficoltà «avrà bisogno di un programma del Fondo Monetario Internazionale». Le sue parole non sono certo un attestato di fiducia verso il nostro sistema economico: «L'opera di riordino dovrà essere compiuta dall'esterno o in caso contrario rischia di non essere mai intrapresa».

Nessun commento:

Posta un commento